RACCONTI THRILLING NEI CAPOLAVORI DELLA SERIE KKK DEGLI ANNI ’60 E ’70 (CON UN PICCOLO OMAGGIO A LAURA TOSCANO E ALDA TEODORANI)

Mi riviene alla mano un volumetto del Supergiallo Mondadori dedicato al thrilling italiano: Il mio vizio è una stanza chiusa, chiuso quando ancora Alan Altieri era l’editor della collana. Sono passati dieci anni (era il novembre del 2009) da quel volume di racconti selezionati e curati da Stefano Di Marino (suo anche un lungo ed efficace saggio sul cinema thrilling italiano degli anni ’70), dieci anni volati via come niente e nel niente. I nomi contenuti in quell’antologia passano per essere degli scrittori di genere. Tra i più bravi, per giunta. Personalmente credo campino sul nostro bisogno di inguaribili nostalgici, sul nostro non volerci rassegnare al fatto d’esser nati nei tempi sbagliati, quando la golden age dell’editoria italiana (e di tutto il resto, visto che a uno come Dardano Sacchetti, giovane ‘68ino incazzoso, basta presentarsi a un appuntamento col Commendator Dino De Laurentiis per uscirsene con un assegno da 80 milioni di lire dei primi anni ’70…) è finita per sempre.

In quel volumetto Mondadori spacciavano per raccontini thriller delle cosucce che non avevano il sapore e l’impasto di quello degli anni ’70. Non fermentavano quei sapori, quei colori. Scrittori troppo occupati a farsi la foto col profilo giusto, troppo occupati a costruirsi un personaggio letterario.

In quel Supergiallo però c’era anche Alda Teodorani. Lei merita un discorso a parte. In Alda c’è sempre stato qualcosa di storto. Piccoli editori, poca visibilità. Mentre la sua generazione andava avanti, si faceva una posizione, lei rimaneva al palo, persa nelle sacche di editori piccoli, fallimentari, o radicalmente alternativi. Non per farmi i suoi interessi, ma non credo che Alda abbia fatto i soldi. Non so nemmeno se sia riuscita a camparci con la scrittura. Questo perché la narrativa di Alda non ha mai avuto quell’ambizione mainstream coltivata da gente più carina e vendibile, e qui penso a una tizia che scrive come una sorta di Amelie della letteratura thrilling nostrana… La scrittura di Alda è un corpo a corpo con la materia prima del genere. Lo dico pensando soprattutto al suo ritorno allo psycothriller col romanzo La mente e i suoi inganni (Profondo Rosso Edizioni, 2018), libro di cui si sono accorti in pochi. Non poteva essere altrimenti. A interessarci a queste cose siamo rimasti in 4 gatti spelacchiati, gente che si scrive addosso e raramente legge le cose degli altri… La mente e i suoi inganni. Dentro quelle cento pagine o poco più vive e pulsa ciò che è rimasto oggi del thrilling: Alda, in una bella intervista concessa alla Zona Morta, racconta la genesi lunga e travagliata del romanzo. Un’idea che partiva da Alan Altieri, rivista e modificata pesantemente, poi lasciata nel cassetto per anni, nuovamente ripresa e mutata.

Il soggetto mi ha richiamato alla mente un film recente che ho amato moltissimo, Tulpa di Zampaglione. Lì il personaggio della Gerini, manager rampante e aggressiva, cercava nel sesso selvaggio di un club privé la libertà. Qui, al contrario, un gruppo di donne travolte dalla vita, trovano nel sesso e nel loro life coach una gabbia da cui cercano di fuggire. Un misterioso assassino le uccide tutte, omaggiando fortemente il thriller anni ’80 di Lamberto Bava, penso in particolar modo a Le foto di Gioia e Morirai a mezzanotte, ultimi bagliori di un cinema che di lì a poco si sarebbe spento per sempre… Alda abbraccia il genere in tutte le sue forme e non ha paura di sporcarsi con la morbosità, la solitudine urbana e la morte. La sua scrittura, dai tempi dei primi racconti, pare aver raggiunto un nuovo grado di maturazione. Sempre asciutta, ma meno precisa, volutamente ondivaga, quasi un flusso di coscienza interrotto da squarci visivi e cinematografici. In poco più di 100 pagine Alda ci racconta dove siamo arrivati e come il thriller possa continuare a raccontare il lato oscuro della nostra società borderline, multipla, bipolare, dominata da un tempo del commercio che ci vuole burattini senza identità, fragili marionette pronte a implodere e a impazzire. Orgasmi, feticismo, sexy shop on line, outlet notturni riempiti di manichini baviani. Questo è La mente e i suoi inganni, questa è Alda Teodorani ancora oggi nel 2019. Se preferite le indagini, i bravi poliziotti, la verosimiglianza, allora andate pure a leggervi il resto della letteratura italiana. Fieri di non farne parte. Chiudo il doveroso omaggio ad Alda.

