XV TROFEO LA CENTURIA E LA ZONA MORTA: II CLASSIFICATO

MEDUSA

di Christian Folli

“Non ti allontanare troppo, Riccardo.”

“Va bene, mamma. Arrivo fino agli scogli.”

“Fai attenzione quando ti arrampichi.”

A metà mattina il caldo è già soffocante. Alcune velature nel cielo, nubi sottili che mascherano l’azzurro e filtrano la luce di agosto, generano una cappa di afa che spinge i bagnanti nell’acqua salmastra alla ricerca di un momentaneo sollievo. La spiaggia è ancora poco popolata, ma tra poco si riempirà. L’orda dei vacanzieri estivi invaderà la distesa di sabbia ustionante spargendo il colore degli ombrelloni e degli asciugamani, le urla dei bambini e una buona dose di rifiuti e maleducazione.

Riccardo è entrato da poco nell’adolescenza, che lo ha colto di sorpresa costringendolo ad abbandonare alcuni dei giochi a cui era più affezionato, riottosamente ceduti al fratello minore, e instillandogli sotto la pelle pruriti, inquietudini e incertezze che sta cercando di gestire con scarso successo.

Sente la necessità della compagnia dei coetanei, ma è troppo timido per andare a procurarsela. D’altronde è la prima volta che frequenta questo luogo di villeggiatura – come lo definisce ancora la mamma – e i gruppi di ragazzi che vede in giro si conoscono già da parecchi anni. Pazienza, papà verrà a prenderli tra pochi giorni per portarli in montagna, dove hanno una casetta e dove Riccardo ha un sacco di amici.

Nel frattempo fa molti bagni, perché il mare è limpido e caldo, tiene d’occhio suo fratello senza giocarci insieme – dal momento che è un bambino, mentre lui è ormai un ragazzo – ed esplora gli scogli.

Sì, perché in fondo all’ampia baia, non lontano da dove la mamma pianta abitualmente l’ombrellone per tutta la giornata, c’è una distesa di rocce che si incuneano nel blu, un promontorio costellato di buche, anfratti e piccole caverne dove pochi coraggiosi si arrampicano per prendere la tintarella a distanza di sicurezza dalla folla caciarona e sciamante che occupa la spiaggia. La tranquillità al prezzo di un poco di scomodità.

Riccardo è agile, si muove senza problemi sulle pietre, evita i passaggi pericolosi ma si spinge in avanti finché può, per non rimanere vicino a quelli che chiama “turisti da roccia” e soprattutto per poter scoprire i segreti raccontati dalla risacca che rende lucenti gli scogli e dalla spuma che si forma e svanisce come i cristalli di neve di cui è stretta parente.

Granchi e paguri sono i suoi compagni di avventura. Talvolta li caccia, li infila nel secchiello, li porta al fratello Gabriele che li fotografa felice mentre la mamma non nasconde un certo ribrezzo e poi li riporta indietro liberandoli, fra le proteste di Gabriele che li vorrebbe conservare depositandoli nel bagno dell’albergo.

A volte, quando è fortunato, Riccardo trova una stella marina o un pomodoro di mare. In quel caso si limita a osservarli, poiché sa che toccandoli potrebbe far loro del male.

I suoi orari preferiti per l’esplorazione della scogliera sono la mattina presto e il tramonto, quando c’è meno gente nei dintorni e il mare gli sorride con riflessi argentati, invitandolo a condividere i misteri delle profondità salate.

Quella mattina è un po’ più tardi del solito, perché far finire la colazione a Gabriele è stata un’impresa titanica e quindi Riccardo si muove più in fretta per recuperare il tempo perduto. Sale sulle rocce con sicurezza, scansando quelle piatte e di maggiori dimensioni dove si sono già appollaiate alcune persone. Sembrano tutti tranquilli, ma Riccardo li considera comunque potenziali perturbatori della pace della “sua” scogliera.

Ogni tanto lancia uno sguardo verso la spiaggia. La mamma legge sotto l’ombrellone, a poca distanza Gabriele costruisce castelli sulla riva cercando di coinvolgere la bimba con le treccine che in albergo è seduta al tavolo di fianco al loro. Sorride. Tra qualche anno anche gli occhi con cui suo fratello guarderà le esponenti dell’altro sesso non saranno più gli stessi.

