TERZO DAL SOLE – SOGNI E SPERANZE DELL’ANIMALE UOMO ALLA RICERCA DELLA VITA 18

CAPITOLO XVII: INCONTRARE UN ALIENO – ISTRUZIONI E CONSIGLI

Per aumentare le nostre chance di trovare e contattare possibili civiltà aliene abbiamo bisogno di nuovi metodi e tecnologie: ecco le migliori, con gli indizi da cercare.

Immaginate di dover contattare un amico lontano e di aspettare per ore, invano, che vi chiami (di sua iniziativa) su un telefono pubblico di una città qualunque. Inutile, vero? Be’, la nostra ricerca di forme di vita extraterrestri intelligenti non funziona in modo molto diverso. Dagli anni ’50 (quando si gettarono le basi per la creazione del SETI) a oggi ci siamo avvalsi per lo più di radiotelescopi per captare eventuali segnali provenienti da stelle lontane.

Ne abbiamo scandagliate poche migliaia, su centinaia di miliardi soltanto nella nostra galassia. Finora, non abbiamo trovato nulla, anzi, “nessuno”. Ma questo mese parte il progetto Breakthrough Listen, che sfrutta due dei più potenti radiotelescopi al mondo per scrutare in una più ampia porzione di frequenze radio il milione di stelle più vicine a noi. Sono metodi ora superati: l’ascolto delle onde radio era all’avanguardia 60 anni fa. Possiamo presumere che, se esistono, e se esistono da abbastanza tempo e, aggiungiamo, se vogliono farsi trovare, gli alieni si affidino a tecnologie più evolute.

Da parte nostra, ci sono metodi più moderni ed efficaci per scovare eventuali tracce di vita lontano dalla Terra, posto che gli extraterrestri abbiano sviluppato civiltà compatibili con quello che andiamo cercando. Cerchiamo di allargare i nostri orizzonti e vediamo, sulla traccia di riflessioni raccolte dal New Scientist, come E.T. potrebbe rivelare la propria presenza e, al tempo stesso, in quali altri modi noi potremmo rivelare la nostra presenza a lui..

L’aria che Respirano (o che emettono): In termini strettamente biologici, le forme di vita sono macchine che consumano “carburante” ed emettono prodotti di scarto. L’uomo consuma ossigeno ed emette anidride carbonica, le piante fanno il contrario, alcuni batteri rilasciano metano o ammoniaca. Si forma così un cocktail di gas che è l’impronta biologica distintiva di un pianeta.

Il telescopio spaziale James Webb, che sarà lanciato nel 2018, sarà abbastanza potente da fornire informazioni sulla composizione atmosferica di esopianeti lontani studiando il loro transito davanti alle stelle madri. Con un po’ di fortuna potremmo risalire alle molecole base, anche se i miliardi di km di distanza e possibili fenomeni geologici sconosciuti potrebbero inquinare il segnale.

Gas InquinantiPoniamo il caso che gli alieni esistano, non è detto che siano necessariamente dotati di una spiccata sensibilità ambientale. Se fossero ridotti come noi, con un’atmosfera sempre più satura di sostanze chimiche inquinanti, potrebbe essere più facile scovarli. Per esempio, alcuni clorofluorocarburi (CFC), composti chimici usati come propellenti per aerosol o come refrigeranti, che sulla Terra siamo riusciti a bandire per l’elevato potenziale di effetto serra, lasciano tracce in atmosfera per decine di migliaia di anni: una finestra di tempo abbastanza estesa da offrire qualche speranza di rilevazione. Affinché il James Webb Telescope ci riesca, tuttavia, la quantità di CFC nell’atmosfera aliena dovrebbe essere 10 volte maggiore di quella terrestre.

Le Luci della Città: Una civiltà avanzata con ore di luce limitate dovrà pur trovare un modo di illuminare il suo mondo. «Tokyo di notte sarebbe visibile nell’intero Sistema Solare fino ai suoi confini, con i telescopi esistenti» spiega Avi Loeb, astronomo dell’Università di Harvard.

Purtroppo, per vedere le luci della città sui pianeti che orbitano attorno alle stelle più vicine servirebbe un telescopio spaziale con uno specchio di almeno 200 metri di diametro, 40 volte più grande di quello che monterà il James Webb: difficilmente ne avremo uno così in tempi brevi.

