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	<title>La zona morta &#187; Clelia &amp; Willelm</title>
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		<title>CLELIA &amp; WILLELM &#8211; EPISODIO 10</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jun 2009 10:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clelia & Willelm]]></category>

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		<description><![CDATA[GLI OGGETTI DEL SAPERE SUPREMO – CUNEO E I CERCATORI “Dobbiamo cercare e trovare gli oggetti del sapere supremo.” Disse Erika. Quella era la prima “riunione” dei Guardiani, a cui presenziavo. Il fatto di non essere più un’anima solitaria senza una meta ben precisa, mi dava un po’ di sostegno e coraggio. “Qual è il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family: Arial;"><span style="color: #ff0000;">GLI OGGETTI DEL SAPERE SUPREMO – CUNEO E I CERCATORI</span></span></div>
<div></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Dobbiamo cercare e trovare gli oggetti del sapere supremo.” Disse Erika.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">Quella era la prima “riunione” dei Guardiani, a cui presenziavo. Il fatto di non essere più un’anima solitaria senza una meta ben precisa, mi dava un po’ di sostegno e coraggio. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Qual è il primo oggetto?” domandò Giacomo.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“In questo testo parlano del <em>Libro dell’impossibile</em>. Pare che sia stato per centinaia di anni nelle mani di un parroco di Elva. Lo custodiva gelosamente ed era l’unico a essere in grado di leggerlo correttamente e di ottenere i risultati che si prefiggeva. Purtroppo in un secondo momento, il parroco dovette allontanarsi e il libro passò nelle mani del suo sostituto, che sciocco e incapace, lo lesse nella maniera sbagliata e provocò indescrivibili disgrazie.”</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Che fine ha fatto?” domandai soprapensiero.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Non lo sappiamo di preciso, ma sono certo che non sia lontano da dove è sempre stato. Molto probabilmente è protetto da qualcosa o qualcuno e non sarà semplicissimo arrivarci abbastanza vicini da prenderlo.” Disse Cristiano a voce bassa, con lo sguardo concentrato sull’orizzonte oltre la finestra.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">Lo fissai per un momento come per imprimermi nella memoria i tratti del suo volto assorto, il riflesso dei suoi capelli alla luce del tramonto. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">Mi voltai imbarazzata quando lui si accorse del mio sguardo forse troppo insistente. Mi guardò sorridendo e poi prese posto all’altro capo del tavolo, di fronte a me.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“<em>Ti piace eh?” </em>Si fece sentire Willelm con tono canzonatorio.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">Non gli diedi soddisfazione e feci finta di non averlo udito.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Dobbiamo sbrigarci. Abbiamo dodici oggetti da trovare e poco tempo per farlo.” Disse passandosi una mano tra i capelli.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Perché dici che abbiamo poco tempo? Che cosa deve succedere?” chiesi, passando lo sguardo da un viso all’altro con la sensazione che mi stessero ancora nascondendo qualcosa.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Vedi Clelia… noi abbiamo sentito spesso parlare di una persona come te, ma non credevamo davvero esistessi. Abbiamo letto della Purificatrice Rinata in testi quasi più antichi del mondo, quando ancora non esisteva nemmeno l’uomo come noi lo conosciamo. Libri portati da chissà chi e da chissà dove.” Si fermò un momento guardandosi attorno e poi prese fiato. “ Non sapevamo se credere davvero alla tua esistenza e quando ti abbiamo incontrata ne siamo rimasti stupefatti. E’ ormai chiaro che il nostro incontro non è stato fortuito… ebbene, in questi antichi testi si parla di una catastrofe imminente che dovrebbe accadere tra non più di due anni e l’unico modo per arginarla è possedere tutti e dodici gli oggetti.” Spiegò Erika.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Già… chiunque li possegga può fare ciò che desidera. Nel momento della catastrofe, le pareti invisibili dei mondi paralleli si assottiglieranno fino a scomparire. In quel momento, se non ci sarà qualcuno in grado di gestire i demoni, i morti, gli spiriti, il mondo verrà invaso e distrutto.”</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“E voi dite che potremmo metterci più di due anni a trovare questi oggetti?” chiesi dubbiosa.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Sì, perché i Guardiani precedenti, quelli persi per sempre nello scorrere del tempo, sapevano quanto potesse essere pericoloso un uomo in possesso di tutti gli oggetti.”</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Vuoi dire che quegli oggetti possono essere utilizzati sia nel bene che nel male vero? Vuoi dire che se finissero nelle mani sbagliate…” non riuscii a terminare la frase.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">I Guardiani annuivano tutti, guardandomi con un velo di tristezza.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Esatto… e purtroppo quelle mani sbagliate esistono e noi le conosciamo fin troppo bene.” Intervenne Giacomo annuendo.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“E chi sarebbe?” domandai massaggiandomi le tempie.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">Cristiano sorrise con amarezza scuotendo la testa.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Sono io.”</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Cosa? Che intendi dire? Com’è possibile che tu difenda questi oggetti e allo stesso tempo sia colui che li userebbe per fare del male?” domandai sgranando gli occhi.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">Nessuno osò rispondermi.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Usciamo. Ho bisogno di aria. Ne parleremo facendo una passeggiata. Tra queste mura sembra tutto peggiore.” Propose Silvia.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;"> </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">Il sole era pallido e l’aria pungente. I giorni di tepore appena passati avevano fatto dimenticare che la primavera era ancora lontana.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">Mi strinsi addosso il piumino mentre camminavamo silenziosi lungo Via Roma. Ci fermammo davanti all’antica libreria Salomone, incuriositi da qualche variopinta copertina, poi proseguimmo verso Piazza Galimberti, dove il sole era ancora una presenza gradita. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">Camminammo a lungo, osservando le belle vetrine di Corso Nizza e raggiungemmo Piazza Europa con la simpatica pista da ghiaccio nell’angolo alto a destra. Decine di ragazzini più o meno grandi ridevano e si cimentavano in improbabili evoluzioni.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">Nessuno di noi aveva voglia di rintanarsi in qualche bar nonostante il freddo si stesse facendo più fastidioso.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">Fu Giacomo a rompere il silenzio.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Cristiano soffre di uno sdoppiamento di personalità piuttosto particolare. Una parte di lui è un Guardiano… uno dei più antichi, ma l’altra è… come posso dire…” si fermò cercando le parole e chiedendo aiuto con lo sguardo corrucciato ai suoi compagni.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Un Cercatore… è così che lo chiamano nei vecchi testi.” Intervenne Silvia.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Già… un Cercatore.” Sottolineò Cristiano con amarezza.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">Io ascoltavo, ma in realtà non riuscivo ancora a capire.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Sono stato per molti anni ricoverato in una clinica per malattie mentali. Ora sono sotto controllo perché prendo svariati medicinali, ma ‘il cercatore’ tenta sempre di fare in modo che io non le assuma per poter prendere il sopravvento.”</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Se il Cercatore fosse una qualsiasi altra persona sarebbe tutto più semplice… potremmo combatterlo in qualche modo, ma non possiamo farlo con Cristiano perché è anche un Guardiano e se uno solo di noi venisse annientato… bè… sarebbe la fine per tutti.” Spiegò Erika.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Che cosa possiamo fare allora?” domandai perplessa.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Sperare che il Cercatore non abbia il sopravvento per ora e trovare i dodici oggetti. Quando li avremmo trovati, potremmo allontanarlo da lui e lasciare che rimanga solo il Guardiano.” Spiegò Sandro che era stato in silenzio quasi tutto il tempo.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Ma c’è un problema…” intervenne Erika.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">Alzai gli occhi al cielo e feci un profondo respiro.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Un problema che si chiama Sara… riuscì a spacciarsi per una Guardiana. Non sappiamo nemmeno come abbia potuto farlo. Noi lo percepiamo il potere di un Guardiano! Comunque ci riuscì e ora è al corrente di tutto. Dell’esistenza degli antichi testi, degli oggetti, di quel che c’è dentro Cristiano…” continuò Sandro guardandolo di storto.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Tra noi c’è un patto Clelia. Nessuno di noi può avere storie sentimentali con gli altri Guardiani… ma qualcuno pensò bene di andare contro questa regola. Sara riuscì a capire che lotta si combatteva continuamente dentro Cristiano. Noi lo abbiamo saputo solo in un secondo momento. Pensiamo che sia un’altra Cercatrice e che probabilmente conosce anche il terzo.”</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Quindi ce ne sono tre??” chiesi stupita.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">Annuirono all’unisono.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">Willelm era stranamente silenzioso. Forse era anche lui troppo preoccupato da tutta quella situazione di urgenza e pericolo. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Ora non dobbiamo preoccuparci degli altri due. Dobbiamo solo pensare a trovare gli oggetti e liberarci di uno. Gli altri arriveranno non appena percepiranno la riunione degli oggetti del sapere supremo. A quel punto non ci sarà difficile annientare anche loro.” Spiegò Sandro.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Se è così facile perché avete bisogno di me e perché sento che avete paura?”</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Perché sanno che tutto questo potrebbe rivelarsi una catastrofe. Più ci avvicineremo agli oggetti e più il Cercatore che c’è dentro di me diverrà più forte e meno gestibile. Forse nemmeno tutti i medicinali che prendo riusciranno a tenerlo a bada. E se questo accadrà potreste ritrovarvi costretti a uccidermi… se mi ucciderete, il patto dei Guardiani sarà rotto e non si potranno più tenere chiusi i portali di passaggio.”</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">Mi era tutto più chiaro.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“E io? Cosa c’entro io?” domandai ancora.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Tu sarai il fulcro. Senza di te il nostro potere non riuscirà a riunirsi in uno unico. Tu lo riunirai in te e lo userai per noi con una forza talmente vasta che nessuno di noi immagina nemmeno lontanamente.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">Mi limitai ad annuire mentre dentro di me si susseguiva un guazzabuglio di pensieri. Cristiano mi fissava con insistenza e sul suo viso scorsi preoccupazione e anche qualcosa che non riuscii a definire. Paura forse? </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">Non potevo fare altro che accettare le conseguenze di quel che avevo appena saputo e non potevo tirarmi indietro.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">“Andiamo.” Dissi alzando il viso verso di loro.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">Annuirono e con passi lenti attraversammo Piazza Europa con i suoi stupendi e alti alberi e ancora qualche rimasuglio di decorazioni natalizie. Ricoprimmo lo stesso percorso dell’andata attardandoci davanti alle vetrine illuminate di Corso Nizza, ognuno con la sola compagnia dei propri pensieri nonostante le centinaia di persone presenti sotto i larghi portici dal pavimento lucido.</span></span></div>
<p><span style="font-size: smaller;"><span style="font-family: Arial;">Non ci fermammo a casa di Cristiano. Salimmo sulle auto di Cristiano ed Erika e incominciammo il nostro viaggio alla ricerca del primo degli oggetti del sapere supremo. Per la seconda volta in pochissimi giorni saremmo tornati nel borgo medievale di Elva per trovare <em>il Libro dell’impossibile</em>.</span></span></p>
<div class="autoreData">06/06/2009, Simona Gervasone</div>
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		<title>CLELIA &amp; WILLELM &#8211; EPISODIO 09</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 10:00:00 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Clelia & Willelm]]></category>

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		<description><![CDATA[ELVA &#8211; IL NODO DI SALOMONE E I GUARDIANI DELLE PORTE &#160; Il Capodanno l&#8217;avevo passato a una festa a cui non volevo andare nel modo pi&#249; assoluto, ma Willelm aveva fatto il diavolo a quattro per andarci. Voleva svagarsi, diceva! Da non credere! Uno spirito che risiedeva nel mio corpo senza che io l&#8217;avessi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="color: #ff0000"><span style="font-family: Arial">ELVA &ndash; IL NODO DI SALOMONE E I GUARDIANI DELLE PORTE</span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Il Capodanno l&rsquo;avevo passato a una festa a cui non volevo andare nel modo pi&ugrave; assoluto, ma Willelm aveva fatto il diavolo a quattro per andarci. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Voleva svagarsi, diceva!</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Da non credere! Uno spirito che risiedeva nel mio corpo senza che io l&rsquo;avessi mai invitato, pretendeva ora di fare tutto ci&ograve; che gli girava per la testa e non voleva sentire ragioni. Tutto sommato per&ograve;, mi divertii e infine lo ringraziai per avermi obbligato a uscire.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Quella sera, dopo un cenone a base di decine di antipasti, agnolotti al sugo d&rsquo;arrosto e brasato al Barolo, ci dedicammo a brindisi, balli e qualche gioco, ma la cosa che davvero mi stup&igrave;, fu incontrare delle persone estremamente interessanti con cui instaurai fin da subito, un rapporto di confidenza. Era una cosa strana per me, cos&igrave; chiusa e poco disposta a fare nuove amicizie. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Non tard&ograve; ad arrivare la spiegazione di questo strano evento.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&nbsp;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Erano passati una decina di giorni da quella bella serata. Mi svegliai presto e cominciai subito a lavorare. Avevo finalmente trovato il lavoro che faceva al caso mio. Un telelavoro. Era un semplice inserimento dati che potevo fare tranquillamente da casa per una grossa azienda di Torino. Mi occupava circa sei ore al giorno e lo stipendio non era cos&igrave; male; in fondo anche io dovevo pur vivere in qualche modo!</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Mentre io lavoravo, Willelm cantava e questo mi mandava in bestia, ma nonostante tutte le mie rimostranze e infine le suppliche, non ottenni altro che un abbassamento del tono di voce. Sembrava che provasse gusto a infastidirmi ultimamente. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Il cellulare, posato sulla scrivania, squill&ograve;.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Pronto?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Sono Sandro. Questa sera abbiamo in programma una cenetta con gli altri e poi una gita in un posto magico.&rdquo; Disse ridendo.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Andava bene tutto, ma sentir parlare di magia, proprio non mi andava.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Non saprei&hellip; ho molto da fare.&rdquo; Risposi titubante.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Dai! Vedrai che sar&agrave; divertente.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Sapevo esattamente che non avrebbe mollato fino a quando non mi avesse estorto un s&igrave;, cos&igrave; non provai neppure a trovare delle scuse e accettai.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Era tanto che non frequentavo altra gente e forse non era una cattiva idea riprendere un legame col mondo. Sospirai e mi rimisi al lavoro. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&nbsp;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">La mattinata pass&ograve; veloce tanto quanto il pomeriggio e in men che non si dica mi ritrovai pronta per uscire. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Sapevo che avresti accettato.&rdquo; Mi canzon&ograve; Willelm.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Zitto! E&rsquo; tutto il giorno che ti sopporto e davvero non ne posso pi&ugrave;. Ma non hai qualcos&rsquo;altro da fare oltre a scocciare continuamente me?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;In effetti no. Vivo qua dentro da non so quanto tempo ormai e se permetti anche io ho voglia di vivere.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Tu sei morto! Non puoi avere voglia n&eacute; pretendere di vivere!&rdquo; </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Questo lo dici tu. Comunque, penso che avrai delle belle sorprese questa sera&hellip;&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Cosa intendi?&rdquo; domandai aggrottando le sopraciglia.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Lo vedrai.&rdquo; Rispose ridendo.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;No! Ora me lo dici o giuro che vado da un esorcista e ti faccio rispedire all&rsquo;inferno.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Mamma mia&hellip; come sei rabbiosa oggi! Comunque un esorcista non potrebbe fare proprio nulla per te. Non mi pare che tu abbia sintomi di possessione&hellip; pi&ugrave; facilmente ti prenderebbero per pazza e ti farebbero rinchiudere in qualche bella struttura con le pareti imbottite e poi smettila di essere cos&igrave; sospettosa. Ho detto che avrai delle sorprese, non dei guai.&rdquo; Rispose un po&rsquo; risentito.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Scossi la testa e sospirai, rassegnata mentre scendevo rapida le scale e saltavo in macchina. La temperatura si era abbassata molto e la neve caduta a Natale e prima di Capodanno, era ancora intatta. Guidai fino a Cuneo e parcheggiai in Piazza Galimberti, dove gi&agrave; vedevo il gruppo di amici in attesa. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Buonasera a tutti.&rdquo; Salutai mentre mi chiudevo bene il giaccone fin sotto il collo.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Ciao Clelia!&rdquo; mi salutarono.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Quasi nello stesso momento, arrivarono anche Erika e Silvia. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Ci siamo tutti e quindi direi che possiamo andare!&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Si pu&ograve; sapere che cosa avete in mente?&rdquo; domandai, felice di essere con loro. Mi davano un sensazione di familiarit&agrave; e di allegria che da tanto tempo non provavo, pur essendo persone molto profonde e in qualche modo sagge.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Lo vedrai!&rdquo; rispose Cristiano con il suo sorriso cos&igrave; aperto. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Con tre auto, andammo a un bel ristorante, a Madonna dell&rsquo;Olmo, di cui non avevo mai sentito parlare e che mi stup&igrave;. Dall&rsquo;esterno non sembrava altro che una costruzione troppo moderna per accogliere un vero ristorante, ma fin dall&rsquo;entrata dimostrava un&rsquo;incredibile buon gusto e grande attenzione per i particolari. Le pareti velate di arancio tenue, un breve corridoio occupato ai lati da aiuole che sapevano di rustico, di vita all&rsquo;aria aperta. Bellissime composizioni di fiori secchi, chiara ghiaia e alberelli che parevan veri davano l&rsquo;impressione di percorrere un sentiero campagnolo verso una verace fattoria. Le scale portavano alla sala da pranzo, anch&rsquo;essa curata nei minimi dettagli. I tavoli ben disposti con le tovaglie di un bel color arancio come le pareti, legno scuro e rustico per le strutture e una vetrata che separava la sala dalla griglia su cui sfrigolava la carne.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">L&rsquo;Alpi Grill era di sicuro un ristorante come pochi e l&rsquo;accoglienza del personale impareggiabile.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Mangiammo le ottime portate, chiacchierammo per tutta la durata del pasto e infine assaporammo un buon caff&egrave;.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Ora viene la sorpresa.&rdquo; Intervenne Sandro.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Sono curiosa di sapere di che si tratta.&rdquo; Dissi e trovai strano che nessun altro fosse curioso quanto me. Sembravano essere tutti al corrente della sorpresa di cui parlava Sandro, tranne me e questo mi fece sentire a disagio. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Andiamo allora!&rdquo; propose Giacomo. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Uscimmo nuovamente nell&rsquo;aria gelida di gennaio e, appena arrivata in auto, caddi in un sonno profondo e inaspettato. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&nbsp;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Mi svegliai. La macchina era ferma e tutti sembravano aspettare che dessi segni di vita. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Ma che diavolo&hellip; mi sono addormentata&hellip; dove siamo?&rdquo; chiesi stropicciandomi il viso. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Perdonaci Clelia. Abbiamo dovuto. Avresti fatto troppe domande a cui non avremmo potuto dare risposta.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Cosa stai dicendo?&rdquo; chiesi preoccupata e sulla difensiva.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Siamo arrivati&hellip; a Elva.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;E che cosa ci siamo venuti a fare a Elva?&rdquo; domandai ancora pi&ugrave; in ansia. Un posto cos&igrave; fuori mano a quell&rsquo;ora tarda della sera non era certo una scelta consueta per un gruppo di persone appena uscite dal ristorante.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Vieni. Capirai quando saremmo davanti al nodo.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Senti, non vengo da nessuna parte se prima non mi spiegate cosa sta succedendo. Che nodo?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Fidati di noi Clelia. Devi solo fidarti.&rdquo; Disse Silvia toccandomi un braccio come per rassicurarmi.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Vai Clelia. Non avere paura.&rdquo; Disse Willelm dentro la mia testa. Non potevo mandarlo di nuovo al diavolo perch&eacute; nessuno avrebbe compreso il motivo per cui stavo parlando da sola e io non avevo nessuna voglia di essere presa per matta.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Se a Cuneo faceva freddo, a Elva il gelo ti entrava nelle ossa. Menomale che non ero tipo da mettere gonnelline o vestiti leggeri per le uscite serali perch&eacute; se no sarei davvero morta di freddo. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Camminammo per alcuni minuti in silenzio, fino ad arrivare alle porte di un cimitero, vicino alla parrocchia di Santa Maria Assunta. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Ecco. Questo &egrave; il nodo di cui ti parlavo.&rdquo; Disse Sandro indicandomi la porta di legno.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Lo guardai un momento alla luce della torcia portata da Silvia e lo riconobbi per ci&ograve; che era. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Il nodo di Salomone. Lo conoscevo bene. Creato in un tempo antico come la preistoria, fu poi adottato dai celti, dai romani, dai Templari e appare in molti luoghi sotto forma di mosaico, decorazione, monile. