ARCANA 08

Personaggi

- Giorgia Ferrarin, Erika Ferrari & Alessia Leblis, delle adolescenti del luogo.

- Padre Arles, uno strano prete morto da anni.

- Ermanno Burgio, unico abitante rimasto a Saletta, un tossicodipendente.

- Nina Balzaretti, la bibliotecaria di Asigliano.

- Germano Vittone, un proprietario terriero.

- Bruna Bertinetti, la donna coi cani.

- Daniele Pavia, docente di scuola media.

- la pitonessa, sacerdotessa d’una setta di ragazzini che si riunivano al tabernacolo nel 1979.

- la dama bianca, una figura trasparente che si muove lungo i campi, armata di rasoio.

- la bambina bianca, forse una fantasma della mente?

8 – Who is it? (Piero Montanari)

Erika e sua madre Cristina se ne stavano al centro dell’isola opaco lucida della cucina, sedute sul telaio nero delle pensili. Erika osservava sua madre preparare lo spezzatino per la cena e la consolava dalle sue paturnie lavorative. Cristina, nonostante lo sguardo vacuo e le rughe spesse appena celate dalle lenti d’acetato degli occhiali, le appariva ancora splendida nel suo pull di lana e una gonna plissé. Erano appena rientrate dallo shopping in città, cariche di doni preziosi; nonostante questo, sua madre non riusciva a distogliersi da pensieri foschi riguardanti il suo lavoro d’insegnante di sostegno in una scuola media della provincia. La recente riforma della scuola rischiava di farle perdere il lavoro, o relegarla in qualche istituto lontano da casa, sottoposta alle angherie di un preside deficiente e dispostico. Ogni anno, a intervalli regolari, sua madre cadeva in una disperazione nera che ancora nessuno aveva diagnostica come depressione, ma poco ci mancava. Per lei gli ansiolitici erano già una costante. Allora Erika la motivava a uscire e farle comprare abiti che ne risaltassero l’altezza e il fisico ancora giovanile. Poi l’aiutava a cucinare, facendola divagare su argomenti sciocchini. Mentre tagliavano il sedano e la cipolla per farli soffriggere nella pentola, Erika provò a chiedere a sua madre di Saletta. Ci mise tutto il suo impegno per assumere un’aria disinvolta, quasi disinteressata e non lasciar trapelare nulla. Le chiese se sapeva nulla di un incidente occorso a una ragazza molti anni prima. Cristina sollevò gli occhi dalla cipolla e sembrò accantonare le idee funebri sulla buona scuola del governo Renzi. Sospettosa, indagò perché la figlia avesse certi interessi ed Erika fu costretta a dirle dell’articolo che avevano trovato in biblioteca. Cristina assunse un’aria pensosa, massaggiandosi la folta criniera di riccioli.

- Mi ricordo che ci fu un incidente, ma ti parlo di trent’anni fa.

- Trentasei diceva l’articolo.

- Sì, ecco. Era una ragazzina di Costanzana, suppergiù della tua età. Ebbe un incidente in motorino mentre scappava da Saletta. Già ai miei tempi se ne dicevano di tutti i colori su quel luogo. L’hanno seppellita qui ad Asigliano. Tu tieniti alla larga, intesi?

- Intesi, però ascolta: la ragazzina, ti ricordi chi era? Voglio dire, dove abitava?

- No, però era di qui. Credo di Costanzana. Deve essere seppellita nella parte vecchia del camposanto. Mi ricordo di averla vista. E’ una specie di obelisco di pietra. Perché lo vuoi sapere, signorina?

- Curiosità. Però non era sola quella sera. Voglio dire, c’erano altri con lei, no?

- Lo diceva il tuo articolo?

- Ah, ah.

- Sì, ma è una storia vecchia. Andavano al tempietto a fumarsi le canne o altro. Non saprei.

- E la pitonessa l’hai mai sentita?

- Chi?

- Lascia stare, così può andare la cipolla?

- Adesso che mi ci fai pensare è strano.

- Cosa?

- Beh, un po’ di quei ragazzini li conosco. A una di loro è capitata una brutta coincidenza.

Erika lasciò stare il soffritto e spalancò gli occhi.

- Lo sai del figlio di Nina?

- Quale Nina?

- Nina Balzaretti, la bibliotecaria.

- Nina?

- Sì, un mese fa suo figlio ha avuto un brutto incidente col motorino mentre tornava a casa. Più o meno tra Torrione e Saletta. Adesso è in coma all’ospedale, tra la vita e la morte. Povera Nina.

Erika faticava a parlare.

- Nina?

- Sapientona: Nina era una delle ragazze che andavano al tempietto. Non lo diceva il tuo articolo?

Erika si tolse il grembiule e schizzò via dalla cucina. Corse al telefonino e provò a chiamare Alessia. Non rispose. Mentre la paura le strizzava i fianchi, provò il numero di Giorgia. Niente. Provò quello di casa. Le risponse la madre della ragazza. Erika cercò di non tradire l’ansia nella voce. Chiese dell’amica. E’ uscita. Dove posso trovarla? E’ in giro con Alessia, perché è successo qualcosa? No, niente signora, solo che mi annoiavo. Prova sul cellulare. Sì certo, grazie. Mentre chiudeva la comunicazione, Erika non potè fare a meno di pensare alla figura longilinea della madre di Giorgia. Bella come la sua. Elegante, in completi di panno, come la sua. Solo con una cascata di capelli rossi come il fuoco a ornarle un viso abituato al comando manageriale.

(8 – continua)

Davide Rosso