ROBERTO CILIA

Autore del recente romanzo fantasy “I tre regni”, primo volume di una saga di ampio respiro composta da ben otto volumi, Roberto Cilia ha deciso di raccontarci un po’ di più della sua vita e della sua scrittura: sentiamo cosa ha da dirci.
COMINCIAMO CON UNA DOMANDA DI RITO. CHI È ROBERTO CILIA?
Mi piace definirmi un sognatore perché necessito costantemente d’evasione, che però non reputo una fuga dalla realtà ma altresì un avvicinamento ad essa.
Potrebbe sembrare un paradosso ma penso che l’Arte, in ogni sua forma, sia l’unica cosa che possa mostrarci veramente il Divino, che è dentro di noi, e quindi fare da tramite.
Tutto il resto ha poca importanza, perché i titoli, le credenziali, i credi, le religioni, le scoperte e le fittizie convinzioni scientifiche sono un’illusione passeggera.
La vita è diventata a causa di ciò troppo frenetica e l’uomo moderno oggi più che mai, crede di avere delle certezze, forte dei saperi della scienza.
Ma il metodo scientifico stesso si è dato un limite matematico a ciò che è in grado di conoscere, che è il 5% delle cose esistenti: per ogni nuova scoperta si presentano davanti a noi nuovi interrogativi e questa percentuale rimane costante.
Come potrebbe essere definita una creatura che ignora il 95% delle cose che la circondano? Cieca, totalmente cieca… parlando di me, posso dire che non amo questa oscurità che mi circonda, che circonda tutti gli uomini moderni che hanno scordato i saperi antichi, quindi cerco di esplorare il mio universo interiore costantemente, lo faccio con l’Arte della scrittura e penso che ognuno di noi dovrebbe provare a navigare dentro di sé e interfacciarsi con gli infiniti universi costituiti dalle altre persone.
VUOI PARLARCI DELLE TUE PRODUZIONI PRECEDENTI?
Beh, “I Tre Regni” è il mio romanzo d’esordio, quindi non vi è molto da dire in quanto a precedenti produzioni.
Posso dirti però che ho iniziato a comprendere il mio Amore verso la scrittura, all’incirca sette anni fa, il medesimo tempo che mi è servito per mettere a punto la strutturazione dell’intera Saga dell’Equilibrio e per completare questo primo romanzo, forse “frettolosamente”, ma al di là della forma a tratti un poco oscura, spero che la storia piaccia…
DA QUALCHE GIORNO È USCITO IL TUO LIBRO “I TRE REGNI”. VUOI PARLARCENE?
Come già detto, ho iniziato a lavorare a questo progetto circa sette anni fa.
Il tutto è partito da quello che doveva essere un racconto breve per un concorso: la scena della consulta degli alberi di Dhelo che si trova ora nel primo capitolo.
Mi trovavo in un ufficio, per uno stage e ovviamente non stavo facendo quello che avrei dovuto fare, ma buttavo giù, senza troppa progettazione, il testo del racconto.
Improvvisamente sentii la necessità di dare un passato a quel piccolo racconto, iniziai a pensare a cosa fosse realmente successo all’angelo caduto Lug di cui si accenna.
Così, tornato a casa iniziai a congegnare l’orazione della Dea Corvo che rivela agli Alberi Incantati la storia di Lug.
Tutto il resto è venuto naturale, durante sette anni di scritture, riscritture, tagli, ripensamenti e ritorni sui propri passi… spero che oggi la storia sia chiara e fruibile…
IL ROMANZO È SOLO IL PRIMO CAPITOLO DI UNA LUNGA SAGA COMPOSTA DA OTTO DIVERSE STORIE CHE VANNO A COMPORRE ALLA FINE UN GRANDE AFFRESCO FANTASY: VUOI RACCONTARCI COSA DOBBIAMO ASPETTARCI IN FUTURO?
Potrei apparire snob, ma se vi raccontassi anche solo una piccola percentuale di ciò che ho in mente, finirei per scrivere in questo spazio tutti i restanti sette romanzi!
Posso dirti però che tutto è già progettato… del resto gli oramai famosi sette anni sono serviti proprio a questo, a potermi oggi dedicare con gioia alla pura narrazione, permettendomi ora di completare i romanzi “molto” velocemente.
Il secondo romanzo è già in scrittura, anche se suppongo sarà pubblicato solo tra qualche tempo perché “in scaletta” ci sono altri progetti che vedranno la luce prima.