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">In ogni cultura esiste un posto speciale per questo genere di nodi che racchiudono in s&eacute; il positivo e il negativo, il mondo che ci circonda e il mondo che non possiamo vedere, ma che esiste. Stabiliscono legami indissolubili tra uomo e cosmo nel senso pi&ugrave; vasto del termine. Il nodo trattiene e libera e questo pu&ograve; essere negativo e positivo, a seconda di ci&ograve; che sta trattenendo o liberando. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">La leggenda vuole che Salomone fosse un giovanotto poco propenso a essere gentile con il prossimo, ma un giorno si ritrov&ograve; da solo in un bosco e fu incuriosito da alcuni rumori. Volle verificare di persona e si avventur&ograve; tra gli alberi, ma un vortice terribilmente forte d&rsquo;aria lo invest&igrave; e lo scaravent&ograve; a terra. Voci insistenti gli s&rsquo;insinuarono nella testa fino a quando non si risvegli&ograve; con i capelli strettamente legati in un grosso nodo. Le voci gli avevano intimato di essere pi&ugrave; gentile e lui cos&igrave; fece, facendo sciogliere il nodo.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Nelle religioni orientali, i nodi devono essere sciolti perch&eacute; l&rsquo;anima possa essere libera da ci&ograve; che la trattiene al mondo terreno. Nella stessa cultura romana, il flamen dialis non doveva avere nodi addosso e lo stesso valeva per le donne durante i Baccanali. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Ma il suo significato pi&ugrave; profondo &egrave; proprio il legame indissolubile tra forze cosmiche e mondi sconosciuti, tra eternit&agrave; e infinito. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Lo conoscevo bene perch&eacute; lo stesso simbolo era inciso sull&rsquo;amuleto che mi aveva lasciato mio nonno e che portavo al collo ogni giorno.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;E&rsquo; il Nodo di Salomone, ma non capisco perch&eacute; siamo venuti fin qui&hellip;&rdquo; dissi a bassa voce, come se avessi timore di disturbare il sonno dei morti.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Willelm&hellip; ora direi che puoi smettere di far finta di non esistere.&rdquo; Intervenne Silvia e quella frase mi colse alla sprovvista come uno schiaffo a mano aperta.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">All&rsquo;improvviso mi sentivo in trappola, circondata da persone che in realt&agrave; non conoscevo e che mi avevano nascosto qualcosa d&rsquo;importante.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;S&igrave;, direi che la commedia &egrave; finita.&rdquo; Disse Willelm facendosi sentire nell&rsquo;aria attorno a noi.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Che significa?&rdquo; gli chiesi arrabbiata.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Molte cose stanno accadendo Clelia. Molte cose che non puoi gestire tu da sola. Esiste una donna potente come nessun&rsquo;altra che trama da secoli per riuscire a distruggere le porte che la tengono relegata fuori dal nostro mondo. Loro sono i Guardiani. Nascono, muoiono e rinascono fin dalla notte dei tempi e conservano memoria di ogni loro vita passata. Ogni volta che rinascono, si ritrovano e ricominciano la loro battaglia. Quella che tu conosci come Silvia, &egrave; Aneope, Sandro &egrave; Miklos, Giacomo &egrave; Philip, Erika &egrave; Malea e via dicendo. Sono stati inglesi, italiani, africani, cinesi, ma sono sempre tornati a Cuneo per ritrovarsi e proseguire il loro cammino. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Ci sar&agrave; tempo per le altre presentazioni, ma ora &egrave; necessario che tu entri in quel corridoio che c&rsquo;&egrave; tra i mondi e i tempi con loro e che accetti di entrare nella loro setta.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Vedi Clelia, noi da soli non possiamo far altro che controllare le porte e far in modo che nessuno tenti di aprirle, ma se questo succede&hellip; b&egrave;, non possiamo far altro che stare a guardare la distruzione. Spesso abbiamo pagato con la vita questa nostra missione, ma non &egrave; questo a preoccuparci. In fondo rinasciamo continuamente e quasi sempre tutti nello stesso periodo. Le nostre vite sono legate come questo nodo&hellip; ma qualcuno vuole scioglierlo&hellip; e se viene sciolto, noi rinasceremo in epoche diverse e non potremmo mai pi&ugrave; ritrovarci per custodire le porte. &Egrave; questo che vuole Alkarios.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Io sono l&rsquo;unica che pu&ograve; far in modo che il nodo non venga sciolto vero?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;S&igrave;. Tu lo porti al collo e se farai parte della nostra setta, anche questo nodo &ndash; indic&ograve; la porta del cimitero &ndash; non potr&agrave; essere sciolto se non per tramite del tuo amuleto. Alkarios non deve passare le porte&hellip; mai. Se dovessero riuscire a scioglierlo, solo tu potrai salvarci dalla dispersione eterna.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Senza Guardiani alle porte sarebbe la fine Clelia. Non avremmo mai voluto tirarti dentro a questa storia, ma ultimamente, molte porte sono state forzate. Le legioni sembrano pi&ugrave; organizzate e combattive del solito. Sembrano prepararsi a qualcosa che non conosciamo, ma che non promette nulla di buono.&rdquo; Intervenne Willelm. Il momento di smarrimento e rabbia era gi&agrave; passato e in fondo, il fatto di sapere di non essere sola a combattere contro qualcosa di sconosciuto, era per me un sollievo. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Quelle persone mi piacevano e sapere tutta la verit&agrave; mi rese meno timorosa e mi diede maggior sicurezza.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Non vi dir&ograve; di no se &egrave; questo ci&ograve; che temete.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Sapevamo che non ci avresti delusi. So che &egrave; un grande impegno per te perch&eacute; qualsiasi demone, strega, banshee ti cercheranno per sciogliere il nodo che porti al collo, ma sei anche l&rsquo;unica in grado di contrastarli.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Mi sentii arrossire.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Forza allora. Aprite la porta del corridoio.&rdquo; Dissi risoluta.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Sciogli il nodo della sciarpa e delle scarpe.&rdquo; Sugger&igrave; Silvia.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Aveva ragione. Nessun altro nodo doveva esserci oltre a quello di Salomone. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Erika mi pettin&ograve; i capelli accuratamente in modo che anche i pi&ugrave; piccoli nodini se ne andassero e finalmente fui pronta.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&nbsp;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">I Guardiani appoggiarono le mani alla porta di legno e il nodo s&rsquo;illumin&ograve; un momento prima che la porta venisse come risucchiata da un vortice di luce bianchissima e calda che mi fece rabbrividire. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Li osservai per qualche secondo e poi entrai nella luce passando in mezzo alle loro braccia tese.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Mi ritrovai in un luogo buio, senza pareti, senza pavimento senta soffitto&hellip; camminavo su qualcosa che sembrava fatto di pura energia e toccavo muri inesistenti. L&rsquo;amuleto s&rsquo;illumin&ograve; come quello sulla porta e magicamente si sciolse e si riannod&ograve; nell&rsquo;altro senso. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Non avere paura Clelia. Ci sono io con te.&rdquo; Sussurr&ograve; Willelm e gliene fui grata.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">L&rsquo;amuleto torn&ograve; a essere quello di sempre. Mani artigliate sembravano tendere le pareti di energia, volti distorti e urla terribili. Il nodo ora era su di me e questo non doveva essere piaciuto ad Alkarios&hellip;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Forse in futuro mi avrebbe creato non pochi problemi, ma ora non ero pi&ugrave; sola&hellip; o meglio&hellip; io e Willelm non eravamo pi&ugrave; soli.</span></span></div>
<div class="autoreData" >05/05/2009, Simona Gervasone</div>
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		<title>CLELIA &amp; WILLELM &#8211; EPISODIO 08</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 10:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clelia & Willelm]]></category>

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		<description><![CDATA[BUSCA &#8211; IL CASTELLO DEL ROCCOLO &#8211; IL FANTASMA DI MELANIA &#160; Dal momento in cui liberai Peveragno dalla Congrega delle Streghe, la mia vita ebbe una svolta inaspettata. A macchia d&#8217;olio si sparse la voce in tutta la provincia. Erano centinaia le telefonate che ricevevo da parte di persone che desideravano ringraziarmi oppure affidarmi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><strong><span style="color: #ff0000"><span style="font-family: Arial">BUSCA &#8211; IL CASTELLO DEL ROCCOLO &ndash; IL FANTASMA DI MELANIA</span></span></strong></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Dal momento in cui liberai Peveragno dalla Congrega delle Streghe, la mia vita ebbe una svolta inaspettata. A macchia d&rsquo;olio si sparse la voce in tutta la provincia. Erano centinaia le telefonate che ricevevo da parte di persone che desideravano ringraziarmi oppure affidarmi un lavoro. Alcuni erano convinti delle cose pi&ugrave; stravaganti. Fantasmi in cantina, fate dispettose nei boschi dietro casa. Mi chiamavano addirittura per consulti, convinti che io fossi una specie di fattucchiera capace di prevedere il futuro o togliere il malocchio. Fui costretta a eliminare il telefono.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Rimasi quindi con il solo cellulare per comunicare con il resto del mondo e devo dire che la cosa non mi dispiaceva affatto. Finalmente un po&rsquo; di tregua per le mie orecchie. Per interi giorni, Willelm spariva. Non si faceva vedere n&eacute; sentire, neppure se lo chiamavo. Non so dove andasse, ma sembrava proprio non essere presente dentro di me.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Decisi di prendermi qualche giorno da passare nella tranquillit&agrave; dei boschi di Monasterolo Casotto. Il silenzio era rotto solo dallo scricchiolio delle foglie secche sotto i miei passi. Tutto attorno, un tripudio di colori caldi e rilassanti. Qualche amanita spiccava, rossa, tra i fili d&rsquo;erba sottile e un poco piegata; quasi si preparasse a sonnecchiare in vista del lungo inverno che con le sue dita gelide iniziava ad accarezzare la terra.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Ho sempre amato la pace dei boschi, i colori dell&rsquo;autunno, il rumore dei miei passi sulle foglie. La natura sembra quasi volerti avvolgere e proteggere da tutto ci&ograve; che c&rsquo;&egrave; fuori. Dalla frenesia degli uomini, dal grigiore delle citt&agrave; e dai rumori. Troppi rumori, troppe parole senza alcun senso che non vorresti sentire, ma che, invadenti e perverse, ti arrivano da ogni dove, come frecce avvelenate. Mentre cammini sotto i portici o mentre siedi sulle panchine di Piazza Europa.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Pezzi incoerenti di frasi, risate e parole senza un prima n&eacute; un dopo.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Mi fermai sulla collina pi&ugrave; alta, al di fuori del fitto bosco. I ricci ormai ricoprivano gran parte dei sentieri, con i loro graziosi frutti. Il sole stava quasi tramontando. Avevo perso il senso del tempo, ma mi sentivo rilassata e desiderosa di tornare a casa e di fare una bella doccia calda. M&rsquo;incamminai vero l&rsquo;auto, con il mio cane che mi trotterellava accanto senza sosta e fu in quel momento che mi accorsi che qualcuno mi stava seguendo.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Quando mi voltai, convinta di ritrovarmi davanti chiss&agrave; quale maniaco, rimasi senza parole. Un uomo anziano e ingobbito camminava reggendosi a ben due bastoni e sembr&ograve; spaventarsi pi&ugrave; di me quando mi voltai.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Mi perdoni se la stavo seguendo&hellip; lei &egrave; Clelia vero?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial"><i>Ma come faceva a saperlo? Che la voce fosse arrivata persino in questo sperduto paesino?</i></span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Annuii senza sapere bene che cosa aspettarmi.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Quando ho sentito parlare di lei, ho provato a mettermi in contatto, ma non sono mai riuscito a rintracciarla.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Come ha fatto a sapere che ero qui?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Me l&rsquo;ha detto il proprietario del <i>Leon d&rsquo;oro. </i>E&rsquo; un mio amico e sapeva che dovevo parlarle a tutti i costi.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Il Leon d&rsquo;oro&hellip; il ristorante dove ero andata a prendere un caff&egrave; quella stessa mattina!</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Io non sono una fattucchiera. Mettiamo subito in chiaro questo.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">L&rsquo;anziano rise e scosse la testa.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Non credo a certe baggianate. Sono anziano, ma non scemo.&rdquo; Disse un po&rsquo; risentito.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Non intendevo offenderla&hellip; &egrave; solo che&hellip;&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Lui alz&ograve; una mano come a sottolineare che non dovevo dare spiegazioni.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Camminammo insieme e lui mi raccont&ograve; una storia che aveva dell&rsquo;incredibile. Era convinto di essere Salvatore Pes reincarnato e per tutti quegli anni si era recato ogni giorno al Castello del Roncolo per poter vedere ancora una volta la sua amata: Melania Tapparelli d&rsquo;Azeglio.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Spesso d&rsquo;estate l&rsquo;hanno vista aggirarsi per il castello, ma io mai&hellip; sembra quasi che voglia sfuggirmi. La lasciai sola per recarmi in Sardegna e seguire gli affari di famiglia. Da molto soffriva di problemi polmonari, ma durante l&rsquo;estate del 1841, la sua salute peggior&ograve; e non pot&eacute; seguirmi. Non avrei dovuto lasciarla sola&hellip;&rdquo; sospir&ograve; asciugandosi gli occhi con un fazzoletto bianco su cui spiccavano le lettere S e P ricamate in una bella tonalit&agrave; di verde.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Io ascoltai in silenzio senza mai interromperlo, combattuta sul fatto di credergli o meno.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Mi lasci riflettere per qualche giorno su ci&ograve; che mi ha raccontato.&rdquo; Mi congedai, chiedendogli un numero dove fosse possibile&nbsp;rintracciarlo.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Risalii in auto e guidai verso casa. Le luci del tramonto facevano sembrare i boschi che mi circondavano, dei dipinti sapientemente illuminati. Uno scoiattolo attravers&ograve; la strada veloce, guardandosi attorno nervoso.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Non appena varcai la soglia del mio piccolo appartamento, Willelm si fece sentire come se mi avesse aspettato a casa da bravo marito fedele. Quel pensiero mi fece sorridere.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Dove ti eri cacciato?&rdquo; domandai brusca.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Avevo bisogno di un po&rsquo; di solitudine. Come te d&rsquo;altra parte.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Annuii.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Che cosa faccio con il nostro Salvatore Pes?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;S&igrave;, ho sentito vagamente che stavi parlando con qualcuno del Roccolo&hellip;&rdquo; rispose con uno strano tono.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Che c&rsquo;&egrave;? Sembri preoccupato.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;E&rsquo; certamente lui&hellip; &egrave; Salvatore Pes.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Come fai a esserne cos&igrave; certo? Potrebbe essere un matto!&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;No&hellip; &egrave; lui. Io l&rsquo;ho conosciuto.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Ah! E cosa aspettavi a dirmelo?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;E&rsquo; una storia che preferisco non ricordare, ma penso che sar&ograve; costretto a riferirtela.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Lo penso anche io.&rdquo; Risposi un po&rsquo; risentita.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Melania era una donna meravigliosa. Dolce e intelligente con uno splendido gusto per l&rsquo;arte, come d&rsquo;altra parte tutta la sua famiglia. Aveva anche una dote molto particolare e una spiccata sensibilit&agrave;. Sentiva tutte le creature che popolano i mondi paralleli, compreso me ed &egrave; per questo che ancora oggi il suo spirito sopravvive alla morte.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Non capisco. Allora per quale motivo non si fa vedere dall&rsquo;uomo che amava e poi perch&eacute; hai detto che &egrave; una storia che preferisci non ricordare?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Perch&eacute; quando pass&ograve; nel mondo degli spiriti&hellip; io m&rsquo;innamorai di lei&hellip; ero sciocco ed egoista a quei tempi e le feci promettere di non provare mai a cercare Salvatore perch&eacute; se no avrei fatto in modo che venisse spedito nel limbo.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Rimasi senza parole per un lungo momento.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Sei un vile! Come hai potuto?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Senti&hellip; hai ragione. Ero innamorato e geloso e lei non faceva che pensare a lui!&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;E cos&igrave; l&rsquo;hai costretta a tenersi dentro quel dolore per tutti questi anni? Io non posso credere che tu sia stato cos&igrave; schifosamente crudele! Se ben ricordo, una promessa fatta dopo la morte non si pu&ograve; ritrattare!&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Ascolta, so di non avere scuse, ma so come fare per&nbsp;lasciare che si vedano nonostante la promessa.&rdquo; Grid&ograve; per sovrastare la mia voce furibonda.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Mi buttai sulla poltrona mentre il cane correva sotto la panca per non incappare in qualche mia sfuriata. &ldquo;Avanti allora! Parla, vile che non sei altro!&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;La sera della vigilia di Natale, come la notte del 31 ottobre&hellip; quello &egrave; un momento particolarmente importante per tutti i mondi. Le pareti tra il tuo e tutti gli altri si assottigliano&hellip;&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Willelm mi raccont&ograve; ci&ograve; che secondo lui bisognava fare e io non persi tempo e telefonai subito a Pes. Gli dissi che conoscevo un sistema per farlo entrare in contatto con Melania e lui non fece altro che piangere per tutto il resto della telefonata. Un amore del genere non l&rsquo;avevo mai visto nel mondo reale. Solo scritto sui libri o narrato in qualche film, ma mai nel mondo reale.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Lasciai passare i giorni e le settimane, fino a giungere alle porte del Natale. Un soffice manto bianco aveva coperto tutta Cuneo, che con gli addobbi natalizi sembrava una cartolina e non aveva nulla da invidiare ad altre citt&agrave;. Avevano persino addobbato uno stupendo albero in Piazza Galimberti e allestito una simpatica pista di pattinaggio in Piazza Europa. Insomma, avevano fatto le cose in grande e davvero si respirava un&rsquo;atmosfera natalizia che riempiva i cuori.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Camminai per ore guardando di tanto in tanto qualche vetrina e aspettando di vedere arrivare Salvatore, con cui avevo un appuntamento alle venti.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">In anticipo di un quarto d&rsquo;ora, lo notai discendere da piazza Galimberti, verso via Roma con i suoi tappeti rossi e gli addobbi del colore dell&rsquo;oro. La musica correva ad allietare i passanti carichi di borse con gli ultimi acquisti di Natale.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Si sente pronto?&rdquo; domandai dopo una veloce stretta di mano.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Sono anni che sono pronto&hellip;&rdquo; sospir&ograve; con gli occhi stanchi e cerchiati, piegati in un sorriso.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Mentre tutti passeggiavano ridendo sotto i portici, diretti alle proprie case, dove un bel presepe adornava un basso com&ograve; e le tavole colorate di rosso e oro erano pronte per essere travolte da vol-au-vent, vitel tonn&egrave;, agnolotti e brasati, io e Pes andavamo a passo spedito verso la mia auto. In qualche modo ci sentivamo quasi dei parassiti che respiravano di nascosto l&rsquo;allegria degli altri e ne trattenevano un po&rsquo; per poter godere in qualche modo di quel Natale a loro negato. L&rsquo;aria fredda mi accarezzava il viso e qualche solitario fiocco di neve scendeva, svolazzante e leggero. Qualcuno correva per evitare di arrivare in ritardo anche la sera della vigilia di Natale.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Salimmo sulla mia auto e senza dire una parola uscimmo da Cuneo, alla volta di Busca e dello splendido castello.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Perch&eacute; questa sera dovrebbe essere diverso? Perch&eacute; dovrebbe volermi vedere?&rdquo; mi chiese con la voce incrinata. Avrei voluto rispondergli che sarebbe stato diverso perch&eacute; in quella sera di miracoli, le promesse fatte a un vile angelo nero non avevano valore. Avrei voluto dirgli che da sempre, anche Melania desiderava ricongiungersi con l&rsquo;unico uomo che avesse mai amato.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Perch&eacute; questa sera &egrave; la vigilia di Natale.&rdquo; Risposi semplicemente.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Fui certa di vedere una lacrima che, lenta, rotolava sulla guancia coperta di ispida barba grigia.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Fermai l&rsquo;auto dinnanzi all&rsquo;entrata del castello; la nevicata stava rinforzando e il grande parco aveva l&rsquo;aria di un mondo incantato. Solo qualche impronta di passerotto qua e l&agrave; rompeva la perfezione del manto nevoso. Alzai lo sguardo, attirata da un bagliore. Una luce intensa e pulsante pass&ograve; veloce davanti alla finestra. Un brivido mi percorse la schiena quando con un leggero cigolio la porta si apr&igrave; senza che nessuno l&rsquo;avesse sfiorata.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Io e Pes ci guardammo un momento prima di entrare. Un soffio di vento port&ograve; un sottile strato di neve all&rsquo;interno e subito le impronte aggraziate di piedi femminili comparvero. Nel vorticare di fiocchi di neve e nella luce obliqua del lampione, apparve una figura fatta di pura essenza e per un breve attimo potemmo entrambi ammirarne la bellezza e la palpabile bont&agrave;.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;E&rsquo; lei&hellip;&rdquo; sussurr&ograve; Pes con la voce rotta dal pianto imminente.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Entrammo e seguimmo la lieve luminosit&agrave; che contornava quel corpo fatto d&rsquo;aria.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;E&rsquo; sicuro di volerlo?&rdquo; domandai commossa.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;S&igrave;, lo voglio pi&ugrave; di ogni altra cosa al mondo.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Non potr&agrave; mai pi&ugrave; tornare indietro, n&eacute; ora, n&eacute; in altre vite&hellip;&rdquo; puntualizzai.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Lui annu&igrave;, sempre guardando la sua amata.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Allungai una mano verso lo spettro e la sottile barriera che divideva i due mondi vacill&ograve; e poi si pieg&ograve; come acqua, lasciando che le mie dita raggiungessero quelle di lei. Io avrei fatto da tramite tra quei due mondi che non si potevano confondere e toccare in nessun altro modo. Dentro di me, Willelm, silenzioso, potenzi&ograve; i miei poteri. Melania mi sorrise, ma guardava l&rsquo;uomo che attendeva da troppo tempo. Con l&rsquo;altra mano, presi quella di Pes. Una vibrazione forte e spaventosa mi attravers&ograve;, pronta a raggiungere il culmine massimo al rintocco della mezzanotte. Rimanemmo cos&igrave;, sospesi tra un mondo e l&rsquo;altro senza percepirne realmente nessuno eppure facendo parte di entrambi. I rintocchi delle campane iniziarono quando l&rsquo;energia cominciava ad aumentare in maniera esponenziale. Non vedevo n&eacute; sentivo pi&ugrave; nulla, tranne quel fortissimo ronzio e quell&rsquo;incessante formicolio sotto pelle.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Ero pronta. Strinsi pi&ugrave; forte le mani dei due. Percepii Willelm pronunciare parole in una lingua che non conoscevo. Scivolai via dal mio corpo come una lacrima sul viso e all&rsquo;ultimo rintocco tutto fu luce abbagliante.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Quando riaprii gli occhi, ero sdraiata a terra; le braccia e le gambe indolenzite e bollenti; la testa che pulsava dolorosamente. Mi sedetti e mi voltai verso il centro della stanza. Melania e Salvatore erano uno accanto all&rsquo;altra, mano nella mano. Lui aveva assunto le sembianze dell&rsquo;uomo che era stato al tempo in cui erano giovani sposi e sul suo viso non vi era traccia di pentimento, ma solo di una gioia cos&igrave; grande da non poter spiegare. Melania l&rsquo;aveva atteso tutta la vita e anche tutta la morte. Lui l&rsquo;aveva cercata nella prima vita e poi nella seconda e finalmente l&rsquo;aveva ritrovata.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">I loro sorrisi&nbsp;emanavano calore e luce.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Grazie.&rdquo; Sussurrarono prima di voltarsi e scomparire oltre la soglia del nostro mondo e passando per sempre dall&rsquo;altra parte, pronti ad amarsi e onorarsi per il resto delle loro eternit&agrave;.</span></span></div>
