ENRICO LUCERI… E LO SGUARDO DELL’ABISSO

Enrico Luceri è conosciuto come uno dei maggiori giallisti italiani. Scrittore prolifico e di lungo corso, nella sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il prestigioso Premio Tedeschi nel 2008 con “Il mio volto è uno specchio”. Il suo ultimo lavoro “Lo sguardo dell’abisso” (Edizioni DrawUp, 2019) però non ha una trama gialla ma dell’orrore. Appena venuti a conoscenza dell’uscita del romanzo lo abbiamo invitato a parlarcene.

CIAO ENRICO E BENVENUTO NUOVAMENTE SU LA ZONA MORTA. HAI APPENA PUBBLICATO IL ROMANZO “LO SGUARDO DELL’ABISSO”, INIZIEREI QUESTA NOSTRA CONVERSAZIONE DALLA SUGGESTIVA E INQUIETANTE CITAZIONE DI NIETZSCHE CHE HAI INSERITO IN APERTURA DEL TESTO: “(…) E SE TU SCRUTERAI A LUNGO NELL’ABISSO, ANCHE L’ABISSO SCRUTERA’ IN TE”. A COSA TI SEI ISPIRATO PER SCRIVERE QUESTO NUOVO ROMANZO?

Grazie, sono felice di essere di nuovo vostro ospite. Mai come questa volta, La Zona Morta è il luogo adatto per presentare un romanzo come “Lo sguardo dell’abisso”!

La radice dell’ispirazione è il fascino che l’abisso esercita su chi osa sporgersi oltre il bordo e fissarlo. Cioè indagare sui meccanismi psicologici che spingono due donne in apparenza normali, direi quasi comuni, a confrontarsi con l’orrore e a sfidarlo. Una sfida che consiste nel calare se stesse in una realtà parallela, dove scompare ogni parametro della convivenza sociale e si è liberi di svelare il proprio volto nascosto, quello più imprevedibile e inquietante.

CHE TIPO DI TRAMA HAI REALIZZATO?

Mi interessava costruire una trama deliberatamente horror, in cui ogni ambiente, ogni personaggio, ogni situazione diventa esasperata, spaventosa, e soprattutto sorprendente. Perché il vero orrore, quello che terrorizza e quindi sconvolge e frantuma quieti modi di vivere, banali e facili sicurezze, consiste nello scoprire che le persone più familiari e rassicuranti, perfino innocue, nascondono una carica di violenza e rabbia insospettabile. Che non sono presenze affettuose, amichevoli, ma spietate e ciniche. Che simulano amore e celano odio. Questa è l’essenza del mio horror: accorgersi all’improvviso che chi ci vive a fianco è un pericoloso psicopatico, abile a camuffarsi, e aspetta solo il momento giusto per rivelare la sua autentica personalità.

NEL ROMANZO CI SONO DUE PROTAGONISTE, DUE DONNE. COSA TI INTERESSAVA TIRARE FUORI DAI PERSONAGGI?

Andrea e Monica sono molto diverse fra loro, in apparenza. E finiscono per scoprirsi molto simili. Sono certe di essere forti, perché convinte delle loro ragioni, però quando il destino le metterà alla prova, capiranno di nascondere una fessura nella corazza mentale. Allora basterà poco: una tentazione, un’esitazione, un dubbio e la fessura si allargherà sempre più, finché la corazza sarà lacerata e cadrà in terra. Basta cioè una pulsione elementare, umana per distruggere un bastione che si rivela un’impalcatura fragile.

ENTRAMBE HANNO A CHE FARE CON LA SCRITTURA…

Sì. Non è un caso che Andrea e Monica siano due scrittrici: amano costruire una realtà virtuale che le appaga, perché avviene solo quello che vogliono loro. E vogliono ciò che desideriamo tutti: essere amati e accettati per quello che siamo. Sono felici quando creano un universo parallelo gratificante. Così tanto, che alla fine non vogliono più uscirne. E questo è un altro rischio che si corre guardando l’abisso.

LA TRAMA È COSTELLATA DI INCUBI E LUOGHI ANGOSCIANTI…

Come mio solito, ho scritto una scaletta del romanzo, una vera e propria storyboard, lunga più o meno un quarto della dimensione finale del testo. Di regola, realizzo un romanzo in circa sei mesi, ma scrivo solo la sera e nei fine settimana, cioè nel tempo che mi resta dopo il lavoro, la famiglia e la mia vita privata.

Incubi, ossessioni e traumi sono elementi determinanti della storia e ne diventano quasi personaggi come le due protagoniste. Si dice che sogni e incubi svaniscano al mattino. Non è vero. Io credo che trovino un rifugio per nascondersi al giorno. E ci riescono benissimo. Poi la notte si scatenano e ci trovano deboli, inermi e indifesi. Questa è una mia interpretazione personale, da autore di genere, e non saprei affermare quanto ci sia di freudiano in un simile rapporto con il sogno.

