FANTASCIENZA STORY 193

LE SABBIE DI MARTE (1990) – PARTE 01

«…questi strumenti, autocomandati, autoconservati,

sono rimasti come li vede per duemila secoli.»

(Il pianeta proibito di Fred McLeod Wilcox)

ATTO DI FORZA (Total Recall)

Il copione della storia tratta dal racconto di Philip K. Dick We can remember it for your wholesale (Atto di forza), stava girovagando da ormai quindici anni tra le produzioni. Nel 1974, infatti, una prima trattazione era stata realizzata da Ron Shushett e Dan O’Bannon ma i due preferirono dare la precedenza ad Alien anche se continuarono la loro lotta per trovare un finale e per vincere la ottusità dei produttori. Per il primo problema le versioni che ne nacquero erano del tipo più diverso e anche incredibile.

Facciamo un esempio: in uno di questi il protagonista scopriva di essere nientepopodimeno che il prodotto del reattore atomico alieno. Negli anni ‘80 il progetto sembrava essere avviato verso una soluzione definitiva, quando De Laurentiis se ne interessò ma, pur se annunciata, l’idea fu abbandonata visto l’insuccesso commerciale di Yado. All’epoca il regista doveva essere David Cronemberg e il protagonista Richard Dreyfuss e, come sempre succede, ci fu un’alternanza di registi e di attori che dovevano, di volta in volta, essere interessati a questo film. Dopo Cronemberg si pensò di girare il film in Australia e quindi si pensò a Bruce Beresford e a Patrick Swayze nel ruolo principale poi a ruota l’incarico sembrò passare ai registi Russell Mulcahy, Fred Schepisi e Lewis Teague, così come i protagonisti divennero, di volta in volta, Christopher Reeve e Jeff Bridges. Ma De Laurentiis rinunciò definitivamente all’idea e Arnold Schwarzenegger, da sempre innamorato della storia e della parte, riuscì a far comprare i diritti ai dirigenti della Carolco e a coinvolgere il regista olandese Paul Verhoeven del quale aveva molto apprezzato Robocop.

Per i trucchi e il make-up dei mutanti venne chiamato l’ormai consacrato Rob Bottin che realizzò tutta la truccatura necessaria per i mutanti marziani ma soprattutto animò, con le stesse tecniche usate per il film di Carpenter La Cosa, il capo dei mutanti Kuato. I fondali e l’ambientazione marziana furono supervisionati, manco a dirlo, dalla ILM e, se nella versione in videocassetta si vedono gli schermi della Front Projection, è solo perché non è stato usato il mascherino.

Siamo nel 2087 quando l’uomo avrà superato le barriere che lo legano al pianeta Terra. Supponendo che un giorno questo possa essere vero e che quindi l’uomo cominci a ragionare in un modo più maturo, entriamo nella casa del lavoratore edile Douglas Quaid (Arnold Schwarzenegger) e di sua moglie Lori (Sharon Stone). Un incubo ha appena svegliato di soprassalto l’uomo che stava sognando di essere su Marte con una donna sconosciuta. Sognava di essere caduto e di aver frantumato il casco contro una roccia, sognava di soffocare… Quaid continua sempre a essere affascinato da Marte e gli piacerebbe molto andarvi ma sua moglie non ne vuole sapere quindi si accontenta di un palliativo e si reca alla Rekall Incorporated dove i sogni diventano realtà. Una vacanza innestata nella sua mente come se fosse vera, la possibilità di essere un personaggio diverso da quello che è, un sogno inserito nei ricordi come se fosse vero. Quaid accetta di interpretare il ruolo di un agente segreto e si accinge a sognare la sua vacanza ma qualcosa va storto e i medici si accorgono che il suo cervello è già stato manipolato. Per non andare incontro a problemi gli viene restituito l’anticipo e cancellato dalla memoria la sua visita alla Rekall.

Da questo momento cominciano i suoi problemi. Un suo collega di lavoro lo assale con dei suoi complici ma Quaid riesce a scampare all’attentato, si precipita a casa e invece di trovare conforto da Lori evita di misura una scarica di pallottole. Quaid immobilizza la ragazza.

Quaid: «Basta, ho detto basta!»

Lori: «Io non sono tua moglie.»

Quaid: «Sì che lo sei.»

