LA REGINA DELLE STELLE
di Renata Rusca Zargar
La cometa Leonard se n’era andata via con la sua coda scintillante. Tempo prima, quando era transitata vicino a Giove, era stata attratta dal colore rosso e dall’uragano enorme che vi si agitava sopra, oltre ai venti contrari che là soffiavano. L’astro aveva intrecciato allora un’intensa relazione con il gigante che sapeva collezionare passioni femminili in quantità. Un giorno, però, avendo notato che il suo amante sbirciava altrove, la sua coda si era raffreddata ed ella era fuggita via.
Il gigante supersex, però, non era rimasto solo a lungo. Era il 13 ottobre ed era previsto per quella notte un lungo bacio con la Luna della Terra. Persino gli umani erano curiosi di vedere quell’unione fatata e allungavano il collo verso telescopi e cannocchiali. Venti e tempeste di Giove si sarebbero allargati sul piccolo satellite poetico.
Quella volta, tuttavia, il legame sarebbe durato più a lungo del solito e avrebbe dato vita a una creatura nata, come già un tempo Venere, dalla schiuma del mare. La Regina delle stelle, così si sarebbe chiamata, avrebbe indossato un vestito intessuto proprio di stelle e avrebbe portato sul capo una coroncina di stelline brillanti.
Dunque, ogni notte la fanciulla si sollevava dall’acqua scura del mare e l’accendeva di infiniti lumini sfavillanti.
- Sei bellissima! – le sussurravano le onde.
- Oh che meraviglia! – boccheggiavano i pesciolini.
Le stelle erano orgogliose di lei e persino Plutone l’aveva adocchiata. Il vestito largo trasparente e stretto in vita, le forme flessuose, i capelli irradiati di luce, il corsetto di pizzo candido che lasciava intravedere il seno, i piedini morbidi appoggiati sulla battigia, gli avevano fatto perdere completamente la testa. Il suo ghiaccio era diventato bollente e bruciava di desiderio.
“Devo rapire questa Dea e portarla con me.” pensava.
E non era l’unico!
Il diavolo Asmodeo, più rapido e decisionista di Plutone, si era trasformato in una pecorella ed era apparso sulla spiaggia accanto alla divina fanciulla. Se fosse riuscito nella sua impresa, l’avrebbe trascinata all’Inferno per sempre con sé. “Staremo bene insieme.” fantasticava voglioso.
Quella sera, la Regina era uscita dal mare, come al solito, per addentrarsi nei campi dell’entroterra.
Prima, però, aveva preso con sé la tenera pecorella sussurrandole: -Ti sei persa, poverina! Andremo insieme a cercare il tuo ovile. -
Il piccolo animale la fissava con lo sguardo liquido e tenero belando timidamente. A fatica, il turpe Asmodeo riusciva a nascondere gli sgnignazzi volgari che celava dentro di sé ma si consolava pensando che appena possibile avrebbe ripreso la
sua vera natura. Bastava arrivare in un luogo dove le stelle e Plutone non sarebbero riusciti più a individuarli e la donna sarebbe rimasta sola alla sua mercé. Pregustava già la sua pelle liscia, la dolcezza degli abbracci, il fuoco dei baci… Procedendo per le strade notturne della città, la Regina aveva trovato e imboccato un sentiero che si addentrava in campagna. Gli alberi neri per il buio si alzavano alti e stormivano alla brezza notturna mentre la pecorella belava sempre più forte e rabbrividiva.
“Forse mi sta indicando la strada giusta.” supponeva la fanciulla innocente e quando, dopo tanto cammino, erano giunti a un capanno, la bestia aveva smesso di belare.
- Allora è qui il tuo ovile.- aveva esclamato rivolta all’animale che le sembrava dolce e affettuoso e intanto aveva aperto la porta. In effetti, dentro la capanna c’era un piccolo recinto ma, proprio in quell’istante, la capanna tutta aveva tremato e la pecorella aveva preso sembianze umane.
