RICCARDO DI GERLANDO… E VIOLETTA RESTI, IL GOTICO PADANO A IMPERIA

Il gotico padano valica l’Appennino Ligure e nell’imperiese trova un nuovo linguaggio nel mediometraggio del 2023 VIOLETTA RESTI, opera del regista Riccardo Di Gerlando. In passato, Di Gerlando si era segnalato al pubblico con un cortometraggio dal titolo 33 GIRI, che vinse diversi premi.

Le opere d’esordio di Di Gerlando sono legate a doppio filo alla vita lavorativa del regista e vertono su tematiche sociali, in particolar modo sull’inclusione e sulle disabilità. A maggior ragione, non trovandoci di fronte a un regista di genere, desta stupore la visione di VIOLETTA RESTI, una favola gotica intarsiata di malie e che rielabora il cinema di Pupi Avati, senza la pretesa avanguardistica e post-moderna di stravolgerlo, ma nemmeno con la paura di venirne schiacciato dal peso.

Il mediometraggio, di quarantaquattro minuti, narra di uno scrittore che negli anni Novanta cerca la quiete in un borgo dell’entroterra ligure. Affitta una casa per scrivere un libro, ma si imbatte in un’apparizione demoniaca. Quando il protagonista, affascinato dalla visione, cerca di capirne il significato, si imbatte in una leggenda nera, la leggenda della bambina dal volto che si deforma. Simbolo della bambina sfortunata erano le violette, che la piccola regalava ai passanti. E proprio le violette sono il segno ricorrente di tutto il cortometraggio, veri e propri fiori della morte di pascoliana memoria.

La pellicola stupisce per la maestria con cui sono stati armonizzati i contenuti di genere, ma anche per la capacità di resa degli attori. Opera a zero budget, non presta il fianco alla critica: i personaggi sono egregiamente interpretati e si respira un’aria di prodotto misurato, ben riuscito, studiato a fondo attraverso l’adozione di alcuni ingranaggi essenziali, ma che funzionano. Merita dunque un approfondimento, soprattutto considerato il fatto che ci si trova di fronte a un neofita del genere. Propongo qui una breve intervista con il regista.

RICCARDO, QUANDO HO VISTO I PRIMI MINUTI DI “VIOLETTA RESTI”, CON I CONTINUI RIMANDI AGLI OGGETTI DI CULTO DEL CINEMA DEGLI ANNI D’ORO, HO TEMUTO DI TROVARMI DI FRONTE A UN NOSTALGICO DEL GENERE HORROR THRILLER CHE NON FOSSE IN GRADO DI RIELABORARE L’OPERATO DEI GRANDI REGISTI DEL PASSATO, DA BAVA IN POI. MA MI SONO DOVUTO RICREDERE: IL TUO CINEMA FA RESPIRARE UNA VENTATA DI OSSIGENO E NON APPARTIENE ALLA SCHIERA TRISTE DEI PRODOTTI DI MERO FETICISMO, CHE NON FANNO ALTRO CHE RIPETERE ALL’INFINITO LE SCENE GIÀ VISTE SULLE PELLICOLE DEI TEMPI GLORIOSI. COME SEI RIUSCITO A ESPRIMERE UN CINEMA PERSONALE, PUR ADOPERANDO CANONI DEL PASSATO? COME SEI RIUSCITO A ESPRIMERE UN CINEMA PERSONALE, PUR ADOPERANDO CANONI DEL PASSATO?

La prima lezione da imparare quando si cerca di realizzare un film è guardare tante opere, capire e studiare. Da lì poi puoi spaziare e lavorare su un contesto e un linguaggio più personale.

Personalmente sono un amante dei dettagli che credo, siano fondamentali per raccontare una storia.

I miei studi nel ramo psicologico sicuramente mi aiutano a vedere le cose con più giudizio e cognizione e quindi dandone un gusto decisamente più soggettivo e personale rispetto agli omaggi o ai riferimenti dei grandi maestri

LA TUA PELLICOLA GUARDA A PUPI AVATI, MA ANCHE AL MAZZACURATI DELLA “TRILOGIA DEL PO”. UN CINEMA LENTO, CHE PROCEDE PER ACCUMULO. PER L’ARIA DI NOSTALGIA CHE VI SI RESPIRA, INVECE, RICORDA IL CINEMA DEI FRATELLI ONETTI, IN PARTICOLAR MODO PENSO AL FILM “FRANCESCA”. SO DA UN NOSTRO PRECEDENTE COLLOQUIO CHE TU NON HAI MAI VISTO I FILM DEGLI ONETTI. DOVE TI COLLOCHI QUINDI? DA CHI HAI PRESO MAGGIORE ISPIRAZIONE?