Posso dirvi che la Saga che ho in mente è di stampo generazionale, quindi consiglierei di non affezionarsi troppo ai personaggi, poiché tranne le divinità e le semi-divinità, quasi nessun personaggio ritornerà in quanto già nel secondo volume, vi sarà un grosso salto temporale.
Posso anticipare che i protagonisti del libro saranno due Folletti capitani di una particolare Nave, due Folletti che nel primo libro abbiamo conosciuto come i due piccoli nipotini di Borger…
CI SEMBRA DI CAPIRE CHE HAI VOLUTO EFFETTUARE UNA SERIE DI CONTAMINAZIONI FRA LE TRADIZIONI CATTOLICO/CRISTIANE E QUELLE CELTICO/NORDICHE, PIÙ TIPICHE SE VOGLIAMO DEL GENERE FANTASY. COME MAI QUESTA DECISIONE E DOVE SI FERMANO LE UNE PER ANDARE INCONTRO ALLE ALTRE? E QUALI SONO INVECE I PUNTI DI CONTATTO?
Di quanti terabyte dispone il tuo sito? Scherzi a parte, per parlare esaustivamente di ciò mi servirebbe il medesimo tempo che mi è servito per creare il retroterra storico della Saga e per integrare nel contesto narrativo i riferimenti alle mitologie di varie culture.
Non è stata una ricerca, bensì un’integrazione delle mie letture, quindi si può dire che i frutti di questa mia prima creatura sono attribuibili ad ogni mio interessamento in materia.
Hai parlato di paganesimo e di Cristianesimo, di cui è impregnato il libro e ti sei giustamente domandato quali siano i punti di contatto tra queste due realtà.
Credo che questo sia il fulcro, non solo di questo romanzo, ma dell’intera Saga perché in realtà non esiste nessun punto di contatto.
Le definizioni, le etichette, il voler catalogare un pensiero, un’idea, un culto, un emozione, un pensiero, voler dare dei nomi e delle storie a divinità, eroi, è tipicamente umano, ma nel mio racconto la centralità non risiede affatto negli uomini, o meglio, seppur la storia tenda a loro, essi sono elementi passivi, il fine ultimo da preservare ma non il motore delle vicende.
Non vi è un personaggio umano in tutta la Saga, se non negli ultimi due romanzi…
Ho posto particolare attenzione a non affibbiare al mio romanzo etichette tipicamente terrene: nel mio libro Dio è semplicemente Dio e non ha altri nomi.
Ho voluto evidenziare il fatto che sia l’uomo l’unica creatura che ha bisogno di dare un nome al divino, di identificarlo in qualche forma e imprigionarlo in una storia mentre le Creature Fatate non hanno bisogno di credere perché sanno e vivono il rapporto con il divino in modo del tutto diverso e diretto.
La fede e la sua mancanza è tipicamente umana, così come la commistione di Bene e di Male e le contraddizioni dell’Animo.
I sentimenti puri per definizione o, alla stessa maniera, quelli totalmente tenebrosi sono tipici delle Creature Fatate che scelgono o il bene o il male perché sanno, hanno visto e possono quindi scegliere.
Il lettore del mio romanzo non si trova di fronte a un nuovo Mondo dall’astruso nome solo perché questo vuole la tradizione fantasy (perlomeno quella di stampo classico), ma invece scopre come egli stesso faccia parte di un qualcosa di cui non credeva far parte, tanto che nelle prime righe del romanzo egli viene sfidato a chiudere il libro se reputasse tali eventi narrati come semplice e pura fantasia.
Chi legge il mio romanzo non visita un mondo totalmente sconosciuto, ma scopre che esiste qualcosa di celato accanto al proprio di mondo ed è per questo che le religioni perdono il loro peso rivelandosi per quello che in sostanza sono e cioè uno strumento umano con il quale l’uomo ha tentato e tenta di sostituirsi a Dio, con la presunzione di poter essere il rappresentante primo della sua voce.
Il lettore scopre con “I Tre Regni”, mondi celati, nascosti e inizia a conoscere vicende segrete, origini antiche e dimenticate e non è gettato senza una ragione in un universo pieno di bizzarre ed immotivate fantasticherie solo per divertirlo, come accade in molti romanzi fantasy, ma si accorge piuttosto che è egli stesso parte della storia narrata e che l’essere umano fa parte del folklore fatato e non viceversa: ecco il motivo dei continui rimandi alla Storia dell’uomo e alle tante sue culture.
