FANTASCIENZA STORY 128

NOI NON SIAMO SOLI (1977) – PARTE 04

…e altri ancora

È indubbiamente vero che sulla scia dello strepitoso successo commerciale di Guerre Stellari i produttori di tutto il mondo scopriranno la fantascienza. Il film di George Lucas scatenerà un’orda d’imitatori in tutto il mondo ma avrà anche il merito, per esempio, di lanciare sullo schermo un’altra saga che era rimasta, fino a quel momento, solamente una serie televisiva: Star Trek.

Naturalmente tra gli imitatori non potevano mancare gli italiani che, nascondendo i loro veri nomi sotto pseudonimi americanizzanti, tentano di bissare il successo del film di Lucas cercando ovviamente di spendere il meno possibile ed avendo a disposizione, normalmente, meno soldi, meno esperienza per gli effetti speciali, attori d’infimo grado e registi di quart’ordine.

Al Bradley è Alfonso Brescia e gira il film Anno Zero: Guerra nello spazio. Una storia molto semplice che parla di segnali misteriosi che giungono da un punto oscuro del cosmo dove si trova un pianeta. Un’astronave parte alla volta del pianeta e vi trova un gigantesco robot che vuole dominare la Terra.

Sembra impossibile ma, ancora peggio, è il film di “Frank Kramer” (e cioè Gianfranco Parolini) Yeti, il gigante del XX Secolo dove Mimmo Crao, indossando una pelle preistorica viene risvegliato dal suo sonno glaciale da un paleontologo, per conto di un industriale che vorrebbe sfruttarlo a scopo commerciale… (In questo caso l’ispirazione è evidentemente il King Kong di John Guillermin). Dopo aver distrutto mezza città di cartone il gigantesco essere, che appare trasparente contro gli alberi tanto il trucco è malfatto, ritorna nelle montagne dell’Himalaya.

La premiata ditta di Roger Corman produce il film I Gladiatori dell’anno 3000 (Deathsport) di Henry Suso. Una Terra distrutta dalle guerre fa da sfondo a diverse astrazioni sociali: i Cavalieri Erranti vagano per le lande combattendo e seguendo gli antichi codici dell’onore e poi ci sono gli Statimani che risiedono e governano le città. Nel deserto che li circonda vivono i Cannibal, predatori devastati dalle radiazioni. Uno di questi cavalieri (David Carradine) combatte contro il tiranno di una città (Richard Lynch, 1940 – 2012). Si affronteranno in un duello con spade di cristallo (l’effetto di quelle al laser era troppo costoso…).

Bert I. Gordon è un regista abituato alla fantascienza; suoi sono film come La Vendetta del Ragno NeroIl Delitto del Faro, I Giganti Invadono la Terra, War of the Colossal Beast ed altri ancora. In questo film si dedica a riesumare il film di Gordon Douglas Assalto alla Terra e il titolo del suo film è L’Impero delle Termiti Giganti (The Empire of the Ants); la pellicola, malgrado il titolo italiano, parla di formiche che si sono ingigantite grazie alla radioattività e attaccano e uccidono un gruppo di turisti che sono stati invitati nella zona per acquistare le case di un complesso turistico. Gli insetti, tramite dei gas espulsi dalla formica regina, sono in grado anche di schiavizzare gli uomini. La sconfitta è inevitabile e, tra gli interpreti una inferocita Joan Collins che, nella sua biografia, massacra sia il film che il regista:

Dal punto di vista dell’impegno fisico fu il film più difficile che mi sia mai capitato di fare. A novembre le paludi della Florida sono sporche, nere, malsane, infestate da coccodrilli, topi ed altre bestie striscianti che fanno uno schifo tremendo solo a pensarci, ma avevo bisogno di soldi e cosi ci andai… Dopo una settimana a sguazzare nelle paludi, a volte con l’acqua fino al ginocchio, eravamo tutti stufi marci. L’unico modo per andare al gabinetto era che una delle protagoniste cominciasse a fare il diavolo a quattro allora una barca a motore ci portava a terra, aspettava per poi riportarci dove stavamo girando… Non fui affatto entusiasta quando seppi che, dato che le nostre controfigure non erano arrivate da Los Angeles, dovevamo fare noi la scena della canoa che si ribaltava… Bert Gordon mi trattò male e mi disse di non fare storie… caddi in mezzo ad una putrida melma verde, mi trascinai sulla barca come una balena insabbiata, col sangue che scorreva da almeno una dozzina di tagli alle gambe… Poi dovevo girare la scena in cui la formica regina, gigantesca, mi cadeva addosso… La vista di quella grottesca faccia di insetto di cartapesta, mossa da bastoni fuori campo era così ridicola che ogni volta che mi toccava morire scoppiavo a ridere…” (Da “Passato imperfetto” di Joan Collins – Sonzogno Edizioni).

Operazione Ganymed (Operation Ganymed) di Rainer Erler, film tedesco presentato l’anno precedente al Festival di Trieste, ha poche scene che si svolgono nello spazio. Tutto il resto è una lotta per la sopravvivenza quando ritornano sulla Terra. Ma cominciamo dal principio: la missione dei cinque astronauti e dei loro compagni era quella di raggiungere Giove ed atterrare sulle lune del gigantesco pianeta. Nella missione orbitale attorno al pianeta Giove due navicelle erano state distrutte con a bordo quattordici uomini. Sbarcati sulla luna Ganimede gli astronauti superstiti avevano trovato tracce di una forma primitiva di vita. I loro contatti con la Terra erano spariti una volta entrati nella magnetosfera di Giove e solo dopo due anni e mezzo erano riusciti a tornare sul loro pianeta dopo un viaggio lungo e difficoltoso. La capsula di salvataggio è costretta ad un atterraggio di emergenza sulla costa pacifica del Messico. Inizia una lunga marcia disperata attraverso il deserto tra aggressioni ed omicidi. Solo uno potrà salvarsi.

Per dovere di cronaca segnaliamo Il ritorno di Gorgo ma solo per dirvi che altro non è che Il Figlio di Godzilla di Jun Fukuda (Kaiju  Shima no Kessen: Gojira No Musuko).

Ci occupiamo ora de L’ultima Odissea (Damnation Alley) di Jack Smight è tratto dal romanzo breve di Roger Zelazny  La Pista dell’Orrore (I Romanzi di Urania N.492).

