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	<title>La zona morta &#187; Scambio di teste</title>
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		<title>SCAMBIO DI TESTE 25</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2016 23:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scambio di teste]]></category>

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		<description><![CDATA[25. L’ispettore Gerardo Abril pensava che finalmente era tutto finito e che adesso per un po’ lo avrebbero lasciato tranquillo. Anche il caso più importante era risolto e il governo aveva appreso con soddisfazione che il maniaco era stato ucciso. Lo sfregiatore era in manicomio criminale perché era stato giudicato infermo di mente e con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ffff00;"><strong><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34949" rel="attachment wp-att-34949"><img class="alignleft size-full wp-image-34949" title="1" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/12.png" alt="" width="195" height="258" /></a>25.</strong></span></p>
<p>L’ispettore Gerardo Abril pensava che finalmente era tutto finito e che adesso per un po’ lo avrebbero lasciato tranquillo. Anche il caso più importante era risolto e il governo aveva appreso con soddisfazione che il maniaco era stato ucciso. Lo sfregiatore era in manicomio criminale perché era stato giudicato infermo di mente e con tutta probabilità non ne sarebbe più uscito. Il killer vero, invece, quello pericoloso, non ci sarebbe stato bisogno di processarlo. Ci aveva pensato Fernando a giustiziarlo. E lui pensava che in fondo era quel che si meritava. Adesso Fernando avrebbe fatto un po’ di galera ma ne sarebbe uscito in fretta. Aveva ucciso per legittima difesa e la testimonianza di Barbara lo scagionava. In tutta quella storia c’era qualcosa che faticava ancora a capire. Barbara aveva insistito a lungo sulla faccenda di Armando, un <em>santéro</em> che avrebbe praticato un fantomatico <em>scambio di teste</em>. Tra l’altro quel <em>santéro</em> era morto e lui non poteva neppure interrogarlo per saperne di più. Ma in fondo non credeva che sarebbe servito più di tanto a chiarire le cose. Barbara aveva sostenuto a lungo la tesi che suo figlio aveva cambiato personalità dopo che era uscito dall’ospedale. Secondo lei quello <em>scambio di teste</em> provocato dal <em>santéro</em> non era riuscito fino in fondo e nel corpo di suo figlio avrebbe trovato ospitalità un pericoloso assassino. L’ispettore Abril aveva ascoltato quelle che giudicava soltanto una serie di assurdità senza credere a una parola. A suo parere erano le giustificazioni di una madre che non voleva accettare la dura realtà di un figlio assassino. Non aveva verbalizzato niente di quell’interrogatorio. Si era complicato la vita abbastanza.</p>
<p><em>     <a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34950" rel="attachment wp-att-34950"><img class="alignright size-full wp-image-34950" title="3" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/320.jpg" alt="" width="222" height="225" /></a>Adesso ci manca che mi metta anche a credere alla santería …</em> aveva pensato. I riti <em>santéri</em> non lo avevano mai affascinato. Neppure a oriente, dove tutti credevano. Non si sarebbe convinto adesso che i casi della vita l’avevano condotto alla periferia dell’Avana. La potenza soprannaturale dei <em>babalaos</em> che evocavano i morti e parlavano con gli <em>orishas </em>non era cosa che lo riguardasse<em>. </em>A lui interessavano i fatti. E le carte parlavano chiaro. Roberto era il maniaco che aveva violentato e ucciso cinque donne ed era anche colpevole del turpe commercio di bambini collegato al giro delle pellicole proibite. In un colpo solo aveva risolto due casi. Anzi, il destino glieli aveva risolti. E quel che più contava era che presto sarebbe tornato alla vita tranquilla che amava, senza bisogno di continuare a rimpiangere le campagne di Guantanamo. Non ci sarebbe più stato da far tardi in Centrale ogni sera. Il caso era proprio chiuso. Osservò con soddisfazione la cartella dei documenti e le foto del corpo senza vita di Roberto, quel rivolo di sangue che usciva dalle sue labbra, lo sguardo meravigliato che si perdeva nel vuoto.</p>
<p><em>     Ti abbiamo preso bello mio</em>, pensò.</p>
<p>Come se il merito fosse stato davvero suo. Domenica per festeggiare se ne sarebbe andato a Santa Maria con la moglie e i bambini. Adesso le spiagge erano di nuovo sicure, di notte come di giorno. E la sera stessa si sarebbe scolato una bottiglia di rum insieme agli amici. Era tanto tempo che non lo faceva e adesso sentiva di averne proprio una gran voglia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34951" rel="attachment wp-att-34951"><img class="alignleft size-full wp-image-34951" title="5" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/511.jpg" alt="" width="275" height="183" /></a>Fernando attendeva il giorno del processo nella cella della stazione di Alamar. Aveva ricevuto molte visite, i suoi genitori avevano portato persino i bambini. E lui aveva pensato con rassegnazione che per un po’ di tempo avrebbero dovuto fare a meno anche del padre. Però la visita che lo aveva rattristato di più era stata quella di Barbara. Lei si era presentata vestita di nero, con i capelli scomposti e lo sguardo spento. Pareva invecchiata di dieci anni. Si erano detti poche parole, guardandosi negli occhi. Era stato al momento di salutarsi che lui l’aveva abbracciata forte e le aveva sussurrato in un orecchio: “Perdonami”. Lei l’aveva guardato con dolcezza e gli aveva risposto con decisione: “Sei tu che devi perdonarmi”.</p>
<p>Poi era sparita dalla sua vita lasciando Fernando a pensare che una donna come quella non era facile incontrarla e che sarebbe stata la compagna ideale per ogni uomo. Lo sarebbe stato anche per lui, una volta fuori da quella galera. Purtroppo erano accadute troppe cose a rendere quel pensiero un sogno impossibile. Il futuro di Fernando e Barbara era segnato dalla solitudine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Padre Antonio si trovò Barbara davanti al confessionale pochi giorni dopo averla accompagnata al funerale del figlio. Lei aveva gli occhi arrossati dal pianto e un’espressione affranta. Non era venuta per confessarsi ma per parlare e nella mente portava ancora impresso tutto il terrore di quella mattina infernale. Vedeva il coltello di Fernando calare sul petto del figlio mentre il suo grido strozzato si perdeva nella stanza. Rammentava il funerale come un incubo e rivedeva le poche mani che le avevano dato conforto, stringendola in un abbraccio.</p>
<p>Suo figlio era morto da assassino e quella colpa se la sentiva addosso come una croce. Perché era lei che ne aveva fatto un criminale. Lei e la sua scellerata ostinazione di voler andare contro la volontà di Dio. Padre Antonio le era stato vicino anche nell’ultimo viaggio di Roberto. Aveva avuto parole di conforto, come sempre. Adesso era di nuovo accanto a lui e gli chiedeva soltanto di essere ascoltata.</p>
<p>“Sono io che merito l’inferno, padre. Aveva ragione lei e non l’ho ascoltata” disse singhiozzando.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34952" rel="attachment wp-att-34952"><img class="alignright  wp-image-34952" title="6" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/610.jpg" alt="" width="288" height="431" /></a>Padre Antonio non sapeva che dire. Rammentava la storia dello <em>scambio di teste</em> e la discussione con Barbara. Lui non era d’accordo e l’aveva sconsigliata. Lei aveva voluto fare di testa sua. Adesso tutto quello che era accaduto lo sconcertava e non riusciva più a distinguere il vero dal falso. Cos’era accaduto a Roberto? Perché era cambiato dopo la dimissione dall’ospedale? E come aveva fatto a guarire improvvisamente? Padre Antonio non poteva credere a ciò che Barbara confessava, però doveva ammettere che in quella storia c’era qualcosa di strano.</p>
<p>“La colpa è del destino, Barbara. Quello non si può cambiare”.</p>
<p>Lei lo aveva abbracciato piangendo.</p>
<p>“Sono io che l’ho cambiato, purtroppo. E adesso sono una donna sola che ha perduto tutto nella vita”.</p>
<p>“Ma non hai perso Dio”.</p>
<p>“Credo di aver perso anche lui. L’ho offeso e tradito troppe volte”.</p>
<p>“Dio sa comprendere e perdonare. Te lo ritrovi accanto quando meno te l’aspetti e soprattutto quando ne hai più bisogno”.</p>
<p>Barbara lasciò la parrocchia della Caridad portandosi dietro dubbi e angosce. Le restava Dio, era vero. Ma era una presenza troppo immateriale per sostituire un figlio. Il volto di Roberto le apparve come in un flash della memoria. Era il Roberto che aveva amato, quello buono, comprensivo, quello che diceva che lei era l’unica donna della sua vita. Quel Roberto perduto per sempre sarebbe stato il suo eterno rimpianto.</p>
<p>L’immagine del mostro che l’aveva legata e minacciata di morte con un coltello non faceva più parte dei suoi pensieri.</p>
<p>Non esisteva. Non era mai esistita.</p>
<p>E quando le avrebbero narrato la storia del folle omicida che aveva ucciso cinque donne in riva al mare lei avrebbe rivissuto quelle immagini come in un sogno lontano e maledetto.</p>
<p>Perché era stato soltanto un incubo. Sicuro.</p>
<p>Un maledetto incubo d’una calda estate tropicale.</p>
<p align="right"><span style="color: #ffff00;">(25 -fine)</span></p>
<h3 align="left">Gordiano Lupi</h3>
<p><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34953" rel="attachment wp-att-34953"><img class="alignleft  wp-image-34953" title="4" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/415-600x450.jpg" alt="" width="480" height="360" /></a>Scritto in prima stesura da marzo a settembre 2003. Pubblicato come <em>Avana</em> <em>Killing</em> da Sprea, per il circuito delle edicole, ma in versione modificata come thriller soprannaturale. Un piccolo successo. Vendette 7.000 copie ed era distribuito in tutta Italia. Rivisto nella sua versione originale da romanzo horror per <em>La zona morta</em>, da settembre a dicembre 2016.</span></p>
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		<title>SCAMBIO DI TESTE 24</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2016 23:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[24. Fernando stava andando da Barbara con la prima guagua del mattino, come sempre affollata di persone che si recavano a lavoro. Lei lo aveva chiamato al telefono la sera precedente, dicendo che voleva parlargli, ma di persona. Barbara gli era sembrata molto preoccupata. Lui sapeva che non avrebbe disturbato il vicino per telefonare a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ffff00;"><strong><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34937" rel="attachment wp-att-34937"><img class="alignleft size-full wp-image-34937" title="1" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/119.jpg" alt="" width="275" height="183" /></a>24.</strong></span></p>
<p>Fernando stava andando da Barbara con la prima <em>guagua</em> del mattino, come sempre affollata di persone che si recavano a lavoro. Lei lo aveva chiamato al telefono la sera precedente, dicendo che voleva parlargli, ma di persona. Barbara gli era sembrata molto preoccupata. Lui sapeva che non avrebbe disturbato il vicino per telefonare a tarda sera, se non c’era un motivo importante.</p>
<p>Fernando guardava fuori dal finestrino e pensava alle solite cose di sempre, soprattutto a come era cambiata la sua vita per colpa del destino. I suoi figli erano l’unico motivo per continuare a vivere, anche se non sapeva rispondere alle loro domande. Non sapeva che dire alla più piccola, quando le chiedeva perché la mamma non tornasse a casa e neppure alla più grande che domandava come mai fosse successo tutto questo.</p>
<p><em>     I ragazzi credono  che a tutto debba esserci una spiegazione</em> &#8211; pensava Fernando &#8211; <em>non sanno che la vita prende le sue decisioni senza avvisare.</em></p>
<p>I pensieri si mescolavano ai movimenti della vita quotidiana che filtrava dai vetri sporchi della <em>guagua</em>. L’Avana, in lontananza, si stendeva davanti all’oceano e soffocava in un caldo abbraccio i ricordi della notte.</p>
<p>Fernando si accorse di essere arrivato ad Alamar dagli alti palazzi color bianco sporco e  rosso mattone che si mescolavano alla consueta vegetazione di palme e banani. In fondo al viale polveroso, dove rumoreggiava la canna selvatica spinta da soffi di vento, c’era la casa di Barbara affacciata sul mare.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34938" rel="attachment wp-att-34938"><img class="alignright size-full wp-image-34938" title="2" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/216.jpg" alt="" width="290" height="174" /></a></p>
<p>Barbara non avrebbe mai immaginato che potesse accadere una cosa del genere. Non era suo figlio quello che si trovava sopra di lei e la legava per i polsi ai piedi del divano, dopo averle assicurato le gambe al tavolo della cucina. Era immobilizzata e un pezzo di nastro adesivo marrone le teneva chiusa la bocca. Aveva provato a gridare quando l’aveva tirata giù dal letto scaraventandola sul pavimento. Ma lui glielo aveva impedito. Si sentiva prigioniera d’un incubo. Roberto aveva gli occhi iniettati di sangue e lei non riusciva neppure a sostenere il suo sguardo.</p>
<p>“Puttana! Farai la fine delle altre…” le aveva detto</p>
<p>E adesso era là, sdraiata sul pavimento, legata mani e  piedi.</p>
<p>Pensava di aver commesso tanti errori in vita sua, ma il più grande era stato quello di aver riportato in vita suo figlio.</p>
<p>Perché adesso si rendeva conto che quell’essere mostruoso era solo il corpo di quello che un tempo era stato suo figlio. Lo sentiva gridare ed era come una voce che veniva da lontano, spinta da un gelido vento di morte.</p>
<p>“Hai voluto sapere troppo ed è per questo che ti ammazzerò”.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34939" rel="attachment wp-att-34939"><img class="alignleft  wp-image-34939" title="3" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/319-600x337.jpg" alt="" width="480" height="270" /></a>Teneva le quattro mutandine da donna nella mano sinistra e le brandiva in aria come un trofeo. Nella destra aveva un coltello dalla lama lunga e ben affilata.</p>
<p>“Chi ti ha dato il permesso di frugare nella mia roba? Anche se sei mia madre non puoi interferire nella mia vita. Non ho bisogno di nessuno che mi dica ciò che posso fare”.</p>
<p>Barbara avrebbe voluto rispondere, ma non poteva. Il nastro le teneva la bocca serrata e le faceva male alle labbra. Piangeva di terrore, lacrime abbondanti le rigavano il volto. Quel mostro senza ragione che non era più suo figlio l’avrebbe uccisa.</p>
<p>Ormai aveva tutto chiaro. L’anima d’un criminale che si faceva chiamare Ciuci riviveva nel corpo di Roberto, lo <em>scambio di teste</em> era riuscito soltanto in parte.</p>
<p>Barbara lo vide agitare uno slip di colore rosso.</p>
<p>“Queste appartenevano a quella puttana di infermiera. Mi fissava in modo strano durante la festa, i suoi occhi riflettevano soltanto paura quando m’incontravano. Compresi che avrei dovuto eliminarla, poteva capire troppe cose. Ma prima me lo sono scopata. Avresti dovuto vedere come godeva, quella troia!”</p>
<p>Roberto era in preda al delirio. Non sentiva neppure il dolore alla testa e il sangue affluiva portando con sé pensieri e ricordi.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34940" rel="attachment wp-att-34940"><img class="alignleft size-full wp-image-34940" title="4" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/414.jpg" alt="" width="275" height="183" /></a></p>
<p>“E queste sono di quella maledetta tedesca che avrebbe scopato con me tutta la notte. Chissà da quanto tempo non lo faceva! L’ho fermata sul più bello…”</p>
<p>Barbara piangeva. Non voleva ascoltare altro.</p>
<p>“E poi quella troia italiana sul Malecón. Voleva una notte di sesso con uno stallone cubano. Non l’ho delusa, ma la cosa più bella è stata affogarla nell’oceano mentre chiedeva perdono…”</p>
<p>Era suo figlio che diceva quelle cose orribili.</p>
<p>Era la bocca di suo figlio. Quelle labbra che da piccolo aveva accarezzato. Ma non era il suo cuore quello che pulsava. Il suo cuore era morto da tempo.</p>