Lori: «Non t’avevo mai visto prima di sei settimane fa e il nostro matrimonio è un innesto di memoria!»

Quaid: «Mi prendi per uno scemo? Ti ricordi il matrimonio?»

Lori: «Te l’ha innestato la CIA!»

Quaid: «E il corteggiamento?»

Lori: «Innestato.»

Quaid: «Gli amici, il lavoro, otto anni insieme, tutto questo è un innesto per te?»

Lori: «Sì! Il lavoro è reale. È la CIA che l’ha messo su.»

Quaid: «Tutte balle.»

Lori: «Hanno cancellato la tua identità e te ne hanno innestata un’altra. Mi hanno programmato come tua moglie per assicurarmi che l’innesto fosse riuscito. Mi dispiace Quaid, la tua vita è soltanto un sogno!»

Quaid: «E va bene, se io non sono io, chi diavolo sono?»

Lori: «Mai saputo… Doug… Doug… sono contenta di averti conosciuto. Sei stato la più bella missione della mia vita, davvero…»

Quaid: «Sono lusingato.»

Lori sta facendo di tutto per far perdere del tempo a Quaid in attesa che i suoi complici arrivino ma l’uomo se ne accorge e fugge dopo aver stordito la ragazza. Dopo un lungo ed estenuante inseguimento che costa anche la vita a degli innocenti passanti, Quaid si rifugia in un albergo dove riceve la telefonata di un uomo che gli consegna una valigia.

Quaid se ne impossessa e fugge nuovamente, ancora non sa che Ritcher (Michael Ironside) e i suoi complici lo possono inseguire grazie a un Beeper che ha inserito nel cervello. Quaid si rifugia in mezzo a delle rovine e apre la valigia, dentro vi trova un piccolo proiettore di ologrammi da polso che trasmette la sua immagine in un punto diverso dal quale egli si trova, dei soldi e soprattutto, un visore che gli trasmette un messaggio registrato da lui stesso.

In questo modo scopre che il suo vero nome è Hauser e che era complice di Coaaghen (Ronny Cox) che è, in pratica, il padrone di Marte. Hauser o Quaid, se preferite, ha scoperto le losche trame di Coaaghen e lo ha abbandonato e sono proprio i suoi uomini che lo stanno inseguendo. Quindi, seguendo le istruzioni del suo doppio, si libera della sonda e fugge nuovamente. La sua prossima tappa è il pianeta Marte dove vi giunge perfettamente travestito da vecchia signora e sfugge ancora una volta dalle mani di Ritcher il quale è convocato dal suo capo, Coaaghen.

Ritcher: «Signor Coaaghen… Voleva parlare con me, Signore?»

Coaaghen: «Ritcher, sai perché sono un uomo felice?»

Ritcher: «No, Signore…»

Coaaghen: «Perché sono l’uomo più potente del Sistema Solare. Finché il turbinium viene estratto io posso fare quello che voglio, qualsiasi cosa. Però quello che mi dà un po’ da pensare è il fatto che un giorno, se i ribelli vincono, tutto ciò possa finire. E SE STA SUCCEDENDO LA COLPA È TUA! Stavi per uccidere Quaid e invece te lo lasci scappare!»

Ritcher: «È stato aiutato da qualcuno dei nostri.»

Coaaghen: «Sì, questo lo so.»

Ritcher: «Pensavo…»

Coaaghen: «CHI TI HA DETTO DI PENSARE? Non ti do sufficienti informazioni, non sei in grado di farlo. Tu devi fare soltanto quello che ti si dice!»

Ritcher: «Sissignore…»

Coaaghen: «Mettiamoci al lavoro. Siamo in una situazione difficile. Kuato vuole quello che c’è nella testa di Quaid e potrebbe anche ottenerlo perché dicono che è telepatico e io ho un piano per prevenire tutto questo. Ti ritieni in grado di eseguirlo?»

Ritcher: «Sissignore.»

Coaaghen: «Bene, sennò ti cancello per l’eternità.»

Grazie all’aiuto di un tassista di nome Benny (Mel Johnson Jr.) e a un messaggio che egli stesso, quando era Hauser, si è lasciato, Quaid raggiunge un locale dove incontra Melina (Rachel Ticotin). Lui non si ricorda di lei ma lei, al contrario, si ricorda benissimo di lui e lo scaccia convinto che lui sia complice di Coaaghen.

