I BASTARDI SENZA STORIA

Per ricordare l’amico scrittore Giovanni Buzi, scomparso prematuramente due anni fa, esce in questi giorni per le Edizioni Il Foglio il libro “I Bastardi Senza Storia – Schegge impazzite del pulp-horror italiano – Omaggio a Giovanni Buzi” (360 pagine) a cura di Matteo Mancini.

Si tratta di un’antologia fatta di storie di reietti, di diversi e di disperati votati all’attacco contro i soprusi e le ingiustizie del sistema sociale, ma anche di personaggi condannati a destini inevitabili e costretti a lottare contro i demoni che soffocano lo spirito dell’uomo.

Sono ben ventiquattro le schegge impazzite dell’horror punk e pulp italiano che Matteo Mancini propone attingendo dalla produzione di una ventina di autori diversi, con l’intento di ricordare uno dei maggiori rappresentanti di questo sottogenere narrativo: Giovanni Buzi, artista a tutto tondo scomparso prematuramente nel 2010 ma nell’occasione anch’esso presente con ben due racconti che ne protraggono la vita estendendola all’infinito.

Dopo la prefazione di Matteo Mancini, il volume si divide in vari momenti. Si inizia con il “Prologo: il contesto” e con il racconto HO UNA TIGRE NELLA TASCA di Giovanni Buzi. Si prosegue con “Genesi del Bastardo”, di cui fanno parte le novelle: TEMA MAI SVOLTO: IL PIÙ BEL NATALE di Luca Guardabascio, IL NUOVO MAESTRO di Luca Ducceschi, UN CARNEVALE ROSSO SANGUE di Gordiano Lupi, ROSSO di Viviana Guiso, L’ULTIMO FLASH di Alessandro Napolitano e SOTTO LA TUA PELLE di Vincenzo Barone Lumaga. Il libro continua poi con “Vita da Bastardi” e le storie JOE, IL SICARIO di Anna Giraldo, SCATOLETTE DI CARNE MARCA LAH di Luca Barbieri, POMERIGGIO SOTTOCUTANEO di Maurizio Landini, L’UOMO NEL TERMOSIFONE di Maurizio Cometto, I VOLTI di Vincenzo Barone Lumaga, SENZA FAR RUMORE di Francesco Cortonesi, HELL’S – HORROR MOTEL di Pier Francesco Sica, NUMERI di Simone Babini, IL KASTELLETTO di Nicola Lombardi e CAUSE NATURALI di Carmine Cantile. Segue la sezione “Bastardi Scatenati” con CASTA DIVA di Giovanni Buzi, ROTTAMI di Alfredo Mogavero, CIÒ CHE IN BASSO DIMORA di Fabio Lastrucci, IL FIGLIO NEGATO di Emanuele Delmiglio e BASTARDI SENZA BANDIERA di Matteo Mancini. Chiude l’antologia “La purificazione dei Bastardi” con ASTRA di Francesco Borrasso e IBOGA di Patrizia Birtolo.

Si tratta di racconti più o meno lunghi, alieni da ogni compromesso e privi di ogni forma di pudore che vanno all’attacco senza paura o ipocrisia. Così assistiamo allo sfaldamento della famiglia che si autodivora fino al proprio annientamento, ma anche al crollo dell’istituzione scuola con alunni che commettono delitti guidati da un essere che lancia messaggi subliminali dalla lavagna di classe e poi ancora sicari che cadono vittima di altri sicari, intere popolazioni lobotomizzate da vampiri vomitati dalle tivù con il placet dei politici, adulteri costretti a vivere in miniatura all’interno di un termosifone, donne dannate da tatuaggi che prendono vita e pretendono tributi di carne, rapimenti alieni e via ancora con orrori talvolta barkeriani, tal altra kinghiani ovvero conditi da atmosfere gotiche che rievocano cimiteri e cripte tipiche della narrativa britannica di fine Ottocento, senza tralasciare spruzzate di quell’erotismo degno erede della produzione cinematografica italiana degli anni ‘70 e delle storie che hanno fatto la fortuna delle indimenticabili collane italiane dell’orrore come “I Racconti di Dracula”.

In definitiva una summa di storie spesso dissacranti e cariche di sangue, ascrivibili al sottogenere del pulp ma mai fini a loro stesse. In altre parole un lotto di testi che pur avendo un’anima da B-Movie (per utilizzare un espressione legata alla produzione cinematografica), lanciano un messaggio che sconfina dalla fantasia per calarsi in un alveo che ha poco della narrativa fantastica e molto dei contenuti sociali. Un’antologia quindi destinata a scuotere e scioccare i lettori abituati alle letture puritane e a divertire tutti gli altri.