<p>“Poi ci sono quelle di due ragazzine di Santa Maria e di Bacuranao. Cercavano l’amore. Hanno trovato me”.</p>
<p>Roberto puntò il coltello verso sua madre.</p>
<p>“Prima di ammazzarti devo dirti qualcosa su quei mille dollari. T’interessavano al punto che sei andata a mettere di mezzo un maledetto prete… Ho lavorato duro per ottenerli, mi sono dato un gran da fare a setacciare Alamar e Cojimar. Cercavano bambini per un film da pedofili e io glieli ho trovati. Solo i soldi contano, cara mamma, tutto il resto sono balle buone per la televisione…”</p>
<p>Barbara piangeva con gli occhi persi nel vuoto.</p>
<p>Lo sguardo folle del figlio la terrorizzava.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34941" rel="attachment wp-att-34941"><img class="alignright size-full wp-image-34941" title="5" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/510.jpg" alt="" width="276" height="182" /></a>Vide la sua mano sollevare il coltello e per un istante pensò che la lama si sarebbe abbattuta su di lei rubandole la vita. Un rumore improvviso di oggetti che cadevano in bagno la fece sussultare. Anche Roberto fermò la sua mano e corse subito a vedere cosa stava accadendo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fernando era arrivato a casa di Barbara, dopo una lunga passeggiata sul viale polveroso che conduceva al mare. Si era avvicinato alla porta e proprio mentre stava per bussare si era fermato. Lo avevano bloccato le grida che venivano dall’interno e la voce sembrava quella di Roberto. Fernando si era avvicinato alla finestra socchiusa della sala e aveva visto una scena raccapricciante. Barbara legata mani e piedi al pavimento, suo figlio che brandiva alcune mutandine da donna e un coltello ben saldo in mano. Aveva udito le folli grida del mostro. Lui era arrivato in tempo per ascoltare il racconto della morte di Azela. Rabbia e rancore catturarono il suo cuore. Sudava freddo. Avrebbe voluto gettarsi su quel maledetto assassino e farlo a pezzi, ma non aveva armi con sé, neppure un coltello. Si fermò in tempo e continuò ad ascoltare la delirante confessione di Roberto. Anche la finestra del bagno era aperta, non fu difficile scavalcarla ed entrare in casa. Poi passò in cucina, senza che nessuno lo notasse. Roberto era troppo preso dal suo farneticare per prestare attenzione a qualcuno. Aprì un cassetto della credenza per impossessarsi di un coltello dalla lama affilata. Era quello che Barbara usava per spezzettare la carne prima di arrostirla e per sezionare il maiale da cucinare per fine anno. In quell’istante vide Roberto con il coltello alzato e pensò che doveva fare qualcosa. Subito. Vide sul tavolo la caffettiera. La afferrò e la lanciò in bagno. L’oggetto metallico andò a colpire le bottigliette di profumi, facendole cadere per terra, provocando un gran rumore di vetri rotti e cristalli che rimbalzavano sul pavimento. Vide Roberto fermarsi di colpo ed entrare in bagno. Lui corse verso Barbara, la liberò dal nastro alla bocca e cominciò a recidere le corde che la immobilizzavano. Ma non fece in tempo a completare l’opera.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34942" rel="attachment wp-att-34942"><img class="alignleft size-full wp-image-34942" title="6" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/69.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a>“Abbiamo anche l’amico di famiglia” disse Roberto gettandosi su Fernando con tutto il peso del suo corpo. Barbara aveva soltanto le gambe libere e le labbra le facevano un male terribile. Vedeva i due uomini che lottavano con furia animalesca, ma Roberto era più forte e sembrava avere la meglio. Il coltello di Fernando cadde ai suoi piedi. Roberto era riuscito a  piegargli il braccio con forza, sino a disarmarlo, adesso era sopra di lui e stava cercando di colpirlo con il suo coltello. Fernando lo teneva per le mani a fatica. Sapeva che mollare la presa poteva significare la morte. Sentì d’un tratto la voce di Barbara alle spalle.</p>
<p>“Prendi”  gridò. E con un calcio gli allungò il coltello.</p>
<p>Fu in un attimo che lo raccolse e lo piantò nel petto di Roberto. Un attimo che parve eterno e che lo liberò da un incubo.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34943" rel="attachment wp-att-34943"><img class="alignright size-full wp-image-34943" title="7" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/76.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Roberto si accasciò a terra in una smorfia di dolore mista a sorpresa. Un rivolo di sangue gli uscì dalle labbra serrate. Fernando non poté fare a meno di pensare che aveva vendicato Azela e che quell’essere mostruoso non avrebbe più fatto del male a nessuno. Barbara osservava il cadavere del figlio e piangeva. Milioni di ricordi seppellirono il pensiero di quel che era diventato. Era stata lei a fare di suo figlio un mostro. Lui non aveva colpa di niente. Barbara l’aveva riportato in vita per vederselo morire accanto, trafitto da un coltellaccio da cucina che lei stessa aveva messo tra le mani di Fernando.</p>
<p>La sirena della polizia interruppe in un sibilo senza fine la spirale dei ricordi. Qualcuno, insospettito dalle grida che venivano dall’appartamento, doveva averla chiamata.</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #ffff00;">(24 &#8211; continua)</span></p>
<h3>Gordiano Lupi</h3>
]]></content:encoded>
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		<title>SCAMBIO DI TESTE 23</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2016 23:00:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[23.      Brutta bestia la paura. Brutta davvero.      Io non so cosa sia la paura. La vedo riflessa negli occhi degli altri, la sento calare improvvisa quando una ragazzina mi capita tra le mani. È come un senso di disagio che fa sudare, emana un misto di pessimi odori, un miscuglio di feci e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ffff00;"><strong><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34823" rel="attachment wp-att-34823"><img class="alignleft size-full wp-image-34823" title="1" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/118.jpg" alt="" width="275" height="183" /></a>23.</strong></span></p>
<p><em>     Brutta bestia la paura. Brutta davvero.</em></p>
<p><em>     Io non so cosa sia la paura. La vedo riflessa negli occhi degli altri, la sento calare improvvisa quando una ragazzina mi capita tra le mani. È come un senso di disagio che fa sudare, emana un misto di pessimi odori, un miscuglio di feci e umori animali. Vivo della paura degli altri, me ne cibo come di carne fresca. Dispenso paura ma non ne soffro. Brutta bestia la paura. Davvero.</em></p>
<p><em>     E adesso vago in questa notte in preda a un improvviso desiderio che mi sale dalle viscere e mi fa soffocare. Non riesco a pensare ad altro che a soddisfarlo.</em> <em>È come una schiavitù che mi lega, questo bisogno di dare amore, la necessità di ricevere amore, l’ineluttabilità di consegnare a ciascuno il proprio destino. </em></p>
<p><em>     Sono schiavo della mia sorte di angelo immortale dispensatore di morte. Sono l’unico che può far capire davvero fino in fondo cosa sia l’amore. Vedo persone calcare le strade della notte senza una meta. Non sanno che la loro meta potrei essere io. E allora non avrebbero bisogno di attenderne altre. Hanno soltanto la fortuna che questa non è una  notte come le altre. Resto indeciso a lungo. Non posso scegliere una delle tante donne che calpestano il lungomare, non servirebbe a placare la mia rabbia profonda che mi sconvolge dall’interno. Penso che esiste soltanto un modo per placare il bisogno profondo d’amore e morte che mi pervade. </em></p>
<p><em>     Distruggere la fonte che genera la vita. </em></p>
<p><em>     Fermare la sorgente. </em></p>
<p><em>     Soltanto questo può placare rabbia e dolore in un colpo solo.</em></p>
<p><em>     La madre che accompagna la vita dei figli e li tiene per mano.</em></p>
<p><em>     Sarà lei l’ultima vittima da gettare nella battigia d’una spiaggia deserta, accanto alle carcasse putrefatte dei gabbiani e alle barche dei pescatori. Sarà lei cibo per i pesci e per i gatti randagi famelici che vagano lungo le strade del porto di prima mattina. </em></p>
<p><em>     Sconfiggere la madre. Questo è il mio nuovo compito. </em></p>
<p><em>     Il più esaltante. Perché è dalla madre che nasce dolore e morte.</em></p>
<p><em>     Perché è dalla  madre che nasce l’amore. E talvolta la paura.</em></p>
<p><em>     E io non voglio avere paura.</em></p>
<p><em>     Mai.</em></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #ffff00;">(23 &#8211; continua)</span></p>
<h3>Gordiano Lupi</h3>
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		<title>SCAMBIO DI TESTE 22</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2016 23:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scambio di teste]]></category>

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		<description><![CDATA[22. Barbara lo pregò così tanto che padre Antonio dovette accettare. E poi non gli dispiaceva andare a cena da Barbara, la considerava quasi una figlia e stava bene con lei. L’aveva vista crescere con le idee comuniste del padre. Quell’uomo, che padre Antonio ricordava bene, non era cattivo. Però era un mangiapreti convinto e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ffff00;"><strong><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34588" rel="attachment wp-att-34588"><img class="alignleft size-full wp-image-34588" title="alamar1" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/alamar1.png" alt="" width="275" height="183" /></a>22.</strong></span></p>
<p>Barbara lo pregò così tanto che padre Antonio dovette accettare. E poi non gli dispiaceva andare a cena da Barbara, la considerava quasi una figlia e stava bene con lei. L’aveva vista crescere con le idee comuniste del padre. Quell’uomo, che padre Antonio ricordava bene, non era cattivo. Però era un mangiapreti convinto e le vietava di frequentare la parrocchia, diceva che non era posto per rivoluzionari; lo Stato pensava a tutto e non c’era bisogno di un Dio. Barbara aveva perduto la madre da piccola era stata educata da un uomo che come unica fede riconosceva i discorsi di Fidel. Pure lei si era convinta, aveva fatto tutta la trafila dei giovani comunisti, era stata <em>guardia pioneril</em>, aveva partecipato alle adunate domenicali in Piazza della Rivoluzione, aveva marciato a lungo con il fazzoletto rosso al collo e preso il <em>carnet </em>del partito. Barbara si ricordava giovane sposa, dopo la morte del padre, poi la fuga del marito e gli anni della solitudine. Tante idee cadevano sotto i colpi della disillusione e lei si ritrovava con  un figlio da crescere.</p>
<p>Era stato in quel periodo buio che Barbara era diventata cattolica.</p>
<p>Dio non ti abbandonerà mai, le aveva detto padre Antonio. Perché Dio non è un marito vigliacco che ha paura di lottare. Perché Dio non sogna Miami come un paradiso. Il suo Paradiso viene dopo la vita ed è per pochi, non è un ideale che vacilla e si frantuma in polvere di ricordi. Barbara aveva cominciato a  rifugiarsi tra le parole di padre Antonio e quando si confessava credeva di avere accanto un padre affettuoso che sapeva indicare sempre la strada giusta. Se non ci fosse stato lui non avrebbe mai superato quei giorni duri dopo la fuga di Enrique. Non ce l’avrebbe mai fatta da sola.</p>
<p>“Se non ci fosse stato Dio” la correggeva il prete “ma Dio c’è. Lui non ti abbandonerà mai”.</p>
<p>Barbara ormai sapeva che era così. Non c’era bisogno che nessuno glielo ripetesse. Nei momenti difficili, quando qualcosa la tormentava, sapeva sempre dove andare. Per questo aveva voluto Padre Antonio a cena, quella sera. Barbara aveva cucinato i piatti che al prete piacevano di più, le pietanze che gli ricordavano Porto Rico e  la sua giovinezza. Un posto dove lui non sarebbe più tornato. E poi non era difficile, la cucina era simile, le usanze pure. Lei aveva sempre sentito dire che Porto Rico era una Cuba capitalista e in passato molti cubani erano scappati proprio là.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34589" rel="attachment wp-att-34589"><img class="alignleft  wp-image-34589" title="alamar2" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/alamar2-600x337.jpg" alt="" width="480" height="270" /></a>Per antipasto servì un cocktail di frutta con sangria, poi <em>crema</em> <em>de queso</em> (una minestra di patate con molto formaggio), maiale arrostito accompagnato da <em>arroz congris</em>, il tradizionale miscuglio di riso e fagioli neri, patatine e banane fritte. Per finire un dolce di <em>guayaba con queso</em> e caffè. Il tutto annaffiato da birra chiara in bottiglia, quella da pochi pesos, di contrabbando. Padre Antonio era un buon bevitore di birra. Di ogni tipo. Non faceva caso a marche e provenienza. Se poteva permettersi Cristal o Bucanero le preferiva, ma non disprezzava neppure il tipo economico senza schiuma che pareva annacquata. Ne beveva un po’ di più e risolveva il problema. La birra era il suo unico vizio, diceva. E il Signore avrebbe capito.</p>
<p>La cena procedette in silenzio. Roberto pareva ancora di cattivo umore e sembrava in collera con la madre per i fatti dell’altra sera. Le aveva frugato nel portafoglio e lui quella cosa proprio non la sopportava. Barbara scambiò poche parole di circostanza con padre Antonio, ma il ragazzo non accennava a voler partecipare alla conversazione. Pensava agli affari suoi e non gli interessava ciò che stavano dicendo.</p>
<p>Fu padre Antonio a parlare con lui, davanti a un buon bicchiere di Matusalem, invecchiato sette anni, rimediato chissà dove.</p>
<p>“C’è qualcosa che ti preoccupa, Roberto? È tutta la sera che sei immerso nei tuoi pensieri. Pare che tu non sia qui con noi”.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34590" rel="attachment wp-att-34590"><img class="alignright size-full wp-image-34590" title="alamar3" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/alamar3.jpg" alt="" width="274" height="184" /></a>Il ragazzo si versò mezzo bicchiere di rum dalla bottiglia e lo tracannò in un solo sorso. Poi rispose senza alzare gli occhi.</p>
<p>“Non c’è niente che possa interessarvi. Proprio niente”.</p>
<p>“Tua madre sta in pena per te”.</p>
<p>“Mia madre farebbe bene a farsi gli affari suoi”.</p>
<p>“Sono affari suoi, Roberto. Sei suo figlio e ti vuole bene. Tu la stai facendo soffrire”.</p>
<p>Barbara assisteva in silenzio alla conversazione. Fingeva di rassettare la cucina e di sistemare piatti e posate nella pila dell’acquaio. Avrebbe lavato tutto il giorno dopo, con calma.</p>
<p>Adesso le interessava soltanto suo figlio. Voleva sapere. Voleva capire in quale situazione si era andato a cacciare. Quei mille dollari erano un atto d’accusa troppo grande, non si potevano ottenere se non si accettavano lavori molto sporchi.</p>
<p>Roberto si mise le mani alla testa premendosi le tempie.</p>
<p>Un afflusso di sangue giunse violento a percuotergli il cranio e per un momento fu in grado di stordirlo. Una rabbia improvvisa gli esplose dentro. Gridò, articolando a fatica le parole.</p>
<p>“La mia vita riguarda soltanto me. Non voglio preti intorno e non voglio più sentire i piagnistei di mia madre!”</p>
<p>Padre Antonio cercò di calmarlo.</p>
<p>“Roberto, stiamo solo cercando di aiutarti”.</p>
<p>“Non ho mai chiesto l’aiuto di nessuno. Voglio essere soltanto lasciato in pace”.</p>
<p>Barbara cercava di non parlare. Teneva la testa china sulla pila di piatti da lavare e faceva fatica a imporsi il silenzio. Sapeva che era meglio così. Solo padre Antonio poteva fare qualcosa per il suo ragazzo. Lei aveva una fiducia totale in quell’uomo.</p>
<p>“Hai bisogno di continuare a  curarti…” provò a dire il prete.</p>
<p>Roberto lo interruppe.</p>
<p>“Ora basta! Non ho tempo da perdere con un prete” disse.</p>
<p>Si alzò dal divano e fece per uscire di casa.</p>
<p>“Dove vai, adesso?” domandò Barbara dalla cucina con la voce rotta dai singhiozzi.</p>
<p>“Dove mi pare. E non devo rendere conto a te”.</p>
<p>Barbara si avvicinò al figlio, frapponendosi tra lui e la porta.</p>
