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	<title>La zona morta &#187; Il Custode del Castello della Pellagra</title>
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		<title>IL CUSTODE DEL CASTELLO DELLA PELLAGRA 07 &#8211; LA BIBLIOTECA NASCOSTA</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2017 23:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Custode del Castello della Pellagra]]></category>

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		<description><![CDATA[La nebbia che avvolgeva il castello era sparita. I campi intorno, brinati, stridevano contro un cielo rubicondo, carico di nuvole nere che si avvicinavano minacciose. I tre ragazzi non potevano sapere quanto era cambiato il tempo fuori e non badavano nemmeno al rumore vorticoso del vento, che ululava nel cortile. Erano affaccendati in altre cose. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La nebbia che avvolgeva il castello era sparita. I campi intorno, brinati, stridevano contro un cielo rubicondo, carico di nuvole nere che si avvicinavano minacciose. I tre ragazzi non potevano sapere quanto era cambiato il tempo fuori e non badavano nemmeno al rumore vorticoso del vento, che ululava nel cortile. Erano affaccendati in altre cose.</p>
<p>Erano ancora entusiasti per il ciclo appena scoperto che pensavano di aver esaurito le sorprese, e invece, una volta salita la scala a chiocciola, rimasero di stucco quando trovarono scaffali e scaffali di libri. In mezzo a quella stanzetta umida si trovava una sedia e lì accanto una scrivania piuttosto nuova, a dir la verità. Aurora trovò un interruttore e una lampadina si accese, rendendo quell’ambiente ancora più terrificante.</p>
<p>- Alla fine la biblioteca del monastero non è andata tutta persa! &#8211; cominciò Olive. La sua antipatia per il custode diventata sempre più importante – Si è nascosto un bel po’ di roba! Chissà se i marchesi Terzi sapevano di tutto questo&#8230; Benedict non sapeva niente di sicuro!</p>
<p>Aurora annuì. Markus si avvicinò ad uno scaffale e notò che i tomi in pelle erano tutti numerati. Con un po’ di pazienza si mise a cercare il numero uno. Lo trovò, lo estrasse dallo scaffale e si sedette alla scrivania, con la torcia per poter leggere: la luce della lampadina serviva per lo più a creare ombre.</p>
<p>- Ragazze, abbiamo il racconto scritto di quello che abbiamo appena visto affrescato da basso. E’ in latino ed è una copia sicuramente più recente degli antichi codici, però penso siano molto interessanti, anche da un punto di vista artistico eh! Puoi pensare di renderli visibili agli studiosi, hai qualche amico archivista? Caspita, questo posto è più divertente di quanto immaginassi!!!</p>
<p>Con quel poco di latino che ancora ricordavano, Markus, Aurora ed Olive tentarono di tradurre qualcosa di quello che leggevano: l’imperatore che avevano visto rappresentato era Enrico III e durante i suoi viaggi in Italia aveva portato con sé parte della nobiltà teutonica, che non sempre poi era tornata in Germania. Nello scritto si continuava con la storia di un certo monaco, chiamato Ludwig, che diventò abate del monastero. Grazie a quest’uomo illuminato l’abbazia prosperò, le sue pertinenze agricole erano sempre ben coltivate ed i monaci erano sempre ben sfamati.</p>
<p>- Tutto questo è molto interessante Olive, io ho un amico che insegna latino al liceo e se gli proponessi di tradurti tutto per bene, mica come stiamo facendo noi, alla carlona, sarebbe felicissimo&#8230;</p>
<p>Continuando a scorrere fra le pagine, Markus si accorse che dei brani erano stati come copiati male, come se si volesse nascondere dei fatti spiacevoli.</p>
<p>- Cos’è, la <em>damnatio memoriae </em>dei Romani? Vai un po’ avanti, vedi cosa dice – disse Olive.</p>
<p>- Si parla sempre del monastero, ma ormai i monaci si sono ridotti ad uno, Ludwig.</p>
<p>- Come il primo abate?</p>
<p>- Così sembrerebbe&#8230; anche perché dall’XI secolo siamo passati al XIII&#8230; o è highlander, o è un caso di omonimia!</p>
<p>Olive si fece pensierosa. Chiese a Markus di cercare le informazioni più recenti relative al monastero e, dopo un po’, ecco un documento precedente alla soppressione del monastero di circa vent’anni.</p>
<p>- Quanti monaci?</p>
<p>- Uno.</p>
<p>- Nome?</p>
<p>- Non lo dice&#8230; anzi, si mette solo l’iniziale del nome, L. .</p>
<p>- Altre informazioni?</p>
<p>- Sempre un solo monaco, sempre L. . Ma che ti frulla in testa?</p>
<p>Olive era confusa, il suo cervello cercava di ricomporre i pezzi di un puzzle che in quel momento le sembrava davvero complicato. Sussurrò: &#8211; Ludwig&#8230; L. &#8230; Lodovico&#8230; Ludwig è Lodovico! -</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rimasero tutti in silenzio. Era una farneticazione, era chiaro, ma da qualsiasi angolazione la si prendesse, il risultato era sempre quello.</p>
<p>- Mi sembra un’enorme cazzata, eh – disse Aurora – però il vecchio è talmente vecchio che sembra davvero un tizio che è passato attraverso i secoli un po’ come i poveri cristi attraversano gli anni. Ha la pelle talmente sottile che gli si vedono le vene sotto!</p>
<p>- Anche questa cosa del nome combacia, incredibile – concluse Markus. Si guardarono tutti stupefatti e in silenzio. La domanda non la voleva fare nessuno, finché Olive, guardando gli amici, chiese, con un fil di voce <em>e adesso io che faccio?</em></p>
<p>Si alzarono, stavano per spegnere la luce quando, dall’ombra, un uomo alto e armato di pugnale si piazzò davanti alle scale. I capelli erano lunghi fino alle spalle, gli occhi rossi e fiammeggianti scrutavano i tre con fare minaccioso, la voce era ferma e profonda: metteva i brividi.</p>
<p>- Ma che bravi, pensate di aver scoperto tutto su di me. Perché non mi chiedete quello che non avete capito?</p>
<p>Markus gli puntò in faccia la torcia. Era Ludwig, come se fosse appena uscito dagli affreschi antichi. Il terrore si stava impadronendo della sua mente: da dove era arrivato? Nessuno l’aveva sentito.</p>
<p>- Che razza di creatura sei? &#8211; ad Olive la voce era uscita tremante. Se la stava facendo sotto dalla paura. Per quanto riguardava Aurora, invece, lei continuva a pensare al suo bambino e sperava di poterlo andare a riprendere quella sera.</p>
<p>- Sono immortale, mia cara. So nascondermi bene, ma sono un essere che non morirà mai. Ero un cavaliere un tempo, questa lama è tutto quello che rimane di quel passato, ma, durante il viaggio con Enrico III fui morso da una donna bellissima. Da quel momento il sangue che pulsa nelle vene di ogni essere vivente è vita per me! &#8211; tutti ascoltavano esterrefatti.</p>
<p>- I primi tempi sono stati tremendi, sentivo la mia anima marchiata da un sigillo demoniaco che non si poteva cancellare, così mi consacrai a Dio, ma quei frati paffutelli e stupidi mi si presentavano davanti come quando ad un banchetto viene portata una porchetta succulenta. Li uccidevo e le loro ossa sono tutte intorno, sparse nei campi, visto che vi piace indagare potreste andare a cercarle – il vampiro rise e la sua sghignazzata rimbombò nel piccolo ambiente.</p>
<p>- Tu non vuoi andartene dal castello, non è vero? &#8211; chiese Olive avvicinandosi alla creatura. Si sentiva strana, sapeva che doveva uscire da quella situazione e che era necessario correre qualche rischio.</p>
<p>- No, esatto. Questa è casa mia. Ti lascerò vivere se anche tu farai come i proprietari precedenti e non ti farai più vedere. E lascerò vivere questi due idioti che ti sei portata appresso. Non vorrai mica lasciare il figlio della tua amica orfano, no?</p>
<p><em>Calma, Olive. </em>- No no, certo, hai ragione, non posso essere egoista. Per questo motivo ti chiedo di farci uscire dalla  biblioteca. &#8211; Il vampiro si spostò e Markus ed Aurora, ancora increduli, si avvicinarono all’arco che portava alla scala. &#8211; Grazie, vampiro! &#8211; In un attimo Olive estrasse un crocefisso dorato e lo piazzò sulla fronte di Ludwig, che iniziò ad urlare e a dimenarsi come un ossesso. Gli altri scesero rapidamente e anche la ragazza volò giù per le scale, chiudendo il piccolo portoncino con il lucchetto. Olive tolse da un sacchetto per il freezer delle teste d’aglio e le dispose sul pavimento in pietra: dall’altra parte si sentì un sibilo e Ludwig che la malediceva in tedesco. La ragazza corse nel cortile, aveva notato una piccola finestra e non voleva che quella potesse diventare la via di fuga del mostro. Il cielo si era schiarito e un fioco raggio di sole illuminava il cortile. Lo spesso vetro giallognolo non permetteva alla luce di filtrare nella stanza e Olive ricordava di aver visto che la piccola Claudia era morta bruciata dal sole in <em>Intervista col vampiro</em>, tanto valeva provarci. Raccolse delle pietre aguzze e con dei tiri molto precisi andò a rompere il vetro: il sole del mezzogiorno, finalmente splendente al massimo, inondò la stanza di luce dorata. Si sentì un urlo disumano, poi più niente. In fretta e furia i ragazzi scapparono.</p>