<div class="autoreData" >28/02/2009, Simona Gervasone</div>
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		<title>CLELIA &amp; WILLELM &#8211; EPISODIO 07</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 10:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clelia & Willelm]]></category>

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		<description><![CDATA[PEVERAGNO &#8211; LA CAPPELLA&#160;DI SAN GIORGIO,&#160;LA&#160;PORTA&#160;DEL&#160;CIELO&#160; E&#160;LA CONGREGA&#160;DELLE STREGHE&#160;DELLA LUNA NERA &#160; Le Streghe di Boves mi avevano fatto un grande dono e io intendevo utilizzarlo nel migliore dei modi. Da tempo immemorabile, la Congrega delle Streghe della Luna Nera, regnava indisturbata sulle notti misteriose del Cuneese. Centinaia erano le persone scomparse nei boschi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div style="text-align: left"><span style="color: #ff0000"><span style="font-family: Arial">PEVERAGNO &#8211; LA CAPPELLA&nbsp;DI SAN GIORGIO,&nbsp;LA&nbsp;PORTA&nbsp;DEL&nbsp;CIELO&nbsp;</span></span></div>
<div style="text-align: left"><span style="color: #ff0000"><span style="font-family: Arial">E&nbsp;LA CONGREGA&nbsp;DELLE STREGHE&nbsp;DELLA LUNA NERA</span></span></div>
</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: smaller"><span><span style="font-family: Arial">Le Streghe di Boves mi avevano fatto un grande dono e io intendevo utilizzarlo nel migliore dei modi. Da tempo immemorabile, la Congrega delle Streghe della Luna Nera, regnava indisturbata sulle notti misteriose del Cuneese. Centinaia erano le persone scomparse nei boschi e mai pi&ugrave; ritrovate e altrettante erano coloro che,&nbsp;per ingraziarsi le Streghe, per far andar bene il proprio piccolo negozio, per far funzionare il proprio matrimonio, si donavano a ogni Sabba. Nessuno notava certe stranezze negli atteggiamenti dei cittadini di Peveragno, ma io non potevo non farci caso. Schivi e riservati, sbarravano il passo a chiunque non fosse come loro. Proteggevano il loro paese da tutto ci&ograve; che era estraneo e che poteva compromettere l&rsquo;umore delle Streghe e far virare la loro ira. Volubili e capricciose, pretendevano ogni volta sacrifici pi&ugrave; grandi. Il paese sapeva e taceva, nascondeva e smentiva. Un vecchio parroco, tent&ograve; nel 1300 di portare nuova linfa e di estirpare il male che permeava ogni cosa in quel piccolo paese, ma un giorno fu ritrovato morto nella sua piccola dimora. Sulle labbra aveva il sorriso di chi ha incontrato la luce che cercava da sempre, ma dietro di s&eacute; aveva lasciato solo buio e malvagit&agrave;. Quella non era riuscito a estirparla e come un rampicante dotato di mille aculei si era insinuato nelle anime mortali di tutti gli abitanti. Vi &egrave; un luogo a Peveragno di cui pochi conoscono la storia e che divenne il primo baluardo della lotta alle streghe.</span></span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">La Cappella di San Giorgio.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Attraversai il paese in lungo e in largo, sentendomi addosso gli occhi diffidenti dei residenti, che mi osservavano dietro le tende ricamate delle loro abitazioni, uscendo dai negozi, passandomi accanto. L&rsquo;aria dava l&rsquo;impressione di essere ferma e sospesa come una cupola protettiva del male nei riguardi del bene. Camminai fino ad arrivare in prossimit&agrave; della Cappella di epoca barocca. Bellissima, con il suo campanile neo-gotico ispirato ai minareti di Rodi e che poggia su di un&rsquo;antica struttura tardo medievale che ricorda il sorgere del Ricetto. Sta l&igrave;, immobile e guardinga, sulla collina che un tempo fu un riconosciuto luogo di culto pagano. Sta l&igrave;, in mezzo alle incisioni rupestri e mostra al mondo intero quelle a forma di &ldquo;P&rdquo; rovesciata che riportano alla mente antiche usanze magiche. Costruita per portare ovunque la luce del bene ed esorcizzare i culti pagani. Cancellare le tracce della stregoneria. Mi fermai a inspirare l&rsquo;aria frizzante che pareva non risentire della cappa maligna che ristagnava sul paese. Perfettamente edificata in base alle regole del &ldquo;versus solem orientem&rdquo;&nbsp;che vengono da importanti conoscenze astronomiche e che riconoscevano nell&rsquo;oriente, il punto di partenza della salvezza. Il sole come luce e pace. Come bene e vita. Mi ripromisi di tornare il giorno del solstizio d&rsquo;inverno; giorno nel quale la palla infuocata del sole al tramonto, entra prepotentemente nella Cappella attraverso la porta principale e prima di svanire completamente, illumina l&rsquo;altare dedicato a San Giorgio come a sottolineare la lotta del Santo contro il mostro delle tenebre. Come a voler ricordare che la luce vince sempre sulle tenebre.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Era un giorno particolare e io lo sapevo. Willelm mi aveva informato e sapevo che quella notte le Streghe della Luna Nera si sarebbero riunite per uno dei loro Sabba. Avrei dovuto stare molto attenta perch&eacute; in questo caso avrei avuto contro tutto il paese se qualcosa fosse andato storto.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Una voce mi riport&ograve; alla realt&agrave; bruscamente. Una voce gaia e cristallina come l&rsquo;acqua fresca di un fiume di montagna.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Stanno arrivando?&rdquo; chiesi con un tuffo al cuore.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Credo di s&igrave;. Il sole sta tramontando.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Quante credi che siano?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Non lo so, ma non &egrave; di loro che mi preoccuperei, ma di quanti abitanti ha Peveragno vista la protezione che danno alla Congrega.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;E come diavolo facciamo allora?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Ricordi il sacrificio che ha fatto Alina?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Annuii vergognandomi un po&rsquo; per la mia codardia e ripensando alle vite che mi avevano donato affinch&eacute; io combattessi contro le Streghe della Luna Nera.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Il sole scomparve senza il consueto passaggio graduale, ma d&rsquo;improvviso, come se fosse stato tirato gi&ugrave; a sassate da vandali senza cuore. Il silenzio mi piomb&ograve; addosso e sembr&ograve; schiacciarmi al suolo.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Che cosa fate in questo luogo?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Mi voltai di scatto e quasi baciai la donna che mi si parava davanti con le mani sui fianchi e gli occhi luminosi di un gatto.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Mi feci coraggio e ripensai ad Alina.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Il mio nome &egrave; Clelia, nipote di Ettore, Purificatrice Rinata dagli abissi della tenebra.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">La donna rimase un momento immobile e poi scoppi&ograve; in una risata fragorosa.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Cosa dici? Chi sei?&rdquo; mi sbeffeggi&ograve;.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Attorno a lei si radunarono decine e decine di giovani donne con gli occhi da gatto.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Lasci che si prenda gioco di te?&rdquo; chiese Willelm.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Aveva ragione. Non potevo lasciare che ridesse alle mie spalle come se nulla fosse. In questo caso non mi sarebbe servito l&rsquo;amuleto purificatore, ma il dono dei sette sigilli s&igrave;.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Prima che avessi solo il tempo di concentrarmi su uno dei poteri donatimi da Alina, mi sentii avvinghiare dalle braccia possenti di qualcuno.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Mettimi gi&ugrave;!&rdquo; gridai furibonda.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Mettila sull&rsquo;altare! Avevamo proprio bisogno di un sacrificio e ora lo abbiamo trovato! Che fortuna ragazze!&rdquo; rise forte.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Le braccia nerborute mi posarono sull&rsquo;altare senza troppe cerimonie e le dita eleganti e rapide di due donne mi legarono braccia e gambe ancor prima che io solo pensassi a cosa fare per poter fuggire.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Su ognuna di loro, il demonio aveva posato il suo oscuro sguardo e vi aveva lasciato il proprio segno distintivo. Il <i>punctum diabolicum</i>. Sapevo che quel Sabba era di estrema importanza per la Congrega perch&eacute; sarebbe arrivato il diavolo in persona a battezzare i loro capi con il sangue degli uomini. Precisamente con il mio sangue, visto che mi avevano mio malgrado eletta a vittima sacrificale. E sapevo che per fare questo sarebbero state completamente nude.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Mi serviva il primo sigillo.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Sentii le cinghie stringere forte le braccia.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Tienile fermo il capo.&rdquo; Ordin&ograve; la donna dai capelli corti e scuri.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Allora, Purificatrice, Rinata, nipote di Ettore&hellip;&rdquo; soffoc&ograve; un sorriso &ldquo;sei pronta a diventare la nostra acquasantiera?&rdquo; rise convulsamente sputandomi sul viso spruzzi di saliva.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Il Pugnale!&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Una ragazza che doveva avere non pi&ugrave; di undici anni glielo porse sorridendo beata.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Sono al tuo cospetto, Signore delle tenebre. Ti chiamo e di chiedo di attraversare la porta del cielo e giungere a me per il sacro battesimo.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Le donne attorno a me cominciarono a spogliarsi.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Invoco il tuo potere e il tuo aiuto.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;T&rsquo;invochiamo.&rdquo; Risposero le donne all&rsquo;unisono, ormai libere dagli abiti.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Cosa aspetti? Tra un attimo ci sgozzer&agrave;!&rdquo; mi url&ograve; Willelm.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Aveva ragione! Dovevo scuotermi dal torpore e da quello stato di ipnosi che mi bloccava anche i pensieri.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Liberai la mente e mi voltai verso la porta del cielo che ora era buia e irriconoscibile. Non sentii le litanie delle donne che si allontanarono da me sempre di pi&ugrave;, fino a divenire un indistinto brusio. Sentii le mani bollenti, tanto da dovermi mordere il labbro per non urlare dal dolore. Strizzai gli occhi tanto forte da sentire dolore ai muscoli della fronte e quando finalmente trovai il coraggio di riaprirli, ci&ograve; che mi ritrovai a guardare non me lo sarei mai aspettato.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Due candele illuminavano i corpi nudi e cosparsi di olio profumato e oltre la soglia centinaia di persone stavano a guardare.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Sta arrivando carissimi concittadini e finalmente ognuno di voi potr&agrave; pagare il prezzo pattuito per i suoi servigi.&rdquo; Si volt&ograve; verso un&rsquo;anziana donna dal corpo deformato dall&rsquo;artrite. Cosa poteva aver chiesto quella donna dallo sguardo spaventato se non un aiuto per la sua infermit&agrave;? Invece continuava a essere malata e deforme. Che prezzo doveva pagare per non aver avuto giovamenti?</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Per cosa pagherai Margherita?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">La donna fece un passo avanti e si guard&ograve; intorno intimorita. Pareva fosse in procinto di farsi il segno della croce.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Pago per la vita di mio figlio. Salvata tra le macerie di un auto in fiamme.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Rabbrividii a quelle parole, pronunciate con il groppo in gola e sapendo che di l&igrave; a poco avrebbe perso per sempre l&rsquo;anima che tante volte aveva raccomandato a Dio.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Antonio, per cosa pagherai?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Per mia moglie, che ha continuato a starmi accanto nonostante non mi amasse pi&ugrave;.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Franco, per cosa pagherai?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Per la mia ditta, che lascer&ograve; per il futuro dei miei quattro figli.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Non potevo continuare ad ascoltare le parole di quelle persone. Mi ero sbagliata. Non erano persone votate al male e che nascondevano la Congrega per una sorta di sordido patto. Erano persone comuni, con i loro problemi, le loro paure, le loro speranze e le loro debolezze.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Nessuno avrebbe dovuto pagare con l&rsquo;anima per il solo fatto di aver amato cos&igrave; tanto il proprio figlio da non riuscire ad accettarne la dipartita.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Nessuno avrebbe dovuto pagare con l&rsquo;anima il desiderio di poter ancora guardare negli occhi la donna amata e nessuno avrebbe dovuto giungere a un simile scotto per il solo desiderio di salvare dalla rovina l&rsquo;intera famiglia. Le Streghe della Luna Nera, figlie di Lilith avevano approfittato delle loro debolezze, della loro umanit&agrave;.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Lilith! Madre di tutti i demoni, corri incontro alle tue figlie e rendile irresistibili agli occhi di Lucifero!&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Una nebbia gelida si sparse tutt&rsquo;attorno ricoprendo ogni superficie di cristalli di ghiaccio e rendendola lucida come marmo.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Mi concentrai di nuovo e questa volta non per salvare la mia vita, ma per salvare l&rsquo;anima di quelle persone. Sentii il coltello appoggiarsi alla gola. La lama fredda e calda allo stesso tempo. La sentii scivolare e poi un fiotto caldo mi si rivers&ograve; addosso. Un bruciore terribile mi invase le carni. Con gli occhi chiusi vidi la luce e sentii distante la voce di Willelm che mi chiamava con insistenza. La luce mi veniva incontro e io mi sentivo scivolare sempre pi&ugrave; gi&ugrave;.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Apri gli occhi!&rdquo; Willelm grid&ograve; nella mia mente pi&ugrave; forte di quanto avesse mai fatto.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Li aprii con fatica e timore.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Non &egrave; possibile&hellip;&rdquo; balbettai.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">La palla luminosa e infuocata del sole, perfettamente allineata alla porta d&rsquo;ingresso come nel giorno del solstizio, inondava la Cappella con il suo prepotente chiarore e calore. Era quella la luce che mi stava venendo incontro mentre avevo gli occhi chiusi?</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">O stavo morendo lentamente dissanguata?</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Mi voltai piano.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Le donne giacevano a terra, sempre senza vestiti e le loro membra fumavano come fossero state arrostite. L&rsquo;odore acre mi pungeva le narici. Mi voltai alla mia sinistra. La donna dai capelli corti e scuri teneva ancora in mano il pugnale e nell&rsquo;altra la candela, inclinata pericolosamente su di me&hellip; sul mio collo. Seguii con lo sguardo la goccia di cera che si stacc&ograve; e come al rallentatore and&ograve; a schiantarsi sul mio collo, provocando la sensazione di calore e bruciore che avevo gi&agrave; provato prima.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Cos&rsquo;&egrave; successo?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Margherita corse verso di me e cominci&ograve; a slegarmi, imitata da altri.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Ci hai salvato l&rsquo;anima. Ecco cos&rsquo;&egrave; successo.&rdquo; Mi rispose.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Non ho avuto tempo di fare niente&hellip;&rdquo; protestai debolmente.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Quella luce &egrave; uscita da te ed &egrave; andata dritta in quella direzione.&rdquo; Disse indicando il sole.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Gi&agrave;! E poi &egrave; risorto il sole! &Egrave; una cosa mai vista!&rdquo; disse Franco.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Sei una strega?&rdquo; Mi chiese una giovane donna.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;No. Non lo sono.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Lei sorrise e sembr&ograve; rincuorata.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Hai fatto un buon lavoro.&rdquo; Mi disse Willelm.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Non mi sono accorta di niente&hellip;&rdquo; risposi un po&rsquo; delusa.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Non importa. Hai richiamato il sigillo del calore, le candele hanno cominciato ad ardere velocemente, il sole &egrave; risorto e ha bruciato le streghe proprio mentre il rito del Sabba avrebbe preteso solo tenebre.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Non riuscivo quasi a credere a quello che mi stava dicendo, ma dovetti farlo quando Margherita mi prese le mani tra le sue.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Grazie. Chiunque tu sia. Grazie.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Il solo pensiero che Margherita potesse tornare a casa e gettare le braccia al collo del figlio mi diedero tutto ci&ograve; di cui avevo bisogno.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Fiducia nel bene. Amore per il prossimo. E fede nella luce.</span></span></div>
<div class="autoreData" >16/10/2008, Simona Gervasone</div>
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		<title>CLELIA &amp; WILLELM &#8211; EPISODIO 06</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jul 2008 10:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clelia & Willelm]]></category>

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		<description><![CDATA[BOVES E LA CONGREGA DELLE STREGHE &#160; Altro che anticiclone delle Azzorre! L&#8217;aria fredda si faceva largo tra le trame fitte del pullover, dando un anticipo fin troppo violento dell&#8217;ormai prossimo autunno. Il Demone della Pioggia era stato rispedito nel suo grottesco mondo fatto di sofferenza e sangue ed era il momento per me di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="color: #ff0000"><span style="font-family: Arial">BOVES E LA CONGREGA DELLE STREGHE</span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Altro che anticiclone delle Azzorre! L&#8217;aria fredda si faceva largo tra le trame fitte del pullover, dando un anticipo fin troppo violento dell&#8217;ormai prossimo autunno. Il Demone della Pioggia era stato rispedito nel suo grottesco mondo fatto di sofferenza e sangue ed era il momento per me di trovare la Congrega di streghe che da tempo immemorabile si riuniva per i sabba in un paese tra i pi&ugrave; pittoreschi nei dintorni di Cuneo. Mi ero presa qualche giorno per potermi preparare a </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">quell&rsquo;incontro e Willelm mi aveva dato una serie di consigli sui luoghi in cui avrei dovuto cercarle e sui modi in cui avrei dovuto presentarmi al loro cospetto. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Per cos&igrave; tanti anni avevo vissuto in una citt&agrave; pregna di magia e misteri insoluti, senza mai prestare attenzione ai sussurri maligni del vento contro le vecchie persiane scrostate; senza mai curarmi delle vecchie leggende, raccontate a fior di labbra dagli anziani che tutto sanno e nulla confidano. Ora invece tutta la mia esistenza era pervasa di incantesimi, magie e maledizioni. Mi appoggiai stancamente al tronco di uno splendido pino e sospirai rumorosamente. Erano ore che vagavo per i boschi alla ricerca di non sapevo nemmeno io cosa. Willelm mi aveva spiegato molte cose riguardo alle streghe. Cose che io neppure immaginavo e che, a parer suo, erano essenziali per riuscire a trovarle e per non fare errori. Mi aveva anche raccontato una serie di leggende che stavano alla base della storia di Boves. Come faceva lui a sapere cos&igrave; tanto ed io cos&igrave; poco nonostante fossi nata e cresciuta proprio in questi luoghi?</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Si diceva per esempio che un uomo, in una notte di luna piena, stesse rincasando, ma che non riuscisse a vedere la propria strada a causa della Bisalta che nascondeva completamente la luce della luna. Spazientito da quel possente massiccio che pareva beffarsi di lui, rubando la sola illuminazione che avrebbe potuto aiutarlo, grid&ograve;: &ldquo;Che il diavolo ti porti&rdquo;. Il diavolo apparve al suo cospetto e gli offr&igrave; il suo aiuto, inviando un intero esercito di diavoli, che prese a picconare la Bisalta, ma quando torn&ograve; per pretendere in pegno la sua anima, si accorse che l&rsquo;uomo aveva firmato con una croce. L&rsquo;esercito di diavoli venne subito richiamato ed i lavori cessarono, lasciando la Bisalta scavata a tratti in canali profondi che tutti conoscono. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;A che stai pensando?&rdquo; mi chiese Willelm con tono preoccupato.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Nulla. Alle storie che mi hai raccontato.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Non possiamo perdere troppo tempo. &Egrave; luna piena ed &egrave; il giorno giusto per cercare la Congrega. Perch&eacute; ti sei fermata?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Non so pi&ugrave; dove cercare!&rdquo; brontolai pensando ai piedi che dolevano. La notte stava calando velocemente, mangiando con avarizia gli ultimi bagliori rossastri del tramonto. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Perch&eacute; non torniamo in paese? E&rsquo; cos&igrave; importante trovarle proprio questa sera?&rdquo; protestai ancora.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;S&igrave;. Lo &egrave;, ma l&rsquo;idea di tornare in paese non &egrave; stupida. Conosco bene una delle streghe ed &egrave; la proprietaria di una piccola bottega. Potremmo seguire lei per trovare l&rsquo;intera Congrega.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Non potevi dirmelo prima che camminassi per ore tra questi boschi?&rdquo; domandai snervata.