IL SEGNO DEL COMANDO

CAST

Ugo Pagliai

Carla Gravina

Massimo Girotti

Silvia Monelli

Rossella Falk

Carlo Hintermann

Origine: Italia, Rai – Radiotelevisione Italiana

Ideazione: Flaminio Bollini, Giuseppe D’Agata e Dante Guardamagna

Durata: cinque episodi

 

TRAMA

Il professore di letteratura inglese Edward Foster, studioso di Byron, arriva a Roma e per tenere una conferenza in tema e perché ha ricevuto la lettera di un tale signor Tagliaferri che gli ha rivelato che un luogo da lui considerato immaginario descritto dal poeta inglese esiste davvero nelle vie della Città Eterna e conserva un mistero occulto, quello di un qualcosa che può dare un potere assoluto sul mondo.

Nella capitale, Foster scopre che un Tagliaferri pittore è esistito ma è morto da un secolo, e si trova coinvolto in misteri, tra reminiscenze di esistenze dei secoli passati, incontri con persone come la misteriosa Lucia, indagini che svolge suo malgrado, sedute spiritiche, alla ricerca del fantomatico Segno del comando, un oggetto magico realizzato da un alchimista nel Settecento morto poi tragicamente come lo stesso pittore Tagliaferri.

Foster, che arriva per un attimo a credere di essere la reincarnazione di Tagliaferri, scopre a un certo punto l’esistenza di una società, simile ad una loggia massonica, desiderosa di impossessarsi di tale oggetto, e forse tutto potrebbe essere stato orchestrato da loro. Ma resteranno comunque alcuni misteri irrisolti.

NOTE

Il segno del comando appartiene a una breve ma fortunata stagione di sceneggiati italiani che cercavano di introdurre tematiche nuove, come l’esoterismo e l’occulto: il successo fu enorme e risultò essere uno dei programmi più popolari del 1971, oltre che diventare emblematico per più di una generazione.

Roma è la grande protagonista della storia, tra via Margutta, Trinità dei Monti, il Cimitero degli Inglesi, la piazza del Pantheon, Trastevere: tra l’altro, le riprese all’aperto furono realizzate nei posti reali e non in ambienti ricostruiti in studio.

Byron alloggiò davvero a Roma nei suoi viaggi e fu davvero affascinato dall’esoterismo. La storia narrata è inventata, ma a Roma ci furono sette di alchimisti e pittori più o meno felici, che per lo più risiedevano in via Margutta, oggi zona di localini e negozietti chic ma un tempo via molto povera.

Il tema dell’oro portato via dall’armata nazista in fuga è stato oggetto per anni di speculazioni e storie varie, tra finzione e realtà: l’ultimo che l’ha citato è stato Aldo Cazzullo nel suo romanzo La mia anima è ovunque tu sia, un thriller in cui si riapre un caso mai chiuso della Seconda guerra mondiale.

I temi furono considerati inusuali e anche leggermente angoscianti per il pubblico dell’epoca, con scene decisamente forti, come quella nella taverna o la seduta spiritica: pare che fossero stati preparati cinque finali, di cui fu scelto poi quello più rispettoso per la vicenda narrata, che di colpo fa pensare che in mezzo a quello che era comunque un inganno c’era qualcosa di inspiegabile.

Nel 1992 fu prodotto un remake per la tv francese, ambientato a Parigi, con Robert Powell nel ruolo del protagonista: il risultato fu disastroso e incapace di replicare le atmosfere e la vicenda del primo.

Nel 1994 la Newton Compton editò il romanzo di Giuseppe d’Agata ispirato alla sua sceneggiatura con qualche variante, un libro ora reperibile sui mercatini dell’usato.

Il dvd è reperibile per la Elle U Multimedia, in un’edizione con alcuni contenuti speciali: lo sceneggiato era precedentemente uscito anche in vhs.

Qualche fan ha notato una certa somiglianza tra la società segreta che manipola Foster per cercare di arrivare al Segno del comando e il Consorzio di The X-Files, e anche tra il personaggio di George Powell, ambiguo e doppiogiochista interpretato dal grande Massimo Girotti, e l’Uomo che fuma di The X-Files. Non ci sono prove che Chris Carter e i suoi colleghi conoscessero Il segno del comando, che andò anche in onda all’estero ma su network minori.

Il segno del comando anticipa anche temi dei thriller esoterici alla Dan Brown e Glenn Cooper, lasciando aperta la porta della razionalità ma socchiusa quella dell’esoterismo.

La famosa canzone Cento campane è nella sigla originale cantata da Nico, ma è stata poi resa celebre da Lando Fiorini.

Elena Romanello