DELIRIO ALL’ULTIMA PALLOTTOLA – TUTTO IL CINEMA DI MICHELE SOAVI 14

Attacco allo Stato

Regia: Michele Soavi.

Soggetto: Giovanni Bianconi, Pietro Valsecchi.

Sceneggiatura: Stefano Bises, Jim Carrington, Salvatore Marcarelli, Andrea Purgatori con la collaborazione di Giovanni Bianconi e Michele Soavi.

Costumi: Gemma Mascagni.

Scenografia: Stefano Pica.

Direttore della fotografia: Gianni Mammolotti (A.I.C.).

Montaggio: Alessandro Heffler.

Aiuto Regista: Fabio Simonelli.

Musiche: Luigi Seviroli.

Anno: 2005.

Nazione: Italia.

Prodotto da: Pietro Valsecchi, TAODUE Film per R.T.I.

Cast: Raoul Bova, Teresa Saponangelo, Ninni Bruschetta, Antonello Fassari, Rolando Ravello, Thomas Trabacchi, Fabio Troiano, Dario D’Ambrosi, Alina Nedelea, Sandra Franzo, Augusto Zucchi, Alberto Gimignani, Roberto Zibetti, Gualtiero Burzi, Geppi Cucciari, Giulia Weber, Filippo Valsecchi.

Roma, 20 maggio 1999. Sono le ultime ore di vita di Massimo D’Antona, consulente del lavoro, che all’alba mentre si reca in ufficio viene raggiunto da diversi colpi di arma da fuoco da un commando di brigatisti nascosto in un furgone parcheggiato da giorni in via Salaria, di fronte all’abitazione della vittima. Da lì infatti vengono registrati gli spostamenti e gli orari fino all’esecuzione del piano criminale.

Sul posto convergono le forze dell’ordine con a capo Diego Marra che sulle prime non sanno a chi attribuire il gesto, prendono in considerazione tutte le piste, dalla mafia al delitto passionale. Finché non giunge la rivendicazione: Brigate Rosse. È il ritorno di un incubo assopito da undici anni, la data dell’ultimo omicidio che porta tale firma.

L’unico appiglio per le indagini è una scheda telefonica che può portare al luogo e all’ora della chiamata identificando uno dei brigatisti.

Ma il tempo passa e il gruppo si riorganizza e si prepara a colpire nuovamente autofinanziandosi tramite rapine e assalti a portavalori. Intanto la situazione internazionale politica ed economica è sconvolta dall’attacco delle Torri Gemelle avvenuto l’11 settembre a New York che porta ad alzare la tensione ovunque e palesemente a sottovalutare quella in atto nel nostro Paese.

Il nuovo obiettivo è stato scelto. Nella notte del 19 marzo 2002 viene assassinato davanti alla sua abitazione il professore Marco Biagi, autore di una riforma del mercato del lavoro; qualche giorno prima gli era stata tolta la scorta assegnatagli per essere stato dichiarato a rischio.

A questo punto le indagini hanno una svolta decisiva dovuta a un colpo di fortuna e alla casualità.

Durante un normale controllo dei documenti sul treno per Arezzo vengono fermati un uomo e una donna, sono loro, si scatena una sparatoria in cui rimane ucciso il sovrintendente della Polfer, Emanuele Petri. È l’ultima vittima delle nuove Brigate Rosse.

I due vengono arrestati e insieme recuperata un’agenda palmare con il principio di una rivendicazione. Da questa si risalirà agli altri membri dell’organizzazione che fino all’ultimo tenteranno di rovesciare le carte dimostrando di poter portare avanti anche da soli il loro attacco allo Stato.

Ritorno alla fiction per Michele Soavi dopo Arrivederci amore, ciao sotto la collaudata supervisione TAODUE/Valsecchi che vede in primo piano recenti fatti di cronaca nazionale che sconvolsero l’opinione pubblica riaprendo una ferita mai chiusa.

Nella parte del protagonista troviamo Raoul Bova nei panni dell’ispettore capo delle indagini Diego Marra, un ruolo che conosce bene (vedi Ultimo) e che non ha bisogno di spigolature particolari, è un personaggio che si trova tra due fuochi, quello della stampa e quello del procuratore che sfoga le pressioni dall’alto su di lui, tanto che a un certo punto gli affiancherà il “duro” Spada della Digos interpretato da Antonello Fassari, altra conoscenza già nota al pubblico di Soavi.

Così come Alina Nedelea, che qui è Carla, un ruolo particolarmente interessante sotto il profilo psicologico perché è il “soldato indisciplinato” del manipolo brigatista, colei che con la sua indecisione destabilizza il gruppo, e proprio per questo motivo, nella finzione, i due leader Lidia Montero e Bessi (nella realtà Nadia Desdemona Lioce e Mario Galesi che morirà nello scontro a fuoco) vanno a processarla cadendo vittima del loro stesso nervosismo più che della giustizia.

Da segnalare anche l’insolita presenza di Geppi Cucciari, nota al pubblico di Zelig e della sit-com carceraria Belli dentro, nei panni di una poliziotta della sezione informatica dal marcato accento sardo!

Nel complesso sono buone le interpretazioni del restante cast, a cominciare da Ninni Bruschetta, è il procuratore, alla Saponangelo e Rolando Ravello (visto anche nel ruolo di protagonista nella fiction su Pantani) nei panni dei due leader brigatisti, carismatici quanto basta.

Dal punto di vista stilistico ritorna l’elemento “acqua” che accompagna dall’inizio la carriera del regista, è l’unica concessione alla sua creatività in una fiction dove è indispensabile attenersi alla cronaca, riguarda i momenti di meditazione e riflessione dove Bova-Marra seduto immobile sul fondo di una piscina assume una dimensione onirica.

Infatti il film in due puntate poggia il ritmo sull’evolversi delle indagini e delle contromosse delle Brigate Rosse, le riunioni clandestine, la scelta degli obiettivi, i pedinamenti fino al compiersi dell’esecuzione stabilita e successivamente rivendicata, ricostruiti con attenzione e fedeltà nello script sia negli orari quanto nei luoghi.

Non a caso le vittime hanno i nomi reali come in un documentario o reportage di cronaca nera, mentre quelli dei terroristi sono stati cambiati pure se nelle fattezze fisiche i due principali ricordano molto quelli reali, oltre ad aver inserito due filmati originali dell’epoca: quello della vedova D’Antona che parla alla folla durante la grande manifestazione contro il terrorismo e quello tragicamente noto del 11 settembre 2001, Bova e soci seguono in diretta televisiva il crollo delle Twin Towers a New York come milioni di persone nel mondo hanno realmente fatto.

Il ritmo è buono senza spettacolarizzazioni, non mancano le scene d’azione come l’assalto al portavalori o il tragico epilogo sul treno per Arezzo; in particolare il finale dove gli autori del soggetto si sono presi qualche libertà artistica in più regalando allo spettatore l’incertezza sul finale della vicenda e sulla sorte dell’ultima vittima designata.

Nel complesso un’altra prova riuscita per Michele Soavi che pure dentro i ritmi stretti della fiction televisiva e di un prodotto che lascia poco o niente all’inventiva registica, riesce a distinguersi valorizzando il soggetto con personalità e capacità propri di chi viene dal cinema e dando una dimensione ricostruttiva, persino didattica, mai banale della cronaca nera recente che troppo poco si conosce e che le immagini integrano alla perfezione.

(14 – continua)

Gordiano Lupi, Maurizio Maggioni e Fabio Marangoni