DAVIDE CAMPARSI

Ha iniziato a pubblicare racconti da pochi anni, ma in un tempo relativamente breve Davide Camparsi è riuscito a farsi strada nel mondo della narrativa di genere vincendo numerosi premi e superando varie selezioni per essere inserito in moltissime antologie con i suoi racconti, che spaziano dalla fantascienza al fantasy all’horror… praticamente il fantastico a 360 gradi. Un autore così non potevamo certo farcelo scappare, tanto più che spesso è arrivato in finale anche al nostro “Trofeo La Centuria e La Zona Morta”.

COMINCIAMO CON UNA DOMANDA DI RITO. CHI È DAVIDE CAMPARSI?

Una persona a cui piacciono le storie.

COME HAI COMINCIATO A SCRIVERE?

Ho iniziato a scrivere nel 2013. Quell’anno partecipai al “Trofeo Rill” con il racconto “Perché nulla vada perduto” che poi vinse l’edizione, ed ebbi così la possibilità di conoscere Alberto Panicucci, uno dei membri di Rill, che di sicuro in questi anni è stata una delle persone che in diversi modi più mi hanno aiutato in questa esperienza.

VUOI PARLARCI DELLE TUE PRODUZIONI PRECEDENTI, IN PARTICOLAR MODO DI QUELLE A CUI SEI PIU’ LEGATO?

Ogni racconto è legato a un bel ricordo, in verità. In questi tre, quattro anni, ne sono stati pubblicati una trentina qui e là, quindi direi che sono stato parecchio fortunato. Per diversi motivi sono legato al “Rill”, in particolare al racconto “Non di solo pane”, che ha avuto anche la possibilità di essere tradotto all’estero. Sempre attraverso “Rill” e Alberto Panicucci ho avuto l’occasione di essere invitato a partecipare all’antologia di fantascienza per l’EXPO, curata da Mongai, Grasso e Minicangeli. Francesco Grasso, ad esempio, è un’altra delle persone che mi ha contagiato con la sua passione viscerale; in particolare ricordo un’intera sera trascorsa “insieme”, via chat, cercando la traduzione della parola “quarto” in marziano, per l’editing di un raccontino sui miti di Marte. I racconti legati alle pubblicazioni per le varie raccolte di Esescifi ed Esecranda sono anch’essi legati a bei ricordi, così come quelli per Dunwich Edizioni e i concorsi stessi de “La Centuria e la Zona Morta”. Ultimamente ho avuto la fortuna di poter partecipare ad Altrisogni Vol. 3, pubblicare una novella horror cui tengo molto che ha vinto il “Terzo Premio Polidori” di Nero Press e a una raccolta a tema dinosauri, “Dinosauria” per l’appunto, curata da Lorenzo Crescentini, in compagnia di diversi autori italiani di talento e illustrata dal paleo artista Marzio Mareggia.

RECENTEMENTE, COME DICEVI, HAI PUBBLICATO SU “ALTRISOGNI – VOLUME 3” IL RACCONTO “FIGLIO DI CANTI”. CE NE VUOI PARLARE?

Si tratta di un racconto fantasy, ambientato in un mondo decadente, con un pugno di protagonisti che si rifanno agli archetipi più classici del genere, ma declinati in uno stile che spero sia un po’ personale. In realtà si tratta di un racconto sul potere creativo della parola. Entrambi i temi, quello del manipolo di mercenari o della parola creativa nel contesto fantasy, sono stati un argomento che ho approfondito nello stesso periodo di tempo sia per il racconto che ha vinto l’ultimo Trofeo della Zona Morta, sia per un romanzo ora in finale al “Premio Odissea”.

QUAL È STATA LA PARTE PIÙ DIFFICILE NELLA CREAZIONE DEI PERSONAGGI E DELL’AMBIENTAZIONE?

Quando Vito Di Domenico – il curatore e altrettanto competente editor di “Altrisogni” per dbooks.it – mi ha proposto di scrivere un racconto per la raccolta, l’idea è venuta a galla mentre ne parlavamo, come spesso mi capita per i racconti. Ho scritto quindi di getto, lasciando che i personaggi prendessero forma mano a mano che la scrittura li faceva emergere dalle necessità della storia. In quel periodo stavo cercando di scrivere più fantasy perché desideravo sperimentare in quel genere, provarne la “voce” e i ritmi, il linguaggio, visto che di solito le uniche occasioni, per me, sono proprio i concorsi del “Trofeo La Centuria e la Zona Morta”.

