I FRATELLI VANZINA

Carlo Vanzina nasce a Roma il 13 marzo 1951, vive in una famiglia di cineasti, perché suo padre è il popolare Stefano (noto come Steno) e suo fratello è lo sceneggiatore Enrico (26 marzo 1949). La sua casa è frequentata da personaggi mitici come Totò, Ugo Tognazzi, Mario Monicelli, Ennio Flaiano, Mario Camerini, Dino Risi, che per lui diventano presenze familiari. Carlo debutta nel mondo del cinema ad appena un anno, interpretando il neonato Filippo in Totò e le donne, diretto dal padre. Si diploma al liceo francese Chateaubriand di Roma, tenta la carriera cinematografica seguendo le orme paterne come aiuto regista (Il vichingo venuto dal sud, La poliziotta…), ma frequenta anche la bottega di Mario Monicelli e di Alberto Sordi, imparando l’arte della commedia in tutte le sue sfaccettature. Carlo Vanzina è aiuto regista in lavori storici del cinema brillante italiano come Brancaleone alle crociate, Romanzo popolare, Amici miei, Polvere di stelle e Finché c’è guerra c’è speranza. L’elenco non è esaustivo.

Il primo lavoro da regista è Luna di miele in tre (1976), commedia brillante interpretata da Renato Pozzetto e Stefania Casini, sceneggiata dal fratello Enrico, ma lontana da quel cinema popolare che è nelle corde dei Vanzina. Il film si basa sulla comicità di Pozzetto, diviso tra la moglie e una pornostar, ma viene rivitalizzato dalla presenza di Massimo Boldi, Cochi Ponzoni e Felice Andreasi.

Figlio delle stelle (Tu sei l’unica donna per me) del 1979 è il secondo lavoro di Carlo Vanzina, sceneggiato con il fratello, ma soprattutto musicato da Alan Sorrenti, vero protagonista di un musicarello atipico. La pellicola si caratterizza per la presenza di Michele Soavi – futuro regista horror e allievo di Dario Argento – come assistente al montaggio. Il film è basato sui successi canori di Alan Sorrenti che duetta con la cantante francese Jennifer Benoist e non è certo la cosa migliore fatta dai Vanzina. Il musicarello è un genere alla frutta, impossibile rivitalizzarlo, anche perché non pare il più adatto allo stile dei Vanzina. Figlio delle stelle resta un’opera di culto, ricercata dagli appassionati, classificabile come pietra miliare del cinema bis italiano.

Arrivano i Gatti (1979) è il primo film interessante di Carlo Vanzina, che contribuisce in maniera determinante all’affermazione in campo cinematografico dei Gatti di Vicolo dei Miracoli, quattro attori comici veronesi.

Una vacanza bestiale (1980) segue il successo del primo film ed è ancora un lavoro che vede all’opera i Gatti: come nel precedente la sceneggiatura è opera di Enrico Vanzina e di Nini Salerno (anima culturale del gruppo). Diego Abatantuono fa parte del cast comico, come in Arrivano i Gatti, e segna l’inizio di una collaborazione proficua con i Vanzina. Il successo del personaggio del terrunciello che si spaccia per milanese ciento pe’ ciento è frutto di un proficuo lavoro tra attore, sceneggiatore e regista. Lo slang tipico del primo Abatantuono, che fa impazzire i ragazzi e ne decreta un incredibile successo, viene realizzato a tavolino e sul campo, serata dopo serata, pellicola dopo pellicola. Una vacanza bestiale secondo Marco Giusti è uno dei migliori film dei Vanzina, non tanto per la presenza dei Gatti, quanto per un Diego Abatantuono scatenato, ai massimi della forma. Non condividiamo il benevolo giudizio, ma in ogni caso il film è un contenitore di gag che si susseguono a ritmo forsennato, non tutte allo stesso livello, ma la maggior parte colgono nel segno. Teo Teocoli fornisce un buon apporto con la scenetta del marocchino che al tempo era il suo cavallo di battaglia. Jerry Calà dimostra già da questo film che potrebbe fare da solo, piace al pubblico e ha il carisma del protagonista. Il suo distacco dai Gatti è prossimo e segna lo scioglimento del gruppo sin dalla pellicola successiva.

I fichissimi (1981) è un grande successo della coppia comica Jerry Calà – Diego Abatantuono, il film più importante dei Vanzina (Enrico sceneggia e Carlo dirige), insieme al successivo, ormai storico Eccezzziunale… veramente (1983). Jerry Calà comincia a fare da solo, Abatantuono è un terrunciello perfetto davvero esilarante: insieme danno vita a una versione comica de I guerrieri della notte senza precedenti. Un altro film importante nella carriera di Diego Abatantuono è Viuuulentemente… mia (1982) e merita di essere riscoperto come uno dei migliori lavori del periodo terrunciello. Laura Antonelli è una ricca finanziera che il poliziotto Abatantuono deve arrestare e portare in Italia. La trama conta poco perché il film si regge sulle battute di Abatantuono e sulle grazie della Antonelli.

Eccezzziunale… veramente (1983) è la vera apoteosi del terrunciello portato sullo schermo da Abatantuono, un film entrato a far parte dell’immaginario popolare, al punto che nel 2006 viene realizzato un tardo sequel come Eccezzziunale veramente capitolo secondo… me, successo cinematografico e subito dopo televisivo, programmato sulle reti Sky e, nel 2008, in prima serata su Rai Due. Sono entrambi due film fondamentali. Carlo ed Enrico Vanzina non inventano soltanto il Diego Abatantuono idolo dei teenager anni Ottanta, sono anche gli importanti rigeneratori del cinema balneare, di gran moda nella commedia all’italiana classica, ormai finito nel dimenticatoio.

Sapore di mare (1983) è una pellicola che segna un periodo storico, un classico dei Vanzina, seguito da un meno riuscito sequel come Sapore di mare 2 un anno dopo (1983) di Bruno Cortini, pure se soggetto e sceneggiatura sono ancora dei Vanzina. I ragazzi della mia generazione hanno visto Sapore di mare decine di volte, prima al cinema, poi nei frequenti passaggi televisivi; resta un film di culto, inossidabile, resistente al passare degli anni. Isabella Ferrari nel ruolo di Selvaggia impersona il sogno erotico dei ragazzi italiani, Karina Huff e Marina Suma si danno da fare per contenderle la scena, la matura Virna Lisi recita con bravura; tutto il cast è ai massimi livelli, basti citare gli esplosivi Jerry Carlà e Christian De Sica. Torna in auge un genere a metà strada tra il musicarello (Edoardo Vianello interpreta se stesso) e la commedia balneare, rivitalizzato da un cast di attori perfetto e da una storia agrodolce al punto giusto. Sapore di mare viene distrutto dalla critica contemporanea, ma oggi si deve ammettere che ci troviamo di fronte a un interessante film corale che si pone sulla scia dei capolavori di Dino Risi. Il mix tra musica, comicità e rivisitazione delle vacanze al mare nella Versilia anni Sessanta è fantastico. Tutto è ancora più apprezzabile se si pensa che la maggior parte della pellicola è stata girata tra Ostia e teatri di posa.

