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	<title>La zona morta &#187; Il principio del Creatore &#8211; L&#8217;inno di Adam</title>
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		<title>I RACCONTI DI VIBORG 10 &#8211; OLTRE LO SPECCHIO: DIARIO DI 21 &#8211; PARTE QUATTRO</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 23:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il principio del Creatore - L'inno di Adam]]></category>

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		<description><![CDATA[Esperienza 14 È tornato l’abitatore della musica. Ha un vassoio, me lo porge. Non idea di cosa mi abbia portato. Oggetti di legno rugosi. Sembrano cervelli umani seccati. Lo sapevo! È uno che usa le meduse per seccarti il cervello e rimpicciolirlo! Arretro sul letto per allontanare quella visione nauseante. “Non so cosa stia pensando, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ffff00; font-size: small;">Esperienza 14</span></p>
<p><span style="font-size: small;">È tornato l’abitatore della musica. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ha un vassoio, me lo porge. Non idea di cosa mi abbia portato. Oggetti di legno rugosi. Sembrano cervelli umani seccati. Lo sapevo! È uno che usa le meduse per seccarti il cervello e rimpicciolirlo! Arretro sul letto per allontanare quella visione nauseante. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non so cosa stia pensando, ma questa roba è frutta. Sono noci, mio giovane amico. Roba del tutto innocua.” Mi scruta. Capisco quello che sta facendo. Si sta agganciando alla mia frequenza: “No, non hai chiare le idee. Questi affari non sono i parassiti che temi.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Le sue intenzioni sono oneste. Lo percepisco dalla sua luce di sfondo. È denso di colori chiari, senza sfumature pastello. Forse davvero quelle cose non sono cervelli seccati e rimpiccioliti dalle meduse. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Voglio tornare dal Creatore.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Mi guarda, sento che è felice delle mie prime parole. Accenna a una mossa delle labbra. Ma non scopre i denti nel modo orribile dell’ente Boromir. In questo sembra il Creatore quando è contento di me. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Mi ci sapresti portare dal tuo Creatore?” mi chiede.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Una strada di catrame, senza fine. Anzi, una fine ce l’ha: un precipizio vuoto. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“No, non riesco a vederlo.” Rispondo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Cosa vedi, riesci a dirmelo?” la voce è grigia, della stessa compattezza della neve del giardino della Casa.  Un bianco meno abbagliante, è più facile seguire le sue frequenze, mentre parla. Come mi ricorda il Creatore! </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Io vedo solo una strada che non porta da nessuna parte.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Posso sapere perché avevi con te il Libro della Vita e un revolver ?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Perché gli zombie muoiono solo se gli spari in testa. E il Creatore li ha messi fuori legge. Sono contro natura, le leggi scritte nel suo libro possono combatterli.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’Abitatore mi guarda, senza troppe movenze inutili delle pupille, che al contrario saettano senza sosta in modo inspiegabile negli occhi degli altri. Con lui riesco a non essere preoccupato.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Cosa sono gli zombie? Quegli esseri che ti hanno attaccato?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ma non ricordo cosa mi sia successo, se ho visto gli zombie, adesso non lo rammento.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non lo ricordi? Ti capisco, ciò che ti è crollato addosso è stato davvero terrificante.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Cosa mi è successo?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non posso dirtelo, dovrai ricordare da solo. È l’unico modo per non farti soffrire ancora di più.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Gli zombie? Sono stati davvero gli zombie?” la cosa mi angoscia, se esistono, allora qualcuno sta tradendo il Creatore.  </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Li stavi inseguendo, come li hai scoperti?” la sua curiosità si fa pungente. Cosa vuole da me? </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Nulla, vorrei solo aiutarti.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Perché sai quello che penso?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Per lo stesso motivo per cui tu conosci i miei archetipi individuali.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ma chi è quell’abitatore? Da dove viene, nessuno, oltre il Creatore mi ha mai parlato in quel modo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Conosci il Creatore? Puoi farmi tornare da lui?” gli chiedo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Lo conosco. Ma temo di non potermi avvicinare tanto da ricondurti nella Casa del Delta. Ti aiuterò a trovare la strada di casa, ma poi dovrai andare da solo.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ritornerò, ci sarà la punizione per aver preso il libro dallo scaffale proibito. Ma non m’importa, se questo tipo riesce a farmi ricordare la strada, tornerò subito a Viborg. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Perché sei vestito così? Perché sei senza divisa? quale gradino occupi della piramide?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non credo di occupare alcun gradino. Molti mi hanno messo su un piedistallo, solo perché conosco più cose degli altri, ma ne sono disceso subito.  E come vedi, ho tirato su questa baracca. Non tutti portano una divisa, né una giacca. Non sei uscito spesso dalla Casa del Delta, vero?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Perché non puoi portarmi dal Creatore?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ti ho detto, ti aiuterò a trovare la tua strada, ma una volta che sarai sicuro che sia quella giusta, andrai da solo.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non sei suo amico, vero?” comincio a comprendere.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non è un discorso di amicizia, ragazzo mio. Ci sono cose che ancora non si possono fare.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Il Creatore non ha amici.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Lo so, e non ne sono sorpreso.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Vogliono tradirlo.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Chi lo vorrebbe?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Quelli che hanno creato gli zombie.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Uhm, sì, l’idea non è campata in aria. E per quale motivo, però?” finalmente qualcuno che crede in quello che dico!</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Per infrangere le sue leggi.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“E’ vero, la stirpe del tuo Creatore ha plasmato la vita su questo mondo. Ma perché qualcuno dovrebbe cospirare per creare esseri così orribili?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Perché vogliono il suo potere.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Il suo potere?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Lui dà la vita. Ma non a tutti, e molti vogliono fare come lui. Ma non hanno il potere.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sai che ti dico, di tutte le persone  conosciute in questo mondo, tu sei uno dei pochi che dice cose interessanti.” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Mi credi? Mi credi quando ti dico degli zombie?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Gli zombie sono un’immagine di qualcos’altro e ho capito di cosa.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Dobbiamo avvertire il Creatore.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“No, lo avvertirai tu. Io non posso fare altro che riportarti verso casa.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non ti capisco. Non capisco se sei un suo amico oppure uno di quelli che gli hanno voltato le spalle.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Una volta eravamo amici. Ma oggi non credo si ricordi più di me.  Non gli ho mai voltato la schiena. Ma è una storia lunga e molto penosa, mio giovane amico.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non eri contro di lui, prima che rientrasse nel Giardino?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Adamo non mi è mai stato nemico, non ho rancore verso di lui. Spero che lui non ne abbia nei miei confronti. È stata un’era di distruzione e tutti abbiamo pagato un prezzo molto alto. Ma occupiamoci di te, amico mio. Come stai?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Mi fanno male tutte le ossa e ho la nausea. Voglio tornare a casa.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Hai combattuto in modo feroce per non finire nella trappola di quei mostri. Erano molto più grossi di te. È normale che i colpi ti abbiano fatto così male.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non ricordo nulla.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Per ora non sforzarti, quando ti sarai ripreso in pieno potremmo affrontare la tua storia.” </span></p>
<p><span style="color: #ffff00; font-size: small;">Esperienza 20</span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’abitatore che mi ha medicato le ferite, quello che ho visto per primo, mi indica la vasca da bagno. Ma che vuole? Se pensa che io entri in quella vasca zeppa d’acqua, andrà contro una grossa delusione. Io lì non metto neppure un dito.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Se t’imbarazza la mia presenza, vado via. Ma tu devi lavarti, sono giorni che non lo fai ed è necessario che lo faccia.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Tu sei pazzo! Guarda quanta acqua! No, io lì proprio non ci vado. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Insiste, quasi mi supplica. Ora però si fa più duro. Ma sarà pieno di meduse quel recipiente. Non voglio giocarmi il cervello!</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Gli stai mettendo troppa pressione, Gregorio, nel suo mondo dovrebbe pensare a come non finire nella pancia dei Kossegai, perciò le sue reazioni potrebbero essere esagerate.” Riconosco le frequenze morbide e calme dell’abitatore della musica.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“E’ necessario che si faccia almeno un bagno, Roy! Come gliele pulisco altrimenti le ferite?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Lo so, ma abbi pazienza.” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Si avvicina a me. Vuol costringermi a immergermi nel suo allevamento di meduse? Non mi avrà!  Raggiungo la porta, ma l’hanno chiusa. Ora capisco il loro piano. Vogliono infilarmi quelle cose dentro! Sono loro i padroni degli zombie! Creatore! Creatore, dove sei? Aiutami! </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“La situazione è complicata, Roy.” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“La porta è chiusa a chiave?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Certo, altrimenti sarebbe già schizzato fuori. È ci saranno almeno dieci gradi sotto zero.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Te lo avevo detto, non devi metterlo con le spalle al muro!”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Se scappa fuori, muore. È indebolito e forse ha la febbre. Ho dovuto chiudere.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Sei uno di loro, uno dei nemici del Creatore, lo so, altrimenti non saresti il capo degli zombie. Ora capisco perché non più memoria, me l’hanno mangiata le tue Meduse!</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ragazzo, calmati, non vogliamo farti alcun male. È solo un  bagno, acqua tiepida, guarda metto io il mio braccio.” L’abitatore delle medicine si toglie la camicia e infila il braccio sino al gomito.  Ovvio che lo hai ritirato su intonso, sei il loro allevatore, conosci tutti i segreti delle Meduse.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Aspetta Gregorio, forse ho capito.” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’abitatore della musica mi chiede: “Perché pensi che sia così pericoloso un bagno? Cosa ti ha detto il Creatore circa l’acqua?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Pensi che abbocchi alla tua esca? Ora mi dirai che non esistono le Meduse e io, fidandomi, ci entrerò. Così scatterà la tua trappola. No, non mi avrai!</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ma perché non capisce che vogliamo solo aiutarlo?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Gregorio, lui ha una sua visione della realtà, e non ho idea di quale sia, purtroppo. Ma non agitiamoci.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Voglio tornare dal Creatore!” urlò.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“D’accordo, ragazzo, non ho nulla in contrario. Ma prima dovresti medicarti le ferite, altrimenti s’infetteranno e non potrai più tornare dal Creatore, perché morirai.” Mi fa l’abitatore della musica. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non entro nell’acqua. È pericoloso.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Allora come pensi di poterle pulire le ferite?” fa l’altro.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“So che stai pensando, ragazzo. Credi che l’idrogeno dell’acqua possa ucciderti. In parte è vero, ma solo se sei nello stato d’energia.” Risponde l’abitatore della musica.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Credimi non voglio che ti faccia del male, ed per questo che vorrei pulirti le ferite.” Replica l’altro. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">La loro voce non è buia. La loro frequenza non flette su sfumature opache. Non mentono. Il Creatore mi aveva detto che, per lo stato della materia, l’acqua è innocua.  E ora la ferite che ho sparse un po’ dappertutto mi danno molto fastidio, vorrei grattarmi ovunque, la pelle mi va a fuoco. Se l’abitatore della musica dice la sua stessa cosa, è ovvio che segua le sue leggi, e non sia contro natura. Mi tolgo le bende, e l’altro abitatore mi aiuta. Mi fa un male pazzesco quando deve passarci il disinfettante, ma se segue la parola del Creatore, lo farà di sicuro a ragion veduta. L’abitatore della musica mi dà la sua mano, mi viene di stringergliela per il dolore, ma cerco di non farlo. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non preoccuparti, non mi farai male, e a te darà sollievo.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Prendo la sua mano e mi viene di strizzarla. Il suo viso, come promesso, non rimanda alcuna smorfia. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Accidenti, com’è profonda.” Fa l’abitatore delle medicine “Che razza di belve! Guarda questi morsi, Roy, sono ampi come il mio palmo.” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sì, vedo. Ma come stanno le ferite?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non sarà una cosa breve, alcune sono molto sporche, e ritardano a granulare il tessuto nuovo. Ma se continuo a pulire in modo regolare, possiamo guarirlo del tutto.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sii forte ragazzo, ci vorrà pazienza.” Mi rifà l’abitatore della musica, accarezzandomi il dorso della mano. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Devo essere sincero, amico mio, ti ammiro. Hai combattuto in modo strenuo con questi mostri, nonostante la ferocia con cui ti hanno attaccato.” Continua l’altro. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Il Creatore mi cura con la crema sulla pelle. Poi entro nella vasca della vita, quella in cui mi ha creato.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’abitatore delle medicine alza lo sguardo su di me, arricciando la fronte. Non sa come funziona la Creazione? Impossibile.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Lui ha una tecnologia medica diversa dalla nostra. Ma ti garantisco che ti aiuteremo anche noi.” Fa l’abitatore della musica. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il Creatore non mi fa mai soffrire. Queste medicazioni non le sopporto. Se non ci fosse l’abitatore della musica che mi accarezza la spalla e la mano, sarei già saltato giù dal letto. Cerco di ricordare quello che mi è successo, per distrarmi da quanto mi stanno facendo, ma non vedo nulla nel passato. Il Creatore sa come affrontare gli incubi e il buio,  invece ora mi ritrovo da solo, e non riesco a entrare in quella stanza scura. </span></p>
<p><span style="color: #ffff00; font-size: small;">Esperienza 15</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Che nottata infernale. Le ferite mi facevamo male e sentivo prurito da ogni parte.  Mi sono alzato, perché stare sulla schiena o in qualsiasi altra posizione, mi era impossibile. Nell’altra ala della casa qualcuno deve avermi sentito. Aspetta, vediamo chi è.</span></p>
<p><span style="color: #ffff00; font-size: small;">Esperienza 16</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Non è male l’abitatore della musica. Mi piace quando parla, la sua frequenza danza in modo chiaro e ritmico, senza sconquassi. È lui che mi ha sentito smaniare durante la notte. Non ha detto nulla si è seduto sul letto, dopo essersi assicurato che stessi meglio. Ha preso quel tubo coi fori e ci ha soffiato la sua aria melodiosa. Il dolore, ti sembrerà folle, ma si è affievolito. Vorrei sentire la mani del Creatore sul letto, che controllano se non ho sporcato. È un’abitudine ormai, lo ha sempre fatto, perché nei primi giorni dopo la mia creazione, non riuscivo a tenermi nulla. Ora non è più così, ma lui controlla sempre. Non è stato facile prendere in mano la situazione. Nello stato di materia divento un complesso di condutture con  liquidi più o meno vischiosi, e per i primi giorni sono stato un idraulico, la fatica è stata molta, ma ce l’ho fatta. Ora controllo ciò che succede nel mio corpo materiale. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Sento il Creatore mentre canta, pregando. La sua voce scorre in me come il più potente dei fiumi che passano nella Creazione. La stanza sembra svanire, e mi trovo sulle quote più alte del mondo. Il tono basso mi fa vibrare il petto e la pancia. Ho provato a inseguire il suo canto, ma arriva là dove io non posso andare. Se piango, quando mi canta vicino, smetto. Certe volte me lo promette, se eseguo le esercitazioni canta vicino al mio letto. La sua voce è il terremoto che solleva le rocce e disegna la faccia della terra. Gli zombie, le meduse e i traditori soccombono alla sua parola che si alza nel canto. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“A cosa pensi, con questi occhi così distanti da me? Al tuo Creatore, vero?” mi fa l’abitatore con la sua musica.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Voglio tornare da lui. Ora è solo, e anch’io lo lasciato.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non è colpa tua, ti hanno teso una trappola. Lui lo sa, e ti starà cercando.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Mi cerca? Davvero?” mi sollevo di scatto sui gomiti.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ne sono sicuro, e noi lo aiuteremo. Dammi qualcosa perché possa mostrargli dove ti trovi.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ma se puoi raggiungerlo, perché non mi fai venire con te?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ragazzo mio, è difficile da capire, lo so, ma purtroppo il tempo e il mondo di oggi non consentono l’incontro fra noi e il tuo Creatore.” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ma perché? Perché continui a dire che non potete vedervi?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Abbia pazienza, lo capirai anche tu.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Cosa vuoi portargli di mio?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Quello che tu pensi sia più opportuno”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Il mio diario. Me lo ha regalato lui, l’ho scritto per lui.” Non ci ho pensato sopra. Ma ora so che dovremo separarci. Digli tu dove mi trovo e che sono con brave persone. Digli che ho scoperto gli zombie e cosa vogliono fare. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sei sicuro di quanto dici?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Certo. Portategli il mio Diario e lui saprà che sono vivo e che voi siete miei amici.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sono contento di sentirtelo dire.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Come si usa quello strumento che stai suonando?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non lo conosci? È un flauto dolce. È piuttosto semplice, vuoi provare?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non ho mai suonato nulla.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Neppure io avevo mai suonato, prima di farlo”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Mi piace fare cose nuove.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Allora prova. Tieni” prende un altro strumento simile al suo, da un involucro di tessuto “Questo è nuovo e migliore. Ti sarà più facile imparare con un flauto di questa fattura.”</span></p>
