DARIO TONANI

Quello che colpisce di Dario Tonani è l’estrema disponibilità nell’approccio, sia che egli si confronti con i colleghi narratori oppure con i suoi più entusiasmati lettori; la grande chiarezza nell’esporre le storie nel corso delle presentazioni dei suoi libri; la ricchezza della scrittura: coinvolgente, originale e sempre piena di ritmo.

D’altronde Tonani quest’ultima dote ce l’ha innata visto che di mestiere, per attitudine, da molti anni fa il giornalista, quindi è persona abituata a osservare, analizzare e illustrare con rapidità, efficacia e fantasia.

Milanese, con una laurea in Economia politica all’Università Bocconi, il Nostro è totalmente affascinato dalla  narrativa contemporanea ed essenzialmente da quella del fantastico. Quanto ai suoi romanzi e racconti confluiscono principalmente nella fantascienza, dove eccelle. Ma le sue preferenze vanno anche ai generi horror, fantathriller e anche al noir. Vincitore per quattro volte del Premio Italia, compresa l’edizione 2012, e di altri concorsi (Premio Tolkien e Premio Lovecraft) ha pubblicato per le più importanti case editrici, di genere e non, tra cui  Mondadori, Bietti, Stampa alternativa e Delos Books. Malgrado sia uno scrittore già ampiamente affermato crediamo che Dario Tonani abbia ancora tanto da esprimere. Lo abbiamo invitato a parlarci di sé, del suo lavoro di giornalista e della sua passione per la scrittura. Leggiamo, insieme, cosa ci ha detto.

TONANI, VORREI ANZITUTTO LANCIARLE UNA PROVOCAZIONE: LEI E’ UN BOCCONIANO, LAUREATO IN ECONOMIA POLITICA, CHE SCRIVE DI TECNOLOGIA, INCONSUETI CARTONI ANIMATI E KILLER DEL FUTURO. TUTTO PUO’ ESSERE. MA NON LE SEMBRA UN PO’ BIZZARRO?

Ahaha, sì, lo è eccome. Ma capita nella vita. Una cosa posso dirla: a distanza di parecchi anni dalla mia laurea, l’ufficio stampa dell’Università Bocconi mi chiese un’intervista che partì proprio da questa domanda. Avevo appena scritto il romanzo Infect@ e cercai in ogni modo di trovare una risposta sensata, che a distanza di tempo sto ancora cercando…

COMINCIAMO DA QUELLO CHE E’ IL SUO MESTIERE: IL GIORNALISMO. QUANDO, DOVE E COME HA INIZIATO A SCRIVERE PER I GIORNALI? E DI COSA SI OCCUPAVA?

In realtà il giornalismo è stata una scelta finalizzata alla scrittura professionale, un modo per praticare ogni giorno la mia passione campando sulla mia penna… Ho cominciato subito dopo l’università, mettendo da parte la mia laurea. Professionalmente scrivevo di nautica e di motori, ma nel tempo libero andavo a cercarmi qualche collaborazione di tipo completamente diverso. Ho scritto qualche segnalazione libraria per le pagine della Cultura de Il Giornale, per cui mi è anche capitato da giovanissimo d’intervistare Tullio Dobner, lo storico traduttore di Stephen King.

ATTUALMENTE PER QUALI GIORNALI E RIVISTE LAVORA?

Oggi scrivo di motori, nello specifico per la rivista Ruoteclassiche dell’Editoriale Domus, che si occupa di auto d’epoca; ma in passato ho lavorato per anni nella redazione dell’ammiraglia del gruppo, Quattroruote. Non sono un tecnico, mi occupo essenzialmente di attualità e la mia attitudine alla scrittura ha finito per ritagliarmi il ruolo di “penna” quando si tratta di parlare di storie e di costume.

QUANTO HA INCISO LA PROFESSIONE DI GIORNALISTA NELLA SUA NARRATIVA?

Sarei portato a dire molto, pur con i distinguo del caso: il giornalismo mi ha insegnato ad avere comunicativa, ad arrivare subito al sodo, a estrapolare il fatto dal commento. Nella scrittura l’approccio tende a ribaltarsi, è necessario coltivare il contorno e non esiste una verità alla quale dare prioritariamente voce. Il mio stile è nato probabilmente dall’equilibrio di questi due approcci molto diversi tra loro. Il lavorare anche su testi altrui, poi, ha fatto il resto…

CHE TIPO DI RAPPORTO RITIENE CI SIA TRA IL GIORNALISMO E LA NARRATIVA? QUALE TRA I DUE AMBITI PREDILIGE?

