FANTASCIENZA STORY 118

GLI SPORT DEL FUTURO (1975) – PARTE 03

L’UOMO CHE CADDE SULLA TERRA (The Man who fell to Earth)

Il film è tratto dall’ottimo romanzo di Walter Tevies pubblicato, con lo stesso titolo, su Urania della Mondadori ed è stato portato sullo schermo dal regista Nicolas Roeg.

Sorge l’alba su un campo minerario del Kentucky e un uomo scende lungo un cumulo di scorie, respira con difficoltà, ma cammina con espressione decisa e si dirige verso il vicino centro di Haneyville. Si adagia su una panca davanti a un negozio di orefice in attesa che la proprietaria apra il negozio, quindi entra e contratta la vendita di una fede d’oro. Con il denaro ottenuto acquista dei viveri e si siede davanti alla riva di un fiume. Mentre mangia trae dalle sue tasche una corda alla quale sono legati anelli di varie dimensioni e tutti d’oro, il che dimostra come egli abbia mentito quando aveva dichiarato alla proprietaria del negozio di essersi deciso a vendere la sua fede matrimoniale.

L’uomo, Newton (David Bowie, 1947 – 2016), si presenta, una sera di qualche tempo dopo, dall’avvocato Oliver Farnsworth (Buck Henry) al quale, quasi senza proferire parola, consegna una busta contenente diecimila dollari.

Farnsworth: “Devo considerarlo un tentativo di corruzione?”

Newton: “È’ il compenso per il vostro tempo da questo momento. Vorrei per me dieci ore del vostro tempo e ve lo pago mille dollari l’ora.

Farnsworth: “Una cifra del genere paga molto più di dieci ore, anche del mio tempo. Cosa volete con esattezza?

Newton: “Mi serve un avvocato esperto in brevetti. Volete prendere questa valigetta? Potete aprirla.  Dentro troverà dei documenti, desidero che lei li legga.

Farnsworth: “Elettronica?

Newton: “Li legga.

Il singolare accordo viene accettato e l’avvocato legge con attenzione ciò che quello strano individuo gli ha portato.

Sorge l’alba.

Farnsworth: “Incredibile, non posso crederci! Qui ci sono nove brevetti basilari, nove! Sapete cosa significa?

Newton: “Sì, certo.

Farnsworth: “Davvero?! Ne dubito. Significa, signor Newton, che vi potete prendere la RCA, la Eastman Kodak, la Dupont.”

Newton: “Quanto potrebbe fruttare tutto questo in… diciamo tre anni?

Farnsworth: “Io sono un avvocato, non un contabile signor Newton… però, diciamo, un… trecento milioni di dollari…

Newton: “Non di più?

Farnsworth: “Di più?!

Newton: “Mi servono cinquecento milioni.

Farnsworth: “Per che diavolo farne… Non volevo dire questo, signor Newton, sto soltanto cercando di convincermi che non sto sognando.

Newton: “Vi offro il dieci per cento dei profitti, più il cinque per cento delle azioni della società. Secondo i vostri sistemi di calcolo questo significa un introito annuo tra i sette e gli ottocentomila dollari.

Farnsworth: “È’ una quantità di denaro enorme anche per me.

Newton: “Cinque volte di più di quanto guadagnate adesso. Pensateci, signor Farnsworth. Mi dispiace di avervi fatto perdere una notte di sonno, ma ne è valsa la pena.

L’impero di Newton comincia a prendere forma.

All’università di Chicago un professore, Nathan Bryce (Rip Torn), mantiene dei rapporti piuttosto particolari con le sue studentesse e, nel corso di uno di questi, nota che la ragazza che è con lui, Elaine, fotografa i loro corpi praticamente nel buio più completo e senza l’ausilio del flash. Le foto, nitidissime, e con colori perfetti, escono in un unico rullo dalla macchina fotografica suscitando l’incredulità di Bryce, il quale, dopo un ennesimo litigio con il suo preside, abbandona la scuola per cercare lavoro nella nuova società fondata da Newton: la World Enterprises Corporation.