<p><span style="color: #ffff00; font-size: small;">Esperienza 21</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ho ancora un po’ di tempo, prima di lasciarti nelle mani dell’abitatore della musica. Il Creatore ti leggerà e saprà dove mi trovo e che non corro pericoli. La tua è una missione molto importante. Da te dipende il mio destino. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Sto imparando con questo flauto. Mi piace, è bello sentire l’aria tramutarsi in suono.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Li sento ancora parlare dall’altra sala. Non mi piace origliare, ma li sento anche senza spiare. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Quella lampadina vivente ci porterà guai, Roy. Ho i rilievi dei contatori: c’è una grossa interferenza attorno a noi. Sembra qualcosa di divino.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sì, Peter, è lui, Alath. Ci sta osservando, ma non può far nulla.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Allora sa dove siamo, la nostra copertura è saltata, Roy, come fai a rimanere così impassibile?” fa il tipo femmina che si è presa cura di me la prima volta.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Perché il nostro ospite e il Duca sono legati con un filo segreto a qualcos’altro. Alath lo sa. E teme che il Duca e la sua giovane creatura scoprano quel legame.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ma un essere di luce è fedele agli dei, lo sappiamo, come intendi gestire il rapporto del nostro amico con Alath?” fa l’abitatore delle medicine.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Gregorio, è un Allaghè, appartiene a una specie diversa dai Koissegai o dagli altri esseri della luce che conosciamo.  La sua natura è ancora poco nota. Dall’esperienza che ho, posso dirti che forse il nostro ospite neppure sa chi o cosa sia Alath. Lui ama in modo viscerale il suo Creatore, il Duca, e credo che se Alath lo allontanasse da lui, causerebbe la reazione devastante dell’Allaghè. Per questo non osa ancora avanzare pretese sul genio della lampada del Duca.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“E’ un essere diverso dagli altri luminosi, Roy, di questo mi sono accorta anch’io.” Fa il tipo femmina di prima “è pauroso, animalesco, non sopporta le espressioni del volto. Mi ricorda un animale selvatico ferito, più che un essere di luce, e  non è aggressivo, a differenza dei suoi colleghi luminosi.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ti ho detto, nell’Era della Luce è una preda, una specie che preferisce girovagare libera per il cosmo, più che condensarsi in una civiltà. Il suo carattere nomade lo rende anche diverso e “selvatico” rispetto agli altri.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“A me ricorda un adolescente inquieto che non è mai andato a scuola.” Aggiunge l’Uomo delle Medicine “Però mi ha colpito la sua forza d’animo. È stato quasi sbranato vivo, e continua a cercare disperato il suo Creatore, perché, a suo dire, vorrebbe proteggerlo dai traditori.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Io non capisco cosa stiano dicendo. Riesco a seguire i loro discorsi, a trascriverli, ma non afferro il senso del loro parlare. Eppure potrei ripetere quanto si sono detti virgola per virgola, senza dimenticare neppure una parola. È la prima volta che scopro questa mia possibilità. Nella Casa non ne avevo bisogno, ripensandoci. I sottostanti e gli altri Interni, compreso il Creatore, non si parlano molto. E quando lo fanno in genere è per pianificare qualche missione. Poche parole, familiari, ho imparato a conoscerle prima ancora che vengano dette.  Qui è strano, sembra di essere al centro di un groviglio senz’ordine di suoni, movimenti, voci, e cose alla rinfusa, delle quale non comprendo lo scopo né l’utilizzo. </span></p>
<p><span style="color: #ffff00; font-size: small;">Esperienza 22</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ti incuriosiscono questi tessuti?” mi fa l’abitatore della musica. È entrato e io sto girovagando per la stanza, toccando gli strani pezzi di stoffa colorati che pendono dal muro. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sono lini creati da questo marchingegno.” Mi fa cenno di seguirlo oltre la porta. Non sono andato mai oltre la soglia. Lì dietro si riuniscono gli Interni di questa casa. Non posso andare dove ci sono le riunioni, il Creatore non vuole.  </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Seguimi pure, non rimanere lì.” Mi invita. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">No, non posso. Il Creatore si arrabbia.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Questa è casa mia, non del Delta.  E qui vigono le mie regole non quelle del Creatore.” Insiste.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Le sue leggi non posso violarle. Se quell’Abitatore vuol farlo, sono affari suoi. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ascolta, anche se qui ci riuniamo, non è un luogo interdetto, perché non contiene alcun oggetto o personaggio pericoloso per te. Capisco che il Creatore ti abbia dato delle regole, lo ha fatto per proteggerti, ma qui non è necessario, non siamo pericolosi per te.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Non ha torto. In effetti non ci sono schermi, né portali diacronici, non ci sono neppure gli Esterni, gentaglia con l’aria da superiore, simili agli Interni e agli Abitatori della Creazione, ma dalla pelle più bianca delle neve di Viborg. Le sue parole non sono raspose, non vibrano su un’onda color pastello, perciò non sono da temersi. Lo seguo. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">La Casa è tutta lì, in quella sala. E i colori si inseguono io modo caotico un po’ ovunque, sui tessuti stesi in un angolo, su alcune tavole di legno appese, e su quelle forme attorcigliate di vetro, che non ho idea di come facciano a essere bottiglie. Però sono belle, di un blu profondo, come l’acqua del mare di Skange. E sulla pelle sembrano ghiaccio caldo, piacevole. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Che strano odore! Scatto portandomi una mano sulla bocca. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Cosa c’è?” mi fa l’abitatore della musica, avvicinandosi.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Non è un cattivo odore, ma non so cosa lo produca. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Qualcosa che si brucia, come in giardino quando i Sottostanti Guardiani inceneriscono le sterpaglie per pulire.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’abitatore risponde: “In effetti il caminetto sta bruciando del legno. Mai visto un caminetto?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Tengono una fiamma accesa in casa, come gli Interni. Il Creatore ha la fiamma più potente, al centro del suo Laboratorio. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Lo usate per le Benedizioni della Casa?” faccio “Quando avete la prossima?” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ti riferisci ai Riti Augurali che si tengono nella Casa del Delta? Amico mio, noi non siamo pratici di quelle cose. Adamo le sa fare bene, e ci basta che sia lui a svolgerle. Qui il fuoco ha solo la funzione di scaldarci.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Qualcuno è come me, perché ha fatto dei disegni.” Dico, accorgendomi di alcuni fogli sul tavolo grande in mezzo alla sala. “è un Coesistente?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non ci sono Allaghè qui, oltre te, amico mio. Ma a qualcuno di noi piace disegnare, questi li ha creati una ragazza con molta fantasia, è il primo abitatore femmina che hai incontrato.” Il suo volto è tollerabile, ma adesso si arriccia in modo preoccupante:  “Anche tu disegni? Mi piacerebbe che facessi qualche schizzo per noi. Abbelliremo la nostra casa.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sì. Quando sono solo disegno. Al Creatore piace guardare quello che ho fatto, quando torna dalle sue missioni.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sei un tipo tutto strano. Un Allaghè che disegna, che combatte, che vuole imparare a suonare, davvero mi piacerebbe molto conoscerti di più. E sì, anche a me farebbe piacere che tu disegnassi. Abbiamo molti fogli, con  matite e colori. Non devi chiederci nulla, quando te la senti, prendi e libera la tua fantasia.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Perché sono strano?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“In genere un Allaghè non fa tutte queste cose. Non si è mai visto.  Si accontenta delle Poesie che neppure trascrive, ma detta direttamente a sé stesso, nella sua memoria. E di andarsene a zonzo nell’aria cosmica. Però tu sei il primo Allaghè giunto nella Creazione dopo eoni. E forse ti stai adattando al regno della materia. ”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Il Creatore mi ha insegnato a combattere. Anche a scrivere e a leggere. A disegnare invece, ho fatto da solo, ma a lui è piaciuto.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Il Creatore ti ha insegnato tutto quello che devi sapere sul mondo, vero?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sì. Mi ha fatto vedere come devo fare quando compio il passaggio di stato dalla materia all’energia, per non farmi male. Mi insegnato a correre nel tunnel d’accelerazione, e mi ha fatto capire come usare le frequenze degli archetipi.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Credo che ti abbia insegnato ben più di quello che serve per vivere qui.” Accenna a una smorfia, pur contento di parlarmi. È un movimento del volto simile a quello del sottostante Boromir, ma ciò che lo accompagna è molto diverso. La smorfia dell’abitatore Boromir e quella dell’abitatore della musica, sono quindi due cose diverse.</span></p>
<h3><span style="font-size: large;">Alessandra Biagini Scalambra</span></h3>
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		<title>I RACCONTI DI VIBORG 09 &#8211; OLTRE LO SPECCHIO: DIARIO DI 21 &#8211; PARTE TRE</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 23:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il principio del Creatore - L'inno di Adam]]></category>

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		<description><![CDATA[Esperienza 7 Dopo un po’ di riposo, sono di nuovo qui a scrivere. Il cane è un abitatore, come un uomo. Cane e uomo hanno contenitori diversi, ma tutti e due si muovono nel medesimo modo: salire e scendere. Lo so perché ho preso un libro dal Laboratorio del Creatore: “Etologia, principi e sistemi del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ffff00; font-size: small;">Esperienza 7</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Dopo un po’ di riposo, sono di nuovo qui a scrivere. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il cane è un abitatore, come un uomo. Cane e uomo hanno contenitori diversi, ma tutti e due si muovono nel medesimo modo: salire e scendere. Lo so perché ho preso un libro dal Laboratorio del Creatore: “Etologia, principi e sistemi del comportamento animale.”  Nella creazione Abitatori con contenitori diversi sono uguali nel comportamento. Potrei dire che c’è un insieme di entità, gli Abitatori della Creazione, e un suo sottoinsieme, con i diversi tipi di contenitori.  Due cerchi concentrici, così:</span></p>
<p><span style="font-size: small;">(mettere disegno dei cerchi)</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Anche i ratti bianchi del Laboratorio (ne ho quattro nel mio alloggio, me li ha lasciati prendere il Creatore) dividono questo medesimo stile di vita.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Oggi li ho lasciati liberi per la stanza. E ne ho sollevato uno per uno, guardando bene sotto le zampine. Anche loro replicano il discorso del fiore e del polline. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sì, anche i topi sono divisi in due sessi.” Mi ha confermato il Creatore. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Io e i quattro ratti siamo diversi. Così comincio a capire le parole di Boromir: “Io e te siamo due cose diverse” Però, a differenza del sottostante Boromir, posso dire di avere  una cosa in comune con i ratti: sono anch’io in una gabbia.  Mi piacciono i contenitori dei ratti, sono soffici, bianchi. Il Bianco è la luce madre, matrice  delle altre luci. Le stelle sono bianche quando stanno per fertilizzare un nuovo universo. La trasmissione dell’Esperienza è bianca.  Il Creatore è bianco. Dentro il bianco c’è il nero. Da lì nessun segreto fugge. Dal cuore del bianco, il nero, nulla può andare violato. Nel Creatore c’è un’anima di nero, dalla quale nessun raggio emotivo sembra fuggirgli. Le parole della Trasmissione sono nere, e si propagano ovunque. I Coesistenti sono contenitori bianchi e neri sono i loro occhi. Anch’io sono così. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Torniamo sul luogo dell’uccisione di quel Cane?” chiedo al Creatore</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Sta lavorando con delle carte sulla scrivania del Laboratorio. Si ferma, per rispondermi: “Non possiamo perdere tempo sul cadavere di un cane.” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Se facessi delle indagini, scopriresti subito com’è morto.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non posso fare un’autopsia a un cane, e poi cosa c’è che t’interessa nella morte di quella povera bestia?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ora espongo la mia teoria: “è un Abitatore, e non ha più energia. Il suo contenitore è abbandonato nell’acqua. Le meduse gli hanno succhiato il cervello.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Adesso capisco, sì.” Scosta la sedia e si alza: “Ventuno, le meduse non sono un pericolo per chi abita nella Creazione. Lo sono per te, perché interagisci in modo diverso con questo mondo, ma per un cane, l’acqua di un lago è innocua.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Il suo contenitore è vuoto, e sta nell’acqua, perciò lo hanno succhiato le meduse.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“No, non è così. Sarà morto di freddo, o di una malattia qualsiasi, ma le meduse non c’entrano nulla.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Gli zombie non l’hanno toccato.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Gli zombie non esistono.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Arrivano quando c’è un contenitore che ha una perdita d’energia.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il Creatore non fa smorfie sul viso, a differenza dei sottostanti. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Se gli zombie non l’hanno mangiato significa che quand’è morto aveva ancora tutta la sua energia in corpo, le meduse lo hanno preso per questo.” Continuo nella mia ipotesi, forse lo sto interessando al caso. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il Creatore non ride, non emette alcun sospiro, solo mi guarda. Non so cosa stia pensando, il suo nero è troppo dentro di lui per recepire qualche raggio emotivo. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Va’ a preparati per l’esercitazione, Ventuno, non distrarti con queste sciocchezze.” Mi fa. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Perché quell’ultramurale femmina mi ha sorriso? Voleva dirmi anche lui che era una stupidaggine, indagare sul cane morto? Oppure era contento che mi stessi occupando del caso?  </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ti saprò dire poi. Questa è la notte prima dell’esercitazione. Il Creatore passerà fra non molto per assicurarsi che abbia spento la luce e stia riposando.</span></p>
<p><span style="color: #ffff00; font-size: small;">Esperienza 8</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ho qualche minuto, prima di seguire il Creatore verso il tunnel. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">La notte è stata piena di incubi orribili. Il contenitore del cane era stato accerchiato da strane entità, non di questo mondo, che banchettavano succhiando la sua energia residua, aprendo le carni marce. La loro voce era rosso pallido, con riflessi di piombo,  ma non trasmettevano frasi sensate, quanto gridi lunghi, ripetitivi, alternati a battiti metallici. Il cane era ridotto a un sacco di pelliccia e basta, sembrava che avessero liquefatto persino le ossa durante la suzione. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">È venuto il Creatore a svegliarmi, mi ha portato nel Laboratorio, dove mi sono vestito. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Che forma ha il contenitore delle meduse?” gli chiedo, ancora frastornato per via degli incubi.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sono entità atomiche.” Replica.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“E gli zombie, che tipo di contenitore hanno?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ti ho detto che gli zombie non esistono.”  Mi fa, passandomi la tuta.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Odio questa cosa, ci impiego ore a infilarmela, e mi fa male alle dita ogni volta che la tiro su!” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ti protegge quando effettui il passaggio di stato energia-materia.” Risponde “questo mondo non possiede uno stato di plasma per poter assorbire il tuo impatto, perciò potresti farti male una volta ritornato materia.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ho letto che gli zombie prendono il contenitore di un altro, e lo abitano.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Dove lo hai letto?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“In un tuo libro, Riposate in Pace, credo s’intitolasse.” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ma è un libro di quando ero ragazzo. Ci sono scritte fesserie. Non credere a tutto quello che leggi.” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ma in un altro libro c’è scritto che esistono entità che prendono il contenitore di altri, alla loro morte. Per esempio ci sono abitatori che prendono la conchiglia di altri abitatori morti nel mare.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“I paguri e i crostacei sono animali e sono diversi dagli zombie dei romanzi.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Appena finii di calzare la tuta: “Ora basta parlare di sciocchezze, concentrati sull’esercitazione.” Mi fa. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ma se una cosa non esiste, tu la crei, vero?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Adesso piantiamola di parlare, abbiamo un compito.” Replica.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Potresti creare uno zombie.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Potrei. Ma gli zombie vanno contro natura.” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Finalmente mi ha detto qualcosa!</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Se gli zombie vanno contro natura,  si spiega il mio orribile sogno. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ora vado. Il Creatore è tornato, dobbiamo andare verso l’acceleratore. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Siamo sempre soli io e lui, quando debbo incanalarmi nel tunnel. È quasi un rituale: il Creatore mi saluta con la mano sulla guancia. Credo sia l’unica volta che vedo qualcosa provenire dal suo nero, oltrepassare la madre bianca e raggiungermi. È piacevole. </span></p>