<p>“Padre Antonio stava cercando di farti ragionare. Hai bisogno di cure, Roberto. Non devi trascurarti. E soprattutto devi stare attento a quello che fai”.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34592" rel="attachment wp-att-34592"><img class="alignleft size-full wp-image-34592" title="alamar4" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/alamar4.png" alt="" width="275" height="183" /></a>Roberto, accecato dall’ira, colpì sua madre con una violenta spinta al petto che la scaraventò a terra. Lei non fece neppure in tempo ad accorgersi di cosa fosse accaduto. Padre Antonio si alzò di scatto e si gettò sul ragazzo. Roberto lo sentì arrivare alle spalle e non appena il prete provò a trattenerlo, lui lo allontanò assestandogli un pugno al basso ventre. Il prete cadde a terra dolorante e senza fiato. Barbara si alzò e provò di nuovo a fermare il ragazzo, ma lui sembrava preso da una furia incontenibile.</p>
<p>“Levati di mezzo!” intimò a sua madre e la mise da parte con un brusco spintone che le fece perdere l’equilibrio fino a farla cadere per terra.</p>
<p>“Lasciatemi in pace, tu e quel prete, se non volete che accada di peggio” disse minaccioso. Poi uscì sbattendo la porta.</p>
<p>La notte di Alamar lo avvolse come una terribile protezione, le tenebre lo portarono lungo il mare e lui sparì come un soffio di vento, mentre Barbara piangeva e aiutava padre Antonio a riprendersi dal dolore. Il suo dolore però era ancora più forte. Era quello di una madre che stava perdendo un figlio.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34593" rel="attachment wp-att-34593"><img class="alignleft  wp-image-34593" title="alamar5" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/alamar5.gif" alt="" width="480" height="297" /></a>Padre Antonio era stato colpito duro. Aveva fatto a pugni soltanto una volta in vita sua ed era accaduto alla scuola infantile. Era tornato a casa con un occhio nero che sua madre aveva curato con amore per un paio di giorni sino a farlo guarire. Lo ricordava ancora, a colpirlo era stato un prepotente, il bambino più rissoso della scuola. Però allora aveva tentato di reagire, non rammentava bene come, ma una reazione l’aveva accennata. Questa volta no. Non si aspettava che Roberto lo colpisse con un pugno. Nessuno lo aveva mai fatto da quando vestiva l’abito talare. E adesso il basso ventre gli faceva male, faticava persino a respirare. Barbara lo aveva fatto stendere sul divano e cercava di consolarlo.</p>
<p>“È tutta colpa mia” disse.</p>
<p>“Non dire così. Tu che c’entri?”</p>
<p>“Una volta mio figlio non si sarebbe comportato così. Diceva che ero l’unica donna importante della sua vita…”</p>
<p>“È sempre stato un ragazzo in gamba e si vedeva che ti voleva un gran bene”.</p>
<p>“Da un po’ di tempo è violento con tutti. Anche con me”.</p>
<p>Padre Antonio chiese un bicchiere d’acqua. Riprendeva a respirare senza affanno e il dolore al basso ventre stava scomparendo. Non era più un ragazzino e alla sua età un pugno come quello che aveva incassato lasciava il segno. Barbara tornò con l’acqua e gliela porse. Padre Antonio bevve a piccoli sorsi e respirò profondamente.</p>
<p>“Adesso va meglio” disse.</p>
<p>Barbara provò a sorridere. Aveva invitato a cena padre Antonio. Lo aveva fatto per il bene di suo figlio, non poteva sospettare cosa sarebbe accaduto. Era assurdo sentirsi in colpa.</p>
<p>I ricordi si affacciarono come sempre alla memoria.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34594" rel="attachment wp-att-34594"><img class="alignleft size-full wp-image-34594" title="alamar6" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/alamar6.jpg" alt="" width="275" height="183" /></a>Lo aveva fatto diventare grande quel figlio, grazie a lei era diventato un uomo. Le era stata d’aiuto soltanto la fede in Dio e il ragazzo era cresciuto in quella parrocchia sotto la guida morale di padre Antonio. Là aveva giocato a baseball con gli amici su campetti improvvisati. Là aveva conosciuto le prime ragazzine e si era innamorato.</p>
<p>“Ricorda il giorno della prima comunione?” chiese d’un tratto a padre Antonio.</p>
<p>Lui sorrise, tenendo la mano sul basso ventre e massaggiandolo con movimento circolare. Ne aveva viste tante di prime comunioni, più o meno erano tutte uguali. Bambini vestiti di bianco e genitori sorridenti in attesa di fare un po’ di festa, magari ballando e bevendo rum. Barbara non attese la risposta del prete e andò verso l’armadio di camera a rovistare in un cassetto dove teneva ricordi e foto. Le immagini della prima comunione dovevano essere proprio là. A lei era venuto un desiderio improvviso di rivederle per ricordare suo figlio quando era soltanto un bambino.</p>
<p>Cominciò a frugare. Era tanto tempo che non metteva mano alle cose riposte in quel cassetto. Vide da una parte la vecchia pipa di radica del marito, conservata chissà per quale motivo a ricordo d’un amore finito. Accanto c’era l’anello di fidanzamento che le aveva regalato tanti anni fa. Non lo portava più, come non portava la fede nuziale, ma non avrebbe avuto il coraggio di buttarlo. Poi le cose di suo padre, la tessera del partito, un librettino logoro e consumato intitolato “<em>La historia me absolverá</em>” scritto da un giovane Fidel Castro. Nella confusione, qualche collana di bigiotteria della mamma e un paio di orecchini d’argento anneriti dal tempo. Dei genitori le restavano pochi oggetti, a parte i ricordi. Però le foto della comunione del figlio non riusciva a trovarle. Vide il fazzoletto rosso che Roberto indossava per andare a scuola, un orsacchiotto di stoffa che gli teneva compagnia la notte e i volumetti ingialliti de <em>La edad de oro </em>e <em>Habia una vez</em> che gli leggeva da bambino prima che si addormentasse. A un certo punto, proprio in fondo al cassetto, sentì della stoffa leggera. Pensò che potessero essere altri fazzoletti, forse quello blu delle prime classi scolastiche, o quelli indossato nella <em>guardia pioneril</em>.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34595" rel="attachment wp-att-34595"><img class="alignright size-full wp-image-34595" title="alamar7" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/alamar7.jpg" alt="" width="262" height="192" /></a>Restò sorpresa quando tirò fuori dal cassetto, una dopo l’altra, cinque paia di mutandine di stoffa colorata. Erano slip da donna, senza dubbio. Non fazzoletti per la divisa scolastica.</p>
<p>Barbara fu presa da un improvviso sgomento.</p>
<p>Una terribile verità si apriva davanti ai suoi occhi.</p>
<p>“E queste?” chiese a padre Antonio, mostrando le mutandine.</p>
<p>Purtroppo conosceva la risposta. Forse avrebbe voluto non credere a quello che pensava e avrebbe voluto essere convinta del contrario. Padre Antonio rimase allibito, lui non era stato dall’ispettore Abril con Barbara e Fernando. Non sapeva che dire.</p>
<p>Toccò le mutandine. Erano sporche di sabbia e terra.</p>
<p>“Sono slip da donna. Roberto si porta a casa dei trofei, a quanto pare” disse.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34596" rel="attachment wp-att-34596"><img class="alignleft size-full wp-image-34596" title="alamar8" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/alamar8.jpg" alt="" width="275" height="183" /></a>Barbara non disse altro. Sedette sconfortata sul divano, divorata dai dubbi. Terrorizzata. In preda a un’angoscia che non accennava a placarsi. Lei sapeva. Le tornavano a mente le parole dell’ispettore e pesavano come macigni sul suo cuore distrutto dal dolore. Era troppo per quella notte. Davvero troppo.</p>
<p>Barbara restò immersa nei suoi pensieri fino a quando padre Antonio non decise di salutarla per fare ritorno a casa.</p>
<p>“Non ti scoraggiare” le disse “passerà anche questa. Tuo figlio tornerà quello d’un tempo. Devi crederci”.</p>
<p>Ma Barbara non ascoltava neppure.</p>
<p>Temeva che fosse proprio impossibile, a quel punto.</p>
<p>Adesso suo figlio le faceva soltanto paura.</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #ffff00;">(22 &#8211; continua)</span></p>
<h3>Gordiano Lupi</h3>
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		<title>SCAMBIO DI TESTE 21</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2016 23:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scambio di teste]]></category>

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		<description><![CDATA[21. Il destino pareva accanirsi contro l’ispettore Abril. Lui avrebbe voluto soltanto una vita tranquilla e invece in quel periodo ne stavano accadendo di tutti i colori. C’era un’altra turpe storia sul suo tavolo e anche su quella doveva indagare. Una storia di bambini che venivano ceduti in cambio di denaro a qualche regista cinematografico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ffff00;"><strong><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34442" rel="attachment wp-att-34442"><img class="alignleft size-medium wp-image-34442" title="1" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/117-300x158.jpg" alt="" width="300" height="158" /></a>21.</strong></span></p>
<p>Il destino pareva accanirsi contro l’ispettore Abril. Lui avrebbe voluto soltanto una vita tranquilla e invece in quel periodo ne stavano accadendo di tutti i colori. C’era un’altra turpe storia sul suo tavolo e anche su quella doveva indagare. Una storia di bambini che venivano ceduti in cambio di denaro a qualche regista cinematografico privo di scrupoli. Pareva che una troupe italiana fosse sbarcata sull’isola e che avesse un set dove girava filmati proibiti, scene di sadismo e depravazione con protagonisti dei minorenni. C’era di sicuro un complice cubano che stava al gioco e che riforniva i cineasti di materiale umano. L’ispettore aveva avuto una soffiata da un informatore ma non si sapeva dove si trovasse il set, di sicuro ogni volta lo spostavano per non dare nell’occhio. Era il cubano che gli interessava, quell’essere spregevole che si era venduto ai capitalisti occidentali e ai loro turpi divertimenti. Abril sapeva bene che i cineasti italiani rischiavano poco o niente. Erano protetti dalle leggi internazionali, al massimo li avrebbero rimpatriati d’urgenza togliendo il visto di soggiorno sui passaporti. Ma per il cubano sarebbe stata tutt’altra musica. Un essere spregevole che speculava sull’innocenza dei bambini sarebbe stato condannato a morte per fucilazione dopo un rapido processo. Gerardo Abril in casi simili avrebbe voluto essere a capo del plotone di esecuzione. Le sue idee comuniste, la morale che un padre giusto e inflessibile gli aveva trasmesso, non potevano neppure concepire certe turpitudini.</p>
<p><em>     Un’altra brutta storia</em>, pensò l’ispettore mentre sfogliava distrattamente le pagine del <em>Granma</em>. Il giornale ovviamente non ne parlava. Era più che sufficiente che dessero spazio alla faccenda del serial killer che uccideva le ragazze in riva al mare.</p>
<p>In quel momento bussarono alla porta dell’ufficio e l’ispettore fu distratto dalla lettura quotidiana. Mise da parte il giornale, infastidito.</p>
<p>“Avanti!” gridò.</p>
<p>Era un poliziotto che teneva per mano una ragazza.</p>
<p>“Questa donna sostiene di essere stata aggredita” disse il poliziotto.</p>
<p>“Siediti <em>compañera</em> e racconta” la rassicurò l’ispettore.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34443" rel="attachment wp-att-34443"><img class="alignright size-medium wp-image-34443" title="2" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/215-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a>La ragazza non doveva avere più di diciotto anni, era una creola, dai lineamenti regolari, i lungi capelli neri e un bel sorriso sincero.  Le si leggeva ancora in volto la paura. Sulla guancia destra aveva un lungo taglio come di una lama affilata di coltello.</p>
<p>“Un pazzo mi ha violentata, ispettore. Poi credevo che mi uccidesse quando ha tirato fuori quel coltello, invece mi ha soltanto sfregiata sulla guancia. Ho ancora addosso il suo odore di animale…”.</p>
<p>“Dov’è accaduto?” chiese l’ispettore.</p>
<p>“Ieri notte, sul lungomare di Alamar, vicino al porticciolo dei pescatori. Era molto tardi, non c’era nessuno in giro. Io abito da quelle parti e vado a fare due passi all’aperto quando non riesco a prendere sonno. Lui mi ha aggredita alle spalle e mi ha trascinata dietro le barche. Là mi ha violentata”.</p>
<p>“Lo sai che c’è un maniaco in giro che uccide le donne? Abbiamo dato disposizione alle ragazze di non uscire da sole e di non frequentare zone poco illuminate”.</p>
<p>“Ero a due passi da casa mia. Non ci sono mai stati pericoli”.</p>
<p>“E poi? Ti ha fatto altro?”.</p>
<p>“No. A parte una cosa che mi vergogno un po’ a dire”.</p>
<p>“Parla. Abbiamo bisogno di sapere ogni particolare”.</p>
<p>“Se n’è andato portandosi via le mie mutandine”.</p>
<p>La ragazza era sconvolta. I capelli arruffati, le mani che tremavano. Non doveva aver chiuso occhio per tutta la notte, rimuginando se fosse il caso di andare a denunciare l’accaduto. Poi aveva deciso di farlo, ma adesso era imbarazzata nel raccontare certi particolari a un uomo.</p>
<p>L’ispettore Abril si rivolse al sottoposto.</p>
<p>“Falle firmare una denuncia” disse.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34444" rel="attachment wp-att-34444"><img class="alignleft  wp-image-34444" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/318-600x450.jpg" alt="" width="480" height="360" /></a>Il poliziotto fece alzare la ragazza e la condusse nel suo ufficio per regolarizzare la pratica e stendere il verbale.</p>
<p><em>     Una dopo l’altra</em> &#8211; pensò Gerardo Abril &#8211; <em>di sicuro qui la noia</em> <em>non ci prende…</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Nei giorni successivi continuarono le aggressioni a ritmo impressionante. Una donna venne violentata e sfregiata  sulla spiaggia di Guanabo, un’altra a Cojimar. Alla Centrale di Alamar si susseguirono denunce fotocopia, tutte dello stesso tenore. Le ragazze dicevano di essere state violentate da un pazzo che le minacciava con un coltello, utilizzato nel momento finale del rapporto per praticare uno sfregio sulla guancia destra.</p>
<p>Gerardo Abril pensava che poteva esserci un collegamento con gli omicidi precedenti. Forse il pazzo stava attraversando un periodo in cui si limitava a violenza carnale e furto feticista. I colleghi di Antares, dopo aver analizzato le ferite da taglio che il pazzo praticava sul volto delle donne violentate, lo dissuasero.</p>
<p>“Non è lo stesso uomo, ispettore” disse il funzionario medico.</p>
<p>“Perché?”.</p>
<p>“Non uccide. Si limita allo sfregio in segno di disprezzo”.</p>
<p>“Ma ci sono la violenza carnale e il furto delle mutandine”.</p>
<p>“Secondo me questo sfregiatore è soltanto un emulatore. Uno che ha letto gli articoli sul <em>Granma</em>, ha sentito parlare in televisione del killer e adesso si sta immedesimando nella sua personalità. Si ferma dove la sua morale non gli consente di andare oltre. Non uccide”.</p>
<p>“Però la zona dove colpisce è la stessa. Le ragazze sono state violentate e sfregiate a Cojimar, Alamar, Guanabo…”.</p>
<p>“Insisto, per me si tratta solo di emulazione”.</p>
<p>“Quindi ci sarebbero due pazzi pericolosi a piede libero…”.</p>
<p>“Credo proprio di sì”.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34445" rel="attachment wp-att-34445"><img class="alignleft  wp-image-34445" title="4" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/413-600x450.jpg" alt="" width="480" height="360" /></a>Gerardo Abril fece intensificare la vigilanza sulle spiagge e su tutto il litorale. Chiese rinforzi alle guarnigioni vicine. Occorreva uno spiegamento di forze tale da poter setacciare e vigilare tutta la zona dove si verificavano gli episodi di violenza.</p>
<p><em>     Possono dire quel che vogliono</em> &#8211; pensava &#8211; <em>ma secondo me è lo stesso uomo. Preso uno li prendiamo tutti e due</em>.</p>
<p>Era un testardo l’ispettore Abril, un tipico testardo orientale.</p>
<p>E quando si convinceva di una cosa non era facile fargli credere il contrario.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fu così che una sera il fantomatico sfregiatore venne catturato.</p>
