FANTASCIENZA STORY 28

GUERRA NELLA GALASSIA (1955) – PARTE 5

LA VENDETTA DEL MOSTRO (Revenge of the Creature)

É in onore al primo episodio, Il mostro della Laguna Nera, che ci occupiamo del secondo e lo esamineremo, inoltre, in maniera un po’ particolareggiata, affrontando argomenti in precedenza solo accennati.

La scena si apre con una barca che naviga verso la famigerata laguna; si nota subito che, rispetto al precedente episodio, il suo nome è cambiato, da Rita a Rita II, questo perché l’uomo-pesce aveva malridotto il primo battello.

Sempre tenendo presente il primo episodio, ascoltiamo questo dialogo che si svolge tra il padrone della barca, Lucas (Nestor Paiva) e i due inviati dall’Istituto di Ricerche di Ocean Harbour, Jackson Foster (Grandon Rhodes) e Joe Hayes (John Bromfield), il sub che dovrà tentare la cattura del mostro:

Lucas: “Domani saremo nella laguna. Lei scenderà giù in acqua e non ci sarà più tempo per parlare, allora è meglio parlare adesso.

Joe: “Va bene, parli.

Lucas: “L’anno scorso venni in questo posto con un gruppo di scienziati, gente in gamba che sapeva il fatto suo, come voi. Conclusione: cinque persone morirono. E l’uomo-pesce è sempre là.

Jackson: “Erano attrezzati per catturarlo?

Lucas: “No.

Jackson: “Noi lo siamo.

Lucas: “Già. Vorrei chiedervi una spiegazione: io non sono una persona colta. Questo uomo-pesce, questa creatura che ho visto con i miei occhi, non… appartiene al nostro tempo, la sua razza dovrebbe essere sparita da millenni; invece esiste, perché?”

Jackson: “Vediamo, cercherò di spiegarglielo. A volte una specie rimane… isolata nel tempo. Se è in un ambiente adatto seguita a riprodursi, senza cambiare, sfuggendo alle leggi dell’evoluzione. In tempi remoti deve esserci stato uno stretto legame fra la vita terrestre e quella acquatica. Questa dovrebbe essere la causa, è l’unica possibile.

Lucas: “Adesso vi dirò come la vedo io. Questa bestia esiste perché è più forte di quello… che voi chiamate evoluzione. Vi è in essa una forza vitale, un demonio, che l’ha conservata per milioni di secoli. Non si arrenderà mai a esseri deboli come voi e me! Questa è la bestia di cui andate a caccia. Pensateci.

Tale colloquio, oltre che rivelarci i fatti trascorsi, mette in luce una caratteristica sfumatura della tematica di Arnold (che, chiaramente, parla per voce di Lucas): quella ignoranza istintiva, che però vince là dove la pura aridità scientifica risulta sconfitta.

Il mostro viene catturato grazie a una serie di cariche esplosive fatte esplodere sulla superficie.

Avvinto in catene, viene portato, in stato comatoso, fino all’acquario di Ocean Harbour, in Florida.

Girando le scene del film, una tartaruga dell’acquario si era pazzamente innamorata dell’uomo-pesce, tanto che si dovette adibire due sub al suo controllo, nel momento dei “Si gira” per evitare che rovinasse il costoso costume a forza di morsi affettuosi.

Appena immerso nella vasca, apparentemente ancora svenuto, l’uomo-pesce si rianima all’improvviso e soltanto una robusta rete riesce a trattenerlo; una  zampa viene imprigionata da una solida catena.

Tra gli studiosi che l’esaminano vi sono anche due scienziati, Clete Ferguson (John Agar), chiamato Jim nella versione italiana, ed Helen Dobson (Lori Nelson) che, incontrandosi davanti al gillman, s’innamorano l’uno dell’altra, risvegliando così la “gelosia” del mostro che ha già adocchiato la ragazza e la guarda con interesse.
I due s’immergono nella vasca che contiene la bestia per compiere esperimenti: Helen gli si avvicina con un cestino di pesci, Jim lo pungola con una sbarra mentre la ragazza gli grida “fermo”. In capo a un paio di prove l’uomo-pesce, al semplice grido, non si avvicina più al cibo, il che dimostra un’intelligenza piuttosto acuta.

Le prove sull’animale continuano e, nel corso di una di esse, durante gli esami di laboratorio, viene fatta un’interessante scoperta.

Jim: “Percentuale di globuli rossi analoga a quella del sangue umano… struttura non nucleata, diversa da quella dei pesci… è strano: ogni prova, ogni reazione mostra che è simile all’uomo… “

E quanto esso sia simile verrà dimostrato fra poco.

Rotta la catena l’animale fugge, non senza aver prima causato delle vittime: tra esse Joe, il sub, che aveva tentato di fermarlo.