- Non temere. Non voglio farti del male ma solamente amarti come meriti. Staremo sempre insieme. – aveva detto con un sorriso ammaliante il bellissimo uomo apparso al posto della pecorella.
La Regina delle stelle era rimasta molto colpita da quell’apparizione. Ricordava, però, certe favole che le avevano raccontato quando era piccola e che l’avevano lasciata a bocca aperta. Alcuni animali si erano trasformati in principi o principesse e ora aveva davanti a sé la prova che quelle metamorfosi esistessero davvero. D’altra parte, lei stessa era nata dalla schiuma del mare e, quindi, non era stato difficile innamorarsi in un baleno dell’attraente Asmodeo.
Inutilmente le stelle piangevano lacrime che si spargevano come pioggia nel blu infinito del cielo e cercavano di inviarle dei messaggi. La fanciulla non poteva sentirle e, probabilmente, se anche le avesse sentite, non le avrebbe credute. Asmodeo era giovane, aitante, passionale e l’amava. E lei amava lui. Ormai, la lunga notte d’amore tra il Bene e il Male stava per concludersi. All’alba, Asmodeo avrebbe trascinato la Regina all’Inferno dove le creature malefiche e gli altri diavoli la stavano aspettando per approfittare di lei. Non capitava spesso all’Inferno una creatura splendida come quella con la quale potersi divertire!
Mentre sorgeva il sole dal mare e dai monti, nella capanna stava arrivando la luce del giorno e tutto intorno gli uccellini ignari avevano ripreso a cantare. “Devo compiere la mia missione. Devo condurre la Regina dai miei fratelli che l’aspettano.” rimuginava Asmodeo mentre immaginava, però, le loro manacce appuntite che spuntavano dalle ali di pipistrello a graffiare e strappare brandelli di quel corpo ammaliante. Egli non sopportava quell’orrenda visione e “Non c’è fretta! – aveva concluso -Mi divertirò ancora un po’ io prima di passarla agli altri.” Perciò i due erano rimasti chiusi nella capanna per parecchi giorni. – Perché non usciamo un po’ a passeggiare? – gli chiedeva spesso la Regina – Perché rimaniamo sempre qua dentro? Fuori c’è il sole, le erbe, i fiori… Potremmo camminare mano nella mano e raccogliere qualche frutto spontaneo, potremmo bagnarci nel ruscello e cantare insieme agli uccellini la nostra felicità. – Asmodeo non sapeva cosa rispondere.
- Felicità? – le chiedeva stranito.
- Certo. Non bisogna avere paura delle parole. Io e te siamo felici perché ci amiamo. Cosa c’è di più bello? Vieni, usciamo ed esprimiamo a tutto il mondo la nostra gioia. -
Asmodeo, disgraziatamente, non poteva esaudire quel desiderio perché lui era un diavolo e i diavoli non possono essere felici delle cose semplici, della natura, dei sentimenti. I diavoli possono amare solo il Male e il Dolore, non c’è per loro né gioia né dolcezza.
Anzi, doveva sbrigarsi a trascinarla via con sé perché lui stesso era in pericolo. Ogni momento che trascorrevano insieme lui si sentiva più attratto e, se non fosse stato contro natura, avrebbe pensato di amare quella fanciulla. Non poteva andare così, lei doveva diventare la Regina dei diavoli, l’amante di Satana e le stelline luminose che portava sul capo si sarebbero tramutate in tizzoni ardenti. Eppure non ce la faceva a lasciarla andare a quell’agghiacciante destino. Passavano i giorni e Regina era molto felice con il suo compagno. Solo non capiva perché lui non le permettesse mai di uscire dalla capanna. Lei avrebbe voluto ammirare le stelle durante la notte, magari con il suo amore per mano.
Invece, stava chiusa là dentro!
Così, mentre Asmodeo dormiva, una sera, aveva aperto silenziosamente la porta della capanna ed era scivolata fuori.
