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Rubrica: Interviste
VINCENZO SPASARO

Scrittore fantastico underground, forse l’unico in Italia ad avere un vero e proprio Fansclub di estimatori e appassionati pur non avendo mai pubblicato nulla, da qualche tempo è anche il curatore della collana “Fantastico e altri orrori” delle edizioni “Il Foglio Letterario”: stiamo parlando di Vincenzo Spasaro, un tipo veramente in gamba che abbiamo avuto il piacere di incontrare virtualmente e che ora faremo conoscere anche a voi!
COMINCIAMO CON UNA DOMANDA DI RITO. CHI È VINCENZO SPASARO?
Sono nato a Roma nel 1972. Ho vissuto la mia adolescenza in Calabria, a Vibo Valentia, e poi sono tornato nella Città Eterna per laurearmi in lettere. Mi considero un apolide, in fondo, e non per mia scelta. Però amo Roma dove ho trascorso la maggior parte della vita: in questa città ho approfondito tutti i miei interessi, dalla sceneggiatura alla musica (sono un metallaro DOC) alle arti marziali. Oggi abito in campagna, appena fuori Piacenza, con una splendida rossa di nome Rossella e due gatte. Durante il giorno lavoro come copywriter e addetto stampa, mentre la sera insegno kung fu. Vivere in Emilia mi piace un sacco: è un luogo meraviglioso.
VUOI PARLARCI DELLE TUE PRODUZIONI LETTERARIE?
Sono stato per tre volte di seguito finalista al “Premio Urania” con tre romanzi diversi. Mi è capitato di arrivare in finale al secondo “Premio Solaria” della Fanucci, quello, per intenderci, che poi non pubblicò il vincitore. Dopo qualche anno ho tirato le somme e ho deciso di non inviare più i miei romanzi a questi concorsi, per vari motivi. Direi comunque che prediligo principalmente la forma del romanzo. Sarà che sono il tipo di persona che, quando ama una cosa, vorrebbe che durasse il più a lungo possibile.
La cosa divertente è che sono il romanziere più underground che conosca: non ho mai pubblicato nulla! Di solito i miei lavori girano e si fanno apprezzare da una piccola schiera di appassionati tramite il passaparola. Un “Vincenzo Spasaro fansclub” sotterraneo…
Di questo passo potrei divenire una leggenda metropolitana, come il Batman della camera da letto, il motociclista che quando si toglie il casco si spappola o il subacqueo in montagna!
DA QUALCHE TEMPO SEI IL CURATORE DELLA COLLANA DEDICATA AL FANTASTICO E ALL’HORROR DELLE EDIZIONI “IL FOGLIO LETTERARIO” DI GORDIANO LUPI. VUOI PARLARCI DI QUESTA TUA MANSIONE?
“Fantastico e altri orrori” è davvero un bel progetto. Gordiano, l’editore, mi ha dato carta bianca: decido tutto io. Scelgo gli autori, li edito, li frusto a sangue e poi, quando sono mezzi morti, li pubblico. Non voglio dirti che la mia collana apra nuovi orizzonti nella narrativa italiana e menate del genere che farebbero solo ridere. Dico solo che, se qualcuno volesse leggere di seguito tutti i titoli pubblicati fino ad ora, avrebbe davvero di che divertirsi. E questo conta.
La collana fino ad ora si è distinta sicuramente per varietà e, spero, per qualità. Abbiamo aperto i battenti col bel romanzo fantastico che in fondo ha lanciato Cometto, “Il costruttore di biciclette”, e poi abbiamo pubblicato una raccolta di racconti e romanzo di Gordiano Lupi, “Orrori tropicali”, molto pulp, ispirata ai film horror anni 70. Poi si è in qualche maniera chiuso il cerchio con Maurizio Cometto perché a mio avviso la nuova edizione riveduta e aggiornata de “L’incrinarsi di una persistenza è una delle migliori cose mai uscite in ambito fantastico italiano. Da poco è stato pubblicato Luca Barbieri con “Five fingers, un libro dell’orrore di stampo americano, violentissimo e divertente. Questo mese sarà fuori “La signora dalla maschera d’oro” di Giovanni Buzi, un giallo-horror a grandissimo contenuto erotico che mi ricorda anche i mai dimenticati sceneggiati italiani sul tipo de “Il segno del comando”, anche se nessuno sceneggiato ha grondato tanto sesso e sangue. Poi da un po’ ho in attesa un’antologia sul gotico moderno: gli autori aspettano da troppo tempo e diranno a Bush di bombardarmi, come ultimo atto presidenziale, la casa. Tanto a lui il bombardamento parte in automatico.
E VUOI RACCONTARCI ANCHE DEL TUO RAPPORTO CON GORDIANO?
