LO SCRITTORE DI FANTASCIENZA: ARUSPICE PER FORZA

Intorno agli anni ’60 fu edita una delle varie pubblicazioni de LE COSMICOMICHE di Italo Calvino. L’esperto di turno, chiamato a presentare questo testo, nella sua introduzione prendeva subito le distanze affermando, più o meno: non commettere l’errore di considerare questo testo di fantascienza, la fantascienza è futurologia… e giù una spiegazione assurda per allontanare Calvino dalla fantascienza.

Ed è tutto qui l’equivoco, forse voluto, forse creduto, tra la fantascienza e la futurologia, quest’ultima, in un certo senso, scienza esatta da non confondere con la predizione.

Molti danno per scontato che gli scrittori di fantascienza siano in grado, grazie alla loro fervida immaginazione, di predire il futuro.

H.G. Wells fu per primo a parlare di bomba atomica nel 1901. Era un profeta? Assolutamente no. La grande potenza dell’atomo era stata scoperta cinque anni prima, e si sapeva già che l’atomo aveva un contenuto d’energia impressionante. Allora lo scrittore si limitò a prendere quei dati. E a pensare a una bomba che sfruttasse l’atomo, bomba che, curiosamente, chiamò appunto atomica.

Nel 1944 Cartmill scrisse un racconto sulla bomba atomica così ricco di particolari che il governo degli Stati Uniti aprì un’inchiesta su di lui, giungendo persino a minacciare il suo arresto. Si era in guerra e la bomba stava per concluderla, ma c’era uno strettissimo segreto su di essa. Lo scrittore allora cos’era? Un chiaroveggente o una spia ben informata? Nulla di tutto questo. Nel 1939, erano stati pubblicati alcuni articoli sulla fissione dell’uranio, prima che fosse imposto sull’argomento il segreto militare. Cartmill aveva attinto molti particolari da quelle informazioni, giungendo alle stesse conclusioni a cui erano giunti gli scienziati che ci stavano lavorando.

Insomma, gli scrittori di fantascienza si sono fatti la fama di precursori dei progressi tecnologici, mentre in realtà evidenziavano le conseguenze di quelli noti o estrapolavano quelli in corso di studio.

 

Torniamo un attimo a Wells e alla sua famosissima macchina del tempo. Una ipotesi nella quale la stragrande maggioranza delle gente non crede in quanto ritenuta assurda e contraria alla logica. E’ qui tutto l’errore poiché la logica è proprio alla base della credibilità di muoversi nel tempo. Il tempo è una dimensione, per cui, se si può procedere in avanti in questa dimensione, secondo logica lo si può fare anche all’indietro.

Ma è logica anche la domanda: se nel futuro qualcuno inventerà la macchina del tempo, perché oggi non ci troviamo questo qualcuno a gironzolarci intorno? Già, ma come si può sostenere a cuor leggero che ciò non accada o che non sia già accaduto? Nel passato sono esistiti uomini d’una tale genialità da non sembrare figli del loro tempo, uno per tutti è senza ombra di dubbio Leonardo Da Vinci con i suoi elicotteri e i suoi sommergibili e mille altre sue invenzioni spesso definite diavolerie dai contemporanei.

E Imhotep? Non sapete chi sia? Ve lo dico io, è stato il creatore delle piramidi. Aveva una strana caratteristica, nessuno sapeva chi fosse, né la sua provenienza. Non si scordi che gli antichi egizi erano fanatici riguardo la discendenza delle persone in vista, tanto che la genealogia dei faraoni partiva sempre dagli dei. Ma di Imhotep non si sapeva proprio nulla, Tant’è che per molto tempo gli studiosi hanno pensato fosse una specie di divinità e non una persona vera. Di lui si sa che apparve all’improvviso dando prova di grande ingegno, era un esperto architetto, un medico provetto, conoscitore di astrologia e, altro. Della sua fine si sa che scomparve com’era apparso, nel nulla senza lasciar traccia. E se fosse stato lui un viaggiatore del tempo?

