MIRIAM MASTROVITO

Autrice emergente del genere fantastico, Miriam Mastrovito ha dato ottima prova di sé con il romanzo fantastico "L’ultimo rap" recentemente pubblicato e di cui già vi abbiamo parlato. Abbiamo avuto l’occasione di conoscerla e di intervistarla per voi: ecco cosa ci ha raccontato.
COMINCIAMO CON UNA DOMANDA DI RITO. CHI È MIRIAM MASTROVITO?
Una trentacinquenne con lo spirito di una bambina. Moglie e mamma immersa in una comunissima routine quotidiana, ma sempre con un libro da leggere a portata di mano, la testa tra le nuvole e l’immaginazione in fermento.
Durante il giorno gestisco un negozio di oggettistica fantasy con mio marito, un’attività divertente che mi permette di essere sempre a contatto con il mondo fantastico in cui mi sento particolarmente a mio agio, ma non rinuncio mai a ritagliami del tempo per scrivere, in fondo è questo ciò che amo fare  più di ogni altra cosa.
VUOI PARLARCI DELLE TUE PRODUZIONI PRECEDENTI, PRIMA DELL’USCITA DE “L’ULTIMO RAP”?
Ho autoprodotto una raccolta di poesie intitolata “Il mio arcobaleno” e nel 2007 la casa editrice Kimerik ha pubblicato il mio romanzo d’esordio “Gli stessi occhi”. Questo libro si discosta dagli altri miei scritti, è autobiografico e, come tale, costituisce un capitolo a sé, pur non essendo privo di una certa componente surreale. L’ho scritto perché avvertivo l’esigenza di liberarmi di alcuni fantasmi del passato, per me ha rappresentato soprattutto un’esperienza catartica.
LA TUA ULTIMA FATICA SI INTITOLA “L’ULTIMO RAP”, UN ROMANZO PER CERTI VERSI DI FANTASCIENZA E PER ALTRI CON UNA TEMATICA SOCIOLOGICA E POLITICA DI SOTTOFONDO. VUOI RACCONTARCI COME È NATO?
Oggi viviamo in una società basata sulla finzione, una società in cui imperano i reality-show e “apparire” è la parola d’ordine. Riflettendo su questo aspetto della nostra realtà, un giorno mi sono chiesta: se qualcuno inventasse una macchina della verità capace davvero di smascherare qualsiasi bugia, cosa accadrebbe?
Ho cominciato a giocare e immaginare un futuro prossimo in cui questa ipotesi si fosse concretizzata. E’ nato così “L’ultimo rap”.
Volevo che la mia storia suonasse credibile e attuale, mi piaceva l’idea che si presentasse un po’ come una favola metropolitana e che potesse suscitare l’interesse di un pubblico giovane. Per questo ho voluto che la musica svolgesse un ruolo fondamentale, credo fermamente nel suo potere rivoluzionario e nel forte ascendente che ha sui giovani. Ho scelto il rap perché questo genere musicale nasce con il preciso intento della contestazione e della rivolta non violenta contro l’ordine costituito, per cui si prestava particolarmente al mio scopo.
QUALI SONO STATE LE DIFFICOLTÀ CHE HAI INCONTRATO SIA DURANTE LA STESURA SIA UNA VOLTA TERMINATO IL LIBRO?
La stesura del libro non mi ha creato particolari problemi, è stato molto divertente scriverlo. Ho avuto difficoltà soprattutto con l’editing, l’impaginazione, la grafica. Avendo scelto di autoprodurlo, ho dovuto farmi carico in prima persona di compiti che normalmente spettano all’editore e non è stato facile. Fortunatamente ho ricevuto validi aiuti.
Lo scoglio più grosso, sicuramente l’ho incontrato a libro ultimato, quando ho dovuto attivarmi per promozione e distribuzione. Nel mio piccolo penso di essere riuscita a fare parecchio, anche se alcuni ostacoli restano insormontabili. Per un autore senza editore è quasi impossibile far arrivare il libro in libreria e contare su una discreta distribuzione, bisogna affidarsi soprattutto alle vendite on line, e purtroppo, da questo punto di vista c’è ancora molta diffidenza.
NONOSTANTE SI TRATTI DI UN’AUTOPUBBLICAZIONE CON IL CIRCUITO LULU.COM, “L’ULTIMO RAP” HA AVUTO UNA BUONA PROMOZIONE GRAZIE ALLA TUA CAPARBIETÀ E AL TUO CORAGGIO: VUOI RACCONTARCI COME È ANDATA?
Ho investito tutta me stessa nella promozione di questo libro. Ho sfruttato tutti i canali a mia disposizione sul web e fuori dal web, da quelli più tradizionali a quelli meno convenzionali.
