GUERRE TERRESTRI

A un mercatino dell’antiquariato ritrovare tre romanzi in edizioni perdute tra loro allacciati da un elastico non è inusuale. Inusuale è la cura filologica della mano ignota che ha voluto consegnarli al mare magnum delle pulci con quell’indicazione, quasi si trattasse di una sottolineatura, di una guida all’acquisto e all’ascolto.

Incuriosito ho acquistato i volumi, anche se uno lo avevo già da molti anni, in ristampa.

Come poi ho scoperto, si tratta di tre romanzi di Eco & Vengeance, ossia natura contro, che si ribella all’uomo, alla sua razionalità tecnologica, eccetera.

Sul genere conoscevo già alcune uscite nei fascicoli dell’Urania, impreziositi dalle copertine metafisiche di Karel Thole.

Penso agli Eco & Vengeance intitolati La piaga Efesto (Urania n. 664) di Thomas Page, L’attacco delle tarantole (n. 792) di Bernhardt J. Hurward, Ragnatela (n. 826) di John Wyndham, L’albergo sulla tana dei crotali (n. 967) di Joseph L. Gilmore.

Ma torniamo agli acquisti della bancarella.

Guerre Terrestri di Tiziano Sclavi, Rusconi 1978, copia integra e perfetta, copertina di Karel Thole con una gru rossa che scava nella terra marrone e solleva una casa castello in miniatura; sullo sfondo un cielo azzurro macchiato di nero e dei fulmini bianchi, accecanti a incidere verticalmente l’aria; nell’immagine non vi è alcuna presenza umana o animale e regna un’atmosfera surreale, tipica dei dipinti di Thole per Urania.

Nella ristampa che Camunia [1] farà nel 1993, la copertina di Angelo Stano si ricorderà della gru rossa di Thole, inserendo però un corvo nero intento a beccare in primo piano la tastiera di una macchina per scrivere.

L’edizione Rusconi è una gemma d’ardua reperibilità.

Il nome di Sclavi non è ancora associato con tanto di trombe e sottotitoli a quello di Dylan Dog; nel 1978 Sclavi è ancora un novelliere puro, reduce dall’edizione del Formichiere del bellissimo Film, da I misteri di Mystere (Bietti 1974) e da Sogno di sangue (Campironi 1974).

Il sottotitolo ci avverte che si tratta di un romanzo di fantaecologia (laddove Camunia parlerà di fantaorrore).

Il titolo, probabilmente imposto dall’editore, rimanda al coevo successo planetario del baraccone movie Guerre Stellari e cerca di accaparrarsi quella fetta di pubblico.

La quarta di copertina riporta alcune righe di presentazione sulla trama e sull’autore stilate da Alfredo Barberis.

In questo romanzo allucinante vediamo la natura farsi animata e gli uomini trasformarsi in creature inanimate. Chi è lo stratega delle “guerre terrestri” che sconvolgono il pianeta?

Sclavi è un bambino scrittore. Non solo perché è giovanissimo. Ma perché si diverte proprio a smontare le vicende della vita come fossero giocattoli. E dentro ci trova, sempre, un mucchio di significati arcani, celati in indizi banali. Questa avventura di Guerre Terrestri ha un inizio classico: due giovani, un ragazzo che potrebbe essere lui, Tiziano, e una ragazza, partono per una vacanza estiva, in una paesaggio di colline e di fiume caro a Pisani Dossi e a Cesare Angelici. E da quel momento sono investiti dal vento inquietante del mistery. Sì, lo so, di tanti, di troppi libri, si dice, e si scrive, che si fanno leggere d’un fiato. Ma questo, credetemi, lo si dovrebbe paradossalmente consumare in apnea, tanto la “scala Hitchcock” dell’angoscia, data a goccia a goccia, è sapientemente percorsa da un narratore implacabile, razionale e “cattivo”. Come soltanto i bambini, appunto, sanno a volte essere.”

Come dice il critico Daniele Bertusi nel suo saggio, Guerre Terrestri  “è un romanzo di puro sguardo, pura registrazione di eventi che cerca la strada per un nuovo tipo di narrativa (nuovo almeno nell’Italia degli anni ’70), a cavallo tra sperimentalismo e letteratura popolare”.