IN QUESTI ANNI DI ATTIVITÀ HAI SEMPRE AVUTO UNA PREDILEZIONE PER IL GENERE FANTASY E PER IL FANTASTICO IN GENERALE. CHE SIGNIFICATO HANNO PER TE QUESTE TEMATICHE?
Tocchi un tema a me molto caro, in quanto sono profondamente convinto della potenza espressiva di questo genere letterario.
Credo che il fantasy sia il genere più potente e versatile, in quanto permette di “avvicinare” potenzialmente ogni tipo di lettore, unificando ideologicamente razze, colori, religioni e credi diversi.
Ogni persona del mondo può appassionarsi, amare ed odiare un personaggio, e può farlo nel modo più spontaneo e puro, senza essere condizionato da pregiudizi sociali, razziali, ecc…
Sono affascinato da tale potenziale e spero di non essermi mai tradito nel mio romanzo, parlando certamente di ideali che fanno parte della mia persona, esprimendo in parte le mie convinzioni perché senza un punto di vista non è possibile dire niente, ma parlando soprattutto di sentimenti che per fortuna essi sono universali
VENIAMO A UNA DOMANDA PIÙ GENERALE. DOVE TRAI ISPIRAZIONE PER TUTTE LE TUE STORIE?
Beh, in parte ho già risposto precedentemente: la mia più grande ispirazione è la Storia dell’uomo.
In ambito letterario credo però che sia d’obbligo citare il Maestro J.R.R. Tolkien: più che una precisa volontà d’ispirarsi a lui, penso sia un’influenza forzata quella che sviluppa in me il Genio che sta dietro alla Terra di Mezzo.
In segno d’omaggio, è presente anche una volontaria citazione nel mio romanzo: Dhelo, il Bosco di Mezzo.
Chi ha letto il libro inoltre mi dice che i nomi dei personaggi hanno un gusto tipicamente Tolkeniano e ciò mi compiace: non sopporto quando in un romanzo fantasy, un autore si sente libero di dare ai personaggi i nomi più astrusi ed improbabili, quindi ho riposto molta attenzione ai nomi dei personaggi anche perché, specie quelli dei protagonisti e degli antagonisti, te li porti dietro per molto e veder ogni tanto apparire nel testo un’accozzaglia impossibile di y, h, j e k non è molto piacevole, specie se l’apparato fonatorio umano non è in grado di pronunciare un suono di trentasei lettere composto da fonemi del sino-tibetano. (ndr: ride)
Mi sento obbligato anche a citare il capolavoro di Michael Ende, “The Neverending Story”, il cui noto film tra l’altro mi ha accompagnato durante la mia infanzia, facendomi sognare e “fantasycare” molti anni prima di conoscere la mia vocazione per la scrittura fantastica e di andare anche a cercare il capolavoro letterario.
Se devo citare degli autori contemporanei a cui mi ispiro invece, posso fare i nomi di Clive Barker e Neil Gaiman che scrivono cose molto diverse dalle mie, ma da loro ho cercato di prendere quell’approccio al fantasy che si allontana dai soliti clichè: il mio romanzo si propone come classicheggiante, senza dubbio, ma solo per le proporzioni epiche che intende avere ed il gusto retrò.
Ho cercato di evitare assolutamente anelli, spade incantate, sottoposti del malvagio stando bene attento che non siano nel numero di 9 (ndr: frecciatina a Terry Brooks) ed evitando soprattutto i Nani e gli Elfi perchè non se ne può davvero più…
QUANTO È DIFFICILE IN ITALIA FARE LO SCRITTORE? E QUALI DIFFICOLTÀ HAI DOVUTO SUPERARE PER TROVARE LA STRADA DELLA PUBBLICAZIONE?
E’ davvero molto difficile, specie per uno scrittore che si dedica al fantasy.
Nel provinciale universo del fantasy italiano, a parte le periodiche “proposte” di un paio di grosse case editrici italiane che però lanciano sempre e solo prodotti che hanno come riferimento un target giovanile, non c’è molto altro.
O meglio, di autori validi, capaci di un fantasy adulto ed originale, ce ne sono molti, ma non hanno quasi nessuna visibilità: mi viene in mente un autore che reputo geniale, Daniele Nadir che qualche anno fa ha pubblicato un romanzo a mio avviso visionario ed originalissimo e che avrebbe meritato un maggiore successo: Lo Stagno di Fuoco.