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Willelm non mi rispose, ma sentii come una sommessa risata che riecheggi&ograve; nella mia testa per alcuni secondi. Fui tentata di mandarlo seriamente a stendere, ma lasciai perdere scuotendo la testa rassegnata. Dovevo farmene una ragione. Non mi sarei mai pi&ugrave; liberata di lui, quindi tanto valeva cercare di andare d&rsquo;accordo. Era una sensazione strana e difficile da spiegare. Era come non andare d&rsquo;accordo con me stessa. Una parte di me era lui e una parte di me ero io&hellip; nemmeno io riuscivo a capire bene che cosa significasse. Ci volle quasi un&rsquo;ora per tornare in paese e, seguendo le indicazioni di Willelm, attraversai la piazza centrale e giunsi in una stretta via con alcuni negozi. Mi fermai davanti ad una minuscola bottega di alimentari.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Che fai? Vuoi entrare?&rdquo; Willelm pareva in apprensione.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;No. Aspetto che esca lei.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Allora non stare qui davanti impalata! Penser&agrave; che sei una pazza furiosa e come minimo chiamer&agrave; i carabinieri!&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Io sarei la pazza? Lei si sta preparando ad andare ad un raduno di streghe a mangiare rospi e cuocere pipistrelli e io sarei quella pazza?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Congrega&hellip;&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Cosa?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Non &egrave; un raduno ma una Congrega e poi non mangiano rospi n&eacute; cuociono pipistrelli.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Mi stai innervosendo Willelm!&rdquo; </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Stai parlando&hellip;&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Certo che sto parlando! Parlo con te!&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Intendo dire che non stai pensando di parlare con me&hellip; stai muovendo la bocca ed emettendo suoni&hellip; anche questo potrebbe far credere che non sei del tutto sana di mente visto che sei da sola e stai parlando con qualcuno che non esiste&hellip;&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Va al diavolo Willelm!&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Spiritosa&hellip;&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">La porta del negozio si apr&igrave; facendo tintinnare un piccolo campanello che riemp&igrave; l&rsquo;aria del suo suono acuto e petulante. Non era come me l&rsquo;ero aspettata. La ragazza chiuse il negozio e con uno sforzo tir&ograve; gi&ugrave; la serranda. Piccola e magra, con i capelli raccolti in una coda di cavallo del colore del grano. La vidi rabbrividire nel sottile golf azzurro e procedere con andatura spedita verso la piazza della chiesa. Sembrava un&rsquo;adolescente. Non pi&ugrave; di diciassette anni. La seguii cercando di mantenermi ad una certa distanza e, allo stesso tempo, facendo attenzione a non perderla di vista. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Fa attenzione.&rdquo; Sussurr&ograve; Willelm.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Non risposi e continuai a camminare. La ragazza si volt&ograve; una volta soltanto, probabilmente incuriosita dal rintocco delle mie suole di cuoio che sembrava voler invadere tutta la via. Mi degn&ograve; appena di uno sguardo disattento e prosegu&igrave; spedita. Svoltai e la vidi entrare in un portone. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Socchiusi gli occhi e sbuffai esasperata.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Sei certo che sia una strega? A me pare una comune ragazza che ha finito una giornata di lavoro e se ne torna a casa, magari a fare una bella doccia e infilarsi un paio di ciabatte comode!&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Abbi fede.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Certo! Lui risolveva tutto cos&igrave;&hellip; abbi fede!</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Il portone si riapr&igrave; e ne usc&igrave; la stessa ragazza, ma con qualcosa di diverso e inquietante. I capelli erano sciolti e le ricadevano morbidamente ai lati del viso che ora risultava ancora pi&ugrave; infantile. Indossava un abito nero di velluto che le arrivava fino ai piedi. Mi nascosi dietro l&rsquo;angolo per non farmi vedere e appena la vidi partire, ricominciai la mia personale &ldquo;caccia alle streghe&rdquo;. La ragazza cammin&ograve; per pi&ugrave; di un&rsquo;ora tra betulle dal fiabesco tronco bianco e cespugli di more selvatiche e io non la persi mai di vista. Per questo mi stupii quando di punto in bianco spar&igrave; dalla mia visuale.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Ma che&hellip;&rdquo; non feci in tempo a finire la frase.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Perch&eacute; mi stai seguendo?&rdquo; Mi chiese sbucando da dietro un castagno. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Io&hellip;&rdquo; non sapevo che cosa risponderle. Come negare l&rsquo;evidenza?</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Un momento! Aspetta un momento! Willelm?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Cosa? Come faceva a saperlo? </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Chiamami Clelia. Fammi uscire in modo che io possa palesarmi ai suoi occhi.&rdquo; Mi disse la mia dolce met&agrave;.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Willelm.&rdquo; Chiamai senza chiedere spiegazioni.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">La figura imponente e aggraziata si materializz&ograve; di fianco a me. Mi voltai verso di lui e scoprii che entrambi stavano sorridendo emozionati come due vecchi amici che si rivedono dopo molto tempo. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Lo sapevo! Sapevo che eri tu. Ti ho percepito gi&agrave; mentre stavo chiudendo il negozio, ma credevo di sbagliare! Chi &egrave; questa ragazza?&rdquo; chiese indicandomi come se io non potessi sentirla; come se non ci fossi.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;La mia rinata.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Sono contenta che tu sia riuscito a trovare un corpo in cui rinascere.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Un momento! Io non sono il suo corpo! Questo corpo &egrave; mio e basta!&rdquo; mi stavano davvero facendo alterare.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Stai calma. Non ti agitare per nulla.&rdquo; Mi rispose lei in tono materno e accondiscendente come fossi una bambina in vena di capricci. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Cosa fate qua?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Abbiamo bisogno di trovare Alina.&rdquo; Disse Willelm in tono greve.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">La ragazza cambi&ograve; subito espressione. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Alina non acconsentir&agrave; mai a rivederti Willelm. Sai com&rsquo;&egrave; fatta. Perch&eacute; la cerchi?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Costei &egrave; una purificatrice oltre a essere una rinata.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">La ragazza assent&igrave; con aria preoccupata come se quella spiegazione fosse pi&ugrave; che abbastanza.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Prover&ograve; a parlarle io, ma voi rimanete qua finch&eacute; non sar&ograve; io a chiamarvi. Sai che potrebbe uccidervi entrambi senza battere ciglio.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Non ci riuscirebbe.&rdquo; Rispose Willelm con calma.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Lo so, ma ci proverebbe.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Non so perch&eacute;, ma ci&ograve; che stavo vivendo mi riport&ograve; alla mente un&rsquo;altra leggenda raccontatami da Willelm. La storia della Regina Giovanna D&rsquo;Angi&ograve; che dimorava nel castello della Renostia e che non faceva che governare imponendo ai bovesani pesantissime tasse e approfittava del suo potere per commettere soprusi di ogni tipo. Mille disgrazie si abbattevano su Boves e cos&igrave; gli abitanti le chiesero di andarsene. Lei non batt&egrave; ciglio e rispose che lo avrebbe fatto se avessero trovato per lei un paio di scarpe comode. Tutti i bovesani, uniti e determinati, confezionarono scarpe di ogni foggia, ma nessuna andava bene alla terribile Rana Gioanna, fino a che una giovinetta non us&ograve; l&rsquo;astuzia e sparse sul selciato una gran quantit&agrave; di farina, che serv&igrave; per prendere l&rsquo;impronta esatta del piede. I suoi piedi erano zampe di gallina.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Aspettammo per un tempo che mi parve infinito, accerchiati dal buio e frustati dalle folate di aria fredda. Il rumore di passi che facevano scricchiolare le foglie secche mi fece sobbalzare. La giovane riapparve. Pareva ancora pi&ugrave; pallida nella luce lunare e con quell&rsquo;abito scuro. Un fantasma che si aggirava tra i castagni carichi di frutti.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Alina ti ricever&agrave;, ma non farle perdere tempo.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Ci fece strada fino ad una radura semicircolare dove il tronco di un albero dalle notevoli dimensione fungeva da altare. Gli adepti erano seduti in cerchi intorno alla figura esile di una donna. Appena ci vide si zitt&igrave; e tutti si voltarono verso di noi.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Cosa ti porta ancora da me Willelm?&rdquo; chiese con voce profonda e dura.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Abbiamo bisogno di te Alina. Serena ti avr&agrave; gi&agrave; detto che la donna che porto con me &egrave; una purificatrice e una rinata.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Non &egrave; possibile! L&rsquo;unico purificatore mai esistito &egrave; morto.&rdquo; Disse amara.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Era suo bisnonno. Le ha consegnato il suo potere.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Alina rimase in silenzio e si guard&ograve; attorno come se fosse stata disturbata da un brusio inesistente. Fece qualche passo verso di noi.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Tu sei la nipote di Ettore?&rdquo;&nbsp;chiese incredula.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Annuii un po&rsquo; intimorita dalla sua aggressivit&agrave; e dal luogo in cui ci trovavamo. Sembrava una sorta di sito fuori dal tempo e dallo spazio conosciuto dagli&nbsp;umani. Sospeso in una realt&agrave; parallela ed incontaminata dai mali della terra. Willelm mi aveva spiegato che esistevano streghe buone e streghe cattive e Alina non era una di quelle cattive. Le figlie dello strige, uccello dal quale venne rielaborato il loro nome e che si credeva succhiasse il sangue degli animali, rimasero tutte con il fiato mozzato, in attesa dell&rsquo;evolversi degli eventi. Sembrava non sapessero che cosa aspettarsi e nemmeno io a dire il vero. Erano tutte originarie di Boves e le loro famiglie a loro volta lo erano dalla notte dei tempi. Questo era uno dei presupposti per poter divenire un adepta della Congrega. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Rimasi di stucco quando vidi le lacrime bagnarle il volto e le sue braccia cingermi in un abbraccio forte. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Non sai che bello &egrave; sapere che Ettore vive in te.&rdquo; Mi sussurr&ograve; all&rsquo;orecchio, solleticandomi il viso con i folti capelli corvini. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Si stacc&ograve; da me e mi prese per mano, completamente dimentica di Willelm e delle sue adepte in trepida attesa. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Mie care&hellip; avete sentito?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Tutte annuirono silenziosamente, guardandomi con gli occhi sgranati.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Or bene&hellip; cosa pu&ograve; desiderare da me una purificatrice di cotanta fama?&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Non sapevo cosa risponderle e mi voltai verso Willelm in cerca di aiuto.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Desidera il sigillo dei sette poteri.&rdquo; Disse Willelm.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Alina annu&igrave; e chiuse gli occhi come se si fosse aspettata quella risposta. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;E lo avr&agrave;. Avete sentito mie care? Prepariamo l&rsquo;incantesimo del sigillo perch&eacute; questa donna possa far parte della nostra Congrega e possa portare il bene tra le fila del male. Diamole il nostro appoggio perch&eacute; lei possa chiamare i nostri poteri quando si trover&agrave; di fronte alla Congrega delle Streghe della Luna Nera.&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Tutte le donne si alzarono e si inchinarono dinnanzi a me. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Portate la serpe!&rdquo; grid&ograve; e una donna tozza e di bassa statura le porse l&rsquo;animale che si contorceva ribelle tra le sue mani. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Alina lo alz&ograve; al cielo e le squame emisero pallidi bagliori lunari. Lo appoggi&ograve; sull&rsquo;altare e vers&ograve; sul suo capo un unguento dal profumo dolciastro e forte. La bestia si contorse ferocemente prima di bloccarsi del tutto e poi ricominciare a fremere come pervasa da una scarica di corrente elettrica. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Che il primo dei sigilli ti avvolga con il suo calore!&rdquo; grid&ograve; Alina.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Che il primo dei sigilli ti avvolga con il suo calore!&rdquo; le fecero eco le adepte mentre un brivido mi percorreva da capo a piedi.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Che il secondo dei sigilli ti riempia con la sua luce!&rdquo; continu&ograve; imitata dalle altre streghe.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Che il terzo dei sigilli ti cosparga di sapienza!&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Che il quarto dei sigilli ti investa con il suo gelo!&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Che il quinto dei sigilli ti dia la vista del rapace!&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Che il sesto dei sigilli ti dia l&rsquo;udito del roditore!&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Che il settimo dei sigilli ti protegga dalle tenebre!&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">In rapida sequenza, una miriade di sensazioni estreme mi attravers&ograve; la mente e il corpo gettandomi come in uno stato di trance. Colori, luci, suoni, sensazioni tattili si fusero insieme e mi percossero come possenti mani. Poi tutto fin&igrave; e caddi a terra senza forze.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Ti senti bene?&rdquo; accorse Willelm.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Annuii tossendo con le lacrime agli occhi. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;E&rsquo; pronta. Come Ettore sei investita dei sette sigilli. Come lui sei una purificatrice e pi&ugrave; di lui hai Willelm. Non fallirai dove lui ha fallito. V&agrave; e poni fine alla malvagit&agrave; delle Congrega delle Streghe della Luna Nera. Poni fine alle figlie di Lilith, prima sposa di Adamo e madre di tutti i demoni.&rdquo; Alina chin&ograve; la testa e apr&igrave; le braccia. In un attimo fu letteralmente ricoperta di frementi pipistrelli che senza tregua sbattevano le ali alla ricerca di un pi&ugrave; sicuro appiglio. Mi voltai verso Willelm cercando nel suo sguardo una spiegazione, ma non vi trovai altro che stupore.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Quando i pipistrelli si levarono di nuovo in volo, di Alina non c&rsquo;era pi&ugrave; traccia e attorno all&rsquo;altare, dove prima erano sedute le adepte, c&rsquo;erano decine di piccole lepri spaurite.</span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Alina le ha sacrificate per te.&rdquo; Mi disse con tono addolorato. </span></span></div>
<div><span style="font-size: smaller"><span style="font-family: Arial">Non compresi subito il senso di quella frase. Lo guardai chiedendo spiegazioni, ma lui abbass&ograve; la testa e attese, come volesse che comprendessi da sola. E lo feci. Lo feci quando fissai il mio sguardo in quello della lepre a me pi&ugrave; vicina. Il suo sguardo era quello della ragazza della bottega e su questo non potevo avere dubbi. Mi sembr&ograve; di scorgere un sorriso tra i baffi lunghi e vibranti. Si erano sacrificate per me. Per darmi il dono dei sette sigilli. Per sconfiggere la Congrega delle Streghe della Luna Nera e io non le avrei deluse!</span></span></div>
<div class="autoreData" >21/07/2008, Simona Gervasone</div>
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		<title>CLELIA &amp; WILLELM &#8211; EPISODIO 05</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 10:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clelia & Willelm]]></category>

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		<description><![CDATA[NARBONA, IL VILLAGGIO FANTASMA DELLA VALLE GRANA E LA NEVE DI CROCELL &#160; Era bello sapere. Conoscere il proprio passato che era riapparso e, come il sole, aveva bucato la nebbia dell&#8217;ignoranza. Avrei dovuto abituarmi a non essere pi&#249; ci&#242; che credevo in un vicino passato che&#160;sembrava distante anni luce. Abituarmi a convivere con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><font color="#ffffff"></p>
<div><span style="color: #ff0000"><span style="font-size: medium"><font face="Verdana" size="2">NARBONA, IL VILLAGGIO FANTASMA DELLA VALLE GRANA E LA NEVE DI CROCELL</font></span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><font face="Verdana" size="2">Era bello sapere. Conoscere il proprio passato che era riapparso e, come il sole, aveva bucato la nebbia dell&rsquo;ignoranza. Avrei dovuto abituarmi a non essere pi&ugrave; ci&ograve; che credevo in un vicino passato che&nbsp;sembrava distante anni luce. Abituarmi a convivere con il compito che mi era stato dato senza che io lo chiedessi. La tentazione era quella di tornare a Lymphae per farmi cullare dalle lunghe giornate pacifiche e prive di demoni, in compagnia di Sanahis e Matteo, ma sapevo che non mi avrebbero invitata molto presto e senza un loro esplicito invito non avrei mai pi&ugrave; potuto tornarci. Nella lunga notte trascorsa all&rsquo;Abbazia di Staffarda avevo appreso la storia di Willelm e di conseguenze anche la mia. L&rsquo;irritazione e la diffidenza che avevano caratterizzato il principio del nostro approccio si erano man mano trasformate in profondo interesse e comprensione. Avevo pensato all&rsquo;angelo nero come ad una sorta di parassita a cui necessitava un luogo in cui tornare a vivere e che, con l&rsquo;inganno, aveva fatto s&igrave; che quel luogo fosse il mio corpo. Ascoltando le sue parole, la sua storia, le sue emozioni avevo compreso che non era come lo avevo immaginato. Da uno stato di estrema tensione e fastidio, con le braccia conserte sullo stomaco in un classico atteggiamento di chiusura e il pi&ugrave; distante possibile da lui, mi ero ritrovata seduta sul bordo del tavolo, con gli occhi spalancati, in rigoroso silenzio e talmente vicino a Willelm da percepirne l&rsquo;essenza bruciante. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Nella notte dei tempi, le forze luminose del bene combatterono con determinazione le potenti ed oscure forze del male. Ogni essere sulla terra aveva seguito la parte pi&ugrave; intima della propria anima e schierandosi, si era battuto con ferocia e dignit&agrave;. Vi erano per&ograve; coloro che, per codardia, si erano tenuti alla larga dagli scontri. Chiusi nelle loro dimore, con le proprie ricchezze al sicuro, avevano preferito attendere la fine, qualunque essa fosse. Fu questo loro rifuggire dalle scelte e dalle responsabilit&agrave; che li port&ograve; a divenire angeli neri. Chiusi in un mondo parallelo, dannati per l&rsquo;eternit&agrave; e costretti a rivivere solo tramite la possessione di un nuovo corpo. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Il nuovo corpo&hellip; il mio corpo. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Non era stato un caso che io fossi sul Ponte di Dronero in quel lontano giorno di tredici anni prima e non era stato un caso che Willelm fosse l&igrave; ad aspettarmi. Essere nata con la dote di Purificatrice era stata la mia condanna ed essere una delle pi&ugrave; potenti mai esistite lo era ancora di pi&ugrave;. Le forze del male tentavano da sempre, e senza che io ne fossi a conoscenza, di eliminarmi per poter aprire i portali e attraversare la soglia del nostro mondo. Nonostante i ripetuti tentativi non erano mai riusciti ad arrivare abbastanza vicini a me grazie all&rsquo;amuleto Purificatore ed alla protezione ultraterrena del mio avo. Era stato per questo motivo che avevano inviato sulla terra, il demone della pioggia: Crocell, governatore di 48 legioni e comandante supremo dell&rsquo;acqua, generato da Lilith e Adamo.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Ora tutto era chiaro. Il giorno in cui tentai il suicidio, la pioggia avvolgeva ogni cosa con violente scariche; le acque di fiumi e&nbsp;torrenti lambivano minacciosi le terre. Come in trance, richiamata da una voce suadente carica di false promesse, ero arrivata su quel ponte maledetto. Le acque torbide e grigie del torrente Maira mi chiamavano ed io volevo andare loro incontro come se si trattasse di farmi accogliere da un abbraccio materno. Willelm era rimasto nell&rsquo;ombra, ad osservare e aspettare. Avrebbe potuto salvarmi, svegliarmi da quello stato di trance, ma non era questo che voleva. Se lo avesse fatto, avrebbe dovuto rinunciare a rivivere e soprattutto avrebbe dovuto mancare ad una promessa solenne. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&nbsp;</font></div>
<div align="center"><em><font face="Verdana" size="2">Se capirai che la sua vita &egrave; realmente in pericolo,</font></em></div>
<div align="center"><em><font face="Verdana" size="2">&nbsp;portala a desiderare di perderla. </font></em></div>
<div align="center"><em><font face="Verdana" size="2">Portarla nel luogo magico, dove l&rsquo;acqua scorre insieme ai flussi di energia</font></em></div>
<div align="center"><em><font face="Verdana" size="2">&nbsp;e salvala.</font></em></div>