IN QUESTI TEMPI TI TROVIAMO INOLTRE IMPEGNATO IN VARIE ANTOLOGIE CON RACCONTI HORROR, FANTASY E DI FANTASCIENZA: QUAL E’ FRA QUESTI GENERI QUELLO IN CUI TI TROVI PIU’ A TUO AGIO?

Sono stato un lettore onnivoro fin da bambino, ma ho sempre amato la narrativa di genere in tutte le sue declinazioni, posto che questo voglia dire qualcosa di sostanziale. In realtà, sia per il lettore, che per chi la scrive, credo che l’unica cosa che conti sia trovarsi di fronte a una buona storia, un’ottima storia, magari. Il genere è un punto di vista, con un suo ritmo, un’atmosfera, una sua “voce”, ma quel che conta alla fine è sempre la storia. Il genere è forse la chiave con la quale l’autore prova a entrare nell’immaginazione del lettore, scassinandone la pigrizia verso altre letture che non siano le solite alle quali concede la propria attenzione, o cercando di affascinarne la fantasia in modi che lo sorprendano. La mente, in fin dei conti, si nutre di emozioni.

ULTIMA TUA FATICA IN ORDINE DI TEMPO E’ L’E-BOOK “TERRENO DI SEPOLTURA” PER NERO PRESS EDIZIONI. COSA PUOI DIRCI IN MERITO?

Terreno di Sepoltura” è stata l’occasione per cimentarmi in qualcosa di più lungo dei racconti  che scrivo normalmente e di venire pubblicato in una monografia invece che in una raccolta. Credo, spero, ne sia uscita una storia interessante sul tema della corruzione. Spendo anche una parola per l’editing di Federica Maccioni, un’altra persona che ho avuto la fortuna di conoscere scrivendo, la cui passione e competenza hanno di sicuro migliorato il risultato e permesso che nella stesura finale venisse alla luce un personaggio secondario che ha aggiunto coerenza e un tocco di emozione al finale della storia. Questo per dire come continuare a mettersi in discussione possa solo migliorare il lavoro e quanto sia importante una revisione fatta con cura e passione.

VISTO CHE ULTIMAMENTE CAPITA SEMPRE PIU’ SPESSO DI LEGGERE MOLTI AUTORI, SIA EMERGENTI SIA AFFERMATI, ANCHE IN FORMATO DIGITALE, SECONDO TE QUALE SARA’ IL FUTURO DELL’EDITORIA? VEDREMO PIAN PIANO SCOMPARIRE IL CARTACEO A FAVORE DEGLI E-BOOK O PENSI CHE QUESTE DUE REALTA’ POSSANO CONVIVERE ANCORA PER LUNGO TEMPO?

Non sono un esperto, ma mi diverto a immaginare possibili futuri. Con la diffusione dei lettori digitali, o degli smartphone/tablet, credo che per i libri avverrà quanto è già accaduto per la musica. Il cartaceo avrà costi sempre più onerosi per chi lo produce, quindi magari diverrà un oggetto da regalare, destinato a una nicchia di appassionati, come il vinile o lo stesso CD musicale. L’e-book ha costi di produzione minori, permette l’auto-pubblicazione senza particolari difficoltà, non occupa spazio; col tempo i costi di acquisto si abbasseranno ancora a favore del numero sterminato delle proposte. Paradossalmente, sarà ancora più difficile per un autore di qualità farsi notare in mezzo alla massa della produzione; d’altro canto, il lettore che acquisterà e-book a basso prezzo non si farà scrupoli ad abbandonare la lettura dopo poche righe o a scaricare libri senza nemmeno leggerli. Oltretutto, i libri presuppongono una partecipazione più attiva rispetto alla musica, ai fumetti o al cinema. Lo sviluppo tecnologico sta cambiando non solo le nostre abitudini, ma anche le nostre capacità, mettendoci di fronte a stimoli molteplici ma riducendo la nostra capacità di concentrazione. Forse il cartaceo diverrà un prodotto di nicchia e l’e-book uno di consumo, con margini ancora più ridotti per gli autori che vorrebbero farne una professione.

IN QUESTI ANNI DI ATTIVITÀ HAI SEMPRE AVUTO UNA PREDILEZIONE PER IL GENERE FANTASTICO. CHE SIGNIFICATO HA PER TE QUESTA TEMATICA?