<p><span style="color: #ffff00; font-size: small;">Esperienza 9</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Non posso vedere gli zombie in riva al lago, al contrario delle meduse che scottano al di sotto della superficie d’acqua,  perché sono entità contro natura.  L’unico modo per percepirle è in un luogo dove la legge del Creatore sia diversa, cioè nei sogni. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">È entrato nella stanza. Ha fra le mani alcuni fogli: “L’esercitazione è riuscita con ottimi risultati. Sei stato bravo, Ventuno. Meriti un giorno libero.”  La soffice luce della sua voce mi rende contento, perché lui è contento. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Usciamo in riva al lago, un’occasione per perlustrare ancora il luogo della morte del cane nero.  Mentre cammino sulla sponda, noto un ultramurale che avanza con passo aggraziato. È il tipo femmina che ho incontrato l’altro giorno. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Inchina il collo, e si porta la mano sul berretto per salutare il Creatore: “Vostra Altezza.” Fa.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Lui abbassa la testa, come per dire: “Va bene.” Lo fa sempre anche con me. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Una scoperta orrenda! </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Hanno rubato il contenitore!” dico.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’ultramurale mi guarda spaesato, e il Creatore alza gli occhi al cielo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Quale contenitore avrebbero rubato?” fa il tipo femmina.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il Creatore: “Lasci perdere. Ventuno, andiamo.” Mi fa.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Il cane. Il cane!” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Uh, sì, sì. Non preoccuparti, è stato il servizio veterinario a rimuovere il corpo di quella bestiola. Lo hanno sepolto in un cimitero per animali.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“La ringrazio, Agente.” Bofonchia il Creatore “Adesso vieni via da lì, Ventuno, o t’inzupperai.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Perché t’interessava tanto quel cane?” mi fa l’ultramurale</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Perché lo hanno ucciso per rubargli la sua energia. Sono state entità contro natura.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Mi guarda stranito e poi: “E tu avresti un’idea di chi sia stato?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Te l’ho detto, entità contro natura.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“D’accordo, ma com’erano fatte queste creature?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il Creatore intervenne: “Agente, la ringrazio, ma adesso credo che basti.” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’abitatore reclinò il viso: “Come volete, Altezza, vi auguro una buona giornata.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Si rivolge a me: “Ventuno sono stanco di questa storia. Finiscila con questo cane, o non ti faccio uscire per tre giorni.”</span></p>
<p><span style="color: #ffff00; font-size: small;">Esperienza 9 (ancora)</span></p>
<p><span style="font-size: small;">È tutto pronto. Ho messo nello zaino i panini che ho fatto di nascosto con la cena, la sciarpa, una coperta, i calzini di scorta e te, ovviamente. Ah, dimenticavo, il cane di pezza. Me lo ha regalato il Creatore, mi farà compagnia. Non capisco perché nessuno comprenda l’importanza della morte del cane nero.  Andrò al Lago e cercherò qualche prova da portare al Creatore, in questo modo mi crederà e se trovo qualche traccia del loro contenitore, sarà in grado di replicare gli zombie, così come ha fatto con il mio contenitore.  Devo prendere dei sacchetti di plastica per metterci quello che troverò. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ora vado. A risentirci.</span></p>
<p><span style="color: #ffff00; font-size: small;">Esperienza 10</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Pensavo fosse difficile, invece hanno dormito tutti, come volevo. Il Creatore non è in casa, perciò ho approfittato per uscire adesso. Se ci fosse stato, non avrei potuto addormentare le guardie. La sua frequenza interferisce con la mia e si accorge di quello che faccio.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">È notte. Sono sul luogo dove ho travato il contenitore del cane morto. Non ci sono più tracce del suo corpo. Solo qualche pelo su un tronco. Lo raccolgo. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Devo trovare il tipo femmina,  sa dov’è stato portato il cane, lo ha detto prima. Se trovo il suo contenitore posso dimostrare che gli zombie lo hanno attaccato e ucciso. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Mi metto alla ricerca. Ci vediamo poi.</span></p>
<p><span style="color: #ffff00; font-size: small;">Esperienza 11</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Sono rimasto attorno al luogo del ritrovamento. Mi sono accorto che non tutto è andato perso di quel cane. Alcuni suoi atomi devono essere sfuggiti, e ora sono irretiti nella realtà del Lago. L’energia residua dei suoi elettroni è molto debole, ma riesco a sentirla lo stesso in modo chiaro. La luce colpisce i miei fotoni, e sento in modo distinto quella forza che sta scemando, sulle rive del Lago.  Se mi sforzo posso recepire questi fotoni residui, e leggere le loro esperienze. Ora ci provo. L’energia è molto debole, ma è possibile tirar fuori qualcosa. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Capto ogni fotone residuo. Ecco cosa mi trasmettono. Un attacco, in piena notte, ombre scure emergono dal lago e dal bosco, accerchiano il cane, si trova da solo e i nemici sono tanti. Non può indietreggiare, comincia a comprendere, cosa sta per succedere. Ma non è solo quel cane. Ci sono altri fotoni che non appartengono alla sua onda. Non riesco a capire, adesso. Devo districare queste particelle. È come guardare in un ammasso di spaghetti conditi. Tutti i sensi accorrono per dividerli in bocca. Devo cercare di individuare ogni singolo sapore di ognuno degli spaghetti. Ma quello che trovo è strano. Non è solo il cane, a essere accerchiato,  ci sono altri abitatori, contenitori diversi.  Gli zombi sono diversi. I fotoni sono più potenti, veloci. Aggrediscono le loro prede. Questa parte di terra e acqua è un mattatoio. C’è sangue dappertutto. Ma il mondo è tagliato fuori dagli eventi. Nessuno sente l’orrore che sta accadendo. La luce degli zombie ha isolato questa zona di terra.  Ma mi accorgo che la luce è troppo potente, per essere solo un residuo di un’energia predata. </span></p>
<p><span style="color: #ffff00; font-size: small;">Esperienza 12</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il Creatore è una sbarra di uranio incandescente. La sua ira illumina di un sinistro verde rosso nero ogni sua smorfia. È furioso con me. Sono uscito senza permesso, addormentando le guardie. Il Sottostante Boromir vorrebbe colpirmi, sento la radiazione del suo sangue che s’arroventa nelle vene. Ma la forza del suo astro centrale lo blocca. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non volevo che t’arrabbiassi.” Dico.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ma ti rendi conto di quello che hai fatto?” sta per esplodere.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non mi rendo conto del perché nessuno si occupa di quel cane.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ancora con la storia del cane? Adesso mi sono stancato della tua disobbedienza! Boromir, portalo in camera sua e che ci rimanga per tre giorni! Niente dolce, niente bibite, che mangi solo il necessario! E se insisti con questa storia devo prendere provvedimenti più dolorosi, mi sono spiegato?” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Non capisco perché non mi da retta. La questione è della massima importanza, ma sembra non accorgersene. Il Creatore sa quant’è importante affrontare gli zombie, perché lo ha detto lui, sono contro natura. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ti ho portato le prove che cercavi. Sono stati gli zombie.” Ripeto, sperando di attrarre la sua attenzione.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Boromir esci!” Ordina.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Poi mi strattona “Ora siamo soli. Dimmi perché continui in questa follia?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">La sua attenzione l’ho raccolta, anche se non credo sia positivo. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Io devo mettere pace alla morte di quel cane.” Dico afferrandogli le mani.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non è il tuo destino. Non sei parte di questo mondo.” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Gli zombie non sono di questo mondo.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Gli zombie non esistono, Ventuno.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il Creatore caccia i demoni, dà vita ai morti, sa il corso delle stelle. La sua parola è la realtà. Perché allora mi dice questo? Perché gli zombie non esistono nelle leggi del Creatore.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Affondare nel mare senza urlare. Questa è la vittoria su te stesso.  Il Creatore non abbandonerà il suo mondo, quando sembrerà che tutto affondi. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Gli zombie non esistono perché sono lontani dalle tue leggi.”  Continuo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Mi sono sorpreso udendo la sua voce cedevole “Ventuno, nessuno può vivere al di fuori delle mie leggi.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Per questo loro non vivono.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sono stanco di queste tue fissazioni.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non possono vivere senza la tua Regola, perciò hanno ingannato la realtà.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il suo volto non traspariva luce, il gorgo nero che lo riempiva non emetteva alcuna emozione nei confronti delle mie parole. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Che cosa vuoi dire?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Loro agiscono al di fuori della natura di questo mondo. Io li ho percepiti perché sono della loro stessa sostanza.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Se fossero esseri di luce li avremmo di certo intercettati.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Se sono come me. Ma loro non sono come me.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ventuno, è stato un incubo, lo vuoi capire? Solo un brutto sogno.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ti ho portato le prove.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“E sia, dammi pure le tue prove, così la finiremo con quest’assurdità.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sul luogo dove giaceva il contenitore del cane morto c’è un’ attività atomica insolita.  Sono gli atomi del cane che perdurano nel luogo della sua morte.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“E allora? È normale, un corpo lascia sempre una scia di molecole.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non c’erano molecole. Atomi.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Se ci sono molecole ci sono atomi.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il Creatore mi fissa negli occhi. Sento freddo. La sua luce è forte, mi scava dentro, è un’onda dura, con un suono simile al metallo. Abbasso lo sguardo perché ho troppo freddo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ventuno, manderò un tecnico in quel luogo, e gli farò rilevare la radioattività di fondo del terreno. Consideralo un premio per l’ottima esercitazione che hai eseguito. Ma non esagerare. Se il tecnico mi porterà risultati neutri o negativi, questa storia deve essere chiusa, non tollererò deroghe.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Siamo in camera. Mi avvicino alla gabbia dei ratti, devo dar  loro da mangiare. Li metto uno per uno sul pavimento, e loro si sparpagliano, per sgranchirsi le zampe. Il Creatore prende la memoria che sorveglia la mia stanza, con i dati, come ogni giorno. E mi lascia solo.  </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il tecnico non risolverà nulla. Solo io posso percepire quei corpuscoli residui delle onde elettromagnetiche. Debbo osare ancora. Aspetterò il momento buono per uscire un’altra volta. Il Creatore non merita di esser colpito alle spalle. È sempre solo, e deve difendere questo mondo da forze contrarie.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ti lascio, perché devo informarmi sul come si combattono gli zombie.</span></p>
<p><span style="color: #ffff00; font-size: small;">Esperienza 13</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ho pianificato la ricerca:</span></p>
<p><span style="font-size: small;">1) L’entità abitatore di un ciclo chiamato “Il Vendicatore dei Sogni”  in due sue storie ha affrontato i morti viventi. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">In “Il Ritorno del Maledetto” affronta il corpo di un condannato a morte. Le scene sono disegnate in modo chiaro. Il nemico si affronta con un’ascia, che l’ente ruba da una caserma dei pompieri. Non riuscirò mai a raggiungere il garage dei Pompieri del Creatore. Una volta mi ci ha portato, ma è troppo distante. Userò la mia spada. L’ha forgiata il Creatore, perciò non sbaglierà un colpo. Nella seconda storia invece l’ente fronteggia l’orda di zombie fuoriuscita da una specie di centro sperimentale con un revolver. So usare quell’arma. E so dov’è. C’è la stanza delle guardie, dove Boromir custodisce le pistole per il tiro a segno. Vado lì con il Creatore a prenderla, quando devo esercitarmi. Non mi sarà difficile venire in possesso del revolver.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Quindi avrò con me due possibilità :</span></p>
<p><span style="font-size: small;">1.a la spada</span></p>
<p><span style="font-size: small;">1.b il revolver</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Punto sull’uso della spada, tenendo il revolver per i tiri a distanza, dove non bisognerà scoprirsi in campo aperto.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">2) La Libreria Proibita. É divieto assoluto per me di accostarmi alla libreria proibita del Laboratorio. Ma il Creatore ha scritto il più potente trattato sulla vita, e lo custodisce in quegli scaffali. Nella sua opera sono descritti i passaggi fondamentali della creazione. Lui sa come resuscitare un morto, creando una nuova fase vitale nel suo contenitore. Sa come affrontare ciò che è morto e rivitalizzato, perché è  un atto contro la sua legge. In quel libro perciò saranno raccolte le formule di cui ho bisogno per affrontare e spaventare gli zombie. La parola contenuta nel libro è quella del Creatore, riporterà legge nella natura e la pace nella morte di  quel cane. È forse l’arma più potente che devo portarmi dietro. Lo scaffale interdetto si trova nello studio privato del Creatore, dietro la sua scrivania. Quando non è in Laboratorio, il suo studio è sempre chiuso. Nessuno può mettervi piede. Ho un piano. Ascolta.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Tra non molto andrò in Laboratorio per alcune analisi. Non appena il Creatore volgerà la sua attenzione su qualcosa di più urgente, prenderò il libro e lo nasconderò nello zainetto. Poi mi riporterà in camera e potrò studiarlo.  </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Riassumendo, avrò a disposizione: la spada, il revolver, la parola del Creatore. Sarò in grado di fronteggiare il nemico.</span></p>
<h3><span style="font-size: large;">Alessandra Biagini Scalambra</span></h3>
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		<title>I RACCONTI DI VIBORG 08 &#8211; OLTRE LO SPECCHIO: DIARIO DI 21 &#8211; PARTE DUE</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 23:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il principio del Creatore - L'inno di Adam]]></category>

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		<description><![CDATA[Esperienza 4 Caro Coesistente, l’ente Boromir mi ha detto di vestirmi in fretta, e non fare domande. È  rude di modi, non parla se non è necessario, esegue gli ordine del Creatore come se fossero il suo stesso sangue. Mi ha preso per un braccio, quasi fossi un ladruncolo, e trascinato oltre il corridoio. Gregg, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ffff00; font-size: small;">Esperienza 4</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Caro Coesistente, </span></p>
<p><span style="font-size: small;">l’ente Boromir mi ha detto di vestirmi in fretta, e non fare domande. È  rude di modi, non parla se non è necessario, esegue gli ordine del Creatore come se fossero il suo stesso sangue. Mi ha preso per un braccio, quasi fossi un ladruncolo, e trascinato oltre il corridoio. Gregg, per lui sovrastante, lo ha ripreso: “Lascialo, non è una belva feroce!”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sì, Capitano, ma non vorrei sorprese.” Replicò.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Dopo non si dissero più nulla. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“So camminare da solo!” urlai.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’ente Bormir è una sfera rosso vivo, che si muove in modo rapido ma regolare con un’orbita precisa attorno a una sfera di proporzioni di migliaia di volte maggiori blu scura e nera, che saetta colpi di luce arancione vivo e color sangue.  Attorno a quell’immensa sfera gravitano milioni di altre piccoli globi, così è l’Esperienza del Delta, il cui astro al centro è il Creatore. Io mi sento come una stella cometa, che l’attraversa, e rimane irretita dalla gravità del suo astro maggiore. Se osservi l’Esperienza della Creazione ti accorgi che tutti gli enti che l’abitano, cercano il proprio punto di attrazione centrale, un astro che trattenga il loro turbinoso destino. Salgono e scendono in quella piramide sociale, e in questo moto convulso, devono orbitare non troppo vicini a una stella, per non rimanere bruciati, ma neppure troppo lontani, altrimenti raggelerebbero. È la loro natura, la loro conoscenza , tutto ciò mi crea un po’ di tensione. Non mi è semplice inserirmi in quest’Esperienza. Non ho in memoria realtà simili. I coesistenti non mi hanno trasmesso questa conoscenza. Ma attendono la mia trasmissione. Posso solo ricalcare i movimenti degli abitatori di questa dimensione, sperando di capirli. Spesso però li imito senza comprendere il valore di quello che faccio. Salire e scendere la scalinata virtuale degli abitatori, non mi è semplice, spesso non riesco a capire chi  è un sottostante e chi un sovrastante. Percepisco la loro distanza dall’astro centrale, ma non sempre intuisco la loro posizione. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il Creatore è molto caldo, stargli troppo vicino significa farsi male. Ma certe volte penso che sia lui a decidere quando provocare dolore.  Mi fa paura. È come se fosse un predatore che si agita sotto la superficie dell’acqua, cercando la sua preda fra le creature che prendono aria sotto dagli abissi. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Devo andare, sento il campo elettromagnetico scombussolato, credo che ci siano degli abitatori nei paraggi. Ci sentiamo dopo. </span></p>
