ALGERNON HENRY BLACKWOOD

Algernon Henry Blackwood è stato uno scrittore inglese di romanzi soprannaturali. Nonostante si sia cimentato anche in molti racconti dell’orrore, il suo scopo generalmente non è stato quello di generare paura nel lettore ma di suscitare meraviglia. Alcuni validi esempi in questo senso sono “Il centauro”, che culmina con l’incontro di un branco di queste mitiche creature da parte di un viaggiatore, e “Julius LeVallon”, con il suo seguito “The Bright Messenger”, che riguarda la reincarnazione.
Le sue storie migliori, tra cui quelle raccolte nell’antologia “Incredible Adventures”, sono capolavori di atmosfera, costruzione della trama e di quell’allusione al soprannaturale che Howard Phillips Lovecraft elogiò come il motore più genuino della paura. Lo scrittore di Providence lo definì un autore “dotato di una straordinaria sensibilità nel cogliere le manifestazioni dell’ignoto nelle situazioni più normali, nei fatti e nelle esperienze quotidiane, [...] i cui racconti raggiungono vette inattingibili e trasmettono con agghiacciante evidenza il messaggio dell’imminente manifestazione di entità estranee venute da ignote sfere”. A proposito del suo “The Willows” (1907) Lovecraft lo definì “uno dei migliori racconti del soprannaturale di tutti i tempi”.
La tematica preferita da Blackwood è l’analisi del rapporto tra l’Uomo comune e l’Altro Regno, cioè la “parte nascosta della Realtà”, per rivelare la cui esistenza l’autore si è servito di spettri – in “The Listener” (1907) e in “The Woman’s Ghost Story” (1907) -, mostruosità – in “Running Wolf” (1920) e in “The Valley of the Beasts” (1949) -, visioni – in “May Day Eve” (1907) -, scissione della personalità – in “The Insanity of Jones” (1907) -. Le sue indagini del soprannaturale risultano pertanto essere, al tempo stesso, anche accurate indagini parapsicologiche. Si comprende allora il perché della continua fortuna di questo autore. È considerato, tra le altre cose, uno dei fondatori del genere narrativo dei detectives dell’occulto, con il suo personaggio John Silence.
Blackwood nacque a Shooter’s Hill il 14 marzo 1869, vicino a Londra, da nobili origini: la madre era Lady Sidney, duchessa di Manchester, mentre il padre Sir Stevenson Arthur Blackwood, era Cavaliere dell’Ordine del Bagno e impiegato del “Board of Exchequer” inglese. Allevato in un ambiente di rigida osservanza evangelica, studiò a Wellington, poi alla Edinburgh University e in altri prestigiosi istituti in Germania, Svizzera e Francia. Intraprese diverse carriere tra qui quella di agricoltore in Canada, di direttore di un albergo e di giornalista per una rivista di New York, prima di trasferirsi nel New England e cominciare a scrivere racconti horror: era il 1899.
L’evento che segnò la svolta nella sua vita fu l’affiliazione alla “Golden Dawn”, una società segreta, la cui attività ancora oggi non è del tutto chiara, di cui facevano parte, tra gli altri, Arthur Machen, Bram Stoker, W.B. Yeats, Rudyard Kipling e Sax Rohmer. I continui rapporti con questi scrittori lo incitarono infatti a scrivere e a mettere a frutto un’attività intellettuale che, fino a quel momento, era stata più passiva che attiva: nell’adolescenza il padre gli aveva fatto conoscere la letteratura orientale e l’autore, divenuto adulto, aveva approfondito la lettura dei classici dell’Occultismo occidentale. Gli bastarono pochi anni per essere riconosciuto come uno dei maggiori maestri del fantastico. Il suo primo volume di racconti, “The Empty House and Other Ghost-Stories”, apparve nel 1906 e riscosse immediato apprezzamento. La mescolanza di elementi fantastici con elementi realistici, l’accurata descrizione delle realtà in cui ambientava le sue storie e l’abilità nel saper rendere l’atmosfera, furono la chiave di tale successo, che venne confermato dai successivi: “The Listener and Other Stories” (1907), “John Silence Physician Extraordinary” (1908), “The Lost Valley and Other Stories” (1910), “The Dance of Death and Other Stories” (1927), “Tales of Uncanny and Supernatural” (1949) e “Tales of Terror and the Unknown”, raccolta quest’ultima postuma pubblicata nel 1965, contenente alcuni inediti.
Scrisse dieci libri di racconti brevi, quattordici romanzi e numerose opere teatrali, che ottennero un certo successo di pubblico e di critica, oltre al volume autobiografico “Episodes Before Thirty” (1923).
Jack Sullivan nel suo libro di critica “Elegant Nightmares: The English Ghost Story From Le Fanu to Blackwood” (1978) scrisse numerose pagine sullo stile di Blackwood, come anche S.T. Joshi in “The Weird Tale” (1990), mentre Mike Ashley ha scritto una esauriente biografia dell’autore. Inoltre il romanzo “Threshold” (2001) di Caitlin R. Kiernan si basa su “The Willows” di Blackwood, citato più volte nel testo.
Algernon morì sempre a Londra il 10 dicembre 1951.
 
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- “The Willows”, forse l’opera più famosa, influenzata profondamente dai viaggi di Blackwood sul Danubio, narra la storia di due campeggiatori che scelgono il luogo sbagliato per trascorrere la notte;
- “The Wendigo”, ambientata in Canada, è la storia di un gruppo di caccia in che si imbatte nella leggendaria creatura;
- “A Descent into Egypt”, la storia di un uomo la cui anima è lentamente assorbita dall’eternità;
- “The Regeneration of Lord Ernie”, la vicenda di un giovane aristocratico trasformato da una cerimonia mistica;
- “The Damned”, storia di una casa stregata a causa delle credenze religiose intolleranti dei suoi precedenti abitanti;
- “Ancient Sorceries”, che vede un turista che visita un paese della Francia e ne rimane troppo affascinato per riuscire a staccarsene;
- “The Insanity of Jones”, una storia di reincarnazione;
- “The Man Who Found Out”, la vicenda di una spedizione alla ricerca di un mitico artefatto;
- “Smith: An Episode in a Lodging House”, storia di un uomo che si addentra in segreti proibiti;
- “The Glamour of the Snow”, in cui un viandante incontra una donna misteriosa e passa il resto della sua vacanza a cercarla, vagando tra la neve;
- “The Man Whom the Trees Loved”, storia di una donna che non riesce a salvare il marito dalla natura che egli tanto ama;
- ciclo di John Silence, uno dei primi detective dell’occulto.
11/07/2009, Davide Longoni