PANU

Le Edizioni VociFuoriScena portano alla nostra attenzione un romanzo fantasy-storico di grande interesse, un dramma “kalevaliano” ambientato al tempo della cristianizzazione della Carelia scritto da Juhani Aho nel 1897 e intitolato PANU (442 pagine; 15 euro), con traduzione di Marcello Ganassini, inserito nella collana “Lapis” e ordinabile sul sito della casa editrice.

Siamo nella Finlandia nord-orientale, al principio del XVII secolo. Nelle selvagge foreste di Korpivaara, una comunità careliana resiste ancora al verbo di Cristo, lo «straniero della croce». Ma dalla vicina Kontojärvi il nuovo pastore è deciso a convertire gli ultimi pagani di quella remota provincia del Regno di Svezia, anche a costo di sfidare Panu, il loro temibile tietäjä. Ma i riti e gli incantesimi con cui Panu esercita l’autorità sui careliani sono solo una pallida ombra dell’antica scienza magica che Reita, fratello di Panu, aveva sviluppato coniugando l’antica sapienza magico-lirica di Carelia allo sciamanesimo lappone: forza della quale Panu aveva tentato invano d’appropriarsi uccidendo Reita ed imprigionandone lo spirito in un teschio. Ma quando l’ardito cacciatore Kari si ribella a Panu, il quale ha ceduto in schiava al turpe vassallo svedese la fanciulla di cui è innamorato, e raggiunge i lapponi esiliati dal crudele tietäjä, e quando il figlio di Reita torna al fianco del pastore per vendicare la morte del padre, la cortina di paura e mistificazione che avvolge quelle buie lande lentamente si dipana e Panu deve tentare il tutto per tutto perché l’infausta profezia della sua caduta non s’avveri. Solo Jorma, il vecchio cantore, lamenta che gli uomini abbiano ormai del tutto smarrito il senso del sacro…

Il primo romanzo storico finlandese è una maestosa allegoria dell’equilibrio instabile tra potere temporale e autorità spirituale. La battaglia manichea tra il cristianesimo e ciò che resta dell’antica religione baltofinnica prende la forma di un dramma shakespeariano nel quale le ombre della storia e il chiaroscuro della vicenda umana sono portate in scena con epica maestria sullo sfondo della natura finlandese, aspra e sublime come solo un grande romanziere poteva descriverla.

Juhani Aho, al secolo Johannes Brofeldt (1861-1921) è tra i maggiori romanzieri finlandesi e un insigne esponente del tardo romanticismo nordico la cui eclettica produzione letteraria ha esercitato un’influenza significativa sulla cultura europea del primo Novecento. Frequentatore di quella fucina di artisti che fu la famiglia Järnefelt, allievo di Minna Canth, la sua opera spazia dal realismo d’impronta naturalista di Rautatie («Ferrovia», 1884) all’introspezione psicologica di Yksin («Solo», 1890), dall’impressionismo delle raccolte di novelle Lastuja («Trucioli», 1891-1921) al romanzo storico d’ispirazione carelianista, come Panu (1897) e Kevät ja takatalvi («Primavera ed ultimo colpo d’inverno», 1906) fino a opere impregnate di un realismo simbolista debitore del dramma ibseniano: Papin tytär, («La figlia del prete», 1885), Papin rouva («La moglie del prete», 1893) e Juha (1911), da cui il regista Aki Kaurismäki ha tratto l’omonimo, celebre film muto (1999).

Buona lettura.

A cura della redazione