<p><span style="color: #ffff00; font-size: small;">Esperienza 5</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ciao. Nella Creazione un abitatore interagisce con la tua frequenza elettromagnetica come un sasso che cade nell’acqua. Boromir è un grosso sasso. Penetra nella maglia delle mie frequenze sfilacciandola, mi sento graffiare nella mente quando percepisco il suo tonfo. È entrato nella stanza, mi ha guardato come sempre, con perplessità, perché sento il suo varco elettromagnetico molto prima degli altri abitatori, e mi aspetto il suo arrivo. Poi ha ringhiato un “Muoviti, devi venire con me.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’ho seguito, senza storie. Nonostante a lui non sembra piacergli, gli ho parlato.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Tu non senti quando qualcuno sta arrivando?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Che diavolo vai dicendo?” bofonchiò</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Cosa percepisci quando qualcuno ti sta cercando?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Tu e io siamo due cose diverse. E non ho tempo per rispondere a queste stupidaggini. Forza, aspetta qui vostra Altezza.” Mi disse, arrivati nel Laboratorio del Creatore.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Mi lasciò da solo. “Siamo due cose diverse” questo l’ho capito.  È da quando sono venuto al mondo che tento di provocare gli atomi degli abitatori, ma nessuno mi ha mai risposto. È come se io fossi l’unico a parlare la lingua degli atomi. Il Creatore mi ha parlato di questo, dicendo che la Creazione non prevede l’uso della luce. Infatti l’aria si muove attraverso il suono, e tutto nella memoria degli enti simili al Creatore, vibra su quell’onda.  Nessuno qui, utilizza la luce.  Quindi se io uso la luce e gli altri il suono, io e gli altri siamo cose diverse? L’ho compreso, anche se non riesco a capire perché io sia qui, allora. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il Creatore vuole portare i miei esercizi su un livello più alto. “Andrai oltre la luce, ma questa volta devi immagazzinare ciò che vedi e replicarlo in determinate fasi dell’acceleratore.” Mi disse. Mi portò davanti a una simulazione del tunnel d’accelerazione e ne isolò una sezione: “Questa  è la TS3, identica alla TS9 e alla TS12. Ti invieremo degli sciami di particelle, e il tuo compito sarà di assimilarne la natura e replicarli nelle fasi che vedi. La precisione con la quali riporterai le particelle ci indicherà il livello della tua crescita. ”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il Creatore gestisce la mia esistenza qui. Non ho fiatato sui suoi piani. Mi piace che lui mi reputi in grado di un salto qualitativo degli esercizi.  Solo lui sa cosa significa “crescere” in questo mondo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Non appena inizieremo, lo saprai. Nel frattempo mi lascia riposare.</span></p>
<p><span style="color: #ffff00; font-size: small;">Esperienza 6</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ho avuto una giornata libera, fuori dal Laboratorio. Ho passeggiato tutta la mattina con il Creatore. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ci sono alcuni Abitatori diversi dai sottostanti del Creatore. Non ho capito bene cosa siano, ma anche loro salgono e scendono in modo frenetico dalla scalinata virtuale. Sono i viventi di Viborg, la città del Creatore. Pulsano oltre le mura della Casa.  Gli ultramurali. Sì, credo che qui dentro sottostanti e sovrastanti li pensino come “Ultramurali”.  Sono diversi dagli Interni, i sottostanti del Creatore. Più mingherlini, alcuni hanno un contenitore simile al mio. Talora sono sinuosi, dai capelli lunghi, raccolti, e con una voce stridente, più simile alla mia che a quella del  Creatore. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Maschi e femmine, così è suddivisa la specie degli Uomini.” mi ha detto. Non l’ho compreso questo discorso. Non solo salgono e scendono da un’impensabile scalinata virtuale, ma si sono  anche fratturati in due file parallele. Oltre le mura si trova l’altra metà degli Abitatori, dunque. Mi piacerebbe capire come funzionano le cose, lì. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“A cosa servono due tipi della stessa specie?” ho chiesto.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il Creatore: “A perpetuare la propria stirpe.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Cioè?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Unendosi, generano un terzo individuo, che ha in sé le caratteristiche dei due genitori.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sembra complicato.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“E’ così per evitare il propagarsi di malattie genetiche.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“I Coesistenti non propagano malattie, eppure non c’è questo scambio di corpi.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ogni vivente ha la sua strategia riproduttiva.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Come avviene?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Mi ha guardato un po’ perplesso, ma il Creatore non si fa mai scrupoli nello spiegarmi come va il mondo, così: “Un maschio, dotato di un apparato particolare, deve incontrare una femmina, che ha la capacità di accogliere il suo seme. Pensa a un ape che impollina la corolla di un fiore. La femmina è il fiore.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Il polline chi lo porta, la femmina o il maschio?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Il maschio. Un Allaghè, uno della tua specie, produce polline e fiore insieme, e non ha bisogno di incontrare nessuno. Ma qui le cose devono essere separate. Ogni animale, pianta è diviso in due sessi.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Capito. Un operaio deve avvitare un bullone, mentre un altro deve limarlo. Nessuno però saprebbe fare l’uno il lavoro dell’altro.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Si chiama “specializzazione”, infatti.”  Replica. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ora capisco.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Compreso il motivo di una simile divisione (non molto, però), posso guardare agli ultramurali con maggiore consapevolezza.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Stavo cercando di capire su quale fronte porre uno di loro, vista la sua linea esile, i capelli corti e biondi, la voce acuta ma aggraziata, quando si è fatto vicino al cane semisommerso. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Da quanto tempo questo poverino sta qui?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Da Ieri notte!” faccio subito.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il Creatore udendo la mia voce si volta subito e: “Ventuno, torna immediatamente qui!” era come terrorizzato che stessi tanto vicino a un abitatore ultramurale. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sei femmina?” chiedo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’Ultramurale mi pare spaesato. Ma sembra divertito dalla mia richiesta e: “Tu cosa pensi?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Una domanda a una domanda come risposta. Se fosse un Interno Sottostante l’avrei detto molto maleducato. Ma fuori dalla mura forse vigono leggi diversi. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Io non saprei. Di femmine non ne conosco. A dire il vero non sapevo neppure che ci fossero i maschi.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’Ultramurale ride: “Ho capito. Tu devi essere nato laggiù.” Indica la Casa “Ma sei mai uscito, prima?” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Non capisco se ride perché è contenta oppure perché ho sbagliato qualcosa e mi prende in giro, come fa Boromir, comunque sia, rispondo: “Certo che sono uscito. Con il Creatore.” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il Creatore non ride, quando riesco in un’esercitazione so che è contento.  Ridono i sottostanti. È molto difficile che il Creatore risponda in quel modo a un sentimento. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Udii la sua voce tuonare “Ventuno!” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Credo che Vostra Altezza il Duca, ti stia cercando .” fece l’Ultramurale. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sì, ho sentito. Ora vado. Ma perché porti una pistola? Sei un soldato?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sono un agente di polizia, e sono una femmina. Ora va’, altrimenti penseranno che voglia disobbedire al Duca.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Infatti sono tornato e per poco il Creatore non mi suonava la sua ramanzina sul tipo “non devi allontanarti da me, non parlare con chi non conosci, non sai quali pericoli ci siano fuori Viborg.” Per fortuna era impegnato con un ultramurale vestito come la femmina incontrata prima, solo con dei gradi in più sulla manica della giacca. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Chi ha ucciso il cane?” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Quale cane?” mi fa, sulla via del ritorno.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Quello nell’acqua.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“C’era un cane morto in acqua?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sì, non è per questo che sei andato lì?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“No, non è certo per un cane morto che ho incontrato l’Ispettore Capo.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Ma c’è un cane morto.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Va bene, ma non posso farci nulla.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Sento un grande stanchezza per oggi, m’interrompo qui. Riprendo non appena mi sarà riposato, è anche quasi ora di cena.</span></p>
<h3><span style="font-size: large;">Alessandra Biagini Scalambra</span></h3>
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		<title>I RACCONTI DI VIBORG 07 &#8211; OLTRE LO SPECCHIO: DIARIO DI 21 &#8211; PARTE UNO</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 23:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il principio del Creatore - L'inno di Adam]]></category>

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		<description><![CDATA[NOTA Questo è il diario originale di un Allaghé, Numero Ventuno. Molte cose somigliano a un diario umano, ma altre sono strettamente Allaghè. Il suo modo di percepire emozioni  è  diverso dal nostro. Essendo un essere della Luce,  percepisce il mondo secondo sensi diversi. Ho donato questo quaderno all’Allaghèn 21 per il suo secondo compleanno. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ffff00; font-size: small;">NOTA </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Questo è il diario originale di un Allaghé, Numero Ventuno. Molte cose somigliano a un diario umano, ma altre sono strettamente Allaghè. Il suo modo di percepire emozioni  è  diverso dal nostro. Essendo un essere della Luce,  percepisce il mondo secondo sensi diversi. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ho donato questo quaderno all’Allaghèn 21 per il suo secondo compleanno. È naturale che un Allaghèn allo stato selvatico non festeggi i suoi genetliaci in quanto non la sua  mente non è adatta a muoversi nella cronologia.  Ventuno non è un “selvatico” ma un prodotto del mio laboratorio, sicché ha imparato certe usanze del Regno della Materia. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Janas Erik Matthia Duca di Kargaard</span></p>
<p><span style="color: #ffff00; font-size: small;">Esperienza 1 </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Caro Coesistente,</span></p>
<p><span style="font-size: small;">il Creatore è sempre da solo. Non ha amici. Non può averne, chi gli era vicino lo ha ingannato. Il Creatore conosce il nome di ogni cosa viva e pulsi nel mondo. Le sue spalle sono molto ampie, e ci si può stare, senza ferirlo con la nostra luce. Il Creatore non subisce la presenza di un Coesistente, ma è immune alla nostra radioattività di fondo. È un bel luogo quello da lui abitato. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">La prima cosa che ho sentito dal Creatore: Ventuno.  Quando si rivolge a me usa questa parola. Ventuno è in realtà un numero. Ventuno sono le sue creazione prima di quella definitiva. Ventuno è il numero dell’Esistente della Creazione.  </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Tu sei il suo regalo per il secondo anno che ho trascorso con lui, in quest’Esperienza. </span></p>
<p><span style="color: #ffff00; font-size: small;">Esperienza 2</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Mio Coesistente,</span></p>
<p><span style="font-size: small;">oggi ha pregato, è la notte prima del Settimo Giorno, ed era come sempre, in perfetta solitudine, l’ho sentito. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’aurea elettronica attorno a lui si è flessa in modo vistoso, creando alcuni varchi visibili. È stato meraviglioso inserirsi in quei varchi e lasciarsi andare sulla sua voce. Una scia d’argento, e io come un veliero, simile a quei modelli di legno che il Creatore tiene sulla sua libreria più antica, mi lascio andare al suo canto.  Sto crogiolandomi sulla sua voce, ma accade qualcosa, Diario. Aspetta, vado a vedere. Torno tra non molto. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Più tardi,</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Eccomi di nuovo, </span></p>
<p><span style="font-size: small;">si tratta di un altro abitatore della Creazione, è il servo del Creatore. Non so perché un ente debba sottostare a un altro ente, ma qui funziona così. Non coesistono, la loro vita è come una scalinata piramidale, ci sono enti sottostanti e sovrastanti. Il Creatore è in cima alla scalinata, mentre l’altro abitatore, pare sia messo sul gradino base della piramide. Non ho ancora afferrato il modo di salire e scendere da questa scala, sembra che tutti gli abitatori della Creazione siano indaffarati a muoversi su e giù in questa piramide. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il servo del Creatore, colui che si trova al di sotto del suo livello, è un individuo grossolano, massiccio e cavernoso. Boromir, lo appella il Creatore. È una sigla come quella che ha dato alla mia nascita? Il Creatore da voce  a ogni cosa, definendola con un suono unico. Boromir è il suono di quel “sottostante”. Gregg è un sottostante, ma è diverso dal servo, perché il Creatore dice che è il suo attendente, una persona messa al di sopra di Boromir, ma ancora sotto al Creatore. Gregg è il suono di quell’abitatore sottostante. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Una volta ho conosciuto il sottostante Gregg. Abbiamo giocato a scacchi. Che le cose siano identificabili con suoni particolari non è strano per un Esistente. Ma che gli enti stessi li siano, mi suona tanto aliena come usanza, che quando ti scrivo devo sempre rammentare a quale ente corrisponda il suono. Scriverti mi serve come esercizio. Sto migliorando, il Creatore mi dice  che sto diventando sempre più rapido nella risoluzione dei suoi test. Questo è grazie a te.  </span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’ente Gregg, orbita attorno al Creatore con una forza diversa dal sottostante Boromir. La sua luce pulsa in modo più vivido, e la voce è una scia più vibrante. È un ente con il quale è piacevole scambiare qualche parola. Non è rovente come il Creatore, perciò non importa quanto lasci vicino a lui le mie  emozioni, non mi faccio male. Se mandassi così vicino al Creatore le mie emozioni, sarei già morto bruciato. Con il resto degli abitatori della Creazione non corro questo rischio. Sono riuscito a creare uno spazio vuoto, un campo di forza che mi consente di riflettere l’eco delle emozioni che rimbalza sulle loro sfere. Perciò è  il vuoto creato che assorbe quel ritorno. La cosa è impossibile se mi trovo vicino al Creatore. E ancora non sono riuscito a deflettere l’eco emotivo che rimbalza sulla sua luce. Trasmetto l’Esperienza ai Coesistenti, ma nessuno sembra aver vissuto una situazione simile. Perciò non ho alcuna trasmissione di risposta, che mi aiuti a gestire le emozioni con lui. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Sono molto stanco, oggi. Prometto che tornerò al più presto, Caro amico.</span></p>
<p><span style="color: #ffff00; font-size: small;">Esperienza 3</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Sono due le cose che mi fanno paura. La prima sono gli Zombie, i morti viventi, quelli che secondo la mitologia si nutrono della polpa dei vivi. La seconda cosa che mi terrorizza sono le meduse. Le meduse si attaccano al cervello e ti succhiano i pensieri. Perciò non mi piace entrare in acqua se so che ci possono essere le meduse, né in un mattatoio perché i morti possono risorgere e mangiare i vivi. Il Creatore mi ha detto di evitare l’acqua del Lago perché è pieno di meduse, non le ho mai viste, ma lui dice che se entro in acqua potrei finire in seri guai, reagendo con gli atomi dell’idrogeno, le meduse, appunto. Lui le ha definito l’idrogeno come una medusa, un’ameba priva di complessità atomica, una struttura alla base della chimica. Si attacca ai miei atomi, e scioglie i legami che li tengono uniti. Finirei in un’emorragia atomica che si trasformerebbe in una reazione nucleare, morirei.  Ma quel cane è proprio sulla riva del lago, e il suo è un contenitore vuoto, credo, dal momento che sta lì da ieri notte. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Mi sono avvicinato, mentre il Creatore  parlava con un tizio vestito di verde. Ho sospettato che quell’animale dalla pelliccia nera e fulva fosse privo di energia. Ma non posso avvicinarmi all’acqua. Il Creatore dice solo quando sono luce, l’idrogeno può causarmi problemi, ma allo stato  materiale posso anche farmi il bagno. Ma io ho paura lo stesso del Lago. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Nessuno mi da retta. Allora devo cercare io la causa della morte di quel cane. Perché? Perché il Creatore cerca sempre qualcosa, e forse è questo il motivo ridonante della Creazione: cercare. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Uhm, mi chiama il Creatore, ti lascio.</span></p>
<h3><span style="font-size: large;">Alessandra Biagini Scalambra </span></h3>
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		<title>ERATAI 17 – RE YANN: L’ULTIMO CANTO DI ADAM – SESTA PARTE</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il principio del Creatore - L'inno di Adam]]></category>