Un altro genere inventato dai Vanzina è il comico – vacanziero, inaugurato da Vacanze di Natale (1983), primo titolo di successo che anticipa una lunga serie. La pellicola segue la stessa formula di Sapore di mare, presenta una serie di canzoni memorabili che fanno da sottofondo a gag comiche indovinate. Jerry Calà, Christian de Sica e Claudio Amendola sono gli attori principali, ma non vanno dimenticate presenze femminili importanti come Stefania Sandrelli, Antonella Interlenghi, Karina Huff e Licinia Lentini. Ricordiamo anche Mario Brega, Rossana Di Lorenzo e una breve apparizione di Moana Pozzi. Vacanze di Natale è un Sapore di mare ambientato in montagna, un film mai eccessivo, inquadrabile nella commedia all’italiana di stampo classico, pure se è il capostipite di un sottogenere e resta uno dei film più indovinati dei Vanzina.

Il 1983 è un anno di grazia per Carlo ed Enrico Vanzina, che portano Diego Abatantuono alla consacrazione del suo personaggio con Il ras del quartiere. Isabella Ferrari è al massimo della bellezza, ha già fatto innamorare tutti i ragazzi italiani con il suo sguardo da cerbiatta, occhi azzurri e capelli biondi. La pellicola non ha un grande successo perché il personaggio di Abatantuono mostra la corda, comincia a stancare il pubblico, persino l’attore se ne accorge e cambia registro cominciando a lavorare con Pupi Avati.

Mystère chiude male il 1983 perché i Vanzina confezionano un thriller completamente fuori dalle loro corde, anche se dispongono di un’attrice come Carol Bouquet nel ruolo della protagonista.

Amarsi un po’ (1984) è una storia d’amore atipica, non convenzionale, tra un figlio di romani trucidi come Claudio Amendola e Tahnee Welch, rampolla di famiglia nobile. Mario Brega e Rossana Di Lorenzo rappresentano i personaggi più azzeccati del film come coppia di genitori popolari, mentre Riccardo Garrone e Virna Lisi sono i  nobili che non vogliono concedere la figlia al borgataro. Claudia Cavalcanti è il terzo incomodo e porta nella pellicola una spruzzatina di sensualità. Un film da riscoprire.

Vacanze in America (1984) è il secondo vacanziero vanziniano ed è tra i meno riusciti, anche se il cast è simile al precedente e la comicità resta affidata a Jerry Calà, Christian De Sica e Claudio Amendola. C’è anche Edwige Fenech, al suo penultimo film per il cinema, ma in un ruolo di madre castigatissima, mentre le parti piccanti sono affidate ad Antonella Interlenghi. Il film è un insieme di battute già sentite e di volgarità inutili che non smuovono minimamente il sorriso. A Natale un gruppo di studenti di una scuola privata romana retta da sacerdoti viene portato in vacanza per quindici giorni negli States e affidato alle cure di Don Buro (De Sica). La Fenech è una divorziata che circuisce Don Buro ma è sempre molto vestita. Gli attori e il cast tecnico sono più meno gli stessi del primo Vacanze di Natale (1983) che aveva il pregio dell’originalità.

Sotto il vestito niente (1985) è una pellicola importante e atipica di Carlo Vanzina, che si avvale del fratello Carlo come sceneggiatore, ma basandosi sul romanzo omonimo di Marco Parma (Paolo Pietroni) e ricorrendo allo specialista di thriller Franco Ferrini. Si tratta di un giallo ambientato nel mondo della moda milanese che riscuote un grande successo. La storia si basa su un vero omicidio maturato in ambienti milanesi tra serate a base di sesso e droga, ma tiene conto pure del caso della modella Terry Broome. Si narra che dovesse girarlo Michelangelo Antonioni, ma di fatto venne affidato ai Vanzina. La pellicola ha un sequel: Sotto il vestito niente 2 (1989), girato da un regista di pubblicità come Dario Piana, su soggetto di Carlo ed Enrico Vanzina. Funziona memo bene del primo, anche se presenta la solita sfilata di belle modelle spaventate e uccise che da un punto di vista estetico salvano il film.

Yuppies – i giovani di successo (1986) è un’altra pellicola importante per dimostrare che non possiamo trascurare il fenomeno Vanzina e relegare i loro film a puro cinema popolare senza valore. Sono il primo a fare ammenda perché è capitato anche a me di cadere nel luogo comune Vanzina uguale prodotto scadente. Non è sempre vero. Negli anni Ottanta il cinema dei Vanzina è stato innovativo, ha segnato il nascere di diversi sottogeneri (poi sfruttati all’eccesso), si è posto in una posizione di continuità con la commedia all’italiana di stampo classico e si è affermato per la rottura con la tradizione. Yuppies è un apoteosi di Jerry Calà, al massimo del successo personale, dopo aver lasciato i Gatti e prima di decidere per il passaggio dietro la macchina da presa. Christian De Sica, Ezio Greggio e Massimo Boldi sono le altre presenze maschili, mentre la sfilata di bellezze comprende Corinne Cléry, Federica Moro, Valeria D’Obici e Cinzia De Ponti. I critici del tempo stroncarono il film senza starci tanto a pensare, anche se è un lavoro interessante, comico – surreale, con pochi agganci al vero mondo degli yuppies, ma non per questo meno riuscito. Un film di culto per la mia generazione.

Via Montenapoleone (1987) è un’altra pellicola di successo, scritta e sceneggiata dai Vanzina con la collaborazione di Iaia Fiastri, in diretta continuità con Yuppies ma caratterizzata dalla bellezza prorompente di Carol Alt. I Vanzina cercano di fornire un quadro realistico della Milano bene di quei tempi, ma non sono bravissimi a costruire personaggi e spesso si limitano alla macchietta comica. Tra le bellezze femminili citiamo anche Corinne Cléry e René Simonsen, mentre un vero ruolo da protagonista lo ricopre Luca Barbareschi, critico cinematografico gay, figlio di Valentina Cortese.

Montecarlo Gran Casinò (1987) è un comico – vacanziero ambientato a Montecarlo, non tra i più riusciti dei Vanzina, ma dotato di un buon cast di comici e caratteristi. Ezio Greggio, Christian De Sica, Enrico Beruschi, Massimo Boldi, Paolo Rossi, Mario Brega, Rossana De Lorenzo e Renzo Ozzano sono la truppa di comici televisivi e di cabaret che interpreta una serie di trovate abbastanza originali. La nota positiva del film è che vediamo coppie comiche inedite come quella composta da Paolo Rossi ed Ezio Greggio.