L’operazione più complessa è stata l’organizzazione della presentazione ufficiale avvenuta nel luglio 2007. Poiché il mio libro si rivolge in maniera privilegiata ai giovani, ho pensato di presentarlo in un contesto diverso dal solito perciò ho organizzato una vera e propria jam nel sottopasso ferroviario del mio paese. Per l’occasione sono intervenuti cinquanta writers giunti da ogni parte d’Italia. Nell’arco di un’intera giornata hanno decorato con i loro murales l’intera area circostante, mentre breakers e rappers si esibivano in libertà. In serata c’è stata la presentazione de “L’ultimo rap” ed il concerto conclusivo di Kaos e Moddy. Per realizzare tutto questo ho lavorato per oltre due mesi, fortunatamente ho potuto contare sull’appoggio dell’amministrazione comunale, della mia famiglia e di una piccola comunità di writers e rapper locali che hanno creduto nel mio progetto. E’ stata un’esperienza indimenticabile!
SEI RIUSCITA A COINVOLGERE PERFINO LA TUA FAMIGLIA: IN CHE TERMINI È NATA E COME SI È SVILUPPATA QUESTA SPECIE DI COLLABORAZIONE TRA VOI?
Ho una figlia di quindici anni appassionata di musica rap e cultura hip-hop. Ho tratto ispirazione da lei per la protagonista femminile del mio romanzo a cui ho dato anche il suo nome.
Pur conoscendo il rap, sono cresciuta ascoltando musica dark e heavy metal, per cui sin dal principio mi sono avvalsa della sua collaborazione al fine di documentarmi e rendere i miei personaggi più credibili. E’ stata la prima persona a credere nel mio libro, il suo coinvolgimento è stato immediato, al punto che insieme a un suo amico ha anche composto un brano musicale ispirato alla mia storia.
Mio marito mi ha dato una mano con la copertina e naturalmente ha avuto la pazienza di seguirmi e supportarmi nell’avventura promozionale.
IN QUESTI ANNI DI ATTIVITÀ HAI SEMPRE AVUTO UNA PREDILEZIONE PER IL GENERE FANTASTICO IN GENERALE. CHE SIGNIFICATO HA PER TE QUESTA TEMATICA?
Sin dai tempi antichi i miti e le favole veicolano i sogni, il divertimento, ma anche grandi verità. Penso che il punto di forza della letteratura fantastica risieda proprio in questo, si avvale di archetipi ed utilizza un linguaggio semplice quanto universale per aprire finestre sull’altrove fornendo al contempo preziosi spunti di riflessione.
A parte questo, da lettrice ho una forte predilezione per il genere fantastico. In fin dei conti cerco di scrivere qualcosa che mi piacerebbe leggere.
VENIAMO AD UNA DOMANDA PIÙ GENERALE. DOVE TRAI ISPIRAZIONE PER TUTTE LE TUE STORIE?
Hai presente la favola del mago di Oz? A un certo punto i protagonisti devono inforcare degli occhiali verdi per entrare nella città di Smeraldo. Si trovano così in un luogo fantastico e scintillante benché dietro le lenti colorate si nasconda una comunissima cittadina.
Ecco, quando scrivo è come se inforcassi occhiali colorati e mi divertissi ad osservare la realtà che mi circonda. Traggo ispirazione dall’attualità, dal quotidiano, dai miei sogni e provo a raccontarli in una chiave fantastica.
ULTIMA DOMANDA, POI TI LASCIAMO AL TUO LAVORO. QUALI PROGETTI HAI PER IL FUTURO E QUAL È IL TUO SOGNO (O I SOGNI) CHE HAI LASCIATO NEL CASSETTO?
Ho terminato da poco un romanzo fantasy e sono alla ricerca  di un editore. Nell’attesa ho già cominciato a scriverne un altro, sempre un fantasy, per la precisione è la prosecuzione del precedente.
Il mio sogno nel cassetto? Incontrare un editore che decida di scommettere davvero su di me. Benché l’esperienza dell’autoproduzione sia stata soddisfacente, penso che il supporto di un buon editore sia indispensabile per un autore. Mi piacerebbe in futuro avere un valido alleato!
Oltre a questo, da quasi un anno sto condividendo e portando avanti un progetto con un gruppo di autori emergenti che si chiama “Scrittori Sommersi”. Insieme abbiamo autoprodotto un’antologia che stiamo promuovendo in giro per l’Italia. Il nostro intento è quello di creare una rete di supporto per i giovani autori che consenta ai nuovi talenti di esprimersi contando anche su canali di promozione e distribuzione alternativi. E’ un progetto in cui credo tantissimo, vederlo crescere e fortificarsi mi renderebbe davvero felice.
Beh, in bocca al lupo per tutto allora!
10/08/2008, Davide Longoni