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		<description><![CDATA[“Fa male!” si lamentò l’Essere di Luce piegandosi sull’addome. Nanat d’istinto rispose: “Calmati, passerà!” Era rimasta assiema a Jelhill con lui, mentre Yann, Gherald e Arwhin si erano appartati per consigliarsi. Prese dell’acqua e mise il boccale sulle labbra scurite dalla sofferenza del giovane ospite: “Hai sete?”  Jelhill intervenne seccata perché la sorella non glielo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">“Fa male!” si lamentò l’Essere di Luce piegandosi sull’addome.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Nanat d’istinto rispose: “Calmati, passerà!” Era rimasta assiema a Jelhill con lui, mentre Yann, Gherald e Arwhin si erano appartati per consigliarsi.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Prese dell’acqua e mise il boccale sulle labbra scurite dalla sofferenza del giovane ospite: “Hai sete?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;"> Jelhill intervenne seccata perché la sorella non glielo disse: “Ma  bevi a piccoli sorsi, altrimenti ti strozzi e non  ti si calma il dolore.” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Disse, reggendo con le lunga dite artigliate e nodose il bicchiere. Ma con uno scarto violento l’Allaghèn allontanò la sua bocca dai bordi, provocando la caduta. Il rumore richiamò subito Arwhin e gli altri Rettili.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’Allaghèn era sul ciglio del letto, spossato dai crampi.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Yann lo rialzò, adagiandolo sul materasso con delicatezza: “So cos’hai, ragazzo e so che sarà molto dura per te. Ma non posso guarirti se non trovo almeno un Uomo.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Se lo trovi uccidimi pure, signore!” fiatò, con il sangue che s’impastava alla saliva. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Arwhin ebbe un moto di stupore assieme al Re, ma spiegarono quello strano atteggiamento come una reazione al dolore. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Afferrò la camicia di Yann: “Nessun Uomo, nessun Uomo deve più toccarmi! Te lo chiedo per la pietà che anima un Re importante come te.” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">I Lacerta rimasero esterrefatti da quelle parole.  Yann prese con gentilezza la sua mano e : “Prometto che nessuno ti farà del male. Ma non so come aiutarti, solo gli Uomini conoscono l’orrore della tua ferita e il rimedio per chiuderla.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“No, non è così!” scattò “Il rimedio è anche la causa!” emise con un grido soffocato.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Arwhin si chinò sull’Allaghèn e con voce dolce ma ferma: “Calmati, caro, e spiegaci perché dici queste cose.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“È diverso, è diventato un’altra cosa!” ebbe la forza di soffiare nel sangue e nella sofferenza.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“A cosa ti riferisci?” disse Yann</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Adam.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il silenzio s’abbatté nella grotta. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Yann emise un respiro simile a un ruggito. Cercava delle parole per rimproverare l’Allaghèn  senza fargli ancora più male. Ma fu Arwhin a intervenire: “Perché dici questo? Sappiamo che sei un brava persona e che non ci mentiresti mai.” Lo rassicurò “ Ma vorremmo sapere cosa significa tutto questo.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">E il ferito: “Quello che ho appena detto. Ahi! Accidenti!”  si contorse “Vi state chiedendo da dove io provenga, vero? Fra non molto tutto vi sarà più chiaro”. Fiatò.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Hai appena detto di essere stato nelle prigioni del Nemico. Spiegati, giovane,perché qui non siamo inclini ai giochi di società. Almeno non quando siamo incalzati da una guerra.” S’intromise Gherald. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Il Nemico ha la stessa potenza di Adam.” Replicò.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Questo l’abbiamo notato, giovane. Specie dopo che ha distrutto un intero continente in una notte. Fece Gherald</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Dovreste sapere che nessuno può muoversi così se non un Uomo.” Continuò l’Allaghèn.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Nel frattempo il silenzio era divenuto un plumbeo distacco dei Rettili dal ferito. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Voi non mi credete, adesso. Lo capisco. Non mancherà molto perché tutto vi appaia chiaro.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Gherald, mia Signora, potrei riunirvi per qualche istante in sala?” chiese Yann ai suoi.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">I tre uscirono dalla grotta. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sì, io ho di meglio da fare che ascoltare deliri. Vado a esercitarmi al tiro!” disse Jelhill, infilandosi la faretra sulla schiena,  la coda che schioccò per il disappunto. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non sono più molto popolare fra i tuoi.” Sussurrò l’Allaghèn all’unica Lacerta rimasta, Nanat. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Gli si avvinò con fare curioso: “Devi ammettere che per noi le tue parole sono difficili da credere. Ma avrai le tue ragioni per dire così, anche se adesso non le capisco.” Fece, alzò la coda e sedendosi sul materasso, guardò il ferito con attenzione. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non mi sembri un bugiardo.” Disse “La tua sofferenza è reale come il tuo sangue. Perché dovresti dirci una menzogna?” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’Allaghèn piegò lo sguardo come se la luce delle torce fosse diventata un peso insopportabile: “Andavo a cavallo con lui. Mi ha insegnato a tirare di spada, a difendermi dai Draghi, a correre con la materia. A non avere paura di cantare.” Soffiò con un una voce sospesa sul bordo d’un baratro cupo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Parli di Adam?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’Allaghèn chinò la testa: “Sì”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“E poi, cos’è accaduto?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Mosse di lato il viso, cercando riparo dalla luce: “ È finito tutto.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Com’è stato?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Alath, il fratello di Uzzath è il più potente dei quattro Signori della Luce.” Prese a parlare “Il più feroce. Doveva punire Azirath sua sorella per un atto indegno per un Dio.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Azyrath? È la regina d’Aurora, vero?</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sì, lo era. Adesso è la Regina dei Ribelli d’Aurora.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Come sarebbe?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non capite? Voi Lacerta siete rimasti l’ultimo popolo rimasto libero!” si agitò.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Devi stare calmo altrimenti le bende non reggeranno.” Intervenne appoggiandogli le  mani dure e squamate la Lacerta sulle spalle, cercando di contenere l’affanno: “Sembra che tu ne sappia di cose.” Gli disse “a dire la verità non conosciamo molto del resto dell’Adamath. Noi Lacerta di Erat siamo pochi e non in contatto con altri ceppi della nostra specie in altri mondi.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“È per questo che non mi capite!”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">La sagoma maestosa di Yann comparve nella grotta. Nanat si scansò rispettosa  del suo Re: “Non abbiamo motivo per ritenerti un imbroglione.” Cominciò “Ma potrai capire che sospettiamo di tutti in quest’epoca. Sei stato nelle prigioni del Nemico, l’ultimo posto dal quale si riesce a uscire per raccontarlo. Decine e decine di grandi cacciatori Lacerta, Uomini, Draghi sono stati portati laggiù e non ne sono più tornati. Adesso, a dire la verità, è la prima volta che troviamo un essere vivente che è fuoriuscito vivo da quell’inferno. E per di più a fuggirvi sarebbe stata la creatura più improbabile . Inoltre ci ha raccontato qualcosa che per noi risulta molto difficile da comprendere.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’Allaghèn s’issò puntandosi sui gomiti: “Fate di me quel che volete. Non pretendo che mi crediate.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Arwhin intervenne: “Non ti faremo alcun male, caro.” Gli sfiorò la chioma sudata e corvina come la notte “Tu avevi con te quello strano indumento, una specie di mantello. Lo abbiamo guardato con Yann. Lui sa cos’è e in parte anch’io, perché il Re mi ha messa a conoscenza di quel tessuto, tanto tempo fa.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sono un Messaggero d’Aurora.” Confessò l’Allaghèn “Non potevo dirvelo subito, prima di essermi accertato di aver trovato Yann, il Re più anziano dei Lacerta di Erat.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Yann si accostò al letto: “Un Messaggero?” ridisse perplesso dalla rivelazione. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Quel mantello accompagna sempre il nostro viaggio. È fatto per essere riconosciuto da coloro nei quali ancora scorre la Linfa.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Non sono semplici abbellimenti di sartoria i disegni cuciti su quel manto, vero?” fece Yann, con una domanda quasi scontata.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sire, quei segni sono intuibili solo a chi è parte dello scorrere linfatico.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Il linguaggio dei Vasi.” Disse Yann. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Tutti tacevano adesso, nessuno conosceva il significato di quei discorsi fra il Re e il Messaggero. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“I Vasi Linfatici solamente possono leggere quelle lettere, signore. Sono stato catturato dal Nemico durante il mio viaggio per raggiungervi. Ho fatto appena in tempo a gettare in un luogo sicuro il mio mantello. Se me lo avessero trovato indosso, non riesco a immaginare cosa mi avrebbero fatto, per convincermi a dar loro il nome del mio destinatario. Fino all’ultimo ho sperato che non si accorgessero della mia identità. Sono stato fortunato, non se ne sono mai accorti.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Cosa sono i Vasi Linfatici, Yann?” trillò Nanat.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il Re con un tono calmo e riflesso prese a spiegarle: “Sono chiamati in quel modo coloro, i popoli interi, le persone o altre creature nei quali scorre la Linfa. Questa parola è un retaggio che mi ha lasciato Adam. Ma molti la conoscono, se sono “Vasi”.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Chi sarebbe un Vaso Linfatico in questo mondo, quindi?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“La Derema ospita un flusso di Linfa, perciò suppongo che l’intero  nostro popolo sia un Vaso, visto che ha deciso di fluire in modo aperto ancora su Erat. Non l’avrebbe fatto per una creatura solamente, si sarebbe concentrata  solo in questa. Ma queste sono solo mie elucubrazioni. Tu che dici  a riguardo, Messaggero?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Sono qui per voi, Re Yann. Fatemi solo compiere il mio dovere, poi le mie teorie rimangono tali.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Avresti scelto di portare a termine la tua missione, anziché tornare da Azyrath?” chiese Jehlill ritornata “Sei davvero un coraggioso, avevo torto su di te.” Disse, appendendo la faretra sulla parete.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“No, il coraggio è solo un’altra faccia della paura. Io ho deciso di raggiungervi ugualmente perché era troppo importante il mio compito per essere lasciato in sospeso. Se non vi avessi raggiunti, non vi avrebbero inviati altri Messaggeri. In Aurora siamo davvero ridotti allo stremo  delle nostre forze e i Messaggeri sono pochi.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“La Dea Azyrath è a conoscenza della tua fuga?” chiese Yann, ancora incerto sulla storia raccontata dall’Allaghèn.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Suppongo di sì, che l’abbia percepita. Ma non ho avuto modo di parlarle, ancora. Ahi!” un altro campo lo percorse come una scossa.“Signore, se me lo permetti, vorrei rivelare il mio messaggio. Forse non potrei avere tanto tempo ancora. ”. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Arwhin: “Ti ammiro, caro. Hai sfidato la morte e il dolore pur di rincorrere la tua missione.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“No, mia Signora, non la mia missione, ho rincorso l’ultimo popolo rimasto ignaro, perché non sia più solo.” </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Io non so nulla di Azyrath.” S’intromise Jelhill “Se non il fatto che si divise dai suoi fratelli per una diversa visione del potere. Per questo è isolata nel suo Regno.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Gherald che fino a quel momento aveva solo ascoltato, le disse: “La Regina del Sud è stata perseguitata per aver scelto la libertà, scegliendo il contrario di quello che avrebbe dovuto decidere un Dio si è condannata da sola. Suo fratello non le da tregua.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Quindi è in guerra anche lei?”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Nei racconti di Adam si cantava delle sue gesta.” Replicò “Ma sono tempacci, giovane donna, e nessuno vi ha potuto più trasmettere quei canti.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Negli occhi dell’Allaghèn vi era una storia ancora non raccontata, sconosciuta ai Lacerta, persino al vecchio Yann. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Cosa devi dirci, Messaggero?” chiese il Re.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Con uno sforzo raccolse ogni goccia di energia rimasta nel suo corpo e rispose: “Vi narrerò di quello che è accaduto. E di chi sia il Nemico. Era questo il mio dovere.”</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“Speravamo ci portassi notizie su possibili rinforzi da parte degli Uomini, giovane.” sbuffò seccato Gherald.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">“In parte vi dirò anche su possibili ausiliari, sì. Ma l’aiuto maggiore dipenderà dalla vostra conoscenza dei fatti.</span></p>
<h3><span style="font-size: large;">Alessandra Biagini Scalambra</span></h3>
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		<title>ERATAI 16 – RE YANN: L’ULTIMO CANTO DI ADAM – QUINTA PARTE</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 23:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il principio del Creatore - L'inno di Adam]]></category>

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		<description><![CDATA[Adam insisté: “Ti possiamo aiutare, Loer, daremo sostanze nutritive assimilabili al tuo corpo.” Il Lacerta scosse la testa: “E poi, cosa ne farei di quel brano di vita strappato all’agonia? Trascorrerei il resto dei miei giorni con l’immagine del Nemico che faceva a pezzi la mia famiglia e impalava i guerrieri del mio Staigh? Annuserei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Adam insisté: “Ti possiamo aiutare, Loer, daremo sostanze nutritive assimilabili al tuo corpo.”</p>
<p>Il Lacerta scosse la testa: “E poi, cosa ne farei di quel brano di vita strappato all’agonia? Trascorrerei il resto dei miei giorni con l’immagine del Nemico che faceva a pezzi la mia famiglia e impalava i guerrieri del mio Staigh? Annuserei per sempre nell’aria la puzza del sangue marcio sulle forche? Sono stanco Adam, lasciami andar via da qui. Voglio riunirmi al mio Staigh nell’altra vita.”</p>
<p>“Come vuoi, amico mio. È la tua volontà che conta. Ma se ci ripensi anche all’ultimo momento, io sarò pronto a riprenderti.” Rispose Adam.</p>
<p>Adam si accomodò sul tronco imponente.</p>
<p>Yann si sedette accanto.</p>
<p>“Sei stato il primo Lacerta ad abitare Erat.” Cominciò “E ora gli Staigh sono divenuti una parte essenziale di questo mondo. I ruggiti reali e i cinguettii dei vostri bambini completano gli orizzonti delle fredde terre del Nord&#8230; Yann, Erat è anche tua. Erat essendo di tutti, non è di nessuno. Pensa alla tua famiglia, al mondo, ai tuoi amici, ma non lo fare per gratitudine. Sii libero, Yann, sempre. Se io ti ho preso in braccio quando sei arrivato qui, l’ho fatto solo per l’emozione che mi ha regalato, non c’era nulla dietro. Ora, ascoltami bene.”</p>
<p>Yann  si concentrò sulle parole</p>
<p>“Allora ti lascio un segreto, amico mio. Il segreto più profondo degli Uomini.”</p>
<p>Il Lacerta sentì una grande tristezza mista a un senso d’intimità mia provato prima con l’Uomo.</p>
<p>Adam continuò: “Il primo soffio della creazione di Erat è custodito in un luogo preciso. È  il suo spartito composito, il più importante, perché contiene, oltre all’originale, i temi degli “altri”.  Il Nemico mira a rubare il segreto di questo primo soffio. Vuole rapire gli accordi che hanno dato vita alla musica dell’Inno di Erat. Così sta facendo su ogni mondo da lui conquistato. Cerca in modo avido gli “accordi” della Creazione per poterne carpire il segreto e soggiogare la materia alle sue volontà. Il soffio della vita è custodito presso ciò che gli Uomini chiamano Derema.” Nel frattempo il disegno sulla neve di Adam si era ampliato, divenendo un’opera complessa, con linee che formavano labirinti e strani motivi sinuosi “Guarda questa mappa. Ora non ci capisci, lo so, ma ti si fisserà nella memoria. È un antico linguaggio proveniente dai tempi degli Eoni, usato dai Maestri Cantori per trasmettersi le Poesie. Questi segni parlano direttamente alla tua anima. Non c’è bisogno di impararne il significato, già lo conosci.”</p>
<p>Yann si piegò per osservare il disegno di Adam, abbagliato nello stupore di quel discorso.</p>
<p>“Ora il segreto per raggiungere la Derema è passato nel cuore di un Lacerta.” Disse l’Uomo “Ma non ti obbligheremo a difenderla, se non te la sentirai. Scegliere la vita è un diritto superiore a qualsiasi causa. Però in caso decidessi di farlo, qualora gli Uomini si fossero già estinti, adesso hai le chiavi per raggiungerla, nascondervi la tua famiglia e porre al Nemico una barriera.” Adam si alzò in piedi. Il vento spazzò via la mappa, e la neve tornò immacolata come era sempre.</p>
<p>“È un atto di grande fiducia nei miei confronti, Adam, non ne sono degno, io qui sono un ospite.”</p>
<p>L’Uomo: “No, tu sei di Erat come Erat è tua. Siete stati ospiti discreti e con criterio avete disposto delle risorse su questo mondo. Ora siete parte integrante di noi e di Erat. Ed è giusto che oltre agli Uomini anche i Lacerta conoscano il segreto della Derema. Ma fa’ attenzione, la Derema è anche una grande responsabilità. La sua conoscenza comporta la presa in carico dell’intero sapere umano e dell’aura di consapevolezza che circonda la natura. Cedere il segreto della sua ubicazione senza necessità in mani incoscienti potrebbe comportare una catastrofica conseguenza.”</p>
<p>Yann mise i suoi occhi in quelli di Adam, esprimendo alla muta domanda: “Cosa accadrebbe?”.</p>
<p>Adam rispose: “L’emigrazione  della Linfa  da questo mondo. E quindi la condanna a esistere senza la sua forza. Alla Linfa concessi uno spartito dell’Inno, perché mi concedesse a sua volta di passare dal Grande Vuoto alla Materia Vivente. E la Derema è l’antico calderone in cui la Linfa provò l’Inno per concedermi la mossa. Se dovesse cadere in mani senza coscienza la Linfa capirebbe che siamo tutto morti e che qualcosa di indegno è penetrato in Erat.”</p>
<p>Ravan fra i Re si alzò, era in incredulo:“Yann è inaudito!  nella Derema c’è ancora traccia della Linfa?”</p>
<p>“Adam mi ha detto questo, amici miei.” Aggiunse Yann “Noi siamo gli ultimi Rettili dell’Adamath a coesistere con la Linfa.”</p>
<p>“Pensavamo fosse trasmigrata al momento della Catastrofe!” se ne uscì Hoyd</p>
<p>“È evidente che le speranze di rimanere liberi non sono molte, ma neppure inesistenti, amici.” Replicò Yann.</p>
<p>Hoyd si levò in piedi e parlò di un’idea: “Signori, mettiamo insieme un esercito di Resistenza. Non più gruppi autonomi che lavorano il nemico sui fianchi, causandogli solo un fastidioso affaticamento momentaneo. Non più una guerriglia sparsa fra gruppi armati che costellano le foreste. Se agiamo come un organismo unico e pensante, potremmo raccogliere al meglio le forze per procurare al Nemico ferite e danni notevoli. Un esercito di Lacerta, signori, con questo potremmo fermare l’avanzata dell’orda bianca.”</p>
