FANTASCIENZA STORY 266

FORSE… L’EPILOGO DELLE GUERRE STELLARI  (2019)

Star Wars: L’ascesa di Skywalker  (Star Wars: The Rise of Skywalker) di J.J. Abrams non è, si spera, l’ultimo e definitivo capitolo della saga di “Star Wars”.

Trame e sottotrame si infittiscono, ma sono incentrate sullo scontro fra Kylo Ren (Adam Driver) e Rey (Daisy Ridley) e il conflitto di quest’ultima, tentata dal primo verso il lato oscuro della Forza.

Rentrée di vecchie glorie della serie (Mark Hamill, Billy Dee Williams) e malinconica la presenza di Carrie Fisher nel ruolo di Leia: deceduta nel 2016, compare grazie al riciclo di scene tagliate da Star Wars: Il risveglio della Forza. Comunque lo spettacolo resta godibile, le location suggestive e il divertimento assicurato, anche se difficilmente la formula risulta ancora sfruttabile.

In Ad Astra (Ad Astra) di James Gray ci troviamo in un futuro in cui l’umanità ha raggiunto tutto il sistema solare: l’astronauta Roy McBride (Brad Pitt) riceve l’incarico di raggiungere una base energetica sugli anelli di Nettuno, dalla quale partono scariche che rischiano di danneggiare la Terra. Roy accetta anche per una questione personale: 29 anni prima suo padre Clifford (Tommy Lee Jones) fece perdere le sue tracce proprio mentre lavorava a quella stazione… Lentezze inutili e un finale raffazzonato danneggiano solo in parte un film ricco di spunti originali e molto brillante dal punto visivo. Il risultato finale è comunque soddisfacente, anche se un po’ faticoso.

I Am Mother (I Am Mother) di Grant Sputore è ambientato in un bunker sotterraneo, dove un droide dall’aspetto e dalla voce femminili, Madre (Luke Hawker), accudisce 63.000 embrioni congelati, fra i quali sceglie uno, da cui nascerà Figlia, una bambina intelligentissima che cresce amorevolmente accudita da Madre, che le racconta che l’umanità si è estinta per autodistruzione. Diventata adolescente, Figlia (Clara Rugaard) vede una Donna (Hilary Swank) che bussa all’ingresso del bunker supplicando di entrare. Figlia la accoglie e Donna le racconta che al di fuori la realtà non è come l’ha raccontata Madre. Fra le tre si instaura un rapporto fatto di diffidenza e dubbi, fino a che Figlia decide di affrontare la realtà esterna con i suoi occhi… Dall’Australia arriva un insolito “cine-teatro da camera” con tre soli personaggi, ma ricco di tensione drammatica e profondità psicologica. Ottime le due interpreti, mentre il droide Madre riceve movenze ed espressività da un mimo maschio, a sua volta doppiato nella voce da un’attrice (Rose Byrn in lingua originale, Barbara De Bortoli in italiano).

Infine citiamo Io (Io) di Jonathan Helpert: l’inquinamento ha reso la Terra inabitabile e gli esseri umani superstiti si sono trasferiti su Io, la luna di Giove. Samantha Walden (Margaret Qualley), seguendo l’esempio dei genitori defunti, è rimasta sulla Terra e, da una stazione scientifica sulle montagne, compie studi sulle api e sugli insetti, le uniche altre specie viventi sopravvissute e usa una tuta protettiva quando scende in città. Samantha è un’appassionata di miti antichi e visita spesso un museo con molte statue antiche. Si tiene in contatto radio con il suo fidanzato Elan, che da Exodus, la colonia di Io, la esorta a partire per la luna. Ma un giorno, su un pallone aerostatico, arriva Maica (Anthony Mackie), l’unico superstite di un’altra comunità scientifica, che la invita a raggiungere la prossima navetta per Exodus, ultima possibilità per lasciare la Terra… Malinconico ma interessante film di sf intimista con due soli personaggi (o quasi), è immerso in un’atmosfera delicata e sommessa, anche se capace di immagini di grande ricchezza visiva (la città abbandonata, i sotterranei allagato, il museo). Curiosamente, la scena finale è quasi uguale a quella di Ciao maschio (1978) di Marco Ferreri e la trama ha diversi punti di contatto con un altro suo film: Il seme dell’uomo (1969).

Mario Luca Moretti