I miei primi quarant’anni (1987) è un altro film storico dei Vanzina che porta al cinema l’autobiografia romanzata di Marina Ripa di Meana, impersonata dalla bellissima ma inespressiva Carol Alt, doppiata male e sostituita nelle scene di sesso da una certa Carmen Stowe. Si tratta di un film rosa non certo memorabile, ma ormai di culto per le situazioni surreali e per una serie di gag involontarie che ne hanno fatto un oggetto prelibato per gli appassionati del cinema bis italiano. Tra gli interpreti spiccano Pierre Cosso, Giuseppe Pambieri, Riccardo Garrone, Paola Quattrini, Teo Teocoli e Carlo Monni.

La partita (1988) è un film drammatico, del tutto fuori sintonia con la poetica vanziniana, sembra un prodotto realizzato alla ricerca di un’autorialità e di un impegno che Carlo ed Enrico non hanno mai coltivato. La sceneggiatura è originale, tenta di descrivere il mondo settecentesco in maniera realistica, dipingendolo come fatuo e vacuo, ma soprattutto punta l’indice sul vizio del gioco. Siamo nel 1700, a Venezia, dopo un lungo esilio, il nobile Francesco Sacredo torna in città. Apprende che il patrimonio di famiglia è stato perso al gioco dal padre dopo lunghe partite con la contessa Matilde Von Wallenstein. La contessa si innamora del giovane Francesco e gli propone di giocarsi tutto il patrimonio, in cambio della totale disponibilità della sua vita in caso di perdita. Interpretano la pellicola Corinne Cléry, Faye Dunaway, Matthew Modine e Jennifer Beals. Un lavoro insolito ma interessante, non facile a vedersi, da recuperare.

Le finte bionde (1988) è un prodotto fallimentare tratto da un romanzo di Enrico Vanzina, interpretato da Paola Quattrini e Cinzia Leone, non all’altezza delle ambizioni di critica nei confronti della finta borghesia romana. Sono interessanti alcune trovate in gergo romanesco che in parte rivalutano il film, soprattutto per come presenta la burinità dei nuovi ricchi romani.

Tre colonne in cronaca (1989) è un thriller tratto dal romanzo omonimo di Corrado Augias e Daniela Pasti, ma non è il classico film dei Vanzina; il risultato è un prodotto ibrido, a metà strada tra il fumetto e il poliziesco. Gian Maria Volontè interpreta Eugenio Scalfari nel migliore dei modi, in buona forma Massimo Dapporto, Sergio Castellitto, Demetra Hampton, Carlo Giuffrè e Senta Berger.

Miliardi (1990) è un pessimo fumettone stile Beautiful tratto dal romanzo omonimo di Renzo Barbieri che nessuno ricorda, per primi i Vanzina che lo hanno quasi omesso dalla loro filmografia. La bellezza di Carol Alt la fa da padrone, a parte lei resta poco da vedere.

Piedipiatti (1991) è un tentativo di unire la comicità meneghina di Renato Pozzetto con quella romanesca di Enrico Montesano, non convince fino in fondo perché i due attori sono in disarmo. Conosciamo una coppia di piedipiatti che quando entrano in azione sono veri pericoli pubblici e ne combinano di tutti i colori. Una leggera trama gialla fa da supporto a una serie di situazioni comiche non troppo incisive.

California Dreaming – Sognando la California (1992) è una nuova pellicola comica versione road movie. Massimo Boldi, Nino Frassica, Maurizio Ferrini e Bo Derek (nella parte di se stessa) sono gli interpreti principali di un lavoro non eccezionale che racconta il viaggio di quattro amici in California per realizzare un vecchio sogno. I Vanzina cominciano a unire comicità cinematografica a nuovi volti della televisione come Frassica e Ferrini, lanciati dalle trasmissioni di successo di Renzo Arbore. Umberto Smaila, ormai orfano dei Gatti, compone una musica orecchiabile e divertente.

Piccolo grande amore (1993) è una favola sentimentale con intermezzi comici, interpretata da Raoul Bova e dalla modella – meteora Barbara Snellenburg. Il film lancia l’attore italiano in un ruolo romantico da istruttore di surf rubacuori che seduce una principessa straniera. Nel cast ci sono attori come David Warner, Paul Freeman e Susannah York, ormai sul viale del tramonto. La pellicola non è tipica dello stile vanziniano, ma cavalca una moda del periodo.

I mitici – Colpo gobbo a Milano (1994) è uno dei migliori film dei Vanzina che si avvalgono della collaborazione alla sceneggiatura di Pero De Bernardi e Leo Benvenuti. I soliti ignoti (1958) di Mario Monicelli viene rivisitato e corretto in salsa vanziniana con la partecipazione di Monica Bellucci, Ricky Memphis, Tony Sperandeo, Umberto Smaila e Ugo Conti. Carlo Vanzina non è il primo regista a tentare un adattamento del classico monicelliano, visto che ci avevano già provato Nanni Loy e Lucio Fulci, ma il suo lavoro ha il pregio dell’originalità.

SPQR – 2000 e ½ anni fa (1994) è una pellicola importante, basata sulla comicità volgare e caciarona della coppia Christian De Sica – Massimo Boldi, una storia di ambientazione romana, un peplum comico stile Orazi e Curiazi 3 a 2 (1972) di Giorgio Mariuzzo. Il latino maccheronico si spreca, le situazioni imbarazzanti pure, la comicità è senza pretese, ma efficace. Grande successo natalizio, come consuetudine dei Vanzina, che affrontano l’argomento Tangentopoli – mani pulite con superficialità, ma facendo ridere a crepapelle. Massimo Boldi interpreta un giudice integerrimo che indaga sul corrotto De Sica; ci sono anche Leslie Nielsen, Anna Falchi (non poteva essere che Poppea), Nadia Rinaldi e la bella Cash. Al film è seguito un serial televisivo Mediaset che non ha avuto un grande successo ed è stato eliminato presto dalla programmazione.

Selvaggi (1995) esce per Natale, ma non riscuote grandi consensi. Resta un film curioso, a tratti divertente, pure se la visione della realtà è semplificata e monodimensionale. La storia si sviluppa su un’isola deserta dei tropici, dove incontriamo Ezio Greggio, Leo Gullotta, Antonello Fassari, Cinzia Leone, Monica Scattini, Emilio Solfrizzi, Franco Oppini e Cash. I Vanzina non costruiscono comicità raffinata, non sono maestri di delicate allegorie, da loro possiamo attenderci solo divertimento puro a base di trovate televisive e risate sguaiate. Fatta questa premessa, bisogna dire che non deludono, perché mettono in scena le liti tra un milanese berlusconiano, un romano comunista, una moglie coatta, due pugliesi in viaggio di nozze e due belle ragazze.

Io no spik english (1995) è una pellicola per bambini interpretata da Paolo Villaggio, non è un lavoro memorabile, forse uno dei peggiori film interpretati dall’attore ligure che non sembra in sintonia con i Vanzina. Da dimenticare.