Newton, intanto, nel suo girovagare, si è recato in un tranquillo albergo di Louisville ma, mentre sale con l’ascensore, si sente male e deve essere portato letteralmente in braccio nella propria stanza dalla cameriera, Mary– Lou (Candy Clark): è l’inizio di uno strano rapporto che comincia a legare i due.

Bryce, intanto, è riuscito a farsi assumere da Farnsworth.

I ricordi affollano la mente di Newton: intensi momenti in un mondo lontano, una dolce creatura dagli occhi di gatto e due piccoli dotati dello stesso, inquietante sguardo. È un Newton diverso quello che sale su uno strano veicolo fermo in mezzo all’arido deserto, un uomo con strani occhi che però sanno ugualmente piangere e che saluta i suoi cari.

Ora Newton è sulla Terra e il suo progetto prosegue: ordina a Farnsworth di indirizzare tutti i fondi della sua società verso un nuovo progetto di ricerca spaziale. Se l’alieno continua la sua missione, il terrestre che, giorno dopo giorno, s’insinua sempre di più in lui lo condanna a un’esistenza ibrida sospesa tra la realtà e il sogno, fra la Terra e le immagini del suo mondo lontano. Per cercare rifugio da questi momenti Newton comincia a bere sempre più frequentemente e in dosi sempre maggiori.

Finalmente, dopo cinque anni, Bryce riesce a incontrare Newton. Lo spaziale gli mostra la capsula interplanetaria che sta realizzando e lo scienziato cerca di capire chi sia, in realtà, quello strano, esile uomo che gli sta davanti. Da quel giorno i loro incontri si moltiplicano e, in uno di essi, Bryce prepara un piano per poterne sapere di più su Newton. Egli fa entrare l’alieno nella sua casa, situata come quella di Newton, nella zona del Kentucky dove sorge la nuova base spaziale, lo fa sedere in una poltrona e, mediante un finto telecomando televisivo, di nascosto, scatta delle fotografie dello spaziale con una pellicola a raggi X. La struttura ossea che appare è decisamente aliena.

Il vero aspetto di Newton si rivela agli occhi di Mary-Lou quella sera stessa: privo di unghie alle dita dei piedi e delle mani, senza capezzoli e capelli, con le iridi verticali come quelle di un gatto (la truccatura è durata più di tre ore). Al vederlo la ragazza non solo vomita, ma si orina letteralmente addosso dalla paura in una scena tanto inutile quanto gratuita e volgare. Cercando di vincere il ribrezzo e la paura, Mary-Lou si accosta allo spaziale cominciando ad accarezzarlo: purtroppo, però, una caratteristica di questi esseri, durante l’eccitazione erotica, è quella di secernere dal corpo una specie di licore e quando ciò avviene la ragazza, spaventata, fugge. Newton riprende il suo aspetto umano.

Tardo pomeriggio del giorno seguente: Bryce va da Newton.

Newton: “Sono contento che siate venuto, ci speravo. So che avete fatto delle supposizioni sul mio conto… Io posso vedere il lampo di una macchina fotografica a raggi X… è quasi accecante…

Bryce: “Perché siete venuto qui?

Newton: “Io vengo da un mondo spaventosamente arido. Abbiamo visto alla televisione le immagini del vostro pianeta e abbiamo visto l’acqua. Nella nostra lingua la Terra si chiama “Pianeta Acqua

Bryce: “Voi potete vedere i nostri programmi televisivi? Da dove venite esattamente?

Newton: “Non sono un astronomo… da qualche parte, lassù…

Bryce: “Siete il primo?

Newton: “Il primo, cosa? Visitatore?! Ci sono sempre stati visitatori. Sul mio pianeta abbiamo trovato tracce di visitatori. Voi dovete averne viste anche qui.

Bryce: “Io non credo.

Newton: “Io le ho viste. Ho visto le loro tracce e le località dove sono vissuti.