Dopo aver scambiato poche parole con il collega Keegan (Paul Winfield) due ufficiali dell’Aeronautica si dirigono verso la base sotterranea situata nel deserto. Denton (George Peppard, 1928 – 1994) rivela a Tanner (Jean-Michel Vincent) che vuole farlo trasferire: militare molto dedito al suo servizio egli non approva lo stile troppo disinvolto ed antimilitaresco del suo sottoposto. La loro routine quotidiana è bruscamente interrotta e l’angoscia si impadronisce di loro, quando si rendono conto che dei missili nemici a testata nucleare si stanno dirigendo verso alcuni importanti centri degli Stati Uniti. Eseguendo alla perfezione il loro programma di addestramento, Tanner e Denton mettono in moto il dispositivo di rappresaglia facendo partire le armi nucleari americane comportandosi con il distacco e la freddezza necessaria a dei professionisti. Purtroppo solo il 40% dei missili attaccanti viene distrutto ed agli ufficiali non resta che osservare impotenti, su una mappa elettronica, la distruzione del loro Paese. Isolato sotto terra durante lo spaventoso attacco, il personale della base sopravvive alla sciagura, ma, circa due anni dopo, una esplosione fa saltare per aria il rifugio. Da questa ulteriore tragedia soltanto quattro uomini sopravvivono. Tra questi Denton e Tanner ed il primo spiega ai suoi compagni l’esistenza di veicoli speciali e segreti studiati espressamente per questa eventualità. Lui e Tanner salgono sul Land Master I e Keegan e Perry (Kip Niven) si mettono alla guida del Land Master II. L’intensità delle radiazioni si è un po’ attenuata e forse c’è qualche possibilità di riuscire ad attraversare il continente fino ad Albany, nel New Jersey, da dove hanno captato dei deboli segnali radio. Per tentare la loro impresa debbono seguire una rotta ben precisa, che è il percorso meno pericoloso, questa via è soprannominata da Denton la strada della dannazione. Nel loro viaggio osservano la natura circostante: il paesaggio è desolato ed il cielo è sinistro. Il globo terracqueo è stato spostato dal suo asse e la natura appare infuriata…Un’incredibile bufera fa volare i Land Masters come se fossero giocattoli e in questo incidente Perry perde la vita. I tre sopravvissuti, riunitisi in un solo Land Master raggiungono Las Vegas e decidono di divertirsi un poco in una casa da gioco. Con loro grande sorpresa vi incontrano una ragazza di nome Janice (Dominique Sanda), anch’essa sopravvissuta alla tragedia. Janice decide di unirsi al gruppo che è diretto verso la costa orientale. Dopo un’altra tempesta spaventosa, il gruppo si ferma a Salt Lake City per fare rifornimento. C’è qualcosa di particolarmente sinistro nell’atmosfera di questa città morta. Dopo aver assistito impotenti alla morte di Keegan, gli altri si rendono conto che tutta l’area è infestata da una specie di scarafaggi carnivori da cui riescono a malapena a fuggire. Dopo una discussione piuttosto accesa tra Denton e Tanner i tre sopravvissuti incontrano un ragazzo abbandonato nel deserto, Billy (Jackie Earle Haley) e lo portano con loro. Più tardi, grazie alla ingegnosità di Billy, riescono a salvarsi dalla violenza di quattro uomini sfigurati dalle radiazioni (Robert Donner, Seamon Glass, James Parker e Roger Creed) incontrati in un bar ai bordi della strada. Quindi, avendo disperatamente bisogno di pezzi di ricambio per il loro veicolo, si fermano a Detroit. Qui sono quasi sopraffatti dalla violenza degli elementi: una terribile bufera di vento e di pioggia e poi un violento fiume d’acqua investono il Land Master che riesce comunque a mantenersi a galla. Una piacevole sorpresa attende i sopravvissuti quando il veicolo emerge dall’acqua: il cielo è azzurro, l’aria è tersa e intorno tutto è tranquillo. Finalmente sentono una voce e della musica alla radio di Albany: ci sono altri sopravvissuti. Tanner e Billy si dirigono in città in moto e tutti si preparano ad una nuova vita. Uno degli interpreti principali di questo film è proprio il “Land Master”, all’epoca un capolavoro della tecnica futuristica nel campo dei veicoli. Pesava quasi cento quintali. Era lungo più di dieci metri ed alto quasi quattro. Impiegava un motore Ford 391 per camion con componenti speciali. Aveva un cambio “Allison”, trazione anteriore e posteriore. Il veicolo era tratto da un invenzione brevettata da Robert W. Forsyth e John P. Forsyth che con la loro società “Veichle System Development Corporation” hanno dato appoggio alla 20th Century Fox per la costruzione del veicolo il cui disegno proviene dallo scenografo Preston Ames, al quale è stato assegnato un Oscar, e da Dean Jeffries della società “Jeffries Automotive Styling”: ambedue hanno lavorato a  stretto contatto con il regista Jack Smight: la costruzione di questo veicolo ha richiesto cinque mesi di lavoro intenso. Lo chassis e le parti in movimento sono state montate ad Houston, Texas, dalla “Houston Scientific International Inc.”. Le dodici ruote di cui è dotata la macchina, montate su quattro telai di forma triangolare con tre ruote ciascuno, le permettono di muoversi praticamente su qualsiasi terreno difficile. Le ruote sono mosse da un sistema a sette marce detto “a stella”. Una delle caratteristiche peculiari del “Land Master” è il suo sistema articolato. Diviso in due unità, il veicolo si snoda al centro mediante due cilindri idraulici. Più precisamente, quando affronta una curva, lo fa piegandosi quasi a forma di “L”. Su terreno sconnesso i due tronchi del “Land Master” si articolano indipendentemente su piani diversi.