In questo articolo volevo procedere a casaccio, passare dall’oggi di Alda al passato remoto dei volumi della collana I capolavori della serie KKK classici dell’orrore, editi da Marco Vicario tra gli anni ’60 e i primi anni ’70. Lì troviamo davvero il nucleo del nostro thrilling cartaceo. Romanzi che hanno avuto il merito di intuire le potenzialità del thrilling e hanno anticipato (e poi seguito) la rivoluzione impostata da Dario Argento. Su tutti, fu proprio Laura Toscano a scrivere la maggior parte di KKK degli ultimi anni, quando appunto la serie vira pesantemente verso lo psycothriller e il thriller argentiano puro. Sull’argomento, di cui nessuno si era mai occupato, esiste un saggio fondativo di Daniele Vacchino, a cui rimando sempre, facendo anche un po’ di pubblicità alla nostra casa editrice amatoriale. Un bel saggio di Luceri e Cozzi, Giallo Pulp la storia del romanzo poliziesco italiano, ha avuto il merito di occuparsi diffusamente delle pubblicazioni varie di Marco Vicario, grazie anche al contributo di alcuni personaggi. Brevemente si scopre che Dario Argento, da giovanissimo, ha lavorato per le collane di Vicario, occupandosi proprio dei Gialli dell’Ossessione e dei KKK, lavorando diversi mesi nell’ufficio di Vicario, occupandosi della scelta dei romanzi, delle appendici. Sentiamo direttamente le parole del regista romano: “Dovevo stare attento, se per caso il romanzo selezionato fosse stato più corto delle usuali 128 pagine che componevano ogni fascicolo, che ci fossero allora in appendice per completarle almeno uno o due racconti brevi oppure la puntata di un altro romanzo, in maniera da evitare di lasciare delle pagine bianche. Ma non sempre era facile trovare quel materiale breve… ricordo che più di una volta ho dovuto scriverli io, quei raccontini riempitivi per le pagine finali, anche se naturalmente non li ho mai firmati con il mio vero nome, sì, perché mi inventavo sempre degli pseudonimi americani o comunque strani.

La scoperta di Luceri e Cozzi non è da poco.

Argento ha direttamente lavorato per una collana di romanzi che costituirà l’unico vero equivalente su carta del cinema thriller degli anni ’70. La roba è grossa. Addirittura il futuro regista ha scritto alcuni brevi racconti. Peccato che Cozzi non scavi maggiormente nella memoria di Argento. La traccia comunque esiste. Laura Toscano sarà quella che più di tutti recepirà la lezione cinematografica di Argento, arrivando a scrivere il suo L’uccello dalle piume di cristallo e intitolandolo Sul filo del rasoio (KKK n. 154 del 20 marzo 1971). Che la Toscano abbia conosciuto Argento in quei mesi? Che abbiano condiviso intuizioni e passioni comuni? Prima dell’affermarsi sugli schermi di Argento, ossia prima del fatidico 1970, i thriller dei KKK guardano sicuramente alla lezione psycothriller di Robert Bloch, dove più che il maniaco nerovestito l’interesse è per i pensieri e la mente del folle.

Dopo il 1970, dopo L’uccello dalle piume di cristallo si apre il vaso di Pandora e i KKK diverranno dei contraltari delle tante pellicole thrilling di allora. Maniaci vestiti di nero, sadici mascherati, serial killer, mani guantate. I KKK saranno un pozzo prezioso di roba pulp. Puri romanzi di genere, scritti senza badare alle ossessioni dei moderni editor, novelle scritte di getto, sull’onda del film del momento, del regista del momento. Romanzi in cui il giallo razionale è schiacciato da valanghe di morbosità, sesso e violenza irrazionale. La follia di vetro, i carillon, le mannaie, le bamboline scorrono in quelle pagine ammuffite dal tempo… Di quelle scritture e della Toscano, oggi solo Alda sembra l’unica ad averne ereditato le pulsioni, le spigolosità, le imperfezioni e la sincerità…

E quei brevi raccontini di Argento?