La zona dove Quaid si trova è quella dei mutanti, esseri deformi e figli dei primi esploratori che sono rimasti troppo esposti alle radiazioni: essi, come tutti quanti, sono in pratica schiavi di Coaaghen che è proprietario di tutta l’aria che elargisce nella base.

Quaid sta ascoltando alla televisione le sommosse dei ribelli, guidati dal loro misterioso capo, Kuato, quando bussano alla porta della sua suite all’Hotel Hilton di Marte.

Edgimar: «Signor Quaid?»

Quaid: «Chi è?»

Edgimar: «Devo parlare con lei a proposito del Signor Hauser.»

Quaid: «Chi è lei?»

Edgimar: «Il Dottor Edgimar, della Rekall.»

Quaid: «Come ha fatto a trovarmi?»

Edgimar: «È troppo lungo da spiegare, mi apre la porta per favore?»

Quaid apre la porta della stanza e si guarda attorno.

Edgimar: «Stia tranquillo, sono solo… posso entrareee…»

Quaid lo scaraventa dentro.

Quaid: «Che cosa fa lei qui?»

Edgimar: «Diciamo… una cosa un po’ difficile da accettare per lei..»

Quaid: «La ascolto.»

Edgimar: «Lei non è realmente in piedi davanti a me.»

Quaid: «Sa, Dottore? Stavo per cascarci.»

Edgimar: «Sto dicendo sul serio. Lei non è qui e nemmeno io!»

Quaid: «Sorprendente… e dove siamo?»

Edgimar: «Alla Rekall. Lei è legato ad una sedia operatoria ed io la sto esaminando dalla consolle della psicosonda.»

Quaid: «Aaaah, ho capito, sto sognando… Fa parte della deliziosa vacanza che la sua Compagnia mi ha venduto, non è vero?»

Edgimar: «Non esattamente. Lei percepisce una libera associazione mnemonica basata sui nostri nastri di memoria. La realtà se la sta inventando da solo.»

Quaid: «Se è una mia illusione chi l’ha invitata lei?»

Edgimar: «Io ci sono stato innestato come misura d’emergenza. Mi dispiace dirglielo ma lei ha avuto un’embolia schizoide. Non riusciamo a staccarla dalle sue fantasie e io sono qui per convincerla ad uscirne spontaneamente.»

Quaid: «E quanto le dà Coaaghen per il suo intervento?»

Edgimar: «Ci pensi bene: il suo sogno è cominciato durante una procedura di innesto, tutto ciò che è seguito, la caccia, il viaggio su Marte, l’Hilton, sono elementi standard del programma Viaggio nell’ego della Rekall. Lei ha pagato per essere agente segreto.»

Quaid: «Balle! Sono coincidenze.»

Edgimar: «E che mi dice della ragazza? Bruna, atletica, lussuriosa e pudica, come da lei specificato… Un’altra coincidenza?»

Quaid: «La ragazza è reale. Io me la sognavo prima di andare alla Rekall.»

Edgimar: «Signor Quaid, lo sente cosa dice? Sarebbe reale perché l’ha sognata?»

Quaid: «Esatto.»

Edgimar: «C’è qualcosa che la convincerà. Le dispiace aprire la porta?»

Quaid: «L’apra lei.»

Edgimar: «Una prudenza inutile. L’apro io.»

Lori: «Amore mio…»

Edgimar: «Entri Signora Quaid.»

Quaid: «Suppongo che non sei qui neanche tu.»

Lori: «Io sono qui alla Rekall… e ti amo!»

Quaid: «Certo, per questo hai cercato di uccidermi.»

Lori: «No, non ti farei mai del male, voglio solo che torni da me..»

Quaid: «Balle, nient’altro!»

Edgimar: «Quali sarebbero le balle? Che lei sta vivendo un episodio paranoide scatenato da un acuto trauma neuro chimico o che lei è veramente un invincibile agente segreto di Marte vittima di una cospirazione interplanetaria intesa a farle credere che lei è solo un umile manovale edile? La smetta di autopunirsi Doug, lei è una brava persona, ha una bellissima moglie che l’adora, ha una vita intera davanti a sé, ma lei deve desiderare di tornare alla realtà!»

Quaid: «Ammesso che accetti, che dovrei fare?»

Edgimar: «Inghiottire questo.»

Quaid: «Che roba è?»