A spasso nel tempo (1996) è un ritorno alla vecchia comicità natalizia, un modo per rinnovare i fasti di SPQR, ancora una volta per merito della coppia affiatata Boldi – De Sica. Il cast delle belle presenze femminili vede la giovanissima Manuela Arcuri e la televisiva Ela Weber. Dean Jones è il professor Mortimer che spedisce i nostri eroi a spasso nel tempo, una scusa per ambientare diverse situazioni comiche nella Firenze rinascimentale, nella Seconda Guerra Mondiale e nella preistoria.

Squillo (1996) è il primo film interpretato dal modello pubblicitario Raz Degan che passa al cinema sotto la guida dei Vanzina, come ai tempi di Sotto il vestito niente, solo che allora si trattava di donne. Si torna alle tematiche gialle ambientate nel bel mondo milanese (che i Vanzina dimostrano di conoscere poco), con una spruzzatina di discorso politico molto annacquato, un po’ di sesso e di mistero attorno a un omicidio. Un omaggio ai vecchi thriller di Sergio Martino e a tutti i sexy thriller all’italiana, un film atipico per i Vanzina.

Banzai (1997) è un pessimo lavoro girato a Tokyo con protagonista Paolo Villaggio, nei panni del solito frustrato che gira per il mondo e gliene succedono di tutti i colori. Un nuovo incontro poco riuscito tra la comicità di Villaggio e lo stile dei Vanzina che sembrano poco compatibili. Si rivede la giunonica Francesca Romana Coluzzi.

A spasso nel tempo – L’avventura continua (1997) ha tutti i difetti dei sequel di un film di successo: è tirato via, girato in fretta, senza molte idee, riciclando cose già dette e già viste. Boldi e De Sica tornano nella preistoria, nella Firenze di Lorenzo il Magnifico (trovano ancora Marco Messeri), ma pure nella Scozia di Highlander e nella Seconda Guerra Mondiale. Un incasso eccellente.

A questo punto i Vanzina cominciano a lavorare anche per la televisione, che con diverse fiction di successo prende sempre più il posto del vecchio cinema di genere. Anni ’50 (1998) è la prima miniserie che va in onda dal 13 al 22 ottobre, su Canale 5, interpretata da Ezio Greggio, Serena Grandi, Enzo Cannavale, Ric, Antonella Fassari, Giovanni Rei e altri caratteristi. Le vicende (scritte e sceneggiate da Enrico e Carlo) si svolgono in una Capri anni Cinquanta e coinvolgono un maresciallo dei carabinieri, un fruttivendolo romano e due giovani innamorati. I Vanzina rendono omaggio alla loro infanzia cinematografica, dal neorealismo rosa ai film con Totò e De Sica, infarcendo i telefilm di citazioni e di rimandi a storiche battute. Anni ’60 (1999) è una nuova miniserie, che non può mancare visto il successo della prima fiction, in onda dal 3 al 24 ottobre, ogni domenica, su Canale 5. Si segnalano ottime musiche d’epoca rivitalizzate e modernizzate da Manuel De Sica. Tra gli interpreti: Ezio Greggio, Jerry Calà,  Maurizio Mattioli, Sergio Solli, Nini Salerno e Gian. Lo schema non cambia, perché i Vanzina intrecciano tre storie che si svolgono in un anno ma in diverse località. Incontriamo un palazzinaro romano alle prese con una figlia ribelle, un quarantenne in cerca di soldi facili e un commerciante di oggetti sacri che vorrebbe tradire la moglie. Ancora una volta i Vanzina omaggiano il cinema del passato e citano capolavori come Il sorpasso (1962) di Dino Risi, Signori e signori (1966) di Pietro Germi e I tartassati (1959) di Steno. Il limite dell’operazione sta ancora una volta nello stile semplicistico dei Vanzina che non regge il confronto con i modelli citati, ma, con quello che passa in televisione, le due miniserie restano un prodotto dignitoso.

Il cielo in una stanza (1999) segna il rientro al cinema con una favola romantica che riporta ai mitici anni Sessanta, forse condizionata dal recente lavoro televisivo. I Vanzina citano loro stessi e la giovinezza trascorsa ai Parioli, tra bar di quartiere e ragazzi ricchi a bordo di Vespe fiammanti. Un film da riscoprire, per la musica composta da Roberto Nicolosi e per una storia divertente che segna il successo di un’intelligente operazione nostalgia. Tra gli interpreti citiamo Elio Germano, Maurizio Mattioli e Tosca D’Aquino.

Vacanze di Natale 2000 (1999) è un remake impegnativo perché il film di riferimento è il capostipite dei moderni film natalizi con tema vacanziero. Un esperimento simile lo aveva già tentato (senza successo) Enrico Oldoini con Vacanze di Natale ’90 (1990), che si ispirava di più a Vacanze d’inverno (1959) di Camillo Mastrocinque. Oldoini ci riprova nel 1991 (Vacanze di Natale ’91) e poi lascia la patata bollente nelle mani di Neri Parenti (Vacanze di Natale ’95). L’idea di richiamare i Vanzina viene al produttore Aurelio De Laurentiis che decide di affidare il film natalizio a una coppia collaudata. Tra gli attori citiamo Massimo Boldi, Christian De Sica, Megan Gale (una bella australiana fresca di pubblicità televisiva), Enzo Salvi, Nino D’Angelo, Carmen Electra, Micaela Ramazzotti e Monica Scattini. Boldi e De Sica sono i mattatori della situazione nei panni di due possibili consuoceri a Cortina.

Quello che le ragazze non dicono (2000) è un passo falso fuori dalle corde dei Vanzina, un tentativo sconcertante di fare un film per ragazzine che delude un po’ tutti. Il cast vede nomi televisivi come Martina Colombari, Giovanna Rei, Irene Ferri e Walter Nudo che hanno poco a che spartire con il cinema. Lia Tanzi interpreta un bel ruolo da madre, ricordiamo qualche seno nudo, un po’ di ammiccamenti voyeuristici, ma non basta. Il film delude anche perché ambientato a Milano ed è ormai provato che i Vanzina si trovano bene soprattutto quando devono analizzare la romanità.

E adesso sesso (2001) è un buon ritorno al genere dei film a episodi con tematica erotica, un omaggio ai classici di Dino Risi come Vedo nudo (1969), Sessomatto (1973), Sesso e volentieri (1982), esempi di commedia all’italiana sul sesso. Si tratta di otto macchiette che fanno ridere senza mai cadere nella facile volgarità, al punto che i Vanzina confezionano una pellicola capace di fare persino critica di costume. E adesso sesso critica l’Italia dei cellulari, della tv onnipresente, dei reality show, dei telequiz a ogni ora del giorno e su tutte le reti nazionali. I Vanzina omaggiano la commedia all’italiana, citano Risi, Germi, Monicelli e Steno, realizzando un film atipico ma prezioso che dovrebbe essere riscoperto. Gli interpreti non sono famosi, visto che i nomi principali sono Tony Sperandeo, Max Giusti, Antonello Fassari e Francesca Nunzi. Le pornodive pentite Eva Henger e Edelweiss alzano il tasso erotico, in ogni caso molto casto.