Dopo aver cercato più volte di rapire la ragazza (una volta è il cane di Helen a impedirglielo), il mostro riesce nel suo intento: fa irruzione in una sala da ballo, prende Helen fra le braccia e scompare in mare.

Viene avvistato mentre trasporta ancora la sua preda (nel frattempo il numero delle vittime è aumentato di due, gli studenti che avevano scorto il corpo di Helen svenuta sulla spiaggia, uno dei due è un giovanissimo Brett Halsey, interprete, tra gli altri de: La Vendetta del Dottor K, La Guerra di Domani e The Black Cat).

Con l’aiuto di una squadra di poliziotti Jim raggiunge il mostro mentre sta dirigendosi verso il largo; gli viene puntato contro un riflettore e Jim, da un altoparlante, gli grida “fermo!” L’essere rimane incerto quel tanto che basta perché Helen raggiunga Jim sulla riva; colpita da vari proiettili, la creatura scompare tra i flutti.

Come già detto, se abbiamo parlato a lungo di un film interessante ma non eccezionale, è a causa dei collegamenti e i confronti con il primo episodio. Innanzi tutto possiamo notare che in questa seconda parte il mostro assume un comportamento più sanguinario e il suo interesse per la donna di turno è molto più evidenziato. D’altra parte, essendo pur sempre girato da Jack Arnold, rimane ugualmente una pellicola interessante, pur se non confrontabile né all’opera prima e neppure a Tarantola, del medesimo anno.

Si deve poi notare che, pur avendo Arnold dichiarato che, come nel primo film, il sub che impersonava il mostro, Ricou Browning, non indossava i respiratori, risulta evidentissima una fila di bollicine che esce da un ridicolo foro in mezzo alla testa, cosa che nell’altra pellicola non si verificava.

Oggi come oggi l’attrice Lori Nelson viene ricordata per la sua apparizione in questa pellicola e in Il Mostro del Pianeta Perduto di Roger Corman. Eppure lei non era per nulla contenta di apparire in questo film, considerato non solo di serie B, ma anche di fantascienza, un genere, all’epoca, che non godeva della minima considerazione professionale. Tutte le scene sott’acqua girate, come abbiamo detto, in una grande vasca piena di pesci anche pericolosi ma abbondantemente nutriti ogni ora, sono state interpretate da lei che aveva seguito un corso accelerato di sub nel suo film precedente Il tesoro sommerso. Mentre sott’acqua il mostro era abilmente interpretato da Ricou Browning , il quale anche se di piccola statura, aveva dalla sua l’abilità e la grazia delle movenze, sulla terraferma era interpretato da un altro stuntman il quale era oppresso da una pesantissima tuta di gomma che ne limitava i movimenti.

Per la cronaca, nel secondo episodio viene rivelato il colore ufficiale della creatura, in base a quello che Helen scrive su di lui in una scheda: verde con sfumature rosse e nere sulle pinne. Il gillman (questo è il suo nome in inglese) tornerà ancora in un terzo episodio, il peggiore, cui accenneremo in seguito.

Infine, un’ultima annotazione: quando William Alland, il produttore, scoprì che con Il mostro della Laguna Nera, primo film della serie, aveva realizzato assai più di quanto aveva speso e aveva dato una ricca boccata d’ossigeno alle casse asfittiche della sua casa di produzione, la Universal, chiamò Arnold per dirgli che aveva intenzione di realizzare il seguito delle avventure del gillman. Arnold non fu molto soddisfatto: per lui la storia era già finita, ma preferì cedere e realizzò anche la pellicola appena descritta.

Successivamente Alland convocò nuovamente il regista per annunciargli “il seguito del seguito”, ma stavolta Arnold rifiutò categoricamente, lasciandolo dirigere a un suo allievo, John Sherwood, che firmò così il terzo episodio della fortunata serie, anche se con mano meno dotata, ma dimostrandosi comunque molto “arnoldiano”.

Ma La Vendetta del Mostro può vantarsi di essere stato il film d’esordio di Clint Eastwood. Il nostro attore principiante era entrato nelle simpatie di William Alland e di Albert Zugsmith. Il ruolo che Clint doveva sostenere nel film era quello di Jennings, un assistente di laboratorio del protagonista John Agar. La sua parte consisteva nel far notare allo scienziato che dalla gabbia dove erano racchiuse, era sparita una cavia e che la colpa di questa misteriosa sparizione doveva essere attribuita a un gatto e, mentre perorava questa tesi, si metteva una mano in tasca e vi scopriva l’animaletto scomparso.

Alland portò Clint Eastwood sul set di Jack Arnold il giorno prima che la scena dovesse essere girata. Il regista non era affatto d’accordo sull’utilità di girare questa sequenza, trovava la scena inutile per il film quindi cominciò a litigare ferocemente con il produttore. Alla fine Arnold dovette accettare di filmarla, ma disse che non l’avrebbe inserita nel film che già era condannato a girare per ragioni contrattuali.