Nessun dubbio, mi sento più narratore. Scrivere senza un obiettivo immediato, scegliendo come e quando farlo non ha confronti. La scrittura giornalistica è un meccanismo collettivo, ti fa sentire parte di una squadra; narrare è più come stare intorno a un fuoco per intrattenere, ti mette al cospetto con te stesso, è un processo intimo e individuale…

INVECE, QUANDO E CON QUALI STORIE HA INIZIATO A OCCUPARSI DI SCRITTURA CREATIVA E PERCHE’ HA SCELTO LA SCIENCE FICTION?

Come credo tutti, ho iniziato con i racconti. Ne scrivevo una valanga. Almeno tanti quanti ne leggevo, dato che da ragazzino divoravo essenzialmente antologie. Perché la fantascienza? Sono sempre stato un sognatore, e mi sembrava la scelta più vicina alla mia indole. 

LEI HA AVUTO LUNGHE FREQUENTAZIONI CON LE FANZINE DEL FANTASTICO. QUANTO LE SONO SERVITE PER APPROSSIMARSI A TALE GENERE?

Ho cominciato da lì, anche se devo dire che i miei primi due racconti – avevo 19 anni – mi vennero pubblicati su una collana da edicola, e quindi professionale e con una grande distribuzione (per l’Editrice Il Picchio di Milano). Era il 1979, mi vergogno un po’ a dirlo! Naturalmente ho avuto una frequentazione piuttosto lunga proprio con le fanzine degli anni Ottanta, durante il passaggio dal ciclostile e le macchine per scrivere, alla fotocomposizione dei primi personal computer. Qualche nome? La mitica The Time Machine (Padova) dell’amico Mauro Gaffo, e poi City, La spada spezzata, The Dark Side

HA MAI SCRITTO VERSI? COSA PENSA DELLA POESIA?

Sì, da ragazzino. Ma mi ha sedotto sempre di più la prosa. Cosa penso della poesia? Inconsciamente, forse, la cerco non alla sua fonte: nei testi delle canzoni, per esempio…

PENSAVA DI DIVENTARE UNO SCRITTORE? QUALE SIGNIFICATO E CHE IMPORTANZA HA PER LEI SCRIVERE?

L’idea mi è balenata al liceo. E non mi ha più lasciato, finendo per rafforzarsi ogni giorno di più. La scrittura è acqua e fuoco; bisogno e rifugio.

SCRIVERE E’ UNA PRATICA CHE PUO’ ISOLARE. QUAL E’ IL SUO PENSIERO IN PROPOSITO?

James Ballard diceva che gli scrittori sono squadre di un solo uomo che hanno bisogno dell’incoraggiamento della folla. Sottoscrivo in pieno: è la solitudine che si sostiene sulle spalle dei lettori.

CI PUO’ INDICARE QUELLE CHE PER LEI SONO LE VARIE FASI DI PREPARAZIONE DI UN ROMANZO? RACCOGLIE PRIMA IL MATERIALE NECESSARIO? HA UNA CADENZA REGOLARE NELL’ELABORAZIONE? QUANTO TEMPO, INDICATIVAMENTE,  IMPIEGA PER LA STESURA?

In realtà non ho particolari fasi di lavoro, se non quella di documentazione, che precede e accompagna la stesura. Quando mi serve sapere qualcosa interrompo la scrittura e mi metto alla ricerca. Non compilo scalette e lavoro non sapendo bene dove andrò a parare; questo mi mette nella condizione di fare tre passi avanti e uno -o anche due- indietro a ogni seduta di scrittura, per rendere coerente il pregresso con gli ultimi sviluppi. Di norma scrivo soltanto nei weekend durante i quali faccio delle vere e proprie full immersion, dalla mattina alla sera. I giorni feriali li dedico soprattutto alla riflessione su quanto scritto nell’ultima seduta e su quanto scriverò nella successiva, e occasionalmente all’editing. Quanto tempo impiego a scrivere un romanzo? Mediamente un anno e mezzo, con punte di due anni per Infect@.

PASSIAMO AD ALTRO. DEDICA MOLTO SPAZIO ALLA LETTURA?

Dipende ovviamente dai periodi, ma tendo a essere un lettore forte.