<div align="center"><font face="Verdana" size="2">&nbsp;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Queste erano state le parole del mio bisnonno e lui aveva promesso. Aveva atteso che il cappio scivolasse sul mio collo di adolescente. Aveva osservato i miei precisi movimenti per portarmi sul ciglio del ponte. Aveva aspettato di vedere la mia vita scivolare via, evaporare attraverso la mia pelle, simile ad una tiepida nebbia luminosa e quando aveva percepito l&rsquo;ultimo battito di ciglia, l&rsquo;ultimo faticoso tentativo di respirare era arrivato a salvarmi. Ricordo che, mentre sentivo il cappio che si allentava e poi l&rsquo;acqua del torrente che mi accoglieva, mi domandai che cosa fosse successo. Perch&eacute; mi trovassi l&igrave;. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Pensai che non volevo morire.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Ma mai avrei immaginato di essere una Rinata.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Il destino di Willelm era compiuto. Avrebbe albergato dentro di me, dividendo gli spazi con la mia anima ingombrante ed avrebbe fuso i suoi poteri con i miei per rendermi ancora pi&ugrave; forte, per scontare la sua condanna e per mantenere una promessa.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Nulla aveva potuto fare Crocell per fermarlo. Non allora che il portale tra i due mondi non gli avrebbe permesso il passaggio. Ma ora il portale non era pi&ugrave; un ostacolo per lui ed aiutato da Kobal, abile demone comandante dell&rsquo;arte pittorica, si era impossessato di quella creatura indifesa di casa Invernizzi. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Ora che sapevo tutto mi sentivo forse un po&rsquo; pi&ugrave; forte e pi&ugrave; preparata ad affrontare l&rsquo;ignoto. D&rsquo;altra parte, ora potevo contare anche su Willelm che per cos&igrave; tanti anni era rimasto in disparte, ad attendere che io fossi pronta a riconoscerlo come parte di me. Ora avrebbe potuto palesarsi in ogni momento e non sarebbe pi&ugrave; stato costretto all&rsquo;inattivit&agrave; e al silenzio.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Tornerai dentro di me o ti potr&ograve; vedere al mio fianco come ora?&rdquo; gli chiesi con un lume di speranza.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Sorrise come fosse imbarazzato prima di sospirare e di guardarmi dritto negli occhi.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Far&ograve; come tu vorrai. Sono vincolato a te per sempre. Dipendo da te per il resto dei tuoi giorni.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">L&rsquo;ultima frase mi fece sorridere ed al contempo inorridire perch&eacute; sottolineava come fosse eterno il suo esistere e come fosse invece passeggero il mio.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Voglio che tu stia al mio fianco allora.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Come desideri. La mia immagine sar&agrave; al tuo fianco e la mia anima dentro di te.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Mi sembrava un accordo perfetto.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Senza proferir verbo salimmo le scale ed uscimmo dall&rsquo;Abbazia. Il cielo iniziava la sua trasformazione. Abbandonato l&rsquo;abito da sera tempestato di stelle, indossava la seta gialla e arancione che il sole gli porgeva come omaggio. Mi voltai e sorpresi Willelm fermo sulla soglia a rapito da quell&rsquo;incanto di colori. Mi parve persino di scorgere un luccichio nei suoi occhi scuri.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Lui si accorse che lo stavo fissando e subito si giustific&ograve;: &ldquo;Perdonami. Sono tredici anni che vivo nel buio della tua anima&hellip;&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Mi sentii quasi in colpa per non averlo richiamato prima; per non essermi accorta di lui. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Crocell ci aspetta. Dobbiamo andare.&rdquo; Sentenzi&ograve; risoluto.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Willelm sembrava sapere esattamente dove andare. Come qualsiasi comune mortale, camminammo lungo le strade ancora deserte fino a che non trovammo un anziano contadino che acconsent&igrave; a darci un passaggio fino a Saluzzo. Da l&igrave; fu relativamente facile giungere fino a Castelmagno. Il sole risplendeva alto nel cielo e finalmente assaporai di nuovo il ristorante tepore di una mattina estiva. La splendida vallata, dolcemente adagiata tra le valli Stura e Maira, era un tripudio di vegetazione e sonnolenta pace. Poco distate sorgeva austero il Santuario di San Magno dedicato al prode soldato della legione tebea. Imboccammo il sentiero ripido, unico collegamento di quel paesino abbandonato con il resto del mondo e piacevole passeggiata per i tanti amanti del trekking domenicale. Camminammo per pi&ugrave; di un&rsquo;ora, affiancati dagli alti frassini, superammo il rio Combaliere, prima di giungere, stanchi, tra le abitazioni desolate e strette attorno alla chiesa della Madonna della Neve. Mi fermai, completamente assorbita dall&rsquo;atmosfera pregna di mistero di quel paesino a milleseicento metri d&rsquo;altezza,&nbsp;abbandonato per sempre negli anni sessanta. Il campanile pareva vegliare sui ruderi spogli, come un genitore veglia sui figlioli indifesi. Fu proprio quando poggiai lo sguardo sul campanile che qualcosa cominci&ograve; a cambiare. L&rsquo;aria si fece pi&ugrave; tagliente e le pennellate calde del sole abbandonarono i muri come gi&agrave; avevano fatto gli antichi abitanti. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Willelm&hellip;&rdquo; sussurrai ricordandomi solo dopo, che non dovevo pronunziare il suo nome.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Entrambi rimanemmo immobili ad osservare le nubi nere che si addensavano all&rsquo;orizzonte e che arrivavano da ogni lato, per convergere sopra di noi. I fulmini solcarono il cielo abbagliandoci e segu&igrave; il lamentoso ruggito del tuono. Un nuovo fulmine si diram&ograve; tra le nubi; al centro di esse si concentr&ograve; una pi&ugrave; intensa e vasta luminosit&agrave; da cui scatur&igrave; la sua distruttiva lancia dorata.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Willelm mi avvilupp&ograve; come una calda coperta e mi port&ograve; ai margini del villaggio senza che neppure me ne accorgessi. Avevo solo sentito uno strano calore pervadermi e visto il villaggio allontanarsi come in un sogno.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Tra le scintille sfrigolanti, la bambina dalle gote rosa, si materializz&ograve; in tutta la sua apparente ingenuit&agrave;. A tradirla, solo gli occhi; cos&igrave; crudeli e affamati. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Crocell!&rdquo; sbottai.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Vedo che finalmente mi riconosci per quello che sono. Come hai fatto a trovarmi?&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;So che fosti tu a costringere gli abitanti di questo paese ad abbandonarlo. So che tutti si sono ripromessi di non farne parola con nessuno per non attirare le tue ire.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Ma qualcuno ha parlato evidentemente.&rdquo; Rispose gi&agrave; meditando la sua vendetta.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Ti sbagli. Nessun umano ha parlato.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Allora come fai a sapere?&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Questo non ti riguarda.&rdquo; Dissi, brusca.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Sai chi sono io?&rdquo; mi chiese inclinando la testa verso la spalla e sorridendo. Chiunque avrebbe potuto scambiarla per la smorfia simpatica di una bimbetta.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Sei Crocell, governatore di 48 legioni e comandante supremo dell&rsquo;acqua, generato da Lilith e Adamo.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Chiuse gli occhi e assent&igrave; compiaciuto. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;E tu&hellip; tu chi sei invece? Perch&eacute; credi di potermi sconfiggere?&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Sono Clelia, Purificatrice appartenente all&rsquo;ordine dei Rinati e sono l&rsquo;angelo nero, guardiano dei portali e principe delle piante. E sono colei che ti rimander&agrave; all&rsquo;inferno.&rdquo; La mia voce era bassa e minacciosa e anche se Crocell continuava a sorridere, io percepivo il vacillare della sua sicurezza.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Qual &egrave; il suo nome?&rdquo; sentii la sua voce diventare come una sorta di canto sommesso. Mi accarezzava la pelle facendomi rabbrividire.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Qual &egrave; il suo nome?&rdquo; le palpebre si fecero pesanti e sentii il primo delicato fiocco di neve posarsi sul mio viso. Agosto era di nuovo un miraggio e Crocell la realt&agrave;. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Qual &egrave; il suo nome?&rdquo; le mie labbra si mossero, senza che io potessi fare nulla per impedirlo, fino a prepararsi per pronunciare: Willelm, ma qualcosa dentro di me, serpeggi&ograve; come una scarica elettrica. Mi pervase da un&rsquo;estremit&agrave; all&rsquo;altra. Sbarrai gli occhi. Attorno a me, alti muri di neve mi sbarravano ogni via di uscita. La neve mi turbinava attorno senza poggiarsi su di me e, guidata dalle mani esperte del suo padrone, mi si depositava attorno intrappolandomi.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Presa dal panico, mi arrampicai per tentare di uscire da quella prigione di neve.</font></div>
<div><font face="Verdana"><font size="2"><em>Ferma! </em>La voce di Willelm era forte e imperativa.</font></font></div>
<div><em><font face="Verdana" size="2">Se esci, per te &egrave; finita. Guardati intorno.</font></em></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Lo feci. Attorno a me la distesa bianca era illimitata ed uniforme. All&rsquo;altezza del mio collo.</font></div>
<div><em><font face="Verdana" size="2">&Egrave; una trappola. Qui rimani viva. Appena esci, verrai risucchiata dalla coltre che ti tirer&agrave; gi&ugrave; come se avesse mille forti braccia.</font></em></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Cosa devo fare?&rdquo; domandai.</font></div>
<div><em><font face="Verdana" size="2">Aspetta. Sar&agrave; lui a fare la prima mossa. </font></em></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Attesi fino a che non notai che cadeva un numero minore di fiocchi. A quattro zampe, come una bambina giocosa, Crocell mi raggiunse e si sedette sul bordo della mia prigione bianca.</font></div>
<div><em><font face="Verdana" size="2">Se non sa il mio nome, non sa neanche come combattermi. Questa &egrave; la regola.</font></em></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Annuii. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Parla o non mi limiter&ograve; ad ucciderti.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Non puoi uccidermi. In parte sono gi&agrave; morta. E non puoi uccidere la parte di me che non &egrave; morta perch&eacute; non ne conosci il nome.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Il sorriso della bambina sfum&ograve;, lasciando il posto al broncio rosso di rabbia. Notai che aveva dei bellissimi occhi verdi. </font></div>
<div><em><font face="Verdana" size="2">Distrailo.</font></em></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Mi venne in mente una domanda che avrei voluto porle gi&agrave; in precedenza.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Che fine ha fatto tua madre?&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Il suo sguardo divenne diffidente e perplesso.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Che t&rsquo;importa di quella donna?&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Era tua madre no?&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Ha permesso che venisse concepito il corpo di cui avevo bisogno.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;L&rsquo;hai dipinta? Hai dipinto anche lei come tuo padre?&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">La risata sguaiata invase tutta la valle, riecheggiando e stordendomi.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Non mi ha permesso di eliminarti. Quella scema non mi ha dato la sua approvazione! Ho dovuto dipingerla.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Che fine fanno quando li dipingi?&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Le loro anime si dibattono nell&rsquo;ombra dolorosa.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Non ebbe quasi il tempo di terminare quella frase. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Come serpenti, vedevo correre verso di noi, i rami verdi e carichi di foglie di un&rsquo;edera. Correvano come tanti piccoli soldati pronti all&rsquo;attacco. Iniziarono ad avvolgerla partendo dalle gambe.</font></div>
<div><em><font face="Verdana" size="2">Tocca a te ora! Apri il portale!</font></em></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Sussultai e mi riebbi da quella specie di ipnosi che non mi permetteva di staccare gli occhi dai flessibili rametti che si attorcigliavano bramosi attorno alle caviglie grassocce e glabre. Fissai quegli occhi verdi, rabbiosi e senza nulla di umano e nella mia mente chiamai Willelm. Sentii i nostri poteri fondersi e creare come un vortice nel mio petto. Uno sfrigolio mi percorse le braccia. L&rsquo;amuleto bruci&ograve; la maglia bucandola e, brillando come una stella, si fuse con le mie carni, che divennero rilucenti e dorate da spalla a spalla. Tutta la pelle brillava ora e la luce si protendeva come tante dita minacciose verso il volto esterrefatto di Crocell che, in un ultimo tentativo, chiam&ograve; a s&eacute; le acque che correvano sotto quel suolo dimenticato. Non mi lasciai distrarre dal liquido gelido che mi lambiva le caviglie e che saliva veloce, sciogliendo la neve e creando altra acqua da aggiungere a se stesso. Nemmeno quando arriv&ograve; al collo e tutto il villaggio fu sommerso dalle acque devastanti. Nemmeno quando finii sott&rsquo;acqua, tirata gi&ugrave; dalle braccia infantili. Non mi spaventai quando sentii l&rsquo;acqua scivolare in gola. Pensai solo al portale. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Il portale.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Denti aguzzi apparvero su ogni foglia dell&rsquo;edera agguerrita, guidata da Willelm, che non aveva lasciato la presa. Denti aguzzi che affondarono nelle carni tenere di Crocell, dilaniandolo. Crocell fu costretto a lasciare la presa, ma io non riemersi. Rimasi l&igrave;, sott&rsquo;acqua, a godermi lo spettacolo. A guardarlo sparire, centimetro dopo centimetro, fagocitato dai denti. Era cos&igrave; che avevo immaginato il portale in quel momento. Qualcosa che lo divorasse e che lo riportasse nel suo mondo fatto di ombra dolorosa.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">L&rsquo;urlo furente si propag&ograve; scuotendo violentemente me e ogni cosa arrivasse a sfiorare. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Quando l&rsquo;edera-portale copr&igrave; il volto di Crocell, i tuoni si lamentarono per lui e un solo secondo dopo nemmeno una nuvola attraversava il cielo azzurro. Il villaggio di Narbona avrebbe per sempre custodito il suo segreto e nessuno mai avrebbe pensato, guardando quella rigogliosa pianta d&rsquo;edera, che fosse un varco sull&rsquo;infernale mondo di Crocell e delle sue 48 legioni. Il mondo dove l&rsquo;acqua &egrave; un letale nemico da combattere.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Esattamente il contrario del languido mondo di Lymphae. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Mi appisolai sull&rsquo;erba, esausta e felice, immaginando di essere proprio a Lymphae.</font></div>
<p></font></div>
<div class="autoreData" >19/05/2008, Simona Gervasone</div>
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		<title>CLELIA &amp; WILLELM &#8211; EPISODIO 04</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 10:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ABBAZIA DI STAFFARDA &#8211; IL MENHIR E L&#8217;ANGELO NERO &#160; Per alcuni giorni rimasi nel mondo incantato di Sanahis. Avevo bisogno di metabolizzare la storia del mio passato e cercare di entrare in comunicazione con quella parte di me che in realt&#224; non faceva parte di me. Mi documentai sugli angeli neri di cui sapevo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><font color="#ffffff"></p>
<div><span style="color: #ff0000"><span style="font-size: medium"><font face="Verdana" size="2">L&#8217;ABBAZIA DI STAFFARDA &#8211; IL MENHIR E L&#8217;ANGELO NERO</font></span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><font face="Verdana" size="2">Per alcuni giorni rimasi nel mondo incantato di Sanahis. Avevo bisogno di metabolizzare la storia del mio passato e cercare di entrare in comunicazione con quella parte di me che in realt&agrave; non faceva parte di me. Mi documentai sugli angeli neri di cui sapevo solo pochi aneddoti. In epoca remota non si schierarono nella lotta tra il bene ed il male e per questo non trovarono un loro posto nel mondo. Scoprirono la loro via di espressione occupando il corpo di un suicida pentito. Ci misi giorni interi a capacitarmi del fatto di essere una Rinata oltre che una Purificatrice. Questo spiegava molte cose. Spiegava il vuoto mnemonico relativo alla mia infanzia e spiegava la mia particolare inclinazione per tutto ci&ograve; che non era terreno e comprensibile. Ma soprattutto spiegava i motivi per cui non ero io a cercare il soprannaturale, ma lui a cercare me. L&rsquo;unica via che mi si delineava, per riuscire a vivere una vita quanto pi&ugrave; normale possibile era accettare l&rsquo;anima ospite dell&rsquo;angelo nero. Soprattutto per&ograve;, questa, era l&rsquo;unica via d&rsquo;uscita per riuscire davvero e fino in fondo ad usare i miei poteri giunti a quelli dell&rsquo;angelo nero. Solo in questo modo avrei potuto sopravvivere e avere la meglio nelle battaglie con le creature provenienti dai mondi paralleli su cui la terra apriva svariate porte di contatto.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Sanahis mi aiut&ograve; molto in questo mio ripido percorso e Matteo mi illustr&ograve; la strada da percorrere per giungere alla fusione delle due anime ed il luogo in cui avrebbe dovuto avvenire. Matteo aveva conoscenze strabilianti e spesso io e Sanahis ci scoprivamo sedute dinnanzi a lui con la bocca aperta per lo stupore e per il modo intrigante di raccontare anche la cosa pi&ugrave; banale. Feci lunghe passeggiate in quella terra piena di sorprese e ricca di colori intensi. Tutto sembrava pi&ugrave; nitido rispetto ai paesaggi terrestri; forse perch&eacute; l&rsquo;aria era pulita ed incontaminata. In realt&agrave;, non era nemmeno aria quella che permeava quel mondo, ma acqua. Acqua talmente limpida e leggera da risultare quasi inconsistente. La si sentiva sulla pelle solo come un vago massaggio quando le correnti serali invertivano la rotta. Matteo aveva trovato l&igrave; la sua eterna giovinezza e l&rsquo;amore che non aveva mai conosciuto sulla terra. Sanahis lo guardava sempre con gli occhi brillanti dell&rsquo;amore. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">La vegetazione lussureggiante era talmente bella da mozzare il fiato. L&rsquo;erba era composta di filamenti tubolari e morbidi di un verde sgargiante e proprio come le alghe dei mari tropicali, si piegava seguendo i moti delle correnti quasi come stesse eseguendo una danza. Camminavano sulla terra sia animali prettamente marini che terrestri. Vedere una tigre scrollarsi pigramente accanto ad un banco di Betta Splendens dava una sensazione inspiegabile. In quei giorni scoprii anche che quelli che avevo creduto essere stormi di uccelli colorati, erano in realt&agrave; pesci delle pi&ugrave; disparate tipologie. Dai Simphisodon Discus dall&rsquo;allegro colore arancione e bianco, ai Melanochromis Auratus. Di volatili intesi come uccelli non ce n&rsquo;era traccia. Sanahis mi raccont&ograve; una leggenda per spiegare la loro assenza. La leggenda narrava di una principessa molto giovane che aveva come unici amici i pesci che volteggiavano nel cielo acqueo sopra la sua stanza. Diede un nome ad ognuno di loro e quando questi sentivano di essere chiamati accorrevano da lei. Un giorno per&ograve;, il re degli uccelli, stanco di non essere pi&ugrave; al centro dell&rsquo;attenzione del popolo di ninfe s&rsquo;infuri&ograve; e fece divorare i pesci. Da quel giorno gli uccelli furono banditi dal mondo di&nbsp;Lymphae. Mi sdraiai sull&rsquo;erba morbida e vellutata e rimasi a guardare l&rsquo;immenso sole che si avviava al tramonto. Dovevo solo decidere quando fossi stata pronta per intraprendere il mio viaggio verso la fusione delle due anime, ma continuavo a rimandare quel momento per i mille timori che questa scelta mi suscitava. M&rsquo;incamminai verso la piazza centrale di Lymphae e vi trovai, come al solito, giovani ninfe occupate a suonare i pi&ugrave; svariati strumenti o ad enunciare con lascivia le poesie del loro popolo. Il profumo intenso dei cibi giunse fino a me dalle reali cucine che fornivano banchetti ogni giorno su quella stessa piazza che tra poco sarebbe stata invasa da lunghe tavolate colme di ogni bene. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Non ti abbiamo vista per tutto il giorno.&rdquo; Matteo si avvicin&ograve; a me con il suo solito sorriso rassicurante.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Sto cercando di farmi coraggio.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;E&rsquo; tempo che tu vada.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Lo so.&rdquo; Non me n&rsquo;ero ancora andata e gi&agrave; avevo nostalgia di quella terra perfetta e armoniosa.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Questa sera andr&ograve;.&rdquo; </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Matteo mi abbracci&ograve; forte.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Saprai cosa fare. Vedrai.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Tornammo insieme verso il palazzo reale e mangiammo con Sanahis e le sue sorelle in un silenzio pesante di tristezza.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Quando giunse il momento, sembrava che nessuno volesse ammetterlo e accettarlo. Mio malgrado mi ero affezionata a quel modo di vivere, a Sanahis, a Matteo e non desideravo affatto conoscere l&rsquo;angelo nero che con l&rsquo;inganno si era insinuato dentro di me. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Abbracciai i miei due nuovi amici e focalizzai il luogo di potere chiudendo gli occhi ed inspirando profondamente. Dinnanzi a me comparve l&rsquo;Abbazia di Staffarda con il suo piccolo menhir all&rsquo;ingresso. Esattamente in quel punto si intrecciavano fluidi campi di energia e potere, gi&agrave; riconosciuti dai Celti e sul cui antico sito fu edificata l&rsquo;Abbazia. Le aggraziate colonne binate di marmo bianco caratterizzavano le ali di quella costruzione che segnava il passaggio architettonico dal romanico al gotico. Mi sentii galleggiare, come sospesa tra il sonno e la veglia, quel particolare momento in cui la coscienza sembra evaporare per lasciare il posto alla pace di silenti pensieri. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Poteva essere passato un solo secondo o forse ore intere. Mi risvegliai accanto al blocco di pietra monolitico eretto per sottolineare la sacralit&agrave; di quel luogo gi&agrave; in tempi remoti. Di fronte a me, l&rsquo;Abbazia sonnecchiava rischiarata dalla luna piena. Mi alzai reggendomi a malapena in piedi. Le gambe erano intorpidite e la schiena doleva come se fossi rimasta in quella posizione scomoda per giorni interi. Rabbrividii e mi sfregai le braccia per riscaldami un poco. La stoffa della maglia aveva un ch&eacute; di strano sotto i polpastrelli. Mi guardai le mani e ne compresi il motivo. La pelle era bianca e grinzosa come se fossi stata in acqua per molto tempo e in effetti era proprio ci&ograve; che avevo fatto senza neppure rendermene conto. Camminai in direzione dell&rsquo;Abbazia e mi fermai ad ammirarne il portone principale da cui proveniva una debole luce incerta, come di candele. Non doveva essere certo aperta a quell&rsquo;ora!</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Mi avvicinai quasi in punta di piedi, temendo persino di fare rumore; respirando in quel silenzio quasi palpabile. Appoggiai il palmo della mano e spinsi piano il solido legno incorniciato dalle colonne arricchite da capitelli scolpiti. Rimasi senza fiato per lo spettacolo che mi si materializz&ograve; davanti. Non ero mai stata in quell&rsquo;Abbazia, ma ne avevo sentito parlare. Costruita su rovine romane, a loro volta edificate su le pi&ugrave; antiche celtiche e fondata dall&rsquo;ordine dei monaci Cistercensi, era rinomata per la ricchezza di decorazioni e simboli esoterici&nbsp;come il loto ed il sole. Il primo di derivazione orientale mentre il secondo riportava alla mente il culto pagano del Sol Invictus. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Su ogni inginocchiatoio erano disposti tre moccoli consumati, ma ancora ghermiti dalle fiammelle giallo vivo. Mi guardai intorno, meravigliata dalla navata centrale che si ergeva su pilastri e terminava con splendide volte a crociera. La luce calda e un po&rsquo; tenebrosa delle candele danzava pigramente creando ombre inquietanti. </font></div>
<div><em><font face="Verdana" size="2">Segui l&rsquo;ombra.</font></em></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Trasalii nel sentire la voce di Sanahis che mi si insinuava tra i pensieri. Aveva ragione; non potevo starmene l&igrave; a fare la turista notturna. Dovevo cercare la scala!</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Mi spostai verso la navata di sinistra con il suo susseguirsi di colonne sormontate da capitelli in granito di stile corinzio. Ecco l&rsquo;ombra. In quel punto la luminosit&agrave; delle candele era tenuta lontana da un gioco di ostacoli ed angoli e l&rsquo;oscurit&agrave; disegnava un perfetto arco sulla parete.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Posai le mani sul muro ed inspirai profondamente socchiudendo gli occhi. </font></div>
<div><em><font face="Verdana" size="2">Devi solo immaginare che non ci sia.</font></em></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Di nuovo la voce di Sanahis che mi seguiva passo dopo passo in quella ricerca a suo modo terrificante. Seguii il suo consiglio. Immaginai che le mie mani non si poggiassero su nessuna superficie, ma che proseguissero oltre il vecchio muro. Sentii la fredda umidit&agrave; di un luogo dimentico della luce del sole, lambirmi i polsi. Feci un passo avanti. Un altro. Un altro ancora. I piedi trovarono il vuoto e allora seppi di aver trovato la scala. Sempre con gli occhi socchiusi, guidata solo dall&rsquo;immagine creata dalla mia mente, scesi i gradini scricchiolanti della scala a chiocciola mantenendo sempre le mani di fronte a me e cercando con esse di evitare gli ostacoli. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Scesi e scesi e toccai finalmente il suolo del sotterraneo. L&rsquo;odore di polvere umida impregnava l&rsquo;aria stantia e povera di ossigeno. Aprii gli occhi e rimasi senza fiato nel vedere gli antichi scaffali in legno scuro su cui si ammassavano centinaia di testi alchemici e magici, rischiarati da una fonte luminosa invisibile. </font></div>
