GIUSEPPE CATOZZELLA… E “NON DIRMI CHE HAI PAURA”

Il suo romanzo “Non dirmi che hai paura” (ed. Feltrinelli 2014, pagg. 236, 15 euro) è nella lista dei dodici candidati al Premio Strega, anzi dal tam tam della stampa risulta tra i favoriti per l’ambitissimo riconoscimento letterario italiano.

L’autore è Giuseppe Catozzella, giovane e coraggioso giornalista-scrittore milanese che tre anni fa fece notizia con il libro “Alveare”, pubblicato con Rizzoli (e ripubblicato da Feltrinelli quest’anno) nel quale affrontava il tema scottante delle infiltrazioni della criminalità organizzata, e segnatamente della n’drangheta, nel tessuto politico-economico milanese; sullo stesso argomento vi è da citare  il titolo “Fuego”, racconto e-book  (Feltrinelli 2012).  Le altre sue pubblicazioni sono “Espianti” (Transeuropa 2008) anche questo  è un libro-inchiesta che indaga sul traffico di organi, e  il libro in versi “La scimmia scrive” (Capollaro 2007).  Collaboratore  di prestigiose  testate come  “L’Espresso”, “Sette” e della trasmissione televisiva “Le Iene”, il Nostro cura un blog sul sito internet del “Fatto Quotidiano”. L’Ordine dei Giornalisti nel 2010 gli ha assegnato  il Premio Gavinelli.

Con “Non dirmi che hai paura” – per il quale Catozzella ha meritato la presentazione allo Strega nientemeno che dal noto scrittore Roberto Saviano e dalla giornalista Giovanna Botteri, corrispondente Rai dagli Stati Uniti -   torna a toccare temi di grande attualità e impegno civile. Infatti, si tratta di una storia vera che si inquadra nel tema degli sbarchi degli extracomunitari in Italia, di cui in questi giorni  si è tornato a  parlare a gran voce sui mass media. In particolare il libro riguarda la triste vicenda di Samia Yusuf Omar, giovanissima atleta somala, il cui sogno è  vincere le Olimpiadi.  Per questo intraprende un lungo viaggio alla volta dell’Europa, fuggendo da una Somalia  poverissima, lacerata dalla guerra e dall’integralismo religioso. Purtroppo,  dopo ben diciotto mesi passati attraversando l’Etiopia, il Sudan e la Libia e aver varcato il Mediterraneo su una cosiddetta carretta del mare , Samia perì annegata il 2 aprile 2012 a poche miglia da Lampedusa nel tentativo di raggiungere una nave italiana giunta in soccorso dei profughi. Va sottolineata l’abilità dell’autore di riportare con sensibilità e leggerezza una storia sventurata che presenta al lettore la vita di Samia come fosse una fiaba, a dispetto di tutte le difficoltà e dell’infelice epilogo.

Abbiamo incontrato Giuseppe Catozzella e ci siamo fatti raccontare tante cose su quest’ultima sua appassionante fatica letteraria che, a quanto pare, è destinata ad accrescere ancora il già considerevole successo editoriale.

CI VUOI SPIEGARE ANZITUTTO IL SIGNIFICATO DEL TITOLO DEL ROMANZO?

“Non dirmi che hai paura“ è una frase che ripeteva il padre a Samia,  riportata nel romanzo, il significato è che non bisogna  parlare delle cose di cui si ha paura altrimenti la paura si impossessa di te. Poi, comunque, io ho dimestichezza con il tema della paura, anche se non provata continuamente, perché quando si fa un gesto esplicito contro la criminalità organizzata, come ho fatto io, ci si espone. Inoltre, ancora per spiegare il motivo del titolo, aggiungo che sto girando molto dal Nord al Sud dell’Italia e vedo rassegnazione, pertanto raccontare una storia di coraggio di una ragazza mi sembrava importante perché nel nostro Paese credo che oggi ci sia bisogno di parlare di storie di coraggio.

IL TUO E’ UN ROMANZO CHE IMPRESSIONA PERCHE’ TRATTA UN TEMA COMPLESSO, QUELLO DELLE MIGRAZIONI DELLE POPOLAZIONI DEL SUD DEL MONDO VERSO L’OCCIDENTE OPULENTO. LO HAI FATTO DANDO VOCE ALLA GIOVANE SAMIA E SCRIVENDO IN PRIMA PERSONA, COME FOSSE LEI A NARRARLA,  NON SARA’ STATO SEMPLICE…

Effettivamente è stata la cosa più complicata. Eppure era una premessa. Infatti, finita tutta la prima parte delle ricerche non sapevo come sarebbe venuto il romanzo e cosa avrei scritto, sapevo due cose però: che  l’avrei scritto in prima persona – e volevo fosse lei a raccontare la sua storia – e anche che finiva così come termina. Certo, tentare di scrivere con la voce diretta di Samia è stato un azzardo non facile, ma qui mi è venuta incontro la magia della scrittura e non posso definirla diversamente perché ritengo che gli scrittori sono scritti dalle loro storie più che scriverle. Inoltre, sono state fondamentali anche le serate che ho passato a discutere della storia con la sorella di Samia, Hodan.

HAI SENTITO PARLARE ALLA RADIO DI SAMIA E DI QUANTO LE ERA ACCADUTO MENTRE ERI IN KENYA PER LAVORO. CI VUOI RACCONTARE COSA E’ SCATTATO IN TE. COME E’ NATA L’IDEA E COME SI E’ SVILUPPATA?