Edgimar: «È un pegno del suo desiderio di tornare alla realtà, all’interno del sogno lei si addormenterà.»

Quaid: «D’accordo. Lei dice la verità e questo è tutto un sogno. Io potrei spararle e non succederebbe niente.»

Lori: «Non farlo…»

Edgimar: «Per me non farebbe nessuna differenza ma le conseguenze per lei sarebbero disastrose. Nella sua mente io sarei morto e senza guida lei resterebbe bloccato nella sua psicosi!»

Lori: «Doug, fatti aiutare dal dottore…»

Edgimar: «Le mura della realtà crollerebbero all’istante e da salvatore della causa ribelle lei si troverebbe l’amico del cuore di Coaaghen, avrebbe persino delle fantasie sugli antichi Marziani, cosa che lei ha richiesto. Ma infine, riportato sulla Terra, verrebbe lobotomizzato. Le conviene dominarsi, Doug, e mettere via quella pistola. Bene, ora si metta la capsula in bocca. La inghiotta!»

Lori: «Coraggio, tesoro…»

Quaid sta per farlo ma nota un rivolo di sudore che scende dalla fronte di Edgimar e capisce che quello che gli è stato raccontato è un trucco. Con un colpo preciso alla testa uccide Edgimar.

Gli uomini di Ritcher entrano in quel momento e riescono a bloccare Quaid ma, mentre stanno aspettando l’ascensore per portarlo via, dallo stesso esce Melina che spara contro di loro uccidendoli. Si salva dal massacro solo Lori che, dopo una breve lotta, atterra Melina e sta per ucciderla se non fosse che Quaid, ripresi i sensi, spara alla sua moglie virtuale uccidendola. I due fuggono. Quando Ritcher riesce a raggiungere i piani superiori trova sua moglie, nel senso reale della parola e cioè Lori, morta.

I due, fuggendo, salgono sul taxi di Benny e si dirigono all’interno delle gallerie. Poi proseguono a piedi nell’oscurità.

Melina: «I primi coloni sono sepolti qui. Sono morti dalla fatica e Coaaghen è rimasto padrone di tutto. Costruì cupole scadenti e i figli dei coloni divennero mostri.»

Quaid: «Li ho visti.»

Benny: «Se vuoi respirare devi comprare l’aria da lui.»

I ribelli catturano i tre e portano Quaid da Kuato, il capo dei mutanti. Intanto Coaaghen fa fermare l’aria nel settore G dei mutanti. Il capo dei mutanti è una creatura molto simile a un infante deforme che vive all’interno del petto di un altro mutante, George (Marshall Bell). Come abbiamo detto un’ottima realizzazione di Rob Bottin.

Kuato: «Cosa desidera Signor Quaid?»

Quaid: «Quello che vuole lei, i miei ricordi.»

Kuato: «Ma perché?»

Quaid: «Per essere di nuovo me stesso.»

Kuato: «Lei è figlio delle sue opere. Un uomo si definisce per le sue azioni, non per i suoi ricordi… La prego, prenda le mie mani… adesso apra la sua mente a me, la prego… apra la sua mente… apra la sua mente… apra la sua mente… apra la sua mente…»

E Quaid ricorda. Ricorda la Piramide dove i mutanti e gli uomini scavano per trarre il turbinium. Ricorda la fila di reattori che sono stati scoperti in un’aerea ancora sconosciuta della miniera. Reattori a turbinium costruiti da una razza misteriosa e che giacciono inattivi da mezzo milione di anni ma ancora pronti a funzionare. Il flusso dei pensieri viene interrotto dalla polizia che entra in quello che era il rifugio segreto dei ribelli. Inizia una feroce sparatoria e solo Benny, Melina, George e naturalmente Doug riescono a fuggire.

Mentre stanno infilandosi le tute per fuggire all’esterno Benny, che in realtà è un uomo di Coaaghen, spara e uccide George ma la sua nemesi, Kuato, ha ancora il tempo di supplicare Doug affinché avvii i reattori e renda libero Marte. Il colpo mortale di Ritcher lo fa tacere per sempre.

I due vengono condotti alla presenza di Coaaghen che sta esaminando il corpo di George/Kuato.

Coaaghen: «Eccolo qua il grand’uomo… Lo credo che si nascondeva… Beh, figliolo, sei un eroe!»