<div><em><font face="Verdana" size="2">E&rsquo; quello pi&ugrave; in alto alla tua destra.</font></em></div>
<div align="left"><font face="Verdana" size="2">Mi voltai e non potei non notarlo subito. Tra tutti, era il pi&ugrave; grande e colorato. Mi arrampicai su di uno sgabello di legno intarsiato che gener&ograve; mille lamentosi scricchiolii non appena vi posai un piede. Deglutendo a fatica, mi allungai e tirai verso di me il grande volume rilegato e pesante. Scesi tenendomi agli scaffali e lo riposi sul tavolaccio al centro della stanza.</font></div>
<div><em><font face="Verdana" size="2">Ora sai solo tu cosa devi cercare.</font></em></div>
<div align="left"><font face="Verdana" size="2">La voce di Sanahis scem&ograve; in un vago sussurro.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Grazie.&rdquo; Sospirai a bassa voce senza sperare che mi avesse sentita. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Aprii il libro e sfogliai le pagine ingiallite e spesse. Le sentivo ruvide e rigide sotto le dita ancora poco sensibili, ma questo non mi imped&igrave; di sentire la leggera scarica elettrica che rivelava la pagina giusta. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Era tempo di conoscere una parte di me e forse per la prima volta mi sentivo pronta a farlo. Lasciai il testo sul tavolo e feci qualche passo indietro, ipnotizzata dai bagliori luminosi&nbsp;che percorrevano le lettere stampate sulle pagine, come fossero luci al neon. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Presi fiato, chiusi gli occhi, allargai le braccia e le portai all&rsquo;altezza dello stomaco. Inspirai e soffiai via l&rsquo;aria. Di nuovo inspirai e soffiai via l&rsquo;aria. Una sottile vibrazione attravers&ograve; il pavimento in terra battuta. Sentivo chiaramente le voci basse dei druidi che un tempo avevano trovato e riconosciuto quel luogo sacro. Le braccia formicolavano come tutto il resto del corpo. Mi lasciai ghermire da quelle dita invisibili cercando di concentrarmi sulla respirazione, lenta e profonda. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Ebbi la sensazione di cadere nel vuoto e frenai a stento l&rsquo;istinto di portare avanti le braccia per proteggermi dalla caduta. Era come precipitare in una voragine senza fondo, sentivo persino l&rsquo;aria sibilare attorno a me. Volevo solo gridare e tentare di fermare quella caduta, ma non potevo. Dovevo resistere. Ancora un solo momento e poi&hellip;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Sono contento che tu mi abbia finalmente accettato.&rdquo; Il tono era basso e vellutato. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Aprii gli occhi e sbattei pi&ugrave; volte le palpebre per mettere a fuoco la figura che stava di fronte a me.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Vestito di un vetusto ed elegante abito nero che poteva essere adatto per un ballo importante nel medioevo, sostava appoggiato al tavolo e noncurante del mio stato d&rsquo;ansia e dell&rsquo;affaticamento che mi provocava forti giramenti di testa. Lo squadrai con i sentimenti che andavano dal furioso al curioso. Mi avvicinai e gli poggiai una mano sul petto, constatando che aveva la stessa consistenza di un corpo vivo e reale. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Perch&eacute; io?&rdquo; gli chiesi.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Fu il tuo avo a chiedermelo.&rdquo; La sua risposta mi lasci&ograve; allibita. Il mio bisnonno aveva chiesto ad un angelo nero di portarmi a desiderare la morte per poi poter invadere il mio corpo?</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;E perch&eacute; avrebbe dovuto farmi una cosa del genere?&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Per proteggerti.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;In questo modo sono in pericolo, non protetta!&rdquo; gridai iraconda.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Sbagli. Sei una potente Purificatrice. Ti avrebbero cercata lo stesso. E ti avrebbero sconfitta. Loro sono uniti contro di te e tu eri sola. Saresti stata un grosso pericolo per loro se solo le forze oscure non si fossero alleate per porre fine alla tua vita. Io sono il tuo salvacondotto per la vita.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Non volevo credere a quello che mi stava dicendo, ma una parte di me aveva gi&agrave; smesso di protestare.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Che cosa succeder&agrave; adesso?&rdquo; domandai rassegnata.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Che torner&ograve; al calduccio, insieme alla tua anima e ti aiuter&ograve; a fare ci&ograve; che devi. Ora che mi hai risvegliato e che ho il tuo permesso, non accadr&agrave; pi&ugrave; che una qualsiasi Fata Nera sopravviva ai nostri poteri. Non sai quanto avrei voluto poter intervenire e distruggere Nicnivin!&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Sospirai. Forse non sarebbe stato cos&igrave; male avere un alleato cos&igrave; potente e magari qualcuno con cui condividere certe esperienze.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Starai sempre nascosto?&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Solo se tu lo vorrai. Quando avrai desiderio di rivedermi non dovrai fare altro che pronunciare il mio nome. Devi solo ricordare che il mio nome non dovrai mai pronunciarlo davanti al popolo oscuro e soprattutto se si sta svolgendo un combattimento. Ti verr&agrave; istintivo chiamarmi, ma dovrai frenarti e ricordare che io sono te, vedo e sento tutto quello che fai. Non ho bisogno che mi chiami per essere presente.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Qual &egrave; il tuo nome?&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Il mio nome &egrave; Willelm, l&rsquo;angelo nero della Valle Maira&rdquo;.</font></div>
<p></font></div>
<div class="autoreData" >10/04/2008, Simona Gervasone</div>
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		<title>CLELIA &amp; WILLELM &#8211; EPISODIO 03</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Feb 2008 10:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clelia & Willelm]]></category>

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		<description><![CDATA[DRONERO: IL PONTE DEL DIAVOLO E LA TERRA DI LYMPHAE &#160; Feci esattamente ci&#242; che mi ero ripromessa e per giorni cercai il vecchio sulle rive del Pesio su cui ero sicura di trovarlo. Un tiepido sole, asciugava da qualche giorno, la terra fradicia. L&#8217;aria era rimasta fresca e ancora speravo in un ritorno delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><font color="#ffffff"></p>
<div><span style="color: #ff0000"><span style="font-size: medium"><font face="Verdana" size="2">DRONERO: IL PONTE DEL DIAVOLO E LA TERRA DI LYMPHAE</font></span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><font face="Verdana" size="2">Feci esattamente ci&ograve; che mi ero ripromessa e per giorni cercai il vecchio sulle rive del Pesio su cui ero sicura di trovarlo. Un tiepido sole, asciugava da qualche giorno, la terra fradicia. L&rsquo;aria era rimasta fresca e ancora speravo in un ritorno delle calde giornate estive. Mi fermai nel punto esatto in cui l&rsquo;avevo incontrato mesi prima, ma di lui non vi era traccia. Era come scomparso, o meglio, come se non fosse mai esistito. Trovai un tronco divelto e mi ci accomodai, aguzzando lo sguardo e tendendo bene le orecchie. Avevo bisogno di sapere, ma non solo ci&ograve; che lui voleva dirmi. Avevo bisogno di sapere tutto, senza sconti questa volta. Il mio bisnonno era un purificatore, ma era lui stesso che cercava, stanava e purificava. Perch&eacute; io invece venivo cercata? Che cosa c&rsquo;era in me che faceva cos&igrave; paura da volermi eliminare? Avevo un turbinio di domande che si inseguivano in testa e&nbsp;che non mi facevano smettere di pensare. Sollevai il viso e socchiusi gli occhi, godendo dei tiepidi raggi che riuscivano a penetrare tra le fitte fronde dei castagni. Un nutrito stormo di passerotti si lev&ograve; in volo cinguettando allarmato. Mi voltai in tutte le direzioni, cercando di individuare il motivo di tanta inquietudine, ma davanti a me potevo vedere solo erba, tronchi, alcuni funghi dal colorito giallastro e lattiginoso e nient&rsquo;altro. Uno schizzo di acqua gelida mi spruzz&ograve; il viso non appena tornai a voltarmi verso il Pesio. L&rsquo;acqua era talmente gelida da bloccarmi per un attimo il respiro. In piedi, tra le correnti ingrossata dalle recenti piogge, la ninfa mi guardava con aria preoccupata. Feci qualche passo nella sua direzione e lei sembr&ograve; agitarsi. Mi fermai e sollevai le mani all&rsquo;altezza del petto. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Non voglio farti del male. Ho bisogno di parlare con il vecchio.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Lei accenn&ograve; un s&igrave; con il capo e mi invit&ograve; a seguirla. Non avevo alcuna voglia di entrare nell&rsquo;acqua fredda del fiume, ma nonostante le mie proteste lei continu&ograve; a camminare in direzione opposta alla corrente senza concedermi alcuna spiegazione. Come immaginavo, le gambe presero a fami male e feroci crampi mi assalirono i piedi e i polpacci. Protestai, ma la ninfa non si ferm&ograve; fino a che non fu arrivata dinnanzi alla roccia sulla quale era adagiata la prima volta che ebbi occasione di vederla. Si volt&ograve;, con un lieve sorriso che non seppi decifrare e, con una grazia ed una leggerezza tali da non alzare neppure uno spruzzo, s&rsquo;immerse. Voleva che la seguissi, ma io non sono uno spirito dell&rsquo;acqua; non potevo sopravvivere l&igrave; sotto per pi&ugrave; di un minuto scarso. Rimasi l&igrave;, indecisa e anche un po&rsquo; diffidente. Per quanto ne sapevo, avrebbe potuto avvinghiarmi e uccidermi non appena mi fossi immersa. Fuori dall&rsquo;acqua, il suo elemento essenziale, non ne avrebbe avuto la forza, ma dentro l&rsquo;acqua tutto sarebbe stato diverso. Le parti si sarebbero invertite e lei avrebbe avuto la meglio senza neppure sforzarsi pi&ugrave; di tanto. Sentii un leggero tocco sulla gamba e mi stupii di sentire ancora qualcosa dal momento che il liquido freddo mi aveva totalmente tolto la sensibilit&agrave; agli arti inferiori. Rabbrividivo senza riuscire a fermarmi. Il viso della ninfa fece capolino di fianco a me e con un cenno mi invit&ograve; nuovamente a seguirla. Non diceva una parola. Solo cenni e mezzi sorrisi. Presi fiato gonfiando i polmoni e aggrappandomi alla speranza di uscirne viva, mi tuffai e sono certa che sollevai ben pi&ugrave; di un piccolo spruzzo. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&nbsp;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Appena sotto il pelo dell&rsquo;acqua, mi accolse il viso etereo e perfetto della ninfa che mi prese per mano e mi attir&ograve; pi&ugrave; gi&ugrave;. Si volt&ograve; verso di me e, soffiando su di un palmo, come se volesse mandarmi un timido bacio, spinse delicate bolle d&rsquo;aria sul mio viso. Mi guardai intorno e scoprii di non sentire pi&ugrave; freddo e che non mi mancava il respiro. A dire la verit&agrave; non sentivo pi&ugrave; nulla. Forse ero morta?</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Il letto del Pesio era invisibile e sapevo che era una cosa impossibile dal momento che, in quel tratto, l&rsquo;acqua era piuttosto bassa. La ninfa nuotava tirandomi dietro. Nuotava libera, come se si trovasse in un abisso senza fine e non in un fiume di montagna con l&rsquo;acqua che arriva a malapena al ginocchio. Si volt&ograve; e mi parve di scorgere un ghigno sul suo viso, quando un vortice di gran forza si par&ograve; davanti a noi. Non ebbi il tempo di pensare. La ninfa mi prese l&rsquo;altro braccio. Cercai di divincolarmi, ma come immaginavo, la sua forza nell&rsquo;elemento acqua era al di l&agrave; delle mie possibilit&agrave;. Non rinunciai a lottare, ma le speranze di farcela erano poche.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Sentii distintamente le correnti prepotenti del vortice, lambirmi le gambe e strattonarmi mentre cercavo di batterle con tutta la forza che avevo e di allontanarmi da quell&rsquo;occhio maligno e senza fine. Stremata, senza pi&ugrave; forze, con le vertigini causate dallo sforzo estremo, mi lasciai andare. Mi lasciai risucchiare da quella corrente insaziabile. Volteggiai nell&rsquo;acqua per un tempo interminabile. Il gorgoglio impetuoso delle acque mi riemp&igrave; la testa provocandomi uno strano senso di tranquillit&agrave;. Le bolle mi avvolsero, roteando attorno al mio corpo in caduta libera e al contempo trascinato. Le correnti erano come mani che mi accompagnavano nella corsa circolare verso l&rsquo;occhio centrale che pareva distante anni luce, ma che si avvicin&ograve; velocemente.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Fu come nascere una seconda volta. Mi ritrovai a volteggiare sempre pi&ugrave; velocemente. Le bolle erano miliardi attorno a me e, come un muro, mi impedivano di vedere al di l&agrave;. Poi scivolai dolcemente, spinta fuori dall&rsquo;occhio e crollai su una superficie solida e asciutta.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Tossendo ferocemente, tutta indolenzita e tremante, osservai quel luogo fuori dal tempo. Centinaia di alte colonne in travertino si allungavano, disposte in semicerchio, verso il cielo limpido. Stormi di uccelli dalle mille sfumature, attraversarono il cielo. I ricchi marmi rossi del pavimento richiamavano il colore delle stoffe che ricoprivano i triclini. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Ben arrivata.&rdquo; La voce bassa e suadente mi accolse.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Guardai in ogni dove, ma non vidi nessuno. Mi alzai e rimasi con le spalle addossate ad una delle colonne. Con le orecchie tese mi guardavo attorno come un animale braccato. Una mano si poggi&ograve; sulla mia spalla. Scattai all&rsquo;indietro, rovinando su uno dei triclini.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Non avere timore. Sono io, Sanahis.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">La ninfa. Asciutta come se non avesse mai nemmeno sfiorato l&rsquo;acqua del Pesio. Sorridente e addirittura munita di una voce. Un giovane alto e bruno, fasciato solo da un sottile pareo blu scuro camminava tra le colonne come se stesse sfilando. Mi resi conto che lo stavo fissando quasi a bocca aperta e lui se ne accorse e mi sorrise. Mi sentii avvampare imbarazzata e preferii concentrarmi sulla mia ospite.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Dove sono? Cosa mi hai fatto?&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">La ninfa sorrise e scosse la testa quasi a burlarsi della mia agitazione. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Questa &egrave; la mia residenza e oltre quelle splendide colonne c&rsquo;&egrave; il mio regno. Il mio mondo. In questo luogo non sono una semplice ninfa. Sono la principessa Sanahis e, come te, lotto ogni giorno contro l&rsquo;oscurit&agrave; che rischia di lambire il mondo e fagocitarlo.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Sto cercando il vecchio che era con te l&rsquo;ultima volta che ci siamo viste. Ho bisogno di sapere.&rdquo; Tagliai corto.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">La sua risata cristallina rimbalz&ograve; tra le colonne facendo levare un nuovo stormo di uccelli colorati.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Lo so. Sapere &egrave; la dannazione dell&rsquo;uomo che non si rende conto di quanta fortuna abbia e quanto sia pi&ugrave; facile vivere ignorando la verit&agrave;. Credi di essere pronta per sapere? Credi che sapere ti render&agrave; libera? Ti sbagli, ma io non voglio giudicarti. Desidero solo farlo felice.&rdquo; Concluse volgendosi verso l&rsquo;uomo che sostava appoggiato alla colonna e che ricambi&ograve; il suo sorriso adorante.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Chi &egrave; lui?&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Quanto poco vedono gli occhi della tua anima. E pensare che c&rsquo;&egrave; una parte di te che dovrebbe vedere oltre qualsiasi apparenza. Lui &egrave; Matteo, il vecchio. Colui che ti ha rivelato la profezia. Colui che ti ha concesso il dono di sapere chi fosse il tuo avo. Colui che ha conservato l&rsquo;amuleto per te.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Non potevo credere a ci&ograve; che mi stava dicendo. Quell&rsquo;uomo alto, con folti capelli scuri, lo sguardo fresco, limpido e astuto era lo stesso anziano, ingobbito, con una nuvola di capelli bianchi e lo sguardo spento della vecchiaia. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Lui?&rdquo; domandai incredula.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Si. Lui. L&rsquo;ho amato dal primo momento in cui l&rsquo;ho visto e non potevo sopportare che la fragilit&agrave; mortale lo portasse via da me. Ora sar&agrave; eterno ed eternamente giovane. I mali della vecchiaia non saranno che un ricordo.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Con un cenno del capo lo invit&ograve; a raggiungerci. Oltrepass&ograve; le colonne e si avvicin&ograve; a Sanahis. La sua espressione rivelava i sentimenti profondi che provava per lei. Era l&rsquo;immagine stessa della felicit&agrave; e della serenit&agrave;. Chiss&agrave; com&rsquo;era vivere in quel mondo cos&igrave; diverso.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Matteo mi prese le mani tra le sue, mi sorrise guardandomi in tralice. I suoi occhi scuri erano profondi, vivaci e felici oltre ogni immaginazione. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Vieni. Sediamoci.&rdquo; M&rsquo;invit&ograve;.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Non ricordi nulla vero?&rdquo; </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Scossi la testa, impaziente di sapere. Mi poggi&ograve; le mani sulla testa e subito sentii il calore denso che dalle sue dita, s&rsquo;insinuava tra i miei capelli e penetrava nella pelle ancora infreddolita. Mi rilassai, cullata da una sorta di ronzio. Chiusi gli occhi. Una luce accecante mi accolse oltre il limitare della mia coscienza. Un torrente grigio. Il ponte con grandi arcate e merlature a coda di rondine. Un uomo vestito di scuro che rimane nell&rsquo;ombra e aspetta. Aspetta sempre. Aspetta fino a quando non vede lei. Lei, in piedi sul ponte, che guarda il torrente. C&rsquo;&egrave; una corda ai suoi piedi. Un dolore forte allo stomaco.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Noooo.&rdquo; Gridai allontanandomi e dibattendomi. </font></div>
<div align="left"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Non avere paura. Va incontro a ci&ograve; che sei diventata senza timori. E&rsquo; questo il motivo per cui loro ti cercano.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Non &egrave; vero! &Egrave; una menzogna! Io non ho mai fatto una cosa del genere!&rdquo; gridai, sulla soglia dell&rsquo;isteria.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;E&rsquo; tempo che tu apra la tua anima e conosca il tuo passato. Un passato che qualcuno ha voluto che tu dimenticassi, ma che &egrave; esso stesso il motivo della tua esistenza.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">L&rsquo;angelo nero. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Conosci l&rsquo;angelo nero?&rdquo; mi chiese Sanahis.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;S&igrave;, conosco la sua storia.&rdquo; Risposi rabbiosa.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Erano secoli che ti aspettava. L&rsquo;angelo nero &egrave; rimasto sul ponte di Dronero ad attendere che gli eventi ti portassero a compiere l&rsquo;estremo sacrificio, risultato di una vita intrisa di dolore.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Non voglio sentire altro!&rdquo; gridai.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Invece devi andare fino in fondo ora e capire.&rdquo; S&rsquo;intromise Matteo con dolcezza, accarezzandomi un braccio.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">L&rsquo;antico ponte di Dronero. Sapevo esattamente cosa significava ci&ograve; che avevo visto. Chiusi gli occhi e ripercorsi tutto dal principio.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Qualcosa offuscava la mia vita. Qualcosa di diabolico s&rsquo;insinuava nei miei pensieri e portava la mia anima ad agognare la morte. Non sapevo spiegare i motivi di quel continuo stato di ansia, ma sapevo quello che desideravo. Desideravo porre fine a quel dolore estremo e raggiungere i miei genitori. Tutto mi fu chiaro. Una cosa indimenticabile e dimenticata; nascosta sotto valanghe di altri pensieri. Avr&ograve; avuto dodici anni quando mi recai sul Ponte di Dronero, il Ponte del Diavolo, simbolo stesso del paese, costruito nel 1428 con le sue merlature ghibelline a coda di rondine. La leggenda narra di un patto che il sindaco fece con il Diavolo per poter avere un ponte che resistesse alla furia delle acque. Il Diavolo accett&ograve; e fu costruito un ponte che resistette anche alle pi&ugrave; imponenti piene. Pretese un&rsquo;anima in cambio. La prima anima che avrebbe attraversato il ponte, ma il sindaco riusc&igrave; a aggirare quella promessa ponendo un tozzo di pane al centro del ponte e lasciando che fosse un cane la prima anima ad attraversarlo. Da quel giorno uno degli angeli neri rimase ad aspettare. Un angelo che, nella lotta tra il bene ed il male, non si schier&ograve; mai e rimase ad attendere l&rsquo;anima di un suicida. Non un suicida qualsiasi. Un suicida colto da pentimento all&rsquo;ultimo momento. Una creatura distrutta dal dolore che nell&rsquo;ultimo lume di vita si aggrappa ad essa agognando di poter tornare indietro.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Fu allora che l&rsquo;angelo nero entr&ograve; dentro di me, facendosi spazio. La corda si ruppe ed io precipitai nelle acque fredde del torrente Maira. Da allora l&rsquo;angelo nero viveva in me e da allora risale il momento in cui i demoni e gli spiriti oscuri iniziarono la loro caccia.</font></div>
<p><span style="font-size: 12pt"><font face="Verdana" size="2">La caccia alla purificatrice con l&rsquo;anima dell&rsquo;angelo nero. L&rsquo;essere pi&ugrave; pericoloso che potesse posare i piedi sulla terra. L&rsquo;essere che nessuno pu&ograve; abbattere.</font></span></font></div>
<div class="autoreData" >29/02/2008, Simona Gervasone</div>
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		<title>CLELIA &amp; WILLELM &#8211; EPISODIO 02</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Feb 2008 10:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clelia & Willelm]]></category>

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		<description><![CDATA[VIALE ANGELI: IL DIPINTO E IL DEMONE DELLA PIOGGIA &#160; La radiosveglia suon&#242; insistente e petulante. Ero contenta di poter tornare ad un vago senso di vita normale, nonostante gli ultimi episodi di cui ero stata protagonista. Mi alzai stiracchiandomi, feci una veloce toeletta e poi, ancora con il viso gonfio di sonno, mi diressi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><font color="#ffffff"></p>
<div style="margin: 0cm 58.9pt 0pt 0cm; text-align: left"><span style="color: #ff0000"><span style="font-size: medium"><font face="Verdana" size="2">VIALE ANGELI: IL DIPINTO E IL DEMONE DELLA PIOGGIA</font></span></span></div>
<div style="margin: 0cm 58.9pt 0pt 0cm">&nbsp;</div>