Gordiano è una persona meravigliosa. Ha l’entusiasmo di un bambino e credo che i narratori underground gli debbano davvero qualcosa. Mai visto uno che si sbatte così per gente che nemmeno conosce. Di solito io e lui ci scanniamo sulle scelte editoriali del Foglio e alla fine torniamo d’amore e d’accordo come una vecchia coppia. Gordiano, che è anche ottimo narratore, è uno che, quando gli ho editato “Il mistero di Encrucijada” massacrandolo e tagliandolo a fettine, mi ha risposto ringraziandomi perché secondo lui avevo dato nuova linfa al suo lavoro. Credo che questo basti a definire la persona e l’editore.
TORNANDO AL TUO RUOLO DI CURATORE DI COLLANA, COME SCEGLI LE OPERE DA PUBBLICARE?
Leggendo. Di solito non guardo il curriculum. Mi dà fastidio farmi fuorviare da queste cose: a volte ha molto più da dire uno sconosciuto di uno che ha pubblicato trenta libri. Per farti un esempio, non so ancora chi sia Luca Barbieri, di cui abbiamo appena pubblicato lo splendido western-horror “Five fingers-Cinque dita”. Al contrario, mi è capitato recentemente di avere a che fare con un presunto ‘grande’ della letteratura fantastica italiana che si è dimostrato non dico piccolo ma addirittura microscopico. E io non l’ho pubblicato. Che dirti? Sopravvivrò anche senza i favori delle cricche letterarie…
SECONDO TE COSA DEVE AVERE IN PIÙ, RISPETTO AD ALTRE OPERE, UN ROMANZO PER ESSERE PUBBLICATO? IN SOSTANZA, QUALI SONO LE CARATTERISTICHE CHE FANNO DI UN ROMANZO, UN BUON LIBRO?
Essere ben scritto è solo il minimo indispensabile richiesto per poter essere letto. C’è bisogno di un’idea interessante che dia una svolta al tutto. Non sai quanti romanzi sui vampiri e sui morti viventi mi giungono. Tutti a dire che il loro romanzo getta nuova luce sul tema, e tutti irrimediabilmente uguali. Il fatto è che molta gente pensa che basti aver letto qualche libro eccitante o, peggio, visto qualche film per poter scrivere. E’ il bello e il brutto dell’era tecnologica, e va bene così. Io non voglio dei novelli Joyce, anzi: mi piace la roba pulp, vendibile al supermercato. Però ci dev’essere qualcosa di nuovo. E poi, ragazzi, bisogna saper narrare, che è altra cosa dal saper scrivere. Tenere incollato il lettore al libro è questione di tecnica prima che di talento. Senza il talento non si va lontano, ma senza la tecnica nemmeno si parte.
Se per esempio leggi “L’incrinarsi di una persistenza” di Maurizio Cometto, ti rendi conto che dentro c’è tutto questo: uno stile asciutto e innovativo, grandi idee e soprattutto la capacità di raccontare una storia. E’ di questo che stiamo parlando: raccontiamo storie. L’arte lasciamola agli artisti.
COME VEDI L’ATTUALE SITUAZIONE DEL MERCATO LETTERARIO FANTASTICO IN ITALIA?
Mah, non è che veda granché. Calma piatta. Girano libri fantasy scritti da ragazzi e rivolti a un pubblico di bambini. A me il genere non piace proprio, fammelo dire. Una cosa è la Rowling, un’altra i ragazzini che passano direttamente dalla playstation e dai manga alla scrittura. A leggere tutto quello zucchero su eroine e maghi mi viene il diabete.
Il vero grande autore rimane sempre Valerio Evangelisti che, bene o male, ha dato una forte svolta a un genere autoreferenziale, fatto di pochi nomi riuniti in consorterie per pubblicarsi reciprocamente scrivendo libri sul sesso degli angeli o presenziare a stanche convention. Ma è proprio una caratteristica della società italiana, quella di riunirsi in tribù: quasi niente mercato, gerontocrazia, corruzione, raccomandazione. A questi livelli, mi sono detto, meglio non pubblicare proprio.
E ALL’ESTERO?
Gli anglosassoni sfornano sempre grandi cose. E’ essenzialmente un problema di mercato. Le consorterie e le sclerotizzazioni esistono anche da loro, ma la concorrenza appiana il tutto. Non si parla molto di Grande Letteratura, non si sogna di divenire Dante Alighieri: si agisce. Credo che prima di rimanere nella storia, quegli autori pensino più prosaicamente a rimanere nella testa della gente per quel paio d’ore che dura la lettura di un libro…
CAMBIAMO ARGOMENTO. IN QUESTI ANNI DI ATTIVITÀ HAI SEMPRE AVUTO UNA PREDILEZIONE PER IL GENERE HORROR E PER IL MISTERO IN GENERALE. CHE SIGNIFICATO HANNO PER TE QUESTE TEMATICHE?