Bryce: “Queste cose le ho viste anch’io, tutti le abbiamo viste. Sono soltanto teorie per i teorici. Io sono uno scienziato.

Newton: “Io non sono uno scienziato, ma so che tutto comincia e finisce nell’eternità.

Bryce: “Cosa volete fare?

Newton: “Volete dire: cosa ho in mente?

Bryce: “Sì, cosa avete in mente?

Newton: “Non abbiate paura, non voglio farvi del male.

All’alba del collaudo definitivo del mezzo spaziale la situazione precipita. Newton viene rapito e rinchiuso nella propria auto che si dirige verso una meta sconosciuta: Farnsworth viene scaraventato dalla finestra del proprio ufficio situato su un alto grattacielo.

Newton è rinchiuso in una stanza. Attraverso le immagini televisive che gli scorrono davanti agli occhi apprendiamo, indirettamente, che il suo rapimento è stato organizzato dalle autorità. Adducendo mere ragioni economiche viene quindi dichiarato il preteso fallimento della società di Newton, ma non la sua vera, assurda sorte.

Il tempo passa, inesorabile. Si susseguono test ed esami di ogni genere. Newton riceve anche la visita di una invecchiata Mary-Lou. Non è possibile determinare con assoluta certezza, anche attraverso gli esami, la vera natura aliena di Newton, né lui ci tiene ormai più a farlo.

Newton: “…Ho dimostrato tutto quello che potevo e sono arrivato al punto in cui mi trovo…

Gli esami continuano lungo gli anni. Nonostante le sue proteste uno di essi, una fotografia delle retine con i raggi X, fissa, per sempre, i finti occhi terrestri a quelli veri, da alieno, rendendolo quasi cieco.

Una serie di flashback mostra la fine del mondo di Newton attraverso la morte ipotetica, presente o futura, ma tragicamente logica, della sua famiglia e che tutto ciò avvenga in quello stesso momento non ha importanza alcuna: avverrà fatalmente.

Alla fine l’alieno viene lasciato libero e così, come la storia della sua prigionia avvenne un Natale di tanti anni prima, con un altro Natale si conclude. Bryce e Mary-Lou rintracciano Newton per mezzo di un disco che quest’ultimo ha inciso e lo l’incontrano, qualche tempo dopo, sulla terrazza di un bar nella primavera che sta avanzando.

Bryce: “Non provate rancore per quello che vi è successo?

Newton: “Rancore? No. Probabilmente sareste stati trattati allo stesso modo se foste giunti sul nostro pianeta.

Bryce: “Allora non c’è possibilità?

Newton: “Di cosa? Naturalmente che c’è una possibilità. Voi siete uno scienziato, Dottor Bryce, dovreste sapere che esiste sempre una possibilità. Avete bisogno di danaro? Fatemelo sapere se ne avete bisogno. Io non ci vedo più tanto bene, però di denaro ne ho sempre.

In quel momento si avvicina il cameriere e fissa l’ennesimo bicchiere vuoto del suo cliente, lo sguardo come spento, rivolto al nulla.

Cameriere: “Credo che il signor Newton ne abbia avuto abbastanza, vero?

Bryce: “Lo credo anch’io.

Il film è a tratti discontinuo e alterna momenti assai felici  a sequenze del tutto gratuite come, per esempio, quella già citata di Mary-Lou. È un interessante esempio di fantascienza più matura. Nicolas Roeg ha trattato la storia con la delicatezza e l’amarezza che erano necessarie, ma non sarebbe nuociuto al film un ritmo leggermente più accelerato senza perdersi troppo in lunghe e lente sequenze.

Straordinaria la bravura del cantante David Bowie, assolutamente credibile nel ruolo dell’alieno, reso ancora più veritiero da questa sua struttura così androgina, diversa, sotto certi aspetti come lo fu Michael Rennie nel ruolo dell’alieno Klaatu in Ultimatum alla Terra.

(3 – continua)

Giovanni Mongini