UNA SETTIMANA DI FESTEGGIAMENTI

Tanti anni fa, viveva in paese un vecchio avido che aveva fatto fortuna trasportando attraverso il fiume certa merce di contrabbando. Era mal messo, zoppo e completamente sordo da un orecchio, ma tardava a rimetterci la pelle. Era inviso a tutto il paese, per via dei modi di fare spigolosi e del suo ottuso egoismo. Non aveva avuto figli; i parenti, tutta gente che tirava a campare, non vedevano l’ora di ballargli sulla tomba. Le malelingue dicevano che passasse le notti dalla maga, per scongiurare il trapasso. Nonostante la sua avversione alla morte, aveva avuto grande cura nel prepararla. Nei momenti di ottimismo, guardava al suo funerale come al primo giorno di una seconda vita. In quest’ottica, come molti compaesani abbienti, aveva provveduto ad accaparrarsi una lapide in un punto soleggiato del camposanto. Ma si era spinto oltre: nel tentativo di controllare il momento dell’ultimo saluto, in gran segreto aveva già fatto incidere sulla lapide il suo nome e fatto apporre la fotografia. Per una questione di superstizione, aveva fatto coprire la lapide incisa. Non voleva certo che la morte, invitata dalla nuova lapide, anticipasse la sua venuta! Era un vecchio spilorcio che sapeva fare i suoi conti.

Ma qualcuno aveva deciso di mettersi contro di lui. Un lontano parente prese a spiarlo e seguirlo, nel tentativo di capire come facesse a ritardare l’ultimo giorno. Quando si accorse della tomba coperta, però, all’aspirante erede fu chiaro quale fosse il punto debole del vecchio. Durante una notte senza luna, penetrò nel cimitero e disvelò la lapide. Il vecchio non superò la notte.

Per il malandrino trascorsero giorni carichi di angoscia: bisognava scoprire se il vecchio avesse fatto testamento. Niente di tutto questo: in breve, il patrimonio venne spartito. Il parente che gli aveva tirato quel colpo mancino festeggiò senza badare a spese per una settimana intera. Una festa via l’altra, volteggiava tra i letti delle donnacce e non si negò ogni sorta di stravizio. In una notte senza luna, però, al camposanto, una mano evanescente levò un panno nero che copriva una lapide. Il fresco erede morì tra le braccia di una prostituta.

Daniele Vacchino