SERGIO MARTINO, UN REGISTA DI GENERE 02 – PARTE 02

Il thriller erotico – Sergio Martino incontra Edwige Fenech… e non solo – parte 02

Tutti i colori del buio (1971) è un altro thriller erotico diretto da Sergio Martino e prodotto dal fratello Luciano. Il film è scritto e sceneggiato da Ernesto Gastaldi, Santiago Montaga e Sauro Scavolini, le musiche sono di Bruno Nicolai e le scenografie di Jaime Perez Cubero. Protagonisti principali sono George Hilton ed Edwige Fenech, coadiuvati da Ivan Rassimov, Georges Rigaud, Maria Cusani, Susan Scott, Marina Malfatti, Julian Ugarte e Dominique Boschero.

Il thriller, girato interamente a Londra, è ambientato nel mondo dei satanisti e presenta notevoli spunti  erotico-morbosi. La Fenech è Jane, una ragazza che vive ossessionata da terribili incubi e lo spettatore viene precipitato sin dalle prime sequenze in un crescendo di angosce interiori. Il regista apre il film con una paurosa parte onirica durante la quale Jane sogna un uomo dagli occhi azzurri (Ivan Rassimov) che impugna un coltello e sta compiendo un delitto. Accanto al killer ci sono delle vecchie megere sdentate che completano un quadro terrificante composto pure da una musica infantile, una bambola per terra e un vecchio carillon. Lo stile della sequenza ricorda Dario Argento.

Torniamo alla realtà e vediamo una Fenech angosciata che veste un pigiama bianco ed è distesa sul letto, sfoggia una mise classica composta da lunghi capelli neri e solito sguardo da cerbiatta impaurita. La seguiamo nella doccia e apprezziamo un primo nudo mentre si insapona, poi scopriamo che il marito è George Hilton. Si prende cura di lei, le dà due pillole azzurre sciolte nell’acqua e le carezza la pelle nuda per favorire il sonno. Edwige Fenech interpreta una donna che ha paura di addormentarsi e teme i suoi incubi come tragica realtà. Jane vive sconvolta dai sogni da quando ha abortito un figlio dopo un incidente stradale e dopo l’omicidio della mamma quando aveva solo cinque anni. Jane non riesce ad avere rapporti completi con il marito a causa della crisi di nervi che la coglie ogni sera. La sorella Barbara (una stupenda Nieves Navarro in arte Susan Scott) la convince a farsi curare da uno psicanalista (Georges Rigaud), però gli incubi continuano a tormentarla e si materializzano anche durante il giorno. Gli occhi azzurri dell’uomo che perseguita Jane sono gli stessi che hanno ucciso sua madre tanti anni fa e la seguono anche nella realtà. Quando Jane rimane sola incontra l’uomo misterioso che la perseguita, una volta accade per le strade di Londra, un’altra persino dentro al metro.

Una nuova amica di Jane è Mery (Marina Malfatti) che pare avere tendenze lesbiche e la introduce in un gruppo di santanisti capitanato dal perfido McBain (Julian Ugarte). Susan Scott e Marina Malfatti si danno da fare in alcune parti di nudo, ma soltanto la prima regge il confronto con la stupenda Edwige Fenech. Oltre tutto Marina Malfatti come recitazione è pessima e il dialogo tra lei e la Fenech è da dimenticare. Pure George Hilton, in altre pellicole bravo e credibile, fornisce solo un’interpretazione da bello dei fotoromanzi. Risultano interessanti tutte le scene del sabba satanico che mostrano Ugarte mentre taglia la testa a un cucciolo, fa grondare il sangue in una coppa e lo serve ai presenti. Il castello dei satanisti presenta persone dai volti bianchi e stralunati che denudano la Fenech, la baciano, la toccano in ogni parte del corpo. Sono sequenze morbose che preludono a un rapporto finale tra Jane e il capo dei satanisti.

La donna pare guarita e il giorno successivo riesce ad avere un rapporto con il marito. L’uomo misterioso non smette di perseguitare la Fenech e Martino ci trascina in un turbillon di sesso e morbosità nel castello dei satanisti. La parte più spinta del film vede la bella attrice franco-algerina posseduta da tutto il gruppo dei satanisti. La Fenech si concede alla vista degli spettatori come mamma l’ha fatta assumendo pose torbide e sensuali. Tra queste sequenze citiamo l’omicidio a colpi di coltello di Marina Malfatti che chiede di essere liberata dai satanisti. La Fenech fugge dal castello, precipita sempre più nell’incubo con Rassimov che la perseguita e uccide chiunque le si avvicini.

Una buona scena horror mostra la fine di due anziani servitori, sgozzati da Rassimov perché lo psicologo (morirà pure lui) aveva affidato loro la paziente. In un primo momento i sospetti cadono sul marito, ma alla fine si scopre che la storia degli incubi è una macchinazione della sorella per diventare l’unica erede. La setta satanica e Ivan Rassimov erano d’accordo con la sorella per spingere Jane nel baratro della follia. Hilton scopre la macchinazione, fa fuori Susan Scott e nell’ultima sequenza provoca la morte del capo satanista che precipita dal tetto di un palazzo. Interessante la parte onirica durante la quale Edwige Fenech sogna ciò che si troverà a vivere nel finale di pellicola.

Le parti oniriche sono la cosa più riuscita del film e riescono a creare un’atmosfera di tensione narrativa non indifferente. Le scene erotiche vedono protagonista una Fenech al massimo della forma che non è soltanto un bel corpo da guardare, ma recita una parte impegnativa. Il film non è eccezionale, resta un ibrido tra gli horror di Dario Argento e i noir di Polanski, ma girato con minor inventiva.

(2/2 – continua)

Gordiano Lupi