FANTASCIENZA STORY 108

IPOTESI DI MONDI FUTURI (1973) – PARTE 04

IL GIORNO DEL DELFINO (The Day of the Dolphin)

Il tema dei delfini ritenuti creature dotate di una propria volontà e di intelligenza non è nuovo nella letteratura di fantascienza dove si sono cimentati illustri scrittori del calibro di Arthur C. Clarke. Il cinema vi si accosta soltanto nel 1973 con questa pellicola diretta da Mike Nichols e tratta dal romanzo del francese Robert Merle, intitolato opportunamente Un animal douè de rason, ma da noi tradotto come La notte dei delfini. Il film avrebbe potuto essere una deliziosa favola tra il rapporto umano e quello con un’altra specie, nuova per le sue possibilità intellettive e paraumane ma, diciamolo francamente, è stata rovinata da un intreccio spionistico assurdo.

In un’isola dell’Oceano Pacifico uno scienziato, (George C. Scott) ha trovato non soltanto il modo di comunicare con i delfini, ma è riuscito a far esprimere, anche se con termini elementari, uno di essi con parole umane e intellegibili. Il delfino in questione, Alpha, familiarmente chiamato “Fa”, è docile, ubbidiente e capace di sorprendenti ragionamenti.

La dimostrazione avviene quando lo scienziato è costretto a presentare il delfino davanti alla commissione che ha finanziato il progetto. I componenti della commissione non sembrano afferrare l’importanza degli studi compiuti e pongono al delfino delle “domande ipotetiche” mentre l’animale, a differenza degli uomini, è abituato a rispondere a domande chiare, prive di sottintesi e doppi sensi. Sicché quando uno di essi gli si rivolge dicendogli: “Fa, supponiamo che in questa zona ci sia uno squalo…”, il delfino si spaventa e tenta di dirigersi verso il mare aperto. Lo scienziato lo richiama a fatica e Alpha, avvicinandosi all’imbarcadero, dice rivolto all’uomo che ha ventilato l’ipotesi:

Alpha: “Uomo dice cose no.

Uomo: “Che cosa vuol dire?

Scienziato: “Le ha dato del bugiardo.

Il candore dei delfini viene usato per uno scopo nefando quando, all’improvviso, essi vengono rapiti e obbligati a portare una bomba sulla schiena, un ordigno magnetico che essi devono depositare sotto un panfilo dove si trova il presidente degli Stati Uniti. La manovra non riesce e Alpha aggancia invece la bomba al panfilo degli attentatori, poi, con la sua compagna, Beta, ritorna sull’isola e fa capire allo studioso quello che è successo. Per evitare loro una rappresaglia e stanco della bassezza umana, egli li allontana da sé obbligandoli a tornare all’oceano dove dimenticheranno il linguaggio e la doppiezza umana.

Il finale è fin troppo strappalacrime: lo scienziato e sua moglie sono nascosti tra gli alberi dell’isola, mentre il delfino li invoca chiamandoli “Pà” e “Mà”, poi si allontana con la sua compagna. Intanto un mezzo aereo si dirige verso l’isola, forse con intenzioni vendicative.

Ancora una volta era in progetto un sequel, ma George C. Scott, ha rifiutato di girarlo e tutto è stato ritirato.

Per quanto riguarda gli effetti speciali essi, si può dire, sono costituiti dagli stessi delfini: due animali non ammaestrati che hanno pazientemente seguito la troupe durante le riprese in mare aperto e che, una volta terminate, si sono diretti al largo per non ritornare più. Come ha dichiarato lo stesso George C. Scott in una intervista:

Sembrava che sapessero che non avevamo più bisogno di loro. Senza nessun segnale, senza che nessuno dicesse loro qualcosa, se ne sono andati…

Ricordiamo George C. Scott con piacere nell’esilarante prova fornita in Il Dottor Stranamore mentre ha debuttato nella regia con il fantascientifico La notte del furore già ricordato in precedenza.

(4 – continua)

Giovanni Mongini