Ma può anche essere che gli alieni abbiano città più grandi e illuminate di Tokyo; o ancora, che il loro spettro luminoso sia diverso da quello che conosciamo; o che durante la ricerca di luci ci si imbatta in fioriture di alghe bioluminescenti, facili da confondere con un’illuminazione notturna, a tali distanze. Oltretutto, la fase delle “luci della città” potrebbe essere soltanto transitoria, come nel nostro caso per via del ciclo giorno/notte: dovremmo essere molto fortunati per vederla quando c’è.

Alieni in Viaggio: Presto ci imbarcheremo in missioni interplanetarie e nella cattura di asteroidi. Abbiamo spedito una sonda su una cometa e una accanto a Plutone; la Voyager 1 ha raggiunto i confini del Sistema Solare. Potrebbe quindi capitarci di incontrare altri viaggiatori celesti durante una delle sempre più frequenti esplorazioni spaziali. Già, ma quale tipo di mezzo dovremmo cercare? E.T. potrebbe spostarsi con sonde a vela spinte dalla pressione generata da laser ultrapotenti o da raggi radio. Noi non ci siamo ancora riusciti, ma in linea teorica è possibile e le tracce di un viaggio simile sarebbero relativamente facili da individuare.

Ingegneri extraterrestri potrebbero aver già messo a punto motori che sfruttino fissione o fusione nucleare: in questo caso, il segnale emesso sarebbe troppo debole per essere individuato dalla Terra, a meno che non capitino proprio nelle nostre vicinanze. Potrebbero quindi già esserci centinaia di mezzi come questo nella nostra galassia, senza che noi si abbia la possibilità di rilevarli.

Oppure potrebbero spostarsi con razzi fotonici ad antimateria, un vettore per noi soltanto ipotetico, data l’elusività della “materia prima”: in quel caso lascerebbero tracce luminose visibili da centinaia di anni luce di distanza, anche da un telescopio come Hubble. Per la cronaca, però, Hubble non ha mai individuato nulla di simile.

Grosse Infrastrutture: L’idea parte da una speculazione di Freeman Dyson, fisico e matematico britannico, per il quale eventuali società aliene tecnologicamente avanzate potrebbero aver costruito megastrutture, addirittura attorno alle loro stelle: giganteschi manufatti, che potrebbero essere più facili da trovare. Una di queste è una struttura nota appunto come sfera di Dyson, un collettore solare costruito intorno alla propria stella: se riuscissimo a osservarne una in fase di costruzione, questa eclisserebbe parte della luminosità del suo Sole. Da questo punto di vista, l’oggetto più interessante sotto osservazione è la stella KIC 8462852, a 1.480 anni luce dalla Terra, che mostra un anomalo oscuramento di luminosità che arriva fino al 22%. Questo effetto, non riconducibile al passaggio temporaneo di un pianeta: persino un gigante come Giove bloccherebbe al massimo l’1% della luce solare, è stato attribuito al passaggio di uno sciame di comete o, con ipotesi più ardite, alla possibile presenza di megastrutture aliene. Ma al momento, nessuno dei due impianti teorici sembra reggere.

Calore Residuo: Potremmo anche definirci una civiltà “avanzata”, ma in base alla scala ideata negli anni ’60 dall’astronomo sovietico Nikolai Kardashev, che classifica le civiltà in base al loro livello di progresso tecnologico, siamo ancora dei principianti. La scala di Kardashev calcola la capacità di una civiltà di raccogliere energia e calore: le civiltà di Tipo I (K1) sanno utilizzare tutta l’energia disponibile sul loro pianeta d’origine; quelle di tipo II (K2) riescono a raccogliere tutta l’energia della propria stella; quelle di tipo III (K3), tutta l’energia della propria galassia. In questa scala noi siamo al livello… K 0,73! Ma civiltà K2 e K3 dovrebbero a logica produrre un’ingente quantità di calore residuo nella lunghezza d’onda degli infrarossi. Una scena del film commedia Un’occasione da Dio (Absolutely Anything, 2015): alieni “fuori scala” rispetto alla classificazione di Kardashev decidono di liquidare Terra e terrestri, trovati proprio grazie al messaggio della Voyager. La targhetta della sonda, motivo di divertimento per gli alieni, fa bella mostra di sé in una scena del film, insieme a decine di altre, mandate nello spazio da altrettante ingenue civiltà poi spazzate via. Come va a finire? Be’, l’intelligenza è sempre una questione relativa.

Il progetto Glimpsing Heat from Alien Technologies, che si avvale del telescopio della Nasa WISE (Wide-field Infrared Survey Explorer) sta cercando proprio questa radiazione, che viene emessa, tuttavia, anche nei processi di formazione stellare. In ogni caso, anche seguendo questa pista, le civiltà al di sotto di K3 potrebbero essere estremamente difficili da trovare.

