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	<title>La zona morta &#187; SplattArt</title>
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		<title>04 &#8211; L&#8217;IMMAGINE DA INVOCARE E L&#8217;IMMAGINE CHE TI DEVE RICORDARE &#8211; SUI SANTI INVOCATI CONTRO LA PESTE E LA RAPPRESENTAZIONE DELLA MORTE</title>
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		<pubDate>Sat, 21 May 2022 22:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io lo so che tutti voi ve lo ricordate il Decamerone. So che vi ricordate anche delle sette ragazze e dei tre ragazzi che, per sfuggire alla peste, si mettono in isolamento e per passare il tempo si raccontano delle novelle, una al giorno per cento giorni. Ho come l’impressione che in questi due anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=66281" rel="attachment wp-att-66281"><img class="alignleft size-medium wp-image-66281" title="EPSON DSC picture" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/Danza-Macabra-Clusone-300x164.jpg" alt="" width="300" height="164" /></a>Io lo so che tutti voi ve lo ricordate il Decamerone. So che vi ricordate anche delle sette ragazze e dei tre ragazzi che, per sfuggire alla peste, si mettono in isolamento e per passare il tempo si raccontano delle novelle, una al giorno per cento giorni.</p>
<p>Ho come l’impressione che in questi due anni di pestilenza moderna il capolavoro di Boccaccio sia stato citato migliaia di volte, ma noi qua ci si occupa di arte figurativa, quindi, avete mai visto qualche rappresentazione che rimandasse alle pestilenze o comunque alla morte, questione che da sempre fa parte della vita dell’uomo e lo spaventa?</p>
<p>Io sì. Occupandomi spesso di arte e cultura sacra, ho visto molte volte affrescati nelle chiese e anche in piccoli oratori di campagna le due figure più invocate nel mondo cristiano contro le pestilenze: san Rocco e san Sebastiano. Secondo il racconto agiografico, san Rocco sarebbe proprio morto a causa della pestilenza, perché si era prodigato nella cura degli appestati e nell’iconografia corrente lui mostra al fedele il bubbone infetto del morbo. Più interessante è la rappresentazione di san Sebastiano, solitamente raffigurato con il corpo trafitto di frecce. Le cicatrici che queste ultime avrebbero dovuto lasciare sul corpo del martire dopo l’estrazione ricordano i bubboni della peste, ed ecco spiegato il motivo per cui questo santo viene associato alla malattia, anche se in modo molto meno evidente rispetto a san Rocco.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=66282" rel="attachment wp-att-66282"><img class="alignright size-medium wp-image-66282" title="Trionfo della Morte, Palazzo Abatellis, Palermo" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/Trionfo-della-Morte-Palazzo-Abatellis-Palermo-300x255.jpg" alt="" width="300" height="255" /></a>Le pestilenze medioevali molto spesso portavano ad una morte generalizzata e la rappresentazione della Morte che con arco e frecce colpisce chiunque prescindendo dalla posizione economica e sociale è un modo per ricordare a tutti che prima o poi, in modo traumatico o fisiologico, si deve morire. Uno delle rappresentazioni più interessanti su questo tema è quello conservato presso Palazzo Abatellis di Palermo, dove nell’affresco strappato si può notare la Morte che cavalca lo scheletro di un cavallo uccidendo chiunque. Si tratta di un soggetto che specialmente in luoghi periferici sia da un punto di vista geografico che culturale sopravvive e che si ritrova anche in pieno ‘400, come nel caso del Trionfo della Morte di Clusone, centro dell’alta Valseriana in provincia di Bergamo. Nel caso di questo affresco, realizzato dal pittore Jacopo Borlone de’ Buschis, ritorna anche un altro soggetto: nella fascia più bassa del ciclo si può vedere la Danza Macabra, che vede l’alternarsi di figure umane viventi e scheletri che ballano, appunto per ricordare a colui che guarda la rappresentazione che prima o poi sarà lui lo scheletro che balla con il vivo. Anche questo tipo di rappresentazione è visibile in altre località europee, testimonianza del trauma causato dalla Peste Nera del 1348.</p>