Senti, io non vedo l’ora di pubblicare un bel libro di science fiction. Giuro che non aspetto altro. Sono cresciuto con Urania! Ma niente. Giungono solo romanzi pallosissimi oppure divertissement all’italiana che fanno satira sul genere. E io dico: Douglas Adams e gli altri anglosassoni ironizzavano su di un genere vivo e vitale che aveva gettato salde radici nella loro cultura. Prima di ridere sguaiatamente alla solita nostra maniera nazionale, vediamo di farlo crescere, il genere!
Per tornare alla tua domanda: sì, sono sempre stato attratto dal mistero e dal sovrannaturale. Credo sia una cosa relativa al concetto stesso di fiaba. Da piccolo mia madre mi ha cresciuto a pane e favole. La narrazione è un continuo esorcismo delle nostre paure e scava a fondo in queste terre immaginifiche: insomma, un bel modo per passare la serata. Vorrei, nel mio piccolo, dare dignità a queste tematiche che pare siano cancellate completamente dalla nostra letteratura. Eppure l’Italia è il regno del mistero, delle sette segrete, dei culti pagani, degli orrori e delle crudeltà, come ben sapeva Umberto Eco quando ha scritto quel capolavoro assoluto che è “Il pendolo di Foucaul”’.
TORNERAI ANCORA A SCRIVERE?
Bella domanda. Per un po’ di tempo mi sono fermato, abbastanza deluso dalla mancanza di sbocchi, dai continui complimenti dei responsabili delle case editrici seguiti però dal “non so davvero in che collana mettertelo”. E non dirmi che dovrei pubblicarmi nella mia collana, perché ho un’etica che desidero rispettare. C’è sempre però questo “Vincenzo Spasaro fansclub” che mi spinge a tirare fuori cose nuove. E alla fine sono ripartito, per la gioia di grandi, piccini e defunti!
VENIAMO A UNA DOMANDA PIÙ GENERALE. QUANDO SCRIVI, DOVE TRAI ISPIRAZIONE PER TUTTE LE TUE STORIE?
In generale chi scrive mette sempre un po’ di se stesso in quel che fa, e quando non se ne accorge è meglio. Per cui, dopo qualche tempo, mi sono accorto di avere i miei topoi, i trademarks e le ossessioni ricorrenti di cui però non ti parlerò fino a quando non farai parte del club. Chi legge Spasaro sa insomma cosa attendersi, in termini di emozioni. Mi piace paragonarmi un po’ ai grandi Devil Doll e a Mr. Doctor, fatte le debite proporzioni.
Di solito nella scrittura seguo il processo caro a Calvino. Mi appunto sogni, idee, articoli, e quando un faldone è particolarmente pieno, significa che è il caso di farne un romanzo.
RESTANDO IN TEMA DI SCRITTURA, QUALI SONO I TUOI AUTORI PREFERITI?
Argh. Difficile dirlo. Non necessariamente autori di fantastico oppure orrore.
Più che di autori, mi piace parlare di libri particolarmente felici. “Il pendolo di Foucaul” di Eco, appunto, oppure il “Silmarillion” di Tolkien o “1984” di Orwell o ancora “Lolita” di Nabokov.
Per quel che riguarda gli autori preferiti posso citarti, andando un po’ a caso, Robert Holdstock, Lucius Shepard, Dan Simmons, ovviamente Lovecraft, C.A. Smith, Bradbury, Vance, alcuni dei romanzi più assurdi di Serge Brussolo e qualcheduno di Chuck Palahniuk, tutto Dick e soprattutto quel genio della narrativa contemporanea che è James G. Ballard. Poi sicuramente i primi cinque di Evangelisti: il primo mi fece cascare dalla sedia, l’estate in cui vinse il “Premio Urania”. Dai, mi fermo qui, ma mica è finita.
ULTIMA DOMANDA, POI TI LASCIAMO AL TUO LAVORO. QUALI PROGETTI HAI PER IL FUTURO E QUAL È IL TUO SOGNO (O I SOGNI) CHE HAI LASCIATO NEL CASSETTO?
Progetti, tanti. Forse troppi. Sogni, di più.
Un sogno si è realizzato: quello di costruire una famiglia, cosa di cui non credevo fossi capace. In campo letterario spero di avere ancora la possibilità di scribacchiare allegramente senza farmi sommergere dalla quotidianità e dal grigiore generale. Il Fansclub attende, ed è molto esigente…
RESTIAMO IN ATTESA ANCHE NOI ALLORA, COSÌ ENTRIAMO A FAR PARTE DEL FANSCLUB AD HONOREM!

13/11/08, Davide Longoni