South Kensington (2001) è un film fuori dalle corde dei Vanzina che si trovano a dirigere Rupert Everett e Elle Macpherson in una commedia che vorrebbe essere alta e raffinata ma finisce solo per annoiare. Il film natalizio dei Vanzina cerca di respirare aria nuova nella colonia italiana a Londra, utilizza un Rupert Everett snob quanto basta e una Macpherson molto bella, ma non piace a nessuno.

Un maresciallo in gondola (2002) è un altro tv movie trasmesso da Canale 5, mercoledì 27 febbraio 2002, che racconta una storia ambientata a Cortina verso la fine degli anni Cinquanta. Protagonista è un maresciallo dei carabinieri (Ezio Greggio) – spedito a Venezia per proteggere una nota attrice americana (Victoria Silvstedt) – che deve risolvere un misterioso furto durante il Festival del Cinema. Si tratta di una commedia sofisticata girata con ritmi televisivi che riesce a essere umoristica, sfumando molto i toni del giallo. Troviamo nel cast anche Debora Caprioglio e la vecchia gloria Philippe Leroy.

Febbre da cavallo – La mandrakata (2002) è un sequel che rende omaggio a Febbre da cavallo (1976), una pietra miliare della commedia all’italiana diretta da Steno. I Vanzina non pretendono di fare meglio del padre, ma scrivono una storia dignitosa che a tratti fa sorridere e spesso commuove. La mandrakata rielabora il vecchio film in chiave moderna, realizza un omaggio a Steno e mette in campo attori come Gigi Proietti, Enrico Montesano, Nancy Brilli, ma anche caratteristi come Piero Fornaciari, Natale Tulli e Rodolfo Laganà. I tempi comici sono perfetti, ogni personaggio racconta la sua storia e ha una sua precisa ragione d’essere. I Vanzina citano il cinema italiano degli anni Settanta, ma fanno capire che il loro riferimento principale è ancora precedente, forse quel neorealismo rosa che ha dato il via alla stagione della commedia.

Il pranzo della domenica (2003) è vera commedia all’italiana di stampo classico, forse il film più intellettuale dei Vanzina, ma non riscuote un grande successo di pubblico. La pellicola affronta delicati temi politico – sociali ma lo fa con il solito pressapochismo tipico dei Vanzina, senza approfondire mai, rischiando di cadere nella battuta qualunquista. La critica alla società berlusconiana è presente ma molto annacquata e non si capisce mai se è una critica di sinistra o semplicemente populista. Tutto si svolge ai Parioli, nel cortile di casa Vanzina, come ne Il cielo in una stanza, ma è un orizzonte troppo limitato per fare da paradigma della società italiana. Lo scontro familiare, tra parenti di destra e di sinistra, si svolge nel corso del rituale pranzo domenicale dalla nonna (Giovanna Ralli), ma è troppo politicamente corretto e gli autori non prendono mai posizione. La pellicola rappresenta un gustoso ritratto di un’epoca ma il limite più evidente è che regista e sceneggiatore vorrebbero accontentare tutti. Interessante il cast che comprende Massimo Ghini, Barbara De Rossi, Rocco Papaleo, Elena Sofia Ricci, Maurizio Mattioli, Marco Messeri e Giovanna Ralli.

Le barzellette – il film (2004) è un omaggio al barzelletta movie,  un sottogenere inaugurato da Marino Girolami e il suo Pierino interpretato da Alvaro Vitali. Se vediamo bene il sottogenere deriva da Ridere, ridere, ridere (1954) di Edoardo Anton, che al tempo restò solo un episodio stravagante, mentre negli anni Settanta la moda durò alcuni anni e produsse diverse pellicole che ridicolizzavano matti, carabinieri, soldati e poliziotti. Enrico Vanzina è il soggettista de I carabbinieri (1981) e di Miracoloni (1981) di Francesco Massaro, due pellicole simbolo del sottogenere. W la foca (1982) di Nando Cicero è un altro film surreale ed emblematico di un modo di fare comicità basato su barzellette sceneggiate. L’elenco sarebbe interminabile, perché il barzelletta movie ha avuto grande vigore e ha sfornato molti titoli anche se di qualità piuttosto scadente. I Vanzina si mettono in gioco nella riscrittura di un genere abbastanza sfruttato, non limitano il campo d’azione a un settore, ma saccheggiano tutto lo scibile barzellettistico per confezionare un prodotto dignitoso affidato alla genialità degli attori. Gigi Proietti è il più bravo, se la cavano bene anche Max Giusti, Biagio Izzo, Carlo Buccirosso, Marco Messeri ed Enzo Salvi. La pellicola si compone di circa sessanta barzellette, non tutte all’altezza della situazione, alcune risapute, altre troppo lunghe, in ogni caso i Vanzina evitano il già visto e il già detto eliminando tutto il repertorio su matti, carabinieri e scuola. Resta il solito film dei Vanzina, sempre politicamente corretto e mai schierato, molto attento a non pestare i piedi a nessuno.

In questo mondo di ladri (2004) è una commedia senza troppe pretese prodotta da Vittorio Cecchi Gori, pensata per valorizzare le grazie di Valeria Marini. Per fortuna ci sono anche buoni interpreti come Carlo Buccirosso, Max Pisu, Biagio Izzo, Leo Gullotta, Ricky Tognazzi ed Enzo Iacchetti. Il soggetto è abbastanza scontato, anche se i Vanzina vengono coadiuvati dall’esperto sceneggiatore Piero De Bernardi. Si parte dalla nota canzone di Antonello Venditti per raccontare le peripezie di cinque onesti lavoratori che tentano di vendicarsi di una truffa immobiliare. La banca assurge a simbolo di un sistema corrotto popolato da disonesti e truffatori, in un ritratto monodimensionale e mai graffiante della nostra società. Valeria Marini  sfoggia la sua abbondanza di forme ma ormai sappiamo che tra lei e la recitazione è accaduto un litigio irreparabile.

