OBIETTIVO: LAVARE L’ATMOSFERA

Da quando nel millennio scorso è iniziata la rivoluzione industriale, uno dei più gravi problemi che l’uomo ha dovuto affrontare è stato quello dell’inquinamento atmosferico, che con il tempo è peggiorato ulteriormente portando alle estreme conseguenze il fenomeno con i risultati che ben tutti conosciamo, primo fra tutti l’effetto serra.
Non è mai tardi per correre ai ripari, ma, se da un lato sembra impossibile fermare il progresso nonostante i tentativi di produrre meno scorie inquinanti, dall’altro sono proprio le nuove tecnologie che potrebbero venirci in aiuto per risolvere la questione di ripulire l’atmosfera, se non altro dall’alta concentrazione di CO2, che le piante ormai non riescono più a riassorbire a seguito anche dell’eccessivo disboscamento globale.
Sono allo studio tre sistemi che si propongono di catturare l’anidride carbonica prodotta dall’uomo.
Il primo consisterebbe nel seminare ferro in mare, sfruttando la capacità del fitoplancton di assorbire CO2 dall’atmosfera con la fotosintesi. Questo processo diventa più efficiente quanto più ferro è disponibile in mare come micronutriente: per cui, in pratica le navi seminerebbero negli oceani 3,5 kg di ferro per kmq. Questo assumerebbe la forma di una poltiglia che, ingerita dal plancton, permetterebbe a quest’ultimo di crescere rigoglioso. In seguito a questo fenomeno verrebbe catturato più carbonio dall’aria che verrebbe poi rilasciato sui fondali marini sotto forma di cellule morte. Per ora però il costo di questo progetto è elevato e non si conosce quale potrebbe essere l’impatto ambientale sull’intero ecosistema marino.
Il secondo studio invece si orienta sul cambiamento della chimica dell’oceano. In pratica grandi stazioni di pompaggio potrebbero rendere le acque meno acide e quindi più ricettive di CO2. L’acqua del mare verrebbe pompata all’interno delle stazioni, qui il sale verrebbe separato elettrostaticamente in sodio, con carica positiva, e cloro, con carica negativa. A questo punto il cloro verrebbe rimosso e la soluzione basica residua sarebbe immessa di nuovo nell’oceano,alterandone così la chimica. Per ristabilire l’equilibrio, l’oceano convertirebbe l’anidride carbonica già dissolta in carbonati, creando in questa maniera spazio per l’assorbimento di altra CO2. Anche in questo caso comunque ci sarebbero alcuni problemi da risolvere: sia il costo, anche in questo caso elevato, sia il fatto che per ora non esiste una tecnologia che permetterebbe di modificare la chimica del mare… e con quali conseguenze poi sull’habitat?
Terzo e ultimo progetto per lavare l’atmosfera consiste nel filtrare l’aria con dei pannelli, costruiti con un nuovo tipo di plastica, che potrebbero catturare l’anidride carbonica dall’aria che passa attraverso di essi. Sarebbero enormi griglie di pannelli portatili, quindi facilmente trasportabili, che potrebbero essere installati in milioni di località remote del mondo. La CO2 raccolta potrebbe essere riconvertita in idrocarburi da utilizzare quindi come carburante al posto di quello fossile. A questo punto si creerebbe un ciclo continuo, perché l’anidride carbonica rilasciata poi dalle automobili potrebbe di nuovo essere filtrata dai pannelli e riutilizzata. Il vantaggio è che si potrebbero usare i distributori di carburanti già esistenti per poter fare il “nuovo” pieno, ma anche per questo dovremo aspettare, in quanto la tecnologia per convertire la CO2 in idrocarburi ancora non esiste.
Insomma, tre possibili risposte per un futuro migliore e più pulito… restiamo in attesa di ulteriori sviluppi!
17/01/2009, Davide Longoni