<p><em> </em></p>
<p>Il giorno dell’apertura al pubblico del castello della Pellagra era finalmente arrivato: il portone non era ancora stato aperto ma si poteva notare una fila di persone lunga circa un chilometro. Olive era nervosa, aveva investito tanto in quel progetto che il fallimento non lo poteva neanche concepire.</p>
<p>- Allora ragazze, mi affido a voi. Piccole visite guidate, non più di mezz’ora a gruppo. Ricordate di far concludere il giro nella sala est, dove c’è il catering. Dobbiamo fare bene!</p>
<p>Il portone venne aperto e per la prima volta la corte venne animata dal vociare allegro dei turisti incuriositi e felici. Fu una giornata molto positiva, anche se molto stancante. Quando ormai i visitatori se ne erano andati via quasi tutti, Olive si sedette con suo padre ed alcune collaboratrici a mangiare un pezzo di pizza. Ad un tratto sentì una presenza alle sue spalle e questa la terrorizzò per un istante. Si voltò di scatto, erano Aurora, con Michele, e Markus.</p>
<p>- Ragazzi!!! Ce l’avete fatta!!!</p>
<p>- Non potevamo mancare! Com’è andata?</p>
<p>- Per essere il nostro primo giorno di apertura al pubblico non possiamo di certo lamentarci, ma possiamo solo fare meglio! Venite, vi faccio vedere il percorso di visita.</p>
<p>Lasciato Michele a mangiare con il padre di Olive, i tre si avviarono nella corte.</p>
<p>- Sei più entrata là dentro? &#8211; Markus indicò la finestra della biblioteca, che aveva il vetro riparato.</p>
<p>- Certo, ho dovuto. Sono enrata con due energumeni dell’università. Ricordavo solo tipi gracilini a Lettere Antiche, ma evidentemente le cose sono un po’ cambiate.</p>
<p>- Eeeh?</p>
<p>- Non c’era niente, solo tanta tanta polvere, e il mio crocefisso.</p>
<p>Risero, poi Markus le chiese come mai quel giorno avesse un kit degno di Van Helsing con sé.</p>
<p>- Avevo fatto un sogno strano, una volta che mi ero addormentata sul divano. Avevo sognato dei vampiri in luoghi sconosciuti, in tempi che non riuscivo a riordinare nella mia mente. Pensavo che fosse la conseguenza dell’horror che stavo guardando, ma quella ossessione non mi mollava, così, anche se mi sentivo parecchio matta, avevo deciso di tenere in borsa, sigillate, le teste d’aglio e di indossare un crocifisso. Solo poi ho collegato tutto.</p>
<p>- Sei stata molto coraggiosa.</p>
<p>- Lo credo anche io ma lo spavento è stato tanto. Ora però basta ragazzi, andiamo a festeggiare: se questa giornata è stata così è anche per merito vostro!!!</p>
<p>I tre andarono al banchetto del catering, ormai saccheggiato, e bevvero un paio di birrette. Olive era davvero felice. Aveva davanti a sé un futuro radioso.</p>
<p align="right"><span style="color: #ffff00;">(7 – fine)</span></p>
<h3>Roberta Lilliu</h3>
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		<title>IL CUSTODE DEL CASTELLO DELLA PELLAGRA 06 &#8211; IL CICLO MEDIEVALE</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2017 23:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Custode del Castello della Pellagra]]></category>

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		<description><![CDATA[- Markus è arrivato? Aurora ed Olive erano davanti al castello, piuttosto lontano dall’ingresso, per non farsi vedere dal custode. Erano certe che spiasse dalle finestre e che ci vedesse molto bene, nonostante la fitta nebbia. - No, mi ha mandato un messaggino vocale per dirmi che sta arrivando. Deve aver trovato traffico. Tu poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>- Markus è arrivato?</p>
<p>Aurora ed Olive erano davanti al castello, piuttosto lontano dall’ingresso, per non farsi vedere dal custode. Erano certe che spiasse dalle finestre e che ci vedesse molto bene, nonostante la fitta nebbia.</p>
<p>- No, mi ha mandato un messaggino vocale per dirmi che sta arrivando. Deve aver trovato traffico. Tu poi hai sentito quegli avvocati che ti dovevano dei favori?</p>
<p>- Sì sì! Mi hanno detto che se non ha un contratto in mano, puoi sbatterlo fuori anche oggi senza tanti complimenti.</p>
<p>- Bè, vorrei essere gentile con lui, dargli il tempo di trovare un’altra sistemazione, tipo un mese al massimo, ma se rompe le palle con quel suo fare seccato dell’altra volta sarò meno tollerante anche io.</p>
<p>- Ehilà!</p>
<p>Markus era arrivato. Olive provvide alle presentazioni di rito e poi, belli compatti, si avviarono al castello a piedi. Markus era eccitato come un bambino che per la prima volta si reca allo zoo: armato di fotocamera e blocchetto per appunti, aveva intenzione di fare un resoconto ben preciso di tutto quello che era possibile fare in quella giornata.</p>
<p>- Sono tanti gli affreschi, Markus? &#8211; chiese Aurora.</p>
<p>- Sulla carta sì, poi è da vedere in che condizioni sono, se sono leggibili e tutto il resto. C’è pochissima documentazione sul castello e anche sull’abbazia precedente, la sua storia è tutta da scrivere. Io oggi vorrei occuparmi del ciclo dell’ala ovest, che secondo la bibliografia a nostra disposizione è la più antica.</p>
<p>Olive ed Aurora si guardarono sorridendo.</p>
<p>- Dite che il vegliardo non sarà d’accordo?</p>
<p>- Bah, lo scopriremo solo vivendo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lodovico Antinori non si aspettava la visita. Il suo viso incartapecorito e azzurrognolo si deformò quasi in una smorfia e Olive pensò bene, vista la reazione, di evitare di spiegargli gentilmente che la visita odierna era una ricognizione scientifica.</p>
<p>- Signor Antinori, le chiederei cortesemente di lasciarci soli nel castello fino al pomeriggio, se non le spiace.</p>
<p>Al vecchietto quasi venne un colpo. Si ricompose, tirò fuori dal suo repertorio di facce quella più falsa che prevedesse un sorriso e andò a prendere il soprabito. Poi uscì dal portone, augurando a tutti un buon lavoro. Ad un centinaio di metri di distanza il signor Antinori non c’era più e un piccolo pipistrello stava tornando indietro verso l’antica dimora.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>- Cominciamo?</p>
<p>L’eccitazione di Markus non si poteva più contenere.</p>
<p>- Ok, ricordo che ci siamo passate in quell’ala, era pieno di affreschi quattrocenteschi&#8230; vado a spanne eh, mi ricordavano quelli del Pisanello, che mi ricordano le illustrazioni delle fiabe. Poi mi dirai te: sei l’esperto!!! Erano scene cavalleresche&#8230;</p>
<p>Un piccolo portone venne aperto e, nonostante la giornata non fosse luminosa, la stanza era illuminata e le pareti coperte da cicli facilmente leggibili.</p>
<p>- Il vecchietto deve aver lasciate le luci accese per noi, quando è andato a prendere il suo soprabito.</p>
<p>Markus iniziò a dare un’occhiata interessata, ogni tanto si accovacciava per terra, scattava qualche fotografia <em>rigorosamente senza flash </em>e scriveva sul suo taccuino. Olive ed Aurora sembravano un po’ annoiate, così decisero di fare un giretto nelle vicinanze, intanto che Markus finiva il suo lavoro.</p>
<p>Nella torre orientale, a nord, si trovava una piccola pusterla, un’apertura semi nascosta che permetteva di scappare in caso di assedio del castello. L’ambiente che si trovava tra la pusterla e l’arco, che permetteva di entrare nella corte interna, era il rivellino ed aveva funzione di trappola: con le grate che venivano azionate nei due ingressi a quel vano, quest’ultimo poteva diventare una prigione per gli assaltatori.</p>
<p>- Guarda come sono diverse le pietre del muro&#8230;</p>
<p>- Si chiama trama muraria!</p>
<p>Markus aveva finito e aveva raggiunto le ragazze.</p>
<p>- Da queste pietre poco sbozzate e legate con poca malta è possibile capire che questa è la parte più antica della fortezza, quella che una volta era l’abbazia. Proviamo ad aprire quella porticina.</p>
<p>La porticina non era sbarrata e all’interno del piccolo locale non vi era nessuna luce. Markus frugò nel suo zaino e tirò fuori una torcia. Quello che trovarono sulle pareti era sorprendente: come in un grande fumetto, striscie narrative erano sovrapposte e raccontavano di cavalieri e di nobiluomini che varcavano le Alpi insieme all’imperatore.</p>
<p>- Caspita, è la prima volta che vedo una cosa del genere. Delle discese imperiali si sa solo attraverso le cronache, non grazie a narrazioni visive. Deve essere un ciclo molto antico, è solo da capire chi è l’imperatore in questione, se ne sono spostati molti fra XII e XIII secolo&#8230; guardate!</p>
<p>Markus aveva trovato la rappresentazione dell’imperatore che donava ai monaci benedettini il monastero.</p>