<p>Accadde alla <em>Playa de Santa Maria del Mar</em> davanti all’albergo Tropicoco. Lui aveva adescato una <em>jinetera</em> e se l’era portata in un luogo appartato tra palme e banani. Non fece in tempo a farle niente, però. La polizia aveva raddoppiato la sorveglianza davanti agli alberghi e lui era stato proprio uno sciocco a colpire nei dintorni di un centro turistico.</p>
<p>Lo arrestarono e venne portato alla Centrale di Alamar.</p>
<p>Fu l’ispettore Gerardo Abril ad accoglierlo con soddisfazione.</p>
<p><em>     Abbiamo risolto il mistero</em> &#8211; pensò &#8211; <em>il governo sarà contento</em>.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34446" rel="attachment wp-att-34446"><img class="alignright size-full wp-image-34446" title="5" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/51.png" alt="" width="284" height="177" /></a>Dall’interrogatorio vene fuori che il pazzo si chiamava Alonzo Gomez e viveva all’Avana Vecchia in una casa piccola e cadente insieme alla mamma e al suo compagno. La mamma era una vecchia ubriacona separata dal marito che si curava poco di lui. Anche lei venne interrogata a lungo, confessò che suo figlio era scappato di casa da qualche giorno e nessuno sapeva dove fosse andato. Alonzo aveva un aspetto così repellente che di sicuro non aveva mai avuto una donna. Era un mulatto sui trent’anni con i denti a coniglio e gli occhi strabici. L’ispettore provò a fargli qualche domanda ma lui non rispondeva in maniera sensata. Balbettò qualcosa sul fatto che doveva farlo, che le donne se lo meritavano perché erano troppo belle, lui invece era così brutto e nessuno lo voleva. Poi erano sempre state cattive con lui. Tutte cattive, a parte sua madre. Non disse altro. I medici dedussero che Alonzo era infermo di mentre e che aveva dei notevoli deficit intellettivi.</p>
<p>“L’importante è averlo preso. Adesso L’Avana è di nuovo una città sicura” disse l’ispettore alla fine dell’interrogatorio.</p>
<p>Redassero un verbale e lo inserirono nel fascicolo relativo al killer. Gerardo Abril lo chiuse con soddisfazione. Il mistero poteva dirsi risolto. Mancava soltanto il referto medico della polizia scientifica di Antares che stava procedendo all’analisi dello sperma per verificare la compatibilità con quello rinvenuto nell’apparato genitale delle cinque donne uccise.</p>
<p>“Portatelo dentro” disse Gerardo Abril.</p>
<p>Finalmente avrebbe passato una serata tranquilla.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34447" rel="attachment wp-att-34447"><img class="alignleft  wp-image-34447" title="6" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/68-600x398.jpg" alt="" width="480" height="318" /></a>Quello che l’ispettore Abril non passò tranquillo fu il giorno successivo. E pensare che era cominciato sotto i migliori auspici: una bella giornata di sole caldo che sembrava di essere a oriente, i complimenti governativi per la brillante operazione, una ritrovata tranquillità. Gerado Abril già stava pensando alla prossima domenica quando se ne sarebbe andato al mare con la famiglia. Avrebbero mangiato fuori, bevuto un po’ di birra, magari qualche sorsata di ottimo rum per festeggiare. Fu a tarda sera che arrivò una telefonata da Antares a mandargli di traverso una tazza di caffè nero ben zuccherato che si stava sorbendo. A lui il caffè piaceva molto dolce e ne beveva in gran quantità, a ogni ora del giorno.</p>
<p>“Ispettore, non è il nostro uomo” diceva il funzionario medico all’altro capo del filo.</p>
<p>“Come sarebbe a dire?”.</p>
<p>“Che avevo ragione io, purtroppo”.</p>
<p>Gerardo Abril riattaccò la cornetta sconsolato. Attendeva il referto medico da Antares per inserirlo nella cartella del killer e scrivere la parola fine su quella brutta storia. Invece dovette chiamare un sottoposto e fare aprire un nuovo fascicolo a nome Alonzo Gomez, detto lo sfregiatore. Erano due i pazzi in circolazione, purtroppo. E loro avevano catturato soltanto il meno pericoloso.</p>
<p align="right"><span style="color: #ffff00;">(21 – continua)</span></p>
<h3>Gordiano Lupi</h3>
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		<title>SCAMBIO DI TESTE 20</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2016 23:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scambio di teste]]></category>

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		<description><![CDATA[20. Il telefono squillò in Centrale di buon mattino. Era la sezione scientifica di Antares. Dovevano comunicare gli ultimi risultati dell’autopsia. Gerardo Abril raccolse i dati per telefono e rimuginò sui pochi elementi che avevano in mano.      Niente che possa servire – pensò – a parte la storia delle mutandine e quel vecchio omicidio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ffff00;"><strong><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34282" rel="attachment wp-att-34282"><img class="alignleft size-medium wp-image-34282" title="1" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/11-300x214.png" alt="" width="300" height="214" /></a>20.</strong></span></p>
<p>Il telefono squillò in Centrale di buon mattino. Era la sezione scientifica di Antares. Dovevano comunicare gli ultimi risultati dell’autopsia. Gerardo Abril raccolse i dati per telefono e rimuginò sui pochi elementi che avevano in mano.</p>
<p><em>     Niente che possa servire</em> – pensò – <em>a parte la storia delle mutandine e quel vecchio omicidio di sette mesi fa…</em></p>
<p>Ormai pensare a quel caso era diventato parte della sua vita,   un’abitudine che l’ispettore Abril avrebbe volentieri eliminato ma che per adesso gli prendeva ogni momento della giornata. La sua mentalità da orientale sempre in cerca di tranquillità stava subendo gravi colpi. Non era più sereno. E soprattutto non riusciva a trovare il tempo per sé e per la sua famiglia. Quella maledetta storia di omicidi stava riempiendo ogni istante della sua vita.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34283" rel="attachment wp-att-34283"><img class="alignright size-full wp-image-34283" title="2" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/214.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>Squillò di nuovo il telefono. Rispose contrariato, pensando che quella mattina non c’era davvero un attimo di pace. All’altro capo del filo c’era il capo della pattuglia che sorvegliava la spiaggia di Bacuranao.</p>
<p>“Capo, brutte notizie” annunciò.</p>
<p>“Cos’è accaduto?” chiese Abril a bruciapelo.</p>
<p>Ma già se lo immaginava cosa poteva essere successo, purtroppo.</p>
<p>“Abbiamo trovato il corpo di una ragazza mulatta sotto il ponte della spiaggia di Bacuranao”.</p>
<p>“È stata uccisa?” chiese l’ispettore.</p>
<p>“Pare proprio di sì. La corrente l’ha riportata a riva ma aveva dei segni rossi sul collo e graffi su tutto il corpo”.</p>
<p>“Vengo subito” concluse l’ispettore.</p>
<p>Appena riagganciato il telefono Gerardo Abril si portò le mani alla testa e la strinse con forza. Il caso si stava facendo sempre più complicato e lui non aveva la più pallida idea da dove cominciare. Si alzò dalla scrivania, indosso il cappello e mise la pistola a tracolla, richiuse le carte della pratica che aveva aperto sulla scrivania e si apprestò a uscire.</p>
<p><em>     Tocca a me, c’è poco da fare,</em> pensò.</p>
<p>E si avviò in direzione di Bacuranao.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34285" rel="attachment wp-att-34285"><img class="alignleft size-full wp-image-34285" title="3" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/317.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>La <em>playa</em> di Bacuranao era situata a un chilometro dal centro di Alamar, incastonata tra un paesaggio di palme e un vecchio rudere abbandonato che forse un tempo era servito da stabilimento balneare. La sua forma a ferro di cavallo mostrava un lato sabbioso e l’altro composto da scogliere e da un ponticello in cemento armato che una volta permetteva alle barche di attraccare. Adesso il ponte era inutilizzabile e la sua unica funzione era quella di fare da trampolino per lanciarsi in acqua come se la spiaggia fosse una piscina. Era una spiaggia per cubani, certo. In un posto come quello nessun turista si sarebbe mai avventurato neppure per errore. Non c’erano intorno né ristoranti, né bar, l’unico servizio era fornito da un ragazzo in bicicletta che si ingegnava vendendo panini con salsiccia, bottigliette di birra e bibite di contrabbando.</p>
<p>“Se l’assassino si è spinto sin qui vuol dire che uccide a caso. Che siano cubane o straniere per lui non c’è differenza” disse l’ispettore Abril al collega che aveva rinvenuto il corpo.</p>
<p>“Su questo non ci sono dubbi. Uccide chi capita e soprattutto senza motivo” confermò l’altro.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34287" rel="attachment wp-att-34287"><img class="alignright size-medium wp-image-34287" title="5" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/59-300x185.jpg" alt="" width="300" height="185" /></a>Gerardo Abril si avvicinò al corpo della ragazza che la corrente aveva trascinato sulla battigia e lo esaminò con cura. Soliti segni di lotta sul collo, rigature rosse e graffi sulla pelle, il corpo era gonfio e macerato dall’acqua. Quando giunsero sul posto i medici legali della sezione scientifica da Antares i primi responsi sembravano una fotocopia dei precedenti omicidi.</p>
<p>“È la stessa mano” concluse il capo dei medici legali..</p>
<p>“Da che cosa lo deduce?” chiese l’ispettore.</p>
<p>“Dobbiamo fare l’autopsia in laboratorio e quindi per essere più preciso mi riservo di vedere le analisi complete, ma molti elementi confermano che è ancora il nostro uomo”.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34288" rel="attachment wp-att-34288"><img class="alignleft size-full wp-image-34288" title="6" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/67.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a>“Qualcuno credo di averlo intuito anch’io. Il luogo del delitto, per esempio”.</p>
<p>“Sì, pare chiaro che il killer ha una predilezione per le spiagge e per il mare…”.</p>
<p>“Ma c’è dell’altro, no?”.</p>
<p>“Indubbiamente sì. I rapporti sessuali con la vittima, il successivo annegamento e le mutandine che non si trovano…”.</p>
<p>“Potrebbero essere state portate via dalla corrente…”.</p>
<p>“Tutto è possibile, ma la corrente quel che prende restituisce e come ci ha ridato il corpo avrebbe riportato anche le mutandine”.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34286" rel="attachment wp-att-34286"><img class="alignright size-medium wp-image-34286" title="4" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/412-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>L’ispettore Abril concluse che era proprio così, soprattutto che con questa erano cinque le vittime del killer mentre lui si trovava ancora al punto di partenza. Mentre a bordo della sua volante faceva rientro alla Centrale pensava che aveva davanti un periodo ancora peggiore e che avrebbe avuto gli occhi di tutti puntati sul suo lavoro. E la cosa che più lo preoccupava erano le pressioni governative.</p>
<p>“Siamo nel pieno della stagione turistica. La gente deve sentirsi tranquilla” gli aveva detto un funzionario al telefono.</p>
<p>“Me ne rendo contro” aveva risposto.</p>
<p>“Allora si dia da fare. Serve un colpevole. L’Avana deve tornare quella di sempre”.</p>
<p>Darsi da fare. Facile per loro. Gerardo Abril era comunista, un comunista rispettoso che non si sarebbe mai sognato di contraddire un ordine che veniva da un funzionario di partito. Soltanto che un ordine come quello era molto più facile darlo che eseguirlo. E lui non poteva arrestare qualcuno a caso soltanto per compiacere un dirigente governativo. Soprattutto perché il killer avrebbe continuato a colpire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>     <a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34289" rel="attachment wp-att-34289"><img class="alignleft size-full wp-image-34289" title="7" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/75.jpg" alt="" width="194" height="259" /></a>Silenzioso come un vento di mare ho avvolto tra le mie braccia i ricordi d’una ragazzina. Mi sono lasciato cullare dal movimento delle onde. L’ho vista allontanarsi sotto il ponte dopo aver strinto forte a me il suo sorriso. In attesa che si perdesse nella corrente ho ammirato la notte. Tranquilla, come un’estasi d’amore. </em></p>
<p><em>     Sono rimasto in attesa che il suo corpo senza vita  sparisse dai miei occhi. Perché sapevo che l’amore che le avevo regalato era eterno e che lei non avrebbe più avuto bisogno di altro. </em></p>
<p><em>     Era una ragazza fortunata perché aveva incontrato sulla sua strada l’unico che poteva farle conoscere la profondità dell’amore.</em></p>
<p><em>Un amore che ha due volti e che si fa riconoscere soltanto alla fine di tutto, quando la vittima grida e si dispera e non comprende. </em></p>
<p><em>     Non è facile capire l’amore. Non lo è mai stato. </em></p>
<p><em>     Io sono qui per questo. Per spiegare. Per chiarire. </em></p>
<p><em>     Per farmi ponte di speranza tra la vita e la morte.</em></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #ffff00;">(20 &#8211; continua)</span></p>
<h3>Gordiano Lupi</h3>
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		<title>SCAMBIO DI TESTE 19</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2016 23:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[19. Un mese dopo l’ispettore Gerardo Abril aveva maturato la convinzione di trovarsi legato mani e piedi al caso più complicato della sua carriera. Non che fosse difficile. Sino ad allora si era occupato solo di segnalare jineteras e condurle in centrale e di arrestare piccoli truffatori, o contrabbandieri di sigari e rum. Per non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ffff00;"><strong><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34079" rel="attachment wp-att-34079"><img class="alignleft size-medium wp-image-34079" title="baracoa1" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/baracoa1-300x171.jpg" alt="" width="300" height="171" /></a>19.</strong></span></p>
<p>Un mese dopo l’ispettore Gerardo Abril aveva maturato la convinzione di trovarsi legato mani e piedi al caso più complicato della sua carriera. Non che fosse difficile. Sino ad allora si era occupato solo di segnalare <em>jineteras </em>e condurle in centrale e di arrestare piccoli truffatori, o contrabbandieri di sigari e rum. Per non parlare della bella vita che aveva sempre fatto a oriente, dove non succedeva mai niente. Liti di famiglia, ladri di maiali e cavalli, contadini che contravvenivano al divieto di uccidere capi di bestiame di proprietà dello Stato. Queste erano le maggiori preoccupazioni. Ricordava ancora a Guantanamo la storia del maiale rapito. Una banda di ladruncoli aveva portato via un maiale a un contadino e chiedeva un riscatto di mille pesos per lasciarlo libero. Lui aveva risolto il caso smascherando i rapitori del suino che si erano beccati un paio d’anni di galera. E sorrideva ancora pensando a tutte le volte che oggetto del sequestro era stata una mucca. L’ispettore Abril in quei casi faceva finta di niente, se il contadino avesse sporto denuncia sarebbe stato lui il primo incriminato. Per le leggi cubane soltanto lo Stato poteva possedere una mucca e chi contravveniva la legge rischiava vent’anni di galera. Gerardo Abril rimpiangeva quel paesaggio semidesertico con allevamenti di bestiame, cavalli bradi che correvano sulle pianure in riva al mare, campi di mais, grandi <em>ceibas</em> dal fusto immenso, alberi di mango e radi palmeti. Ricordava la Sierra Maestra sopra Santiago, un gruppo di monti dove non era difficile imbattersi in fitti banchi di nebbia, e quel caldo intriso di umidità soffocante prima del calare del sole. Ricordava il giorno che era andato sulla Grande Piedra per controllare le autorizzazioni a un paio di <em>paladares</em>. Da milleduecento metri di altezza si era affacciato sui luoghi della Rivoluzione e aveva salutato Santiago, una città d’oriente che non era difficile dimenticare. I vicoli bui della capitale del passato e quel caldo appiccicoso in ogni mese dell’anno, i piccoli truffatori e le prostitute di colore che attendevano un’occasione davanti alle porte d’un grande albergo. <a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34080" rel="attachment wp-att-34080"><img class="alignright size-full wp-image-34080" title="baracoa2" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/baracoa2.jpg" alt="" width="276" height="183" /></a>Non era quello l’oriente che rimpiangeva, anzi Santiago era forse peggiore dell’Avana e l’aveva lasciata volentieri. Lui aveva nostalgia degli anni passati a Guantanamo e Bayamo, in mezzo ai campi di canna e <em>boniato</em>, dove il tempo scorreva con lentezza, i giorni si succedevano monotoni e le stagioni erano sempre uguali. A Bayamo aveva dovuto occuparsi di un tentativo di violenza carnale che, a dire il vero, la donna aveva risolto da sola. Un negro aveva tentato di mettere le mani addosso a una compagna di lavoro, durante la pausa mensa alla centrale dello zucchero. Lei non aveva avuto un momento di esitazione a mordergli la lingua con tutta la forza e la rabbia che aveva in corpo. Gliela aveva strappata via di netto. Era stato un caso che aveva fatto parlare a lungo tutta la città. Il negro aveva perso molto sangue e soprattutto l’uso della parola per tutta la vita. Era stato punito abbastanza.</p>