<p>“I Lacerta non sono militari, Re Hoyd, non hanno mai posseduto un esercito organizzato.” Intervenne Arwhin “Ammettiamo di crearne uno, dal nulla, domani stesso. Potremmo anche vincere la guerra contro il Nemico e poi? Saremmo tutti concordi una volta terminata la sua funzione nello scioglierlo, o qualcuno potrebbe camparvi diritti per diversi motivi, come il suo valore nell’averlo condotto, o l’attaccamento dei soldati al loro generale? E chi riuscisse a trattenere le fila armate tutta per sé, cosa potrebbe fare di noi?”</p>
<p>“Regina Arwhin, non hai fiducia nel Consiglio?” Ruggì Hoyd “Hai accettato questa riunione perché i Re decidessero assieme sull’avvenire di questa guerra. E ora ci sfiduci?”</p>
<p>“Avverto solo della pericolosità di un esercito unico, Re Hoyd! Chiedo si discuta anche del destino di una simile struttura una volta terminata la guerra.”</p>
<p>“L’evenienza della vittoria è un’ipotesi remota, mia Signora.” Disse Yann.</p>
<p>“Lo è pure l’accentramento totale del potere da parte di un generale solo. Ma una lontana speranza non è un’impossibile futuro.” Replicò.</p>
<p>Hoyd ridisse seccato dal tono della Regina: “ Dunque non c’è altro da decidere, signori miei, dobbiamo bloccare il passo della Montagna Centrale al Nemico, costi quel che costi, non deve raggiungere la Derema.” Aggiunse sicuro di sé Hoyd.</p>
<p>“Come vorresti creare quest’esercito, Re Hoyd?” chiese Arvan con una voce raschiata dalla stanchezza “Sai che le nostre armi sono solo pezzi di legno appuntiti, mentre il Nemico possiede l’energia del sole in un ordigno grande come un pugno. È capace con quella diavoleria di stravolgere persino lo scorrere del tempo.”</p>
<p>“Lo so di cosa disponiamo, Re Arvan!” ribadì seccato “Ma se dovessi decidermi fra una decina di frecce del mio Staigh e lo sciame di miriadi provenienti da tutti gli Staigh liberi, preferisco la seconda scelta!”</p>
<p>“Il tempo incalza, amici, dobbiamo procedere alla decisione.” Ricordò Yann</p>
<p>Arwhin: “Ciò che oggi decideremo, se dovessimo resistere al Nemico sino alla sua sconfitta, riecheggerà nelle azioni di domani.” Disse con un tono sibillino.</p>
<p>“Se quello che decideremo oggi ci porterà alla liberazione, l’eco si trasformerà nell’inno della nostra libertaà, Regina Arwhin” replicò Hoyd</p>
<p>“Un Inno per cosa? Per un popolo libero, o per una nazione di Lacerta, un nuovo ordine sociale simile a quello del Nemico stesso?”</p>
<p>Yann intervenne, incalzando: “Il pericolo ci è addosso, amici. Traiamo le nostre decisioni, dunque.”</p>
<p>Ecco come si diede vita al primo e ultimo Esercito dei Lacerta.</p>
<p>Yann era sul punto di elencare quanti guerrieri potesse inviare oltre se stesso, quando Hoyd , Arvan e gli altri lo fermarono: “No, Re Yann, tieni i cacciatori nel loro legittimo Staigh. La difesa ultima della Derema è un compito che dobbiamo affidarti.  Adam ha concesso a te la mappa per trovarla, e pensiamo lo abbia fatto perché in te c’è la volontà di dare il tuo ultimo respiro per questo segreto. Perciò ti chiediamo di rimanere coi tuoi a guardia diretta della Derema.”</p>
<p>Yann non voleva infrangere la sua parola: ogni Re avrebbe accettato le conclusioni decise dalla maggioranza. Quindi accettò la proposta del Consiglio.</p>
<p>Non sapeva che da lì a poco un nuovo dilaniante attacco avrebbe distrutto quasi tutto il suo Staigh. Questa volta il Nemico sganciò sul suo territorio di caccia un ordigno i cui vapori appestarono ogni angolo di terra, avvelenando tutto, dalle acque dei ruscelli sino alle radici delle piante.</p>
<h3>Alessandra Biagini Scalambra</h3>
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		<title>ERATAI 15 – RE YANN: L’ULTIMO CANTO DI ADAM – QUARTA PARTE</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 23:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il principio del Creatore - L'inno di Adam]]></category>

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		<description><![CDATA[“Arwhin, rispetto la regalità della nostra famiglia, ma temo che non ci proteggerà dal Nemico. Sono momenti incerti, e non possiamo permetterci l’errore di aprire i nostri cuori, altrimenti il Nemico con qualche suo accidente di piano potrebbe infettarceli!” replicò. Il tono della discussione  stava montando . Intervenne Jelhill: “Gherald ha ragione! Ce ne rimaniamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Arwhin, rispetto la regalità della nostra famiglia, ma temo che non ci proteggerà dal Nemico. Sono momenti incerti, e non possiamo permetterci l’errore di aprire i nostri cuori, altrimenti il Nemico con qualche suo accidente di piano potrebbe infettarceli!” replicò.</p>
<p>Il tono della discussione  stava montando . Intervenne Jelhill: “Gherald ha ragione! Ce ne rimaniamo arroccati quassù, senza neppure poter cacciare un Frenni per il timore che qualcuno, scoprendo il nostro rifugio, ci piombi addosso di notte, mentre dormiamo, e qui si discute di ospitalità! Se Yann me lo concedesse, andrei io stessa in pianura, a far la guerra con i Lacerta diRe Hoyd di Daran!”</p>
<p>Yann: “Puoi andare, se vuoi, ma solo quando sarai abbastanza matura da capire cosa sia la guerra.” Replicò seccato. “Basta adesso. Decideremo come sempre, tutti insieme, quello che accadrà. Per ora, ci prenderemo cura di quest’Allaghèn, che mi pare si stia comportando con onestà nei nostri confronti.”</p>
<p>Uscì dalla caverna. “Hoyd” pensò “Potessi lasciare questo luogo scenderei per combattere assieme ai tuoi.”</p>
<p>Udì dentro di se un’eco familiare: “Lo so, amico, non ne dubito. Mi manca la tua spada. Ma stiamo resistendo.” Non era ancora morto quel filo di percezioni interiori che legava Lacerta e Uomini separati da spazi talora incalcolabili. I Lacerta ancora rispondevano, ma delle eco umane non c’era più traccia, se non di quelle provenienti dal passato.</p>
<p>Hoyd di Daran era stato eletto ad unanimità dal Consiglio degli Staigh ( o da quello che ne era rimasto) al comando di una confederazione militare, composta dai guerrieri dei diversi Staigh che sedettero nel consiglio.</p>
<p>“Ma la Derema, Yann, deve essere custodita. E tu sai di essere l’unico a potarlo fare.” Continuò.</p>
<p>Il Re sospirò, appoggiando i suoi occhi sulle stelle del cielo. I Re del Consiglio, gli ultimi Re ancora in vita e liberi, avevano scartato subito la sua candidatura alla guida della Confederazione. E  lui seppe da subito di non poter avanzare alcuna lamentela. Adam gli passò la posizione della Derema, affinché, fra i Rettili Amici, fosse suo il compito di proteggerla in caso il Nemico si decidesse a sferrare il suo attacco. Yann scelse di accettare l’incarico. Ora non poteva tirarsi indietro. Nonostante dubitasse dal profondo sul ritorno di Adam, come Gherald e i Lacerta più giovani, il nodo d’amore  verso il Primo Uomo, lo legava alla sua promessa. E la Derema era il pezzo più importante nella strategia d’invasione del Nemico. Perciò andava difesa. Hoyd al momento stabilito avrebbe chiuso l’accesso alla montagna. Ma Yann sapeva che l’esercito era indebolito dalla fame, dalle nuove e feroci pestilenze esplose con gli ordigni avversari e che presto le porte d’ingresso avrebbero ceduto.</p>
<p>Il Consiglio degli Staigh era un’istituzione piuttosto recente. Sebbene i Re si fossero riuniti da tempi immemori per scambiarsi idee e opinioni sulla vita degli Staigh, non vi era di fatto, mai stata una legge che li legasse all’obbligo di consultarsi. Amicizie, antagonismi per certi territori, parentele e alleanze di caccia, si costituivano spontaneamente in modo libero e spesso caotico. Per questo il mondo dei Lacerta sembrava un mare agitato, con mulinelli e correnti improvvise, in grado d’inghiottirti all’improvviso. Ma ora erano in pochi. I Re sopravvissuti dovevano condurre le loro famiglie attraverso la Catastrofe,  cercando di non farle catturare dal Nemico.</p>
<p>Yann, Hoyd e Ravan erano i tre Re più anziani rimasti al mondo. Yann si diceva, fosse il più vecchio di tutti. Il Consiglio contava altri sette Re più giovani ma disposti a combattere fino all’ultimo sangue pur di rimanere liberi.</p>
<p>Nove Staigh erano rimasti, quindi. Forse di più, i Re più anziani sospettavano che altri cinque Staigh fossero sopravvissuti alla Catastrofe, e la guerra li avesse isolati.</p>
<p>Quel giorno, nell’Ultima Seduta del Consiglio si discusse su una faccenda mai presa in considerazione sino a quel momento.</p>
<p>“È chiaro, amici, capire dove il Nemico stia puntando.” Indicò Yann su un’ampia mappa distesa sul pavimento del rifugio.</p>
<p>“Quello è l’ingresso alla montagna. Tu dici che il Nemico stia muovendo le sue orde verso le Porte? È questo che vuole, la Derema?” Fece con un ruggito basso Hoyd, osservando il cerchio rosso disegnato attorno al Monte Nero.</p>
<p>“Guardate i suoi spostamenti. Fino a ora abbiamo dovuto controllare il nostro esercito e le sue mosse sul territorio , ma se guardiamo il panorama generale della guerra, non ci può sfuggire la sua tattica globale. Da ogni angolo del globo, il suo esercito si tallona e ci spinge verso l’esterno della zona del Massiccio Centrale.”</p>
<p>“Se guardiamo i punti di maggior pressione, sì, Yann, concordo. Sembrano essere quasi tutti i lati del Massiccio.” Replicò la voce roboante di Ravan.</p>
<p>Yann era concentrato sulla mappa, ma dopo ore di discussioni, le vertebre del collo cominciavano a irrigidirsi. Si sollevò in piedi e passeggiò per sgranchirsi nella caverna. Raggiunse la sala grande. Era costellata di antiche grandi torce e scavate nelle pareti, un po’ ovunque, spuntavano rocce piatte e larghe, buone per accomodarsi. Alcune erano più grandi delle altre. I Lacerta sedevano vicini l’uno all’altro come piaceva loro fare, sui panconi dovunque nella sala. Ora il silenzio gravava fra le stalattiti e le luci erano un ricordo. Le rocce appiattite più grosse, riservate agli Uomini, per sostenere il loro corpo più massiccio,  erano vuote.  Adam sedeva sempre in quel luogo che prima veniva usato come un ritrovo per narrare racconti e cantare le proprie poesie.  Poggiava l’Arabajyn sulle ginocchia e introduceva la storia che avrebbe cantato. Il fuoco, lo sforzo di compenetrazione, la creazione al momento, lo facevano sudare. L’acqua che stillava dalla fronte, inumidiva anche la barba, dandogli un insolito, siderale, aspetto nella penombra. Poi raccoglieva quella specie di chitarra a dodici corde, l’Arabajayn, lo strumento musicale più comune fra gli Uomini e con due o tre colpi sulla sua  cassa cominciava la canzone e la storia. Yann sentì un dolore fitto nel suo petto. Lo dilaniava la nostalgia di quelle serate, nel profondo della terra, al riparo dall’Inverno, ascoltando le storie di Uomini e di Lacerta. Tornò al suo posto, fra i Re.</p>
<p>“Dobbiamo trattenere la Derema, a qualunque costo.” Esordì Hoyd.</p>
<p>“Sono d’accordo ma per farlo occorre serrare le Porte della Montagna al Nemico.” Replicò Yann.</p>
<p>“Yann, Adam ti parlò circa quest’evenienza, vero? Non credi sia ora di farci sapere cosa vi siete detti?” intervenne greve Arvan.</p>
<p>“Sicuro, amico mio.” Replicò l’anziano Re “Mi stavo solo raccogliendo per potervi parlare nella piena consapevolezza.”</p>
<p>“Dunque pensi sia giunto “quel” momento, Yann?” chiese Hoyd, sospettoso</p>
<p>“Sì, Hoyd, ritengo sia opportuno parlarne adesso.” Replicò il Re.</p>
<p>“Allora le speranze di morire liberi cominciano a farsi davvero fievoli.”</p>
<p>“Coraggio, Re Hoyd, dobbiamo avere coraggio, altrimenti come potrebbero averne i nostri Staigh?” fece Yann al suo amico.</p>
<p>Quindi si alzò di nuovo, ma rimase nell’aula della riunione. Prese il tempo necessario per ripensare a quel giorno in cui lui e Adam si parlarono.</p>
<p>Erano nel Bosco Vecchio del Pantaruel, al centro delle terre dell’Est, i territori di caccia liberi, dove gli Staigh non hanno marcato alcun sasso, alcun tronco , luoghi in cui le prede convergono a frotte e sono un’abbondanza condivisibile fra tutti, senza alcun bisogno di accamparvi diritti.  A vederlo adesso, il Pantaruel è una radura d’arbusti bruciati, dove crescono solo i funghi della decomposizione e poche erbe dal fusto coriaceo e spinoso. Non ci sono più prede, tantomeno Lacerta. Adam passeggiava con il mantello svolazzante, accanto a Yann, che trottava per stare al suo passo. L’Uomo si accorgeva dello sforzo del suo amico e rallentava. Fino a posarsi su un tronco di un albero caduto.</p>
<p>“Caro Yann, riposiamoci un po’, la strada è lunga e non abbiamo fretta.” Disse.</p>
<p>All’epoca Yann era il primo Lacerta di Erat . Lui e la sua famiglia giunsero da Nabret, ormai occupato da Uzzath, uno degli Dei del potente quadrumviro  dei Signori della Luce. Yann nacque quando il Dio aveva ormai da tempo steso la coltre del suo oscuro potere su quel mondo, facendone un unico, immenso campo di concentramento e di sterminio. Neppure ebbe modo di vedere sua madre, una volta sgusciato dalle pareti del suo uovo, perché fredde mani bianchi lo raccolsero e lo buttarono un una scatola di metallo riscaldata. Era il succedaneo della piega di pelle fra le braccia materne, che lo avrebbero tenuto al caldo i primi istanti della sua vita. Yann sarebbe stato solo un pezzo di carne buono per lavorare come soldato o contadino. Un giorno alcuni Lacerta adulti s’introdussero nel “vivaio” raccolsero lui e gli altri due neonati, li misero in un sacco di caldo tessuto con buchi per l’aria,  e si dileguarono attraverso l’area interdetta dell’asilo. Yann non si ricordava di quella notte, gliela raccontarono coloro dai quali venne raccolto nel vivaio, o meglio dall’unico Lacerta sopravvissuto. Perché gli altri vennero assassinati durante la fuga dagli sgherri di Uzzath. Un giorno si ritrovò sdraiato sotto un sole caldo e senza l’ago nel braccio che lo faceva sempre dormire. Una creatura enorme, senza squame, coperto di strani peli dorati in testa e sul viso, lo prese fra le braccia: “Dunque voi siete gli unici sopravvissuti?” rombò la sua voce.</p>
<p>Un Lacerta sconosciuto, magro sino allo sfinimento: “Sì, Adam, siamo tutti qui , noi fuggitivi.” Rispose “Ti chiediamo protezione e ospitalità.” .</p>
<p>Le piccole dita dagli artigli ancora tondeggianti, presero a tirare i peli di quel volto così diverso dal suo. Non aveva mai visto una bocca circondata da un simile ornamento dorato. Le guardie del Nemico avevano una pelle d’alabastro senza squame e grandi occhi blu scuri senza pupille. Una peluria fluente, bianca come neve  ricopriva loro il cranio. La creatura raccolse la mano del Lacerta con soffice gentilezza: “Piano, piccolo guerriero. Mi fai male.” sorrise. Sulla cintura brillava l’elsa di una spada titanica. Yann annaspò per toccare quella luce.</p>
<p>“Loer di Hagarall sei il benvenuto fra gli Uomini.” disse la creatura “Difenderemo la tua gente, lottando se necessario. I nostri stili di vita e la nostra natura non sono simili, ma vedremo d’incontrarci.”</p>
<p>“Non sarà necessario che vi adattiate a noi, Adam, saremo noi a trovarci un posto tranquillo dove non darvi problemi con la nostra indole.”</p>
<p>“C’è tanto spazio su Erat e insieme abbiamo deciso di dividerlo con i Lacerta . È un mondo freddo e difficile, ma siete creature intelligenti e non faticherete a trovare qui la vostra casa. Mi dispiace solo non essere scesi al vostro fianco durante la traversata spaziale, ma il messaggio non è giunto in tempo. Non potevamo mandare più navi oltre quella di Garaegor, avremmo rischiato di far scoprire il piano.”</p>
<p>Garaegor avanzò : “Purtroppo la nostra nave è stata assaltata, e abbiamo perso il ponte delle comunicazioni. Ma sono contento che almeno uno dei neonati si sia salvato.” Era un Uomo di Erat anche lui, il comandante della Nave inviata a raccogliere i fuggitivi.</p>
<p>“Se la sono presa con i piccoli?” chiese inorridito l’Uomo.</p>
<p>Il Lacerta bevve con avidi sorsi l’acqua dalla borraccia di Adam, aveva la gola disseccata per il sangue dei suoi amici e dei bambini, e parò con voce rauca: “Ci hanno tallonati quando siamo stati raggiunti e abbordati, sono penetrati nel ponte dove erano le culle. Sembravano bestie feroci che si litigavano l’osso. Siamo riusciti solo a portare in salvo questo piccolo.”</p>
<p>Adam scosse il volto e disse: “Avevamo pianificato la vostra fuga, ma non potevamo addentrarci troppo nel tunnel dimensionale di Uzzath. Ci avrebbe scoperti e, purtroppo, anche se mi si spezza il cuore, non possiamo scendere in guerra adesso. Non abbiamo forze sufficienti per fronteggiare la loro flotta, ci avrebbero devastati e contrattaccati.”</p>
<p>“Non chiedo che gli Uomini scendano in guerra per noi, Adam. Sarebbe inutile, orami è tutto finito su Nabret.” Soggiunse il Lacerta “Quello che vorrei l’hai fra le braccia. Fa’ vivere la nostra specie, non meritiamo l’estinzione, non per mano d’un  dio assassino. Non abbiamo fatto alcun male.”</p>
<p>Loer era giunto allo stremo delle forze. Il suo corpo non incontrava il cibo da mesi e lo sforzo delle battaglie per resistere  agli inseguitori lo indebolì lasciandogli le sole forze per consegnare Yann agli Uomini. Le squame scolorite sul volto si stavano distaccando, e gli occhi divenuti opachi ormai parlavano di una vita che stava scemando da quel guerriero.</p>
<h3>Alessandra Biagini Scalambra</h3>
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		<title>ERATAI 14 – RE YANN: L’ULTIMO CANTO DI ADAM – TERZA PARTE</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 23:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il principio del Creatore - L'inno di Adam]]></category>

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		<description><![CDATA[Gherald: “Sono tempacci, credo che la gente debba imparare a prendersi cura l’uno dell’altro. Il Nemico non ha pietà per nessuno, prede e predatori sono in pericolo.” Disse, coprendogli la schiena. Arwhin: “Vorresti raccontarci la tua storia, caro?” Yann era un po’ dubbioso sul farlo avvicinare troppo alla sua famiglia. Forse il suo Staigh era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gherald: “Sono tempacci, credo che la gente debba imparare a prendersi cura l’uno dell’altro. Il Nemico non ha pietà per nessuno, prede e predatori sono in pericolo.” Disse, coprendogli la schiena.</p>
<p>Arwhin: “Vorresti raccontarci la tua storia, caro?”</p>
<p>Yann era un po’ dubbioso sul farlo avvicinare troppo alla sua famiglia. Forse il suo Staigh era l’ultimo rimasto libero, e il portarsi in casa una spia era un rischio molto alto. In altri tempi il Re avrebbe accolto un mendicante senz’indugi, accordandogli persino la sua  protezione armata e prestandogli ogni genere di premura e soccorso. Ma ora che persino la vita e la morte erano due scelte di pari importanza, il Lacerta non aveva una gran voglia di conquistarsi la fama di magnanimo. Arwhin però decise che quell’essere ferito ed affamato sarebbe rimasto nel loro Staigh, almeno sin quando non si fosse ristabilito per riprendere il suo cammino.</p>
<p>“Lo proteggeremo, lui non può farlo da solo, mi pare evidente.” Disse, senza alcun tentennamento, la Regina. I quattro non fiatarono. Solo Jelill ebbe uno spasmo d’impazienza, ma il rispetto che nutriva per la sua anziana Regina, le impedì di aprir bocca e replicare. Nana era attratta invece dallo straniero.</p>
<p>“Vieni con me, ragazzo.”  Sbuffò Yann “ti darò qualche vestito e un fuoco dove scaldarti.”</p>
<p>“Non ho parole per ringraziarvi, Sire.” Fiatò l’Allaghèn.</p>
<p>Anche lui in genere avrebbe evitato di ronzare troppo vicino a uno Staigh, per via della sua natura di preda. Ma i tempi erano cambiati per tutti, e con essi le usanze delle creature di Erat.</p>
<p>Arwhin prese sotto la sua ala protettiva il giovane Essere di Luce, lo invitò a farsi curare le ferite. Lei era un’esperta di erbe mediche, in gioventù era stata un’allieva di Adam, conosceva i segreti di ogni foglia, radice o bacca del bosco. Nana si offrì come sua assistente, per aiutarla a preparare gli impiastri e stenderli sulla carne lacerata dell’Allaghèn. Ma non fu tanto un senso d’altruismo a spingerla, quanto una feroce curiosità verso quella creatura così diversa.</p>