Si è soliti associare il riposo con la notte, cioè le tenebre. Al buio s’addormenta anche quella sentinella dei nostri pensieri che chiamiamo per convenzione coscienza, e le emozioni dilagano libere nel subconscio. Rancori, rimpianti, rimorsi, e quelle colpe di cui avremmo voluto pentirci, ma non siamo stati capaci o non abbiamo voluto farlo, popolano la nostra immaginazione onirica come accade a Monica Gambardella. Sono emozioni che vivono solo di notte. Perché ci sono misteri così singolari e personali che il giorno non deve conoscerli mai.

LA TUA E’ ORMAI UNA LUNGA E FECONDA CARRIERA DI SCRITTORE. COSA ACCOMUNA QUESTO ROMANZO AGLI ALTRI E COSA INVECE LO DISTINGUE?

Ho scritto una ventina di romanzi, una settantina di racconti e qualche sceneggiatura. Sono quasi tutti gialli, più o meno classici, con qualche sporadica evasione nel thriller e nell’horror nei soli racconti. Questo è il mio primo romanzo deliberatamente al di fuori del giallo, dove ho potuto anche io sfrenare la mia fantasia, come Andrea e Monica, e spingermi oltre i confini del mistery tradizionale. Resta comunque un romanzo molto curato nella struttura, dove ogni elemento deve integrarsi con gli altri e svolgere la propria funzione e quella corale. Come le ruote dentate di un orologio a carica. Personaggi, ambientazione, atmosfera, trama e suspense sono presenti come nei miei gialli, ma qui tutto è immerso in una dimensione angosciante e spaventosa, che cresce esponenzialmente fino ad approdare al delirio.

POSSIAMO DEFINIRLO UN THRILLER HORROR?

A me sembra proprio così. Non c’è nulla di paranormale, se non attraverso qualche allusione a un negromante creato dalla fantasia di Andrea, semmai delle scene splatter, rese necessarie dalle situazioni raccontate.

COME LO HAI COSTRUITO DAL PUNTO DI VISTA NARRATIVO?

Ho cercato di costruire una struttura narrativa basata su una suspense che nasce dall’esigenza di vedere all’improvviso un aspetto diverso, mostruoso e angosciante, in tutto ciò che conosciamo. Per esempio, la scena in cui Monica torna a casa, di sera.

Non è mezzanotte, l’ora delle streghe, ma semplicemente quella di cena, e lei cammina per le vie della sua cittadina, che conosce a memoria. Si sente seguita, il silenzio amplifica i rumori, la luce livida della luna dilata ombre dietro l’angolo delle strade. Forse è solo suggestione ma lei crede di sentire passi alle sue spalle anche se la via è deserta. Fugge spaventata, entra nel palazzo, sale nel suo appartamento e quando si sente al sicuro, guarda dalla finestra in strada, e le sembra di vedere una figura all’ombra di un albero che fissa proprio lei. Che ora è chiusa in casa, e dunque al sicuro. Però dopo qualche minuto, Monica sente dei passi leggeri nel corridoio, che si dirigono verso la sua stanza. Ancora suggestione.

MOLTO BELLO ANCHE IL BOOKTRAILER. CHI E COME  È STATO REALIZZATO?

Il merito è di Edizioni DrawUp, in particolare di Alessandro Vizzino e Adriana Giulia Vertucci. Ho visto il booktrailer in anteprima e mi è piaciuto subito moltissimo. Mi sembra che sintetizzi in maniera efficace e coinvolgente l’essenza della storia. Ho riconosciuto le sequenze di almeno due film, “Death door” e “Quello che non so di lei” di Polanski, dove il personaggio principale è infatti una scrittrice. In un mese ha già avuto diverse centinaia di visualizzazioni sul canale Youtube di DrawUp, e spero che attiri e incuriosisca altri visitatori, come ogni abisso!

IN PASSATO UN TUO ROMANZO È STATO PROPOSTO ANCHE PER UNA SCENEGGIATURA DI UN FILM.  “LO SGUARDO DELL’ABISSO” POTREBBE ESSERE ADATTO PER UN LUNGOMETRAGGIO?

In realtà ho scritto io stesso un paio di sceneggiature per lungometraggi e una per un corto (con il mio amico e collega Andrea Franco), che purtroppo non sono mai diventati film per i soliti problemi di produzione e finanziamenti. “Lo sguardo dell’abisso” potrebbe diventare facilmente il soggetto di un film, perché buona parte della storia si svolge in interni, quindi con un impianto quasi teatrale, e agiscono pochi personaggi. Dunque potrebbe avere un costo contenuto. Chissà! Per ora sono contento del romanzo e spero che anche i lettori apprezzino questa mia escursione fuori dal giallo classico.

HAI PREDISPOSTO UN TOUR DI PRESENTAZIONI? DOVE E QUANDO AVVERRANNO?

Finora sono stato invitato a presentarlo a festival e manifestazioni di genere nel corso del 2019, di cui darò notizia non appena saranno ufficiali i programmi. Mi auguro che ci siano anche altre occasioni, per incontrare i lettori e parlare con loro del fascino e dei rischi che si corrono sfidando l’abisso.

E LA ZONA MORTA CONTINUERA’ A SEGUIRE CON INTERESSE LA TUA ATTIVITA’ ANCHE PER COMUNICARLA AI NOSTRI LETTORI,  SEMPRE FELICI  DI INCONTRARTI!

Filippo Radogna