Apocalisse: Sarebbe un peccato trovare finalmente traccia di una civiltà aliena proprio mentre questa si sta estinguendo, ma è pur sempre una possibilità. Per esempio, un’esplosione nucleare rilascerebbe raggi gamma in grado di rendere opaca l’atmosfera di un pianeta, e di provocare un inverno nucleare. Potremmo individuare questa energia, ma attribuirla erroneamente alla collisione con un asteroide o con un altro pianeta. Se la sventurata civiltà aliena finisse invece vittima di un qualche agente biologico assassino, potremmo scorgere da lontano tracce di metano ed etano emanati dalla decomposizione di miliardi di corpi. Se la distruzione venisse da piccole nano macchine sfuggite al controllo, che si replicano all’infinito polverizzando ogni risorsa del pianeta, potremmo osservare le tracce di questa nano sabbia anche da molto lontano. Infine, ritorna l’ipotesi di un’atmosfera surriscaldata dai CFC: in questo caso, potrebbe anche non trattarsi di un suicidio, bensì di un tentativo di rendere più mite il clima di un pianeta di ghiaccio.

Insomma, le risorse da mettere in campo non mancano. Ma se anche un giorno dovessimo scoprire, a prescindere da come, le tracce di una civiltà aliena, potrebbero comunque esserci problemi di tempo e “sincronizzazione”. Quelli scovati a milioni di anni luce di distanza potrebbero essere i segni di un mondo scomparso, esistito milioni di anni fa, estinto, evoluto o persino migrato in aree più accoglienti dell’Universo. E chissà se allora ci sentiremo più, o meno soli.

Cercate di non farvi disintegrare…

La letteratura e il cinema di fantascienza ci hanno avvisati abbondantemente dei pericoli ai quali possiamo incorrere se incontriamo degli alieni. A prescindere dai pericoli ai quali possiamo incorrere in caso di rapimento di essere sottoposti ad esami non proprio in linea con la convenzione di Ginevra ed essere riempiti di impianti, nel classico La Guerra dei Mondi del 1953, appena arrivati, disintegrano tre baldi terrestri e un prete che avevano cercato di mettersi in contatto con loro e si capisce subito che le loro intenzioni non sono pacifiche: vogliono la nostra Terra perché il loro pianeta è morente o distrutto, (La Guerra dei Mondi, La Terra contro i dischi volanti), per razziarne l’energia (Kronos il Conquistatore dell’Universo), per spogliarlo delle sue risorse e ripartire per altre razzie (Independence Day), per allargare il loro impero (Assedio alla Terra, Guerra tra i pianeti, Gli invasori spaziali, Invaders, eccetera, eccetera, eccetera.

Nei rari casi in cui giungono sul nostro pianeta siamo noi a trattarli male. (Starman, Ultimatum alla Terra del 1953, L’uomo che cadde sulla Terra, Il Fantasma dello spazio e ancora eccetera, eccetera eccetera) o, peggio ancora ci propongono una specie di esame che, se risolto, saremo assolti e non invasi (I 27 Giorni del Pianeta Sigma).

Insomma ci sono molti esempi e quasi tutti negativi per cui, come abbiamo detto, non sbandierate in giro dove siamo, usiamo un minimo di prudenza perché non è detto che, all’ultimo secondo, noi si sia in grado d’inventare l’arma che li sconfiggerà e non possiamo sempre dipendere dai germi terrestri per distruggerli, anche perché possono pensare che il virus siamo noi… e loro sono la cura. (Matrix)

Dunque non verrà mai l’ora della felicità? Non ci sarà mai riposo?

Il riposo giungerà per tutti noi e sarà troppo presto perché si chiama morte. Ma per la vita né riposo né fine, essa continua, conquista dopo conquista. Prima questo piccolo pianeta con i suoi venti e le sue onde e poi tutte le leggi della mente, tutte quelle della materia, poi i pianeti intorno e infine, oltre l’immensità, verso le stelle e quando avremo conquistato le profondità dello spazio e tutti i misteri del tempo saremo sempre al principio…

Ma siamo creature così piccole, una povera umanità fragile e debole, siamo… piccoli animali…

Piccoli animali… Perciò dovremo accontentarci di minuscoli frammenti di effimera felicità e soffrire, trapassare come gli altri, gli altri animali che non possiedono il divino dono del pensiero. Scegliere questo o quello: o l’universo intero o il nulla. Quale preferisci? Quale sarà poi… quale sarà?…

Vita Futura o Nel 2000 Guerra o Pace? (Things to Come – 1936) di William Cameron Manties.