<p>Puntò gli occhi sul corpo nudo dell’Allaghè, attratta dalle sue linee flessuose, e la sua pelle liscia, senza una squama o un pelo, bianca come le nuvole. Questi sentendosi scrutato cercò di coprirsi con il lenzuolo. Arwhin s’accorse del suo disagio: “Nanat, non sta bene fissare le persone!” la riprese.</p>
<p>Lei si rivolse alla creatura: “Scusami, solo che è la prima volta che mi trovo tanto vicina a una creatura così diversa da me. E a vederti, non assomigli neppure molto a un Uomo, come si dice fra i Lacerta di voi Allghèn.”</p>
<p>“Non sono un Uomo.” Replicò imbarazzato.</p>
<p>Le mani della vecchia Lacerta cominciarono a trafficare sul suo corpo. Gemette quando gli passò un impacco di muschi fermentati su una ferita aperta e profonda. Nanat per istinto gli passò la sua mano da stringere. L’Allaghè raccolse l’invito, e premette quella mano coriacea dalle lunghe e forti dita artigliate. Sorrise, respirando veloce per il dolore: “Anch’io non sono mai stato così vicino a un predatore!”</p>
<p>“Allora oggi abbiamo condiviso un’esperienza insieme!” arrise Nana.</p>
<p>“Con le lacerazioni più importanti ho terminato.” Disse Arwhin “Ora ti ripulisco quelle superficiali.”</p>
<p>“Ma come hai fatto a conciarti così? Sai che sei stato fortunato ad averci incontrati? Un altro Staigh forse ti avrebbe ucciso vedendoti tanto vicino a casa sua. Ma noi non siamo dei sanguinari. Yann è sempre stato molto amichevole con tutti. Oggi lo vedi così arrabbiato, ma credimi, un tempo era il Re migliore e più aperto di mente di tutti gli Staigh! Per fortuna Arwhin gliel’ha ricordato.”</p>
<p>L’anziana non disse nulla, ma nel suo silenzio c’era la conferma alle parole della giovane e curiosa Lacerta.</p>
<p>L’Allaghè: “Ti prego, adesso non ho forza per raccontarvi.” Rispose, con la voce contratta in una specie di lamento soffocato.</p>
<p>“Quando vuoi, ci dirai.” Replicò Arwhin “Non devi sforzarti di parlare se non ti va.”.</p>
<p>L’Allaghèn si contrasse  in un crampo.</p>
<p>“Hai fame, da quanti giorni non mangi?” chiese la Regina.</p>
<p>“Mia Signora, a dire il vero, non li ho contati!”</p>
<p>Nanat si recò svelta verso la credenza dello Staigh e ritornò con una ciotola di zuppa. Dietro di lei la figura maestosa del Re. L’Allaghèn all’apparire di Yann deglutì e si ritrasse un poco sul letto di paglia. La sua stazza, il collo possente e le creste enormi segnavano la sua natura reale, incutendo soggezione alle prede.</p>
<p>“Sta’ tranquillo, ragazzo, Gherald è impetuoso, ma non un sanguinario. E ha ragione su una cosa. Noi non ti mangeremo.” Rombò la sua bassa voce maschile.</p>
<p>Arwhin: “Non spaventarti di noi, il Re parla bene, ci curiamo di chi ci chiede protezione.” Lo rassicurò.</p>
<p>Nanat intanto attese un cenno da Yann, per avvicinarsi con la scodella. Il Re acconsentì.</p>
<p>“Ecco, tieni, so che mangiate solo i vegetali, perciò ti ho preparato una minestra di tuberi morbidi, bacche fermentate, rape selvatiche e qualche altra cosa della quale non so bene il nome. Niente carne qui dentro!” trillò orgogliosa.</p>
<p>“Ottimo, Nanat, hai afferrato quanto sia stata importante un tempo per il nostro Staigh l’ospitalità.” Fece Yann, approvando il suo entusiasmo. Ma la vice del Re era velata da una profonda malinconia. I tempi in cui gli stranieri bussavano alla porta del suo Staigh per farsi scortare attraverso la foresta, o per trascorrere al sicuro la notte o la tempesta, sembravano ricordi ormai evaporati insieme alla nebbia.</p>
<p>Nanat cinguettò: “Una volta Adam ha trascorso l’inverno con noi!”</p>
<p>L’Allaghèn parve colpito da quell’affermazione: “Davvero?” si rizzò a stento sul letto, dolorante.</p>
<p>“Stai fermo, o ti si scioglieranno le bende!” fece Arwhin.</p>
<p>“Davvero Adam è stato qui?” continuò incuriosito l’Allaghèn, afferrando la ciotola dalla mano artigliata della giovane Lacerta.</p>
<p>“Sì, sì, noi siamo un antichissimo Staigh, il primo che venne su Erat, chiedendogli ospitalità, dopo la guerra contro Uzzath. Ma qual è il tuo nome?”</p>
<p>“Nome, cos’è?”</p>
<p>“Non sai cos’è il tuo nome? Il mio è Nanat, io sono Nanat. Tu pure devi avere un nome!” squillò.</p>
<p>“ Io non l’ho un nome.” Disse con occhi interrogativi.</p>
<p>“Nanat, gli Allaghèn non usano nominarsi. Veniamo a noi, ragazzo.” Fece Yann, scansando ogni altro discorso fra i due giovani “è necessario che noi si sappia cosa ti sia accaduto. Il Nemico ci incalza, e dobbiamo sapere cosa aspettarci.”</p>
<p>Arwhin intervenne: “è troppo debole, adesso, Yann, lascia che mangi e torni in forze.”</p>
<p>“Moglie, la situazione purtroppo non mi permette di essere paziente.” Parlò il grande Lacerta.</p>
<p>“Mio Signore, non voglio offendervi.” Fiatò l’Allaghèn “Capisco il vostro timore perché io il Nemico l’ho incontrato e visto coi miei stessi occhi!”</p>
<p>Il Re lo puntò con uno sguardo duro e sorpreso allo stesso tempo: “Mi stai raccontando la verità. Allaghèn?”</p>
<p>“Non oserei mancarvi di rispetto mentendovi.” Continuò.</p>
<p>“Bene, adesso siamo tutti, raccontaci.” Esortò Yann.</p>
<p>Nel frattempo anche Gherald e Jelill s’erano radunati attorno al ferito.</p>
<p>Il viso dell’Allaghèn si fece turbato: “Mio Signore, Mia Signora, la verità è che la crudeltà del Nemico segue la sua immaginazione. Non ho idea di come finirà, perché il suo desiderio è solo la morte. Non c’è vita nei suoi occhi, non più.”</p>
<p>“E prima, secondo te, c’era, la vita in quegli occhi? Sono tempacci, giovane, l’anima ha abbandonato lo sguardo di chi ti vuole sterminare, da tempo!”</p>
<p>“Signor Cacciatore, ti assicuro che laddove ora c’è morte, una volta l’anima era rigonfia di vita. E non è ancora morta.”</p>
<p>“Spiegati, giovane.” Incalzò Gherald.</p>
<p>“Il vostro Staigh, Sire, è stato onorato della presenza di Adam, se ho capito bene.”</p>
<p>“Nanat ti ha raccontato bene, abbiamo avuto quest’esperienza.” Disse Yann.</p>
<p>“Pensate a un’Emozione come Adam, ma inversa. La morte, anziché la vita nel Grande Vuoto. Questo è il Nemico.”</p>
<p>Arwhin si corrugò: “Vuoi dirci che il Nemico è un Uomo?”</p>
<p>“Mia Signora, ho visto la sua pelle rugosa, la barba, gli occhi color cielo. I suoi occhi li ho visti bene. Sono l’ultima cosa che vedi quando ti rinchiude in quell’inferno che lui chiama: siti di stoccaggio.”</p>
<p>“E cosa diamine sarebbero?” chiese Yann</p>
<p>“Prigioni per Allaghèn nella loro forma di luce. ”</p>
<p>“Mai sentito di simile strutture, giovane.” Aggiunse Gherald.</p>
<p>“Come fai a essere così certo che il Nemico sia un Uomo?” incalzò Yann.</p>
<p>L’Allaghèn parlava con una lentezza e sofferenza quasi le sue parole fossero nerbate sulla pelle.</p>
<p>Arwhin si accorse di quello sforzo: “Comprendo la tua angoscia, caro.” Gli carezzò la nuca “Ti ha fatto del male e parlarne è penoso. Ma capisci anche la nostra esigenza, vero? Sei un Allaghèn coraggioso e intelligente, di sicuro non penserai che qui ti vogliamo male, costringendoti a parlare solo per una nostra curiosità.”</p>
<p>L’Allaghèn si fece coraggio: “Sire, so per certo che si tratti di un Uomo perché ho percepito la sua aurea bianca. Gli Uomini hanno un Aurea bianca. Il Nemico ce l’ha d’una potenza indescrivibile, mai vista in altri, eccetto in Adam.”</p>
<p>“E non potresti esserti confuso con un altro tipo di luce, per esempio quella di un Siran?” fece Jelill</p>
<p>“No, sarebbe come se voi Lacerta confondeste l’odore di un Frenni per quello d’un Arcontosauro!” si agitò, toccato nell’orgoglio.</p>
<p>“I Siran, giovane, sono molto simili agli Uomini.” intervenne Gherald.</p>
<p>“Come i Draghi lo sono ai Lacerta!” replicò, sempre più accesso nel tono.</p>
<p>Yann: “Buono, ragazzo. Da come ti sei ridotto non penso tu abbia incontrato un’allegra compagnia. Uomini o no. Continua.”</p>
<p>L’Allaghèn si voltò verso Arwhin che annuì col viso.</p>
<p>“Signore, pensate a ciò che Adam non è.” Disse puntandosi sui gomiti “Quello è il Nemico.”</p>
<p>“Dunque tu saresti stato catturato dal Nemico, chiuso nelle sue prigioni, e poi? Poi, che cos’è successo? Sei riuscito a evadere? “ incalzò Jelhill.</p>
<p>L&#8217;Allaghèn ebbe uno spasmo: “Ahi, fa male!” si contorse sul ventre.</p>
<p>Arwhin e Yann fecero per soccorrerlo. Il Re, chinatosi sulla creatura per sorreggerlo, vide la ferita da vicino. Scattò diritto.</p>
<p>“Ti hanno fatto questo?” ruggì con voce roca e incredulo.</p>
<p>Arwhin prese delle bende umide, deterse il buco perfettamente tondo, dai bordi netti, come fosse stato causato da un cerchio arroventato. Ma da quella ferita appariva l’interno dello stomaco.</p>
<p>“Morirà se lo lasciamo così.” fece Arwhin sottovoce al Re.</p>
<p>Yann: “Ho visto solo una volta una simile ferita.” Disse, quasi ipnotizzato dalla gravità della lesione.  Lo Staigh si strinse al ferito per capire cosa avesse visto di così orrendo il suo Re.</p>
<p>Yann parlò: “Ora devi dirci la verità. So che hai incontrato il Nemico. Quel buco è un marchio di morte che solo gente come lui può infliggere. E devi dirmi per filo e per segno cosa hai visto nella tua prigione. Per filo e per segno. Perché da quello che conosco, se ti aprono un orrore simile nel corpo è per metterti dentro un tubo e usarti come riserva di energia. Rispondimi: ti hanno collegato a quel maledetto cavo?”</p>
<p>Nanat: “Non capisco quello che dici, Yann.”</p>
<p>Il Re con un tono quasi distaccato le rispose: “Non è il momento, Nanat. Non posso spiegarvi adesso e nessuno oltre me e Arwhin può sapere di cosa stiamo parlando.”</p>
<p>La grande madre dello Staigh avanzò: “Dobbiamo trovare Garaegor, Yann, se vogliamo che il nostro ospite sopravvive a quell’orrore.”</p>
<p>Irruppe la voce di Gherald: “Scordatevelo!” si calmò, consapevole del suo irriguardoso intervento: “Non volevo offenderti, Arwhin, e ti chiedo perdono. Ma sapete tutti che è un periodaccio, e che gli Uomini se la sono filata ormai. Sperate ancora che Garaegor ci risponda ? Con tutto il rispetto, Yann, ma  siete degli illusi. E poi è troppo rischioso entrare nei territori un tempo battuti dalle migrazioni degli Uomini. Oggi sono strade lastricate ad uso delle pattuglie del Nemico.   Chi potrebbe avventurarvisi? Chi si sacrificherebbe per qualcosa, qualcuno” si corresse “che neppure è dei nostri?”</p>
<p>A quelle parole Arwhin infuocò lo sguardo e ribadì: “Gherald, siamo Lacerta. I nostri Staigh non sono feudi di alcun signore. Siamo liberi di ospitare e adottare chiunque vogliamo, perché da sempre non abbiamo “i nostri”, ma solo anime di gente libera che deve la sua lealtà solo a chi conduce con onore e onestà lo Staigh. Noi non siamo come i Draghi, non abbiamo bandiere. Se questa povera creatura ci chiede ospitalità , dobbiamo riunirci e decidere tutti di adottarlo, perché così lo proteggeremo. Ma ricordati, Gherald, che solo Yann ha l’ultima parola. Lui ha vissuto più del doppio di ognuno di noi, ha combattuto e difeso lo Staigh anche dal Nemico. Perciò merita il nostro ascolto.”</p>
<h3>Alessandra Biagini Scalambra</h3>
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		<title>ERATAI 13 – RE YANN: L’ULTIMO CANTO DI ADAM – SECONDA PARTE</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 23:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il principio del Creatore - L'inno di Adam]]></category>

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		<description><![CDATA[“Dovremo andar veloci, perciò non porteremo con noi altro che il necessario per la neve e la fame. Il resto ci rallenta.” Disse Gherald alle due giovani donne. “Dammi solo il mio arco, e avrò tutto quel che mi serve!” vibrò la voce acuta e aggressiva di Jellil. “Sta’ calma giovane donna. Avrai il tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Dovremo andar veloci, perciò non porteremo con noi altro che il necessario per la neve e la fame. Il resto ci rallenta.” Disse Gherald alle due giovani donne.</p>
<p>“Dammi solo il mio arco, e avrò tutto quel che mi serve!” vibrò la voce acuta e aggressiva di Jellil.</p>
<p>“Sta’ calma giovane donna. Avrai il tempo di scoccare le tue frecce, temo.” Sospirò Yann</p>
<p>“Lo spero! Maledette belve senz’anima!” urlò Jelill guardando dall’alto del sentiero più abbarbicato alla parete di montagna che  lo Staigh stava attraversando “Guarda cos’hanno fatto! I nostri bei territori di caccia, le mandrie, tutto! Si sono presi tutto!”</p>
<p>“Purtroppo il Nemico ha attaccato di sorpresa, con armi troppo potenti, dalla tecnologia misteriosa.” Parlò Yann con un tono calmo ma senza speranza, sapeva che un giorno le sue donne sarebbero state l’oggetto del desiderio di un essere dalla ferocia senza limiti. Allora la vita e la morte si sarebbero mischiate nei suoi pensieri, e qualora  lui e Gherald non sarebbero stati in grado di combattere e resistere al Nemico, la morte per le due giovani sarebbe stata la sua ultima speranza .</p>
<p>“La sua magia! Si danni con i suoi impiastri tecnologici! Il fumo delle sue macchine lo avvelenerà!”ringhiò. </p>
<p>I quattro s’incamminarono verso l’apice della montagna, una cupola scura, perennemente innevata, dalla nebbia densa e appiccicosa come una ragnatela.</p>
<p>Dopo tre giorni di arrampicata, una sagoma titanica, un gigantesco cono di pietra s’erse dalla condensa, come un naturale proseguo della pietra.</p>
<p>“Non ho mai visto nulla del genere.” Esclamò Nana, voltando il mento verso l’alto</p>
<p>“E&#8217; mostruoso, che roba è Yann?” chiese Jellil</p>
<p>“Entriamo, stanotte e per un po’ ci riposeremo nei pertugi di questo luogo.” Incalzò il suo Staigh a penetrare le tenebre di un antro che s’insinuava nelle viscere di quella strana cosa tanto enorme e singolare.</p>
<p>Gherald lo guardò con occhi curiosi.</p>
<p>“È quel che rimane di una Derema. Adam quando soffiò l’Inno nei mondi, plasmò dodici di queste strane rocce. Dodici come i mondi che accolsero l’Inno. Le Derema erano “gli accordi” per suonare la Melodia Primordiale, la prima mistura degli elementi che avrebbero accolto la Vita. Sono il punto più antico della roccia di un pianeta. Nessuno, oltre certi antichi Staigh, come il nostro, il Blu e le Emozioni possono penetrarvi, senza venire storditi dalla loro maestosità. Si dice che Adam lasciò le Derema proprio per dare un estremo rifugio alle creature in tempo di bisogno, ricordandosi di come ebbero bisogno di aiuto i Lacerta durante l’agguato di Uzzath. Perciò ad alcuni Staigh concesse la memoria di questi luoghi.”</p>
<p>Arwhin sospirò: “Erano i tempi in cui ascoltavamo Adam, mentre ci raccontava di come le Emozioni diedero impulso alla Vita nel Grande Vuoto.”</p>
<p>“Mi chiedo se ancora gli sta a cuore il mondo!” ruggì Gherald “Ha visto com’è ridotto?”</p>
<p>Un piccolo Frenni s’agitava fra la neve, scalpitando per racimolare qualche noce sepolta nel bianco.</p>
<p>La corda dell’arco era tesa, bisognava avere un grande equilibrio, la coda s’era irrigidita per bloccare il corpo nella sua posizione perfetta di tiro, in bilico su uno sperone al di sopra dell’ignaro animale. Gherald aveva incoccato la freccia e preparato il tiro da tempo, il suo istinto si era agganciato alla mente del Frenni. Qualunque mossa avesse fatto la freccia lo avrebbe colpito. Il Lacerta scoccò. Un fischio pesante, e la pelliccia del piccolo animale si tinse di scarlatto.</p>
<p>Gherald balzò dalla rupe, afferrò la preda, constatando che era morta e non bisognava darle il colpo di grazia. Un tiro da maestro di caccia, diretto al cuore aveva arrestato, senza farlo soffrire l’incauto animale. “Amico mio, sono tempacci. In genere non ammazzo animali così piccoli, ma capiscimi, la fame è una brutta compagna di viaggio.” Fece, riponendolo nel carniere.</p>
<p>Stava mettendo la freccia ripulita sulla corda, sperando in qualche altra preda  temeraria come il suo ignaro impellicciato, sulla via del ritorno.  Quando la parete liscia e tondeggiante della Derema gli fu innanzi, udì qualcosa provenire da una boscaglia derelitta dal freddo.</p>
<p>Si drizzò attento irrigidendo il collo, aprì le sue narici sino al massimo per recepire ogni singola molecola di odore, le orecchie erano tese, e le pupille due linee perfette verticali. Puntò subito la freccia incoccata. </p>
<p>“Amico, sono tempacci, prima ti ammazzerò, poi ti chiederò chi sei.” Disse agli arbusti.</p>
<p>Il naso gli suggerì che oltre quel riparo di alberi rinsecchiti c’era un corpo non di Lacerta, né di un rettile predatore pericoloso. Non si trattava neppure dell’odore vibrante e ormonale di un mammifero.</p>
<p>Yann era di guardia allo Staigh, si era già accorto dell’ombra furtiva nei paraggi della Derema. Tornò da un’ispezione della zona attorno.</p>
<p>“Ho controllato il versante sud del crinale, ci sono tracce.” Disse.</p>
<p>“Se ti prendo t’ammazzo come il topo che sei!” ringhiò la voce stridula di Jellil, che armata di spada era rimasta a vegliare Arwhin.</p>
<p>“Calme donne, non penso sia pericoloso.” Il Re mantenne la sua flemma.</p>
<p>Nana: “Yann! Ho sentito qualcosa!”  fece, voltandosi verso la parte più scoscesa e impervia della roccia.</p>
<p>“Amico, se tanto pazzo da arrampicarti lì, e di notte, per giunta?!” se ne uscì Gherald, puntando la freccia verso il punto indicato da Nana.</p>
<p>“Aspetta, Gherald!” fece la giovane e placida Lacerta “Yann forse ha ragione, potrebbe non essere un pericolo.”</p>
<p>“Falla finita Nana, sono trascorsi i tempi dove i nostri vicini ci facevano visite a sorpresa, portando un bel tacchino rigonfio!” l’azzittì con tono squillante Jellil “Anche le ombre portano morte!”</p>
<p>La giovane abbassò il capo, avvilita dalla soverchiante rabbia della sorella. Yann le passò una mano sulla testa, come a consolarla.</p>
<p>“Yann, prima mi hai detto di aver trovato tracce. Che genere erano?” chiese rispettoso Gherald.</p>
<p>“Vieni, ti faccio vedere.” Rispose il Re.</p>
<p>I due si portarono non distanti dall’ingresso della Derema. Un lastrone di roccia sporgeva nudo di neve. Yann lo indicò.</p>
<p>“Ahi! Accidenti, sembra appena uscito da un vulcano!” Gherald ritrasse la mano scottata.</p>
<p>“Attento, non andargli sopra, la luce è ancora viva.” Replicò il Re.</p>
<p>“Luce, dici davvero, Yann?” chiese con tono quasi divertito.</p>
<p>Il Re annuì.</p>
<p>“Pensi a un ladruncolo di luce blu nei paraggi? Ne ha di fegato ad arrampicarsi sino qui e venire a rubare in casa nostra!” fischiò con una sorta di plauso per quell’eroe.</p>
<p>“Gli Allaghèn sono agili e la loro doppia natura di esseri di luce e corporei ne fa degli ottimi esploratori. Non è il fatto che sia arrivato sino qui a stupirmi, quanto quello di non essere ancora stato catturato dal Nemico.”</p>
<p>“Furbo com’è, non c’impiegherà molto a mettersi nei guai.” Aggiunse Gherald, riferendosi al fatto che la creatura fosse giunta tanto vicina allo Staigh.</p>
<p>“Da quel che si conosce gli Allaghèn migratori hanno evitato l’Erat nelle loro rotte di viaggio,  dopo la Catastrofe. Questo tipo è una rarità. Ed è in difficoltà.”</p>
<p>“Alcuni sono rimasti, infatti, perché troppo giovani per viaggiare, o per malattie, o altro…” soggiunse l’amico, poi sogghignò: “Un Essere di Luce corporeo? Bleah!” disse “Schifosi da mangiare e velenosi più d’una serpe!”</p>
<p>“Abbassa la freccia, non voglio ucciderlo.” Ordinò Yann.</p>
<p>Gheral  inclinò l’arco che aveva tenuto puntato sino a quel momento e continuò: “Ma almeno siete innocui. Vieni avanti, oppure vattene per la tua strada, sei sul territorio di caccia del nostro Staigh. Di questi tempi non è intelligente far perdere la pazienza a un cacciatore con il suo arco.”</p>
<p>Un parapiglia attirò l’attenzione dei due verso l’ingresso della Derema.</p>
<p>“Yann, Gherald, all’erta! Il bastardo  sta venendo fuori!” urlò a squarciagola Jellil.</p>
<p>Yann vibrò d’ira al pensiero che l’ombra si era introdotta senza che se ne accorgessero nel cuore della sua famiglia.  Si gettò con balzi potenti verso l’interno della Derema: “State riparate!” gridò alle donne. Gherald lo seguì altrettanto rapidamente. Il Re ruggì con una voce di tuono, scuotendo le rocce, l’eco del suo urlo profondo e basso penetrò sin nelle viscere della montagna. Chiunque nei paraggi avrebbe capito il guaio in cui si era cacciato, violando i confini di sicurezza dello Staigh.</p>
