I TROFEO LA CENTURIA E LA ZONA MORTA “MICROSCIFICTION”: QUARTO CLASSIFICATO

IL TEMPO DA RECUPERARE

di POLISSENA CEROLINI

Dietro al battistero, il cielo ha iniziato a virare in morbidi toni porpora.
Devo trovare il primo viaggiatore.
Ha rivelato conoscenze del futuro nel passato e il presente è cambiato.
Un carro a vapore si avvicina sferragliando. È ottagonale e gira su se stesso per cambiare direzione.
Non dovrebbe esistere, non è l’anno giusto. Sarei dovuto arrivare quando queste macchine erano soltanto progetti, ed impedirne la realizzazione.
Scrivo un biglietto comunicando l’errore ai miei superiori, lo nasconderò nella pietra cava della facciata di Santa Maria Novella, è un metodo collaudato.
Manderanno qualcuno a svolgere il lavoro e se ci riesce dovrei accorgermene già domani.

Questa tecnologia è ancora allo stadio larvale, io e mio fratello siamo stati dei pionieri, lui più di me.
Stiamo ancora sperimentando e difficilmente la data di arrivo si rivela quella prevista.
Il primo che è partito non è mai ritornato, non siamo riusciti a riportarlo. Ed è lui che ha cambiato le cose.
Non ha accettato di vivere in un posto tanto diverso e l’ego ha sopraffatto la fedeltà.
Solo noi sappiamo che il presente non è quello da cui sono appena fuggito, eravamo in un’altra epoca quando il mondo è mutato, quindi il cambiamento non ci ha colpito.
Devo rimediare.

Mi sono svegliato all’alba, stormi di uomini volanti, come uccelli neri oscurano il cielo. Le strutture in legno scricchiolano impercettibilmente, planando leggere, le ali rigide simili a quelle dei pipistrelli e dello stesso colore.
Indossano un’uniforme, soldati quindi. Lorenzo de Medici ha appena acquisito l’aviazione.
Scendo in strada mentre un’esplosione mi costringe a saltare da un lato.
L’odore del fuoco si mischia alla carne bruciata in un nauseabondo delirio olfattivo. La locanda dove avevo dormito sta bruciando.
Fiamme alte decine di metri, la cui colonna di fumo fa da perno ai volteggi degli alianti.
Il primo viaggiatore mi ha trovato.

Non è cambiato nulla da ieri, significa che il mio commilitone ha fallito. Potrebbe aver segnalato la mia posizione al nemico, ecco perché la locanda è saltata, quanti anni si è portato dietro questa notizia! Non lo credevo tanto determinato, o disperato.
Non posso permettergli di trovarmi ancora impreparato.
La bottega del Verrocchio è perfetta.
Il cielo è ancora grigio, come se qualcuno avesse steso un velo davanti ai miei occhi.
Non è l’inverno ad aver tinto Firenze con toni ovattati. Questa coltre che mi appanna la vista è fumo.
Deve andare diversamente, le macchine a vapore porteranno un livello di tecnologia decisamente anacronistico e la ricerca si svilupperà in questo senso. Il risultato sarà un mondo dove non è possibile uscire senza respiratore, dove non ci sarà più nulla da bruciare, senza futuro.
Devo spiegarlo al primo viaggiatore, convincerlo a distruggere i progetti e le macchine, o ucciderlo.
Mi siedo in fondo alla stanza. Passerà, è abitudinario, legato al passato.

Un rumore, scatto ma non vedo quasi nulla. I passi si dirigono lenti nella mia direzione.
Un profondo respiro, poi la voce gentile. -Michele sei tu?
-Sono io. Cosa hai fatto all’altro?
Non riesco a vederlo ma è la sua voce.
-È passato tanto tempo.- Si concede qualche secondo per pensare, io mi sposto sotto la luce della luna.
-Sei ancora giovane, tale e quale a come ti ricordavo.
Mi avvicino di qualche passo, poi mi fermo aspettando che lui mi imiti.
Lunghi capelli bianchi e barba incolta, gli incorniciano il viso. Le ombre giocano con la ragnatela delle sue rughe, ma è ancora lui.
Mi abbraccia e io stringo quel corpo esile.
-Fratello mio, quanto mi sei mancato!- Lo interrompo prendendogli il volto tra le mani.
-Dimmi la verità, ti prego, cosa hai fatto all’altro viaggiatore?
-È venuto a cercarmi anni fa. Non voleva parlare, solo eliminarmi. Mi sono difeso, non sapevo che avrebbero mandato te.
Lo aiuto a sedersi, i rumori delle bombarde e dei cannoni squarciano il silenzio.
-Non dovrebbe esserci questa guerra, lo sai.
-E io non dovrei morire qui.- Il suo volto si contrae in una smorfia di disprezzo.
-Lo sapevi quando ti sei offerto. Dovevi solo comunicare il tuo arrivo, non cambiare la storia. Tu non sai com’è diventato.- Comincia a fare freddo.
Si stringe addosso il mantello scuro e prende ad accarezzarsi la barba.
-Ero destinato a venire qui, ed ero destinato a rimanerci. Non ci hai pensato?
Certo che ci ho pensato, è talmente evidente.
Nel volto ripiegato dalle rughe scorgo ancora gli occhi di mio fratello. -Si Leonardo certo, ma ho pensato che anche per il mio arrivo debba esserci un motivo. È destino che ti convinca a rivedere i tuoi progetti, a cambiarli perché funzionino solo su carta e che non siano realizzabili.
Si volta, dandomi le spalle e solleva la testa pensoso.
-Devo vivere qui e devo farlo come volete voi? Potrei creare un impero con le mie conoscenze, perché dovrei accontentarmi di un’esistenza mite?- Mi avvicino gridando.
-Non c’è più niente da bruciare, lo capisci? Non si respira più! Hai cambiato troppo il corso degli eventi, le città si sono sviluppate nel sottosuolo per fuggire i fumi tossici, viviamo come reclusi in strutture stagne!- Lo strattono per le spalle, non mi rendo conto che è solo un vecchio e continuo a scuoterlo.
Il dolore arriva inaspettato e talmente intenso da stupirmi.
Il centro della mia schiena brucia come fosse in fiamme, mentre una strana sensazione di calore scivola dal mio petto.
Una voce alle mie spalle. -Signore state bene?- Abbasso lo sguardo e sul mio petto inizia ad aprirsi un fiore rosso scuro. La punta di una freccia è appena sbocciata al centro.
Le ginocchia cedono all’improvviso, senza rendermi conto di come, mi trovo carponi davanti a mio fratello in lacrime. -No, no, no…- Quasi non riesco a sentirlo.
Vorrei parlare, ma un fiotto di sangue mi riempie la bocca.
Ho paura, ho davvero paura, gli stringo la veste, mentre mi adagia sulle ginocchia giurandomi che andrà tutto bene.
La testa sembra scoppiare, mentre sento le sue labbra sulla fronte, lo avverto sussurrare.
-Rimetterò tutto a posto, rimetterò tutto a posto…