<h3>Roberta Lilliu</h3>
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		<title>03 &#8211; LA LEGENDA AUREA, COMPENDIO DI STORIE DI SANTI E DI MARTIRI</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jan 2019 23:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando si osserva una serie di affreschi o una pala d’altare, è molto facile imbattersi in santi dolenti, che spesso portano sul loro corpo i segni delle torture subite a causa della loro fede, o gli strumenti di tortura e di morte, accompagnati dalla palma, simbolo del martirio. Molte delle storie di questi uomini e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=49021" rel="attachment wp-att-49021"><img class="alignleft  wp-image-49021" title="legenda aurea pietro martire carlo crivelli" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/legenda-aurea-pietro-martire-carlo-crivelli-600x480.jpg" alt="" width="480" height="384" /></a>Quando si osserva una serie di affreschi o una pala d’altare, è molto facile imbattersi in santi dolenti, che spesso portano sul loro corpo i segni delle torture subite a causa della loro fede, o gli strumenti di tortura e di morte, accompagnati dalla palma, simbolo del martirio. Molte delle storie di questi uomini e donne sono narrate in un interessante libretto scritto a partire dal 1260 dal frate domenicano e vescovo di Genova Jacopo da Varagine, che nella sua <em>Legenda Aurea</em> racconta le storie di circa centocinquanta santi, non tutti morti violentemente, vissuti in epoca antica.</p>
<p>Ci sono comunque delle eccezioni: una di queste è la storia di Pietro da Verona, frate domenicano contemporaneo al narratore, morto a Seveso nel 1252 per mano di Carino Pietro da Balsamo, sicario al soldo dei Catari. Pietro Martire è rappresentato con l’abito del suo ordine e con un falcastro conficcato nel cranio, elemento che permette di distinguerlo a colpo d’occhio fra tutti i santi del suo ordine. <a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=49022" rel="attachment wp-att-49022"><img class="alignright size-full wp-image-49022" title="legenda aurea sante lucia e apollonia parmigianino" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/legenda-aurea-sante-lucia-e-apollonia-parmigianino.jpg" alt="" width="259" height="350" /></a>Fra i santi antichi ce ne sono alcuni che non hanno subito particolari tribolazioni: mi vengono in mente i gemelli milanesi Gervasio e Protasio, le cui spoglie riposano insieme a colui che li ha ritrovati, Ambrogio, sotto l’altare d’oro realizzato da Vuolvino per la basilica ambrosiana di Milano. Secondo la <em>Legenda Aurea</em>, Gervasio sarebbe morto decapitato, mentre Protasio non sarebbe sopravvissuto alla flagellazione cui era stato sottoposto.</p>
<p>Secondo me però sono sempre le donne che subiscono i supplizi peggiori: fra le torture che precedono la decapitazione o l’infissione di un pugnale nella gola, abbiamo l’estrazione dei denti con tenaglie, come succede a sant’Apollonia, l’amputazione dei seni, come succede a sant’Agata e lo strappo dei bulbi oculari, come succede a santa Lucia. Fra queste, in conclusione, c’è anche santa Barbara, tenuta prigioniera dal padre in una torre per preservare la sua bellezza e la sua virtù. La ragazza, cristiana figlia di un pagano, rifiuta l’abiura e l’uomo decide di ucciderla: lei però scappa attraversando le pareti della torre e volando via. Una volta riacciuffata viene torturata e poi decapitata.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=49023" rel="attachment wp-att-49023"><img class="size-large wp-image-49023 aligncenter" title="legenda aurea Martirio_de_Santa_Bárbara._(c._116)_Baltasar_Vargas_de_Figueroa._3.00_x_2.10._Iglesia_de_Santa_Bárbara,_Bogotá" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/legenda-aurea-Martirio_de_Santa_Bárbara._c._116_Baltasar_Vargas_de_Figueroa._3.00_x_2.10._Iglesia_de_Santa_Bárbara_Bogotá-426x600.jpg" alt="" width="426" height="600" /></a><br />