<div style="margin: 0cm 58.9pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">La radiosveglia suon&ograve; insistente e petulante. Ero contenta di poter tornare ad un vago senso di vita normale, nonostante gli ultimi episodi di cui ero stata protagonista.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Mi alzai stiracchiandomi, feci una veloce toeletta e poi, ancora con il viso gonfio di sonno, mi diressi verso il piccolo cucinino per preparare una sostanziosa colazione per me e per Lucky, il mio adorabile cane fulvo. Accesi la tv, come sempre, per dare un&rsquo;occhiata alle notizie del giorno e per sentire le previsioni del tempo.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Un senso di nausea mi prese, quando ascoltai l&rsquo;ennesima, triste, storia di omicidio. La pioggia non sembrava voler smettere di inondare la terra. La rabbia e la violenza con cui precipitava faceva pensare a qualcosa di molto vicino alla fine del mondo.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">L&rsquo;estate sembrava ormai un sogno trascolorato.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Mi vestii,&nbsp;mi truccai velocemente, pettinai i capelli lunghi e neri, afferrai la borsa e la valigetta e corsi fuori di casa, con l&rsquo;ombrello che, a fatica, riusciva a ripararmi.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">L&rsquo;appuntamento con i signori Invernizzi era alle 8.30 in punto davanti alla statua di Barbaroux, in piazza Galimberti.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Il traffico era piuttosto poco per essere mattina presto di un giorno feriale e questo non fece che migliorarmi l&rsquo;umore.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Accesi la radio e la sintonizzai sulla mia radio preferita,&nbsp;Radio Stereo 5, e subito la voce di Claudio deflu&igrave; carezzevole dagli altoparlanti. </font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">I signori Invernizzi volevano che&nbsp;creassi una meridiana sulla parete della loro villetta e che restaurassi un&nbsp;vecchio dipinto che aveva fatto capolino da sotto la vernice scrostata di una parete interna. </font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Questo era il mio vero lavoro, nonostante le continue lotte con il mistero! Avevo ancora ben impresso nella memoria ci&ograve; che era accaduto a Villa Tornaforte. La pioggia cadeva prepotente e rumorosa sulla carrozzeria dell&rsquo;auto e sembrava quasi volerla schiacciare sotto il fuoco incrociato di gocce enormi e&nbsp;impetuose raffiche di vento.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Amavo il mio lavoro ed ero grata di poterlo fare e di non essere costretta a stare dietro una scrivania. Amavo sentire il colore sulle mani, vedere i tratti di matita prendere forma sotto le attente pennellate.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Costruire una meridiana era sempre una sfida. Tutti quei calcoli ponendo come base i dati riportati sulla cartina militare. La valutazione della lunghezza e dell&rsquo;inclinazione dello gnomone in base alla posizione della stella polare rispetto al muro che l&rsquo;avrebbe ospitata. Tutti quei pensieri mi facevano sentire quasi normale!</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">La grande piazza apparve in tutta la sua estensione appena lasciai via Roma. La pavimentazione realizzata in cubetti di porfido le conferiva un&rsquo;aria classica ed elegante e l&rsquo;abbraccio discreto dei maestosi palazzi in stile neoclassico le regalava un aspetto aristocratico. Nelle giornate serene, era splendido osservare corso Nizza che pareva sfumarsi all&rsquo;orizzonte insieme alle montagne che vegliavano sonnolente su quelle valli.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">La pioggia impetuosa aveva reso lucida ogni superficie e molte finestre rivelavano l&rsquo;uso anticipato dell&rsquo;illuminazione elettrica.&nbsp;Trovai subito parcheggio.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Provavo sempre agitazione quando si trattava di incontrare dei nuovi clienti perch&eacute; sapevo per esperienza che mi avrebbero dato del filo da torcere. Anche chi ama l&rsquo;arte e non la pratica &egrave; soggetto al detto: gli artisti sono tutti un po&rsquo; pazzi. </font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Era ancora presto, nessuno sembrava aspettarmi accanto al monumento sferzato da vento e pioggia.&nbsp;Avevo fame e voglia di scaldarmi un po&rsquo;. Ingannata dal calendario che mi ricordava che il mese in corso era ancora quello di agosto, mi ero vestita con una camicetta leggera ed un paio di pantaloni altrettanto leggeri. Purtroppo il tempo sembrava non seguire il mio stesso calendario. Decisi di fare una breve scappata al bar Piazza, dove mi concessi una seconda e veloce colazione. Cinque minuti dopo, avevo gi&agrave; pagato ed ero sotto i portici ad aspettare di individuare il mio possibile cliente.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">8.30 in punto.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Scorsi un uomo robusto, tarchiato con spessi baffi neri ed una calvizie incipiente che a grandi falcate si dirigeva verso il luogo dell&rsquo;appuntamento. Gli corsi incontro e lui mi raggiunse senza la minima esitazione; come se sapesse esattamente chi fossi.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;La signorina Clelia?&rdquo;</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;S&igrave;, il signor Invernizzi immagino.&rdquo; Risposi un po&rsquo; stupita dalla sua sicurezza.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Viene con me o preferisce seguirmi con la sua&nbsp;macchina?&rdquo; tagli&ograve; corto.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Se non le creo nessun disguido verrei con lei.&rdquo;</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Non si preoccupi. Mi segua per cortesia.&rdquo;</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Non mi diede il tempo nemmeno di voltarmi che gi&agrave; lo vidi attraversare la piazza quasi correndo. Lo raggiunsi e salii sulla panda gialla, nuova e profumata di pulito.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">In pochi minuti fummo sul viale Angeli, davanti ad un cancello di ferro battuto.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Quante passeggiate avevo fatto su quel viale, nelle sere tiepide d&rsquo;estate, cullata dall&rsquo;andirivieni dei fidanzati mano nella mano che guardavo anche con una certa invidia. Era cos&igrave; tanto tempo che stavo da sola. Il pensiero vol&ograve; senza che me ne accorgessi e mi riport&ograve; alla mente Alberto. La&nbsp;relazione era finita quasi due anni prima, eppure non riuscivo a dimenticarlo; a passare oltre. Forse perch&eacute; la rottura era arrivata senza preavviso e quando ancora eravamo innamorati. Ero stata io a lasciarlo. Dopo sei anni di fidanzamento, giustificandomi con me stessa e convincendomi che l&rsquo;avevo fatto per lui, per non nuocergli. Per non farlo soffrire. Per non coinvolgerlo in quella&nbsp;vita priva di serenit&agrave;.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Mi ridestai da quei pensieri e osservai la&nbsp;grande villa in stile liberty dei primi del Novecento, che troneggiava al centro di un bel prato verde brillante. Il cancello automatico si apr&igrave; per lasciarci entrare nell&rsquo;elegante parco cintato dal basso muretto. Sulla porta, in attesa, una donna minuta con i capelli rossi ed una abito da casa lilla. Invernizzi parcheggi&ograve; in uno spiazzo retrostante la casa dove lei ci raggiunse.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Corinne,&nbsp;la signorina Clelia. Vuoi accompagnarla in sala e prepararle un buon caff&egrave; per cortesia?&rdquo;</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">La seguii. All&rsquo;interno era buio; come tutte le case di quell&rsquo;epoca aveva stanze enormi, soffitti altissimi, mura spesse un metro e finestre lunghe e strette. </font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Prego si accomodi.&rdquo; Mi invit&ograve; la donnina minuta.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Mi accomodai sul divano immacolato. Tutto in quella sala faceva pensare a ordine e pulizia. Nulla era fuori posto, tanto da sembrare una farsa da esposizione. Non erano presenti foto o ninnoli che dessero un&rsquo;impronta personale. </font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Il caff&egrave; arriv&ograve; quasi subito, accompagnato da un piattino pieno di biscotti che avevano tutta l&rsquo;aria di essere stati fatti in casa. Dovevo fidarmi?</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Bene, io e mia moglie vorremo dare un&rsquo;occhiata ai suoi precedenti lavori e sapere come proceder&agrave; con i nostri, quanto tempo ci vorr&agrave; e quanto ci coster&agrave;. Per cortesia.&rdquo;&nbsp;</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Non avevo contato quante volta aveva gi&agrave; pronunciato le parole &lsquo;per cortesia&rsquo;, ma ero certa che fossero tante e il tono in cui le pronunciava non era affatto cortese, ma direi piuttosto impaziente e sbrigativo.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Passai l&rsquo;album con le foto dei lavori al signor Invernizzi, illustrai il&nbsp;modo in cui intendevo procedere e risposi a tutte le loro domande.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Dopo aver ascoltato attentamente, il signor Invernizzi mi restitu&igrave; l&rsquo;album.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Sembrarono convinti. Mentre ascoltavo compiaciuta la loro decisione di affidarmi il lavoro, qualcosa mi sfior&ograve; la spalla facendomi trasalire e rischiai di rovesciare il caff&egrave; sul divano perfetto.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">La sensazione che mi lasci&ograve; addosso non mi piacque e mi ricord&ograve;, mio malgrado, che la regina delle fate nere non era morta e che quindi c&rsquo;era sempre la possibilit&agrave; che riuscisse ad aprire nuovamente la porta tra i due mondi.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&nbsp;</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Arriv&ograve; il giorno prestabilito per l&rsquo;avvio dei lavori; caricai le tre cassette degli attrezzi sull&rsquo;auto e guidai con calma verso Cuneo. Quando mi fermai davanti alla villa trovai un foglio fermato con del nastro alla maniglia del cancello e riparato dalla pensilina. Spiccava&nbsp;il mio nome scritto con un pennarello rosso.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Scesi dall&rsquo;auto e maledicendo la pioggia staccai il biglietto e mi tuffai di nuovo sul sedile per leggerlo.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><em><font face="Verdana" size="2">Sono dovuta uscire un momento, ma torner&ograve; per le 9.30. La portina di fianco al cancello &egrave; aperta. Una volta in casa potr&agrave; aprire il cancello con il pulsante che c&rsquo;&egrave; dietro la porta d&rsquo;entrata sulla sua destra ed entrare con la macchina. Le ho lasciato del caff&eacute; in cucina.</font></em></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><em><font face="Verdana" size="2">Corinne</font></em></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Bene! Ci voleva anche questa e per giunta non avevo neppure un ombrello! Dopo giorni di cielo sereno, pareva che la pioggia avesse atteso proprio quel giorno per ricominciare a cadere.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Comunque, visto che non potevo fare altrimenti, cercai di correre pi&ugrave; veloce possibile e di guadagnare la porta prima che la pioggia riuscisse a bagnarmi anche gli indumenti intimi.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Ci riuscii, trovai il pulsante, ripetei l&rsquo;incredibile prestazione sportiva e finalmente sistemai l&rsquo;auto dietro casa.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Quando varcai nuovamente la soglia ero fradicia, non riuscivo a smettere di rabbrividire.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Seguii il consiglio di Corinne e trangugiai il caff&eacute; ancora caldo. Dopo un momento di pausa recuperai la borsa con le spatole&nbsp;e gli altri attrezzi per scrostare e mi trasferii nella stanza del dipinto.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Presi la spatolina pi&ugrave; piccola e cominciai, molto delicatamente, a togliere la sottile pellicola di vernice, che come un vecchio vestito copriva il corpo del dipinto.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Corinne arriv&ograve;, come aveva scritto, alle 9.30. Mi salut&ograve; e sal&igrave; subito al piano di sopra. Disse che sua figlia aveva bisogno delle sue pillole. Non sapevo che avesse una figlia e neppure che ci fosse stato qualcuno in casa quando ero arrivata. </font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">A mezzogiorno Corinne non era ancora scesa ed io ero quasi in stato di trance davanti ad una cosa impossibile. La sensazione di una presenza non umana si faceva sempre pi&ugrave; forte. I colori del dipinto erano vecchie terre e questo era comprensibile vista l&rsquo;epoca in cui doveva essere stato fatto, ma lo strano personaggio ritratto aveva un orologio da polso digitale!</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Poteva essere stato aggiunto in seguito, ma i colori utilizzati erano gli stessi&hellip; l&rsquo;orologio segnava il mezzogiorno. L&rsquo;uomo con l&rsquo;orologio possedeva uno strano fascino. Lo sguardo era profondo e quasi vivo. Il viso privo di rughe e con un sorriso appena accennato gli conferiva un&rsquo;aria importante, altezzosa.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Quando Corinne scese e si ritrov&ograve; davanti a quello spettacolo impallid&igrave;.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Oh santo cielo!&rdquo;</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Ha notato anche lei l&rsquo;orologio?&rdquo;</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Cosa?&nbsp;Ah, s&igrave; certo&hellip; l&rsquo;orologio. E&rsquo; incredibile non &egrave; vero?&rdquo;</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Direi proprio di s&igrave;.&rdquo;</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Le dispiace se rimango qui a guardare mentre lei continua a lavorare?&rdquo;</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;No, anzi.&rdquo;</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Mi faceva piacere un po&rsquo; di compagnia in quella stanza cos&igrave; buia e lugubre. </font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Continuai il delicato lavoro di recupero, ma feci un balzo quando sentii una voce gridare &lsquo;<em>mamma&rsquo;</em> dal piano di sopra. Non sembrava la voce di una bambina, ne tanto meno di una ragazza&hellip; piuttosto il ringhio di un grosso felino. Corinne si alz&ograve; e corse su per le scale senza dare alcuna spiegazione e dando l&rsquo;impressione di essere alquanto imbarazzata se non addirittura spaventata.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Verso l&rsquo;una mi fermai e osservai, rapita, quello che era venuto alla luce. Mi sembrava di sentire un richiamo muto provenire da quelle vecchie pennellate di colore. Mi domandai che fine avesse fatto il signor Invernizzi, dal momento che si era ripromesso di passare verso l&rsquo;ora di pranzo per vedere come procedevano i lavori e per darmi un acconto.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Verso met&agrave; pomeriggio trovai la cornice superiore, quella inferiore e quella del lato destro. Calcolai che doveva essere largo circa due metri, mentre l&rsquo;altezza era di un metro e trenta. Di questo passo l&rsquo;avrei riportato alla luce, nella sua interezza, entro sera. Alle 18.00 era completamente ripulito.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Mi fermai, mi allontanai di qualche metro e mi accosciai per contemplare quel singolare dipinto.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Erano presenti quattro figure. Uno era il fascinoso personaggio con l&rsquo;orologio. Il secondo era una bambina sui sette anni, con bellissimi ricci biondi legati con dei nastri bianchi e grassocce guance rosa.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">La bambina teneva per mano l&rsquo;uomo con l&rsquo;orologio. Dietro di loro, un ambiente cupo color amaranto. Le pareti erano amaranto, le poltrone lo erano e anche i tendaggi drappeggiati. Tutto sembrava avere i colori mutevoli del velluto. Lo sguardo dei due era felice e fiero e faceva a pugni con ci&ograve; che c&rsquo;era alla loro sinistra. Un uomo con il viso distorto, come da un dolore lancinante o da una paura intensa. Un puro terrore, di quelli che ti possono far impazzire. La fronte imperlata di sudore ed un rivolo di sangue vicino all&rsquo;occhio destro.Una donna reggeva un vassoio sul quale erano adagiati due bicchieri colmi di un liquido rosso&hellip; forse vino. Oltre a quell&rsquo;uomo con i baffi, urlante, il dipinto in s&eacute; era ben fatto anche se inquietante.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana"><font size="2"><em>Mio Dio&hellip; &egrave; orribile!</em> </font></font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">L&rsquo;orologio digitale segnava le 18.30. Indietreggiai rapita e spaventata dall&rsquo;atmosfera che faceva respirare l&rsquo;immagine che avevo davanti ed improvvisamente mi resi conto di non essere pi&ugrave; sola in quella stanza. L&rsquo;orrore e la paura ebbero il sopravvento quando scorsi davanti a me Corinne che teneva per mano una bambina dai riccioli biondi e le guance rosa.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Non &egrave; colpa sua&hellip; in fondo &egrave; buona&hellip; &egrave; mia figlia..&rdquo;</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Mi avete ingannata! Sapevate che cosa c&rsquo;era in questo dipinto e qualcuno vi ha dato ordine di eliminarmi. Non &egrave; cos&igrave; forse?&rdquo; Ero fuori di me dalla rabbia. Sentii la testa che girava. Mi aggrappai con tutte le forze ai miei poteri sopiti e sollevai il medaglione. Non avevo mai sentito parlare di quel dipinto e neppure sapevo che ci fossero altre porte da cui le forze oscure potessero passare. Tra quelle mura ci sarei morta. Nessuno dei miei poteri funzionava e l&rsquo;amuleto sembrava un qualsiasi oggetto di bigiotteria. </font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">L&rsquo;uomo con il viso distorto dal dolore somigliava in maniera impressionante a Invernizzi! Come aveva fatto a non accorgersene prima!</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Mi creda Clelia&hellip; non volevo che la bambina arrivasse a questo, ma ha dovuto difendersi&hellip; lui la odiava perch&eacute; non era sua figlia&hellip; la sgridava&hellip; la sgridava sempre per niente. Ieri sera, dopo che l&rsquo;ha chiamata bastarda non ho potuto calmarla&hellip; Io amavo suo padre e pensavo che lui amasse me&hellip; mi aveva detto che voleva un figlio da me, che ne aveva bisogno ed io gli ho dato ci&ograve; che voleva. Mi ha promesso che sarebbe tornato con noi se solo avessi portato lei qui. Non potevo rifiutare. Mi capisce?&rdquo;</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Lei &egrave; pazza. Non sa che cos&rsquo;ha fatto. Non sa cosa succeder&agrave; al mondo intero se io non riuscir&ograve; ad uscire di qua.&rdquo;&nbsp;Ormai stavo gridando con voce tremante di paura e rabbia. Non ero preparata per questo! Non ne sapeva niente! </font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;No&hellip; la prego, non faccia cos&igrave;. La mia bambina dipinge. Ha visto che brava&hellip; dipinge con la mente. Fa tutto con la mente e finch&eacute; la terr&ograve; sotto sedativi non far&agrave; del male a nessuno. &rdquo; </font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Quella creatura adorabile aveva risucchiato lo stesso Invernizzi nel suo personale mondo e lo aveva &lsquo;dipinto&rsquo; nel suo modo tutto particolare. Ma non aveva dipinto solo il suo corpo. Aveva dipinto la sua anima; turbata, terrorizzata e rinchiusa in chiss&agrave; quale limbo.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Corinne piangeva e sussultava; guardava la bambina e le rispondeva come se anche lei stesse parlando, ma senza fare un solo fiato.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;&hellip; s&igrave; era davvero un bell&rsquo;uomo tuo padre e tu gli hai reso giustizia dipingendolo&hellip; sei molto brava. Molto. No tesoro, non credo che Clelia starebbe bene vicina a tuo padre e poi la mamma sarebbe gelosa. Tu non lo vuoi vero?&rdquo; La donna mi guard&ograve; di sottecchi, tentando in ogni modo di distrarre la bambina. Sembrava pentita per aver accettato di portarmi l&igrave; e che volesse in qualche modo rimediare. La pioggia si abbatt&eacute; sulle finestre facendo esplodere quella del lato sud. Le schegge volarono in tutta la stanza, trasportate dal vento.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">L&rsquo;urlo della bambina fu terrificante. Lei voleva me, ma sembrava aver bisogno dell&rsquo;approvazione della madre </font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">Quando capii di cosa stavano parlando, indietreggiai lentamente fino ad avere la porta alle spalle e dando un&rsquo;ultima occhiata a quel diabolico dipinto mi accorsi che l&rsquo;uomo aveva mutato espressione ed ora dava l&rsquo;idea di essere adirato&hellip; la data sotto la firma incomprensibile, era il 24 agosto 2007! Sgusciai fuori dalla stanza, corsi attraverso l&rsquo;atrio, schiacciai il bottone che apriva il cancello e saltai in macchina. C&rsquo;era un silenzio che non avrei mai pi&ugrave; udito. Avrei presto dovuto eliminare quell&rsquo;aberrante demone, ma non era questo il momento. Prima avevo bisogno di parlare con il vecchio e la ninfa.</font></div>
<div style="margin: 0cm -3.25pt 0pt 0cm"><font face="Verdana" size="2">&nbsp;</font></div>
<p><span style="font-size: 12pt"><font face="Verdana" size="2">La bambina guard&ograve; sua madre e nel suo sguardo non c&rsquo;era nessuna innocenza. Gli occhi privi di anima dissero alla mamma che anche lei aveva un volto interessante da ritrarre&hellip;</font></span></font></div>
<div class="autoreData" >03/02/2008, Simona Gervasone</div>
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		<title>CLELIA &amp; WILLELM &#8211; EPISODIO 01</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jan 2008 10:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clelia & Willelm]]></category>

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		<description><![CDATA[LA PORTA TRA I DUE MONDI &#160; Nessuno se n&#8217;era accorto. O forse s&#236;. Qualcuno ci aveva fatto caso. D&#8217;altra parte io me n&#8217;ero accorta no? Perch&#233; pensare di essere l&#8217;unica al mondo? Ne ebbi la prova certa ed inconfutabile il giorno in cui decisi di fare visita a Villa Tornaforte. Non so perch&#233;, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><font color="#ffffff"></p>
