FANTASCIENZA STORY: APPENDICE 03 – PARTE 01

INEDITI CINEMATOGRAFICI E TELEVISIVI – PARTE 01

È una doverosa premessa quella di avvisare il lettore che la scelta di presentazione degli inediti è volutamente limitata a quelli, nei limiti del possibile, che possono essere reperibili in videocassetta in Italia o all’estero e a quelli ritenuti dagli autori i più significativi. L’elencarli tutti necessiterebbe di un volume a parte. Comunque alcuni di essi, quasi sempre sottotitolati, sono apparsi anche sui nostri schermi e sul nostro mercato.

Inediti fino al 1955

Molti film, di fantascienza e non, non entrano nel mercato italiano: la ragione di questo fatto, per molto tempo, fu la convinzione dei distributori italiani che tali pellicole non avrebbero avuto riscontro di pubblico. Dovete tenere presente che, all’epoca, con una televisione italiana appena nata e anche dopo, la fantascienza non era mai stata cosa gradita all’ente di stato. Non credevano e non hanno mai creduto, per lungo tempo, che questi film di mostri, di razzi o quant’altro avrebbero incontrato il favore del pubblico e ritenevano non essere adatti ai giovani, secondo loro troppo impressionabili. Come avremo modo di constatare prossimamente, le cose sono cambiate, e di molto anche, nel panorama italico. Mentre una volta il passaggio più importante per un film doveva ritenersi la sala cinematografica e, per i grossi film questo è ancora valido, oggi i passaggi più importanti sono quelli televisivi e in videocassetta. Ecco perché, dagli anni ’80 in poi, specialmente, siamo stati amorevolmente invasi da film inediti, che spesso avevano ottime ragioni per restare tali ed ecco, con l’avvento delle televisioni private, perché la fantascienza rientra ancora oggi tra i generi più graditi dal pubblico di ogni età.

Ma, per gli anni di cui ci stiamo occupando in questo capitolo, le ragioni erano diverse: i distributori non ritenevano i film scartati degni della distribuzione italiana: comunque qui ci permettiamo di segnalare qualche titolo ricordando al lettore che, in videocassetta, all’estero, quasi tutto, se non tutto, è reperibile.

Per esempio abbiamo parlato di Roger Corman citando solo due film di fantascienza giunti in Italia e cioè: Il mostro del pianeta perduto e Il vampiro del pianeta rosso, non dimentichiamo però che Corman è regista di tutta una piccola gamma di B-movies degli anni ’50. Avremo modo di occuparcene.

Un piccolo gioiello del cinema muto è questo film francese di Andre Foy del 1923 intitolato Paris qui Dort: dalla cima della torre Eiffel un raggio invisibile ha paralizzato la città. I pochi immuni cercano di scoprire il mistero. (DVD: Hermitage).

Nel 1924 il regista francese Marcel L’Herbier gira e presenta il film L’Inhumaine (L’Inhumaine), una storia fantastica di un uomo che, per conquistare una donna, inscena un incidente mortale, ma un Marajà geloso, visto che l’uomo sta per riuscire nel suo intento, ordina di uccidere la ragazza. Il suo fidanzato, che è un inventore, deve ora trovare il modo di farla resuscitare.

Nel 1936 il grande Boris Karloff si cimentò in una parte da patetico scienziato, parte che gli fu subito congeniale visto che in seguito avrebbe interpretato ruoli da mostro o da pazzo. In The Man who changed his Mind, conosciuto anche come The Brainsnatchers o Dr. Maniac o anche come The Man who lived Again, insieme ad Anna Lee, Donald Calthrop e Cecil Parker, per la regia di Robert Stevenson abbiamo il nostro sopracitato scienziato che è riuscito a perfezionare una macchina in grado di trapiantare il cervello di una persona sul corpo di un’altra. È una grande invenzione, ma i suoi colleghi lo deridono. Solo una donna potrebbe colmare il vuoto della sua solitudine, una donna come la Lee con la quale dividere il segreto dell’eterna giovinezza ed innamorarsi.

Man Made Monster, conosciuto anche come The Atomic Man, per la regia di George Waggner è del 1941. Per un incidente un camion urta dei cavi elettrici ad altissima tensione, l’uomo che ne è alla guida non muore ma diventa un conduttore elettrico ad altissima potenza. La vittima (Lon Chaney) cade nelle mani di un dottore (Lionell Atwill) che lo usa per compiere le sue vendette riducendolo a una specie di zombie elettrico. Il finale è classico: dopo aver ucciso lo scienziato la creatura scarica tutta la sua energia su del filo spinato e muore.

Nel 1942 abbiamo una pellicola interpretata da Bela Lugosi per la regia di Wallace Fox: Il corpo scomparso (The Corps Vanishes). Il ruolo di Lugosi è quello di un botanico, il Dottor Lorenz, che, per mantenersi giovane, si inietta un siero ghiandolare preso a giovani donne che lui rapisce. (DVD: Fox Video)

Nel 1943 il regista Edward Dmytryk girò la prima di tre pellicole imperniate su una creatura nata da un incrocio tra una scimmia e una donna intitolata Captive Wild Woman: nel finale la creatura moriva per risorgere nell’unica pellicola giunta in Italia nel 1944 per la regia di Reginald Le Borg dal titolo La Donna della Giungla (Jungle Woman) per poi concludersi con la sua definitiva morte sempre nello stesso anno con Jungle Captive di Harold Young.

Nel 1949 il Canada sforna The Flyng Saucer, diretto, sceneggiato, prodotto e interpretato da Mikel Conrad: nelle deserte terre dell’Alaska un agente segreto cerca di scoprire il segreto di un misterioso disco volante che attraversa i cieli del territorio. Dopo aver capito che si tratta di un veicolo alieno caduto in mano ai sovietici, cerca di impossessarsene

Nel 1951 Edgar G. Ulmer porta sullo schermo The Man from Planet X, la cui storia parla di un abitante del misterioso pianeta X che sta morendo a causa di una glaciazione. Questo alieno giunge sulla Terra per controllarne l’abitabilità e fa prigionieri dei terrestri; fortunatamente la polizia interviene in tempo per ucciderlo. Alcuni spunti potrebbero ricordare L’Uomo che cadde sulla Terra di Nicholas Roeg, del 1975 e tratto da un romanzo di Walter Tevis. Interprete è Robert Clarke che ritroveremo in un altro film fantascientifico di Ulmer: Beyond the Time Barrier.

Nel 1951 Arch Oboler gira Five, un film inedito per il nostro paese, una pellicola che parla di superstiti al conflitto nucleare che si rifugiano in una casa arredata in maniera quantomeno strana (le scenografie sono dovute all’architetto Frank L. Wright, all’epoca uno dei più ricercati e stravaganti architetti che offriva il mercato, sotto certi aspetti lo si potrebbe considerare un Giger dell’epoca). Il film è comunque privo di azione, ma totalmente basato sul dialogo. Strano, atipico, ingenuo, a volte geniale, questo film, permeato di maccartismo e trasudante fede, non ha mai conosciuto la distribuzione italiana. Eppure sarebbe stato curioso poterlo avere a disposizione perché non è solo un reale figlio della sua epoca, ma è contemporaneamente proiettato verso una situazione futura prevista con disarmante lucidità: quando leggiamo degli edifici del Cremlino bruciati, non possiamo tornare con la mente a dei fatti che hanno fatto storia e hanno cambiato il volto dell’Unione Sovietica.

(1 – continua)

Giovanni Mongini