QUESTA È LA FINE…

MA È LA FINE DEL PRINCIPIO

FONTI CONSULTATE:

Astronomia – Dalla Terra ai confini dell’Universo

Livio Gratton – La Scoperta del Cielo –La Scuola Editrice Brescia – 1947

Focus

Le Scienze

http://www.meteoweb.eu/2014/11/scienza-carburante-futuro-per-i-razzi-spaziali-nostra-cacca/356920/#4Vf3TVlCifkyaqsm.99

http://www.cnn.com/2005/TECH/space/11/04/china.moon.reut/. URL consultato il December 11.
Footholds : Romance to Reality – Moon and Mars Mission Plans : David S. F. Portree : Faculty : Mars Institute – To further the scientific study, exploration, and public understanding of Mars. URL consultato il December 11.
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Clementine. URL consultato il December 11.
The Clementine Bistatic Radar Experiment — Nozette et al. 274 (5292): 1495 — Science (See above). URL consultato il December 11.
Lunar Polar Ice Not Found With Arecibo Radar (See above). URL consultato il December 11.
lunar2. URL consultato il December 11.
Cornell News: No ice found at lunar poles (See above). URL consultato il December 11.

http://it.wikipedia.org/wiki/Colonizzazione_della_Luna

http://www-ssc.igpp.ucla.edu/personnel/russell/papers/mars_mag/

http://thehill.com/policy/technology/255321-nasa-mars-waters-not-habitable

http://www.lpi.usra.edu/meetings/lpsc2005/pdf/1270.pdf

https://microbewiki.kenyon.edu/index.php/Deinococcus_radiodurans

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2006GL027494/epdf

Il segnale wow Di Gianni Comoretto Pubblicato: 25 gennaio 2016 su Query

Wikipedia

Giovanni Mongini, tra i maggiori specialisti mondiali di cinema SF (Science Fiction) è nato a Quartesana (Fe) il 14 luglio 1944 e fino da ragazzino si è appassionato all’argomento non perdendosi una pellicola al cinema. Comincia a raccogliere materiale cinematografico di fantascienza in Super 8, 16 mm e 35 mm.

Fonda il Club 3 Passi nell’Ignoto e successivamente il Club Altair4, nelle cui rassegne vengono proiettate le sue pellicole raccolte e da qui la creazione della Cineteca Pleiadi, divenuta in pochi anni una delle più fornite d’Europa e del mondo per quanto riguarda il Cinema di fantascienza, per la presenza di pellicole rare ed introvabili fra le circa 500 possedute.

Nell’ambito cinematografico è stato tra gli organizzatori, insieme a Dario Argento e Carlo Rambaldi, suoi amici di sempre, della prima convention di SciFi a Ferrara, lo SFIR (Science Fiction Italian Roundabout) ripetutasi per vari anni e dalla quale nacquero le Convention italiane, in cui venne istituito il Premio Cometa d’Argento divenuto poi Premio Italia, che sono ancora oggi le maggiori manifestazioni annuali specializzate.

E’ stato più volte nella giuria del Festival di Trieste, al Fantafestival di Roma e al Festival di Stiges in Spagna.

Altra esperienza cinematografica è stata quella della produzione del film The Black Cat, diretto da Luigi Cozzi, che non ha ricevuto consensi e richiami solo in Italia.

Ha iniziato la sua carriera letteraria con articoli pubblicati su Il Corriere della Paura, Robot, Alien e Nova SF*, dove ha pubblicato romanzi e racconti; collabora alle maggiori testate di cinema e divulgazione scientifica.

Nel 1976 pubblica per Fanucci Editore, Roma la prima edizione de La Storia del Cinema di Fantascienza, in due volumi, che riscuote un enorme successo, infatti il testo divenne un classico nel settore e ben presto i volumi si esauriscono; verranno ripresi, ampliati e aggiornati in 11 volumi, per lo stesso Editore, fino a trattare gli anni 2000, curati stavolta con la figlia Claudia, aggiudicandosi un primo Premio Italia.

E’ autore, insieme a Luigi Cozzi, di George Pal, il Conquistatore delle stelle, per la Nebula Film Editrice.

Nel 2002 è uscito presso la Perseo Libri il primo volume del testo enciclopedico La Fantascienza sugli Schermi, seguito dal secondo volume nel 2003 e nel 2007 dal terzo. La Fantascienza sugli Schermi ha vinto il Premio Italia nel 2008.