Il bosco era fitto fitto e non lasciava scorgere neppure un vago balenio ma lei aveva le sue stelline sul capo e poteva allontanarsi senza perdere la strada. Gli alberi stormivano e profumavano accarezzati da uno zefiretto leggero. Sembrava un paesaggio di fiaba eppure tutti gli animaletti si stavano allontanando velocemente. Un grande diavolo, infatti, era spuntato alle sue spalle, rosso di braci ardenti, con gli occhi sporgenti iniettati di sangue, le orecchie lunghe a punta, le ali da pipistrello aperte e due grandi corna sulla testa. Il mostro l’aveva acchiappata per il vestito sgnignazzando volgarmente e parecchi altri simili a lui l’avevano circondata mentre la foresta aveva iniziato a bruciare. Lingue di fiamme e fumo nero ammorbavano l’aria.
- Cosa volete da me? – aveva domandato la Regina spaventata. – Tutto. – le era stato risposto crudamente – Tu sei nostra e devi venire con noi. -
In conclusione, i piani erano stati rispettati, la preda era stata ghermita e ora si trovava tra le fiamme eterne.
Inutilmente le stelle avevano lanciato polveri nello spazio per impedire quell’ultimo viaggio e liberare la Regina: il Male aveva vinto.
- Bene. – Il consesso dei diavoli si leccava i baffi e aspettava il momento di violentare a turno l’affascinante fanciulla.
– Ora è completamente nostra. Ne faremo carne di porco. -
- Momento, compagni. – Asmodeo li aveva interrotti mentre già i primi avevano iniziato a frugare con le loro luride zampe sotto la candida gonna. -Questa è una mia preda. Io l’ho trovata e preparata a venire nel nostro mondo. Per primo tocca a me.
- Ma tu l’hai già avuta! – aveva protestato Zodiac, uno dei più giovani – Sei stato con lei a lungo. Adesso è nostra.
- Sì l’ho avuta ma solo sulla terra. Non nel nostro habitat. La terrò un po’ con me e poi ve la passerò. -
I diavolacci si erano dovuti arrendere e attendere gli eventi. Asmodeo era nel consiglio direttivo dell’Inferno e aveva molto potere. Così si erano allontanati alla ricerca di topi da torturare e ingoiare come grissini.
Asmodeo, che ormai era ridiventato diavolo, aveva preso Regina per mano ammonendola: “Stai zitta e sbrigati!”. Poi, l’aveva trascinata via di corsa, facendole strappare tutto il vestito e, appena usciti dall’Inferno, si era rivolto alle stelle disperato:
- Solamente voi potete aiutarci. E mamma Luna e Papà Giove. – Nel blu del Cielo e dell’Universo tutto taceva. Cosa voleva un diavolo che aveva fatto finire Regina all’Inferno? Con che coraggio si permetteva di interpellare il Creato?
- Sono un diavolo, lo so, dedito al Male. L’odio e l’invidia fanno parte di me perciò merito qualunque punizione. Ma la vostra Regina non ha colpe se non quella di avermi amato. Senza peraltro sapere chi io fossi davvero. Aiutatela. – La Regina fissava Asmodeo. Era un diavolo come gli altri, rossaccio, con le corna, le ali a pipistrello, i piedi unghiati eppure, nel fondo dei suoi occhi lei vedeva l’Amore. Infine, si preoccupava per lei, voleva salvarla. Lui l’amava – aveva intuito – e lei amava lui.
- Asmodeo, – aveva dichiarato seria – tu mi ami e io ti amo. Resterò con te qualunque sia il tuo lavoro. -
Una lacrima era uscita da uno di quegli occhi sporgenti e aveva disegnato una riga sulla guancia rugosa.