<p>- La vecchia abbazia era una fondazione imperiale, lo sappiamo dalle fonti. Era un modo per gli imperatori e per i nobili molto ricchi per “comprarsi” un posto in paradiso. Quest’abbazia era molto importante ed un centro culturale fiorente, lo sapevate?</p>
<p>- Sì – fece Olive – avevo trovato in alcuni libri delle informazioni e si parlava di una ricchissima biblioteca, composta da manoscritti medievali, incunaboli e cose così.</p>
<p>- Un tempo sicuramente c’erano, ma è andato tutto disperso con la soppressione di san Carlo.  I volumi di questa raccolta sono stati divisi ed ospitati in diverse istituzioni culturali e, neanche a dirlo, i codici medievali si sono come volatilizzati.</p>
<p>Si presero del tempo per guardare con occhi estasiati il ciclo: era davvero un ritrovamento entusiasmante. Olive pensava come sfruttare, anche commercialmente, quella scoperta. Era una cosa che non poteva non fare! Persa nei suoi pensieri quasi non sentì Aurora che, ridendo, disse:</p>
<p>- Ehi, guardate il monaco che riceve il modellino dell’abbazia: non vi sembra il custode molto più giovane?</p>
<p>Tutti si concentrarono su quel viso, poi risero insieme. Era vero! Sembrava proprio il vecchio Antinori! Si dimenticarono presto di quel dettaglio, perché trovarono una porticina chiusa con un lucchetto. Markus frugò ancora nel suo zaino e tirò fuori un lungo spillone che gli permise di farlo saltare. Al di là della porta c’era un scala a chiocciola in pietra e i ragazzi neanche si accordarono, semplicemente salirono in religioso silenzio. Il buio spaventava un po’ , era davvero fitto,  ma la curiosità era davvero tanta. Questa non aveva permesso loro di notare una cosa. Gli occhi del monaco, quello che assomigliava al custode, erano di un rosso vivido e fiammeggiante.</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #ffff00;">(6 – continua)</span></p>
<h3>Roberta Lilliu</h3>
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		<title>IL CUSTODE DEL CASTELLO DELLA PELLAGRA 05 – UN NUOVO ACQUISTO</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2016 22:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla fine Olive si addormentò sul divano con la televisione accesa, come spesso le accadeva quando stava in piedi fino a tardi. Si svegliò intorno alle tre, spense l&#8217;apparecchio e si mise di nuovo comoda sul divano, ricominciando a russare. Non si accorse minimamente dell&#8217;omino che la sbirciava dall&#8217;angolo tra la porta e la finestra, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine Olive si addormentò sul divano con la televisione accesa, come spesso le accadeva quando stava in piedi fino a tardi. Si svegliò intorno alle tre, spense l&#8217;apparecchio e si mise di nuovo comoda sul divano, ricominciando a russare. Non si accorse minimamente dell&#8217;omino che la sbirciava dall&#8217;angolo tra la porta e la finestra, così piccolo, quasi rattrappito, che sembrava potesse vedere nel buio più profondo tutto quello che lo circondava. Quando si rese conto che la padrona di casa era di nuovo inoffensiva, l&#8217;uomo si mise a curiosare nel salotto. Non urtava niente, come se in quella stanza ci fosse stato in diverse occasioni: controllò i libri negli scaffali, i quadri, le chincaglierie sopra i mobili e le riviste sul tavolino. Poi si mise a guardare la donna, la fissò mentre dormiva e lei, ignara, continuava a russare. Lui le sfiorò la fronte con le dita lisce e lei spalancò gli occhi, spaventata, come se il suo sonno fosse stato turbato da qualcosa di indescrivibile. Olive accese la lampada, nella stanza non c&#8217;era nessuno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lodovico Antinori si ritrovò nella biblioteca del castello. Turbato, sembrava aver capito cosa Olive avesse in mente di fare della sua eredità. La sua permanenza al maniero sembrava essere agli sgoccioli e non ne era felice, doveva agire in fretta, anche se non sapeva come muoversi. Si alzò dallo sgabello e si avvicinò ad un mobiletto dimesso, aprì un cassetto e il contenuto era ancora lì, lucido come una volta, nonostante avesse squarciato petti e spalle dall&#8217;inizio dell&#8217;anno Mille. Richiuse il cassetto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La mattina successiva Olive si sentiva uno straccio: aveva dormito così bene nonostante le mille idee che si rincorrevano nella sua mente, però, ad un tratto, un qualcosa che non riusciva a determinare l&#8217;aveva spaventata nel sonno, lasciandole una strana paura addosso che era perdurata per il resto della notte e che ancora non l&#8217;aveva lasciata. Si fece una doccia, si sistemò e decise di uscire un po&#8217;, che magari si dava una bella calmata. Suo padre le aveva scritto una mail frettolosa, doveva aver ripreso con il suo solito giro, e le aveva annunciato il suo più totale appoggio. Aurora tardava; anche lei aveva mille impegni prima di lasciare il figlio a scuola e sapeva che le avrebbe scritto all&#8217;ora di pranzo. Andò al solito bar sotto casa e si sedette al solito tavolino. Si mise a sfogliare il giornale locale, intanto che il proprietario, un signore gentile con dei baffi grigi, le preparava cappuccio e brioche. Olive neanche si accorse del giovane seduto al bancone, biondino e di bell&#8217;aspetto, che la fissava. Appena lei richiuse il giornale, guardò al di là del vetro i bambini che andavano a scuola e di nuovo il suo cervello iniziò a lavorare freneticamente: prese il taccuino e la penna e si appuntò altre idee che le venivano, come il centro estivo a prezzi calmierati, il dopo scuola, il campus invernale&#8230; era forse il caso di iniziare a cercare personale qualificato? Era rimasta in contatto con le educatrici della scuola&#8230; doveva chiamarle di già? Per fortuna le fu servita la colazione e si concentrò sul cornetto alla crema. In quel momento si accorse di essere osservata. Il biondino continuava nella sua indagine e lei si voltò verso di lui, guardandolo con un&#8217;espressione enigmatica. Il ragazzo vide bene di prendere la palla al balzo, si alzò, si sedette al tavolino senza che Olive desse il suo benestare: stava ancora masticando.</p>
<p>- Ciao Olive, sono Markus, ti ricordi di me?</p>
<p>Markus&#8230; in due secondi la ragazza sembrò ricordare l&#8217;amichetto della scuola svizzera che aveva perso di vista quando aveva iniziato la scuola media, perché se n&#8217;era tornato in Germania con la famiglia d&#8217;origine.</p>
<p>- Gesù! &#8211; imprecò la ragazza – Certo che mi ricordo, anche se saranno passati almeno vent&#8217;anni&#8230; che ci fai qui? Come sapevi di trovarmi qui??? &#8211; Olive era scossa dall&#8217;emozione. Il ragazzo sorrise.</p>
<p>- Sono tornato per concludere la mia tesi di dottorato in Storia dell&#8217;arte e mi è capitato di leggere il necrologio del tuo patrigno. I miei, che avevano sentito tuo padre, mi hanno raccontato della cosa e allora anche io ho sentito via mail tuo padre e gli ho chiesto di te: sapevo che eri l&#8217;unica delle sue figlie ad essere ancora in contatto con lui. Mi ha scritto dove abitavi e allora ho pensato di farti una visita, ma piombarti in casa dopo vent&#8217;anni non mi sembrava appropriato&#8230;</p>
<p>Olive ascoltava sorridendo. C&#8217;era qualcosa però che non le tornava.</p>
<p>- Storia dell&#8217;arte hai detto, giusto? Quindi questa tua visita non ha a che fare con la volontà di visitare il castello e di vedere gli affreschi, vero?</p>
<p>Il ragazzo si bloccò e sorrise imbarazzato: era evidente che Olive aveva beccato nel segno.</p>
<p>- A dir la verità avrei dell&#8217;interesse&#8230;- Markus si mise a giocherellare con un tovagliolino di carta fissando il tavolino mentre la ragazza continuava a sorseggiare il suo cappuccino con aria divertita.</p>
<p>Appena terminò di bere, appoggiò la tazza sul piattino e poi si mise a ridere, prese il tovagliolino dalle mani di Markus e gli disse che per quanto la riguardava non c&#8217;erano problemi, poteva studiare quello che gli piaceva all&#8217;interno del castello, a patto che condividesse i propri risultati con lei. Gli spiegò cosa aveva in mente di fare e che anche sfruttare a livello turistico e culturale la struttura non gli dispiaceva per niente. Markus sorrise e decise di essere totalmente sincero.</p>
<p>- A dir la verità ero interessato al castello già da molto tempo: il lutto che ha colpito la tua famiglia è stato un pretesto al momento giusto&#8230; mi sento quasi in colpa. A dir la verità sto studiando quanto rimane dei cicli carolingi in Europa, ormai molto rari, ma saprai bene che il castello un tempo era un&#8217;abbazia e mi piacerebbe vedere se è rimasto qualcosa. Male che vada, se non dovessi usare il materiale per la mia tesi, lo pubblicherei su qualche rivista scientifica, sai, non credo che ci siano tante pubblicazioni sul Castello della Pellagra e penso che potrebbe essere un aiuto anche per i tuoi affari, visto quello che vuoi fare.</p>