Procede ancora un po’, con cautela. Ha evitato una roccia verticale con protuberanze aguzze e si è portato verso l’interno, più distante dal mare.

A pochi passi da lui c’è una grande polla circondata da una sorta di muretto naturale di pietra, di forma vagamente ovale, piena quasi fino all’orlo di acqua leggermente stagnante, che si muove a ritmo con le onde lontane alcuni metri. Probabilmente, pensa Riccardo, da qualche parte sul fondo c’è un collegamento diretto, un tunnel che comunica con il mare aperto.

Ci sono alghe e alcune conchiglie attaccate alle pareti interne, ma per il resto non sembrano esserci altri esseri viventi.

Mentre sta per spostarsi, coglie un movimento guizzante all’estremità opposta della polla. Si avvicina al bordo e osserva meglio. Sì, c’è qualcosa. All’inizio non l’aveva vista perché è trasparente.

Una medusa.

Lunga poco più di una spanna, inclusi i tentacoli. Si muove lenta girando in cerchio, riflettendo le mille sfumature di colore dell’acqua intrappolata in quel castello sottomarino e del cielo d’estate illuminato dai raggi solari.

Riccardo è ipnotizzato. La medusa scivola con grazia ed eleganza dalla superficie al fondo della polla, le lunghe protuberanze filiformi scosse da un moto ondulatorio. A tratti pare fremere come investita da una corrente elettrica, per poi lanciarsi in avanti con uno scatto veloce, arrestandosi subito dopo e rimanendo in posizione verticale per pochi secondi, prima di riprendere la danza al ritmo della vibrazione musicale degli abissi marini che lei sola può udire.

Il ragazzo continua ad osservarla mantenendosi sul bordo roccioso dell’ampia pozza. Sarebbe tentato di affondare una mano nell’acqua e accarezzare quella creatura meravigliosa, ma è spaventato dal suo tocco urticante. Ricorda di aver letto che le meduse più grandi e colorate sono meno pericolose, mentre è sufficiente sfiorare quelle piccole per provare un dolore urente e molto intenso. Chissà di quale specie è questa. Potrebbe essere persino velenosa. Un suo compagno di classe da piccolo è stato ricoverato una settimana in ospedale dopo un incontro ravvicinato con una medusa. Eppure è così bella. Sembra un essere di un’altra dimensione, che ha smarrito la via di casa ed è costretto a vagare in uno spazio angusto in attesa di poter fuggire verso una galassia lontana. Magari al di fuori della Via Lattea esiste un mondo liquido popolato soltanto da meduse.

Si riscuote. Per quanto tempo è rimasto a fissare l’abitatrice della polla e i suoi sinuosi movimenti? Forse è meglio riavviarsi verso l’ombrellone, la mamma potrebbe preoccuparsi.

 

Il giorno seguente Gabriele è stranamente ubbidiente (forse vuole far colpo sulla bimba con le treccine) e Riccardo riesce ad arrivare in spiaggia decisamente presto.

“Vai ancora sugli scogli?”

“Sì, ci sono tante cose da vedere. E’ un altro mondo.”

“Va bene, ma non tornare tardi, così magari fai il bagno insieme a tuo fratello.”

Riccardo non perde tempo, salta tutte le tappe di osservazione intermedie senza degnare di un’occhiata granchi, paguri e banchi di pesci e si dirige direttamente alla polla. Ha il timore che la medusa abbia trovato la strada per la libertà, un canale in profondità che sbuca nel mare aperto.

No. E’ ancora là. I movimenti sono gli stessi, fluidi, ondulatori, con piccoli sussulti improvvisi e fasi di quiete. Sarebbe bello immergere una mano nell’acqua. Però la medusa potrebbe arrivare velocemente e pizzicarlo. D’altronde la polla è molto grande, al centro appare anche piuttosto profonda e le meduse non dovrebbero essere così veloci. O forse lo sono? Riccardo è curioso, ma non è un esperto di meduse.

Comunque non c’è bisogno di essere esperti per apprezzarne la bellezza. E’ impossibile staccare lo sguardo. La cupola gelatinosa freme, si gonfia e si sgonfia, si alza e si abbassa, il bordo frastagliato ondeggia, i tentacoli (o si chiamano filamenti? Riccardo non lo sa) sono braccia che lo chiamano a nuotare nella polla. La medusa ora si è accorta di lui. Lo sta osservando. Come è possibile? Di sicuro le meduse non hanno occhi. Eppure sente che l’attenzione di quell’essere è rivolta verso di lui. Il ragazzo è immobile, seduto su una roccia piatta, a pochi centimetri dall’acqua.