Michele Mari individua in Buzzati (e nell’Urania n. 658 Creature note e ignote contenente il racconto di G. M. Glaskin Beati i mansueti) le coordinate metafisiche del libro, anche se a me pare evidente che Sclavi abbia scritto un remake del libro di Machen, vera genesi per ogni Eco & Vengeance. Stesso stile impalpabile, coi primi segnali di una minaccia che pende sopra un piccolo paesino, tanta attesa e atmosfera e poca azione e un finale che lascia tutto in sospeso, senza troppe spiegazioni razionali. La differenza rispetto allo scrittore gallese è che Sclavi mostra una rivolta che non coinvolge solo la natura ma anche gli oggetti, avvicinandosi, nei medesimi anni, a quel Camion di Stephen King del 1973, tradotto in Italia solo nel 1981.

Dunque Il terrore di Arthur Machen, edito da Theoria nel 1986 e scritto nel 1917 è il secondo libro del lotto.

Ambientato durante la Prima Guerra mondiale.

Stesse location campagnole dell’autore pavese, ciò nondimeno con uno stile narrativo che anticipa quello naif e piano, privo di effetti speciali o linguistici (vedi le contaminazioni col fumetto e il cinema di Guerre Terrestri) di Sergio Bissoli (a sua volta autore di brevissimi (e bellissimi) racconti di Eco & Vengeance come Gli insetti, Le erbe vampire, Un mistero di campagna.

Machen apparecchia una vicenda semplicissima dove la rivolta degli animali non è, fin da subito, compresa dagli uomini e cresce di voce in voce, da paese a paese, alimentando sospetti e teorie strampalate. Come per Guerre Terrestri, anche qui, si tratta di una rivolta globale di cavalli, api, cani, falene, galline, piccioni e chi più ne ha più ne metta. La conclusione, lasciata all’ipotesi, è che gli uomini abbiano abdicato ai loro sudditi, che l’umanità novecentesca abbia perso la propria capacità di giudizio e razionalità, forse a causa delle orribili violenze perpetrate durante il conflitto. Comunque libro stupendo.

Terzo e ultimo, Fase IV di Barry Malzberg, edizione Longanesi del 1976.
E qui mi fermo e lascio la parola al compianto Vittorio Curtoni, dalle recensioni librarie del mitico Robot rivista di fantascienza n. 4 del luglio ’76: “Inutile: a me Malzberg piace molto. Trovo che abbia un modo di scrivere altamente personale e denso di suggestioni, capace di scavare sotto la scorza dei fatti per metterne in luce le implicazioni psicologiche anche più remote. Questo Phase IV (da cui è stato tratto un film che vinse, lo scorso anno, il Festival di Trieste) non è probabilmente la sua opera migliore, ma è lo stesso affascinante. La trama riprende una delle situazioni più classiche della fantascienza (lo sviluppo dell’intelligenza, per misteriosi influssi cosmici, nelle formiche), ma lo tratta solo dal punto di vista dei due ricercatori che devono decifrare la chiave del mistero. I fatti, ridotti al minimo, diventano pretesto per un’indagine interiore dei personaggi, tormentati da problemi esistenziali che la situazione acuisce fino a livelli estremi. Mi sembra che l’intera storia sia nient’altro che la parabola di una lotta, una gigantesca lotta fra l’uomo e le forze (esterne o interne) che vorrebbero modificarlo, strumentalizzarlo, schiacciarlo. Detto così, può sembrare semplicistico; ma non lo è affatto, nelle pagine del romanzo. Attenzione però: i lettori abituati ad una narrativa tradizionale, stiano alla larga da questo libro duro, difficile e scarno, che probabilmente non potrà mai incontrare la loro approvazione.”

Ok, ho finito pure questa volta.

Vedo avvicinarsi l’infermiera con le medicine.

Giusto il tempo di pulirmi la bocca col bavaglio e spegnare il computer.

Alla prossima, se ci sarà!

Davide Rosso


[1] Per uno studio filologico sui cambiamenti (non numerosi, bensì significativi) operati dall’autore nel corso dell’edizione del 1993, rispetto a quella originale del 1978, a sua volta originata da un breve racconto del 1976, rimando all’imprescindibile saggio di Daniele Bertusi Dellamorte e altre storie, licenziato dalla Periplo Edizioni nel 1997.