<p>Olive sorrise. &#8211; Prenderei qualche giorno per pensarci, anche se sarei interessata a sfruttare la tua collaborazione. Puoi inoltrarmi il tuo curriculum?</p>
<p>Markus lo estrasse dal suo zaino: era venuto con l&#8217;intento di portare a casa il risultato e questo dettaglio piacque molto alla ragazza. Lo lesse velocemente, vide che in calce vi era tutto un elenco di pubblicazioni di facile reperibilità.</p>
<p>- Ottimo Markus, ti contatto fra qualche giorno!</p>
<p>- Ok, a presto! È stato davvero un piacere rivederti, ti ho trovato bene!</p>
<p>Il ragazzo si alzò ed uscì. A Olive squillò il telefono.</p>
<p>- Ciao, ci vediamo per un aperitivo stasera? Sappi che devo portare mio figlio&#8230;</p>
<p>Aurora parlava velocemente.</p>
<p>- Ma certo, ho delle novità!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Aurora se ne stava seduta in jeans e maglietta e sorseggiava già una doppio malto mentre il suo ragazzo, come lo chiamava lei, beveva Coca Cola e mangiava patatine come se fosse la prima volta nella sua vita. Era strano vederla in una tenuta così rilassata, ma Olive non poteva chiedere di meglio, visto che anche lei sotto il giaccone indossava una maglietta degli UFO. Si sedette sorridendo e la sua amica le presentò il bambino, che aveva solo sei anni: Michele, paffuto, occhi chiari e capelli scuri, timidino. Michele sorrise e continuò a fare il bravo come aveva promesso alla mamma.</p>
<p>Olive raccontò le novità della mattinata e Aurora ascoltava continuando a bere la sua birra, ogni tanto annuiva. Una volta conclusa l&#8217;esposizione, si schiarì la voce e disse che le sembrava un&#8217;ottima cosa, quella che aveva proposto Markus.</p>
<p>- Alla fine se è competente nel suo settore, che ti frega se vuole indagare per un suo tornaconto lavorativo? Se mette a disposizione i risultati delle sue ricerche, puoi sfruttarle anche tu. Poi se avessi intenzione di sfruttare anche in ambito divulgativo il castello, se lui lavora bene hai già un collaboratore a cui delegare quell&#8217;aspetto&#8230; no?</p>
<p>Olive ascoltò, Aurora aveva ragione.</p>
<p>- Hai colto.</p>
<p>- Ahahahaha, lo sapevo! Ma sì, sembra più in discesa che mai. L&#8217;unico problema è il vecchietto&#8230; non so come gestire questa ingombrante presenza. Se vuoi ho degli amici avvocati che mi devono dei favori e a cui posso chiedere come ci si comporta in situazioni simili, anche per non farsi cattiva pubblicità&#8230; che ne dici?</p>
<p>- Dico che va bene, anche perché non so proprio cosa fare con lui!</p>
<p>- Allora è fatta!!!</p>
<p>Si era fatto tardi, le due amiche si salutarono e Olive andò a casa. Si mise comoda e accese la televisione, davanti al quale si addormentò di nuovo, lasciando sul tavolino il curriculum di Markus.</p>
<p align="right"><span style="color: #ffff00;">(5 – continua)</span></p>
<h3>Roberta Lilliu</h3>
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		<title>IL CUSTODE DEL CASTELLO DELLA PELLAGRA 04 – LUDWIG</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2015 23:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Custode del Castello della Pellagra]]></category>

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		<description><![CDATA[Era un pomeriggio grigio. L&#8217;imperatore aveva appena varcato il passo San Marco e stava per incamminarsi lungo la strada che lo avrebbe portato verso la pianura. Nel giro di trent&#8217;anni era dovuto partire da Goslar già due volte per venire a riappacificare i suoi vassalli in guerra. Non era una cosa facile, almeno, non lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era un pomeriggio grigio. L&#8217;imperatore aveva appena varcato il passo San Marco e stava per incamminarsi lungo la strada che lo avrebbe portato verso la pianura. Nel giro di trent&#8217;anni era dovuto partire da Goslar già due volte per venire a riappacificare i suoi vassalli in guerra. Non era una cosa facile, almeno, non lo era per lui. Sempre le solite storie: il diritto di pesca su quel fiume, il prendere quel determinato centro abitato per accrescere il potere della propria casata, il controllo delle vie d&#8217;acqua.  Mentre cavalcava alla testa della sua corte viaggiante, Heinrich pensava a quanto fosse pesante per lui essere il capo dell&#8217;Occidente e allo stesso tempo rifletteva sul fatto che per lui non ci fosse via di scampo. Era condannato a essere l&#8217;imperatore del Sacro Romano Impero per l&#8217;eternità. Ad un tratto venne avvicinato dal suo primo cavaliere.</p>
<p>- Vostra Grazia, si sta facendo buio e suppongo che vogliate riposare. Stiamo arrivando a valle, appena è possibile trovare uno spiazzo adeguato, se siete d&#8217;accordo, darei l&#8217;ordine di montare il campo. Immagino siate d&#8217;accordo -</p>
<p>L&#8217;imperatore neanche rispose, si limitò a guardare il suo primo cavaliere negli occhi e ad annuire. Gli leggeva sul volto la fatica di sette giorni di viaggio e la pesantezza dell&#8217;armatura. Anche Heinrich era stanco, certo però che non poteva dirlo ad anima viva.</p>
<p>Alle prime ombre del tramonto il campo era pronto: la guarnigione si stava rifocillando, la corte viaggiante si trovava all&#8217;interno della tenda dell&#8217;imperatore per consumare il pasto tutti insieme. Questa compagnia era composta da alcuni membri del casato imperiale, fra cui un giovane chierico, il figlio di una sorella di Heinrich. Il ragazzo aveva da poco compiuto i diciotto anni; lo zio aveva visto bene di portarselo dietro nella sua discesa in Italia per metterlo a capo di un monastero: lì sarebbe stato più utile che a comando di un&#8217;abbazia in Franconia. Accompagnato dal suo maestro, avrebbe ricevuto la formazione adatta all&#8217;amministrazione di una comunità di uomini, sarebbe stato l&#8217;occhio dello zio sul campo italico, spesso riottoso. Il ragazzo aveva un aspetto signorile e contenuto, il volto era fiero, gli occhi non manifestavano nessun sentimento. Era stato educato a combattere ma di più era abituato ad assecondare i suoi parenti e, benché non fosse stato entusiasta di prendere i voti, aveva capito che, con un po&#8217; di attenzione, avrebbe potuto continuare la sua vita da libertino anche dentro il monastero. Era affascinante, nonostante l&#8217;abito monacale e i tentativi di mortificazione del suo aspetto, e da sempre aveva avuto molte ragazze che trascorrevano del tempo con lui. In quell&#8217;ambiente regale si sentiva a suo agio e aveva l&#8217;abitudine di guardare i suoi interlocutori dritto negli occhi, anche lo zio Heinrich.</p>
<p>Nella tenda c&#8217;era molta confusione: attorno alla tavola imbandita da portate succulente, il vino non mancava nei bicchieri dei commensali, un po&#8217; storditi e stanchi dopo il lungo cammino. Solamente l&#8217;imperatore non mangiava; seduto sulla sedia, osservava gli altri con occhi fiammeggianti. All&#8217;apparenza era molto calmo, ma in verità stava riflettendo su quanto ci avrebbe messo ad arrivare a Milano, dove i vassalli riottosi lo attendevano per un colloquio chiarificatore. Ad un tratto il suo sguardo si posò sul nipote, intento a gustare una coscia di montone. Chiamò un servitore e lo mandò da lui, che guardò lo zio con aria seria. Si ripulì, si alzò e si avvicinò al trono.</p>
<p>- Vostra Grazia.</p>
<p>- Ludwig, ho bisogno di te questa notte. Ho bisogno di istruirti su quello che sarà il tuo futuro.</p>
<p>- Vostra Grazia, non voglio essere inopportuno, ma so già quali doveri mi attendono una volta giunto a Milano.</p>
<p>Il ragazzo non andò avanti nella discussione. Suo zio gli aveva preso la mano e lo guardava dritto in faccia. Ludwig si sentiva a disagio, ma allo stesso tempo non riusciva a liberarsi dalla morsa dello zio, che diventava sempre più pressante. Cercò di liberarsi con un sorriso.</p>
<p>- Va bene, Vostra Grazia, ai vostri ordini.</p>
<p>L&#8217;imperatore sorrise e tolse la mano, lasciando libero il nipote. La cena terminò e la corte, completamente ubriaca, si sciolse: chi dormiva sulle panche, chi era riuscito a tornare nella propria tenda, chi si trastullava con le prostitute. Ludwig dovette aspettare sveglio nella sua tenda la venuta dello zio. Un po&#8217; lo stava odiando, era davvero molto stanco, poi non capiva tutta questa segretezza: gli aveva intimato di essere da solo, voleva probabilmente svelargli dei segreti. Ad un tratto, il ragazzo sentì una presenza alle sue spalle. Si trattava dell&#8217;imperatore, che era entrato nella tenda senza fare il minimo rumore. Era accompagnato da una ragazza molto bella. Si sedettero.</p>
<p>- Vostra Grazia, mi avete colto di sorpresa&#8230; non vi ho sentito entrare&#8230;</p>
