GIUSEPPE FANELLI

Giornalista e scrittore, Giuseppe Fanelli ha fatto della scrittura la propria passione ed è riuscito a ottenere traguardi veramente importanti: si occupa infatti in prima linea di una rivista di cinema, “Moviement”, e ha da poco dato alle stampe il suo primo romanzo, “L’Avvolgo”, che uscirà a marzo. Lo abbiamo incontrato per voi: sentiamo cosa ha da raccontarci su di sé e sulla sua vita.
COMINCIAMO CON UNA DOMANDA DI RITO. CHI È GIUSEPPE FANELLI?
Un sognatore, un’inguaribile romantico e profondo sostenitore dell’animo umano. Scrivo per passione, amo le storie, adoro perdermi nell’intimità dei miei pensieri, immaginare mondi, scoprire nuovi orizzonti, spingermi oltre la fantasia, cercando di non perdermi. È come essere perennemente in bilico tra sanità e follia, cosa assai pericolosa, ma è proprio questo il bello! Sono appassionato di cinema, soprattutto di quello evocativo, penso ad esempio a David Lynch, David Cronenberg e Stanley Kubrick, anche se la struttura portante della mia vita è senza dubbio la musica. C’è un’altra parte di me che continuamente spinge e cerca di mantenermi con i piedi per terra. È il Giuseppe Fanelli iper-razionale, incuriosito dalle scienze e dalla matematica. In questo periodo, infatti, sto scrivendo la tesi per laurearmi in Ingegneria Civile.
VUOI PARLARCI DELLE TUE PRODUZIONI PRECEDENTI SIA LETTERARIE SIA GIORNALISTICHE?
Sostengo e redigo una collana libraria di cultura cinematografica dal nome “Moviement”, partorita dalle meravigliose menti di Gemma Lanzo e Costanzo Antermite. Nel numero dedicato agli Horror Made in Italy compare un saggio, che ho scritto a quattro mani con Gemma Lanzo, intitolato “Nel paese dei Goblin. Le note dell’orrore” e un articolo sull’incontro avuto con il compositore Marco Werba. In questi giorni, con la redazione, stiamo lavorando al nuovo numero della collana su Quentin Tarantino, che probabilmente uscirà a maggio. Collaboro, inoltre, con la rivista letteraria “La Luna di Traverso”, per la quale ho stilato un racconto breve che tra qualche giorno sarà pubblicato sul sito/laboratorio www.lalunaditraverso.com. Ho scritto canzoni in inglese per la band Le Munro Apartment e per altri progetti musicali.
A BREVE USCIRÀ IL TUO PRIMO ROMANZO “L’AVVOLGO”. VUOI PARLARCENE, A PARTIRE DAL TITOLO, COSÌ PARTICOLARE ED ENIGMATICO?
Sul titolo non posso dirti niente, il mistero nasce proprio da lì. Si può dire che “L’Avvolgo” si è scritto da solo. Non vorrei indurti a pensare che io sia uno scrittore con un alter ego come Thad Beaumont/George Stark nel celebre romanzo “La metà oscura” di Stephen King, voglio dire che ho fatto delle riflessioni sulla vita, ho visto cose che non mi piacevano, mi sono chiesto perché e ho provato con il mio modo disordinato di mettere un po’ “d’ordine”, così la storia è venuta da sé. I miei sogni, anzi i miei incubi, hanno fatto il resto. Per semplificare, “L’Avvolgo” è la mia “Interpretazione dei sogni”.
COME È NATA L’IDEA DI PARTIRE DA UN TEMA COSÌ PARTICOLARE COME LA MULTIDIMENSIONALITÀ ONIRICA PER GIUNGERE POI VERSO TRAGUARDI PIÙ INQUIETANTI?
Un giorno mi sono interrogato su cosa fosse la “metafisica”. La filosofia ce la presenta, per sintetizzare, come alternativa alla fisica che si occupa della realtà empirica. Ma molti scienziati hanno cercato di dimostrare, e ci sono riusciti, che la fisica e la metafisica possono essere la stessa cosa se osservate da un certo punto di vista. Da qui la riflessione teologica nasce spontanea, come anche la domanda: questa è l’unica “realtà”? Se la risposta è no, come sono le altre?
QUAL È STATA LA PARTE PIÙ DIFFICILE NELLA CREAZIONE DEI PERSONAGGI?
Per me è stato molto difficile costruire il personaggio di Evòl, in quanto donna, ma grazie a una approfondita critica e alle delucidazioni che mi ha dato la mia compagna, credo di aver ottenuto un buon risultato.
IN QUESTI ANNI DI ATTIVITÀ HAI SEMPRE AVUTO UNA PREDILEZIONE PER IL FANTASTICO. CHE SIGNIFICATO HA PER TE QUESTA TEMATICA?
Secondo me uno scrittore deve aiutare i lettori a fantasticare, deve cercare di allontanarli dai televisori che propinano continuamente tragedie. Come se già la vita di ogni singolo individuo fosse semplice. Sono consapevole che la creazione richiede osservazione oltre che ingegno. Ma l’osservazione, secondo me, deve essere fine a se stessa, cioè, è da lì che non bisogna cominciare. Bisogna, invece, evadere dal proprio punto di vista, trascendere dal quotidiano. Questo deve fare uno scrittore ed è per questa mia convinzione che mi rifugio nel fantastico.
VENIAMO A UNA DOMANDA PIÙ GENERALE. DOVE TRAI ISPIRAZIONE PER TUTTE LE TUE STORIE?
Dal Blues.
QUALI SONO I TUOI SCRITTORI PREFERITI?
Amo profondamente Haruki Murakami, Banana Yoshimoto, ovviamente Lovecraft e Poe.
E PER QUANTO RIGUARDA I FILM, CHE CI DICI?
Questa è una domanda molto difficile. Di film ce ne sono tantissimi che prediligo. Te ne dico tre: “Arancia Meccanica” di  Kubrick, “Lost Highway” di Lynch e “1997: fuga da New York” di Carpenter.
ULTIMA DOMANDA, POI TI LASCIAMO AL TUO LAVORO. QUALI PROGETTI HAI PER IL FUTURO E QUAL È IL TUO SOGNO (O I SOGNI) CHE HAI LASCIATO NEL CASSETTO?
Spero solo che la vita mi dia la possibilità di continuare a scrivere. Sto già lavorando ad un nuovo romanzo.

IN BOCCA AL LUPO PER TUTTO, ALLORA!

29/01/2010, Davide Longoni