LA SUA IDEA RELATIVA ALLA LETTERATURA NEL MONDO GLOBALIZZATO E NELL’ERA  DI INTERNET…

Come qualsiasi altra espressione culturale, la letteratura ha molto da offrire a un veicolo di diffusione delle idee come Internet. Se, come credo, nel mondo sta cambiando l’approccio alla lettura, è giusto che lettori e autori siano coinvolti attivamente nel processo di mutamento piuttosto che subirne le conseguenze. È fuori di dubbio che la rete e ora gli ebook abbiano sparigliato le carte; aderire al nuovo corso, senza timori né pregiudizi, credo che sia un obbligo morale di tutti. I nuovi strumenti di fruizione di un libro non devono diventare bersaglio di guerre di retroguardia. Il mercato della musica dovrebbe averci insegnato molto in questa direzione, e invece per certi versi vedo ancora molta diffidenza verso il digitale…

 …E L’IMPATTO SULLA FANTASCIENZA, INVECE, QUAL E’?

Gli autori di fantascienza devono essere in prima linea nel sostenere la diffusione del libro digitale. Hanno un dovere di ruolo e non possono sostenere posizioni di retrovia!

Il SUO E’ UNO STILE CONTAMINATO. OLTRE ALLA LETTERATURA, QUALI TRA LE ARTI HA AVUTO MAGGIORE ASCENDENTE NELLA SUA FORMAZIONE?

Il cinema innanzitutto, di cui sono un consumatore vorace. Non ho nessuna remora a dire che il grande schermo è per me una fonte inestimabile di ispirazione. Le mie storie sono orgogliosamente cinematiche e visuali, e credo che anche lo stile abbia finito per assumere un ritmo di narrazione molto simile a quello del cinema. E poi videogiochi e videoclip, certo…

E TRA SCRITTORI, REGISTI, MUSICISTI, O COMUNQUE ARTISTI, CHI L’HA INFLUENZATA DI PIU’ ?

Tra gli scrittori Philip K. Dick, James Ballard e i più moderni Cormac McCarthy, Richard K. Morgan, Maurice G. Dantec, Chuck Palahniuk. Quanto ai film, adoro la cinematografia di Kubrick e Ridley Scott, ma m’intrigano anche molto le cavalcate adrenaliniche e le orge visuali di Michael Bay, i fratelli Wachowski e John Woo. Riguardo alla musica posso solo dire che non esco mai senza il mio iPod. E mi piacciono molto le colonne sonore di musicisti come Hans Zimmer (Pirati dei Caraibi, Inception), Geoff Zanelli (Disturbia, Hitman – L’assassino, Gamer), John Murphy (Sunshine)…

LO SCRITTORE DI SCIENCE FICTION E’ UN VISIONARIO E IL MONDO CORRE VELOCE NELLE TRASFORMAZIONI POLITICHE,  ECONOMICHE, SOCIALI, AMBIENTALI. SE DOVESSE SCRIVERE UN ROMANZO CON RISVOLTI ATTUALI DA QUALI TEMI PRENDEREBBE LE MOSSE?

Sociali e ambientali sicuramente, ma credo che le altre due verrebbero a traino di queste, essendone legate a corda doppia. Toxic@ è un romanzo profondamente “ambientalista” e tutte e due i romanzi del Ciclo dei +toon amo definirli storie di fantascienza pop, con fortissimi connotati sociali.

NEL 1984, LO SCRITTORE ANDREA DE CARLO, NEL ROMANZO “MACNO”, RAPPRESENTO’ LA STORIA (PER CERTI VERSI CON AMBIENTAZIONI AFFINI A QUELLE DEL NOSTRO PAESE) DI UN ECCENTRICO GOVERNANTE APPRODATO AL VERTICE DELLE ISTITUZIONI ATTRAVERSO UN ABILE USO DEI MASS MEDIA. SAPPIAMO, IN SEGUITO, IN ITALIA, COM’E’ ANDATA CON BERLUSCONI, ANCHE LUI ESPERTO – OLTRE CHE PROPRIETARIO – DI MEZZI DI COMUNICAZIONE. LEI IMMAGINEREBBE OGGI (MI RIFERISCO SEMPRE ALLA TRAMA DI UN IPOTETICO ROMANZO) UN UOMO POLITICO, CON IMPORTANTI RESPONSABILITA’ DI GOVERNO, PROVENIENTE DALLA CARRIERA DI… COMICO? OVVIAMENTE STO PARLANDO DI BEPPE GRILLO…

Infect@ e Toxic@ ruotano in maniera significativa intorno all’uso distorto e mistificatorio delle immagini per propagandare verità confezionate ad hoc: i cartoni diventano strumento di manipolazione della realtà e d’inquinamento delle coscienze. Apparire piuttosto che essere, la forma anziché il contenuto… fin troppo facile trovare qualche riferimento con il nostro recente passato e più in generale con la civiltà dell’immagine dei giorni nostri. I comici hanno in sé una vocazione al potere; sbertucciando con la satira il sistema finiscono col pensare che loro al posto dei potenti farebbero di più e meglio. Certo i politici di professione hanno dato prova di logoramento. Non li amo, come del resto non amo i tecnici. Una chance ai comici la darei sì, come la offrirei agli artisti… Ma poi non sono sicuro che non me ne pentirei.