<p>Ludwig tacque. La sua innata fierezza quella sera lo stava abbandonando.</p>
<p>- Una cosa che tu ignori di me, nipote, è la mia natura. Non ti sei mai domandato perché gli anni non passano mai per me? E non ti sei mai domandato il perché io somigli tanto a mio padre, tuo nonno, col quale condivido il nome di battesimo?</p>
<p>Ludwig ascoltava in silenzio e non capiva cosa lo zio intendesse.</p>
<p>- Non hai poi mai notato che durante i banchetti io non mi cibo di niente? Che non sono mai ubriaco, che non bevo mai quello che bevono gli altri ma che bevo solo dalla mia fiasca dorata che non tocca nessuno all&#8217;infuori di me?</p>
<p>Ludwig annuì timidamente.</p>
<p>- Non hai mai notato che se vi è un forte sole e siamo in marcia, io sono coperto dalla testa ai piedi dalla mia armatura? O che se siamo a palazzo, io non esco dalle mie stanze fino all&#8217;imbrunire? Ecco, questo è quanto mi rende diverso da voi. Io sono un non-morto, un essere errabondo nei secoli che, per non destare curiosità, finge di morire e scompare per anni, fino a quando non giunge il momento di sedere sul trono imperiale. La mia vita è cominciata molto prima di quello che pensano gli altri e coloro che compongono la mia famiglia sono persone a cui ho fatto credere di essere miei fratelli e sorelle. Ora però ritengo che sia giunto il momento per me di creare un erede, un giovane non-morto che possa prendere il mio posto come imperatore. Ho cercato negli anni una persona che potesse possedere la forza e la tenacia necessarie per governare un impero, ma la ricerca è stata vana, fino a che non ho incontrato te, il figlio di mia sorella. Tu non sei un non-morto, ma presto lo diventerai.</p>
<p>Heinrich si voltò verso la ragazza dagli occhi neri e quella si avventò sul giovane Ludwig, che era come intontito. Lo morse, lo infettò col suo veleno. Il ragazzo cadde in terra come svenuto, venne preso dallo zio che lo nascose nella sua tenda per tutta la notte e nella portantina durante i restanti giorni di viaggio. Quando giunsero a Milano, Ludwig non era più solo un monaco piacente.</p>
<p>Nel giro di qualche mese si trovava a comandare il monastero benedettino di Pellagra. L&#8217;abbazia era dispersa nella desolata campagna che correva piatta e senza intermezzi fino al Po. Quella struttura umida in pietra ospitava una piccola comunità di monaci, composta per lo più da anziani che non gradirono di essere comandati da un ragazzino piuttosto esuberante. Per quanto l&#8217;abate tentasse di essere discreto, l&#8217;avevano visto tutti uscire di soppiatto dal portale d&#8217;ingresso e una volta venne seguito: Ludwig si stava recando in un bordello, dove avrebbe placato la fame che attanagliava il suo corpo. La mattina seguente alla prima messa, prima di cominciare, il monaco più anziano si prese la briga di redarguire pubblicamente il nipote dell&#8217;imperatore, facendolo incollerire all&#8217;inverosimile; ci si aspettava la sua partenza per la Franconia, ma non avvenne questo: il non-morto uccise tutti i suoi fratelli e nel corso degli anni si costruì una nuova comunità, plagiando i contadini della zona affinché diventassero i nuovi monaci, per salvare le apparenze. Non divenne mai imperatore: nella lotta con lo zio Heinrich, questi ebbe la peggio. Tenuto incatenato in un pozzo vuoto, fu felice di morire bruciato dal sole di aprile. Ludwig condusse una vita dissoluta per secoli; la sua arroganza lo portò a far scrivere da un amanuense la sua storia, conservata gelosamente come il più turpe e bello dei segreti. Ludwig non poté fare niente però quando l&#8217;arcivescovo di Milano soppresse il suo monastero, alla fine del Cinquecento. Ludwig modificò l&#8217;assetto della struttura, trasformandolo in un castello e, visto che a seconda della necessità era in grado di mutare il proprio aspetto, impersonò per diverso tempo il proprietario del palazzo. Poi, per accrescere la propria ricchezza, lo vendette, impersonando il vecchio custode della magione, lo strano personaggio che Olive aveva incontrato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Olive si addormentò davanti alla televisione e l&#8217;esserino nero alla finestra se ne andò. Tornato nel maniero, Ludwig ritrovò le sue sembianze di diciottenne. Aveva fame e sentiva dentro di sé crescere la volontà di distruggere quella ragazza che voleva portargli via il suo castello. Frugò dentro un baule posto ai piedi del suo letto: all&#8217;interno c&#8217;era il suo tesoro più prezioso, la sua storia di non-morto che continuava ad essere scritta. Era necessario evitare che questa venisse interrotta.</p>
<p align="right"><span style="color: #ffff00;">(4 – continua)</span></p>
<h3>Roberta Lilliu</h3>
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		<title>IL CUSTODE DEL CASTELLO DELLA PELLAGRA 03 &#8211; LA RICERCA</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2015 23:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella sera Lodovico Antinori non stava bene. Qualcosa lo turbava incessantemente, un&#8217;idea nella sua testa continuava a tormentarlo. Pensava che la sua vita al castello sarebbe cambiata irreparabilmente. Certo, la giovane proprietaria gli era sembrata una ragazza tranquilla, di quelle che non creano problemi e che non vogliono imporsi sulle vite degli altri in modo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quella sera Lodovico Antinori non stava bene. Qualcosa lo turbava incessantemente, un&#8217;idea nella sua testa continuava a tormentarlo. Pensava che la sua vita al castello sarebbe cambiata irreparabilmente. Certo, la giovane proprietaria gli era sembrata una ragazza tranquilla, di quelle che non creano problemi e che non vogliono imporsi sulle vite degli altri in modo negativo. L&#8217;amica che si era portata dietro invece non gli aveva fatto nessuna impressione. Forse era quello che lo impensieriva: quella donna, come un fiume che scorre lento, avrebbe potuto rovinare tutto ciò che lui aveva costruito negli anni. Si alzò dal divano, spense la televisione e andò ad una finestra, scostò il pesante tendaggio e osservò la campagna nascosta dalle tenebre e dalla nebbia. Ripensò alla sua vita: prima il lavoro con i marchesi Trezzi, che lo avevano assunto negli anni Cinquanta, poi la vendita della proprietà ai conti Argenti, i genitori del defunto. Si era trovato bene a lavorare per quelle famiglie, lo avevano sempre lasciato fare, convinti che avrebbe potuto far fruttare il castello come ai tempi si faceva fruttare un&#8217;azienda agricola. Aveva ottenuto la loro fiducia, facendoli guadagnare molto, e questi lo avevano ricompensato con il permesso di vivere nel castello. Quindi Antinori si era sistemato in un&#8217;ala dell&#8217;edificio, sotto la torre di San Giorgio, e aveva creato il suo piccolo e confortevole regno: era in quel suo nido che quella mattina aveva ricevuto le sue ospiti. Mai una donna aveva vissuto con lui, mai un familiare: Lodovico era solo al mondo. Se così si poteva dire, l&#8217;unico suo amore erano i libri conservati nella sala est del castello, dove già i marchesi Trezzi avevano ricavato una biblioteca. Chiuse il tendaggio e uscì dal salone, spegnendo la luce. Camminò svelto nella corte, entrò da una piccola porticina e salì le scale al buio. Raggiunto il primo pianerottolo, arrivò ad un&#8217;altra porta, aprì il chiavistello ed entrò nella stanza, richiudendo la porta alle spalle. Questa era immersa nel buio più totale, ma il vecchio non se ne preoccupava. Si avvicinò agli scaffali, annusando i volumi impilati sulle mensole e passandovi sopra le dita lisce. Poi si sedette su una sedia e rimase in quella stanza, in quel modo, per tutto il resto della nottata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Olive non aveva capito tanto bene quel sopralluogo: non aveva capito perché alcune stanze erano sbarrate, perché non era stato possibile per lei, in veste di nuova proprietaria, visitarle, perché quel vecchietto era stato così ostile. Lei era andata alla Pellagra solo per vedere cosa c&#8217;era, per poi poter riflettere attentamente sul da farsi. Era rimasta con mille dubbi e qualcosa le diceva che chiamare nuovamente il signor Antinori poteva essere controproducente. Così il martedì mattina prese il suo taccuino, il suo astuccio e andò in biblioteca. Chiese all&#8217;impiegata se c&#8217;era qualche volume che potesse aiutarla a scoprire qualcosa su quell&#8217;edificio ma la donna le disse di no, che per quel genere di ricerche le sarebbe convenuto andare presso la Biblioteca Statale di Cremona. Olive sbuffò, ringraziò l&#8217;addetta e andò a fare la spesa. Il giorno dopo avrebbe preso il treno per Cremona.</p>