Per quanto mi riguarda, il fantastico è la possibilità di non porre limiti al processo creativo e all’immaginazione. Lo trovo entusiasmante, lo identifico con la parte migliore della natura umana: sognare ciò che non esiste e provare a realizzarlo, o almeno raccontarlo, ma in un modo che appaia tanto plausibile da confondere la differenza. È una sfida interessante, che quando riesce, lascia un buon sapore in bocca.

DURANTE LA TUA CARRIERA DI SCRITTORE HAI ANCHE VINTO NUMEROSI E PRESTIGIOSI PREMI. CE NE VUOI PARLARE?

Carriera mi sembra pretenzioso, visto che scrivo da così poco tempo e che, nella realtà delle cose, credo che il numero di chi ha letto ciò che ho scritto sia davvero esiguo. Per quanto riguarda i premi, ho già menzionato il “Rill” che credo sia un’esperienza che tutti coloro che scrivono di fantastico dovrebbero provare  per le possibilità che offre (la pubblicazione in Italia dei finalisti e all’estero del racconto vincitore; l’illustrazione, sempre per il vincitore, del proprio racconto da parte della bravissima Valeria De Caterini; il confronto con l’entusiasmo e l’esperienza di Alberto Panicucci); il “Premio Esecranda” ed “Esescifi” sono forse più di nicchia ma stanno crescendo di edizione in edizione e sono portati avanti con una passione ragguardevole; per gli amanti del fantasy trovo ottimo il “Premio La Centuria e la Zona Morta”; il “Premio Polidori”, che ora si è trasformato in una selezione permanente, mi sembra un’occasione allettante di pubblicare in monografie, come è capitato anche a me; in questo momento ho un romanzo fantasy in finale per il “Premio Odissea” della Delos, ma in generale la casa editrice propone diversi premi prestigiosi per chiunque voglia cimentarsi nel genere. Per quanto mi riguarda, come ho scritto anche in altre occasioni, oltre alla soddisfazione dei risultati, quel che rimane è l’esperienza di conoscere persone dotate di una passione contagiosa, che travalica qualsiasi difficoltà sia vivendo l’editoria in questo periodo.

VENIAMO A UNA DOMANDA PIÙ GENERALE. DOVE TRAI ISPIRAZIONE PER TUTTE LE TUE STORIE?

Credo che l’ispirazione nasca dalla connessione fortunata tra ciò che rimane impigliato nella rete della nostra memoria e le suggestioni quotidiane. Avendo sempre letto molto, i miei ricordi spesso si confondono con le storie che rammento, anche confusamente, e quando capita che pensi a un racconto da scrivere, spesso un avvenimento reale si annoda con altri che invece, magari non lo sono, dando vita a una prima idea originale. A volte basta un’immagine, un titolo, o magari un profumo, poi da cosa nasce cosa e, scrivendo, ciò che è in più scivola via e rimane il nocciolo della storia. Credo che sia così per molti.

QUALI SONO I TUOI SCRITTORI PREFERITI?

Verne, Melville e Stevenson mi hanno fatto compagnia da bambino. Poi, verso gli undici, dodici anni è arrivato Stephen King e con lui Asimov, ma anche Pennac e Dan Simmons, Calvino, Terry Pratchett, Roddy Doyle, Robin Hobb, Anne Rice, Jonathan Carroll, Neil Gaiman, Morgan Llywelyn, Lansdale, McCarty, Leonard, Marion Zimmer Bradley, Ende, William Least Heat-Moon, il poeta Hikmet, per citare quelli che ho letto e riletto di più. Tra gli italiani attuali: Claudio Vergnani e Paolo Di Orazio.

E PER QUANTO RIGUARDA I FILM CHE PIU’ TI PIACCIONO, CHE CI DICI?

“Birdy”, un vecchio film di Alan Parker, dove Matthew Modine in seguito a un trauma crede di essere un uccello; “Blade Runner”; “Up”.

ULTIMA DOMANDA, POI TI LASCIAMO AL TUO LAVORO. QUALI PROGETTI HAI PER IL FUTURO E QUAL È IL TUO SOGNO (O I SOGNI) CHE HAI LASCIATO NEL CASSETTO?

Scrivere, oltre ai racconti, anche storie più lunghe con continuità. Il cassetto invece è fin troppo pieno di sogni, ma purtroppo non si può fare tutto.

STAREMO A VEDERE COSA POTRA’ ANCORA FARE IL NOSTRO DAVIDE CAMPARSI IN FUTURO… NOI DI CERTO RESTEREMO SINTONIZZATI!

Davide Longoni