Non è la prima volta che fumetti e cinema si incontrano e non sempre i risultati sono stati dei migliori, dovremo aspettare il prossimo anno con Superman e poi, ancora più’ in là nel tempo, Batman per avere le opere più degne di lode. Ne consegue che L’Uomo Ragno (Spider Man) di E. W. Swackhamer, che ci racconta le imprese della creatura nata dall’ingegno di Stan Lee, non onora del tutto il suo personaggio, pur essendo un prodotto comunque decoroso. Si tratta in realtà di un film TV, girato quindi per il circuito televisivo e che invece è apparso sugli schermi nostrani, un fenomeno destinato con il tempo a moltiplicarsi. Qui si narra la storia delle origini dell’Uomo-Ragno. Peter Parker, studente e fotografo di un giornale locale, viene morso da un ragno radioattivo ed acquista dei superpoteri. Diventa così un paladino misconosciuto della giustizia affrontando e debellando il solito scienziato con mire di conquista.

Il tema della natura che, violentata dall’uomo, si ribella e lo punisce della sua superbia è fin troppo sfruttato nel cinema di fantascienza ed anche questo film, Future Animals (Day of the Animals) di William Girdler, non è da meno in quanto ci racconta che a causa dell’inquinamento e dei raggi solari non più filtrati dallo strato di ozono, si genera una sostanza capace di rendere feroci gli animali e, in certi casi, capace di agire anche sull’essere umano per cui un gruppo di turisti, in visita alla Sierra californiana, viene decimata dall’attacco di belve insolitamente feroci. Segnaliamo, fra gli interpreti, Paul Mantee (1931 – 2013, S.O.S. Naufragio nello Spazio), Christopher George (1931 – 1983, Anno 2118: Progetto X) e, soprattutto, un oggi famoso e in questo film cattivissimo, Leslie Nielsen (1926 – 2010), il mai dimenticato Comandante Adams del Pianeta Proibito.

Herbert George Wells continua ad interessare soggettisti e sceneggiatori, sia lui, sia Jules Verne, sono stati, forse, tra i più saccheggiati autori che hanno dato, loro malgrado, alla fantascienza parecchie storie fantastiche e variazioni sulle medesime. Non è da meno questo L’Isola del Dottor Moreau (The Island of Dr. Moreau) di Don Taylor che si avvale della interpretazione di Burt Lancaster (1913 – 1994) e Michael York  ma, soprattutto, del make-up di Jack (Il Pianeta delle Scimmie) Pierce. La trama è nota: in un’isola lontana dalle rotte commerciali approda un gruppo di naufraghi che si rende conto, a proprie spese, di essere capitato in un posto dove il terrore regna sovrano. Uno scienziato, il dottor Moreau (Burt Lancaster) sta compiendo esperimenti genetici sugli animali per trasformarli in esseri umani e viceversa; tutte le vittime si trovano ancora in uno stadio nel quale, pur mutando il loro aspetto conservano ancora un barlume di ciò che erano stati: l’intelligenza da un lato e l’istinto dall’altro. Moreau governa questo popolo di mutanti con arrogante ferocia ed ha stabilito per loro delle regole assolute e, tra esse, l’impossibilità di uccidere l’uomo. Stanche delle vessazioni le creature mutanti assalgono la casa-fortino di Moreau, ne uccidono il suo feroce aiutante (Nigel Davenport, 1928 – 2013) e, sotto la guida di un capo mutante (una curiosa parte per Richard Basehart, 1914 – 1984), distruggono ogni cosa ed uccidono Moreau. Solo uno dei naufraghi riesce a salvarsi portando con sé una donna (Barbara Carrera) e vengono poi salvati da una nave. La scena finale della trasformazione della donna in pantera è stata tagliata per lasciare un lieto fine.