<p>Adesso che l’avevano spedito ad Alamar si trovava a far fronte a un criminale vero, un assassino che colpiva con regolarità seguendo una tecnica ripetitiva e insolita. Il primo delitto lo aveva commesso nel suo territorio e per questo non poteva chiamarsi fuori dalla vicenda. Anche se il corpo di Azela lo avevano ritrovato a Cojimar, la scientifica aveva stabilito che il rapporto sessuale e la violenza erano avvenuti sulla spiaggia di Alamar. La corrente poi aveva spinto a largo il corpo e lo aveva restituito dopo due giorni sulla spiaggia del paese vicino. Doveva indagare, c’era poco da fare.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34081" rel="attachment wp-att-34081"><img class="alignleft size-full wp-image-34081" title="baracoa3" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/baracoa3.jpg" alt="" width="279" height="181" /></a>Gerardo Abril studiava gli ultimi rapporti che gli avevano passato dal reparto di polizia scientifica di Antares. Qualche giorno prima l’omicida aveva colpito ancora. Era stata uccisa di nuovo una straniera sul lungomare dell’Avana. I medici legali avevano praticato l’autopsia sul corpo, riconoscendo nell’omicidio la stessa mano che aveva ucciso Azela a Cojimar e la tedesca sulla spiaggia di Guanabo. Questa volta aveva fatto fuori un’italiana sulla scogliera del Malecón. Stessa tecnica di sempre. Violenza carnale e poi annegamento. La vittima era stata recuperata sulle scogliere da due pescatori, un paio di giorni dopo il delitto. Sul corpo trasfigurato dall’acqua salata i medici legali avevano individuato dei segni rossi sul collo. Tracce di sperma nell’apparato genitale confermarono la tesi della violenza carnale. Il rapporto diceva che il decesso era sopravvenuto poco dopo un rapporto sessuale e che la vittima era morta per ingestione di acqua. Quando l’avevano immersa nelle acque nere e calde dell’oceano era ancora viva.</p>
<p>La scrivania dell’ispettore era piena di fax governativi e dispacci di servizio che lo sollecitavano a dare una definizione al caso. Lui pensava a Guantanamo e ai suoi campi di canna e intanto aveva l’incarico di coordinare i colleghi di Cojimar e Guanabo, avvalendosi della sezione di polizia scientifica di Antares.</p>
<p>Ma la responsabilità dell’inchiesta era proprio tutta sua.</p>
<p>Non gliela avrebbe tolta nessuno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34082" rel="attachment wp-att-34082"><img class="alignright size-full wp-image-34082" title="baracoa4" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/baracoa4.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a>La <em>playa de Santa Maria del mar</em> non era lontana da Alamar ed era poco frequentata dai turisti. Gli stranieri preferivano Tropicoco e la <em>playa del Este</em>, conosciuta da tutti come la spiaggia degli incontri facili e delle <em>jineteras</em>. Erano in pochi a spingersi oltre, lungo la via Blanca verso Boca Ciega e Guanabo. Quelle erano spiagge per cubani, con pochi confort e servizi essenziali. L’ispettore Gerardo Abril avrebbe fatto a meno di andarci, ma il dovere glielo imponeva. Quando lo avvisarono dalla centrale di Antares che una squadra di polizia scientifica era diretta alla <em>playa de Santa Maria </em>e che lo attendevano là con urgenza, comprese subito il motivo. Ne avevano fatta fuori un’altra. Perché che fosse una donna era indubbio, ormai. Restava l’incertezza sulla nazionalità e l’ispettore sperava proprio che fosse cubana, la cosa gli avrebbe risparmiato ulteriori grattacapi. Le pressioni del governo stavano diventando insostenibili e persino il <em>Granma</em> aveva dovuto commentare i delitti. Gli articoli minimizzavano l’accaduto e dicevano che la polizia era ormai sulle tracce dell’assassino, in breve tempo tutto sarebbe finito. La Polizia Nazionale Rivoluzionaria non lasciava mai impunito nessun delitto e vigilava giorno e notte sulla sicurezza del popolo e dei turisti. Si concludevano gli interventi giornalistici facendo notare che L’Avana era pur sempre la capitale dell’America Latina dove accadevano meno casi di fatti di sangue.</p>
<p>L’ispettore Abril prese la sua pistola d’ordinanza e la ripose nella fondina dei pantaloni, indossò la camicia stinta color grigio azzurro e uscì. La volante con due uomini a bordo lo attendeva per portarlo a Santa Maria. Lui era immerso nei suoi pensieri e non vedeva l’ora che quell’incubo finisse. Non aveva un momento di pace da quando quel maledetto assassino aveva cominciato a colpire. Faceva tardi in ufficio e trascurava la famiglia per delle riunioni interminabili con i colleghi e con la scientifica. E non erano giunti a nessuna conclusione importante, pareva che l’unica cosa che accomunasse i delitti fosse la tecnica e il particolare, non troppo rilevante, che tutte le vittime erano state ritrovate senza gli slip.</p>
<p>“Sai che scoperta!” pensava l’ispettore Abril “Abbiamo un omicida feticista. E allora? Ci mettiamo a perquisire tutti gli appartamenti dell’Avana a caccia di mutandine da donna?”.</p>
<p>Le palme della via Blanca e la sabbia sollevata dal vento di mare distolsero un poco l’ispettore dai suoi ragionamenti. Faceva caldo. Le spiagge erano la meta quotidiana di cubani e stranieri.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34083" rel="attachment wp-att-34083"><img class="alignleft size-full wp-image-34083" title="baracoa5" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/baracoa5.png" alt="" width="259" height="194" /></a>Quando arrivò a Santa Maria era quasi mezzogiorno e i raggi del sole sembravano violente frustate sulle spalle. Faceva caldo, l’estate tropicale stava entrando nel pieno anche all’Avana. L’ispettore Gerardo Abril amava quella stagione, gli ricordava l’oriente e le spiagge vicino alla campagna arata dai buoi e bruciata dal sole, rammentava quelle giornate tranquille passate a cercare di affaticarsi il meno possibile e a vedere i <em>macheteros</em> tagliare la canna. Lui si sentiva ancora un <em>guajiro</em> e il suo cuore era rimasto laggiù, non se ne vergognava affatto. Cosa volevano quegli avaneri con tutta la loro prosopopea? Avevano sì e no cinque o sei mesi di estate, poi arrivavano pioggia e freddo, d’inverno il barometro scendeva addirittura sotto i quindici gradi.</p>
<p>Gli agenti della polizia scientifica avevano portato a riva il corpo e adesso ci stavano lavorando in attesa di trasferirlo al laboratorio per l’autopsia di rito. L’ispettore Abril tirò un sospiro di sollievo quando vide che la donna aveva la pelle mulatta. Era cubana, per fortuna. Almeno in quello era stato esaudito. I suoi occhi cominciarono a perlustrare il luogo del delitto. Una spiaggia assolata, popolata da cubani e pochi turisti, qualche <em>jineteras</em>, due chioschi di pollo fritto e gelati con bibite in lattina e rum. Una piccola folla di curiosi stava al di là della recinzione messa in piedi per isolare il luogo del ritrovamento del corpo. La <em>playa de Santa Maria del Mar</em> era una delle tante spiagge della periferia avanera, in fondo un luogo tranquillo. Per questo c’era poca polizia, i turisti non ci venivano e non serviva grande vigilanza. Era un posto per famiglie, dove chi possedeva un auto o aveva voglia di farsi il tragitto con la <em>guagua </em>passava la domenica con moglie e figli.</p>
<p>Il corpo di quella poveretta presentava gli stessi segni di violenza delle altre vittime. Violenza carnale, tracce di sperma, morte per annegamento. L’ispettore Gerardo Abril ascoltava il medico legale e aveva l’impressione di sentire un disco incantato sulla solita nota di sempre. Quel maledetto assassino colpiva con la stessa tecnica, non erano ammesse varianti. Anche questa volta aveva trafugato gli slip della vittima.</p>
<p>E quella era la sua unica mania, un vezzo che si concedeva, come fosse un collezionista di macabri ricordi. Ma la scena del delitto restava immune da tracce, non c’era niente che potesse ricondurre a un movente. Questa era la cosa più sconcertante.</p>
<p>Avevano a che fare con un pazzo che uccideva per gioco o per rabbia, un depravato, un maniaco sessuale. Poteva essere chiunque, certo. Ma di sicuro era uno che non aveva tutte le rotelle a posto. L’ispettore ascoltava con attenzione le considerazioni del medico legale e scambiava opinioni con i colleghi di Antares. Lui sapeva già che anche dopo l’autopsia non avrebbero scoperto niente di importante. Solo la conferma delle cose di sempre.</p>
<p>C’era un pazzo scatenato che uccideva le donne nella zona compresa tra L’Avana e Guanabo e che lui sapesse era la prima volta che accadeva. Almeno da quando la Rivoluzione aveva trionfato, garantendo tranquillità per tutti. Da tempo girava una barzelletta per le strade dell’Avana. “Quali sono le tre conquiste della Rivoluzione? Istruzione, sanità e sicurezza. E le tre cose dove ha fallito? Colazione, pranzo e cena”. Se veniva meno anche il mito del paese tranquillo, era davvero un problema.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34084" rel="attachment wp-att-34084"><img class="alignright size-full wp-image-34084" title="baracoa6" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/baracoa6.png" alt="" width="259" height="194" /></a>Barbara ascoltava sconcertata i racconti che giravano per Alamar sulle donne ritrovate morte all’Avana e a Santa Maria. Lei aveva le sue preoccupazioni, però anche questa situazione contribuiva a non tenerla tranquilla. Roberto era spesso fuori la notte e con quel pazzo in giro poteva rischiare molto. Il killer sino a quel momento aveva ucciso soltanto donne. Autorevoli psichiatri e criminologi assicuravano che la tipologia era da omicidio a sfondo sessuale. C’erano le tre fasi: la violenza carnale, il furto delle mutandine e il successivo annegamento. L’omicida avrebbe continuato ad ammazzare donne, concludevano. Il pericolo era circoscritto. La televisione invitava le ragazze a restare in casa la sera, a non frequentare posti appartati e poco illuminati. Si chiedeva alla popolazione di collaborare con la polizia, fornendo nomi e dando indicazioni in caso di sospetti.</p>
<p>L’ispettore Gerardo Abril mandò a chiamare Fernando per sbrigare le ultime formalità in merito all’omicidio di Azela. Barbara volle accompagnarlo. Non se la  sentiva di lasciarlo da solo, sapeva che per lui ricordare quel tragico episodio voleva dire aprire una ferita ancora troppo fresca per non far male.</p>
<p>La centrale di polizia di Alamar era in perfetta sintonia con il <em>periodo speciale</em>. Costruita vicino al lungomare, in una palazzina con la facciata screpolata dal salmastro e da anni di incuria, era arredata in modo essenziale. Pochi uffici con scrivanie di legno e cassettiere in metallo, macchine da scrivere vecchie e decrepite, poltroncine e sedie mangiate dalla polvere e dal tempo. Fernando e Barbara si accomodarono nell’ufficio dell’ispettore Abril che non era né migliore né peggiore di tutto il resto della struttura.</p>
<p>“C’è qualcosa di nuovo?” chiese Fernando.</p>
<p>“Poco o niente, purtroppo. L’ho mandata a chiamare solo perché nel verbale di riconoscimento della salma mancano le sue firme”.</p>
<p>L’ispettore porse un fascicolo di fogli ingialliti battuti a macchina e un gruppo di foto timbrate. Le foto erano di Azela.</p>
<p>Fernando si sentì mancare. Barbara, seduta accanto in silenzio, gli tenne la mano per fargli forza e rincuorarlo.</p>
<p>“Può evitare di fargli vedere queste cose?” disse bruscamente all’ispettore “È un uomo che ha perduto sua moglie”.</p>
<p>Gerardo Abril comprese di aver fatto un errore, tolse il fascicolo con le foto e le ripose in un cassetto della scrivania. Poi indicò a Barbara i punti dove Fernando doveva firmare.</p>
<p>“Davvero non c’è nessuna novità?” chiese Barbara.</p>
<p>“Le novità le sapete anche voi. Sono quelle che riportano stampa e televisione. Sono morte altre tre donne dopo Azela e la sola cosa in comune è la tecnica di uccisione. Il killer violenta la vittima, l’annega, poi abbandona il luogo del delitto portando via come macabro ricordo le mutandine della donna. Non ci facciamo molto con questi elementi. Però ci stiamo lavorando. Dietro al caso ci sono tutte le stazioni di polizia da Antares a Guanabo”.</p>
<p>Fernando firmò scuotendo la testa.</p>
<p>“La mia Azela non me la ridarà più nessuno, però vorrei vederlo fucilare quel vigliacco. Vorrei che almeno venisse fatta giustizia” disse tra le lacrime.</p>
<p>“Siamo qui per questo” rispose l’ispettore.</p>
<p>Poi aggiunse.</p>
<p>“Un altro elemento c’è, a dire il vero, però non sappiamo quanto possa essere riconducibile a questo caso”.</p>
<p>“Di cosa si tratta?” chiese Barbara.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34085" rel="attachment wp-att-34085"><img class="alignleft  wp-image-34085" title="avana1" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/avana14-600x399.jpg" alt="" width="480" height="319" /></a>“Ritenevo che nella zona dell’Avana non fosse mai accaduto niente di simile dopo la Rivoluzione. Sono andato a spulciare un po’ negli archivi di Antares e presso altri uffici della PNR e mi sono reso conto che invece c’era stato un delitto simile a novembre dello scorso anno. Siccome il luogo del fatto era la <em>playa</em> di Bacuranao se n’era occupato il distaccamento di polizia di Guanabacoa. Una ragazza creola di vent’anni era stata ritrovata cadavere sulla spiaggia. La corrente l’aveva portata a riva dopo un paio di giorni che era stata violentata e annegata. L’omicidio era rimasto senza colpevole e risulta ancora nella cartella dei casi insoluti di Guanabacoa”.</p>
<p>“Può essere la stessa persona” interloquì Barbara “ma perché avrebbe atteso tutto questo tempo senza colpire? Ha fatto passare quasi sette mesi e poi ha cominciato a uccidere a ripetizione…”</p>
<p>“Questo è quello che dobbiamo ancora capire. Se c’è un collegamento va trovato” concluse l’ispettore.</p>