Quaid: «Vaffanculo!»

Coaaghen: «Eh?! Non fare il modesto. Kuato è morto. La resistenza è stata completamente spazzata via e tu sei la chiave di tutta l’operazione.»

Quaid: «Non gli credere!»

Melina: «Sei falso, brutto bastardo.»

Coaaghen: «Non glielo puoi rimproverare. È innocente. Vedi Quaid, nessuno dei miei ha mai avvicinato Kuato. Quei fottuti mutanti ci hanno sempre fiutato e così io e Hauser abbiamo inventato un piano. La perfetta talpa.»

Quaid: «Tu sai di mentire. Hauser ti si è rivoltato contro.»

Coaaghen (ride): «È quello che ti ha fatto credere. Di fatto Hauser si è offerto volontario come Douglas, Quaid. Era l’unico modo di fregare i mutanti.»

Quaid: «Inventale bene le storie. Questo sta cercando di ammazzarmi da quando mi sono rivolto alla Rekall, non si ammazza chi si vuole infiltrare.»

Coaaghen: «Lui non era del complotto. L’hai messo in moto tu andando alla Rekall.»

Quaid: «E perché sono ancora vivo?»

Coaaghen: «Ti abbiamo fatto sopravvivere… Il nostro Benny…»

Benny: «È stato un piacere, amico.»

Coaaghen: «L’uomo con la valigia, la maschera, il denaro, il messaggio di Hauser, tutto quanto predisposto da me.»

Quaid: «Spiacente, troppo perfetto.»

Coaaghen: «Perfetto un accidente! Ti fai fottere la capsula di memoria prima che l’attiviamo, Ritcher s’incazza e così mi fotte la pianificazione di un anno intero! Francamente mi sono sorpreso che abbia funzionato.»

Quaid: «Beh, Coaaghen, lo devo riconoscere: è una bella masturbazione mentale!»

Coaaghen: «No, non ti chiedo di credere a me. C’è una persona di tua fiducia che ti vuole parlare.»

Quaid: «Chi è questa volta, mia madre?»

Coaaghen aziona uno schermo e appare l’immagine di Quaid quando era ancora Hauser.

Hauser: «Salve Quaid, se ascolti questa registrazione vuol dire che Kuato è morto e tu ci hai condotto da lui. Lo sapevo che non mi deludevi. Scusa per tutte quelle stronzate ma sai, a che servono gli amici? Vorrei poterti augurare felicità e una lunga vita vecchio mio ma, sfortunatamente, le cose non andranno così. Vedi, è mio il corpo che stai usando e io lo rivoglio. So che non sta bene riprendersi i regali ma là dentro c’era prima io. Beh, allora adios amigo, e grazie per non esserti fatto uccidere… Ehi, magari poi ci vediamo in sogno, non si sa mai…»

I due vengono legati alle poltrone, pronti per subire il trattamento che cancellerà la loro memoria per reintegrarne un’altra.

Coaaghen: «Calmati Quaid. Ti piacerà essere Hauser.»

Quaid: «Quello è uno stronzo fottuto!»

Coaaghen: «Non è vero. È un mio buon amico. Ha una bella casa e una Mercedes. (Che se ne fa uno di una Mercedes su Marte? O stiamo parlando della Terra?) Ti piace Melina, vero? Beh, la potrai avere tutte le notti, sul serio, la riprogrammiamo con Hauser.»

Melina: «Io gli spacco le palle!»

Coaaghen: «Ah, ah, non credo. Ti stiamo riprogrammando. Tu sarai rispettosa, compiacente e riconoscente come una donnina per bene.»

Melina gli sputa addosso ma Coaaghen quasi la ignora e risponde invece ad una telefonata dal suo Centro di Controllo dell’Aria.

Coaaghen: «Che cosa c’è?»

Controllo: «Signore, il livello d’ossigeno è quasi al minimo nel settore G. Che cosa devo fare?»

Coaaghen: «Non devi fare niente.»

Controllo: «Ma non sopravviveranno un’ora, Signore.»

Coaaghen: «Bene, sarà una lezione per gli altri.»

Quaid: «Coaaghen, hai avuto quello che volevi, fa respirare quei disgraziati!»

Coaaghen: «Amico mio, fra cinque minuti non te ne fotterà più niente di quei disgraziati. Procediamo Dottore.»