Clint si avvicinò ad Arnold, lo salutò e fece per andarsene, ma Alland gli disse di non preoccuparsi e di tornare il giorno dopo.

Poiché sapeva quanto Arnold odiasse girare quella scena, il nostro Clint, in preda all’agitazione, sbagliò i primi due ciak e Arnold brontolava visibilmente. Fu John Agar a rincuorarlo dicendo di non badargli. Clint riuscì a girare la scena e se ne andò. Solo alcuni anni più tardi Arnold e Clint Eastwood si incontrarono nuovamente e scherzarono su quell’avvenimento… ma la scena, nel film, c’è.

…e altri ancora

Roger Corman è un altro regista interessante. Non avremo modo di occuparci delle sue produzioni migliori perché esse appartengono al cinema dell’orrore (Corman sarà il miglior traspositore sullo schermo degli incubi di Edgar Allan Poe: Il pozzo e il pendolo, Sepolto vivo, I racconti del terrore, ecc.).

Il mondo di Roger Corman è tutto nei suoi film: la velocità di realizzazione, la povertà dei mezzi usati camuffata però da un’ingegnosità che ricorda molto da vicino quella dei registi nostrani costantemente alle prese con i problemi di budget. Un bollitore che soffiava vapore e bucherellato ad hoc è Il Mostro dai Mille Occhi, il giardino di un hotel è la foresta nella quale si aggirano i mostri in Il Mostro del Pianeta Perduto, o la creatura mossa dalle sue stesse vittime in Il Conquistatore del Mondo.

Il debutto, almeno italiano, di Corman nel campo della fantascienza è Il mostro del pianeta perduto (The Day the World Ended) e diciamo subito che non è un gran film. In un mondo distrutto dalle radiazioni atomiche e sulla cui superficie vagano creature mostruose, uomini che la radioattività ha trasformato, un gruppo di uomini e donne sopravvive, isolato, in una casa incassata in una valle percorsa da vene di piombo, che hanno protetto i superstiti. Mostri, passioni e lotte interne decimano i sopravvissuti e solo due, un uomo (Richard Denning) e una donna (Lory Nelson) si salveranno, mentre sulla Terra la radioattività comincia a diminuire. In definitiva, una buona trama mal sfruttata. Il particolare più toccante della sceneggiatura è la rivelazione che il mutante, orrendo a vedersi, che circuisce la donna (abituata, fra l’altro, a questo genere di esperienze, grazie a La vendetta del mostro) è attratto da lei perché prima era il suo ex fidanzato. Questo non è detto esplicitamente nel film, ma è fatto capire con molta eleganza.

Il costume del mostro era realizzato in perfetta economia cormaniana e indossato dal suo stesso creatore, Paul Blaisedell il quale, di piccola statura, magro e completamente privo di muscoli, fece una fatica dannata a indossarlo, addirittura cadendo malamente al suolo mentre trasportava tra le braccia Lori Nelson e facendo incavolare Roger Corman per lo spreco di  pellicola…

Ray Harryhausen (abbiamo già parlato di lui per Il risveglio del dinosauro) anima una piovra gigantesca, dotata soltanto di sei tentacoli (per risparmiare, in quanto i regolamentari otto, sarebbero costati eccessivamente), in un mediocre Il Mostro dei Mari (It Came from Beneath the Sea), firmato dal regista Robert Gordon, con Kenneth Tobey (La cosa da un altro mondo, Il Risveglio del Dinosauro, Strange Invasion, Gremlins, Salto nel buio, ecc.) e Faith Domergue (Sette secondi più tardi, Cittadino dello Spazio, ecc.). Un sommergibile atomico con un siluro radioattivo abbatterà il mostro (nel precedente film di Harryhausen, a uccidere il dinosauro era un proiettile a isotopi radioattivi).

Viaggio nella preistoria (Cesta do Praveku) di Karel Zeman è un racconto didattico per ragazzi, ma assai piacevole. Quattro fanciulli partono per un viaggio fantastico attraverso un fiume sotterraneo e giungono, attraverso le varie ere geologiche, fino al mare primordiale. Gli effetti e le animazioni dei mostri preistorici sono abbastanza buone e molto azzeccata è anche la scena dei quattro esploratori minorenni che svicolano lungo il dorso di uno stegosauro morto, come se fosse un toboga (in realtà si trattava di una travatura di legno alla quale il regista sovrappose un vetrino con l’immagine dello stegosauro).

 

Consigli per gli acquisti:

Cittadino dello Spazio                          Koch Media

Tarantola                                          Golem Video

La Conquista dello Spazio                    Sinister Film

La Vendetta del Mostro                               Pulp Video

Il Mostro del Pianeta Perduto             Fox Video, Enjoy Movies, Pulp Video

Il Mostro dei Mari                                       Columbia (anche colorizzato)

(5 – fine)

Giovanni Mongini