UN EXCURSUS VAMPIRICO: DALLE LAMIE AL CONTE DRACULA

Le testimonianze scritte e orali riguardanti la figura del vampiro risalgono a tempi lontanissimi e coinvolgono differenti civiltà, a dimostrazione del fatto che non esiste una cultura al mondo che sia stata risparmiata dal provare timore per i succhiasangue. Non è facile, di conseguenza, riuscire a sintetizzare in maniera immediata ed efficace le diverse caratteristiche fisiche del vampiro e i luoghi nei quali è presente questo mito. Per comodità potremo iniziare il nostro viaggio a partire dall’antica Grecia e scoprire così l’esistenza di un essere chiamato “empusa”, una creatura affamata di carne umana, che aveva la facoltà di assumere le fattezze di una bellissima donna. A parlarci di lei è Filostrato di Lemno che associa a questo essere le più note “lamie”, mostri orripilanti, alle volte chiamati anche larve o lemuri, la cui origine si dovrebbe alla regina della Libia, Lamia, che iniziò a nutrirsi del sangue dei bambini del suo regno dopo l’uccisione dei propri figli da parte di Giunone. Sempre in Grecia, a proposito di lamie, si narrava di alcune particolari festività chiamate Antesterie durante le quali, in onore del dio Dioniso, si offrivano cibi agli spiriti dei morti per invitarli ad intraprendere il proprio viaggio verso l’altro mondo. Assai curiosa è anche la figura della divinità chiamata Mormo, che si diceva succhiasse il sangue dei bambini addormentati. Non a caso in Grecia è ambientato il romanzo di Simon Raven intitolato “Il morso sul collo” nel quale il protagonista della vicenda, un giovane studente che decide di visitare Creta e altre antiche città, si imbatte in un “vrykolakas”, che lo vampirizza. Quest’ultimo è la forma canonica nella quale si manifestava il vampiro in Grecia e del quale si racconta che: “se un vrykolakas bussa alla tua porta facendo il tuo nome, il giorno dopo sarai morto”.

A Roma i miti dell’antica Grecia assumono dimensioni meno spaventose, e all’empusa e alle lamie si sostituisce la leggenda dello “strix” (dal quale verrebbe la parola strega), uccello notturno succhiatore di sangue. Anche i sumeri in Babilonia credevano agli “ekimmu”, creature della notte che si nutrivano del sangue dei cadaveri.

Similmente gli ebrei tramandano la leggenda di Lilith, una sorta di dea vampira creata in principio da Dio come moglie di Adamo e divenuta successivamente un essere appartenente al regno delle tenebre.

Spostandoci ancora in giro per l’Europa, potremo stupirci per il numero altissimo di testimonianze vampiriche. In Polonia, ad esempio, facciamo la conoscenza dell’upior, vampiro noto a tutte le culture dell’est per la sua sete insaziabile. Di lui si dice che, una volta impalato, riversi sul suo uccisore una quantità enorme di sangue (un po’ come gli zombie del film di J.C Fresnadillo “28 giorni dopo”).

In Serbia e Slovenia si racconta, invece, dei “vampir” e “vukodlak”, anche se quest’ultimo termine in origine serviva ad indicare un uomo trasformatosi in lupo, quindi un licantropo.

Sempre in Europa, si parla di vampiri lungo le coste della Scozia. Qui facciamo la conoscenza del “baobban-sith”, un demone succhiatore di sangue che di solito assume le fattezze di una bella donna per irretire gli uomini più sprovveduti.

E’ la Russia, però, il paese che più di ogni altro si nutre di leggende legate ai vampiri. Nel corso dei secoli si sono alternate storie di terribile e inaudita violenza legate ad uccisioni avvenute per mano dei “viesczy”, i “veripard”. Si parla anche degli “alp”, vampiri di sesso maschile che mirano a sedurre e uccidere donne non sposate. Esiste anche un altro essere chiamato “eretica”, che si genererebbe dal corpo di una donna che ha venduto l’anima al diavolo.

Tuttavia la creatura che più compiutamente si avvicina alla figura canonica del vampiro – così come la conosciamo oggi giorno, o meglio come “Il vampiro” di John William Polidori ci ha abituati a pensare – è lo “strigoii” ossia “vampiro morto” proveniente dalla Romania. Nella regione della Valacchia in particolare (che ricordiamo essere la patria di Dracula) esiste un vampiro chiamato “muroni” o “muronul”, creatura dalle fattezze umane che come Dracula, ha la capacità di assumere tutta una varietà di forme animali, dai gatti ai topi, dai pipistrelli ai ragni. L’unica differenza rispetto al Conte Vlad è il fatto che l’aggressione da parte di un muroni non lascia alcuna traccia sul collo della sua vittima.

Ma come si arriva, in questo mare magnum di creature divoratrici di sangue al conosciutissimo Conte Vlad Tepes? La letteratura ottocentesca è colma di esempi di romanzi e racconti brevi che sfruttano la figura del vampiro attingendo informazioni dal folklore locale. Forse il meno noto, eppure il più importante per la successiva diffusione di questo mito in letteratura, è la tragedia “Le Vampire” di Jean Charles Emmanuel Nodier, ambientato in Scozia. Dopo di lui si moltiplicano i bestseller aventi il vampiro come protagonista principale della vicenda o come affermò l’esperto di vampiri Montague Summers in The Vampire: His Kith and Kin, ne nacque una vera e propria mania.

In seguito alla massa in scena della tragedia di Nodier vennero realizzate moltissime altre opere per il teatro come Der Vampyr di H. August Marschner che debuttò a Lipsia nel 1828. Anche E. Allan Poe tratta in “Berenice” il tema vampirico, e lo stesso accade in “Jane Eyre” della Brontë quando la protagonista ha la terribile visione notturna di una creatura  con “labbra gonfie e scure, la fronte corrugata, le sopracciglia nere e furiosamente inarcate sopra gli occhi iniettati di sangue” che tenta di entrare nella sua camera.

Arriviamo così al 1897 quando Bram Stoker pubblicò il suo Dracula, fissando alcune precise regole e ambientazioni, e stabilendo buona parte dei tratti caratteristici del vampiro che negli anni successivi contraddistinsero tutti i romanzi appartenenti a questo genere. L’ispirazione gli era stata fornita dall’incontro avvenuto con il professore ungherese Arminius Vambery, il quale gli aveva raccontato la leggenda del principe rumeno Vlad Tepes Dracul, meglio conosciuto come Vlad l’Impalatore. Questo personaggio venne trasfigurato da Stoker nel protagonista del suo racconto configurandosi, poi, come il principale vampiro, se non il progenitore di tutta la stirpe successiva di vampiri: da Le notti di Salem del 1975 a La Regina dei dannati del 1988.

Giusy Tolve