In un racconto ho scritto che le piramidi non sono delle tombe, ma dei mezzi per spostarsi nel tempo grazie alla confluenza di particolari linee energetiche nella sala dei sarcofaghi che, guarda caso, sono sempre allo stesso livello. Certo, pura fantasia, ma strano che non sia mai stata trovata una mummia in alcuna piramide, strana la mancanza del corredo funerario o di arredi o di dipinti. Io sono stato nella piramide di Cheope e ho visto la stanza del sarcofago. E’ tanto disadorna da sembrare una piccola stazione della metropolitana. Già… una stazione per viaggi particolari…

E domani forse qualcuno inventerà la macchina del tempo e che questa è proprio una moderna piramide che qualcuno nel passato ha cercato di ricostruire magari per creare una sorta di stazione di passaggio. Del resto le piramidi sono diffuse in tutto il mondo. Allora si dirà che Wells ed io siamo stati in grado di predire il futuro. Se fosse così sarei ricchissimo, perché la dimostrazione della ciarlataneria della maggior parte di chi afferma di predire il futuro è proprio nel commercializzare questo (presunto) potere. Se lo possedessi lo serberei gelosamente, sarebbe uno straordinario tesoro.

In un altro racconto ho ipotizzato che si riesce a trovare la cura del cancro potenziando l’interleuchina, il nome dato a mediatori cellulari presenti nel nostro organismo che, interagendo tra loro e con altri componenti organici, attivano le risposte immunitarie. Sarei felicissimo se fosse davvero così, per l’umanità, ma non avrei certo visto nel futuro, in quanto da molto vi sono degli studi orientati in tal senso ed è stato dimostrato che l’interleuchina è davvero efficace contro le cellule cancerogene, anche se in maniera molto blanda.

Ipotesi, tracce di racconti, idee balzane… che magari sono cantonate. E nessuno, tra cent’anni, si preoccuperebbe di farlo notare. Perché, se cento idee degli autori di fantascienza col passare degli anni si sono mostrare quasi profetiche, e bene rammentare che nella fantascienza, e non solo in essa, le idee si sprecano davvero e che ne sono state sfornate a milioni.

Che strani aruspici, cento “profezie” su milioni di ipotesi, una percentuale di successo ridicolmente bassa, al di sotto addirittura della teoria della casualità.

L’esempio più eclatante ce lo fornisce Asimov quando ci parla di Cyrano de Bergerac, che, contrariamente a quello che si crede, è esistito davvero. Cyrano scrisse un racconto in cui il protagonista pensava a vari sistemi per raggiungere la Luna. Uno consisteva nel legarsi addosso delle bocce piene di rugiada. La rugiada con il caldo si trasforma in vapore, quindi sale e così avrebbe portato l’uomo sino alla Luna. Oppure bisognava munirsi di una lastra di ferro e un magnete. L’uomo saliva sulla lastra e lanciava in aria il magnete che attirava verso di sé la lastra, poi quando per forza si riunivano, l’uomo doveva riprendere velocemente il magnete e ritirarlo in alto. E così via. Certo non potremmo dire che il nostro Cyrano fosse un preveggente. Anzi, le sue ipotesi rasentavano il ridicolo. Eppure uno dei tanto modi che descrisse per raggiungere la Luna fu quello di usare i razzi. Cosa che si fa attualmente. Razzi usati sin dall’inizio dell’undicesimo secolo dai cinesi.

Insomma, la fantascienza è letteratura, e in tal senso dev’essere sempre considerata. Può darsi che qualche volta ci azzecca, ma al posto vostro non ci scommetterei.

 

Si pensi che oggi una qualsiasi automobile può essere definita macchina del tempo. Difatti noi siamo abituati a ragionare, riguardo la velocità, in termini di spazio e non di tempo.

Mi spiego, uno degli elementi che giudichiamo quando acquistiamo un’autovettura è la velocità. La velocità è dimensionalmente data dallo spazio diviso il tempo. Quando affermiamo che la nostra macchina è velocissima perché raggiunge i 200 chilometri l’ora pensiamo che in un’ora essa riesce a percorrere 200 chilometri. Mentre quella dell’amico che tocca i 100 ci fa ridere perché in un’ora percorrerà solo 100 chilometri. Già, ma perché non ragionare in funzione del tempo e non dello spazio? Un’auto più veloce è un’auto che sì, allunga la strada, ma che principalmente comprime il tempo. Mentre il nostro amico ha bisogno di un’ora per far cento chilometri, noi percorreremo la stessa distanza nella metà del tempo.

Quindi quando guidiamo la nostra autovettura, dobbiamo renderci conto che stiamo guidando una macchina del tempo. Che ci permette di percorrere uno spazio considerevole in un decimo o in un centesimo di quello che impiegavano i nostri avi. Ma dobbiamo anche rammentare che però non è una macchina “dello spazio”, cioè non ci permette di muoversi istantaneamente da un punto all’altro del nostro percorso.

E questo spiace. Specie quando ci troviamo in un ingorgo pazzesco.

Donato Altomare