I Vanzina tornano a fare televisione su Canale 5, con un’idea geniale come Un ciclone in famiglia (2005), che ottiene un successo così grande da produrre tre seguiti (2006, 2007 e 2008). Le avventure delle famiglie Fumagalli e Dominici appassionano il pubblico, le liti tra lombardi e romani sono il sale della commedia, interpretata da Massimo Boldi e Maurizio Mattioli per i ruoli maschili, mentre le parti femminili sono di Barbara De Rossi e Monica Scattini. Ne Un ciclone in famiglia 2 compare anche l’ottimo attore Carlo Buccirosso, perché i Vanzina inseriscono anche la famiglia napoletana degli Esposito. La famiglia Fumagalli, milanese, composta da Lorenzo (Massimo Boldi) il papà, (Barbara De Rossi) la mamma e le tre figlie Lisa (Benedetta Massola), Ludovica (Sarah Calogero) e Lauretta (Carlotta Mazzoleni), partita per il Canada a passare le vacanze, incontra la romanissima famiglia Dominici: Alberto (Maurizio Mattioli) romano purosangue, la moglie Simonetta (Monica Scattini) e uno dei figli, Alessio (Edoardo Natoli). I due rispettivi figli, Alessio e Ludovica, s’innamorano, al rientro in Italia, i due giovani annunciano di aspettare un bambino. Da questo assunto parte la storia che segue tutte le regole della buona telenovela sudamericana, corretta con il tipico umorismo dei Vanzina e il solito politicamente corretto che cerca di piacere a tutti. La caratteristica principale della serie è che le location sono molto suggestive (Norvegia, Costa Azzurra,. Svizzera, lago di Como, Roma…), anche perché la produzione non bada a spese. Il quarto ciclo di puntate (2008) riscuote un indice di ascolto molto basso. Lorenzo Fumagalli è diventato onorevole, Tilly si scopre scrittrice per bambini, Lorenzo ritrova un fratello in Francia, la signora Dominici diventa una top manager della moda, Esposito arricchisce grazie al figlio che diventa campione di golf. Ci sono i soliti equivoci, liti, scambi di persona, che rappresentano il sale di quel che resta della commedia all’italiana. Il pubblico non apprezza la quarta serie de Un ciclone in famiglia e Mediaset non lo ripropone, ma punta tutto sul popolare I Cesaroni. In ogni caso nel 2010 torna Un ciclone in famiglia con la quinta serie e nuove avventure.

I Vanzina a questo punto tornano al cinema per rivisitare un classico del poliziottesco comico ma fanno una gran confusione tra Monnezza e Nico Giraldi, giocando sul popolare personaggio interpretato da Tomas Milian. Il ritorno del Monnezza (2005) delude tutti, soprattutto i fan di Tomas Milian che non possono accettare un bolso Claudio Amendola (anche se figlio dello storico doppiatore Ferruccio) nei panni del loro beniamino. Si commette persino la scorrettezza di non contattare Tomas Milian che vive a Miami, lo vediamo in ottimi film diretti da Andy Garcia, non ha nostalgia del passato, ma forse un cameo lo avrebbe interpretato, magari nel ruolo del padre di Monnezza junior. A parte Amendola, che è un pessimo protagonista, troviamo un diligente Enzo Salvi nei panni che furono del grande Bombolo, Elisabetta Rocchetti, Kaspar Capparoni, Gabriella Labate, Paolo Triestino, Alessandro Di Carlo e Luis Molteni. Tutto molto triste, a cominciare dal titolo, perché Nico Giraldi non è il Monnezza, personaggio ben più drammatico creato da Umberto Lenzi e Dardano Sacchetti. Il ritorno del Monnezza è una pellicola inutile che vorrebbe essere un omaggio alla serie di successo diretta da Bruno Corbucci, i famosi film delle Squadre e dei Delitti con protagonista il maresciallo Nico Giraldi. Il ritorno del Monnezza è un pessimo lavoro, privo di un soggetto accettabile e di battute degne di tale nome, un sottoprodotto televisivo, una caduta di stile indegna dei Vanzina, sempre rispettosi citazionisti del passato. Niente a che vedere con il verace cinema di genere degli anni Settanta.

Eccezzziunale veramente capitolo secondo… me (2006) è un sequel indovinato del mitico Eccezzziunale… veramente (1982), soprattutto perché riporta al cinema Diego Abatantuono con la macchietta del terrunciello che si dice milanese ciento pe’ ciento. Il resto del cast è all’altezza della situazione, può contare su Sabrina Ferilli, Carlo Buccirosso, Nino Frassica, Anna Maria Barbera, Mauro Di Francesco e Tony Sperandeo. La sceneggiatura dei Vanzina parte dal presupposto che sono passati vent’anni e segue le mosse dei tre personaggi interpretati da Diego Abatantuono. Donato è ancora ras della fossa milanista ma ha un figlio interista, il barista interista Franco ritrova una valigia piena di soldi mafiosi ed è costretto a uccidere un boss, il camionista juventino Tirzan esce dal coma e viene a sapere che la moglie si è sposata con un collega. Il film è un’onesta farsa con diverse battute che funzionano e una serie di situazioni credibili, ma i valori sociologici dell’originale si sono persi con il cambiare dei tempi.

Olè (2006) è la commedia natalizia che segna la separazione tra Massimo Boldi e Christian De Sica, interpretata per i ruoli comici anche da Vincenzo Salemme ed Enzo Salvi. Presenze femminili interessanti sono la rediviva Brigitta Boccoli, Natalia Estrada, Daryl Hannah e Francesca Lodo. Non è un gran film, ma una commedia senza pretese che si snoda tra parti oniriche, ricordi, momenti musicali, trovate surreali ed estemporanee, strappando qua e là qualche sorriso. I ragazzi di un liceo milanese sono in gita in Spagna con il professore di matematica Archimede Formigoni (Boldi) e il professore di lettere Sasà Rondinella (Salemme). I momenti comici partono dalla rivalità tra i due e mettono in luce le differenze tra la mentalità milanese e quella napoletana. A completare il quadro arriva il romanissimo Salvi, fidanzato con la bonazza Jennifer (Lodo), che sforna un campionario di battute risapute a tema calcistico. La fotografia e il colore della Spagna salvano in parte la pellicola.

Piper (2007) è una commedia televisiva interpretata da Massimo Ghini, Martina Stella, Carol Alt, Anna Falchi, Maurizio Mattioli e Matteo Branciamore. Il film, messo in onda il 10 maggio 2007 su Canale 5, rappresenta una nuova occasione per fare un viaggio nella memoria privata e pubblica degli italiani, rivisitando i favolosi anni Sessanta. La storia si sviluppa attorno al Piper, discoteca simbolo degli anni Sessanta che lanciò Patty Pravo, locale dove si svolge la dolce vita romana. Siamo nel 1965, la moda impone i Beatles e i giovani italiani suonano nelle cantine di casa imitando il modo di vestire dei quattro ragazzi di Liverpool. Roma inaugura il Piper, locale per la musica rock e pop, una discoteca che resta un momento importante nella storia del costume. Carlo ed Enrico Vanzina raccontano i giorni precedenti all’inaugurazione, seguendo le esistenze incrociate di un gruppo di personaggi di varia estrazione sociale. Massimo Ghini è un giornalista comunista senza un soldo in tasca che imita il Mastroianni de La dolce vita (1960), ma deve occuparsi di cronaca perché non è ben visto dal governo. Martina Stella è una studentessa veneziana che scappa a Roma per sfondare come cantante, proprio come Patty Pravo. Matteo Branciamore è un chitarrista capellone, figlio del tassista romano Maurizio Mattioli, il classico matusa. Anna Falchi interpreta quasi se stessa come aspirante attrice maggiorata. Carol Alt è una nobile anticonformista che fornisce biglietti d’entrata al Piper. Piper è un film televisivo, per sua stessa natura un prodotto ibrido e indefinibile, interessante come tematica, ma raccontato con un registro molto popolare. Ricordiamo una bella sigla grafica anni Sessanta, la buona fotografia di Zamarion, ottime musiche come Quelli della mia età e Ma che colpa abbiamo noi. Vanzina racconta il lato frivolo della sua Roma e una parte importante dei nostri anni Sessanta per costruire un nuovo capitolo di quella commedia all’italiana che ha raccontato il boom. Non riesce – ma è un limite evidente dell’intera opera dei Vanzina – il racconto drammatico sul periodo storico, ridotto a macchietta troppo semplificata.