<p>Sì. Se c’era un collegamento andava trovato di sicuro. Se la polizia voleva evitare che altre donne morissero sulle spiagge della periferia dell’Avana. Se non si voleva inserire tra i fallimenti della Rivoluzione anche la tranquillità pubblica, come diceva l’ispettore Abril. Intanto però Barbara aveva altre cose importanti alle quali pensare. Il suo ragazzo aveva bisogno di lei e non doveva continuare a perdersi per le strade d’una capitale sempre più insicura. Mentre abbandonavano la centrale di polizia di Alamar, in lontananza piccole barche da pesca prendevano il largo nel silenzio del mattino e piccoli gabbiani contendevano uno spicchio di cielo ai <em>gorriones</em> tuffandosi nelle acque in cerca di cibo. Barbara pensò che padre Antonio quella sera sarebbe stato a cena da lei e avrebbe parlato con Roberto. Lo avrebbe convinto che doveva lasciarsi aiutare e curarsi. Solo padre Antonio poteva aiutare suo figlio. Solo lui e Dio, naturalmente. Perché Dio non abbandona mai i suoi figli, questo Barbara lo sapeva. Lo aveva sempre saputo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>     <a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34087" rel="attachment wp-att-34087"><img class="alignleft size-medium wp-image-34087" title="avana2" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/avana2-300x120.png" alt="" width="300" height="120" /></a>Il mare è l’unica cosa che mi affascina. Il sapore del salmastro. Il rumore delle onde. Il mare in una giornata di vento. Il mare sconvolto da un tornado. Raffiche che spazzano via polvere e pensieri. Sabbia che si solleva e palme che si piegano come inginocchiandosi di fronte a un Dio. Anche se non lo sanno sono io il loro Dio. Sono io che governo gli elementi di questa impossibile notte tropicale. Io che sono tornato a questa vita che non è più la mia vita ma che è un sogno. Un incubo che mi risveglia furente e mi spinge ad  amare. Abbraccio le mie prede in una morbida stretta, le soffoco di premurose attenzioni, le stringo in un definitivo abbandono. Loro protestano, a volte. Spesso accettano inconsapevoli. Non mi presento quasi mai con il mio vero volto. La mia natura viene fuori poco a poco. Sorprende anche me, talvolta. E quando esce fuori con prepotenza è troppo tardi per placarla. Esige il suo tributo di sangue. Vuole che si arrivi fino in fondo, senza esitazioni. Perché l’amore è questo. Un sentimento assoluto. Un delirio di potenza. Perché l’amore è soprattutto morte. L’amore che io dispenso è una notte senza sogni, è la disperazione che alberga nel mio cuore. L’amore che stringo tra le mani è come un falco che vola nella notte a caccia della preda. </em></p>
<p><em><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=34088" rel="attachment wp-att-34088"><img class="alignright size-full wp-image-34088" title="avana3" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/avana31.png" alt="" width="284" height="177" /></a>Per questo preferisco il mare. Per questo scelgo le spiagge che si affacciano a esplorare l’oceano e guardano lontano. Mi lascio fecondare da una pioggia di stelle e attendo. Passa sempre qualcuno sul mare. Romantiche sognatrici a caccia del loro futuro, prostitute che adescano, ragazzine che scrutano il cielo in cerca d’una stella cadente. Non sanno che il loro desiderio represso sono io. Non immaginano che di fronte a loro un destino bizzarro ha scritto la parola fine. Io attendo paziente. Attendo e scelgo con cura la prossima vittima d’un desiderio d’amore in riva al mare.</em></p>
<p><em>     Perché ci vuole tempo per capire quando si tratta d’amore.</em></p>
<p><em>     E io ho tutto il tempo che voglio in questa vita immortale. </em></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #ffff00;">(19 &#8211; continua)</span></p>
<h3>Gordiano Lupi</h3>
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		<title>SCAMBIO DI TESTE 18</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2016 23:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scambio di teste]]></category>

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		<description><![CDATA[18.      Chi vi ha fatto pensare che fossi morto?      L’essenza del male non muore. Non muore mai.      Senza di me tutto sarebbe così inutile e assurdo.      Regalo l’unica realtà possibile, il sogno inconsapevole che fa svegliare sudati da bambini, la realtà che scoppia nelle tenebre, lo spettacolo d’una notte sconvolta dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ffff00;"><strong><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=33915" rel="attachment wp-att-33915"><img class="alignleft size-full wp-image-33915" title="1" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/116.jpg" alt="" width="278" height="182" /></a>18.</strong></span></p>
<p><em>     Chi vi ha fatto pensare che fossi morto?</em></p>
<p><em>     L’essenza del male non muore. Non muore mai.</em></p>
<p><em>     Senza di me tutto sarebbe così inutile e assurdo. </em></p>
<p><em>     Regalo l’unica realtà possibile, il sogno inconsapevole che fa svegliare sudati da bambini, la realtà che scoppia nelle tenebre, lo spettacolo d’una notte sconvolta dalla pioggia. </em></p>
<p><em>     Il male non muore perché è parte di noi.</em></p>
<p><em>     Io sono il male. Io sono la vita e la morte.</em></p>
<p><em>     Sono la giustizia che cavalca le tenebre, il terrore che ama e poi uccide, lo spavento sulle labbra d’un bambino. Sono l’imprendibile spirito vendicatore che trova rifugio nelle tenebre. Mi nascondo tra le crepe dei muri quando cadono  le gocce di pioggia. Sono uno spettro di luce durante un’alba d’estate. Mi confondo tra le stelle della notte nel cielo d’agosto. E mi sento così forte e potente che non ho paura di nessuno. Perché nessuno mi prenderà mai. Neppure chi mi credeva morto. Neppure chi mi voleva morto. </em></p>
<p><em>     Farò volare via i sorrisi dai loro volti distrutti dal terrore. Percuoterò grancasse di dolore e condurrò orazioni funebri a ricordo di chi mi ha odiato. Perché non mi sono mai sentito così potente. Adesso ho tra le mani la forza infinita che distrugge. Adesso dispenso dolore come credo. </em></p>
<p><em>     <a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=33916" rel="attachment wp-att-33916"><img class="alignright size-medium wp-image-33916" title="2" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/213-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Se avete pensato di esservi liberati di me vi siete sbagliati, purtroppo. Adesso è tardi per tornare indietro. Tutto quello che avete fatto ricadrà su di voi e porterà soltanto nuovo dolore. </em></p>
<p><em>     Non ci si libera di uno spirito vendicatore. Non ci si libera della morte. La morte ti accompagna in silenzio. La morte culla i tuoi pensieri e ti fa stare tranquillo prima di colpire. Perché la morte vuole trovarti in forma quando deciderà di portarti via con sé. </em></p>
<p><em>     Io scenderò a tormentare i vostri incubi più nascosti e non dormirete mai più tranquilli. Farò le cose più turpi perché è soltanto da quello che ottengo piacere. Mi calerò a funestare i sogni dei bambini come un imprendibile uomo nero. </em></p>
<p><em>     <a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=33917" rel="attachment wp-att-33917"><img class="alignleft size-medium wp-image-33917" title="3" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/316-300x114.jpg" alt="" width="300" height="114" /></a>Perché io sono l’uomo nero, il violentatore della notte, lo spirito che tortura e uccide. E non ce la farete più a uscire per strada la sera, quando cala il sole. Vivrete tappati nelle vostre case come bestie braccate dalla paura. Non saprete quando sarà il vostro turno perché non c’è mai un turno stabilito. Sono soltanto io a decidere, secondo i miei capricci, per un gioco del destino. Perché soltanto così mi sento di aver compiuto in pieno il mio dovere. Può capitare a tutti e può succedere sempre. Posso nascondermi in una strada di notte o in una spiaggia abbandonata. E posso colpire in ogni istante. Recidere una vita umana come si spezza una canna con un colpo di machete. Raccogliere i sorrisi perduti come un’eredità disperata. Giocare con il destino per decidere sulla vita e la morte. Questo è il mio compito. Non vi darò pace in eterno. Perché in eterno vivrò. Purtroppo per voi io sono immortale. </em></p>
<p align="right"><span style="color: #ffff00;">(18 – continua)</span></p>
<h3>Gordiano Lupi</h3>
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		<title>SCAMBIO DI TESTE 17</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2016 22:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scambio di teste]]></category>

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		<description><![CDATA[17. Barbara ebbe una notte agitata. Roberto non era rientrato a casa.  Capitava spesso, purtroppo, ma lei faticava ad abituarsi. Dopo la malattia Barbara era diventata ancora più protettiva. Non serviva a niente. Lui scappava e si confondeva per le vie della notte d’una città di frontiera percorsa da puttane, truffatori, omosessuali e turisti. Cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ffff00;"><strong><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=33749" rel="attachment wp-att-33749"><img class="alignleft  wp-image-33749" title="1" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/115-600x229.jpg" alt="" width="480" height="183" /></a>17.</strong></span></p>
<p>Barbara ebbe una notte agitata. Roberto non era rientrato a casa.  Capitava spesso, purtroppo, ma lei faticava ad abituarsi. Dopo la malattia Barbara era diventata ancora più protettiva. Non serviva a niente. Lui scappava e si confondeva per le vie della notte d’una città di frontiera percorsa da puttane, truffatori, omosessuali e turisti. Cosa facesse in compagnia di questa umanità non era difficile immaginarlo e la cosa non le piaceva per niente.</p>
<p>Quando si svegliò, dopo aver riposato poco e male, decise che sarebbe andata al mercato per fare un po’ di provviste. Aveva voglia di preparare una buona cena e passare una bella serata assieme a suo figlio. Avrebbero parlato e mangiato <em>ajiaco</em>, quella minestra <em>criolla</em> che a lui piaceva tanto.</p>
<p>Il mercato di Alamar si trovava nel centro del paese, a metà strada tra la parrocchia  della Caridad e gli approdi sul mare delle piccole barche da pesca. Il centro della vita del quartiere, tutto sommato. Là si riunivano le comari a spettegolare e a commentare l’ultima puntata della <em>novela</em>. Tra quei banchi si potevano incontrare contadini che venivano da Pinar del Rio a vendere i prodotti dei campi, macellai con la carne esposta sul bancone, venditori di <em>guarrapo </em>che spremevano la canna da zucchero con un macchinario rudimentale e preparavano la dolce bevanda energetica. Poco lontano ribolliva il pentolone dell’<em>ajiaco</em> e il venditore offriva scodelle ricolme ai passanti al costo d’un peso la tazza. Barbara non ne prese, sebbene il profumo fosse invitante. Lo avrebbe cucinato per cena, adesso voleva comprare solo gli ingredienti giusti. Un po’ di <em>yuca</em>, <em>malanga</em>, <em>quimbombó</em>, patate, banane verdi, <em>boniato</em> e  anche qualche pezzo di carne di maiale per dare corpo e sapore.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=33750" rel="attachment wp-att-33750"><img class="alignleft size-medium wp-image-33750" title="2" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/212-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Ad un tratto la sua attenzione fu attratta da volti conosciuti. Alamar non era grande e le donne del posto si conoscevano a sufficienza, anche solo per un incontro al mercato o davanti alla scuola dove accompagnavano i bambini. Barbara non poteva dire di avere amiche vere, dopo la fuga di Enrique si era rinchiusa in solitudine con Roberto e non aveva più frequentato nessuno. Si limitava a salutare con cortesia, scambiava parole di circostanza, qualche pettegolezzo al mercato. Niente di più.</p>
<p>Un gruppo di donne affollava il banco della frutta e verdura, dove banane verdi da friggere erano accatastate accanto a quelle mature e casse di meloni e mango sopportavano i raggi d’un sole cocente. Parlavano fitto alternando esclamazioni a gesti di preoccupazione. Barbara si avvicinò incuriosita.</p>
<p>“Hai sentito cos’è successo?” diceva una.</p>
<p>“Come non potrei? A parte la televisione, lo dicono tutti” rispondeva un’altra.</p>
<p>“Tra poco non potranno farne a meno. Dovranno dirlo anche loro. La voce corre” diceva una terza.</p>
<p>Barbara non comprendeva bene, però notava espressioni preoccupate e sguardi smarriti. Non erano i soliti pettegolezzi sulle corna del vicino di casa. Non erano i soliti commenti sulla <em>novela</em> “El rey del ganado”. Era qualcosa di molto più grave.</p>
<p>Si fece coraggio e domandò spiegazioni.</p>
<p>“Hanno trovato una straniera morta sulla spiaggia di Guanabo” le rispose una delle donne.</p>
<p>“Qualcuno l’ha affogata, dopo averla violentata” aggiunse un’altra.</p>
<p>Proprio come Azela, pensò Barbara. Proprio come era accaduto alla sua amica alcuni giorni indietro. E adesso c’era di mezzo una turista straniera. Sapeva bene che lo Stato si curava poco dei cittadini cubani, spesso trattati con insolenza e indifferenza, quasi fossero un fastidio. Ma chi toccava uno straniero rischiava grosso. Cuba viveva grazie agli stranieri e al regime la sicurezza del turista interessava più di ogni altra cosa. Simili fatti di sangue non accadevano spesso, la polizia li reprimeva con durezza e la giustizia decretava sentenze esemplari. Ricordava ancora la storia dei due italiani, ritrovati cadaveri sulla spiaggia di Guanabo. Il movente non era mai stato chiarito. Si era parlato di una storia di sesso e droga, ma anche di un regolamento di conti legato alla malavita. Il regime aveva trovato in fretta i colpevoli, avevano fucilato due tassisti e la faccenda era stata messa a tacere. Erano stati in molti a sostenere che quei poveracci non c’entravano niente e che al governo interessava soltanto trovare un colpevole per dare al mondo una dimostrazione di efficienza.</p>
<p>“La corrente l’ha portata a riva con il corpo gonfio e irriconoscibile. Aveva segni di percosse e graffi sul collo. Pare che sia stata violentata sulla spiaggia e soffocata con la testa immersa nel mare”. Diceva la più informata.</p>
<p>Barbara si sentì mancare. Riviveva la morte di Azela. Ripercorreva identico terrore ascoltando quelle parole. Non era più la Cuba d’una volta. Un assassino colpiva tra Alamar e Guanabo. Un criminale violentava le donne e poi le affogava. Cubane o straniere non aveva importanza.</p>
<p>Pensò che suo figlio non era rientrato e forse stava correndo chissà quali rischi. Terminò la spesa e in fretta fece ritorno a casa. Lo avrebbe atteso trepidante e il gusto caldo dell’<em>ajiaco</em> avrebbe cacciato via i cattivi pensieri. Almeno era ciò che sperava.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=33751" rel="attachment wp-att-33751"><img class="alignleft  wp-image-33751" title="3" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/315-600x399.jpg" alt="" width="480" height="319" /></a>L’ispettore Gerardo Abril apprese la notizia di quel nuovo omicidio dal collega di Guanabo. Non era competenza sua e la cosa lo rallegrava non poco, ma le grane ci sarebbero state per tutti. La mano che aveva colpito era la stessa, il corpo di quella poveretta parlava da solo. Un killer si divertiva a violentare donne sul litorale dell’est Avana, poi le soffocava e le gettava in mare. Questa volta si trattava di una straniera, una tedesca per la precisione, e lui sapeva bene che non era la stessa cosa. Il problema era più grave e delicato. Il governo avrebbe fatto pressione sulla polizia affinché venisse trovato un colpevole al più presto. La morte violenta di una turista era un grave problema per il paese. La Cuba del <em>periodo speciale</em> aveva necessità vitale di far sentire tranquilli gli stranieri. L’ispettore Gerardo Abril si trovò a pensare che se ne sarebbe tornato volentieri a oriente, magari a Guantanamo o Bayamo. Avrebbe lasciato a qualcun altro quella scomoda divisa celeste da poliziotto. Meglio la miseria e la fame. Meglio un campo di <em>boniato</em> e mais dalle parti di Las Tunas. Avrebbe mangiato <em>casabe</em> e bevuto caffè con <em>chicharo</em>, in cambio d’una vita tranquilla passata a far dondolare un <em>sellon </em>davanti al<em> </em> tramonto.</p>
<p>E invece era là, in quella periferia industriale dell’Avana a farsi sconvolgere la mente da domande e pensieri. Che c’era venuto a fare all’Avana? Perché non aveva cercato di evitare il trasferimento? La moglie aveva amici influenti nel partito e si era offerta di intercedere in suo favore. Era stato lui a non volere.</p>
<p>“Devo andare dove c’è bisogno di me” aveva detto da buon comunista. Suo padre si sarebbe comportato così, lui non poteva essere da meno. Ed erano partiti. Adesso che il vecchio ufficio di campagna era un lontano miraggio, spazzato via dalla realtà d’un serial killer che uccideva sul mare, rimpiangeva non poco la sua scelta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roberto tornò a casa dopo un paio di giorni. Non dava mai spiegazioni su ciò che faceva e a Barbara non restava che immaginare. Rientrò di buon mattino. Erano due notti che dormiva fuori. <em>Chissà dove, chissà con chi</em>, pensò Barbara. Salutò di mala voglia e sedette al tavolo della cucina. Aveva gli occhi pesanti e sembrava molto affaticato.</p>