LEI HA PUBBLICATO ROMANZI (INFECT@, L’ALGORITMO BIANCO, TOXIC@), PER L’AUTOREVOLE COLLANA URANIA MONDADORI CHE HANNO AVUTO IL GRADIMENTO DELLA CRITICA, MA ANCHE DEI LETTORI DI GENERE SCIENCE FICTION. C’E’ UN ROMANZO IDEALE CHE ANCORA NON E’ RIUSCITO A SCRIVERE?  

Il mio romanzo ideale? Meno male che non l’ho ancora scritto, ci mancherebbe. La scrittura è una forma di non appagamento istituzionalizzata. È assolutamente giusto aspirare sempre a qualcosa che sia a un palmo dal proprio naso. Ciò non significa che non abbia dei “romanzi ideali” scritti da altri, per intenderci lontanissimi dal mio naso, come Il profumo di Süskind o La strada di McCarthy…

COSA L’AFFASCINA DEI CARTONI ANIMATI, PERCHE’ HA SCELTO DI RACCONTARE QUESTO GENERE DI PERSONAGGI E CHE SIGNIFICATO HANNO? COSA RAPPRESENTA IL SILVESTROSCOPIO CHE DA’ IL TITOLO ALLA SUA STORIA CHE QUEST’ANNO HA VINTO IL PREMIO ITALIA NELLA CATEGORIA “RACCONTI SU PUBBLICAZIONE AMATORIALE?”?

Come tutti i ragazzini sono cresciuto anch’io a cartoon, mi ci sono “infettato” direi. E in qualità di padre, ho avuto una ricaduta lunga e recente con mio figlio. Questo ha finito per darmi una quantità spaventosa di materiale che ho poi sentito il bisogno di elaborare in qualche modo. Da qui l’idea del Ciclo dei +toon, Infect@ + Toxic@. Il loro significato? Avevo bisogno di un ingrediente forte con il quale veicolare il concetto di droga retinica; i cartoon, con i loro colori e le loro forme ingenue, mi sono sembrati perfetti. Un contrasto stridente tra buoni sentimenti e mondo infernale della tossicodipendenza. Silvestroscopio? Non è altro che un costume da cartoon, o meglio la pelle di un vero Gatto Silvestro, che diventa lo strumento attraverso il quale il bambino protagonista del racconto può guardare la realtà esattamente come la vedrebbe un cartone animato.

C’E’ UNO SCRITTORE ITALIANO O STRANIERO AL QUALE SI ACCOSTEREBBE? 

Ammiro moltissimo chi ha saputo trasformare il mestiere di scrittore in quello di autentico ambasciatore delle proprie idee e più in generale della fantasia. Ai già citati Dick e Ballard, aggiungo a questo riguardo Neil Gaiman, China Mieville e Paul Di Filippo.

A COSA STA LAVORANDO E COSA DOBBIAMO ASPETTARCI DI SUO A BREVE?

Sto ultimando il lavoro su Mondo9, volume che uscirà – presumibilmente a novembre – nella collana Odissea di Delos Books. Il libro raccoglierà – opportunamente riviste – tutte e quattro le storie del ciclo già uscite in digitale per 40k Books (cioè Cardanica, Robredo, Chatarra e Afritania), ma conterrà anche materiale inedito scritto appositamente per l’edizione cartacea. È un progetto che mi sta molto a cuore, anche perché di solito si segue il percorso dal cartaceo al digitale e non l’inverso, e questo è in qualche modo una misura del successo ottenuto dall’edizione e-book. Parallelamente sono al lavoro su un nuovo romanzo, un fantathriller del quale non vorrei ancora anticipare nulla. Mentre sul fronte dei racconti, da qui a fine anno ne usciranno parecchi, anche di generi diversi, sia in digitale sia in cartaceo, per antologie varie e per Urania.

Grazie della chiacchierata, La Zona Morta!

SIAMO NOI A RINGRAZIARE DARIO TONANI, SICURI CHE IL SUO INGEGNO PRODURRA’ ANCORA TANTE OPERE DESTINATE A SUSCITARCI  EMOZIONI E A FARCI RIFLETTERE!

Filippo Radogna