<p>Ancora un tramestio, quindi l’ombra lasciò nella fretta cadere un sacco di panno con alcune conserve.</p>
<p>Gherald: “Dannato ladro hai saccheggiato la nostra credenza!” Mise mano all’elsa per trarre la sua spada.</p>
<p>“Sono solo conserve e frutta secca, Gherald, calmati!” la voce alta, femminile  e roboante di Arwhin spezzò il caos di quel momento. I Lacerta si ammutolirono, mentre la Regina ascese dall’interno della Derema . Poggiandosi sul bastone, ma con un incedere ancora maestoso e possente, raggiunse il Re: “Non è forse il Nemico a lasciare che gli altri muoiano di fame? Noi siamo Lacerta, amici di Adam e non vi permetterò di essere un’altra cosa!” tuonò.</p>
<p>Intanto Gherald che aveva braccato il ladro placò il suo impeto, per ascoltare Arwhin.</p>
<p>“Prego, non conosco molto bene la tua lingua, signore, non m’uccidere, non t’ho rubato nulla!”</p>
<p>Ansimò nell’ombra di un riparo improvvisato un essere simile a un Uomo ma meno imponente, anzi, raffrontato con Adam sembrava il suo cucciolo. La sua pelle sembrava fatta della stessa neve della montagna, per via del candore così cangiante.</p>
<p>“Anche perché avresti ben poco da rubare.” Aggiunse Gherald “Gli Allaghèn sanno parlare in qualunque lingua, e questo mi piace molto di voi.”</p>
<p>“Non ho mai parlato nella lingua del tuo Staigh, perdonami se sbaglierò qualche parola.”</p>
<p>Arwhin gli si fece vicina, con calma lo guardò negli occhi. Le pupille nere nei suoi occhi rosso vivo potevano sembrare a chiunque non fosse un Lacerta uno sguardo aggressivo. Ma al contrario l’Allaghèn vi percepì un profondo segnale di amicizia. Erano occhi di Lacerta.</p>
<p>“Non m’importa della purezza linguistica.” Esordì “Dimmi cosa ci fai quassù. Fa freddo e non ci sono molte cose da mangiare.”</p>
<p>Gherald aggiunse: “ A meno di non cacciarsele, e tu non sei un carnivoro. Cos’è stavi seguendo un altro Staigh per rubargli qualche provvista?”</p>
<p>Arwhin lo colpì con uno sguardo duro.</p>
<p>“Noi non siamo ladri, mia Signora. Fa molto freddo, e qualche volta non potremmo vivere senza prendere qualcosa.”</p>
<p>“E come la chiami quest’abitudine, se non rubare?” sogghignò il cacciatore</p>
<p>“Ora basta, Gherald!” imperò Yann.</p>
<p>Arwhin non diede peso all’ironia sprezzante del loro amico. E invitò con maniere gentili ma regali l’intruso a farsi avanti.</p>
<p>L’Allaghèn uscì allo scoperto.</p>
<p>“Cielo di Ghoron! Ma come sei conciato?” balzò vedendo il suo esile e bianco corpo coperto di ferite, le dita con la pelle strappata e gli occhi pesti.</p>
<p>“Ti prego Signora, dammi un pezzo di pane se l’hai altrimenti lasciami andare, non ti ruberò nulla.”</p>
<p>“Pane? Bello mio, sei confuso, gli Uomini fanno il pane, i Lacerta mangiano carne.” Disse Gherald, basito anche lui per le condizioni della creatura.</p>
<p>“Sì, è vero.” Chinò il capo, tremando in modo quasi convulso.</p>
<p>“Vieni vicino, non ti mangerò, promesso!” posò il suo zaino di caccia sul terreno, lo aprì e ne tirò fuori la sua coperta “Sei nudo come sei nato. Con questo freddo non resisterai molto.” Gli posò la coperta.</p>
<p>“Sei molto gentile, Signore. Ti ringrazio.” La voce dell’Essere di Luce era simile al cinguettio di un uccellino caduto dal nido. Commosse i Lacerta.</p>
<h3>Alessandra Biagini Scalambra</h3>
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		<title>ERATAI 12 – RE YANN: L&#8217;ULTIMO CANTO DI ADAM &#8211; PRIMA PARTE</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 23:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il principio del Creatore - L'inno di Adam]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa storia racconto la Resistenza dei Giorni successivi alla Scelta di Adam che determinò la scissione dei mondi, la perdita della libertà dei popoli amici del Nomade. Yann scoccò la freccia in alto, osservò la sua curva in cielo e la discesa diritta come un raggio di sole . Un enorme Morol pascolava isolato nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa storia racconto la Resistenza dei Giorni successivi alla Scelta di Adam che determinò la scissione dei mondi, la perdita della libertà dei popoli amici del Nomade.</p>
<p>Yann scoccò la freccia in alto, osservò la sua curva in cielo e la discesa diritta come un raggio di sole . Un enorme Morol pascolava isolato nella brughiera e non s’accorse del dardo lanciato dalla sponda del fiume. Un colpo secco sul cuore. L’animale s’imbizzarrì, Yann balzò fuori dal suo appostamento, la sua coda vibrò nell’attimo giusto, dandogli un perfetto assetto durante il salto. Lanciò in avanti le mani, protraendo gli artigli nascosti nei polpastrelli. Era sopra il collo del mostruoso erbivoro. Il Morol si agitò, mentre fiottava sangue dal petto. Yann non mollò la presa, rimase attaccato alla bestia finché non sentì le forze scemare. Il maschio era vecchio, ma ancora in grado di combattere, se il Lacerta fosse caduto dal suo dorso, lo avrebbe fatto a pezzi con i suoi zoccoli taglienti. Rimanergli in groppa, fino al suo dissanguamento era una questione di vita o di morte per il Rettile. I due lottarono per ore, alla fine Yann assestò un’artigliata decisiva sulla vena vitale del collo. Il Morol lanciò un gemito di morte, poi sprofondò nella neve. Fu un azzardo quell’agguato solitario, ma ora c’era cibo a sufficienza per la sua famiglia. Non era stato facile vivere senza Staigh per tutto quel tempo. E ancor più arduo lo sarebbe stato in futuro, viste le nubi di tempesta che oscuravano gli orizzonti della storia di Erat. Un tempo Yann era un Re. Molti Lacerta, un centinaio, vivevano nel suo Staigh e un gruppo ben solido di dieci cacciatori assicurava il benessere per tutti. Ma ora che i cacciatori erano diventati guerrieri, affrontando un nemico oscuro e molto più potente di loro,  la morte li aveva tolti allo Staigh, e Yann dovette provvedere a riparare le donne e i bambini nella parte più impervia e fredda del Ghorn, la catena montuosa del Nord Est di Erat. Anche il Re era divenuto guerriero, aveva lottato sino all’ultimo sangue, ma nonostante l’avesse cercata fra i suoi fratelli, la morte non lo portò con sé. Ora assieme a Gherald, uno dei due cacciatori del piccolo pezzo di Staigh sfuggito alla guerra. Awhinn era una delle sue mogli, la Regina, la più anziana. L’unica donna per ora in grado di partorire. Jelill e Panam erano ancora troppo giovani. Non era loro padre. Erano figlie di due grandi Cacciatori, morti in guerra. Sarebbero state sue mogli, ma era passato il tempo per meditare su queste cose. Il primo pensiero di Yann era trovare cibo per tutti. Si dava il cambio con Gherald, per i turni di guardia alla grotta. Tutti e due i maschi dovevano cacciare per sostenere la loro famiglia. Jelill aveva un carattere molto difficile, Yann si chiese se mai fosse riuscito nel farsi accettare. Era troppo dominante, bellicosa. Ma quella sua natura indomita piaceva al Re, le sarebbe servita in un mondo diventato cieco e sordo, privo di ragione . Panam, la figlia di Tamael, una delle più forti cacciatrici dello Staigh, che il nemico rapì assieme alle altre, era dolce e intelligente ma di un’astuzia senza pari. Destra nel tiro con l’arco e abile nel creare graziosi gioielli con ossa e conchiglie. Yann spesso si chiedeva quale futuro avrebbe atteso le sue giovani donne. Provava timore per la dolcezza di Nana, perché l’avrebbe potuta rendere appetitosa agli occhi di quel nemico dal volto biancastro, dalla pelle simile a quella di un’oca senza piume. Cercava le femmine dei Lacerta, e Yann, come Gherald, non se ne  sapevano spiegare il motivo. Avevano capito però che il Nemico sceglieva le donne più dolci, creative, forse le prediligeva per via della loro indole poco aggressiva e più curiosa, ideale per attirarle con i suoi inganni. Il Nemico era potente. Non solo perché avesse armi in grado di lanciare la luce del sole e distruggere ogni cosa, mentre lui poteva al più infastidirlo con le sue frecce. Non era solo la superiorità del suo arsenale a renderlo tanto insidioso. Sembrava che una strana magia allignasse nella voce del Nemico dalla pelle grinzosa e molliccia. Il suono proveniente dalle sue parole pareva ammaliare alcuni Lacerta. In particolare le donne più intelligenti e astute, sembravano attratte in un modo spasmodico dal suono del Nemico. Inoltre, a detta di testimoni, sembra che il corpo del Nemico emani un tepore mai sentito in altri corpi, capace di ipnotizzare chiunque gli si abbandoni fra le braccia.</p>
<p>“Yann!” La voce trillante  di Nana richiamò il Re, mentre era prossimo al confine del suo territorio. La giovane Lacerta  gli corse incontro, fremeva di rivederlo, e gli balzò sul collo. Gherald era appena dietro e salutò il suo amico.</p>
<p>“Questo è davvero grosso, Yann, hai rischiato molto nel catturarlo da solo.” Osservò, toccando la cresta ossea sul collo del Morol.</p>
<p>“Almeno staremo tranquilli per un po’, amico mio.” Sospirò affaticato il Re.</p>
<p>“Guarda che ti ho fatto per quando esci la prossima volta!” Nana allungò a Yann una cintura con piccoli pezzi di roccia verde e azzurra: “è per la tua faretra!” trillò contenta.</p>
<p>“È bellissima Nana, ti ringrazio.” Replicò, con l’affanno che non demordeva.</p>
<p>“Ci fosse ancora, l’avrei di certo indossata per il Torneo di Tiro del Sud.” La voce del Re si chiuse nella nostalgia di un’era morta per sempre.  Gherald venne agghindato con dei parabracci finemente intarsiati. Nana non trascurava nessuno.</p>
<p>“Novità nei territori, Sire?” chiese il Lacerta.</p>
<p>Yann: “A parte questo grosso maschio, non ho visto altri animali in giro. Ogni giorno sembra sempre più difficile. Ho avuto un colpo di fortuna oggi, ma il giorno dopo sembra sempre peggio di quello prima. Ormai le foreste sembrano luoghi deserti, non si sentono più neppure le urla dei Strichi fra gli alberi.</p>
<p>“Un tempo le nostre foreste pullulavano di quei piccoli roditori.” Disse Gherald “Erano le  prime prede della nostra infanzia, ricordi?”</p>
<p>“Sì, lo ricordo bene. Eravamo bambini io e te, quando cacciavamo gli Strichi…Ne abbiamo combinate sotto le fronde di questi alberi, caro Gherald.” Gli batté la spalla con la mano, sospirando</p>
<p>Una fila di corpi scivolò all’improvviso dal palco nel vuoto. Le corde spezzarono all’unisono il collo ai Lacerta sul patibolo. La folla dei nemici e dei servi osservò l’esecuzione degli ultimi Resistenti senza respirare. I Malfattori, i Briganti. Gli Illegali, come chiamava il Nemico i Rettili che si opponevano al suo potere. L’impiccagione era però una morte riservata ai ladruncoli e a pesci piccoli della Resistenza. Una fila di pali all’orizzonte raccontava la morte che attendeva ai Re degli Staigh e agli Athaza, i capi dei cacciatori nomadi, ora convertiti al brigantaggio. Le grida dei vivi che si accartocciavano sui pali, rantolando, venivano trascinate dal vento sin nella grotta di Yann. Il Nemico non aveva pietà. Alle donne fu implorato di non chiedere il nome dei loro sposi. Ogni Lacerta maschio era in pericolo e il Nemico sapeva tirar fuori dalla bocca il nome dei Re e dei Cacciatori rimasti.</p>
<p>Yann, Gherald e Arwhinn ogni mattina si alzavano e usciti dalla grotta si inondavano col primo sole. “Questa brina, lo sappiamo cos’è…”  disse il Re</p>
<p>Gli occhi dei Lacerta potevano percepire il brillio della rugiada che gocciolava dalle forche e dai pali.</p>
<p>“Lacrime.” Fece Arwhinn, sua Moglie.</p>
<p>“Adam sta piangendo, da qualche parte.” Fece il Re.</p>
<p>“Perché allora non interviene?” sbuffò stizzito Gherald.</p>
<p>“Non lo so, amico mio.”</p>
<p>“Meliel ci ha abbandonati.” Replicò Gherald, pensando al Primo Drago, il loro Antico Signore “Adam non sappiamo dove sia finito. Gli Eoni hanno assistito al crollo del nostro mondo, seduti sull’orlo della nostra fossa.” Ringhiò.</p>
<p>Yann attendeva in segreto alla speranza che Adam un giorno tornasse e facesse giustizia. Sognava di veder ancora le titaniche ali di Meliel oscurare il sole, e il suo fuoco abbattersi sull’orda del Nemico. Ogni  notte, prima di ritirarsi con la sua famiglia al sicuro, negli abissi della grotta, si appartava e cantava:</p>
<p style="text-align: center;">“Grande Adam splende il sole sulla pianura dell’Odard.</p>
<p style="text-align: center;"> Ma ora i tuoi Lacerta hanno al collo una corda</p>
<p style="text-align: center;">I tuoi guerrieri sono morti e a vegliare l’ultima foresta</p>
<p style="text-align: center;">solo i forti rimangono . Ma le nostre spade sono stanche</p>
<p style="text-align: center;">le ali del Drago hanno smesso di volare nel cielo sordo</p>
<p style="text-align: center;">ai gridi delle nostre anime rapite dal Nemico bianco.”</p>
<p>Sperava che l’Eone , il primo, colui che ebbe l’idea di fecondare il Vuoto con la Vita, ascoltasse quel suo lamento, e mosso dall’antica amicizia coi Lacerta, si decidesse a intervenire in quell’inferno.  Sperava nell’oscurità di quelle notti nascosti dalla coperta della roccia, di udire il flauto dell’Inno, il suono della Creazione che attrasse Meliel, il Primo Drago verso Adam e la Vita. I Lacerta ancora la sentivano la Musica di Adam. Come loro I Blu, gli Esseri di Luce capaci di rendersi corporei nel regno della materia. Il Suono attirava molte razze, in particolare era una linfa essenziale per la Vita, la Creazione della Materia. Il Grande Vuoto venne riempito prima con la Musica, poi vennero le immagini e infine l’unione delle due essenze, la materia. L’Era dell’Origine, quando Adam suonava alle creature le sue melodie.</p>
<p>La mattina una nevicata coprì i sentieri di caccia attraverso la foresta. Gherald  scivolò fuori dall’angusto passaggio verso l’esterno della grotta, ripulendo la roccia dalla neve Alzatosi, osservò il paesaggio addormentato nel bianco. Lo seguì la sagoma imponente del Re che gli si erse a fianco.</p>
<p>“C’è rimasto ben poco per gli occhi.” Sbuffò intristito Gherald guardandosi attorno.</p>
<p>“Dovremo  tenere le narici ben aperte, allora. Le piste sono molto vecchie e seppellite nella neve.  Ma spero che il Morol catturato ci riempia sino al momento che qualche animali ripassi di qui.”</p>
<p>“In due penso sia molto duro intercettare un odore in questo deserto. A meno di non avere il vento dalla nostra parte, gli odori si saranno impantanati sul suolo, e quattro narici non possono coprire un granché di foresta.”</p>
<p>“Non t’avvilire, amico mio, in un modo o nell’altro quest’inferno dovrà cessare.”</p>
<p>“E poi? Poi cosa credi che arriverà?”</p>
<p>“Non ne ho idea, Gherald, ma dobbiamo sopravvivergli, o quest’incubo finirà per inghiottirci tutti.”</p>
<p>“Non l’ha già fatto? Non siamo già finiti nel ventre del disastro?”</p>
<p>“No, Gherald, non finché io, te , Arwhin e le nostre due compagne respiriamo da liberi in questo mondo. È dura, infinitamente dura, ma noi sopravvivremo.”</p>
<p>Gherald rispose scuotendo le spalle. Raccolse i secchi su una canna e se li mise dietro la nuca: “Sarà meglio raccogliere qualche pezzo di legno per il fuoco.”</p>
<p>Yann annuì. D’acqua  liquida ne avevano in abbondanza, vista la falda sotterranea accanto alla quale avevano trovato riparo. Il fuoco era necessario per scaldarsi, indurire il legno dei giavellotti e delle frecce e per seccare ciò che rimaneva delle prede.  Gli occhi di un Lacerta sono adatti all’oscurità,  perciò non era la luce ciò che cercavano con quei pezzetti di legno.</p>
<p>Il tuono delle armi del Nemico rimbombava per la valle, scontrandosi con le rocce amplificava il suo osceno ruggito. A memoria di Lacerta, non si erano mai uditi fragori simili, prima della Catastrofe. C’erano le tempeste di montagna, feroci e letali, ma nulla si avvicinava all’orrore di quei boati.</p>
<p>“Dannazione, si fanno sempre più vicini.” Disse Gherald, alzandosi da un mucchio di arbusti rinsecchiti.</p>
<p>“Il Nemico sta usando le sue armi per distruggere le ultime sacche di Resistenza.” Fece Yann.</p>
<p>“Quando arriveranno a  noi? Mi chiedo se  sia venuto il momento di lasciare la grotta, Yann.”.</p>
<p>Il Re scosse il viso: “Avranno fatto prigionieri in questi ultimi giorni.  E non hanno ucciso. Non ci sono altri pali né forche verso la strada del Lago. Non ho idea di quali metodi possano utilizzare su quei disperati, ma di sicuro qualcuno di loro lo faranno parlare. E dirà di noi quassù. È questione di tempo.”</p>
<p>“Dunque dobbiamo andarcene, vero?”</p>
<p>“Al più presto, Gherald. Il Nemico è veloce e possiede marchingegni che lo fanno avanzare nella neve senza l’aiuto di Lupi o altri amici.”</p>
<p>Gli Amici, accompagnano da sempre i Lacerta, sono i grandi Lupi delle pianure che hanno stretto un’intima alleanza di caccia con i Rettili, aiutandoli con i loro ampi toraci nel trainare le slitte e nel seguire le piste delle prede.</p>
<p>Arwhinn posò la pentola del the, uditi i discorsi di Yann, si alzò in piedi preoccupata.</p>
<p>Il Re sapeva cosa le provocava quell’angoscia. Andarono in disparte, in un angolo riservato alla coppia reale, lui e Arwhin.</p>
<p>“Mi prenderò cura di te, non ti lascerò sola nell’affrontare questo viaggio.” Le fece, prendendole la mano artigliata.</p>
<p>“Yann, non sono più giovane. E il mio male vi rallenterà. Che cosa farete se incalzati dal Nemico, dovrete soccorrermi?”</p>
<p>“Non pensarci. Provvederemo, siamo uno Staigh, ancora!” sbottò.</p>
<p>“No, Yann, non posso permettere che qualcuno muoia o peggio, venga catturato, perché  non ce la faccio nel mantenere il passo.”</p>
<p>“La Regina di uno Staigh non lascia il suo Re. Il Re non lascerà la sua Regina, accada quello che accada, Arwhinn, io ti proteggerò.”</p>
<p>“Yann, ci sono delle volte che le mie ossa sembrano di vetro per quanto mi fanno male. Come potrei correre dietro a voi in caso di combattimento?”</p>
<p>“Non combatterai, io provvederò a difenderti.”</p>
<p>“Andate voi, io rimango nella grotta.”<br />
“Cosa?” si alterò il Re “Tu non sai quello che dici! Tu sei mia Moglie! Per me sei la vita stessa! Siamo i Re di questo Staigh da un’era intera. Cinquant’anni, Arwhin! Quanti hanno mai vissuto solo la metà del nostro regno?”</p>
<p>“Non capisci, Yann? Più della mia vita desidero che sia salva quella di Jelill e di Nana e di Gherald, sono semi  troppo giovani del nostro Staigh,  non devono vivere in quest’inferno, portali dove possano trovare un nuovo inizio. Io il mio tempo ho vissuto in modo felice con te, non potrei aver sperato in una vita più bella, mio  Signore.”</p>
<p>“Mia Signora, tu verrai con me e insieme invecchieremo. Non mi fare questo, non costringermi a dovertelo ordinare.”</p>
<p>“Yann!” irruppe Gherald, agitando la coda con vibrate nervose. Era trafelato.</p>
<p>“Cosa succede?” si voltò il Re.</p>
<p>“Vieni su!” ansimò “Non c’è un attimo da perdere!”</p>
<p>Yann baciò la fronte con le piccole creste rosso fuoco della Regina e seguì il suo amico.</p>
<p>Sbucarono su uno sperone di roccia dal quale si aveva un panorama stupefacente dell’intera valle.</p>
<p>“Non è possibile!” Tentennò Yann.</p>
<p>“Avevamo ragione, il Nemico è troppo veloce!”</p>
<p>Una fila di slitte senza Lupi si stava addentrando nella foresta della grotta segreta.</p>
<p>“Stanno cercando noi?” fiatò Gherald, terrorizzato.</p>
<p>“Temo proprio di sì. Qualche Staigh della valle  caduto nelle sue mani, deve aver confessato.”</p>
<p>“Via, non perdiamo altro tempo, risaliamo il crinale.”</p>
<p>“Ci saranno quaranta gradi sotto zero, lassù e la neve alta quattro metri.” Replicò Gherald.</p>
<p>“Non c’è alternativa. Il Nemico non è agile a piedi, fra la neve e non conosce questi territori.” Ribadì Yann.</p>
<p>“Allora faremo come dici, andiamo.” Gherald radunò Jelill e Nana, mentre Yann si occupò di Arwhin.</p>
<p>Yann prese la Regina sulla schiena e i quattro s’incamminarono, senza bagagli, a eccezione delle coperte e un po’ di carne secca.</p>
<h3>Alessandra Biagini Scalambra</h3>
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