Ancora Herbert George Wells è l’ispiratore di questo ottimo L’uomo venuto dall’impossibile (Time After Time), con la regia e la sceneggiatura di Nicholas Meyer. Lo spunto iniziale è stimolante: siamo a Londra nel 1893 ed a casa dello scrittore Herbert George Wells (Malcolm McDowell) sono riuniti alcuni amici tra cui il dottor John Lesley Stevenson (David Warner) le cui vittime conoscono il suo nome d’arte: Jack lo Squartatore. Wells, in questa storia, è anche il creatore della “macchina del tempo”, nel senso che l’ha costruita fisicamente ma esita ancora a sperimentarla. Lo straordinario congegno, alimentato dal Sole, la cui energia viene tramutata in elettricità, ha la capacità di spostarsi verso il futuro o verso il passato alla velocità di due anni al minuto ed è dotata di una chiave, senza la quale, terminato il viaggio di andata, essa torna automaticamente all’anno di partenza e di una valvola di sicurezza esterna che, staccata, spedirebbe l’incauto viaggiatore e lui solo, nei meandri oscuri del tempo. Mentre George sta illustrando la sua macchina si presenta a casa sua Scotland Yard: un’altra donna è stata assassinata nel suo quartiere e quindi tutti gli edifici devono essere perquisiti. Durante il controllo la borsa del dottore rivela i suoi guanti insanguinati (aveva appena ucciso una delle sue vittime come si vede nella scena iniziale), ma di lui più nessuna traccia. Andata via la polizia Wells scopre che John ha preso la sua macchina del tempo e poiché non ne possedeva la chiave, essa è ritornata automaticamente al luogo di partenza rivelando allo scrittore l’epoca dove l’assassino si è trasferito: il 5 novembre del 1979. Wells decide di inseguirlo e monta a sua volta sulla macchina del tempo e, dopo essere sbarcato con il suo mezzo all’interno di una mostra itinerante dedicata proprio a lui, non solo scopre cosa scriverà in futuro ma osserva stupito ed allibito tutte le meraviglie di un domani impensabile. Si trova nella città di S. Francisco. Attraverso una impiegata di banca, Amy Robbins (Mary Steenburgen), trova anche dove John ha cambiato delle sterline in dollari e da lei riesce a farsi dare l’indirizzo dell’albergo dove l’uomo è alloggiato. I due si incontrano e John illustra allo scrittore la realtà sui tempi futuri, facendogli vedere l’epoca nella quale si trova attraverso i servizi ed i notiziari televisivi.

John: “Non abbiamo progredito. Siamo tornati invece ai tempi più oscuri della civiltà umana… Non è il  nostro tempo?  Al contrario, Herr  George, è proprio il mio tempo. Io mi sento a casa, non è il tuo mondo, è vero, sei tu l’estraneo. Tu! …E le tue assurde aspirazioni ad una società armonicamente perfetta, utopie! La violenza di questo mondo ha superato persino la mia. Novant’anni fa io ero un mostro, oggi un frustrato, torna indietro tu! Il futuro non è come pensavi: è uguale a me! Ma lo sai che puoi comperare un fucile o una pistola in qualsiasi momento ed è perfettamente legale?”

Wells non vuole sentire altro: è disperato nel sentire che le sue teorie, i suoi sogni per un mondo migliore sono rimasti tali ma John lo incalza, vuole da lui la chiave per potersi spostare a suo piacimento senza essere inseguito. La colluttazione che ne segue viene interrotta dalla cameriera e John, fuggendo finisce investito da una macchina.