Ma leggiamo, per capire meglio, proprio la prefazione del curatore Matteo Mancini:

“Presentare un’antologia non è mai compito facile, poiché il rischio di annoiare il lettore con sterili discorsi di circostanza è sempre alto. Nell’occasione la difficoltà viene amplificata da un pizzico di commozione che non nego esser presente. Non si tratta di quell’entusiasmo che si libera quando si ha ormai la certezza che le proprie fatiche sono state ricompensate e che dunque quanto si è seminato è divenuto un frutto destinato a essere staccato dall’albero della fantasia per discendere tra le mani dei lettori. No, in questo caso c’è molto di più. Innanzi tutto c’è la soddisfazione per aver riunito un gruppo di amici scrittori (per gli amanti del dietro le quinte rivelo una punta di amarezza personale per aver visto sfumare alcune partecipazioni per ragioni di varia natura, ma fa parte del gioco, ahimé), più o meno giovani e più o meno conosciuti, con cui condividere la gioia di una pubblicazione. E poi c’è una ragione che fa di questa opera un qualcosa di speciale, quanto meno per chi vi ha partecipato, quasi un evento degno di esser ricordato.

Il progetto infatti, su proposta del sottoscritto, nasce con l’intenzione dichiarata di omaggiare uno dei più originali e coraggiosi scrittori apparsi nell’underground italiano contemporaneo e purtroppo scomparso prematuramente nel 2010. Il pensiero corre a Giovanni Buzi, eclettico artista a tutto tondo, critico d’arte, pittore, narratore di storie a metà strada tra l’erotismo e lo splatterpunk alla Clive Barker come gli dicevo sempre nei forum, avvertendo la sua soddisfazione velata da un’umiltà di cui era certamente dotato.

Conobbi Giovanni circa sette anni fa, in uno dei tanti laboratori di scrittura che imperversano nella rete, se non erro sul sito latelanera.com, avendo poi la fortuna di vederlo all’opera in svariati concorsi narrativi che ci vedevano contrapposti.

Fin da subito mi colpì la facilità di scrittura con cui intesseva le trame. Storie estreme, vuoi per la violenza o per la decisa componente sessuale che lui metteva in scena senza timori o ipocrisie dimostrando un coraggio che non è facile riscontrare nei giovani autori. Soprattutto però mi colpiva il suo interesse per la descrizione delle vesti dei personaggi, per il soffermarsi sui colori, per l’eleganza nella scelta delle parole e spesso per il tentativo di ricreare un campionario di profumi e rumori finalizzati a sconfinare in territori sondabili da sensi diversi da quello della vista. Un complesso di caratteristiche stilistiche che gli permettevano di toccare corde emozionali funzionali a trasportare il lettore all’interno dei vari racconti, trasformandolo in un personaggio condannato a scrutare da dietro le quinte le vicende di volta in volta proposte.

Dunque opere dotate di quel quid che le rendeva uniche e superiori alla media. Tuttavia i risultati ottenuti dalla penna di Buzi non rendono giustizia a un autore che comunque ha avuto la gioia di vedersi pubblicato sul Giallo Mondadori e in volumi di svariati editori, tra i quali Il Foglio Letterario di Gordiano Lupi che ha subito accettato con entusiasmo l’idea di confezionare un’antologia in memoria di Giovanni.

Così è nato il volume che avete tra le mani, grazie alla partecipazione di un folto gruppo di autori da me personalmente invitati ad aderire al progetto e che colgo l’occasione di ringraziare per l’ennesima volta.

L’obiettivo è stato quello di presentare un lotto di testi irriverenti e pulp, votati a un orrore non fine a sé stesso ma utile a rendersi veicolo per avanzare critiche sociali o spirituali. Protagonisti, per una volta, saranno i reietti, gli emarginati, coloro che sono considerati dei diversi.

Sono presenti anche due racconti di Buzi, il secondo dei quali mi fu inviato da lui stesso pochi giorni prima che volasse lassù dove imperano gli dei. Nonostante i problemi di salute, Giovanni accettò con entusiasmo il mio invito di partecipare a un’antologia horror su cui stavo lavorando. Si trattava di un progetto costruito quasi su misura per le caratteristiche visionarie della prosa di Buzi, trattandosi di un progetto dedicato a racconti impreziositi di un’impronta onirico/visionaria. Purtroppo, poi, il tutto non vide la luce per problemi con gli editori e così ho deciso di inserire quel racconto in questa antologia, un modo come un altro per considerare ancora Giovanni qui vicino a noi.

Del resto sono dell’opinione secondo cui un artista, grazie alle sue opere, sia un privilegiato rispetto ai c.d. uomini comuni, poiché gode della possibilità di vincere persino la morte e di vivere, attraverso le parole (e i disegni piuttosto che i film o le sculture), fino all’infinito. Se questo è vero lo è perché un’opera d’arte, di qualunque livello essa sia, altro non è che una conchiglia in cui vive la proiezione dell’anima di chi l’ha donata ai posteri. Per questo Giovanni non ci ha mai lasciato e oggi siamo qui con lui a condividere questa pubblicazione che spero possa piacergli.

Buona lettura a tutti”.

E a noi non resta che unirci al coro e ricordare sempre Giovanni e la sua formidabile geniale “penna”.

Buona lettura anche da parte nostra.

Davide Longoni