IT – CAPITOLO UNO

SCHEDA TECNICA

Titolo originale: It – Chapter one

Anno: 2017

Regia: Andrés Muschietti

Soggetto: basato sul romanzo It di Stephen King

Sceneggiatura: Chase Palmer, Cary Fukunaga e Gary Dauberman

Direttore della fotografia: Chung-hoon Chung

Montaggio: Jason Ballantine

Musica: Benjamin Wallfisch

Effetti speciali: Warren Appleby, Rodeo FX e Cubica

Produzione: Seth Grahame-Smith, Barbara Muschietti, David Katzenberg, Dan Lin e Roy Lee

Origine: Stati Uniti

Durata: 2 h e 15’

CAST

Bill Skarsgård, Jaeden Lieberher, Wyatt Oleff, Jeremy Ray, Sophia Lillis, Finn Wolfhard, Jacob Dylan Grazer, Chosen Jacobs

TRAMA

Nell’autunno del 1988 nella cittadina del Maine Derry Bill Dernborough, ragazzo delle medie a casa con l’influenza, costruisce una barchetta di carta per il fratellino Georgie, di modo che possa giocare con la pioggia che sta cadendo. Georgie viene catturato dall’entità Pennywise, che ha preso la forma di un clown, e scompare, gli spettatori sanno che è morto. Mesi dopo, nell’estate del 1989, Bill si unisce agli amici di sempre Richie, Eddie e Stanley, conosce il nuovo arrivato Ben, con problemi di sovrappeso, il ragazzo afroamericano Mike e la bella Beverly. Ognuno di loro ha problemi familiari anche tragici e sono perseguitati dai bulli della scuola, a cominciare da Henry Bowers, e creano presto quella che soprannominano la Banda dei Perdenti.

Ma sono anche accomunati da un’altra cosa: Pennywise appare spesso loro, assumendo l’aspetto delle loro peggiori paure. Bill non ha mai rinunciato a ritrovare il fratellino perduto, mentre Ben ha scoperto che Derry è colpita da una sorta di maledizione che torna periodicamente. Malgrado la paura i sette ragazzi si coalizzeranno e affronteranno il pagliaccio assassino nella sua tana, giurando poi a loro stessi di ritornare se lui dovesse manifestarsi di nuovo.

NOTE

Il romanzo It di Stephen King è uno dei più amati dai lettori di sempre e compie quest’anno proprio trent’anni, raccontando una storia dell’orrore all’apparenza, ma che in realtà parla dei veri orrori della realtà, del crescere, dell’elaborazione del lutto e della perdita, del non saper dimenticare i ragazzini che si è stati per poter sopravvivere e mantenere una parte di umanità e fantasia dentro di sé utili ad affrontare pericoli e avversità.

Non è un romanzo facile, se non altro per la sua mole, da trascrivere sullo schermo: ci avevano già provato nel 1990, con una miniserie in due parti, che all’epoca piacque e un po’ paura faceva, soprattutto grazie alla magistrale interpretazione di Tim Curry nel ruolo del diabolico Pennywise. Ci riprova oggi Andrés Muschietti, con una sceneggiatura che sposta l’azione nel passato dagli anni Cinquanta, forse oggi troppo lontani, agli anni Ottanta, di gran moda grazie al revival intorno a film come Stand by me e I Goonies e al serial cult Stranger things, da cui il nuovo It pesca idee a piene mani.

Il risultato è un film che non riesce a spaventare davvero, e non solo perché la realtà è ormai talmente terrificante da annullare qualsiasi paura che venga dal fantastico, che pesca molto da cose e situazioni già viste, con una Derry che sarebbe perfetta nel prologo della morte di Georgie ma poi diventa troppo solare e stonante con quello che andrebbe a raccontare, insipida, con luoghi che sarebbero fondamentali, come la biblioteca, diventati piatti e squallidi.

Bill Skarsgård è bravo, ma non è Tim Curry; sono bravi anche i ragazzi, con alcune stonature tipo una Beverly troppo adulta rispetto agli altri, ma quello che lascia perplessi sono le aggiunte che ci si è sentiti in dovere di fare, come se il materiale contenuto in un libro di mille pagine non fosse abbastanza su cui imbastire una storia. Tutte aggiunte inutili e gratuite, tra omicidi dei propri genitori che non c’erano nella storia originale, bullette che vogliono fare il verso a quelle di Carrie, Mike che non è più quello che svela la storia di Derry ma un ragazzo che studia a casa con i genitori morti in un incendio e con il nonno che vuole che lavori nel mattatoio di famiglia e soprattutto la casa di Pennywise, invenzione del film, che sembra quella di Carletto il principe dei mostri, non si sa se la citazione è voluta o casuale.

In definitiva non si sa nemmeno a chi un film come questo possa rivolgersi, se ai ragazzini che affollano la sala per fare caciara ma che non sembrano poi essere coinvolti da una storia troppo lontana da loro o ai ragazzi di trent’anni fa, che restano però delusi da un “copia e incolla” di scene già viste (la scena che dovrebbe fare più paura è copiata da Nightmare e da Shining), da situazioni in più che non arricchiscono per niente e da una storia che non riesce a decollare.

Restano i messaggi, validissimi e attualissimi per altro, che il vero orrore sia quello presente nella realtà di adulti distratti e abusivi e bulli pronti a discriminare chi è percepito come diverso (Harry Bowers e amici sono molto più disturbanti del povero Pennywise) e che la forza dell’amicizia renda pronti ad affrontare ogni tipo di difficoltà e che sia l’unica cosa che resta anche a distanza di anni.

Il tutto in attesa del secondo capitolo, con i Perdenti cresciuti oggi, ancora da girare e senza un cast, eccetto per Bill Skarsgård che ovviamente sarà di nuovo It.

Elena Romanello