Wells non sa come raccapezzarsi in questo nuovo mondo e, il giorno dopo, fa amicizia con Amy che lo invita a casa sua. George sa che John non è morto e, con l’aiuto della ragazza, quando tornerà a cambiare soldi, spera di ritrovarlo. Il piano non riesce perché l’uomo si insospettisce e la caccia di Wells mette poi in pericolo Amy e questo pericolo diventa una certezza quando scopre, dopo un breve viaggio nel futuro, che il giornale riporta l’annuncio della morte di Amy per mano di un serial killer misterioso ma che Wells conosce molto bene. Ogni tentativo per cambiare il futuro fallisce ma non è Amy a morire, bensì una sua amica che si trovava, in quel momento, nell’appartamento della ragazza e viene quindi scambiata per lei. Alla fine i due si affrontano e John sale sulla macchina del tempo ma, con un balzo, Wells toglie la valvola e “Jack lo Squartatore” si perde nelle pieghe del tempo. Ora tocca a George tornare nel suo tempo ma Amy lo segue diventando così sua moglie nel passato.

La voce di Wells fuori campo, nella versione italiana, traduce in maniera apocrifa la scritta in inglese:

È vero. Io, Herbert George Wells, sposai Amy Katherine Robbins che morì nel 1927. Come scrittore anticipai il socialismo, la guerra mondiale, i viaggi spaziali e la liberazione della donna… per cui morii nel 1946.

La frase finale, questo autoepitaffio, in realtà non esiste perché l’esatta traduzione della scritta è sì praticamente questa ma detta in terza persona, non in prima, in questo modo suona alquanto macabra ma questo nulla toglie ad un film delizioso splendidamente interpretato.

Pur avendo ben poca attinenza con il cinema di fantascienza non si può far passare inosservato il film di Peter Hyams Capricorn One (Capricorn One) dove un giornalista (Elliott Gould) scopre che la missione umana “Capricorn One” con a bordo tre astronauti diretta ed atterrata sul pianeta Marte, è tutta una montatura, in realtà il razzo è partito senza uomini a bordo ma, al rientro sulla Terra, un guasto distrugge la capsula ed il capo del progetto decide così di far morire gli astronauti che aveva tenuti ben nascosti solo per utilizzarli per le finte riprese su un fondale ricreante un Marte fasullo. I tre fuggono dalla base ma si ritrovano in pieno deserto, prendono tre direzioni diverse ma solamente uno dei tre (James Brolin) riuscirà a salvarsi grazie all’aiuto del giornalista e di un aviatore pazzoide (Telly Savalas, 1922  -1994). Il film sposa una tesi diventata di attualità verso la fine degli anni ‘90 dove, attraverso discorsi e prove demenziali, si tenderebbe a dimostrare che l’uomo non sarebbe mai stato sulla Luna.

La Walt Disney Productions torna alla fantascienza, ancora una volta pensandola in termini di commedia; ecco quindi il film Il Gatto venuto dallo Spazio (Cat from Outer Space) di Norman Tokar. Un felino spaziale dotato di poteri telepatici e telecinetici approda per errore sul nostro pianeta; per poter rifornire la sua astronave ha bisogno di oro e, per trovarlo, ha bisogno di un aiuto: uno scienziato genialoide un po’ imbranato a cui rivela la sua identità. Lo scienziato farà di tutto per aiutare il giovane cosmogatto, perfino combattere contro l’esercito americano! La storia si conclude con il simpatico quattrozampe innamorato di una micetta terrestre, con la quale decide di passare il resto della sua vita, prendendo anche la cittadinanza americana.

L’Incredibile viaggio nel Continente Perduto (El Viaje al Cientro dela Tierra) è un film spagnolo di Juan Piquer Simon, liberamente ispirato al Viaggio al Centro della Terra di Jules Verne; anche qui una spedizione parte per le viscere della Terra, l’anno è il 1898 ed anche in questo caso gli esploratori si ritrovano a fronteggiare mostri preistorici ed un gorilla gigantesco, oltre a strani abitanti, discendenti del mondo perduto di Atlantide. Gli speleologi usciranno all’aperto attraverso il cratere di un vulcano.