In effetti, in alcuni albi, specialmente tra il ’65 e il ’66, appaiono alcuni brevi racconti thriller, materiale inedito messo in appendice per arrivare alle pagine canoniche di ogni volume. Racconti scritti con pseudonimi stranieri o italiani. Dietro ad alcuni è facile scorgere Laura Toscano o Renato Carocci, due delle colonne delle Edizioni Periodici Italiani. Su altri invece non è possibile dire. Che vi sia la mano di un giovanissimo Argento alla sua prima esperienza creativa, ancor prima di scrivere soggetti per il cinema? Non lo sapremo mai. Non io perlomeno. Quel che ho fatto è stato di andar a controllare uno per uno i volumetti in mio possesso. Ecco quello che ho trovato.

Luglio 1964, La bestia, collana KKK n. 34.

…1964, estate. Non una qualsiasi…

Presidente della Repubblica Mario Segni, anziano leader DC con una visione geopolitica apocalittica, sempre più preoccupato dalla conflittualità sociale crescente, dagli scioperi e dalle lotte sindacali, eccitato da una malattia paranoica che gli agita lo spettro di un milione di disoccupati pronti a riversarsi nelle strade, simili ai vampiri post-atomici di qualche horror di allora… Le aperture di Moro verso i Socialisti di Nenni, il tintinnare delle sciabole dei Carabinieri del Generale De Lorenzo al servizio del Presidente…

Si diceva… in appendice al n. 34, il racconto PAURA DI TE!… di un tale Reg Sattle. Si tratta di una storiella con la solita ambientazione americana. Una mogliettina innamorata del suo facoltoso marito, sospetta che l’uomo sia a capo di un gruppo di gangster. Angosciata, finirà per pedinarlo, scoprendo che l’uomo è in realtà un becchino alquanto rinomato. Nulla di thriller, solo una deliziosa storiella nera dal profondo degli anni ’60.

Febbraio ’65, KKK n. 50, I 7 veli. In appendice un racconto firmato da Renato Carocci (di cui si ricorda anche Claudio Argento, succeduto a Dario, dopo che questi se n’era andato dall’ufficio di Vicario…). La trama è molto classica: due amici scommettono di riuscire ad architettare un delitto perfetto. Naturalmente la cosa si risolverà maluccio per uno dei due. Breve, asciutto, fulminante, basato sulla pura idea più che sui personaggi o le psicologie assenti. Curiosa, per la collana, l’ambientazione italiana della vicenda. Un esercizio letterario su cui oggi molta gente della filiera editoriale dovrebbe meditare…

Maggio 1965, KKK n. 54, Sadismo. In appendice un racconto, credo tra le sue prime cose, firmato da Laura Toscano, Alle cinque della sera. La trama parla di un reduce da Saigon, un uomo dalla mente sconvolta, divorata dalle atrocità della guerra e da orribili esperienze con una strana setta. Gli elementi dello psycothriller alla Bloch ci sono già tutti.

Maggio 1966, KKK n. 72, I passi dietro le spalle, in appendice il racconto di tale M. Louise Farm, Un brindisi per Susan, intrigo classico su un marito che vuol far fuori la moglie e architetta una vacanza per farla sparire. Alcuni passaggi della trama, sarà la suggestione, mi hanno fatto pensare alle precauzioni utilizzate (crearsi dei testimoni occasionali) da Harvey Keitel nell’episodio di Argento Il gatto nero. Sarà un caso?

Marzo 1967, KKK n. 82, titolo La voglia e la follia. Il raccontino in questione è di tale Rodolfo Marzano e si intitola Tra due fuochi, storia di un uomo preso dalle rispettive richieste della moglie e dell’amante. Lui finirà per impazzire e ammazzarle entrambe.

Sempre marzo 1967, KKK n. 83, La lama nella carne. È il periodo in cui Argento ha diviso l’ufficio con Marco Vicario? Mi piace pensare di sì. In appendice un racconto molto interessante: L’omicida cortese, firmato da tale Rodolfo Marzano. La storia segue le peripezie di un assassino necrofilo che prima uccide e poi sevizia delle affittacamere. L’ambientazione è come sempre americana. Un killer sadico che legge la Bibbia, viene dimesso da manicomi statali e viaggia in lungo e in largo per la California, una caccia finale delle autorità che ricorda quella al killer di Texarkana nel 1946. Molti spunti, rapidi, quasi una carrellata in circa dieci pagine di sevizie, delirio e libertà espressiva…