Mentre Coaaghen e Ritcher si allontanano e l’équipe medica mette in funzione la macchina, Quaid riesce con la forza della disperazione a svellere dalla poltrona una delle manette metalliche che lo tenevano fermo, si libera rapidamente e fa fuori tutta l’équipe liberando la ragazza prima che la sua mente venga cancellata.

Venuto a conoscenza della fuga di Quaid e Melina, Coaaghen ordina a Ritcher di ucciderli e un sorriso gioioso si dipinge sul volto del sicario. Intanto i due stanno percorrendo una galleria e vedono venirsi contro un cingolato escavatore alla cui guida c’è Benny, ma Quaid riesce a fermarlo prima che il mutante possa uccidere loro. Poi penetrano, attraverso un varco nella parete, dentro a una vastissima aerea dove sono allineati tutti i reattori alieni. Più in alto si trova una sorta di pulsante che ha impressa una gigantesca impronta di una mano con tre dita. Appoggiandovi la mano il processo dovrebbe partire. Ma con quale effetto e a quale scopo? Ecco la risposta.

Quaid: «Tutto è un enorme reattore a base di turbinium. Coaaghen sa che produce aria e quel figlio di puttana non vuole attivarlo!»

Melina: «Certo, se Marte avesse un’atmosfera lui ne perderebbe il controllo.»

Quaid: «Vedi laggiù? È un ghiacciaio. Tutto il nucleo di Marte è di ghiaccio. (Immane cavolata) Il reattore lo fonde e dall’acqua libera l’ossigeno… vieni!»

Melina: «Tanto da farci respirare tutti?»

Quaid: «Sicuro. Abbastanza per tutto il pianeta. Se lo attiviamo in tempo.»

Non è facile arrivare al “tasto di avvio”. Prima i due devono liberarsi delle guardie di Coaaghen e anche di Ritcher che Quaid riesce a eliminare. Mentre l’uomo si sta dirigendo verso il grande pulsante Coaaghen, con una pistola in mano, gli si para davanti.

Coaaghen: «Non lo toccare. Allontanati. Indietro!»

Quaid: «Ma di che hai paura? Attivalo!»

Coaaghen: «Impossibile. La reazione si estenderebbe a tutto il turbinium del pianeta. Marte fonderebbe come una centrale atomica in avaria, per questo gli alieni non hanno osato attivarlo.»

Quaid: «E tu pensi che io ti creda?»

Coaaghen: «A chi gliene frega di quello che pensi tu? Fra trenta secondi tu sarai cadavere. Io farò saltare questa baracca e tornerò a casa in tempo per la colazione… Non volevo che finisse così, io rivolevo Hauser con me. Ma no! Tu volevi essere Quaid!»

Quaid: «Io sono Quaid!»

Coaaghen: «Tu non sei niente, non sei nessuno! Tu sei uno stupido sogno… Beh, tutti i sogni hanno una fine!»

Una scarica della mitraglietta di Melina ferisce Coaaghen che perde il detonatore che aveva in mano. Quaid lo prende e lo lancia contro l’apertura del condotto. L’esplosione fa saltare il diaframma che collega l’enorme stanza con l’esterno. L’aria fugge rombando e i tre si devono aggrappare a dei cavi per non essere espulsi. Quaid lotta per avvicinarsi al pulsante, Coaaghen vorrebbe impedirglielo ma Quaid gli fa staccare la presa e l’uomo viene trascinato dalla corrente ed espulso all’esterno dove muore soffocato.

Quaid avvia i reattori poi i due vengono espulsi a loro volta. Una incredibile e fin troppo veloce operazione di terraforming per la quale ci vorrebbero almeno centomila anni, trasforma il pianeta Marte in un mondo dal cielo azzurro e respirabile.

I due salgono sulla collina (in una scena che ricorda molto da vicino quella di Charlton Heston che, ne I dieci Comandamenti, si inerpica sul Monte Sinai) e osservano il nuovo, azzurro e respirabile pianeta mentre, come già detto, la versione in videocassetta ci mostra il fondale.

Melina: «Non riesco a crederci. È come un sogno… Che c’è?»

Quaid: «Mi è venuto un pensiero terribile… e se fosse veramente un sogno?»

Melina: «Allora sbrigati a baciarmi prima che ci svegliamo.»

(1 – continua)

Giovanni Mongini