Gli interessi di Mongini hanno sempre spaziato dal cinema alla narrativa, rivelandosi un narratore di grande successo popolare, con i romanzi Il Popolo che perse le stelle e La Galassia dei soli nascenti, primi due capitoli di una trilogia a cui è seguito il terzo e conclusivo capitolo Gli universi dei guardiani del tempo.

Attualmente sta scrivendo e ha scritto non solo di cinema, ma anche di divulgazione fantastica e scientifica, per Nova SF* e Futuro Europa (ed. Perseo Libri), Urania di Mondadori, per la rivista elettronica Delos, la Fanzine Continuum e La Zona Morta.

E’ ambasciatore ad honorem dello Star Trek Italian Club cui ha dedicato “Quando al cinema c’è Star Trek” (ed. Elara,Bologna) un volume proprio inerente al mondo Trekker, compiendo una straordinaria disamina della storia cinematografica della famosa saga. E’ in preparazione un nuovo volume aggiornato. Con Nicola Vianello ha scritto “Quando al cinema c’è Star Wars” la più completa disamina della saga più famosa della storia del cinema e tutti i suoi addentellati (ed. Della Vigna – Milano) con il quale ha vinto il Premio Italia 2011 per il miglior saggio e anche qui il volume sarà aggiornato con l’uscita del nuovo film della saga. Ha poi pubblicato assieme alla figlia Claudia per le Ed. Pleiadi i due romanzi di Philip Wylie e Edwin Balmer “Quando i Mondi si Scontrano” e “Quando i Mondi si Scontrano – Dopo” al quale ha aggiunto un terzo romanzo da lui scritto “Quando i Mondi si Scontrano – “Gli Altri” che completa quella che è stata chiamata “Quando i Mondi si Scontrano – La Trilogia”. Ancora per le Ed. Della Vigna di Milano è uscito  il suo nuovo romanzo “Prima del Domani” e con la Ed. Scudo ha pubblicato una raccolta di racconti e romanzi brevi intitolata “I Miei Mondi”. Ha vinto per la sesta volta il Premio Italia con il saggio “Misteri dallo Spazio e dal Tempo”. Mentre sta uscendo la grande enciclopedia “Science Fiction All Movies” (Ed. Della Vigna) una gigantesca raccolta di schede filmografiche di ogni paese su ogni forma di spettacolo fantascientifico e che si è aggiudicata ancora una volta il Premio Italia.

Recentemente è uscito il saggio “L’Universo in celluloide tra Stelle e Pianeti” con la presentazione di Luigi Pizzimenti, Presidente dell’Associazione per la Divulgazione Astronomica e Astronautica (ADAA) e Curatore del Padiglione Spaziale presso il Museo Volandia (Malpensa). Atri saggi e romanzi sono stati preparati per prossime pubblicazioni. E’ già uscito L’Occhio argenteo del Cielo, romanzo edito dalle Edizioni Scudo e “L’Odissea dei Mondi”. Per le edizioni Ultimo Avamposto Editore è uscito il saggio “Il Grande Universo dei Mostricon la collaborazione di Michele Tetro, una disamina completa sui mostri del cinema di fantascienza ed horror ci ha fatto conoscere. Poi per le Edizioni della Vigna è in programmazione un altro saggio intitolato “La fantascienza su Internet”, scritto insieme a Manuela Menci a cui seguirà la riedizione di due saggi aggiornati scritti in collaborazione con Nicola Vianello, sulle saghe di Star Wars e Star Trek, sempre con le Edizioni Della Vigna. Da anni ha abbandonato la città trasferendosi in una casa di campagna che raccoglie una straordinaria collezione di libri rari, pellicole, curiosità e pezzi insoliti legati tutti alla sua grande passione per il cinema e la letteratura di fantascienza, l’astronomia e l’astronautica.

Sta lavorando per la creazione di un Museo della Fantascienza, Astronomia e Astronautica nel paese di Gaiba, in provincia di Rovigo, un’operazione faticosa e difficile tra la mancanza di fondi del Comune e problemi di sponsorizzazione, ma che sta comunque procedendo tra incontri e manifestazioni come quella del 7 Maggio 2016 con l’inaugurazione ufficiale del Museo e con l’esposizione di una roccia lunare fornita dalla Nasa, una manifestazione intitolata “Ti porto la Luna”.

(18 – fine)

Giovanni Mongini