<p>Una volta entrata dall&#8217;ingresso di via Ugolani Dati, Olive rimase colpita da quel palazzo meraviglioso, che ospita anche la Pinacoteca Ala Ponzone. Avrebbe voluto visitare subito il museo, ma si ripromise di andarci una domenica, magari con Aurora. Cremona le piaceva molto, l&#8217;aveva sempre considerata come uno scrigno pieno di tesori e, tutto sommato, era contenta di quella gita inaspettata, anche se la portava dietro un tavolo con mille volumi da consultare.</p>
<p>Si fece aiutare dall&#8217;addetta e poi, una volta avuto per le mani tutto il materiale, si mise a lavorare. La ragazza rimase china sui libri fino all&#8217;orario di chiusura, poi, particolarmente sconvolta, riconsegnò tutto e si avviò alla stazione. Una volta a casa ordinò una pizza, si stappò una birra e accese il suo pc. Si mise a scrivere una mail.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>A: </em><a href="mailto:aurora.argenti@gmail.com">aurora.argenti@gmail.com</a><em>, </em><a href="mailto:jmcguyre@gmail.com">jmcguyre@gmail.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggetto: novità sul castello</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Testo: Ciao, dopo il sopralluogo effettuato domenica, sono rimasta più incuriosita che informata sulla storia del castello. Siccome il custode non mi è sembrato un tipo particolarmente propenso al dialogo, ho pensato bene di andare a farmi una bella ricerca per fatti miei e quello che ho scoperto è fantastico (e anche un po&#8217; terrificante)!!! Tipo che:</p>
<ul>
<li>prima in quello stesso posto c&#8217;era un&#8217;abbazia benedettina</li>
<li>quella c&#8217;è stata fino alle soppressioni di San Carlo Borromeo</li>
<li>c&#8217;era una biblioteca strafiga piena di volumi, tra cui incunaboli del &#8217;500 e manoscritti medievali.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora, parliamoci proprio fuori dai denti: ma sapete quanti soldi sono??? Un sacco. Se pensavo di vendere la struttura e andare a fare la vita da figa su un&#8217;isola tropicale ora ci ho ripensato. Se è rimasto qualcosa mi piacerebbe renderlo fruibile a tutti, spendere i miei soldi per compiere un atto di generosità verso il prossimo, che dite??? Mentre vi scrivo sono qui tutta agitata, il mio cervelletto continua a lavorare su mille idee che non credo siano tutte realizzabili&#8230; ho bisogno del vostro senso pratico.</p>
<p>Sto anche pensando di andare al castello e di fare la voce grossa con quel nonnino, in modo che mi possa aprire tutte le stanze&#8230; non so, mi sa che è un tipo che non si lascia impressionare da una stronzetta che urla, che dite???</p>
<p>Dai, ora vi lascio che è arrivata la pizza. Ho bisogno della vostra lucidità!!! Buona serata</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Olive</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Premette il tasto invio mentre addentava un pezzo di pizza. Era euforica. Spense il pc e accese la televisione, tutta contenta. Stavano trasmettendo un film sui vampiri, lei adorava quel genere, così rimase incollata allo schermo tutta la sera, senza rendersi conto che dall&#8217;altra parte della finestra un piccolo esserino tutto nero si era appeso a testa in giù e la spiava.</p>
<p align="right"><span style="color: #ffff00;">(3 – continua)</span></p>
<h3>Roberta Lilliu</h3>
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		<title>IL CUSTODE DEL CASTELLO DELLA PELLAGRA 02 &#8211; L&#8217;ESCURSIONE DOMENICALE</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2015 22:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Custode del Castello della Pellagra]]></category>

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		<description><![CDATA[La vita aveva ripreso il suo corso normale. Olive, dopo le sue dimissioni, se ne stava a casa a fare le pulizie, ogni tanto andava al supermercato a comprare yogurt, leggeva biografie di cantanti. Ogni tanto si prendeva qualche sbronza, tutta sola a casa, e poi si sentiva tristissima, più triste di quello che era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vita aveva ripreso il suo corso normale. Olive, dopo le sue dimissioni, se ne stava a casa a fare le pulizie, ogni tanto andava al supermercato a comprare yogurt, leggeva biografie di cantanti. Ogni tanto si prendeva qualche sbronza, tutta sola a casa, e poi si sentiva tristissima, più triste di quello che era già, e si sentiva in colpa, perché sapeva bene di buttare via del tempo che avrebbe potuto impiegare in modo più costruttivo.</p>
<p>Suo padre era ripartito. Si sentivano via mail tutte le sere, John era stato impegnato a chiudere scatoloni e conti in banca e aveva l&#8217;impressione che, se si fosse tenuto occupato, la voragine che si era aperta all&#8217;altezza della bocca dello stomaco non gli avrebbe fatto male. Era evidente che tutti cercavano di reagire al dolore e che ognuno cercava di fare come poteva, nel bene e nel male.</p>
<p>Ecco, era in questa situazione che una mattina, intorno alle dieci, il cellulare di Olive iniziò a vibrare furiosamente. Inizialmente lei non lo sentì, aveva tolto la suoneria la sera prima perché era stata al cinema, ma poi si rese conto che quel rumorino regolare arrivava dal tavolino del salotto. Andò a vedere, la chiamata ormai era persa. Controllò chi l&#8217;aveva cercata e a momenti svenne. Chi le aveva dato il suo numero di telefono? Si sedette. Richiamare? Sì, no. Per dire che cosa? Ciao? E&#8217; troppo presto per bere un drink, rifletté Olive, non sapeva cosa pensare. Non sapeva cosa fare, più che altro. Scrisse un messaggino al padre, che la chiamò subito.</p>
<p>- Ciao Olive.</p>
<p>- Ciao pa.</p>
<p>- Sei tranquilla?</p>
<p>- No, per niente. Quella donna mi mette ansia.</p>
<p>- Avrà saputo di Benedict.</p>
<p>- Lo credo anche io.</p>
<p>- Vorrà sapere se ti ha lasciato qualcosa, conoscendola.</p>
<p>- Credo anche questo.</p>
<p>- Penso che tu debba richiamarla, è pur sempre tua madre.</p>
<p>- Lo so, ma sono terrorizzata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>- Pronto?</p>
<p>Dall&#8217;altra parte la signora Westwood aveva un tono di voce glaciale. Olive pensava a quanto era capace di farti sentire inadatta a qualsiasi situazione, fosse presenziare a una cena di gala o fare una corsetta nel parco.</p>
<p>- Pronto. Sono Olive.</p>
<p>Silenzio. Neanche un sospiro dall&#8217;altra parte.</p>
<p>- Non pensavo che avresti richiamato.</p>
<p>- Non pensavo che avessi il mio numero.</p>
<p>- Hai già iniziato a essere estenuante?</p>
<p>Olive si morsicò la lingua. Cercò di rilassarsi, le sudavano le mani. Pensò che aveva finito lo yogurt.</p>
<p>- Ho saputo del compagno di tuo padre – riprese la signora Westwood – gli ho fatto sapere che sono molto dispiaciuta per la sua perdita.</p>
<p>Olive non credeva a una sola parola di quanto diceva la madre, perché se davvero non avesse avuto problemi con quella relazione, non l&#8217;avrebbe diseredata nel momento in cui lei si era riavvicinata a John.</p>
<p>- Olive, sei ancora lì?</p>
<p>- Sì &#8211; sospirò – solo non capisco il motivo di questa tua telefonata.</p>
<p>- Sempre prevenuta, eh?</p>
<p>- Me l&#8217;hai insegnato tu.</p>
<p>- Era per invitarti a cena, visto che il mese prossimo sono a Milano. Vorrei vederti di persona.</p>
<p>- Ci penserò, ora devo andare. A presto.</p>
<p>Non le diede neanche il tempo di rispondere. Chiuse la comunicazione, rimase a fissare il tavolino individuando in pochi secondi impronte di dita mai pulite. Decise di uscire per un paio d&#8217;ore.</p>
<p>Mentre si trovava alla cassa, ecco il telefono che ricominciò a suonare. Questa volta era Aurora, le aveva scritto un messaggio. Lo lesse: era libera quella domenica per andare a vedere il castello, se aveva tempo. Il castello! Se n&#8217;era completamente scordata. Appena raggiunse l&#8217;uscita, la richiamò. Si sentì molto meglio nel sentire la sua voce allegra, pensò che lei stesse reagendo alla morte di Benedict meglio di tutti loro. Si misero d&#8217;accordo per la domenica successiva  e organizzarono sommariamente l&#8217;escursione.</p>
<p>Quella mattina era proprio evidente che l&#8217;inverno stava arrivando in tutto il suo splendore, se così lo si poteva definire: i campi erano coperti da un sottile strato di brina e la nebbia copriva il sole, che sembrava una palla giallognola sospesa a mezz&#8217;aria. Ricordando ancora il cavallo comparso dal nulla, Olive guidava come una nonnina ottantenne, ci mise mezz&#8217;ora per arrivare al luogo dell&#8217;appuntamento, benché distasse da casa sua circa quindici chilometri. Aurora l&#8217;aspettava dentro al bar, l&#8217;unico del paese. Sorseggiava un caffè caldo e quasi se lo rovesciò addosso quando vide entrare la sua nuova amica .</p>
<p>- Ma allora, ti avevo dato per dispersa!</p>
<p>- Eh, storia lunga. Senti, bevo un caffè anche io e andiamo?</p>