2061 – Un anno eccezionale (2007) è una commedia cinematografica che avrebbe delle pretese, interpretata da Diego Abatantuono, Emilio Solfrizzi, Sabrina Impacciatore, Nini Salerno, Michele Placido, Massimo Ceccherini, Biagio Izzo e Alessandro Paci. La storia vorrebbe essere un omaggio al genere postatomico, perché descrive un nuovo Medio Evo ambientato nel 2061, dopo una grave crisi energetica e la fine delle scorte petrolifere. L’Italia è un paese allo sbando, al nord è nata la Repubblica Longobarda, ma ci sono anche la Repubblica Popolare di Falce e Mortadella, la Toscana è un Granducato dove lottano i Della Valle e i Cecchi Gori, al centro è risorto lo Stato Pontificio e al sud regna il Sultanato delle Due Sicilie. Un gruppo di avventurosi patrioti, comandati da un certo Professore (Abatantuono) tenta di riunificare l’Italia, dopo un viaggio dalla Sicilia alle Alpi, per unirsi alla resistenza e arrivare a Torino. Carlo Vanzina si ispira come atmosfera a L’armata Brancaleone (1966) di Mario Monicelli – citata persino nella colonna sonora – perché anche qui troviamo un’armata  sconclusionata di guerrieri che conducono un viaggio picaresco. Il paragone è voluto ma regia e sceneggiatura non reggono il confronto con l’originale. Si tratta del solito film dei Vanzina che non sa affondare il coltello nella piaga, magari riesce a realizzare caricature divertenti e personaggi grotteschi, ma non è capace di tratteggiare il dramma di un paese diviso. I Vanzina puntano decisamente verso l’umorismo facile e la battuta che strappa la risata grassa, trascurando ogni tentativo di fare un sia pur limitato discorso sociale. Abatantuono è bravo, ma fa troppo spesso il verso al se stesso del passato, citando a più non posso Attila, flagello di Dio (1982) di Castellano e Pipolo. Un malvezzo degli ultimi film dei Vanzina è quello della pubblicità occulta che si può anche far passare per una citazione del vecchio cinema anni Settanta, ma infastidisce parecchio.

Nel 2007 i Vanzina firmano soggetto e sceneggiatura di Matrimonio alle Bahamas (2007), una commedia diretta dal giovane Claudio Risi che ricalca i loro vecchi film natalizi. Protagonista è Massimo Boldi che ci conduce alle Bahamas per un matrimonio d’evasione e divertimento, anche se le battute risultano troppo spesso già sentite.

Un’estate al mare (2008) è un’altra commedia cinematografica dei Vanzina, uscita come esperimento in piena estate (debutta il 27 giugno) e ideata come omaggio al vecchio genere anni Cinquanta del film balneari. Il cast è di primo piano e – come spesso accade – a metà tra cinematografico e televisivo: Lino Banfi, Enrico Brignano, Ezio Greggio, Nancy Brilli, Anna Falchi, Massimo Ceccherini, Maurizio Micheli, Luigi Proietti, Alessandro Paci, Enzo Salvi, Biagio Izzo, Victoria Silvstedt e Alena Seredova. Si tratta di sette episodi tenuti insieme dall’esile collante balneare per un film che rappresenta una scommessa nei confronti del mercato estivo. I Vanzina descrivono ancora una volta il nostro Paese con i toni della commedia all’italiana, anche se per essere considerati un vero specchio del costume dovrebbero riuscire a spingersi più in profondità. Un’estate al mare non è molto diverso da Matrimonio alle Bahamas, a parte la scelta del luogo vacanziero. Abbiamo come sempre tante battute sopra le righe, personaggi paratelevisivi divenuti cliché di loro stessi, bellezze prelevate dai programmi del piccolo schermo, dialetti, rivalità tra romani e milanesi, uomini poco cresciuti a caccia di ragazzine.  Un’estate al mare è un prodotto commerciale, di positivo resta la citazione del genere balneare, una sorta di revival di Sapore di mare e la resistenza come ultimo baluardo della commedia all’italiana. L’episodio di Gigi Proietti è il più riuscito, ma anche gli altri attori danno un onesto contributo al divertimento leggero che caratterizza tutta l’opera  dei Vanzina.

I Vanzina tornano a fare televisione nell’ottobre 2008, con la fiction Vip, episodio pilota che potrebbe portare all’inaugurazione di una nuova serie. La televisione è un media sempre più praticato dai Vanzina che affermano: “Scrivendo questo film abbiamo sempre pensato al cinema, ma siamo felici di averlo girato per Mediaset, anche perché oggi in Italia si vede molto più cinema in tv che cinema al cinema”. La pellicola cerca di rispondere alla domanda: “Vip si nasce o si diventa?”, ma soprattutto tenta di spiegare perché le persone non si accontentano di una vita anonima, ma cercano di ottenere un futuro da vip. Il film è girato con la consueta cura cinematografica della factory vanziniana, ma non può nascondere la destinazione televisiva. Una suggestiva location come l’Hotel De Russie fa da scenario a numerose sequenze di una storia corale tipica dei Vanzina, un racconto composto da racconti, tante esistenze umane che si intrecciano nella Roma di oggi, tra set in strada, ristoranti alla moda, grandi alberghi e discoteche. I Vanzina citano pure il castello della Crescenza, famoso (sic!) per aver ospitato le nozze di Totti e di Briatore. Un aspirante giornalista (Matteo Branciamore) si innamora di una diva americana, sulle orme di Notting Hill. Enrico Brignano è un commerciante che si finge uno sceicco miliardario per conquistare Martina Colombari, ma lei non è da meno perché si fa passare per stilista internazionale. Maurizio Mattioli è un oste amico dei vip, soprattutto di Maria Grazia Cucinotta, che lo illude, e di Monica Scattini, donna in carriera con problemi coniugali. Carlo Buccirosso è un portiere d’albergo napoletano che sgrana gli occhi davanti alla bellezza di Alena Seredova e fa ingelosire la moglie. Gli attori sono molti, quasi tutti di buon livello, già sperimentati al cinema nella factory dei Vanzina. Vip è una commedia di taglio classico che fa sorridere senza ricorrere a volgarità e ricorda (in piccolo) buoni film del passato come Vacanze di Natale e Sapore di mare.