- Non puoi amare il Male, tu sei la Regina delle stelle, la Regina del Bene. – Sì posso. Troveremo un modo ma rimarremo insieme e saremo conforto l’uno per l’altra e viceversa. -
Asmodeo stava ricordando dei versetti: – “E ci fu guerra in cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il drago; e il drago combatté e i suoi angeli, e non prevalsero; né il loro posto fu trovato più in cielo. E il grande drago fu cacciato, il vecchio serpente, chiamato diavolo e Satana, che seduce il mondo intero: fu cacciato sulla terra, e i suoi angeli furono cacciati con lui.”1-
Regina lo guardava senza capire.
- Questo è scritto nei testi sacri – aveva aggiunto lui -come pure “Ho visto Satana cadere dal cielo come un fulmine.2” Ricordo che a quel tempo ero un piccolo Angelo, mi divertivo con le mie alucce giocando come fossi stata una farfalla. Mi trovavo vicino a quelli che avevano perso la battaglia anche se non avevo neppure combattuto, ma fui spinto tra le fiamme come gli altri. Non ho mai avuto la forza di ribellarmi. Ma non sono stato un diavolo attivo nel procurare anime al nostro popolo. Quando mi mandavano al capezzale dei morenti, in quella stanza c’era sempre anche un angelo e io mi facevo da parte. Mi nascondevo dietro un comodino, magari facevo sparire le candele o qualche altro dispetto, ma lasciavo che l’anima si salvasse. Non ho mai condotto nessuno tra le fiamme. Tu Regina
1 Apocalisse 12:7-9
2 Luca 10:18
saresti stata la prima a seguirmi ma io non potrei sopravvivere pensando di averti donata al Male, proprio te che io amo. Torna al tuo mondo, io tornerò al mio. – Asmodeo aveva lasciato la mano di Regina ed era sparito.
La Regina delle stelle aveva ripreso la solita vita: ogni sera usciva dalla spuma del mare e si addentrava nella campagna. Qualche volta, però, arrivava alla capanna e riviveva il tempo passato con Asmodeo.
Lo chiamava piangendo ma lui non rispondeva.
Per quello che aveva fatto, per aver fatto fuggire quell’anima tanto appetitosa, Asmodeo era stato frustato per un tempo infinito e poi incarcerato. Ma non urlava e non si disperava perché aveva salvato la sua amata dalla schiavitù dell’Inferno. Avrebbero lasciato le stelle due creature dell’Universo a soffrire così?
Per il compleanno, le stelle avevano regalato alla loro giovane Regina una collana di preziosi opali di fuoco in cui sfavillavano iridescenze strabilianti. L’esposizione ai raggi della Luna aveva poi rafforzato le proprietà soprannaturali del gioiello. – Questa collana ti accompagnerà nel tuo cammino e sarà per te fonte di saggezza. – le avevano rivelato.
Regina non aveva dato molto peso a questo discorso. Cosa avrebbe mai fatto una collana? Lei amava Asmodeo e non sarebbe stato certo un monile che glielo avrebbe riportato.
Piuttosto si sarebbe rivolta all’Arcangelo Chamuel o all’angelo Soqedhazi che avevano le abilità per aiutare le coppie a superare ciò che li separava. Già. Ma cosa avrebbe mai potuto dire? “Aiutatemi perché vorrei stare con un diavolo?” Angeli e diavoli erano due mondi notevolmente lontani tra loro!
Asmodeo, intanto, dalla sua prigione infernale, attraverso il mistero degli opali, poteva, però, osservare la sua amata.
“Non mi ha dimenticato. Piange perché non può vedermi, non può stare con me!” Questa sicurezza gli aveva dato nuova forza e pure una puntina di speranza. -Basta! Voglio essere liberato. – aveva urlato con quanto fiato aveva in corpo – Ho capito. Voglio tornare libero a fare il diavolo. -
- Troppo facile, carino! – gli era stato risposto – Eri pronto ad andartene, a lasciare l’Inferno!
- Va bene, ho sbagliato. Non ne parliamo più.
- No devi provarci che sei sempre un diavolaccio crudele e non un tenero innamorato.
- D’accordo.