<p>- Ok!!! Conto che entro un&#8217;ora possiamo essere al castello. Certo che questa nebbia non ci voleva proprio! Va bé che si sa, in inverno la nebbia è la prassi&#8230; non credo che mi abituerò mai anche se sono nata qui!</p>
<p>Aurora rise. Sembrava davvero contenta. Olive rise anche lei.</p>
<p>- A me piace, sai? Sarà che fondamentalmente sono una persona triste, questa esprime proprio il mio stato d&#8217;animo&#8230;</p>
<p>Aurora si limitò a lanciarle un&#8217;occhiataccia. La vedeva un po&#8217; sciupata e non sapeva se chiederle se tutto stesse andando per il verso giusto. Pensò che all&#8217;amica andasse parlare d&#8217;altro, allora buttò il discorso sul suo bambino e sulla sua cotta per la maestra di matematica. Risero molto. Olive si sentiva felice, finalmente.</p>
<p>Andarono con una sola auto e in mezz&#8217;ora arrivarono a Pellagra, piccolissima frazione di un altrettanto piccolo paese disperso nella campagna lombarda. Il castello era circondato da un fossato, ormai non più adacquato, e la sua mole si stagliava imponente nella nebbia. Non vi erano cancelli o recinzioni. A sostituzione dell&#8217;antico ponte levatoio, un passaggio fisso concluso da un portone. Si avvicinarono. Suonarono il campanello e si stupirono del fatto che ce ne fosse uno, non aveva tanto di medievale&#8230; a un tratto il portone venne aperto e un ometto ricurvo si presentò alle visitatrici.</p>
<p>- Buongiorno, vi aspettavo. Prego.</p>
<p>Non si perse in convenevoli, anzi, sembrò che quella visita lo scocciasse molto. Non proferì parola per circa dieci minuti nei quali Olive e Aurora si fissarono con aria interrogativa. Il vecchietto camminava per la corte con passo lungo, non si interessava minimamente se le due donne gli stessero dietro, l&#8217;unica galanteria nei loro confronti fu quella di farle entrare in una salotto ricavato al piano terra. Nell&#8217;enorme camino un bel fuoco scaldava la stanza e la illuminava; alle pareti si trovavano pesanti arazzi color rubino e dei drappi damascati di colore verde chiudevano le finestre. L&#8217;ambiente puzzava di chiuso. Sul tavolino tutto era stato predisposto per servire una cioccolata calda.</p>
<p>- Mi chiamo Lodovico Antinori e sono il custode del castello da prima che il signor Argenti lo acquistasse. Aveva confermato la mia posizione lavorativa. Al castello lui non veniva quasi mai e benché io non abbia fatto delle modifiche all&#8217;assetto delle stanze, mi sono considerato quasi come il proprietario del maniero, a torto, me ne rendo conto.</p>
<p>- Non sono venuta qui a recriminare niente, signor Antinori, semplicemente mi interessava conoscere questa proprietà. Sinceramente non ho idea su cosa farmene&#8230;</p>
<p>Il custode guardò male Olive, lei se ne accorse ma non gliene importò.</p>
<p>- Ovviamente, intanto che non prendo una decisione, lei è libero di fare qui dentro quello che ha sempre fatto. Solo, oggi vorremmo visitare il castello, come le avevo comunicato l&#8217;altro giorno via mail.</p>
<p>- Certo, signora. Se siete pronte possiamo iniziare subito.</p>
<p>La visita del castello prese buona parte della mattinata. Camminarono per corridoi bui su cui si aprivano stanze sbarrate, per saloni completamente affrescati con scene di vita cortese, per il cortile, sotto il quale si nascondeva un pozzetto alla veneziana, per l&#8217;approvvigionamento idrico. Le torri, con merlatura ghibellina, sembravano imponenti. Le scale all&#8217;interno di esse sembravano malconce e Olive pensò bene che l&#8217;escursione poteva terminare così.</p>
<p>Ringraziarono il custode, che porse la sua mano ossuta. Era gelida. Quando furono da sole e ripresero il viaggio, Aurora chiese a Olive cosa avesse intenzione di fare.</p>
<p>- Non ho la più pallida idea di cosa farmene. Quanto può valere la proprietà? Potrei investire dei soldi e renderlo visitabile, no? Cosa dici? Oppure farci uno di quegli alberghi fighetti che vengono affittati per conferenze e matrimoni&#8230; Boh&#8230;</p>
<p>- A me è sembrato che il custode fosse un po&#8217; ostile.</p>
<p>- Anche a me, ma se la guardo dal suo punto di vista, capisco anche perché. Alla fine, sono l&#8217;ereditiera che potrebbe sbatterlo in mezzo alla strada. Anche se il padrone era Benedict, non credo che si sia intromesso molto nella gestione della struttura. Quel vecchio lì ha fatto il padrone per cinquant&#8217;anni, magari gli secca essere usurpato di qualcosa che comunque non è suo&#8230; se lo vendessi per beneficienza lui non credo la prenderebbe bene&#8230; Boh&#8230; ho un grosso punto interrogativo nella mia mente!!!</p>
<p>Aurora sorrise. Per il resto del viaggio progettarono un viaggio a New York insieme. Olive era contenta, pensava di aver trovato un&#8217;amica. Forse questo era l&#8217;ultimo regalo del suo adorato patrigno.</p>
<p align="right"><span style="color: #ffff00;">(2- continua)</span></p>
<h3 style="text-align: left;" align="right">Roberta Lilliu</h3>
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		<title>IL CUSTODE DEL CASTELLO DELLA PELLAGRA 01 &#8211; UN FUNERALE</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2015 22:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Custode del Castello della Pellagra]]></category>

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		<description><![CDATA[Olive Westwood si era trasferita in Italia dopo aver litigato con ogni membro della sua famiglia. Questa la si potrebbe definire allargata, composta da  tre sorelle, da una madre molto ricca risposata e da un padre, molto ricco anche lui, risposato a sua volta. Con quest&#8217;ultimo i rapporti non erano tesi come con gli altri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Olive Westwood si era trasferita in Italia dopo aver litigato con ogni membro della sua famiglia. Questa la si potrebbe definire allargata, composta da  tre sorelle, da una madre molto ricca risposata e da un padre, molto ricco anche lui, risposato a sua volta. Con quest&#8217;ultimo i rapporti non erano tesi come con gli altri parenti stretti, anzi, Olive lo incontrava ogni volta che tornava negli Stati Uniti e insieme si divertivano molto. Si scrivevano spesso: mail, cartoline da posti esotici, spesso anche lettere che, altrettanto spesso, si perdevano. La busta azzurra che Olive aveva dimenticato di aprire però era arrivata velocemente ed era stata abbandonata sul tavolino del salotto, insieme a tante riviste comprate e mai lette. Olive non era una spendacciona, semplicemente non aveva tempo di leggerle e anche quella mattina di novembre, quando le vide, pensò rapidamente che si meritava un&#8217;oretta di relax da dedicare a quelle cialtronerie e prese la porta quasi correndo, perché doveva accompagnare la sua classe in gita scolastica.</p>
<p>Olive era una maestra elementare: anche se all&#8217;università aveva studiato fisica, aveva deciso che nella sua nuova vita in Italia avrebbe fatto qualcosa di diverso, così aveva iniziato a insegnare inglese in una piccola scuola privata in una cittadina vicino alla sua. Le piaceva molto quel lavoro, la appagava e la faceva stare bene, nonostante tutti i suoi problemi familiari. Quella mattina, mentre scendeva le scale, Olive rabbrividiva. Faceva freddo e la nebbia si stava mangiando la campagna circostante. Si coprì bene la gola e cercò le chiavi della macchina nella borsa, poi, dopo aver scaldato l&#8217;auto, partì per la scuola. Come sempre era in ritardo.</p>
<p>Alle sei di sera la ragazza entrò in casa, sfinita. La giornata si era conclusa e ora voleva stare tranquilla, possibilmente nel silenzio più totale. Tolse il cappotto e la sciarpa, si tolse le scarpe e poi accese la televisione, togliendo l&#8217;audio. Andò a cercare una birra nel frigo. Si sedette sul divano e rovistò fra le riviste sul tavolino ed ecco che ritrovò la lettera azzurra. <em>Cavolo, l&#8217;ho scordata di nuovo </em>pensò fra sé e mentre la stava aprendo sentì il cellulare squillare. Si alzò, lo cercò nella tasca del cappotto, rispose alla chiamata senza controllare chi ci fosse dall&#8217;altra parte.</p>
<p>- Ciao Olive.</p>
<p>Era suo padre. Come le sembrava triste!</p>
<p>- Ciao papà, come va?</p>
<p>- Non bene, cara. Benedict è morto.</p>