Giugno 1967, KKK n. 88, Notte d’incubo. Il racconto nelle ultime pagine, Una moglie di troppo, è firmato da Rodolfo Marzano e ne porta i tratti essenziali: un marito ancora stritolato da una moglie ricchissima. L’uomo architetta con l’amante di ammazzarla, ma nel finale la consorte rivelerà tratti psicotici degni della Mimsy Farmer di Quattro mosche di velluto grigio! Altra suggestione, eco, fantasma della memoria, altra illusione?…

Agosto 1967, KKK n. 92, L’apostolo di Satana, in appendice un racconto tra i più interessanti. Firmato da anonimo, Il mostro di Birmingham è un caso insoluto di omicidi sadici ai danni di giovani donne di una Young Women Christian Association; gli assalti anticipano visivamente alcune scene de L’uccello dalle piume di cristallo, quando l’assassino nero vestito si introduce nella casa di una vittima e la aggredisce sul letto. La storia procede a metà tra un true crime di nera e una fiction thriller, in cui persone comuni si trovano coinvolte in fatti di sangue e follia. Il tutto in una manciata di pagine, senza nemmeno l’ausilio di veri personaggi e protagonisti. Un gioiello!

Marzo 1970, KKK n. 133, L’incubo scarlatto. Qui Argento ha di sicuro già preso il volo verso il cinema. L’uccello dalle piume di cristallo è da un mese nelle sale italiane e comincia a macinare successi. La rivoluzione è alle porte. In appendice riappare la firma di Rodolfo Marzano per il racconto Jack lo strangolatore, con un killer che dal ’65 terrorizza Londra e aggredisce, strangolandole, alcune donne. La stampa lo ha già soprannominato “il sadico”, anticipando forse l’ondata di paura che attanaglierà l’Inghilterra negli anni ’70 con le gesta del reale squartatore dello Yorkshire. Il racconto, fulminante, dipinge una polizia ancora incapace di contenere la nuova ondata criminale di pazzi psicotici che scelgono vittime a caso e inseguono propri disegni misteriosi. Anche da altre parti del mondo giungono notizie di altri sadici, di altri aggressori, preannunciando le intuizioni più originali di uno scrittore come Robert Bloch e del suo Il regno della notte, psycothriller fondamentale del 1974. Una piccola nota a margine: questi racconti, aldilà della suggestione argentiana, costituiscono una rarità nella rarità. Scrivere thriller seguendo le orme di Argento, Martino, Fulci, Dallamano, Miraglia è difficilissimo. Si tratta di bilanciare un impasto di violenza, pop, surrealismo, horror, suspence e sadismo che non ha eguali. In molti, anni dopo, ci hanno provato e nessuno, o quasi, c’è più riuscito. In letteratura, lo dicevo all’inizio, indicherei solo la Teodorani (e Giovanni Buzi, troppo prematuramente scomparso, col suo bellissimo La signora della maschera d’oro – significativo, almeno per me, ma la vita è fatta di piccole solitudini lo diceva Roland Barthes quindi, che in rete circoli una bella foto in cui Giovanni e Alda si abbracciano). Nel cinema di questi ultimi anni farei il nome di Zampaglione e Luciano Onetti…

Immaginare di scrivere in poche pagine, in poche righe un plot thriller è ancora più difficile. Per questo i racconti reperibili nelle appendici di alcuni KKK sono delle rarità assolute, un cuore pulp da riscoprire e studiare maggiormente.

Ottobre 1970, KKK n. 143, titolo Parossismo. In appendice un racconto probabilmente della Toscano, Lo strangolatore, un veloce thriller su un sadico che colpisce in un quartiere londinese. Una prova tutta al femminile con protagoniste due giovani ragazze e un finale che capovolge il luogo comune del pazzo maschile e afferma, anche nel male, una piena parità tra i sessi. Splendido.

Allora, nel 1970 l’editoria era diversa…

Il paese era diverso.

Nel ’70 Junio Valerio Borghese aveva abbozzato un suo Golpe da operetta…

Il terrorismo, le stragi, il contesto politico. Piazza Fontana. Le stragi del Sid. Gladio. Andreotti. L’ombra del Piano Solo e la figura oscura di De Lorenzo, generale dei Carabinieri che scenderà nella tomba nell’aprile del 1973…

Nella tomba, in un attonito silenzio, scivolano e coagulano rivoluzionari e borghesi, sporcaccioni e opportunisti…

Il 12 maggio 1972 muore freddato da vari colpi di pistola il commissario Calabresi…

Il 5 marzo del 1972 esce l’ultimo KKK, intitolato La bambola di cera, firmato da Laura Toscano…

Davide Rosso