<p>“Come ti senti?” le chiese Barbara.</p>
<p>“Bene” rispose Roberto senza convinzione.</p>
<p>In realtà il solito terribile mal di testa non lo abbandonava un istante e sentiva il sangue affluire alle tempie come se qualcosa lo pompasse a gran velocità.</p>
<p>“Si vede dal tuo aspetto che non è vero”.</p>
<p>“Sono soltanto un po’ stanco, tutto qui”.</p>
<p>Barbara mise il caffè a riscaldare e cominciò ad armeggiare nella dispensa per preparare una frittata. Di sicuro Roberto non aveva ancora fatto colazione.</p>
<p>“Per cena preparo l’<em>ajiaco”</em> disse “avevo comprato tutto ieri pomeriggio, ma tu non sei rientrato. So che ti piace e volevo mangiarlo insieme a te”.</p>
<p>Roberto accennò un sorriso. Aveva appetito ma era anche molto stanco. In quel momento non sapeva dire quale delle due cose fosse preminente. Avrebbe mangiato qualcosa e poi si sarebbe sdraiato sul letto, ne aveva proprio bisogno. In quei due giorni ne aveva fatte troppe e doveva scaricare la tensione.</p>
<p>“C’è stato un altro omicidio” disse Barbara mentre preparava la colazione “hanno ucciso una straniera sulla spiaggia di Guanabo”.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=33752" rel="attachment wp-att-33752"><img class="alignright size-medium wp-image-33752" title="4" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/411-300x126.jpg" alt="" width="300" height="126" /></a>Roberto non rispose neppure. La cosa non lo impressionò più di tanto. Sapeva che i turisti andavano spesso in cerca di guai, lui non li aveva mai avuti in simpatia. Per lo più si trattava di gente arrogante che veniva a Cuba con un po’ di soldi in tasca e tante frustrazioni. Credevano di comprare tutto con i dollari, persino il cuore della gente. Mangiò la frittata con appetito, bevve un paio di tazze di caffè e infine si alzò per andare in camera.</p>
<p>“Vado a riposare” disse.</p>
<p>“Credo che tu ne abbia bisogno” rispose Barbara preoccupata.</p>
<p>Lo sentiva che quel ragazzo aveva qualcosa che non andava, da buona madre intuiva le cose solo guardandolo negli occhi.</p>
<p>Proprio mentre Roberto lasciava la cucina sentì bussare alla porta. Era Fernando. Lo avevano dispensato per un certo periodo dal lavoro in manifattura. Il medico gli aveva prescritto un periodo di riposo per recuperare la forma fisica. E lui veniva spesso a confidarsi da Barbara, quando aveva tempo e riusciva a  lasciare i bambini alla madre o alla suocera. Lei era l’unica che poteva capire quello che stava passando.</p>
<p>Aveva saputo dell’omicidio di Guanabo ed era spaventato.</p>
<p>“Ho parlato con l’ispettore Abril. Mi ha detto che pensano a un killer che uccide senza motivo. Chi ha colpito Azela è lo stesso uomo che ha violentato e poi annegato quella straniera” disse.</p>
<p>“Questo significa che c’è da avere paura anche a uscire per strada, adesso. Il killer può essere chiunque” rispose Barbara.</p>
<p>“Purtroppo. E non avrò pace finché non lo avranno preso. La mia Azela deve essere vendicata”.</p>
<p>“La polizia sta indagando a fondo. C’è di mezzo una straniera e la cosa prenderà una piega diversa. Forse faranno qualcosa davvero” concluse Barbara.</p>
<p>Poi offrì una tazza di caffè a Fernando e si sedette accanto a lui sul divano. Bevvero insieme quel liquido nero e denso. Assorti nei loro pensieri. Lei in pena per la salute di Roberto, quei dolori alla testa che lo distruggevano, il suo volto stanco e quelle notti che passava fuori di casa senza dare spiegazioni. Lui percorrendo col pensiero il ricordo di Azela, impotente di fronte alla solitudine che doveva affrontare. C’era Barbara, per fortuna. Si tenevano compagnia ed erano diventati buoni amici, uniti dai casi della vita e dalle preoccupazioni.</p>
<p>Ad un tratto Barbara si accorse che Roberto aveva lasciato la porta di camera socchiusa, vide i vestiti abbandonati sul pavimento in completo disordine. Si alzò dal divano ed entrò senza fare rumore in camera per recuperare pantaloni e maglietta. Tra l’altro erano sporchi e sudati, avrebbe dovuto lavarli.</p>
<p>Quando tornò in sala si scusò con Fernando.</p>
<p>“Torno subito. Metto questi in lavatrice e sono da te”.</p>
<p>“Fai pure. Sono io di troppo. Bevo il caffè e tolgo il disturbo. So che in casa una donna ha sempre il suo bel da fare”.</p>
<p>“Faccio presto. Roberto è stato fuori un paio di giorni e adesso sta riposando. Lavo questi vestiti e poi usciamo a fare due passi sul mare. Abbiamo anche noi diritto a rilassarci”.</p>
<p>Mentre parlava si accorse che dai pantaloni di Roberto era caduto qualcosa. Un portafoglio di pelle nera. Barbara non glielo aveva mai visto, non sapeva neppure che suo figlio possedesse un portafoglio. Forse era un regalo di qualche straniera, forse lo aveva comprato da poco. Lo raccolse. Pareva nuovo e soprattutto sembrava che contenesse molto denaro. Barbara non resistette alla tentazione di curiosare all’interno. Aprì gli scomparti e sfogliò i biglietti verdi. Erano dollari, non <em>pesos</em>. Ed erano dieci biglietti da cento. Accanto vide altri biglietti di piccolo taglio e qualche foglio da venti <em>pesos </em>con l’effige di Camillo Cienfuegos. Barbara cercò di nascondere la sua meraviglia, Fernando era sul divano a bere il suo caffè e non si era accorto di niente.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=33753" rel="attachment wp-att-33753"><img class="alignleft size-full wp-image-33753" title="5" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/58.jpg" alt="" width="274" height="184" /></a>Barbara sedette di nuovo stringendo quel portafoglio di pelle nera tra le mani. Mille pensieri le sconvolgevano la mente. In quali giri pericolosi era finito il suo ragazzo? Da dove veniva tutto quel denaro? Ebbe paura. Spesso tornava a casa con cinquanta o cento dollari, rimediati per aver portato una ventata d’allegria nella vita di qualche turista depressa. Sapeva che faceva la vita del <em>jinetero</em>, anche se le costava ammetterlo. Però mille dollari in tasca non glieli aveva mai visti e non li aveva guadagnati certo in due giorni portandosi a letto qualche straniera!</p>
<p>Quella sera Roberto avrebbe dovuto spiegare tutto, cercando di essere molto convincente. Ne avrebbero parlato a lungo e non se la sarebbe cavata con un silenzio o con vaghe risposte. Barbara doveva smettere di fare la madre comprensiva, aveva sopportato sin troppo le fughe notturne di quel ragazzo e una vita che non approvava. Temeva che Roberto si fosse immerso nelle sabbie mobili di cose più grandi di lui. Non poteva restare inerme a vederlo sprofondare ogni giorno di più. Non lo aveva salvato dalla morte perché finisse i suoi anni in prigione o nei campi di lavoro a oriente.</p>
<p>Fernando interruppe i suoi pensieri.</p>
<p>“Vogliamo uscire?” le chiese “Prendere un po’ d’aria ci farà bene. C’è una <em>paladar</em> economica vicino al mare dove possiamo mangiare pollo fritto con patatine e riposare un po’. Tuo figlio è molto stanco e non si sveglierà che per l’ora di cena’”.</p>
<p>Barbara fece cenno di sì con la testa. Posò il portafoglio sul tavolo di cucina e mise i panni in lavatrice. Andò in bagno per sistemarsi la pettinatura, indossò una gonna di cotone che le scopriva di poco il ginocchio e una maglietta colorata, al posto della solita <em>lycra</em> che usava per casa. Uscire le avrebbe fatto bene. Aveva voglia di andare sul mare e osservare le barche dei pescatori mentre prendevano il largo. Il mare era da sempre il suo rifugio nei momenti tristi, quando tutto intorno a lei sembrava crollare. Il vento caldo che spirava dall’oceano e si perdeva tra i rami della canna selvatica l’aiutava a non pensare. Barbara sedeva sulle scogliere, oppure si stendeva sulla piccola spiaggia con il volto rivolto al sole, poi attendeva che i gabbiani volassero a pelo dell’acqua per cacciare le prede. Anche quel giorno avrebbe fatto così, in compagnia di Fernando. Entrambi chiedevano solo di trovare la forza per affrontare una vita che si stava facendo sempre più difficile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fernando si fece un po’ pregare ma poi restò per la cena.</p>
<p>Barbara gli disse che aveva preparato un <em>ajiaco</em> da fare invidia a quello che servivano nei migliori ristoranti dell’Avana.</p>
<p>Lo aveva fatto per Roberto. Ci aveva messo tutto il suo amore di madre in quel bel minestrone caldo a base di <em>vianda</em> e cotenna di maiale. Era un <em>ajiaco tradicional</em>, un vero esempio di cucina <em>criolla</em>. Il piatto preferito di Roberto.</p>
<p>Aveva gli stessi gusti del padre. Anche Enrique non avrebbe mangiato altro. Per questo Barbara non lo cucinava spesso, c’erano troppi ricordi spiacevoli legati a quel piatto. Una fuga che sapeva di tradimento, giorni di solitudine a scrutare il mare, notti insonni a vegliare un bambino, ricordando la voce di un uomo che aveva amato tanto e che non sarebbe più tornato. Finiva sempre che il suo <em>ajiaco</em> lo condiva di lacrime e rimpiangeva di averlo preparato. Ma adesso sentiva che qualcosa era cambiato. Suo figlio era di nuovo accanto a lei e non c’era più niente che potesse farla star male, il volto di Enrique sfumava nel vento dei ricordi. Non aveva più bisogno di lui. In realtà non ne aveva mai avuto bisogno. Perché lui non c’era mai stato. Un solo uomo aveva attraversato la sua vita: Roberto. Le era stato accanto come un marito non avrebbe saputo fare, proteggendola e difendendola dalle avversità. Lei lo rimproverava quando diceva che non si sarebbe mai sposato e che le donne servivano soltanto per fare l’amore. Però era orgogliosa di essere l’unica donna importante della sua vita.</p>
<p>Adesso che Roberto era guarito doveva ringraziare Dio. Quel Dio che le aveva dato la forza di superare tutti i problemi. Quel Dio che non l’avrebbe mai abbandonata, come le aveva detto padre Antonio. Se qualcun altro aveva contribuito a restituirle Roberto era merito di un disegno divino. Armando era stato solo un pedina manovrata dall’alto. La sua anima di cattolica aveva costruito quelle giustificazioni che scacciavano i sensi di colpa per aver partecipato a quel terribile rito <em>santéro</em> dello <em>scambio di teste</em>. Le avevano detto che qualcun altro era morto per salvare suo figlio. Lei non ci credeva e non voleva sapere niente di quella storia. Era poco più che un ricordo da scacciare ogni volta che tornava prepotente alla memoria.</p>
<p>Lo sguardo buono di padre Antonio portava via i cattivi pensieri come un soffio di vento purificatore. Le sue parole la rasserenavano. “Tutto quello che accade l’ha voluto Dio, Barbara. Tu lo sai. Non credere alle superstizioni che non portano a niente. Solo Dio non ti abbandona”.</p>
<p>Adesso Roberto stava di nuovo male. Soffriva di tremendi dolori alla testa, pareva che le tempie non riuscissero a contenere l’afflusso continuo di sangue. Avrebbe dovuto costringerlo a riposare, come aveva detto il medico. Lui invece scappava di casa e non si faceva vedere per giorni.</p>
<p>Poi c’era quella storia dei soldi. Dovevano parlarne. Subito.</p>
<p>Quando Barbara rientrò in casa in compagnia di Fernando, il figlio si era alzato dal letto ed era seduto sul divano davanti alla televisione. Era sintonizzato su <em>Tele Rebelde</em> e seguiva distrattamente una partita di baseball.</p>
<p>“Va meglio?” chiese Barbara.</p>
<p>“Non sono mai stato male. Avevo bisogno di riposare” mentì Roberto che ancora sentiva le tempie trafitte da dolori lancinanti. Pareva che qualcuno le penetrasse con spilloni aguzzi e che il sangue confluisse soltanto in quella parte del cranio. Faticava persino a parlare.</p>
<p>Si sentiva strano, nervoso, in collera con il mondo.</p>
<p>“Non venire a raccontare frottole a tua madre. Meglio di me non ti conosce nessuno e te lo leggo in viso quando c’è qualcosa che non va”.</p>
<p>“In ogni caso sono affari miei” concluse seccato.</p>
<p>Poi spense la televisione e se ne andò di nuovo in camera.</p>
<p>La voce di Barbara lo raggiunse.</p>
<p>“Preparo la cena. C’è l’<em>ajiaco</em> che ti piace tanto”.</p>
<p>Per tutta risposta lui tornò dalla camera vestito di un paio di jeans e una camicia multicolore tipo <em>guarapetiada</em>.</p>
<p>“Lo mangerete da soli perché io ho da fare e non resto per cena”.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=33754" rel="attachment wp-att-33754"><img class="alignleft size-full wp-image-33754" title="6" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/66.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a>Fernando si era seduto sul divano e osservava la scena senza parlare. Era un discorso tra madre e figlio, lui non aveva nessun titolo per interferire. Però il comportamento e il tono che Roberto aveva verso sua madre non gli piacevano per niente. Lui sapeva quello che Barbara aveva fatto per Roberto, mettendo in discussione anche la fede in Dio e rischiando in prima persona.  Quel figlio era proprio un ingrato e non meritava una madre come Barbara, pensava.</p>
<p>Barbara era infuriata. Non lo riconosceva più.</p>
<p>Quello non era il suo Roberto. Lui non le avrebbe mai parlato così. Quelle non erano le parole di chi le aveva sempre detto che era l’unica donna importante della sua vita. Qualcuno glielo aveva cambiato. Le cattive compagnie che frequentava, di sicuro.</p>
<p>“Come sarebbe a dire che te ne vai? Sono due giorni che non ti vedo. Non so che fai e non so in che giri ti sei andato a cacciare. Non dormo la notte quando non ci sei. Ti vedo soffrire e non sono capace di farti curare. Vuoi farmi morire di crepacuore? Vuoi questo da tua madre? È questa la ricompensa per averti salvato dalla morte?”</p>
<p>“Non so niente di questa storia. So solo che sto bene e che sono sempre stato bene. Sono stanco di sentirmi raccontare delle favole. Sono un uomo e so badare a me stesso. Non ho bisogno di una madre che mi protegga” rispose seccato.</p>
<p>Barbara era costernata. Quelle parole erano pugnalate al petto, dolorose stilettate che penetravano i punti più sensibili del suo cuore. Una volta Roberto non si sarebbe mai rivolto a lei con quel tono. Questa era la prova che si stava cacciando nei guai e che frequentava persone pericolose. Lo avevano cambiato. Afferrò il portafoglio, che era ancora sul tavolo di cucina, e agitandolo con rabbia davanti agli occhi del figlio gli disse:</p>
<p>“Tu finirai male, Roberto. Ho trovato mille dollari nel tuo portafoglio. Dove li hai presi? A chi li hai rubati?”</p>
<p>A quella domanda Roberto si fece scuro in volto e il sangue gli cominciò ad affluire con maggior velocità alle tempie. La testa pulsava e un dolore terribile non lo faceva ragionare.</p>
<p>Ebbe uno scatto d’ira.</p>
<p>“Chi ti ha permesso di curiosare nel mio portafoglio? Non sono quelli i soldi che ti servono per mangiare? O vuoi vivere con i cento pesos che ti danno a scuola per insegnare le poesie di José Martí ai bambini?” gridò Roberto scagliandosi su Barbara e colpendola con uno spinta a mani aperte.</p>
<p>A quel punto Fernando intervenne.</p>
<p>“Lascia stare tua madre” intimò. E si frappose tra i due.</p>
<p>“Non permetto che tu metta le mani addosso a tua madre” concluse.</p>
<p>Roberto parve sorpreso da quelle parole. L’ira gli aveva annebbiato la mente e non rammentava neppure della presenza di Fernando. Forse si accorse di aver esagerato.</p>
<p>“Non sopporto che si metta il naso nei miei affari. Non sono un ladro, cerco solo di darmi da fare. E da dove vengono i dollari che porto non deve interessare a nessuno”.</p>
<p>Poi prese il portafoglio e lo ripose nella tasca dei pantaloni. Non aveva altro da dire, aveva spiegato sin troppo. Uscì sbattendo la porta e sparì nell’imbrunire della periferia avanera.</p>
<p>La notte stava per cominciare e troppe cose lo attendevano lontano da quella casa. Non aveva tempo da perdere.</p>
<p>Barbara scoppiò a piangere. Avrebbe voluto correre dietro a suo figlio e fermarlo. Sapere dove stava andando, chi doveva vedere e cosa gli stava accadendo. Perché solo quello comprendeva, Roberto era su di una brutta strada e quella storia sarebbe finita male se lei non avesse fatto qualcosa.</p>
<p>Fernando la teneva tra le braccia e provava a consolarla.</p>