Nell’agosto del 2012 ero in Kenya, al confine con la Somalia, cercavo notizie  sui campi di addestramento dei talebani, argomento al quale sono interessato e sul quale volevo scrivere un libro. Un giorno stavo facendo colazione e ascoltai in radio il rappresentante della Somalia che parlava delle Olimpiadi di Londra dicendo che  il suo Paese non aveva vinto nulla e che quelli erano i Giochi olimpici ai quali avrebbe voluto partecipare, con il sogno di vincerli, la giovane atleta Samia Yusuf Omar, che aveva già partecipato alle Olimpiadi di Pechino nel 2008. Purtroppo Samia era morta nell’aprile precedente tentando di raggiungere l’Europa dove avrebbe voluto allenarsi…

…SEGUENDO LE ORME DEL CAMPIONE DI ORIGINI SOMALE MOHAMED FARAH CHE SAMIA VENERAVA E CHE ERA EMIGRATO IN EUROPA PROPRIO PER  ALLENARSI ADEGUATAMENTE. MA COME HAI RACCOLTO IL MATERIALE? COSA HAI FATTO? CHI HAI CONTATTATO? TI HA AIUTATO QUALCUNO?

Sì, sono tornato in Italia e con la bravissima mediatrice culturale Zahra Omar da Roma abbiamo contattato Hodan che da anni vive a Helsinki. Ci abbiamo messo sei mesi per convincerla a incontrarci. Quindi con Zahra l’abbiamo raggiunta nella capitale finlandese dove siamo rimasti una settimana. Inizialmente è stato drammatico perché Hodan non riusciva a dire nulla su Samia, piangeva soltanto. Tanto che avevo deciso di rinunciare al progetto del libro. Poi le raccontai che mi sentivo in colpa come italiano perché non avevo mai fatto niente per la povera gente che migrava verso il nostro Paese, per raccontarne le difficoltà, i drammi. Quando le ho detto questo lei ha deciso. Sono state giornate profonde e intense, più mi immergevo nella storia di Samia più mi accorgevo di entrare  in un universo complesso: la guerra e il fondamentalismo che si mette in mezzo alla vita delle persone. Dopo Helsinki comunque con Hodan siamo rimasti in contatto durante la fase di lavorazione del libro. Ma la cosa fondamentale, a parte tutti i racconti di Hodan, è stata quella di farmi leggere ciò che Samia scriveva sulla chat infinita del profilo Facebook. Vedere la scrittura di Samia in qualche modo era come sentire la sua voce e questo mi ha concesso di tentare l’azzardo di scrivere in prima persona.

IL ROMANZO E’ LA STORIA DI SAMIA, DI UN VIAGGIO, MA ANCHE DELLO SRADICAMENTO DALLA PROPRIA TERRA.

Questa storia ha risuonato dentro di me perché da scrittore italiano volevo fare qualcosa, ma anche perché la sua è una storia di viaggio e di sradicamento ed io, essendo figlio di due emigrati lucani, in un certo modo  l’ho vissuto.

DI RECENTE IL MINISTO DELL’INTERNO, ANGELINO ALFANO, HA LANCIATO UN ALLARME NEL QUALE HA ANNUNCIATO CHE DALLE COSTE AFRICANE SONO PRONTE A SBARCARE IN ITALIA DALLE 300 ALLE SEICENTOMILA PERSONE. COSA NE PENSI?

A mio parere si tratta di dichiarazioni allarmistiche che servono a fare propaganda elettorale. E’ uno degli stratagemmi più semplici: basta indicare che esiste un nemico e si fa fronte comune.

QUINDI L’ITALIA AVREBBE PULSIONI XENOFOBE…

Non siamo xenofobi, siamo potenzialmente razzisti perché siamo un Paese molto provinciale, quindi tutto ciò che sta fuori ci fa po’ paura.

E’ ANCHE QUESTO IL MOTIVO CHE TI HA STIMOLATO A REALIZZARE IL LIBRO?

Assolutamente sì, è una delle motivazioni che mi ha spinto a scriverlo. Sapevo che se avessi cercato di utilizzare la letteratura raccontando la vita di un solo migrante probabilmente avrei aiutato a spalancare la comprensione su una realtà e una problematica  molto più estesa.

PENSI SPESSO A SAMIA?

Continuamente, anche perché specie in quest’ultimo periodo sto presentando il libro ovunque e in particolare nelle Scuole superiori. Immagina che oggi ne ho parlato in quattro incontri.

ANCHE GLI ALTRI TUOI LIBRI SONO DI IMPEGNO CIVILE…

Sicuramente. Sono libri che hanno l’intento di partire da fatti reali, trasformarli in fatti letterari con l’ambizione altissima che i fatti letterari poi rientrino dentro la realtà.

QUALI SONO, O SONO STATI, I TUOI RIFERIMENTI LETTERARI?

Antonio Tabucchi, Beppe Fenoglio, Cesare Pavese e tanti altri… da ragazzino leggevo Emilio Salgari.

STAI GIA’ PENSANDO A UN PROSSIMO LIBRO?

Ho una storia in testa della quale preferisco non parlare per scaramanzia.

ULTIMA DOMANDA, D’OBBLIGO IN QUESTO CASO. TI ASPETTAVI DI CORRERE  PER IL PREMIO STREGA?

No. Non mi ero creato nessuna aspettativa. E’ stata una bella sorpresa anche perché da quest’anno, per la prima volta, accanto allo Strega c’è un premio dato dagli studenti delle scuole superiori. Ecco, mi piacerebbe tantissimo vincere quello.

AUGURIAMO A GIUSEPPE CHE IL SUO TALENTO POSSA ANCORA ESPRIMERE ROMANZI DI GRANDE PASSIONE E VALORE CIVILE CHE GLI FACCIANO RAGGIUNGERE LE VETTE PIU’ ALTE DELLA NARRATIVA ITALIANA, GIA’ DA QUEST’ANNO NATURALMENTE!

Filippo Radogna

Le foto di Giuseppe Catozzella sono state realizzate da Carla Cantore