Questi i supplizi di chi muore per la propria fede; c’è da dire che moltissimi artisti, specialmente nel Medioevo, per coinvolgere maggiormente i fedeli tendevano ad esagerare con lividi e gocce di sangue.</p>
<p>Come si saranno comportati quando dovevano rappresentare Gesù?</p>
<h3>Roberta Lilliu</h3>
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		<title>02 &#8211; IL GIUDIZIO UNIVERSALE IN CONTROFACCIATA</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Sep 2018 22:00:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Avete mai fatto caso che spesso, se le chiese sono scampate alle varie ristrutturazioni sei e settecentesche, nella controfacciata dell’edificio si trova un Giudizio Universale? Iniziamo con ordine: cos’è una controfacciata? Si tratta della parete interna alla chiesa che sta dietro la facciata, quella dove ci sono i portali d’ingresso, per capirci. Quella che il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=46489" rel="attachment wp-att-46489"><img class="alignleft  wp-image-46489" title="gli incatenati in san michele al pozzo bianco" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/gli-incatenati-in-san-michele-al-pozzo-bianco-600x436.jpg" alt="" width="480" height="349" /></a>Avete mai fatto caso che spesso, se le chiese sono scampate alle varie ristrutturazioni sei e settecentesche, nella controfacciata dell’edificio si trova un <em>Giudizio Universale</em>?</p>
<p>Iniziamo con ordine: cos’è una controfacciata? Si tratta della parete interna alla chiesa che sta dietro la facciata, quella dove ci sono i portali d’ingresso, per capirci. Quella che il fedele davanti a sé vede nel momento in cui, terminata la funzione, si accinge ad uscire dall’edificio. Specialmente in epoca medievale, quando le spesse pareti romaniche erano un enorme supporto dove affrescare vite di santi o di Gesù o della Madonna, anche la controfacciata diventava utile per diffondere il messaggio cristiano e in questo caso, essendo come già detto l’ultima cosa che il fedele vedeva davanti a sé prima di uscire nel mondo e nel peccato, spesso ignoti autori vi dipingevano il <em>Giudizio Universale</em>.</p>
<p>Al di là della tradizionale rappresentazione del <em>Giudizio</em>, che talvolta vede la sostituzione di Dio con san Michele Arcangelo, quello che qui mi interessa farvi notare è la presenza di figure diaboliche che accompagnano le anime dei dannati e di mostri che spalancano le loro fauci, pronti ad inghiottire i peccatori piangenti. Mi viene in mente un affresco cinquecentesco conservato nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Soncino, in provincia di Cremona: i fratelli Bernardino e Francesco Carminati realizzano questo soggetto e nella parte inferiore, sulla destra, si nota un enorme mostro, contornato dalle fiamme dell’Inferno, pronto a mangiarsi chi si è macchiato di colpe che non possono essere perdonate (il particolare è visibile a <a href="https://www.flickr.com/photos/94185526@N04/26034104091/sizes/l" target="_blank">questo link</a>). Il fedele che si trovava davanti ad una rappresentazione del genere era ammonito: una volta uscito nel secolo, qualora si fosse comportato in modo non conforme ai dettati della religione cristiana, si sarebbe guadagnato quella tristissima sorte.</p>
<p>La rappresentazione dei fratelli Carminati segue la classica tradizione iconografica che vede Dio Padre al centro della composizione e alla sua destra coloro che si sono salvati e dall’altra parte i dannati, ma c’è addirittura chi in controfacciata ci racconta dell’origine di tutti i mali, come nella chiesa di San Michele al Pozzo Bianco a Bergamo. L’edificio è stato sottoposto in anni recenti ad un restauro che ha restituito una serie di lacerti in cui, oltre a riconoscere i dannati incatenati, si vedono anche Adamo ed Eva: quest’ultima, insidiata dal serpente, accetta la mela offendendo Dio e causando, per chi crede,  la dannazione dell’uomo. Della serie: attenzione a quello che ti gira intorno, tutto potrebbe essere una lusinga del Male!</p>