La medusa si avvicina, lentamente. Lui non si muove. Respira piano, gli occhi fissi sul corpo trasparente della creatura. E mentre la osserva gli sembra che la forma gelatinosa stia mutando. In modo indefinibile. Anche la pozza è cambiata. Si è dilatata. Sul fondo si intravede qualcosa. Grandi pesci, forse una piovra. Un grande ammasso scuro dai contorni incerti. Un palazzo sottomarino. No, non è possibile. E’ un gioco di luci e ombre, sono solo le rocce sul fondale. Ora la medusa (che non ha più la forma di una medusa) ha ripreso a muoversi in cerchi concentrici. E nell’acqua compaiono altre ombre. Enormi stelle marine, meravigliose conchiglie di madreperla, cavallucci marini. Forse sirene e tritoni. No, quelli non esistono.

Riccardo si ridesta. Fa molto caldo. Deve essere passato parecchio tempo, è il momento di tornare all’ombrellone e fare il bagno con suo fratello.

Malvolentieri, si alza e si allontana, lanciando un’ultima occhiata alla polla.

La medusa è lì. Chissà se anche lei lo sta guardando.

 

“Mamma, posso andare con Riccardo sugli scogli?”

“Va bene, Gabriele, però fai molta attenzione. Guarda dove metti i piedi e segui le indicazioni di tuo fratello. E tornate presto.”

“Grazie grazie grazie mamma!”

Riccardo storce il naso, accenna una protesta ma lo sguardo di sua madre lo zittisce. La bimba con le treccine è andata a fare un giro con i genitori in una località vicina e così il fratellino ha deciso di appiccicarsi a lui. La considera un’intrusione nel suo regno ai confini fra la terra e il mare, ma deve farsene una ragione.

Avanza con grande cautela fra le rocce, scegliendo i passaggi più semplici. Gabriele lo segue ubbidiente e silenzioso. Riccardo è incerto, non sa se condurlo alla polla. Alla fine decide di sì, ha troppa voglia di ritornarci. Una volta arrivati fa un cenno al fratello.

“Ora stai ancora più attento. Guarda dentro quella pozza d’acqua. Cosa vedi?”

Gli occhi di Gabriele rimangono socchiusi per alcuni secondi, poi si spalancano.

“Una medusa! E’ una medusa, Riccardo!”

“Proprio così. Quindi non toccare l’acqua.”

Il sole genera scintillii argentati che riverberano sulla superficie liquida. Alcuni schizzi provenienti dalle onde che si infrangono sulla scogliera raggiungono i due fratelli seduti sul bordo della polla. Gabriele rimane fermo per alcuni minuti, poi si sposta di qualche metro. Ha visto un gruppo di paguri che si sposta velocemente fra le rocce ricoperte da alghe e mitili. C’è anche un grosso granchio che corre a nascondersi in un anfratto ombreggiato. Molto più interessante della medusa.

Riccardo tiene d’occhio distrattamente il fratello mentre si concentra sulla creatura. Ora è ferma quasi al centro del cratere trasparente che la imprigiona. I filamenti tremolano appena, la cupola è immobile. Magari potrebbe infilare una mano in acqua ritraendola subito, giusto per vedere cosa succede. La titubanza dura pochi secondi. Poi Riccardo mette l’indice della mano sinistra nell’acqua. E’ tiepida. La medusa non si muove. Allora il ragazzo immerge tutta la mano, continuando a osservarla. Nessun movimento. Possibile che sia morta? No, è viva. E anche lei lo sta osservando, con uno sguardo senza occhi. Ma non è più una medusa. Lo sta circondando nel morbido abbraccio della sue spire sinuose e avvolgenti. E lo guarda, con liquidi occhi blu cobalto che brillano nel volto della principessa di un reame sottomarino. Non ci sono più filamenti trasparenti, ma lunghi capelli argentati e ondulati che fluttuano nella corrente, nascondendole il viso. Le immagini vanno e vengono, offuscate dall’acqua torbida. In lontananza si odono lo scroscio della risacca e le grida dei gabbiani.

