MISTERI NELLA CAMPAGNA VERONESE

Nella campagna a sud di Verona vicino a Cerea tra via Cabianca e il fondo di via Roe c’è un vecchio pioppo ormai secco. Sul lato nord del tronco ci sono scolpiti strani disegni lunghi 40 cm. I disegni appaiono vecchi e consunti. Forse sono stati incisi dall’uomo per scopi magici oppure sono opera di agenti atmosferici o altre cause naturali. Anche su un sasso bianco di 2 cm trovato su un mucchio di ghiaia lungo il fiume Adige ci sono strani disegni. I disegni sono formati da segni scuri e ben definiti. Forse i disegni sono opera umana oppure sono inclusioni naturali.

In un punto nella campagna a sud di Verona invece, comune di Angiari, località Colonnelli, vicino a una fattoria abbandonata, affiorano dal terreno molte pietre su una superficie di circa 100 mq. Tutte le pietre sono nere, lisce malsquadrate, lunghe 20 cm circa e si trovano semiaffondate nel terreno. Forse le pietre formavano un antico pavimento o una strada. Ho chiesto a contadini del posto se conoscevano lo scopo e la provenienza delle pietre, ma nessuno ha saputo darmi una risposta.

Il signor Gilberto di Boschi (Verona) negli anni ’90, una notte di primavera esce di casa per orinare. La notte in campagna è totalmente buia, ma là in mezzo al campo egli vede una luce. Corre in casa a prendere la Polaroid e scatta l’ultima foto rimastagli.

Gilberto non va a vedere la luce da vicino perché bisogna saltare una rete di confine.

Il giorno seguente egli va nel campo, ma in quel punto non trova nessun segno.

Questa a destra è la foto di quella luce misteriosa.

Dentro questa casa invece, situata in via Ca Rotte a Cerea (Verona), si è verificato un documentato caso di poltergeist.

All’epoca dei fatto la casa apparteneva a Giovanni Sarte (1914 – 1992), agricoltore e allevatore di bestiame. Sarte era un uomo semplice e affidabile, religioso ma non fanatico, lavoratore instancabile amante del proprio lavoro.

Insieme a lui viveva una famiglia in affitto, composta da padre, madre e tre figlie in età compresa da 6 a 18 anni.

Una sera d’estate degli anni ’80 sono tutti riuniti a tavola e stanno cenando. Improvvisamente davanti agli occhi dei presenti un bicchiere di vino si solleva in aria, rimane sospeso per alcuni secondi, poi ricade sulla tavola frantumandosi. Ma i frammenti del vetro restano uniti e il vino non fuoriesce dal bicchiere.

Tutti si alzano spaventati. Solo Sarte rimane calmo e dice: “Perché vi spaventate? Sono stati i nostri Antenati”.

II giorno seguente Sarte riferisce l’accaduto al prete, don Dario Cordioli, ma questi rimane silenzioso e non dà una risposta.

In via Palesella poi, sempre a Cerea (Verona) si trova un edificio isolato, in campagna, chiamato il Cason. E’ una costruzione enorme, asimmetrica fatta di mattoni con lunghe crepe che solcano i muri.

E’ un antico monastero del 1500. A partire dal 1700 è stato frazionato internamente ed è diventato sede di molte famiglie di contadini, salariati e perfino girovaghi.

Negli anni ’40 il signor Mantovani Giovanni e famiglia arrivarono a Palesella e andarono ad abitare nella casetta adiacente l’ex monastero, il cui lato est venne utilizzato come magazzino.

Durante quel periodo le famiglie abitanti il vecchio edificio dicevano che di notte vedevano i frati salire le scale con una candela in mano.

Negli anni ’60 io ho conosciuto il signor Giovanni Mantovani che mi riferì queste testimonianze. Purtroppo in quel periodo quasi tutte le famiglie che abitavano l’ex monastero si erano estinte o si erano trasferite. Il lato sud era utilizzato come cantina da un’osteria e il lato ovest come fienile da una famiglia contadina. Io sono andato a intervistare l’ultima famiglia rimasta, una coppia di vecchi pensionati, però a causa della loro grave sordità non sono riuscito a farmi intendere.

A partire da quegli anni nessuno ha più abitato l’edificio.

Il signor Giovanni mi permetteva di visitare spesso l’edificio entrando dalle stanze del suo magazzino. Era un labirinto di stanze e stanzette rischiarate da finestrelle. C’erano scale ripide, sottotetti e locali accessibili solo attraverso botole. Tutte le volte che esploravo l’interno oscuro provavo una forte emozione. In quelle stanze il tempo pareva essersi fermato ed era come camminare dentro un passato strapieno di ricordi e di segreti. Il figlio Fiammetto era addirittura intenzionato a cercare l’eventuale tesoro dei frati.

Negli anni ’80 però l’edificio è stato definitivamente abbandonato; da allora ha subìto crolli, incendi e poi è rimasto un vecchio rudere circondato da abitazioni nuove nate nel frattempo. Attualmente l’edificio è stato abbattuto e non resta più nessuna traccia.

Nel 1989 infine morì Umberto Zanon di 23 anni e fu sepolto nella tomba di famiglia a San Bonifacio Verona. Due anni dopo la tomba fu aperta per seppellire un’altra salma e si scoprì una pianta ramificata all’interno del loculo.

Nel marzo 1991 sono andato a vedere, con i familiari e l’autorizzazione del Municipio. I becchini hanno sollevato la botola, siamo scesi con la scala e le pile in una stanza sotterranea, fatta di cemento e completamente buia. Sulla parete si estendeva (e c’è ancora) una ramificazione color bronzo, senza spessore come se fosse fotografata sul cemento. Probabilmente è una specie vegetale rara. E’ stata provocata dal defunto per dare una sua manifestazione?

Vi lasciamo con molti dubbi e interrogativi… a voi le eventuali conclusioni.

Sergio Bissoli