<p>Se queste immagini possono sembrare pesanti per un uomo comune del Medioevo, neanche vi sto a raccontare quando ci si trovava alle rappresentazioni di donne e uomini che, prima di essere decapitati, ne subivano di tutti i tipi. Alla prossima!</p>
<h3>Roberta Lilliu</h3>
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		<title>01 &#8211; IL SUBLIME</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Sep 2018 22:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Howard Philip Lovecraft diceva che la più antica e potente emozione umana è la paura, e la paura più antica e potente è la paura dell&#8217;ignoto e secondo me aveva ragione: molto spesso quello che ci trasmette inquietudine è qualcosa che non conosciamo pienamente e, nonostante questo terrore, spesso ne siamo attratti. Nel Settecento moltissimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft  wp-image-46246" title="800px-Caspar_David_Friedrich_-_Wanderer_above_the_sea_of_fog" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/800px-Caspar_David_Friedrich_-_Wanderer_above_the_sea_of_fog-468x600.jpg" alt="" width="299" height="384" /><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?p=66">Howard Philip Lovecraft</a> diceva che la più antica e potente emozione umana è la paura, e la paura più antica e potente è la paura dell&#8217;ignoto e secondo me aveva ragione: molto spesso quello che ci trasmette inquietudine è qualcosa che non conosciamo pienamente e, nonostante questo terrore, spesso ne siamo attratti. Nel Settecento moltissimi artisti si cimentarono nell’elaborazione di questa riflessione, dando vita in Letteratura e nelle Arti Figurative al concetto di Sublime.</p>
<p>Io personalmente mi son trovata ad affrontare questo argomento quando ho sostenuto l’esame di Estetica (e sinceramente penso che mi sia anche andata bene, visto l’innata antipatia che ho nei confronti della Filosofia in generale) e la definizione di Sublime che era scritta nel mio libro recitava più o meno così:</p>
<p align="center"><strong>L’orrendo che affascina</strong></p>
<p>ed era riferito al pensiero del filosofo inglese Edmond Burke. Questa idea è stata poi ripresa ed ampliata dallo stesso autore, ma si può tranquillamente dire che per tutta la prima metà dell’Ottocento il tema della paura e dell’orrendo e delle sensazioni che provocano nell’individuo sono stati oggetto di speculazione anche per altri filosofi. Molto spesso quello che fa paura non è un mostro o un fantasma, ma la Natura, che è madre e matrigna, dà la vita ma può anche toglierla. Pensiamo ad esempio ai dipinti di Caspar David Friedrich, che nel suo <em>Viandante sul mare di nebbia </em>rappresenta un uomo su un altura, che rivolge le spalle a noi spettatori, nell’atto di osservare una nebbia fittissima che ricolma una vallata, da cui spunta qualche sperone roccioso. Non sappiamo quali possono essere le emozioni che prova questo giovane, ma il trovarsi su uno strapiombo malfermo e non vedere completamente cosa si trova sotto i suoi piedi può provocargli del disagio, nonostante egli si erga orgoglioso come a dominare la Natura sottostante.</p>
<p>Ma prima del Sublime e delle elucubrazioni filosofiche che esso ha generato, specialmente nelle Arti Figurative, la paura è sempre stata presente: in tempi in cui saper leggere e scrivere era roba per pochi, l’immagine doveva essere in grado di coinvolgere lo spettatore e fare in modo che rispettasse i dettami della religione cristiana. È per questo motivo che durante il Medioevo sui capitelli delle basiliche romaniche sono visibili dei mostri, ossia quello che il fedele si sarebbe trovato davanti qualora non si fosse comportato con giudizio durante la sua quotidianità.</p>
<p>Anche gli affreschi, utili allo scopo, erano posizionati in punti strategici… ma ve ne parlerò la prossima volta!</p>
<h3>Roberta Lilliu</h3>
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