<p>Olive si sentì mancare, dovette sedersi. Benedict era il marito di suo padre, John McGuyre, importante uomo d&#8217;affari, ed era a causa di questa relazione che John e sua moglie si erano lasciati, quando Olive aveva dieci anni. Benedict Argenti era un uomo colto, elegante, con una grande passione per l&#8217;arte. Aveva conosciuto Olive per caso, a New York, e lei non ci aveva messo molto a  capire perché suo padre avesse preferito quel raffinato signore a quella strega della madre. Aveva cominciato, grazie al patrigno, a rifrequentare il padre ed era questa la ragione per la quale Olive aveva smesso di parlare con le sorelle e con la madre, che non approvavano questa riconciliazione. La signora Westwood, come Olive la chiamava, era arrivata anche a minacciarla che, se avesse portato avanti quella frequentazione, l&#8217;avrebbe esclusa dal suo testamento e Olive, inorridita da questa dichiarazione, non ci mise molto a mandare a quel paese la genitrice, sorelle incluse, che parteggiavano per quest&#8217;ultima. Benedict e John l&#8217;avevano consolata molto in quell&#8217;occasione e le avevano consigliato di prendersi dei giorni di riposo, magari di accompagnarli in Italia, dove Benedict aveva delle proprietà. Erano stati dei giorni fantastici, ricordava la ragazza, e i due uomini le avevano detto che non ci sarebbero stati problemi per lei, visto che si era ritrovata di punto in bianco senza un quattrino. Ci sarebbero stati anche nel senso economico della faccenda ma Benedict si sentì di dire a Olive che forse sarebbe stato meglio per lei trovarsi un lavoro, un qualcosa che potesse nobilitare la sua vita. La ragazza non ci aveva mai pensato veramente, veniva da una condizione agiata e i soldi non erano mai stati un problema. Si prese del tempo, poi decise che si sarebbe trasferita in Italia e che lì sarebbe ripartita la sua nuova vita.</p>
<p>- Come, pa’?</p>
<p>- E&#8217; morto. Ti aveva scritto, ti è arrivata la lettera?<em></em></p>
<p><em>Porcaccia, la lettera azzurra!</em></p>
<p>- Sì papà, solo che me l&#8217;ero dimenticata e non l&#8217;ho letta. Cavolo, che notizia. Mi sento come se mi fosse franata la terra sotto i piedi. Non so come possa sentirti tu.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte John non rispondeva, si limitava a singhiozzare. Pensava di aver perso il suo compagno della vita.</p>
<p>- Senti papà, quando è previsto il funerale?</p>
<p>- Oh cara, sto per partire adesso per Piacenza. Sai che la madre di Benedict era di quella città e lei è sepolta lì. Lui voleva stare accanto a lei nel suo riposo eterno, posso contare sulla tua presenza?</p>
<p>- Ma certo papà. Arrivi domani?</p>
<p>- Sì.</p>
<p>- A domani, allora.</p>
<p>La telefonata si concluse così. Quella sera Olive non dormì, dimenticò il televisore acceso senza audio e pensò al patrigno per tutto il tempo. Lesse la lettera e pianse, poi la rilesse di nuovo e si sentì in colpa per non aver chiamato, si sentì indifesa come chiunque perde una persona cara.<em> Se morisse la signora Westwood, sicuramente non mi sentirei così di merda</em>, asserì a se stessa.</p>
<p>Il giorno dopo, benché si sentisse uno schifo, Olive chiamò la scuola, per spiegare che si sarebbe allontanata per qualche tempo, visto l&#8217;imprevisto tremendo che le era capitato. Dall&#8217;altra parte del filo, la segretaria sembrava abbastanza scocciata perché si sarebbe dovuta muovere per cercare un sostituto all&#8217;ultimo momento. Olive era dispiaciuta e nervosa. Sentì nel tono della segretaria la stessa aggressività che spesso aveva sentito nella voce della madre e non ci mise molto a rassegnare le dimissioni.</p>
<p>- In questo momento viene prima la mia famiglia! &#8211; urlò nel ricevitore e lo buttò giù con violenza. <em>Eccheccazzo!!! </em>Preparò velocemente la borsa, nascose gli occhi gonfi dietro un paio di occhiali neri e se ne andò dall&#8217;appartamento. Piacenza non era distante dal paese in cui abitava, ma il viaggio le sembrò lunghissimo. Tutto era grigio intorno a lei e il freddo non le permetteva di abbandonarsi a tristi riflessioni sulla morte di Benedict. A un tratto inchiodò: sulla strada era comparso un cavallo, si era fermato proprio davanti alla sua auto, facendola spaventare molto. L&#8217;animale, nero come la pece, riprese la sua corsa, scomparendo nella nebbia come se niente fosse accaduto. Olive riprese il suo viaggio e nel giro di un&#8217;ora era a Piacenza, presso la chiesa di San Sisto. Vide suo padre accanto a una donna, Olive pensò che si trattasse della nipote di Benedict, di cui aveva sentito parlare qualche volta. Si avvicinò e abbracciò il padre, scoppiando in pianto. La donna sorrise tristemente e rimase con loro per tutto il tempo della celebrazione funebre e li accompagnò al cimitero. La situazione era davvero pesante, Olive si sentiva spesso mancare il respiro, cercò lo stesso di essere forte per il padre, che le sembrava davvero provato. Quando tutto terminò e i presenti si allontanarono riprendendo le loro vite, la donna sconosciuta si presentò.</p>
<p>- Mi chiamo Aurora &#8211; sussurrò sempre sorridendo tristemente – Benedict era mio zio, oltre che un mio cliente. Sono un notaio e devo provvedere all&#8217;esecuzione del suo testamento. E&#8217; difficilissimo per me parlarne in questo momento, volevo molto bene allo zio. Quando mio padre, suo fratello, è mancato, ha provveduto lui alla mia istruzione e mi sembra doveroso rispettare le sue volontà. Sapendo della sua malattia, mi aveva chiesto di informarvi appena seppellito delle sue disposizioni testamentarie, perciò vi aspetterei domani nel mio studio per&#8230; &#8211; Aurora scoppiò a piangere. Toccò a John consolarla e decise insieme alla figlia di passare il resto della giornata con lei, festeggiando il ricordo di Benedict tutti insieme. Il tempo passò velocemente, tutti risero e piansero insieme, sentendo la presenza del morto più vicina che mai.</p>
<p>Il giorno dopo, alle dieci in punto, Olive e suo padre si trovavano seduti nell&#8217;ufficio di Aurora. Lei, ancora un po&#8217; ubriaca dalla sera precedente, stava aprendo il testamento dello zio. Dentro un plico giallo si trovava tutta la ricchezza dell&#8217;ultimo rampollo della contessa Adelaide Argenti, la nonna di Aurora. La donna aveva diviso a suo tempo in parti uguali le sue sostanze, ma aveva anche provveduto a diseredare il padre di Aurora quando questi aveva deciso di sposare la figlia di uno dei fattori delle sue aziende agricole, la madre del notaio.</p>
<p>- Allora &#8211; incominciò la donna sottoponendo allo sguardo curioso di John e Olive le carte &#8211; lo zio ha diviso i suoi beni personali in due parti. Una parte è per te John: si tratta della casa di New York dove abitavate insieme e la galleria d&#8217;arte di Harlem, poi l&#8217;appartamento di Londra e anche qualche terreno nel Lincolnshire; ad Olive spettano invece le cascine e le pertinenze agricole del comune di Castelverde e un castello&#8230; sì, il castello della Pellagra, fra Cremona e Mantova&#8230; ricordo di esserci stata, qualche volta da piccola, vedrai, è un posto molto carino.</p>
<p>Ad un tratto, mentre tutti e tre leggevano in silenzio le carte, videro spuntare dal plico un altro documento, autenticato da un altro notaio, tale Gaspare Tanzutti. Lo lessero. Aurora scoppiò in lacrime. Il suo amato zio le aveva lasciato la parte della sua sostanza che sarebbe stata destinata al padre. Il notaio non sapeva di questa carta, che doveva essere stata introdotta nel testamento quando lo zio si era presentato in ufficio l&#8217;ultima volta. Benedict aveva dimostrato, anche in questa occasione, la sua generosità. In questo gesto Olive e John videro tutta la sua immensa persona.</p>
<p>Dopo la lettura, i tre decisero di andare a pranzo tutti insieme. Furono ore spensierate, poi ognuno dovette ritornare alle proprie faccende.</p>
<p>- Rimaniamo in contatto, vi prego. Adesso che ho avuto il piacere di incontrarvi, vorrei sentirvi qualche volta, se non è un problema. Voi siete la famiglia di mio zio.</p>
<p>- Ma certo Aurora. Ci sentiremo sicuramente. Quando vorrai venire negli Stati Uniti, sarai la benvenuta.</p>
<p>- Noi ci potremmo vedere più spesso, visto che abitiamo vicine – fece Olive – anzi! Perché appena sei libera non vieni con me al castello? Sono proprio curiosa di vederlo!</p>
<p>Aurora sorrise, annuendo.</p>
<p>- Certo, forse posso già questa domenica&#8230; devo controllare la mia agenda! Se il mio ex marito è disponibile a tenere nostro figlio, perché no&#8230; facciamo che ci sentiamo?</p>
<p>Strette di mano, abbracci. Il trio si sciolse. Olive chiese a suo padre cosa avrebbe fatto ora e lui rispose, con occhi lucidi, che per qualche tempo avrebbe chiuso la casa di New York.</p>
<p>- Forse me ne vado in Argentina&#8230; là fa caldo. Vuoi venire con me? Ah, che sciocco&#8230; il tuo lavoro&#8230;</p>
<p>- Beh, mi sa che mi sono dimessa, urlando al telefono, l&#8217;altro giorno – ridacchiò la ragazza. Dopo un&#8217;occhiata severa, i due risero. Passarono quel pomeriggio insieme e, la mattina successiva, ripartirono con la loro quotidianità.</p>
<p align="right"><span style="color: #ffff00;">(1 – continua)</span></p>
<h3>Roberta Lilliu</h3>
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