Ho quasi sempre realizzato cortometraggi a tema sociale o con generi più drammatici

Parecchi anni fa mia madre mi regalò un DVD del capolavoro di Avati “La casa dalle finestre che ridono”. Ne rimasi folgorato proprio dalla psicologia dettata dall’ambiente, dal distacco dei personaggi rispetto al protagonista, da un’apparente quiete che cela qualcosa di malsano.

Stessa cosa la vidi in “Zeder”, “L’arcano incantatore” e nel più recente “Il signor Diavolo”.

Nel mio piccolo mi collocherei proprio su questo filone. Il giallo – gotico padano è quello forse sento più vicino.

RITENGO CHE UNO DEI MERITI MAGGIORI DEL TUO CORTOMETRAGGIO SIA DI POSSEDERE UNA SEMPLICE, MA SOLIDA, SCENEGGIATURA. E HO NOTATO DAI TITOLI DI CODA, E CON GRANDE SODDISFAZIONE, CHE QUESTO DERIVA DALL’AVER COSTRUITO LA SCENEGGIATURA DI PARI PASSO CON LA STESURA DI UN LIBRO. CI PARLI DELLA GENESI DELLA SCENEGGIATURA? QUALE RAPPORTO MANTIENE CON IL LIBRO?

Terminata la sceneggiatura, nata da un sogno che ebbi da bambino, la girai all’amico Roberto Ricci per chiedergli un suo giudizio. Ne rimase folgorato e volle propormi la stesura di un romanzo. Chiaramente Ricci ne ha costituito un romanzo più lungo rispetto al film, con più personaggi e scene anche più sanguinolente rispetto all’idea di base. È stata una bellissima esperienza. Il libro “La bambina delle violette” ha riscosso un buon successo.

I TUOI ATTORI SONO TUTTI NELLA PARTE E AGISCONO IN PIENA ARMONIA, A LORO AGIO SUL FILO DI FUMO DELLA SCENA. QUALE METODO HAI UTILIZZATO PER FARLI RECITARE? HAI DOVUTO GIRARE MOLTE VOLTE LE SCENE? COME HAI SELEZIONATO LE PARTI?

Gli attori del film sono tutti attori liguri di compagnie teatrali della zona. Chiaramente abbiamo svolto prove e ripetuto le scene moltissime volte. I personaggi, aldilà del protagonista Drool, hanno un atteggiamento distaccato verso il protagonista. Sembrano non voler fare trasparire troppa emozione. I membri del cast sono comunque attori con cui avevo già lavorato in precedenti lavori.

L’AMBIENTAZIONE È SUGGESTIVA E TROVO SENSATO UTILIZZARE LE COLLINE ALLE SPALLE DI IMPERIA COME LUOGO PER UNA FOLA NERA. TI RENDI CONTO DI AVER FATTO FARE AL GOTICO PADANO UN PASSO MOLTO LUNGO? QUALI PELLICOLE GOTICHE TI HANNO MAGGIORMENTE ISPIRATO?

Il film è stato interamente girato nell’entroterra ligure. Alcune scene anche nel piccolo paese di Triora, conosciuto al mondo per la storia legata a fatti di stregoneria. Sono luoghi molto tranquilli, silenziosi e che vivono di segreti paesani. Le pellicole che mi hanno ispirato maggiormente sono sicuramente quelle avatiane ma cito anche opere di Bido e di Tonino Valerii. Molta ispirazione però mi arriva dagli albi di “Dylan Dog”. Amo profondamente la filosofia gotica di Sclavi.

PARLIAMO DI FUTURO. TI HA CONVINTO DEDICARTI AL GENERE? PENSI DI GIRARE UN ALTRO FILM DI GENERE GOTICO?

Girare un mediometraggio gotico mi ha dato davvero una ventata di entusiasmo e la volontà di volermi buttare in nuove storie su questa filosofia gotica. Ho in mente nuove idee e presto mi dedicherò alla scrittura.

VOLENDO RECITARE UNA PARTE INSINUANTE, CHE VA CONTRO IL MIO PENSIERO, MI TROVO A CONSTATARE CHE IL GOTICO COME GENERE SIA ORMAI ALLE CORDE. TU NON HAI SENTITO L’IMPULSO DI RINGIOVANIRLO E LO HAI UTILIZZATO PER LA TUA TRAMA SENZA BISOGNO DI AMMODERNAMENTI. COME MAI? COSA NE PENSI DEL GENERE GOTICO IN CHIAVE MODERNA?

Per me non dobbiamo parlare di un rimodellamento o rinnovamento del genere gotico ma parlerei più di una ripresa di genere. Ormai tutto è così talmente veloce, istantaneo, e non ci si sofferma più su un principio di filosofia più lenta e più accurata. La ripresa di certi stili e certe correnti a mio avviso potrebbe riaprire soprattutto nelle leve più giovani, spiragli molto più interessanti.

Daniele Vacchino