- Vai e porta tre anime all’Inferno. -
Asmodeo a questo punto era cambiato. Non voleva condannare nessuno però doveva farlo per tornare libero e rivedere la sua amata. Non poteva resistere senza di lei, tuttavia per non fare mai più un’azione malvagia non aveva tentato nessuno e avrebbe scelto le anime di chi davvero meritava la morte eterna. Avrebbe preso tre uomini che avevano ucciso le loro donne, il peggior delitto che si potesse concepire e così era stato.
I diavolacci, soddisfatti delle prede, gli avevano permesso allora di tornare sulla terra: -Stai attento a non fare altri errori, questa volta, non saresti mai più liberato. – l’avevano ammonito – E porta pure qui molti altri uomini schifosi che se lo meritano!- La Regina delle stelle, quella sera, appena uscita dalla spuma del mare se lo era trovato davanti. E non in forma di umano ma in quella di diavolo. – Se mi vuoi, sono venuto per stare con te per sempre. – le aveva detto. – Sì, ti voglio e tu lo sai. – aveva risposto Regina.
In quell’attimo lui l’aveva presa per mano e subito erano atterrati entrambi sul lato nascosto della Luna.
- Qui c’è una casetta tutta per noi, dove staremo sempre insieme e dove nessuno potrà mai trovarci.
- Sarà fantastico. La nostra casa avrà le persiane sempre aperte, intorno ci sarà un giardino dove sbocceranno fiori dai mille profumi, non molto lontano ci sarà un bosco con tanti alberi sempreverdi.
- Sì e a uno di questi alberi attaccherò un’altalena dove i nostri figli potranno dondolarsi.
- Pensi che avremo dei figli?
- Sì, perché non c’è amore più grande del nostro. -
Le stelle ascoltavano quei discorsi e piangevano. La loro bellissima Regina amava un mostro scappato dall’Inferno, brutto e rossaccio come tutti i diavoli. Sapevano però che lei era felice con lui. Così avevano inviato loro tanta polvere di stelle e Asmodeo sembrava persino più bello.
Era passato del tempo e tutto era andato come previsto: la casetta, il giardino, l’altalena con i figli.
Solo la Regina delle stelle era sempre più magra, pallida e debole. Nel lato nascosto della Luna non c’era la spuma del mare e lei non poteva rinascere ogni notte come un tempo.
Asmodeo aveva capito che se l’amava davvero doveva lasciarla andare, altrimenti lei sarebbe perita.
Lui avrebbe continuato a crescere i figli nella casetta ma lei doveva tornare nel suo habitat.
Una sera l’aveva presa per mano e l’aveva accompagnata là, sulla terra, vicino al mare.
L’aveva abbracciata e baciata:
- Torna alla schiuma del mare, mi occuperò io di tutto. – le aveva bisbigliato all’orecchio.
Le guance della Regina stavano già riprendendo colore.
- I nostri figli? -aveva domandato lei.
- Li crescerò con tutto l’amore che ho per te.
- Non ci vedremo più?
- Di quando in quando, verrò qui e ti abbraccerò come la prima volta. – Così era giusto che fosse e, per volere delle stelle, infine, Asmodeo era diventato essere umano e mai e poi mai sarebbe stato ancora un diavolo.
Cara lettrice, caro lettore, se andrete alla sera sulla riva del mare, potrete scorgere qualche volta la Regina delle stelle sorgere dalle acque con il suo vestito intessuto di luce e abbracciare un uomo di straordinario fascino che viene a incontrarla con i loro figli. Allora tutto il mondo diventa dolce come i baci di chi ha il coraggio di accettare un grande amore eterno.
BIBLIOGRAFIA
Luna, Plutone, Giove ecc.: https://it.wikipedia.org/wiki/
Apocalisse: https://it.wikipedia.org/wiki/Apocalisse_di_Giovanni https://www.laparola.net/testom.php
Luca 10: https://www.bibbiaedu.it/
Dubbi linguistici: https://accademiadellacrusca.it/