Anche nelle sale italiane arrivano i cartoni animati giapponesi, per la regia di Hideki Mori e Toshio Mori Ideki ecco un collage delle avventura della serie Atlas Ufo Robot, dal roboante titolo Gli UFO Robot contro gli invasori spaziali (Mazinga vs Black General Grendazarobe), dove il Grande Mazinga (in giapponese Mazinger) combatte contro le sette armate del Generale Nero, il cui unico obiettivo è il dominio della città di Tokio, ultima roccaforte della resistenza nel mondo, ma come intona la canzoncina “ Vola, si tuffa tra le stelle giù in picchiata/ Se sei un nemico, trema è già finita/ La morte batte i denti c’è Mazinga…”, il bene trionfa.

Terremoto decimo grado (Kyoryu: Kaicho no Densetsu) di Junji Kurata è una pellicola realizzata comunque con una certa cura rispetto ad altre dello stesso genere: mentre spaventosi terremoti scuotono la crosta terrestre, dalla profondità della stessa fuoriescono centinaia di orribili mostri che minacciano l’umanità. Anche se il pericolo viene poi (con fatica) sventato, ciò che resta del nostro pianeta non sembra regalare molte possibilità di sopravvivenza ai pochi superstiti rimasti.

L’Ultima Onda (The Last Wave) di Peter Weir, già regista del nebuloso Picnic ad Hanging Rock, qui ci racconta la storia di un avvocato (Richard Chamberlain) che deve difendere un indigeno accusato di omicidio. Presto egli si rende conto che la vittima è stata uccisa mediante un rito tribale e lui stesso diviene vittima o parte integrante di una profezia tesa a distruggere il mondo mediante un’onda gigantesca e l’ultima immagine sembra testimoniare che la profezia si avveri…

Peter Cushing, Brooke Adams e John Carradine sono gli interpreti de L’Occhio nel Triangolo (Shock Waves – Death Corps), un mediocre filmetto girato da Ken Wiederthornin cui alcuni campeggiatori hanno la sfortuna di piazzare le loro tende sulle rive di un laghetto infestato da zombie sottomarini.

Fantaspionaggio nel film di Don Siegel Telefon (Telefon). L’agente segreto russo Charles Bronson (1921 – 2003) viene mandato negli Stati Uniti in missione: alcune spie, durante la guerra sono state condizionate a commettere crimini e sabotaggi alle parole di una poesia declamata per telefono.

Audrey Rose (Audrey Rose) di Robert Wise ci ripropone il tema della reincarnazione ed è tratto da un romanzo di Frank De Felitta: all’età di cinque anni Audrey Rose muore in un incidente d’auto. Parecchi anni dopo il padre si rende conto che la figlia si è reincarnata in una bambina che ora ha undici anni  e cerca di prendersela il che gli costa, ovviamente, una denuncia da parte dei genitori. Durante il processo uno psichiatra ipnotizza la bambina e constata che Audrey Rose si è veramente reincarnata, ma l’esperimento termina tragicamente con la morte della bambina.

Patrick (Patrick) di Richard Franklin: il Patrick del titolo è in coma da parecchi anni. Grazie alle cure di un’infermiera la sua mente ritorna alla realtà rivelando dei potenti poteri mentali. Grazie a questi poteri difende la ragazza dai suoi superiori che non vedono di buon occhio il suo lavoro fatto sul paziente.

Barracuda (Barracuda) di Harry E. Kerwin, ci porta a Palm Cove dove l’acqua risulta inquinata e la causa di tutto ciò sembrano essere misteriosi esperimenti di mutazione genetica ittica effettuata dal governo americano il quale chiuderà la bocca ad un troppo solerte giovane professore.

(4 – fine)

Giovanni Mongini

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