LEGGENDE E MISTERI SU SILVESTRO II, UN PAPA IN ODORE DI MAGIA

Silvestro II, nato in realtà con il nome di Gerberto di Aurillac (nato ad Aurillac, nel 950 e morto a Roma il 12 maggio 1003), fu il 139º papa della Chiesa cattolica dal 999 fino alla sua morte e fu il primo papa francese della storia. Fu durante il suo pontificato che si superò l’anno Mille e nacque il detto “Mille e non più Mille”, dal momento che gli eventi apocalittici predetti, soprattutto per convertire un sempre maggior numero di persone al cattolicesimo e per mantenere il popolo legato alla Chiesa, non si erano verificati.

Prolifico studioso del X secolo, fu lui a introdurre le conoscenze arabe di aritmetica e astronomia in Europa. Gerberto scrisse infatti una serie di opere, che trattavano principalmente questioni di filosofia e le materie del quadrivio. Egli aveva appreso l’uso dei numeri arabi in Spagna e poteva eseguire mentalmente calcoli che erano estremamente difficili per le persone che pensavano in termini di numeri romani.

A Reims invece fece costruire un organo idraulico che eccelleva su tutti gli strumenti precedentemente noti, nel quale l’aria doveva essere pompata manualmente.

Gerberto reintrodusse poi l’abaco in Europa e, in una lettera del 984, chiese a Lupito di Barcellona la traduzione di un trattato arabo di astronomia, le Sententiae Astrolabii.

Gerberto fu infine l’autore di una descrizione dell’astrolabio che venne redatta da Ermanno Il Contratto 50 anni dopo. Silvestro morì poco dopo (il 12 maggio 1003), non senza sospetti di avvelenamento, così come per Gregorio V. È attualmente sepolto a San Giovanni in Laterano.

Fin qui la vita, in poche parole, di questo pontefice, amante delle scienze, grande innovatore e studioso e “traghettatore” del “popolo cattolico” oltre l’anno Mille.

Esistono però anche una serie di dicerie, leggende e misteri che riguardano Silvestro II, probabilmente alimentate proprio dal fatto che fosse uno scienziato e che le conoscenze derivanti dai suoi studi apparissero ai più invece come opera di magia, o peggio del demonio.

Nel 1684 ad esempio, si racconta che per volere di papa Innocenzo XI, la sua tomba venne aperta, ma il corpo, trovato ancora intatto, vestito dei paramenti pontificali, le braccia incrociate sul petto e sul capo la tiara, appena esposto all’aria, si mutò in polvere. Rimase solo il suo anello con la dicitura: Sic transit gloria mundi.

Come dicevamo, fu principalmente la grande sapienza di Gerberto all’origine di leggende sinistre, che lo mettevano in relazione con arti magiche e con il demonio… e su di lui se ne sono dette davvero di cotte e di crude.

Si credeva che Gerberto avesse un libro di incantesimi rubato a un filosofo arabo in Spagna. Il futuro papa sarebbe fuggito, inseguito dal derubato che era in grado di rintracciare il ladro tramite le stelle, ma Gerberto si nascose appeso a un ponte di legno dove, sospeso fra cielo e terra, era invisibile al mago.

Silvestro II avrebbe anche costruito oppure ottenuto (le versioni sono discordanti) una testa bronzea, che sarebbe stata in grado di rispondere a tutte le sue domande con un “sì” o con un “no”.

La leggenda voleva inoltre che avesse stipulato un patto con un demone donna chiamato Meridiana, che sarebbe apparsa dopo che egli era stato rifiutato dal suo amore terreno e con l’aiuto del quale avrebbe raggiunto il trono papale.

Un’altra leggenda narra che Meridiana gli apparve dopo che vinse il papato giocando a dadi con il diavolo. Secondo quanto si raccontava, Meridiana disse a Gerberto che, nel caso avesse celebrato una messa a Gerusalemme, il diavolo sarebbe venuto a prenderlo. Silvestro II chiese conferma alla testa di bronzo, che gliela diede. Quindi Gerberto cancellò un pellegrinaggio a Gerusalemme ma, celebrando una messa nella chiesa di Santa Croce in Gerusalemme a Roma (anche chiamata “Chiesa Gerusalemme”), vide all’improvviso Meridiana e capì che la profezia era compiuta. Si sentì male poco dopo e, morendo, chiese ai suoi cardinali di tagliare il suo corpo e di spargerlo per la città, per fargli espiare le sue colpe e salvarsi.

In un’altra versione, celebrando la messa, fu attaccato dal diavolo, che lo mutilò e diede gli occhi del papa ai demoni per giocare all’interno della chiesa. Pentendosi, Silvestro II, ormai cieco, si tagliò la mano e la lingua per espiare del tutto i suoi peccati, prima di lasciarsi morire.

Una parte dell’iscrizione sulla tomba di Gerberto, erettagli da Sergio IV, recita: Iste locus Silvestris membra sepulti venturo Domino conferet ad sonitum, ovvero “Questo luogo, all’arrivo del Signore, renderà al suono dell’ultima tromba i resti sepolti di Silvestro”. La traduzione erronea di conferet ad sonitum con “emetterà un suono” diede adito alla curiosa leggenda che le sue ossa sbatacchino subito prima della morte di un papa.

Altra leggenda è quella che si diffuse negli ambiti della curia romana secondo la quale la tomba si inumidisce alla morte di un cardinale e da essa fuoriesce dell’acqua alla morte di un papa.

Non c’è che dire, per essere un pontefice, Silvestro II è davvero degno di diventare il protagonista di un romanzo horror più che di un manuale di storia!

Davide Longoni