<p>Non era facile. Anche perché lui non era nelle condizioni migliori per essere d’aiuto a qualcuno. Ma ci provava. Barbara aveva bisogno di lui e insieme avrebbero affrontato quella vita che qualcuno si divertiva a disseminare di ostacoli imprevedibili.</p>
<p>L’<em>ajiaco</em> bolliva sul fuoco. Lo avrebbero mangiato insieme e ancora una volta Barbara lo avrebbe condito di lacrime.</p>
<p>Non era ancora tempo di sorridere, purtroppo.</p>
<p>E l’<em>ajiaco</em> era destinato a ricordarle soltanto cose tristi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=33755" rel="attachment wp-att-33755"><img class="alignright size-full wp-image-33755" title="7" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/74.jpg" alt="" width="277" height="182" /></a>Roberto fuggiva nella sera di giugno, sotto il caldo vento che spirava dal mare. Il volto accarezzato dalla brezza e i sensi immersi nei soliti profumi del <em>flambojant</em> ricolmo di fiori rossi.</p>
<p>Pedro lo aspettava in fondo alla strada, vicino al porticciolo dei pescatori. Aveva l’auto, una vecchia <em>Lada</em> sovietica consumata dalla ruggine e dagli anni. Sarebbero andati in città con quella. L’Avana li attendeva. Era il periodo dell’anno con maggior presenza di turisti e le occasioni non mancavano. Bisognava darsi da fare e sfruttare ogni possibile contatto.</p>
<p>Pedro lo salutò e si accorse subito che l’amico era in preda a uno stato di agitazione nervosa.</p>
<p>“C’è qualcosa che non va?” chiese.</p>
<p>Ricordava ancora la scenata dell’altra sera con quella ragazza.</p>
<p>Non voleva trovarsi a far fronte a una situazione simile.</p>
<p>Pedro faceva il <em>jinetero</em> ma voleva restare nei limiti. Rischiava già abbastanza, sapeva che le pene erano severe e che nessuno era disposto a  chiudere un occhio se si maltrattavano i turisti.</p>
<p>“Niente” rispose Roberto “una discussione in casa con mia madre. Le solite cose”.</p>
<p>Pedro mise in moto il motore scoppiettante di quella vecchia carcassa e partì. Passarono davanti alla Villa Panamericana e a quel panorama consueto di <em>jineteras </em>che abbordavano turisti davanti alla discoteca della piscina, superarono l’ex ospedale militare e videro sulla destra il mare dal solito colore scuro che sfumava all’ingresso del Tunnel, per finire sull’<em>avenida</em> Maceo davanti al Castillo de San Salvador de la Punta, lasciandosi alle spalle El Morro. Si fermarono al semaforo del Prado. Poco più avanti si apriva il Malecón con i palazzi colorati screpolati dal salmastro e quelle colonne greco romane, che conferivano a un insieme di magnificenza decadente un tocco di irrealtà. Per loro era la vista di sempre. Una città magica dove sembrava tutto possibile, anche scomparire agli occhi del mondo, oppure trasformarsi d’un tratto in quello che uno non avrebbe mai sognato di poter diventare. Era per quel motivo che tanti turisti stranieri si sentivano attratti da quella città. Per quel suo aspetto affascinante da frontiera del mondo, dove era lecito sognare di venire a cambiare la noia del quotidiano per la follia d’una lunga notte irreale. E il loro compito era quello di coltivare quelle speranze, facendo credere che L’Avana fosse davvero la realizzazione dei sogni, un porto dorato dove far ammarare i ricordi e spingerli nel vento dell’avventura.</p>
<p>Pedro si era procurato un appuntamento con due italiane.</p>
<p>“Le portiamo al <em>1830</em>. Poi vediamo cosa succede”.</p>
<p>Il <em>1830</em> era un cabaret affacciato sull’oceano Atlantico, immerso in un’atmosfera finto barocco, tra statue in stile greco antico e un piccolo tempio. Là finiva il Malecón <em>tradicional</em>.</p>
<p>Roberto non aveva preferenze. Per lui andava bene tutto, bastava che ne venissero fuori dei dollari. Era l’unica cosa che contava. Si era convinto che gli scrupoli morali non contassero niente e diceva sempre: “L’unica cosa che cambia il nero in bianco sono i soldi”. E si comportava di conseguenza.</p>
<p>Ripensò per un attimo ai giorni precedenti. Rivide il volto di quell’italiano che gli avevano presentato al Coppelia. Lui era stato molto gentile, aveva pagato un gelato di fragola e cioccolato per tutti  e poi si era messo a parlare di quello che era venuto a fare all’Avana. Stava girando un film, disse. Un film un po’ particolare, di quelli che in Italia non si potevano fare perché vietati dalla legge. Concluse dicendo che aveva bisogno di noi per andare avanti. Lui non conosceva la gente del posto e non poteva fare tutto da solo. Servivano bambini, disse. Bambini piccoli per recitare. Stavano girando una pellicola pornografica e in alcune scene erano coinvolti dei bambini. Era un film per un pubblico particolare, non la solita pellicola porno. Un film per pedofili dove i bambini venivano costretti a subire torture e sevizie. Voleva soprattutto bambini di colore. Incontravano di più i gusti del pubblico, disse.    Avrebbe pagato bene e ci sarebbe stato denaro anche per le famiglie che fornivano i bambini. Concluse dicendo che il set era in un appartamento sopra il ristorante <em>Carabalí</em>, in Rampa, proprio dopo l’Habana Libre andando verso il Malecón.</p>
<p>Roberto ricordava come tutti i suoi amici rimasero inorriditi dalla richiesta. Nessuno accettò di portare bambini a fare cose immonde in quelle stanze sopra il <em>Carabalí</em>. Lui finse lo stesso sdegno e la solita meraviglia. Però subito dopo tornò da solo in <em>calle ventitres</em> e suonò al campanello di quell’appartamento sopra il <em>Carabalí</em>. “Quanto pagate?” chiese al regista.</p>
<p>“Mille dollari per te e cinquanta per ogni famiglia che accetta di fornire un bambino” rispose l’italiano.</p>
<p>Roberto accettò senza pensarci troppo. Solo i soldi contavano, tutto il resto erano assurdità spacciate per verità dalla televisione e dal <em>Granma</em>. Sapeva che stava facendo una cosa molto pericolosa e che rischiava la fucilazione. C’erano leggi dure a tutela dell’infanzia. Ma lui pensava che tutto sommato era una cosa positiva anche per le famiglie dei bambini. Cinquanta dollari non si trovavano tutti i giorni e poi erano guadagnati con poca fatica.</p>
<p>I bambini dovevano soltanto fingere rapporti sessuali e anche le sevizie e le torture erano simulate. Si trattava di un film, in fondo. E mille dollari erano sempre mille dollari. Per una cifra come quella avrebbe fatto anche di peggio.</p>
<p>Pedro non sapeva nulla di quella storia. Nessuno doveva sapere nulla. Neppure sua madre.</p>
<p>Un fitto parlare in italiano lo scosse dai suoi pensieri.</p>
<p>L’auto si era fermata davanti a una <em>casa</em> <em>particular</em> di <em>calle Concordia</em> in Centro Habana. Lui non se n’era neppure reso conto, preso dal vortice dei suoi pensieri. E poi la testa gli faceva ancora male. Riposare non era servito a molto.</p>
<p>Le due ragazze che dovevano accompagnare al <em>1830 </em>stavano parlando tra loro. Non erano male, tutto sommato. Abbastanza alte, carnagione chiara, di età indefinibile attorno ai trent’anni.</p>
<p>Poteva capitare di peggio, pensò Roberto.</p>
<p>La notte avanera li attendeva.</p>
<p align="right"><span style="color: #ffff00;">(17 – continua)</span></p>
<h3>Gordiano Lupi</h3>
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		<title>SCAMBIO DI TESTE 16</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2016 22:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scambio di teste]]></category>

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		<description><![CDATA[16. La notizia della morte di Armando si diffuse presto per tutta Guanabacoa. Ad Alamar ce la portò Fernando che raccontò tutto a Barbara in preda a un’agitazione incontenibile. Roberto non c’era, per fortuna. Era uscito di buon mattino con destinazione Centro Avana per chissà quali traffici. “A Guanabacoa non si parla d’altro” esordì Fernando. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ffff00;"><strong>16.</strong></span></p>
<p><strong style="color: #ffff00;"><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=33540" rel="attachment wp-att-33540"><img class="alignleft size-medium wp-image-33540" title="avana1" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/avana13-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></strong></p>
<p>La notizia della morte di Armando si diffuse presto per tutta Guanabacoa. Ad Alamar ce la portò Fernando che raccontò tutto a Barbara in preda a un’agitazione incontenibile.</p>
<p>Roberto non c’era, per fortuna. Era uscito di buon mattino con destinazione Centro Avana per chissà quali traffici.</p>
<p>“A Guanabacoa non si parla d’altro” esordì Fernando.</p>
<p>Armando era il <em>santéro</em> più famoso dell’Est Avana, la sua morte aveva sconvolto tanta gente che aveva aiutato e che adesso era rimasta senza un punto di riferimento importante.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=33542" rel="attachment wp-att-33542"><img class="alignleft  wp-image-33542" title="avana2" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/avana21.jpg" alt="" width="480" height="360" /></a>Fernando era a pezzi. Non poteva capire il gesto di quel pazzo criminale. Dopo aver affidato i bambini alla madre era scappato da Barbara approfittando della prima <em>guagua</em> del mattino. Aveva bisogno di parlare con qualcuno, ma soprattutto di confidare a lei le sue pene.</p>
<p>Era l’unica che poteva capirlo.</p>
<p>“Tutti dicono che si è trattato di un <em>amarre</em>.”</p>
<p>“Cosa sarebbe un <em>amarre</em>?”</p>
<p>“Anch’io non sono esperto di certe cose. Me l’hanno spiegato i fedeli che andavano a vegliare il <em>santéro</em>. Un <em>amarre</em> si fa per uccidere una persona anziana. È una specie di rito <em>vudu haitiano</em>. Si prede un pupazzo di stoffa, lo si lega per mani e per piedi, poi si seppellisce in un cimitero. A Guanabacoa dicono che il <em>santéro </em>era un personaggio scomodo e che qualcuno l’ha fatto morire così. La sua casa adesso è un pellegrinaggio continuo di gente che porta fiori, candele e immagini dei santi. C’è un via vai di persone vestite di bianco e anche tutti i <em>santéros</em> della zona gli vanno a rendere omaggio. Oggi ci sarà una gran folla al funerale”.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=33543" rel="attachment wp-att-33543"><img class="alignleft  wp-image-33543" title="avana3" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/avana3-600x400.jpg" alt="" width="480" height="320" /></a>“Speriamo che nessuno sospetti di noi” aggiunse Barbara “io la scorsa notte ho avuto un incubo…”.</p>
<p>“Che genere di incubo?”.</p>
<p>“Ho sognato la casa del <em>santéro</em> e c’era lui disteso su quel letto, proprio nella posizione in cui lo abbiamo visto l’ultima volta”.</p>
<p>“E poi?”.</p>
<p>“Eravamo tu e io accanto al letto. Lui tentava di parlare”</p>
<p>“Cosa diceva?”</p>
<p>“Le stesse frasi di quella sera. Tentava di metterci in guardia. Vi ucciderà… ha mormorato. Vi ucciderà tutti…”.</p>
<p>“Hai rivissuto la sera che è morto, Barbara. Il tuo subcosciente non riesce a  liberarsi di quella terribile scena”.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=33547" rel="attachment wp-att-33547"><img class="alignright size-full wp-image-33547" title="avana7" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/avana71.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>“Credo di sì, però lui sembrava ancora vivo e le sue parole mi sono rimaste ben impresse nella mente anche dopo il risveglio”.</p>
<p>“Non ricordi altro?”.</p>
<p>“Soltanto che lui non ce l’ha fatta a completare il suo avvertimento. L’ho visto cadere sul letto e non riuscire più a parlare. Poi mi sono svegliata. È stato un incubo”.</p>
<p>“Se ripenso a quella sera sono ancora terrorizzato”.</p>
<p>“Lo abbiamo visto morire e siamo fuggiti”.</p>
<p>“Non potevamo fare altro”.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=33544" rel="attachment wp-att-33544"><img class="alignleft  wp-image-33544" title="avana4" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/avana41-600x399.jpg" alt="" width="480" height="319" /></a>Barbara era in cucina e stava preparando il caffè, si era svegliata da poco e aveva trovato il solito biglietto con cui Roberto l’avvisava di non preparare il pranzo per lui. Si sarebbe arrangiato e non sapeva a che ora avrebbe fatto rientro. La giornata di Barbara era cominciata male, anche se le capitava spesso di trovare quei messaggi non ci aveva ancora fatto l’abitudine. E adesso era arrivato anche Fernando con quella bella notizia. Tutta Guanabacoa parlava della morte del <em>santéro</em> e presto lo avrebbe saputo L’Avana intera. Lei sapeva come funzionavano certe cose. Il passaparola tra la gente era più efficace di <em>Radio Reloj</em> e della televisione nazionale. Tra poco l’avrebbe saputo anche l’ispettore Abril che indagava sulla morte di Azela. Avrebbe potuto ricollegare i fatti? Poteva sospettare di loro? Mentre Barbara si poneva quelle domande portava il caffè a Fernando che se ne stava seduto sul divano immerso in tristi pensieri. L’uomo ringraziò, quindi bevve a piccoli sorsi quella miscela calda e ben zuccherata.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=33545" rel="attachment wp-att-33545"><img class="alignleft  wp-image-33545" title="avana5" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/avana5-600x600.jpg" alt="" width="480" height="480" /></a>Poi riprese a parlare della morte di Armando.</p>
<p>“Qualcuno dice che l’ha ucciso uno spirito più forte di lui, lasciato in quella casa da qualcuno che il <em>santéro</em> aveva aiutato. Nessuno crede alla morte naturale”.</p>
<p>“Questo è normale. Armando aveva fama d’essere quasi un santo. Il popolo non può credere che sia morto per un semplice arresto cardiaco…”</p>
<p>“Spero solo che nessuno ci abbia visto uscire da casa sua quella sera. Potremmo passare dei guai. Io non voglio andare neppure al funerale. È da ieri sera che sento rumori di tamburi e chitarre provenire da casa di Armando e quei suoni mi tormentano l’anima. Mi pare di sentire la sua voce e sono parole d’accusa che non sopporto”.</p>
<p>“Dobbiamo stare tranquilli. Non abbiamo fatto niente di male. Se non ci tradiamo nessuno ci verrà a cercare” disse Barbara.</p>
<p>“Neppure l’ispettore Abril può pensare di mettere in connessione la morte del <em>santéro</em> con quella di Azela. Lui non sa niente dello <em>scambio di teste</em> e della nostra visita a casa di Armando”  concluse Fernando.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=33546" rel="attachment wp-att-33546"><img class="alignleft  wp-image-33546" title="avana6" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/avana61-600x399.jpg" alt="" width="480" height="319" /></a>Barbara pensò che era vero. In realtà soltanto padre Antonio conosceva come si erano svolti i fatti fin nei più piccoli particolari, ma Barbara aveva raccontato tutto nel segreto del confessionale. E poi di lui c’era da fidarsi. Non avrebbe parlato. Non  c’era proprio niente da temere.</p>
<p>Barbara invitò Fernando a mangiare qualcosa insieme e lo tranquillizzò ancora. Stava facendo la parte dell’uomo e se ne rendeva conto. Ma in quel momento era la più forte, c’era poco da fare. Fernando si sentiva smarrito e abbandonato. Era rimasto solo, privato del suo grande amore, della compagna d’una vita, della madre dei suoi bambini. Doveva pensare alla casa e ai figli, continuare a lavorare e soprattutto doveva affrontare la vita  come non era abituato a fare. In solitudine. Senza le parole e i silenzi della sua donna. Senza la sua presenza rassicurante.</p>
<p><a href="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?attachment_id=33548" rel="attachment wp-att-33548"><img class="alignleft  wp-image-33548" title="avana8" src="http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/wp-content/uploads/avana81-600x450.jpg" alt="" width="480" height="360" /></a>Aveva cominciato a farsi prendere da una vita fatta di ricordi e il vuoto del quotidiano ingigantiva i sogni della memoria.</p>
<p>Si sentiva solo, insicuro, debole. E non bastavano i bambini a dargli la forza per continuare. Era troppo presto. La morte di Azela era troppo recente. E lui neppure riusciva a pensare che un giorno ce l’avrebbe fatta a sopravvivere al suo rimpianto.</p>
<p align="right"><span style="color: #ffff00;">(16 – continua)</span></p>
<h3>Gordiano Lupi</h3>
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