Un altro lavoro per il cinema è Un’estate ai Caraibi (2009), che prosegue l’esperimento iniziato con Un’estate al mare per cercare di portare al cinema il pubblico anche in piena estate. Il film è stato distribuito il 12 giugno e può dirsi a pieno titolo un cinecocomero, sottogenere della nuova commedia all’italiana al quale i Vanzina pare vogliano dedicarsi. Molti attori fanno parte da tempo della factory, altri entrano in occasione della nuova pellicola: Enrico Brignano, Biagio Izzo, Alena Seredova, Enrico Bertolino, Carlo Buccirosso, Maurizio Mattioli e Martina Stella. Le esistenze dei protagonisti si intrecciano in un gioco di ruoli e di situazioni, ma sui tutti svetta un grande Gigi Proietti che cita più volte il capolavoro Febbre da cavallo di Steno e il suo personaggio di Mandrake.

La vita è una cosa meravigliosa (2010) inaugura il nuovo fenomeno del cinecolomba, perché esce in piene vacanze pasquali e segna un ritorno a un cinema comico sul tipo della vera commedia all’italiana. Un netto passo in avanti nella loro produzione – pur con i limiti di sempre – ma che prende in considerazione fenomeni di costume come il giro delle escort di lusso, la corruzione e le intercettazioni telefoniche.

I Vanzina frequentano poi ancora la televisione con la fiction  Un ciclone in famiglia 5 (2010), ma è il cinema il loro approdo naturale, perché sempre nel 2010 girano la commedia romantica Ti presento un amico, interpretata da una coppia di belli come Martina Stella e Raoul Bova, un esperimento nuovo rispetto agli ultimi lavori dei Vanzina.

Sotto il vestito niente – L’ultima sfilata (2011) è invece un remake di poco successo, una sorta di operazione nostalgia rispetto ai vecchi film thriller del passato.

Ex – amici come prima (2011) rappresenta un ritorno al cinema di cassetta, girato con garbo e attenzione ai temi sociali, pur con la leggerezza di sempre e senza approfondire certe tematiche.

Nel 2012 i Vanzina sceneggiano uno stanco cinepanettone, girato da Neri Parenti, come Vacanze di Natale a Cortina, interpretato da Christian de Sica e Sabrina Ferilli, migliore dei precedenti ma poco premiato dal pubblico.

Buona giornata (2012) è ancora una volta un film interessante, forse il migliore dell’ultimo periodo dei Vanzina, una commedia a episodi girata come un film corale. Interpreti di alto livello (De Sica, Banfi, Abatantuono, Salemme…) per raccontare l’Italia di oggi, tra piccoli truffatori, escort, evasori fiscali e personaggi amorali. Un netto passo indietro

Mai Stati Uniti del 2013 è una commedia corale on the road interpretata da un gruppo di attori poco affiatati, costruita su gag risapute e una sceneggiatura troppo prevedibile.

Sapore di te (2014) segna invece il ritorno sul luogo del delitto, trent’anni dopo il successo di Sapore di mare (1983). I Vanzina scelgono di ambientare il nuovo film vacanziero vent’anni dopo, negli anni Ottanta, a loro giudizio ultima epoca spensierata, un periodo in cui si faceva ancora la villeggiatura. Un flop totale, prevedibile, soprattutto per colpa degli interpreti giovani che non vanno oltre una recitazione da fiction televisiva. Il film non esce che in poche sale e non arriva neppure in provincia.

Un matrimonio da favola (2014) è il secondo film dei Vanzina che esce in un anno, leggermente migliore del precedente, ma siamo nel campo della farsa, una pochade alla Feydeau priva di connessioni con la realtà, recitata in maniera svogliata e con personaggi monodimensionali, fumettistici, dai caratteri appena abbozzati.

Nell’estate 2015 esce Torno indietro e cambio vita, una nuova versione vanziniana di Ritorno al futuro, una sorta di cinecocomero abbastanza riuscito interpretato da Ricky Memphis, Raoul Bova e Max Tortora. Commedia sentimentale dal taglio fantastico, sofisticata quanto basta, anche se ci troviamo abbondantemente nel campo del già detto.

Estate 2016, il copione si ripete. Nuovo cinecocomero, definizione che ai Vanzina non va a genio, ma quello sono, anche se le chiamamo pellicole vacanziere. Questa volta si tratta di un anonimo Miami Beach, che ricicla cosa già dette in passato e confeziona un nuovo film ambientato negli Stati Uniti, dopo Vacanze in America, Vacanze ai Caraibi e Mai Stati Uniti. Rapporto genitori – figli, storie d’amore giovanilistiche e comicità burina, affidata alla coppia Tortora – Minaccioni con Ricky Memphis di rinforzo. Niente di epocale, anche se è il film che celebra i quarant’anni dei Vanzina al cinema.

Ultimi film sono l’action comico Non si ruba a casa dei ladri (2016) e la favola citazionista Caccia al tesoro (2017), che si propone come remake attualizzato di Operazione San Gennaro (1966).

Poi giunge improvvisa la morte di Carlo, per la recidiva di un melanoma di cui aveva sofferto vent’anni prima, avvenuta a Roma l’8 luglio del 2018. Natale a cinque stelle esce a dicembre 2018, sui circuiti Netflix invece che al cinema, per la regia di Marco Risi, sceneggiato e prodotto da Enrico Vanzina, ma il soggetto era stato pensato insieme al fratello Carlo, partendo da una commedia di Ray Cooney (Out of Order). Pochade corretta in un tenue discorso di satira politica, originale, divertente, citazionista e cinefila, come tradizione.

Carlo ed Enrico Vanzina sono diventati un caso mediatico per i loro film di Natale che divertono il pubblico e sconcertano la critica, ma sono importanti perché – insieme a Neri Parenti e pochi altri registi popolari – portano avanti con serietà la nuova commedia all’italiana. Il loro cinema è spesso citazionista, ricorda il neorealismo rosa, la commedia sentimentale, il cinema balneare, il barzelletta movie, il postatomico, il thriller erotico, la commedia classica che mette in luce vizi e difetti dell’Italia. Carlo ed Enrico Vanzina presentano il limite della superficialità, del non impegno a ogni costo, di uno stile spesso superficiale che si limita a confezionare battute volgari e situazioni comiche eccessive. Avrebbero potuto essere i nuovi fustigatori dei costumi italiani, se solo avessero abbandonato il commerciale senza limiti, la pellicola facile che non scontenta nessuno. Peccato che non l’abbiano mai fatto e che – a questo punto – non lo faranno mai.

Gordiano Lupi

(tratto da IL CINEMA DEI FRATELLI VANZINA, collana “La Cineteca di Caino” de Il Foglio Edizioni, di Gordiano Lupi, Davide Magnisi e Michele Bergantin)