Qui si aprirebbe una parentesi molto lunga e dolorosa, cioè di come in Italia sempre meno le case editrici che possiedono i mezzi per lanciare davvero autori promettenti, non siano disposte a rischiare neanche un po’ e si limitino a proporre sempre i soliti romanzi per ragazzi, pubblicizzati a dismisura indipendentemente dal valore dell’opera per un ritorno economico, tappezzando così le librerie di scaffali cartonati e di poster a grandezza d’uomo tanto che alla fine riescono a convincerti che forse, per una volta, l’ennesimo romanzo-allodola sia invece valido ed originale.
Poi però quando acquisti il libro e noti che è scritto con un carattere vergognosamente grande, tanto che l’intero romanzo potrebbe essere contenuto in un solo capitolo di tanti lavori inediti di autori promettenti e soprattutto che alla fine si parla sempre e solo di Draghi e di contadini che diventano fortunatamente i loro cavalieri e di eroine il cui destino glorioso è scritto nelle stelle, ma che momentaneamente giocano a fare le playmate sulle copertine, con costumi in latex e armature improbabili che evidenziano il culo e il seno al vento, ti accorgi di come quello che hai tra le mani sia l’ennesimo prodotto commerciale.
Credo che sia necessario un rinnovamento in Italia, specialmente nel modo di pensare e vedere il fantasy: troppe persone relegano il genere a basso intrattenimento per ragazzi, quando invece attraverso questo stupefacente genere si può parlare dell’uomo in maniera pura ed incondizionata, senza l’ombra di nessun pregiudizio od in ogni caso si possa anche “solo” intrattenere, ma col cuore e non solo con la mente.
Personalmente non mi sentirei affatto realizzato, ne tanto meno orgoglioso nel vedere il mio romanzo nelle vetrine di ogni libreria e sapere il titolo del mio volume sulla bocca di tutti i ragazzini italiani se la storia parlasse, con qualche furbo aggiustamento, di una piccola creatura dai piedi pelosi che cerca di raggiungere un vulcano per gettarci dentro un anello magico…
Finendo di rispondere, posso solo dire che nel mio caso ho avuto fortuna, e che comunque non si tratta di un traguardo ma di un avvio: ho mandato la sinossi del mio romanzo a qualsiasi casa editrice che mi sia capitata sotto mano.
Poi, ironia della sorte, ho ottenuto il contratto con le Edizioni Montag non proponendo il romanzo ma sottoponendo una raccolta di mie poesie che sono piaciute e attraverso le quali ho potuto portare alla loro attenzione il romanzo, che mi premeva maggiormente venisse pubblicato e con mia somma gioia ho ottenuto una risposta positiva da parte loro.
ULTIMA DOMANDA, POI TI LASCIAMO AL TUO LAVORO. QUALI PROGETTI HAI PER IL FUTURO E QUAL È IL TUO SOGNO (O I SOGNI) CHE HAI LASCIATO NEL CASSETTO?
I progetti sono innumerevoli, alcuni dei quali per il recente futuro: ovviamente sta procedendo la scrittura del secondo romanzo della Saga dell’Equilibrio mentre la mia prossima pubblicazione è prevista per il 2009 e sarà un qualcosa di completamente diverso da “I Tre Regni”: si tratta di un libro illustrato, di un poemetto in rima, plasmato sulla discografia di una nota band musicale italiana, band con la quale sono in contatto e con la quale sto collaborando per la prefazione.
E’ in scrittura poi anche un ulteriore romanzo che mi vedrà debuttare in un genere per me inesplorato: la fantascienza, in collaborazione con il Prof. Corrado Malanga, docente di chimica organica all’università di Pisa, ma non so ancora i tempi di questa pubblicazione… suppongo a fine 2009 o nel 2010.
Infine sto portando avanti un progetto molto ambizioso: la realizzazione di un disco musicale a cui parteciperanno diverse band e che narrerà in musica la solita storia del romanzo “I Tre Regni”.
Tutti gli sviluppi saranno naturalmente resi noti sul mio sito-web personale.
Inutile dire che i miei sogni nel cassetto sono quelli di poter raggiungere il cuore di quanti più lettori possibili e di poter dimostrare che anche l’Italia ha molto da dire nell’affascinante panorama del romanzo fantasy. (un pizzico di ruffianeria concedetemela!)
Ti ringrazio per questa bella intervista e saluto tutti i visitatori di La Zona Morta, sperando di averli incuriositi riguardo al romanzo.
Stanne certo e… in bocca al lupo!
25/10/2008, Davide Longoni