<div><span style="color: #ff0000"><span style="font-size: medium"><font face="Verdana" size="2">LA PORTA TRA I DUE MONDI</font></span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><font face="Verdana" size="2">Nessuno se n&rsquo;era accorto. O forse s&igrave;. Qualcuno ci aveva fatto caso. D&rsquo;altra parte io me n&rsquo;ero accorta no? Perch&eacute; pensare di essere l&rsquo;unica al mondo? </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Ne ebbi la prova certa ed inconfutabile il giorno in cui decisi di fare visita a Villa Tornaforte. Non so perch&eacute;, ma sentii come la necessit&agrave; di immergermi in quel parco rigoglioso, ammantato dal silenzio irreale che solo i luoghi magici possono avere. Stavo passeggiando sotto i portici di via Roma, le vetrine sfilavano davanti ai miei occhi come tanti inviti senza voce. Era sabato e sembrava che tutti quanti avessero sentito il bisogno di scendere in strada in quella bella giornata di sole. I portici, con il loro fascino d&rsquo;altri tempi parevano racchiudere in un abbraccio protettivo le centinaia di uomini, donne e bambini che, sorridendo, li percorrevano. Ero ferma davanti ad uno dei bar pi&ugrave; rinomati di Cuneo. Il C&ocirc;ni Veja, con il suo arredamento classico, le colonnine dorate ad incorniciare le vetrine e lo splendido mosaico davanti all&rsquo;entrata. Il profumo di caff&egrave; mi solleticava le narici. Osservai la mia immagine riflessa nella vetrina e capii che era successo. Non l&rsquo;avevo sognato. Dietro di me, l&rsquo;immagine riflessa di una donna, volteggiava come stesse ballando alle note di una musica antica come il mondo. Fu il suo abbigliamento a costringermi a voltarmi. Un abito lungo, leggero come l&rsquo;aria e luminoso come se irradiasse esso stesso luce. Mi voltai e dietro di me, una famiglia con due bambini stava passando, con le borse dei nuovi acquisti con il logo di Zara ed un gelato in mano. Non c&rsquo;era nessuna donna con l&rsquo;abito luminoso. Una folata di vento gelido mi scompigli&ograve; i capelli e non sfior&ograve; nessun altro che me. Nessuno parve accorgersi di quel fiato di morte che era passato, veloce, tra i sorrisi e le parole dei Cuneesi ignari.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">In quel momento ebbi la certezza che il mio lavoro non era ancora finito.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">L&rsquo;ultima volta che ebbi a che fare con uno spirito tanto potente, mi trovavo a Torino. Ero stata chiamata da una giovane vedova convinta di avere un terribile gnomo nascosto nel giardino. Pareva si dilettasse a ucciderle le galline e fargliele trovare meticolosamente appese davanti alla finestra della camera da letto. Era un essere forte, antico e cattivo e mi ci volle tutto il potere di cui ero capace per eliminarlo. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">La profezia&hellip; ecco quello che significava!</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Un&rsquo;antica profezia tramandata oralmente nei secoli, mi era stata raccontata da un anziano che abitava solo, in una piccola casa pericolante, a Chiusa Pesio. L&rsquo;avevo cercato per molto tempo prima di riuscire a trovarlo ed era successo mentre mi riempivo gli occhi del verde scuro dei boschi attorno a Pradeboni. Mentre mi riempivo i polmoni dell&rsquo;aria ancora pungente di aprile. Stava seduto sulle sponde umide del Pesio a fissare chiss&agrave; cosa e chiss&agrave; dove.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Mi ero avvicinata con cautela perch&eacute; avevo sentito provenire dalla sua persona un&rsquo;energia sconosciuta ed allo stesso tempo famigliare. Non si era girato, ma mi aveva accolto come se mi stesse aspettando da sempre.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Aspettavo da tanto questo momento.&rdquo; Mi disse.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Io non risposi. Rimasi ad osservarlo e ad aspettare che fosse lui a parlare.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Siedi qui vicino a me.&rdquo; Disse, indicando la roccia umida.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Feci come mi aveva chiesto e lui continu&ograve; a rimanere in silenzio, fissando l&rsquo;acqua del fiume che s&rsquo;increspava e gorgogliava nell&rsquo;impeto di vita che solo la primavera pu&ograve; portare. Stavo per porgli delle domande, quando il rumore simile ad un sasso lanciato in acqua mi fece voltare di colpo verso valle. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Eccoti finalmente!&rdquo; gio&igrave; l&rsquo;uomo parlando in un piemontese stretto che persino io, piemontese da centinaia di generazioni, faticavo a capire. Non capii con chi stesse parlando fino a che un raggio di tiepida luce non le fin&igrave; addosso.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Compostamente seduta sulla roccia lucida di acqua, si stava lisciando come fosse un gatto e guardava quell&rsquo;uomo come la ninfa Eco guardava Narciso; con un amore che va al di l&agrave; di quello che un umano pu&ograve; comprendere. Capii immediatamente che era uno spirito dell&rsquo;acqua, proprio come Eco. Un&rsquo;ondina, una ninfa, una nereide. La sua bellezza non era bellezza, ma pura perfezione. Minuta, sottile, con la pelle luminosa e pallida. Il viso perfetto e levigato. I capelli lunghi e del colore dei fili di miele sotto i raggi del sole. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Ti aspettavamo.&rdquo; Mi ripet&eacute; lui.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Perch&eacute;?&rdquo; chiesi con la pazienza che cominciava ad esaurirsi.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;La fata nera &egrave; di nuovo sulla terra.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Rimasi a bocca aperta per un tempo interminabile, cercando di giustificare le conoscenze che stava dimostrando quell&rsquo;uomo, ma non trovai una sola ragione per non credergli.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Nicnivin Quiete &egrave; tornata. La corte di Unseelie non faceva pi&ugrave; per lei.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Come fai a conoscerla? Come fai a sapere queste cose?&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Indic&ograve; con un cenno del capo la piccola ninfa dai capelli di miele. &ldquo; Lei. Lei mi ha avvertito quando Nicnivin stava per trasformare mia figlia in qualche orribile mostruosit&agrave;. Lei ha salvato mia figlia ed ora io vengo a vegliare su di lei. Perch&eacute; Nicnivin non possa farle del male.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">La fata nera di cui stava parlando era conosciuta dalla notte dei tempi da tutti coloro che si erano un minimo interessati alle leggende celtiche. &Egrave; la regina della tenebra, colei che regola luci ed ombre e che pu&ograve; trasformare qualsiasi cosa a suo piacimento. Colei che dell&rsquo;illusione fa la sua legge e la sua regola. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Perch&eacute; era tornata? </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Molti anni prima, verso i primi del Novecento, un uomo coraggioso e pieno di inventiva era riuscito, con l&rsquo;aiuto di un amuleto potente, a chiudere la porta che dal suo mondo fatato portava fino al nostro. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Quell&rsquo;uomo si era sacrificato per questo; aveva donato la sua vita per far s&igrave; che l&rsquo;umanit&agrave; tornasse al sicuro e i due mondi non si mescolassero pi&ugrave; tra loro. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Quell&rsquo;uomo era il suo bisnonno e l&rsquo;amuleto ora lo aveva lei. Appeso alla pesante catenina d&rsquo;oro, pendeva e si appoggiava sul suo cuore, sotto il maglione pesante. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Una ventata gelida spazz&ograve; l&rsquo;erba nuova e profumata. Mi scostai i capelli dal viso.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Sapevamo che saresti venuta.&rdquo; Ripet&eacute; ancora annuendo con il capo e sorridendo lievemente, come se il mio arrivo gli avesse tolto un grosso peso dal cuore.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Come potevi saperlo?&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;E tu come facevi a sapere che dovevi parlare con me?&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Gi&agrave;! Come facevo a saperlo? In realt&agrave; non lo sapevo. La mia era solo una sensazione. Una forte sensazione, che m&rsquo;imponeva di cercare l&rsquo;uomo che sapeva la leggenda.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Io ho bisogno di sapere che cosa sai tu della leggenda. E non mi domandare quale leggenda perch&eacute; non lo so. So solo che &egrave; importante.&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">L&rsquo;uomo sospir&ograve; e rivolse lo sguardo verso i raggi di sole che bucavano le chiome degli alberi e si riversavano, pulite e leggere sul folto sottobosco.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Mi disse che Ecain, la ninfa, gli aveva detto di aspettare sulle sponde del fiume, una donna dai capelli di tenebra e gli occhi del colore delle foglie d&rsquo;autunno e lui cos&igrave; aveva fatto.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Potevo negare di essere io quella donna; mi chiese.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">No, non potevo negarlo.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Mi raccont&ograve; tutto ci&ograve; che sapeva e come se nulla fosse, mi salut&ograve; e se ne and&ograve;.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Rimasi sulla sponda del fiume e non riuscii ad andarmene fino a quando non cominciai a rabbrividire per il freddo e l&rsquo;oscurit&agrave; completa della notte non avvolse tutto nel suo gelido manto.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Adesso, guardando sfilare i turisti tra le bancarelle del mercatino dell&rsquo;antiquariato, capii che non c&rsquo;era pi&ugrave; tempo da perdere. Sapevo quello che avevo visto, riflesso in quella vetrina e non potevo voltarmi dall&rsquo;altra parte facendo finta di nulla. Oltrepassai corso Brunet; il cielo si stava rannuvolando e l&rsquo;aria era quella pesante e afosa di un fine agosto davvero bollente.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Svoltai in via Piave e mi diressi verso la mia auto. La splendida giornata stava lasciando il posto ad una sera limpida. Avrei tanto desiderato poter dimenticare tutta quella storia e riprendere la mia vita da dove l&rsquo;avevo lasciata, ma non potevo. Quel dono, quell&rsquo;amuleto aveva fatto di me qualcosa di pi&ugrave; di una donna. Quell&rsquo;amuleto, forgiato sulla bocca degli inferi mi aveva fatto diventare ci&ograve; che fu mio nonno. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Una purificatrice.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&nbsp;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&nbsp;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Con pazienza mi misi in coda in corso IV novembre, diretta a Madonna dell&rsquo;Olmo. Sapevo per certo di trovarla l&igrave;. Qualcosa mi spingeva in quella direzione, come fosse la corrente leggera di un mare caraibico ed io la seguii. Mi feci trasportare e cullare fino a che non mi resi conto di essere gi&agrave; arrivata alla fine del ponte. Svoltai a destra e proseguii. Oltrepassai il canile dove avevo adottato la mia Lucky e finalmente si stagli&ograve; all&rsquo;orizzonte la bellezza e la maestosit&agrave; di quella villa da sogno. Da sempre mi aveva attratto la sua storia, tra il reale e l&rsquo;immaginario. Cos&rsquo;avrei dato per poter parlare con la Bernardi! Purtroppo aveva lasciato il mondo dei vivi proprio quell&rsquo;anno e non potevo certo importunare Valmaggia per parlare di certe cose!</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Mi avrebbe come minimo presa per pazza!</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Avevo una mia idea su che cosa fosse accaduto e sul perch&eacute;, ma desideravo che fosse lei stessa a dirmelo e possibilmente, prima di trasformarmi in un essere mostruoso come voleva fare con la figlia dell&rsquo;anziano. Decisi di parcheggiare l&rsquo;auto dal distributore e mi avvicinai a piedi all&rsquo;imponente cancello. Era chiuso e il cartello con gli orari era divelto e buttato in un angolo. Poggiai le mani sul ferro tiepido di sole e mi stupii a scoprire che non era affatto chiuso, ma solo accostato. Lo spinsi ed entrai. Sulla sinistra si apriva il parco che proseguiva a perdita d&rsquo;occhio </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Capii subito che la Villa era chiusa ed un cartello avvertiva che le visite erano state interrotte per lavori di ristrutturazione. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">In pochi minuti il cielo si fece buio e le nuvole cariche di pioggia si addensarono in ampie volute grigio scuro. Rimasi un momento a guardare quella splendida costruzione del XVII secolo e ne rammentai la storia, sentita chiss&agrave; quanto tempo prima e mai dimenticata. Era nata sulle ceneri di un vecchio monastero agostiniano per volont&agrave; di Bruno di Tornaforte. Il parco tutt&rsquo;attorno era splendido e immenso e non per nulla veniva utilizzato per i servizi fotografici di molti novelli sposi. Seppi subito di essere osservata dallo sguardo non umano che si celava tra gli alberi, in nervosa attesa. Aveva aspettato per tutto quel tempo. E forse non aveva aspettato per sua volont&agrave;. Qualcuno l&rsquo;aveva tenuta sotto controllo. Qualcuno che sapeva e che aveva dimestichezza con le pratiche esoteriche. Forse la stessa proprietaria della villa. E ancora forse, per questo, era uscita allo scoperto solo ora che lei non c&rsquo;era pi&ugrave;.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Infilai la mano sotto il maglione e tirai fuori l&rsquo;amuleto. Non diede alcun segno fino a quando non feci qualche passo in direzione del grande lago. Era la prima volta che mi trovavo faccia a faccia con una creatura cos&igrave; potente. Tremavo come una foglia anche se, la brezza che scompigliava leggera le fronde degli alberi secolari, era tiepida. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Non volevo ammetterlo, ma avevo paura. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Non ero nata con l&rsquo;idea di fare quel che facevo. Mi ci ero trovata in mezzo e avevo dovuto farlo, come chi si trova improvvisamente in mezzo ad una mare in burrasca ed &egrave; costretto a nuotare per trarsi in salvo. Non sapevo se questa volta mi sarei salvata. Non sapevo se ero pronta per una cosa del genere. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Un profumo intenso di fiori mi invest&igrave; come uno schiaffo. Pura illusione, pensai. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">L&rsquo;intensit&agrave; di quel profumo mi fece venire la nausea. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Un rumore assordante mi avvolse stretta come se fosse dotato di una consistenza reale e tangibile. Mi tappai le orecchie, ma il rumore era attorno a me, dentro di me. Ovunque. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">In mezzo al lago, un bagliore accecante sembr&ograve; esplodere in ogni direzione. La mia mente tent&ograve; di ristabilire il controllo, ma tutto dentro di me urlava solo una parola: scappa!</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Feci per voltarmi e darle ascolto e fu allora che l&rsquo;immagine ingombrante del mio avo mi si par&ograve; davanti.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Non puoi scappare!&rdquo; mi rimprover&ograve;.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Tu non sei reale!&rdquo; gridai per sovrastare il rumore.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Lo sono come lo sei tu. &Egrave; questo posto che me ne da la possibilit&agrave;. &Egrave; questo varco tra i due mondi. Devi chiuderlo e devi farlo una volta per tutte. Per troppo tempo quella porta &egrave; rimasta solo socchiusa e guardata a vista da una donna forte e decisa. Ora che questa donna non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; &egrave; necessario che la porta venga chiusa per sempre!&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Io non posso farlo!&rdquo; gridai.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Ascoltami Clelia! Ascoltami! Chiudi quella porta subito o tutto il mondo sar&agrave; invaso da ci&ograve; che si cela dietro. Le Banshee torneranno a urlare il loro avvertimento di morte, le streghe torneranno a popolare la terra. E Dio solo sa cos&rsquo;altro!&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">L&rsquo;immagine si affievol&igrave; un poco per poi tornare nitida. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Che cosa ho a che fare io con tutto questo? Perch&eacute; io?&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Perch&eacute; tu sei&hellip;&rdquo; un&rsquo;onda di pura energia lo invest&igrave; in pieno e l&rsquo;immagine esplose in miliardi di piccolissime schegge luminose e incandescenti, colpendomi e scaraventandomi a terra, sull&rsquo;erba umida e profumata di recenti tagli.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Chi sono?&rdquo; gridai al vento.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Chi sono?&rdquo; ripetei disperata per aver perso forse l&rsquo;unica possibilit&agrave; di sapere.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Una presenza alle mie spalle mi fece voltare di scatto. Rotolai sull&rsquo;erba e mi alzai. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&nbsp;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&nbsp;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Stava di fronte a me. Bella come solo un&rsquo;illusione pu&ograve; essere. I capelli corvini le ricadevano addosso come fossero un lungo mantello ondulato e scosso dal vento. Era ferma, immobile. Non un movimento, non un battito di ciglia. Il viso era duro e crudele. Gli occhi neri erano contornati da una corona rossa e luminosa come un anello di fuoco. Non riuscivo a non fissarli e sapevo che pi&ugrave; avessi continuato a guardarli e pi&ugrave; ci sarei caduta in fondo. Non avrei pi&ugrave; avuto altre possibilit&agrave; per distogliere lo sguardo. Sbattei le palpebre pi&ugrave; volte e riuscii a staccare i miei occhi dai suoi. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Nicnivin Quiete, regina delle tenebre, temuta dai Celti, stava di fronte a me e mi sfidava. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">L&rsquo;abito scuro rifletteva mille bagliori di oscurit&agrave;. Le mani, abbandonate lungo i fianchi, aspettavano solo il momento buono per togliermi di mezzo. Un tocco e sarei stata tutto ci&ograve; che lei avrebbe voluto. Un maiale, una gallina, un mostro senza nome. Feci due passi indietro e chiusi gli occhi per ricordare meglio il viso del mio avo e la sua determinazione. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Lascia che ti abbracci.&rdquo; Disse in un sussurro soave.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Non dovevo cedere alla sua voce carezzevole. Tenni gli occhi chiusi e sentii l&rsquo;amuleto farsi leggero a caldo tra le mie dita.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Credo che lei cap&igrave; solo in quel momento di avere a che fare con una purificatrice e non perse tempo.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Un&rsquo;ondata potente e gelida mi avvolse e mi sollev&ograve; da terra. La sua vera immagine divenne improvvisamente chiara. Il viso solcato da profonde rughe, la bocca distorta in un urlo di rabbia. I capelli si alzarono sopra di lei come se fosse immersa in un liquido e fu proprio quel liquido magico che mi avvolse di colpo, lasciandomi sospesa per aria. Lo sentii premere sulle labbra. Non respirai. Rimasi in apnea, cercando di non farmi prendere dal panico. L&rsquo;illusione che diveniva realt&agrave;. Il liquido che diventava un mare pronto a pretendere la mia vita. Non respirai e cercai di non muovermi troppo. L&rsquo;amuleto divenne bollente sotto le mie dita. Solo allora lei lo vide. Solo allora lasciai che lei lo vedesse. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Un urlo improvviso, di rabbia e frustrazione percosse l&rsquo;intero mondo. Tutto sembrava vibrare e piegarsi sotto quell&rsquo;urlo.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Credi di potermi piegare al tuo volere forse? Per troppo tempo ho agognato di poter tornare su questa terra e non sar&agrave; una sciocca umana a distruggermi!&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Come darle torto?</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">L&rsquo;amuleto vibr&ograve; e si sollev&ograve; dal mio petto, richiamato dal potere che sentivo crescere dentro di me. Io non sarei stata nulla senza quell&rsquo;antico monile e lui non sarebbe stato nulla di pi&ugrave; di un monile senza di me. Due tessere di uno stesso mosaico che si erano trovate a formare il disegno completo. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Tu verrai con me! Sarai mia per sempre. La mia schiava. La mia schiava umana. Nulla potrai fare&nbsp;per salvarti. Tu non sei lui!&rdquo; grid&ograve; con tutto il fiato che aveva in gola e nel tono percepii per un attimo, una sorta di timore.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Non potevo risponderle a causa del liquido che ancora mi avviluppava, denso e freddo, ma se avessi potuto, le avrei detto che era anche per lui che invece l&rsquo;avrei uccisa per sempre.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Non sapevo chi ero. Non ancora almeno, ma sapevo chi era il mio bisnonno e sapevo che era morto per assicurare Nicnivin al suo mondo. Ora toccava a me, ma non mi sarei limitata a rispedirla dietro quella porta.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Per la prima volta in vita mia, sentii davvero qualcosa che da dentro, si riversava sulla mia pelle. Qualcosa di strisciante e caldo. Qualcosa di forte e vibrante che scivolava sulla mia pelle ed entrava nell&rsquo;amuleto. Lo guardai e riuscii persino a percepirne il colore rosato con venature azzurre.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">La rabbia che avevo dentro non l&rsquo;avevo mai conosciuta. Un improvviso bisogno di uccidere s&rsquo;impossess&ograve; di me. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Nicnivin levit&ograve;, aprendo le braccia, e centinaia di pagliuzze iridescenti scaturirono dai suoi occhi e dalla sua bocca, aperta tanto da poter contenere il mondo intero. Mi arrivarono addosso e come miliardi di coltelli minuscoli e appuntiti mi ferirono facendomi gridare di dolore. Il liquido entr&ograve; nella mia bocca, denso come miele e mi sentii subito soffocare. Osservai le pagliuzze conficcarsi nella carne e farsi strada come fossero vive e affamate. Sembravano divorarmi con denti aguzzi e invisibili. Cercai di buttare fuori il liquido. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">La sola cosa che mi permise di non cedere, di non perire, fu la distinta visione della Villa. Maestosa e severa. Sembrava osservare, in attesa di poter fare la sua mossa. Un angelo dormiente in attesa di poter fare qualcosa. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Quello era stato il mio errore. Avvicinarmi a lei e allontanarmi dalla Villa, facendo esattamente quello che lei sperava che facessi. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Il dolore era immenso e atavico. La vista mi si annebbi&ograve; e mi sentii scivolare lontano, trasportata dal mare illusorio. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Nicnivin mi fu subito addosso. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Osservai le sue mani avvicinarsi a me come in un&rsquo;immagine al rallentatore. Le vedevo avvicinarsi e percepivo il gelido potere che mi lambiva. Un solo tocco e sarei stata perduta per sempre. Mi dissi che dovevo reagire, ma mi mancavano le forze. Gli occhi si chiudevano. Il mondo sbiadiva e le sue mani erano l&rsquo;unica cosa che vedevo. Le unghie lunghe e grigie. Il suo viso ghignante e terribile. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">La Villa, pensai. Devo avvicinarmi alla Villa. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Le mani&hellip; ad un solo centimetro da me. Cosa sarei diventata dopo il suo tocco?</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">L&rsquo;amuleto vibr&ograve; ancora e questa volta tanto forte da far vibrare tutto il mio corpo. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Fu un attimo.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Quasi non me ne accorsi. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Si frappose fra il mio braccio e le dita di Nicnivin strappando la catenina alla quale era appeso. Nicnivin url&ograve; di dolore e stupore portandosi la mano fumante e coperta di piaghe, al petto. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Il furore che le leggevo sul volto era impossibile da spiegare. La sua energia vacill&ograve; e le illusioni create scemarono lasciandomi cadere a terra. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Il salto non fu piacevole e atterrai a terra come un sacco. Non ascoltai il dolore alle gambe. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Ascoltai solo la voce della mia anima.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Ascoltai la voce della Villa.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Corsi prendendo fiato a pieni polmoni. Quel fiato che mi era mancato per cos&igrave; tanto tempo che nemmeno lo ricordavo. Non ero morta perch&eacute; l&rsquo;amuleto mi aveva protetta, ma ci ero andata molto vicina e non volevo ripetere l&rsquo;esperienza.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Corsi inciampando nei miei stessi piedi, sentendo dietro di me il vento gelido di Nicnivin.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Corsi e l&rsquo;abbraccio della Villa mi accolse e mi stup&igrave;.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Ferma, immobile, maestosa e avvolta da un alone di mistero. Stava l&igrave; e aspettava. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Fu la volta di Nicnivin di commettere un errore.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Troppo presa dalla sua corsa e spinta dalla sete di vendetta, non si accorse di essere troppo vicina alla porta.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Mi voltai, inspirai a pieni polmoni, presi l&rsquo;amuleto tra le mani e lo alzai verso il cielo. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Un lampo sopra la Villa illumin&ograve; per un momento l&rsquo;intero parco. Nicnivin indietreggi&ograve;, ma sentii distintamente la forza possente della Villa che l&rsquo;attirava a s&eacute;. Era come un pesce intrappolato nella rete. Si dibatteva senza alcun risultato. Il fulmine attravers&ograve; ancora il cielo. Il mio potere serpeggi&ograve; violento sulla pelle e venne canalizzato dall&rsquo;amuleto.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Il fulmine e la mia energia si unirono in un unico fascio di luce azzurra. </font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Si apr&igrave; come una crepa, che dal nostro mondo portava in qualcosa che era meglio non conoscere. Nicnivin fu risucchiata in un vortice argenteo e la porta si chiuse sulle sue ultime parole.</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Torner&ograve; e per te sar&agrave; la fine!&rdquo;</font></div>
<div><font face="Verdana" size="2">Non riuscii ad ucciderla. Non ne ebbi il tempo e forse la Villa non lo volle. </font></div>
<p><span style="font-size: 12pt"><font face="Verdana" size="2">Forse la voleva per s&eacute;, viva.</font></span></font></div>
<div class="autoreData" >09/01/2008, Simona Gervasone</div>
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