Riccardo trasale. La medusa è a pochi centimetri dalle sue dita. Estrae rapidamente la mano dalla polla, sbilanciandosi e cadendo all’indietro, fra le risate di Gabriele.

“Torniamo indietro, altrimenti la mamma viene a cercarci.”

 

Il cielo del mattino è gonfio di nuvole dall’aspetto soffice e cremoso. C’è un’afa pesante, non tira un filo d’aria. Riccardo ha fatto colazione in fretta e si è allontanato dall’albergo verso la sua meta preferita con la mente in subbuglio. Verso l’ora di pranzo arriverà suo padre e domani partiranno per la montagna. Ritroverà i suoi amici, si divertirà, potrà essere anche lui uno spensierato adolescente in mezzo ai suoi coetanei. Ma non vedrà più gli scogli. E la medusa.

Ha avuto la tentazione di catturarla in un secchiello e portarla con sé. Infattibile. Ha visto la scena e udito distintamente nella testa le urla della madre. Dovrà rassegnarsi e salutarla.

Mentre inizia ad arrampicarsi vede una giovane coppia davanti a lui. Per fortuna cambiano direzione, sono in cerca di un po’ di intimità, che troveranno dalla parte opposta della scogliera.

L’acqua nella polla è più immobile del solito. Niente vento. Anche le onde lambiscono le rocce delicatamente, come se non volessero far rumore. I gabbiani si chiamano volteggiando sul mare ma l’eco dei loro versi è smorzata e indistinta.

La medusa nuota pigramente, senza fretta. Di sicuro lo stava aspettando, Riccardo ne è convinto. Quando si siede sul margine della pozza, la cupola trasparente si scuote e la creatura inizia a spostarsi verso il fondo, con un moto spiraliforme. Si spinge in basso fino a quando il ragazzo riesce a intravederla solo per un gioco di riflessi, poi ritorna in superficie.

Non le stacca gli occhi di dosso. Osserva gli spostamenti di ogni singolo filamento. E’ in trance. Una serie di immagini inizia a guizzargli nella mente, confondendosi con la visione della polla e della su abitante. C’è la medusa, ma c’è anche la sagoma di una ragazza (quella che ha intravisto ieri, forse) e ci sono profondità abissali illuminate fiocamente da una luce verdognola nella quale sfumano i contorni di palazzi sommersi, vascelli affondati e incrostati di conchiglie, caverne che polpi e murene hanno eletto a tana, pesci dalle scaglie dorate che danzano tra le onde, seguendo i tritoni e le sirene (che forse sono soltanto un gioco di ombre). E naturalmente ci sono altre meduse, a centinaia, a migliaia, minuscole e trasparenti, grandi come un melone e violacee, ma la sua medusa, quella della polla, è diversa da tutte le altre e Riccardo la distinguerebbe in mezzo a milioni.

E se si tuffasse? Quando ha immerso la mano non è accaduto niente. La medusa non gli farà del male, di questo è abbastanza sicuro. Abbastanza. E’ il suo ultimo giorno in quel mare, poi dovrà salutare la scogliera, la polla e la medusa. Potrebbe immergersi per un momento, provare l’emozione di entrare in quell’acqua e poi uscirne subito. La medusa è ferma al centro della pozza. Non avrà altre occasioni.

 

“Riccardo doveva essere tornato da un bel pezzo, sapeva che saresti arrivato per pranzo.”

“Sarà in giro con qualche amico, o magari con una ragazza. Vedrai che adesso arriverà.”

“Non ha stretto amicizie e non l’ho visto parlare con nessuna ragazza. Continuava ad arrampicarsi sulla scogliera. Sono preoccupata. Gabriele, accompagna papà. Magari è scivolato su qualche roccia, andate a cercarlo.”

Quando Gabriele e suo padre ritornano, Riccardo non è con loro. Ora anche il padre è preoccupato.

“Avvisiamo l’albergatore e la polizia e cominciamo a cercarlo in spiaggia e in paese.”

“Mamma, ti devo dire una cosa….”

“Più tardi, Gabriele, ora dobbiamo trovare tuo fratello.”

“Ma mamma, è proprio strano….”

“Quando Riccardo sarà tornato, mi racconterai tutto, d’accordo?”

“Ma mamma, nella pozza d’acqua dove mi ha portato l’altro giorno c’era una medusa sola. Adesso ce ne sono due…..”