AUGUSTO CHIARLE

Augusto Chiarle, classe 1970, è un autore nostrano ed eclettico che si è già fatto un nome nel fantastico soprattutto con la recente serie steampunk Le ombre di Marte, ambientata in un’Europa anni Venti parallela sopravvissuta a un’invasione marziana. Ma è interessante sentire cosa dice l’autore delle sue opere… e non solo.

COME SONO NATE LE IDEE DEI TUOI ROMANZI STEAMPUNK?

Sono un grande appassionato di letteratura fantastica, di evoluzione scientifica e di Storia. Questi tre elementi messi insieme hanno influenzato la mia produzione in maniera significativa.

Non mi piacciono gli eroi spaccamondo inverosimili che si vedono in molti film o si leggono in molti romanzi. Non mi piace vedere un protagonista disinnescare l’ordigno immancabilmente all’ultimo secondo, perché mi sembra inverosimile. Per me è molto più importante cercare di far agire i personaggi in modo logico, far sì che il lettore riconosca in loro il comportamento di qualcuno che ha conosciuto, o di cui ha letto o sentito. La realtà ci riempie di cose interessanti, di persone vere che vivono avventure pazzesche, spesso loro malgrado. Avrei io stesso diversi aneddoti in merito. Così, questa è la mia principale fonte di ispirazione: storie di persone non vere ma, auspicabilmente, verosimili. Ispirate a gente che ho conosciuto, in qualche momento della mia vita. Sono spesso alle spalle di quelle che vivono i miei personaggi. Nessuno dei miei personaggi è una persona vera, ma ciascuno è un collage di tanti che ho conosciuto o incrociato nella mia vita. Le nostre esperienze sono una fonte inesauribile di ispirazioni. Basta sapersi guardare intorno.

COME MAI HAI SCELTO QUESTO GENERE E COSA PENSI DELL’INTERESSE CHE STA VIVENDO IN QUESTO MOMENTO?

Quando ho scelto di scrivere il mio primo romanzo steampunk ho unito idee che meditavo da tempo, nate per essere destinate a un mediometraggio destinato a finire su internet. Ho scelto lo steampunk perché una delle sue caratteristiche è che è l’eredità della fantascienza alla Wells e alla Verne. Al medesimo tempo mi affascinava l’idea di poter scrivere mantenendo coerenza scientifica (che apprezzo sempre in ogni autore): ciò che per i protagonisti dei miei romanzi è tutto futuro, in gran parte per noi è il presente o “futuro prossimo”. Idealmente volevo unire un’avventura in stile Burroughs con i mondi di fantasia di Wells. Non voglio paragonarmi a loro (che sono dei geni della letteratura), ma far loro un tributo senza copiarli. Ho deciso di mantenere uno stile “cinematografico” nella narrazione, dividendo il romanzo in scene più che in capitoli. Il mediometraggio che influenzò la prima stesura di “Orologeria” non ottenne il finanziamento, ma il materiale finì per formare il mio primo romanzo. Per me scrivere è quasi una necessità. Devo sempre trovare un modo di esprimere la mia creatività, mi fa stare bene. E mi fa piacere che ciò che scrivo abbia un suo pubblico.

Lo steampunk è un genere “emergente”, che sta avendo un’esposizione che gli è sempre mancata in precedenza. Non so se diventerà mai “mainstream”, ma ci sta regalando diverse perle in ogni genere d’arte: cinema, letteratura, fumetto, fotografia, illustrazione, design, musica e moda. Mi piace vedere così tanta gente che crea abiti, oggetti, personaggi e atmosfere fantastiche.

IN GENERALE, COSA PENSI DEL GENERE FANTASTICO IN ITALIA E NON SOLO?

Il genere fantastico è sempre presente, sin dall’antichità, in tutte le culture. Ai popoli mesopotamici piacevano le avventure di Gilgamesh. A greci e romani piacevano epopee fantastiche di eroi mitologici e semidei. Bardi e skaldi cantavano gesta di eroi arturiani, cavalieri, mostri e guerra. Nel medioevo italiano, Dante e Ariosto parlavano di viaggi nell’oltremondo e delle gesta di cavalieri che, talvolta, andavano a recuperare il proprio senno sulla Luna. Ogni epoca ha preferenze di genere (che siano fantasy, avventure nello spazio, vampiri, o altro), ma la letteratura fantastica è una costante compagna dell’umanità, ci regala avventure da sempre.

Lo steampunk è un genere presente da molto tempo, sebbene abbia un nome proprio soltanto dagli anni ’80. Forse non è mai stato prima davvero “mainstream” ma ricordo di essermici avvicinato da ragazzino, con un gioco di ruolo dal titolo “Spazio 1889″, dove inglesi vittoriani viaggiavano tra le stelle a bordo di improbabili astronavi in un universo irreale ma basato sulle credenze della gente del XIX secolo, quasi fosse davvero il futuro immaginato da loro. L’ho sempre trovato affascinante, è da tempo che volevo cimentarmi in quel genere. In Italia il fantasy ha più seguito della fantascienza, ma la mia opinione è che non sia “morta” (come di tanto in tanto qualcuno dichiara), sebbene i numeri siano decisamente inferiori di quelli del mondo anglosassone. A mio avviso non morirà mai, fintanto che ci sarà chi scrive e chi legge. I gusti cambiano, i generi si evolvono. Un tempo si leggevano i mondi alieni di Jack Vance, oggi vanno i vampiri di Twilight. Sebbene io continui a preferire Vance, non critico i ragazzi di oggi, che preferiscono gli eredi del gotico. A me non interessa scrivere di “zombi & vampiri”, perché preferisco scrivere di cose che mi piacerebbe leggere, ma proprio come oltreoceano c’è una riscoperta di personaggi come Conan il Barbaro (creato negli anni ’20 del ’900), prima o poi si tornerà a considerare “di moda” leggere di astronauti, scienziati e astronavi. Ne sono convinto (ce lo dimostrano i successi di Star Trek o di serie TV come Fringe e Continuum).

QUALI SONO I TUOI MAESTRI NEL GENERE E LE TUE PREFERENZE IN FATTO DI LIBRI, FILM, TELEFILM, FUMETTI E SIMILI?

Le mie principali fonti di ispirazione sono sempre stati i grandi scrittori del passato, dai classici ai “pulp” che mi affascinarono da ragazzino (ad esempio Leigh Brackett, Frank Frazetta, Robert Howard, H.P. Lovecraft, Wells, Verne, Poe, Anderson e molti altri). Mentre scrivevo i miei primi romanzi ero restio nel leggere opere di scrittori più recenti, nel timore che mi influenzassero. Così ho scritto ben due romanzi prima di leggermi la “trilogia steampunk” di Paul Di Filippo, ad esempio. Non ne sono pentito: ho seguito la mia via, che è davvero differente dalla loro, per ambientazione e idee. I miei preferiti restano “John Carter di Marte” (di Burroughs) e “La Guerra dei Mondi” (di Wells). Non sono esattamente steampunk bensì fantascienza d’epoca, ma è innegabile che, visti con gli occhi di oggi, un lettore li troverà davvero molto “steam”. Nel fumetto tra i miei preferiti c’è “La leggenda degli uomini straordinari”. Nel cinema la serie dedicata a uno Sherlock Holmes un po’ più “steampunk” dell’originale (come in “Gioco di Ombre” e nel film che lo ha preceduto) è stato di mio gradimento. O anche “Wild Wild West”. Tra i libri moderni il mio preferito (di genere steam) è “Vittoria” di Paul Di Filippo. I miei romanzi preferiti, al di là del genere steampunk, sono “La Spada di Rhiannon” (di Leigh Brackett) e le opere di Jack Vance (un po’ tutte).

PROSSIMI PROGETTI?

Ho appena terminato di scrivere “La Guerra di Storsen”, terzo e ultimo capitolo di una serie fantasy (in stile “sword & sorcery”, visto a modo mio) che sta ottenendo un successo di pubblico inaspettato. Ora sono tornato a lavorare su un romanzo di fantascienza, un seguito della serie “Le Ombre di Marte”. Non solo perché molti lettori mi hanno chiesto di tornare a scrivere con quella ambientazione, ma anche perché la fantascienza mi piace. Stavolta prenderà forse una piega leggermente più “space opera”, anche per non ripetere quanto contenuto nei quattro romanzi che l’hanno preceduto. Il titolo temporaneo è “Naufraghi di Marte”, e la prima stesura ha già una quarantina di pagine. E’ un’esperienza davvero gratificante ricevere lettere e opinioni dei lettori, specialmente quelle dei fan. Dopo aver scritto “Orologeria” pensavo di aver messo la spunta su “cose da fare nella vita: scrivere un romanzo e pubblicarlo” e finire lì, ma 7 lettori mi contattarono per chiedermi un seguito. Ne nacque uno dei miei romanzi preferiti, “L’Aeronave per Marte”, il secondo della serie. I lettori che mi contattarono aumentarono e così continuai.

Ora non credo mi fermerò, finché avrò il loro supporto e delle idee su cui scrivere. Da quando ho scritto “Orologeria” anche il mio stile è migliorato sensibilmente, me ne accorgo da solo e se ne accorgono i lettori, che aumentano sempre di più. Non sono alle prime armi: ho scritto il mio primo racconto completo alla fine degli anni ’80, ho pubblicato il primo negli anni ’90. Ricevetti il mio primo premio letterario nel ’91 per il racconto “I Manipolatori” alla “Fancon” di Courmayeur. Era un periodo fecondo. La mia prima sceneggiatura fu un corto demenziale nel 2003. Sebbene abbia lavorato davvero molto nel campo dei giochi di ruolo (tra l’89 e il ’99) e per diverse riviste di settore (come “The Unicorn”), il mio primo romanzo ha dovuto attendere il 2012 per venire pubblicato. Ora è il 2014 e ne ho ben sette all’attivo: “Orologeria”, “L’Aeronave per Marte”, “Ombra Meccanica”, “Vita Artificiale” (la serie steampunk), “Il Signore dei Corvi”, “Il Sangue dell’Immortale” e “La Guerra di Storsen” (la serie fantasy). Più un racconto (“Ombre nell’Oscurità”) comparso sull’antologia “Evaporismi” (che pubblica i racconti premiati dal concorso omonimo).

Elena Romanello